Bodybuilder in ospedale con il pene incastrato nei manubri del bilanciere, arrivano i vigili del fuoco a liberarlo

By | 19/09/2017
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Un culturista abitante della Germania si è trovata ad affrontare uno spiacevole inconveniente a dir poco comico il quale lo ha fatto sentire molto in imbarazzo. Ancora non sappiamo per quale assurdo motivo l’uomo, mentre era intento a fare palestra, avesse messo il proprio membro maschile nel buco di un peso da 2,5 chili per manubri.

Body builder senza farsi accorgere dagli altri, ha cercato invano di estrarre il membro dall’attrezzo ma senza risultato. Impauritosi, ha cominciato ad agitarsi delle urlare richiamando così l’attenzione degli altri intenti a fare palestra. Una vicenda che ha dell’incredibile quasi inverosimile. Subito, lo staff della palestra chiamato un’ambulanza ma anche se non sono riuscita a liberare le pene.
A questo punto i medici sono stati costretti a far intervenire i vigili del fuoco, i quali hanno dovuto tribolare per circa tre ore prima di riuscire ad estrarre il pene.

I pompieri hanno dovuto faticare e non poco per rimuovere il disco con una serie elettrica, che con un lungo e delicato intervento, hanno evitato il peggio riuscendo a tagliare il disco senza provocare ulteriori danni.Ovviamente al giorno d’oggi si poteva lasciare questa storia nel dimenticatoio? No. Infatti pompieri hanno immediatamente pubblicato su Facebook la foto del disco tagliato.

Con tanto di avvertenza per eventuali aspiranti imitatori: “Siamo intervenuti in ospedale per un’operazione speciale il 15 settembre, presso il pronto soccorso. Una persona aveva il pene intrappolato nel buco di un disco da 2,5 kg. Con l’aiuto di una sega elettrica siamo riusciti a liberarlo dopo tre ore di intervento. Per favore non imitate simili azioni”.

Purtroppo in Letteratura non sono riportati dati che correlino patologie andrologiche con gli esiti da trauma sportivo, come ad esempio i traumi da caduta.
Analizzeremo qui le più frequenti patologie andrologiche associabili o imputabili a traumi genitali.

Purtroppo in Letteratura non sono riportati dati che correlino patologie andrologiche con gli esiti da trauma sportivo, come ad esempio i traumi da caduta.
Analizzeremo qui le più frequenti patologie andrologiche associabili o imputabili a traumi genitali.

I traumi del pene possono essere distinti in aperti o chiusi, a seconda che si verifichi la rottura o meno della tunica albuginea. Si può avere la formazione di voluminosi ematomi, che diffondono seguendo i piani fasciali, con iperpigmentazione cutanea che può interessare il perineo ed anche l’addome. Importante per la diagnosi è, oltre all’esame obiettivo, l’indagine ecografica, la cavernosografia, l’uretrografia retrograda o la risonanza magnetica in caso di intervento chirurgico. Nei traumi chiusi l’atteggiamento terapeutico, nella maggior parte dei casi, è astensionistico in fase acuta. I traumi aperti del pene sono più rari e vanno dalla semplice lacerazione cutanea sino allo scuoiamento od all’amputazione del pene. In tutte queste situazioni si impone una terapia chirurgica riparativa o ricostruttiva.

Molte volte però anche lesioni traumatiche o microtraumatiche del pene che all’inizio possono non allarmare il medico possono dare origine, anche a distanza di tempo molto variabile, alla induratio penis plastica, nota anche come malattia di La Peyronie. La malattia si presenta come una fibrosi localizzata, associata o meno a calcificazioni, della tunica albuginea del pene, con interessamento del tessuto erettile adiacente. Questo comporta un’alterazione della normale elasticità della tunica albuginea, che durante l’erezione si manifesta come una curvatura anomala del pene, che può comportare da un semplice fastidioso in estetismo sino all’impossibilità di penetrazione. Oltre alla visita, indispensabile è l’esecuzione di una ecografia dinamica del pene. La terapia può essere di tre tipi: medica, fisioterapica e chirurgica.

