E’ andato in scena al teatro Elfo di Milano, fino al 20 febbraio, lo spettacolo Ti Voglio bene più di Dio, ultimo lavoro del regista e sceneggiatore Mimmo Sorrentino. Regista teatrale tra i più interessanti e particolari del momento, Sorrentino è conosciuto al pubblico per la capacità di analizzare le tante sfaccettature dei drammi della contemporaneità.
Lo spettacolo narra una vicenda cruda quasi agghiacciante e tocca il tema dei rapporti famigliari malati e dell’incesto, relazioni che possono portare alla distruzione personale  e alla solitudine.
La protagonista è infatti una ragazzina malata di AIDS,  ultima vittima rimasta di una famglia che ha sempre prodotto vittime e carnefici, arrivando quindi quasi all’estinzione. Spiega Sorretino:
“Ti voglio bene più di Dio è un dramma ascoltato in diversi laboratori condotti nei luoghi del disagio sociale. Il “dramma ascoltato” si compone di ciò che le persone raccontano e di ciò che raccontano senza saperlo. Il teatro diventa il luogo dove queste storie si svelano e diventano altro rispetto alla cronaca. Diventano l’emblema della nostra condizione. Nello specifico Ti voglio bene più di Dio racconta il dramma di una società nella quale le nuove generazioni sono soffocate da quelle che le precedono. Dove non vi è crescita. E lo racconta prendendo come punto di osservazione il mito di Edipo”.
Sul palco i bravi attori Giorgio Ganzerli, Angela Malfitano, Adriana Busi, Simone Tiraboschi, Luca Cavaliere, Yuri  La Cava, Martina Panzarasa, mentre le musiche sono di Andrea Troppi.
La struttura drammaturgia è circolare nel senso che non c’è un racconto cronologico, il presente e il passato si confondono andando a svelare il dramma dell’incesto solo nella scena finale, sorprendendo lo spettatore che in quello che credeva il personaggio positivo della rappresentazione scopre  invece l’ultimo grande carnefice.
Conclude Sorrentino spiegano chiaramente il senso del dramma moderno: “Il cerchio è lo spazio scenico del dramma familiare. E dove l’omeostasi, prevalendo sul movimento, blocca ogni possibilità di sviluppo, di crescita, di innovazione.  Allora la tragedia familiare che racconta Ti voglio bene più di Dio altro non è che lo specchio di una società dove la mobilità sociale è la più bassa di Europa. Dove per accedere al mondo del lavoro si è costretti a mercificare il proprio corpo o la propria dignità facendosi raccomandare dal padre simbolico di turno. Dove non è il merito, ma l’appartenenza a determinare l’ascesa sociale. Dove i figli per la prima volta nella storia dell’occidente moderno hanno meno diritti, meno ri cchezza  e meno possibilità dei padri”.

 www.elfo.org

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Condividi i tuoi pezzi preferiti!
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogplay
  • Current
  • MySpace
  • Ping.fm
  • Technorati
  • Live
  • Segnalo