Altre volte invece traumi delle fibre nervose del perineo o del tessuto cavernoso possono portare a deficit erettile, definito come l’incapacità a ottenere e mantenere l’erezione per un tempo sufficiente a espletare un rapporto sessuale soddisfacente per entrambi i partner.

Traumi contusivi a livello del perineo possono portare alla formazione di fistole arterocavernose che si manifestano con episodi di priapismo. Il priapismo non trattato può dar luogo all’insorgenza di necrosi del tessuto erettile, alla quale segue fibrosi delle strutture trabecolari del corpo cavernoso con conseguente perdita della funzionalità erettile. Per la diagnosi differenziale tra priapismo a basso e ad alto flusso è utile eseguire l’emogasanalisi del sangue dei corpi cavernosi, la flussimetria doppler ed eco-color- doppler e l’arteriografia selettiva della pudenda interna. Il trattamento del priapismo a basso flusso è chirurgico, con creazione di shunts di diverso tipo. La terapia del priapismo ad alto flusso può essere meccanica (impacchi di ghiaccio e bendaggio compressivo), farmacologica (alfa-agonisti), radiologica (embolizzazione selettiva o superselettiva), chirurgica (allacciatura dell’arteria cavernosa, chiusura della fistola).

I traumi chiusi dello scroto possono limitarsi alla superficie cutanea (con contusioni ed ematomi superficiali), ma possono anche coinvolgere le strutture gonadiche, con lacerazione dell’albuginea e conseguente fuoriuscita della polpa testicolare, fino al vero e proprio “scoppio” del testicolo. Molte volte si può avere una semplice contusione parenchimale con formazione di un ematoma intratesticolare. Importante per la diagnosi è l’indagine ecografica. La terapia può consistere nel solo monitoraggio o nella chirurgia evacuativa dell’ematoma e di riparazione dell’albuginea.
I traumi aperti dello scroto sono caratterizzati da una soluzione di continuo della parete scrotale, con la messa allo scoperto delle strutture endoscrotali, fino alla lacerazione del funicolo spermatico od all’amputazione del/dei testicoli e del pene. Può essere utile la diagnostica ecografica, mentre la terapia chirurgica riparativa rimane sempre necessaria.

Inoltre in soggetti predisposti, mancanti di strutture atte a fissare il testicolo, si può verificare dopo esercizio fisico la torsione del funicolo spermatico sul proprio asse, che ha come risultato l’ostruzione venosa, con edema ed emorragia secondaria intratesticolare e successiva occlusione arteriosa, che può portare alla necrosi del testicolo. Si presenta con dolore acuto, improvviso, anche in pieno benessere, con il testicolo richiamato verso l’alto a livello inguinale, l’emiscroto interessato aumentato di volume, la sintomatologia esacerbata dalla deambulazione, con facies sofferente del paziente. Per la diagnosi può essere utile lo studio eco-color-doppler del flusso ematico intratesticolare, anche se questa indagine non è sempre dirimente ai fini diagnostici. E’ possibile tentare la detorsione manuale, ma, se questa non dà esito positivo, bisogna effettuare un’esplorazione chirurgica scrotale, obbligatoria se la diagnosi è dubbia. L’intervento chirurgico dovrebbe essere eseguito entro le prime ore dalla comparsa dei primi sintomi, onde evitare danni al testicolo.

I traumi urologici sono presenti in circa il 10% dei traumi stradali. L’organo più colpito è il rene. Vi è il rischio che questa lesione possa essere all’inizio misconosciuta. L’uretere, la vescica, l’uretra e i testicoli possono essere egualmente sedi di traumatismo.

TRAUMI RENALI

A livello dell’apparato urogenitale i reni sono gli organi più colpiti nell’ambito di un politraumatizzato.il trauma può essere sia diretto (contusioni del parenchima) sia indiretto (decelerazione con lesioni peduncolari).

La classificazione di Moore riconosce 5 gradi:

I : ematoma sottocapsulare

II : contusione limitata del parenchima

III : contusione estesa del parenchima

IV : rottura della via escretrice

V : lesione del peduncolo renale

La diagnosi di trauma renale è facile in presenza di un’ematuria a seguito di una contusione lombare e/o lesione ossea contigua: frattura delle ultime costole, frattura delle apofisi trasverse delle vertebre lombari. Spesso però il trauma renale non è manifesto, a seguito delle lesioni associate e deve essere sistematicamente sospettato in caso di politraumatizzato tramite la ricerca d’ematuria.

L’urografia intravenosa è l’esame chiave in caso di sospetto trauma renale poiché permette la classificazione del danno renale e mostra il rene contro laterale. In caso di rene muto occorre effettuare un’arteriografia d’urgenza.

P CONDOTTA DA TENERE IN FUNZIONE DEL DANNO RENALE

In caso di lesione di grado I : sorveglianza in breve osservazione ( 24-72 h.) poi urografia intravenosa di controllo in decima giornata ed ad un mese dal trauma.

In caso di lesione di grado II e III : le indicazioni si pongono in funzione delle lesioni associate. In caso di segni d’emorragia interna che giustifichino una laparotomia esploratrice il retroperitoneo non si esplora salvo che l’esame delle cavità peritoneali non permetta di identificare l’origine del sanguinamento. In caso d’ematuria importante può essere utile drenare il rene con un catetere ureterale a doppia J.

In caso di lesione di grado IV : la lesione a livello della via escretrice può giustificare sia un drenaggio con sonda ureterale sia una riparazione chirurgica classica.

In caso di lesione di grado V : l’intervento chirurgico deve essere realizzato in urgenza per tentare di salvare il rene con riparazione del peduncolo vascolare.

L’approccio chirurgico al rene dopo trauma renale espone ad un rischio elevato di nefrectomia a causa di un’impossibilità di riparazione delle lesioni vascolari e/o del parenchima renale.

TRAUMI DELL’URETERE
I traumi dell’uretere sono più frequentemente iatrogeni. Nella traumatologia della strada il trauma dell’uretere è raro e normalmente associato ad altre lesioni. I segni clinici , che non sono
specifici, possono essere assenti. E’ l’urografia intravenosa che permette la diagnosi della lesione uretrale.
II trattamento è raramente endoscopico ma più spesso la riparazione deve essere chirurgica con ureterorrafia o reimpianto uretero – vescicale in caso di lesione dell’uretere pelvico.
TRAUMI DELLA VESCICA
I traumi della vescica possono verificarsi sia durante traumi dell’addome con vescica piena, sia durante traumi del bacino con ferita vescicole per scheggia ossea. In tutti i casi l’impossibilità ad urinare è assoluta con segni sia d’irritazione peritoneale in caso di rottura intraperitoneale , sia segni pelvici e perineali in caso di rottura sottoperitoneale della vescica. L’urografia intravenosa eventualmente completata da cistografia retrograda permette la diagnosi.Il trattamento impone una riparazione chirurgica con sutura della vescica e drenaggio con sonda uretrale.
TRAUMI DELL’URETRA
I traumi dell’uretra si presentano sia per traumi del bacino con lesione dell’uretra posteriore, prostatica
0 membranosa , sia per traumi del perineo con lesione dell’uretra anteriore. I traumi dell’uretra minacciano la minzione poiché sono causa di stenosi. Le sequele dei traumi dell’uretra posteriore sono l’incontinenza urinaria da lesione dello sfintere, l’infertilità da lesione prostatica e talvolta l’impotenza per lesione associata delle bandellette vascolo nervose periprostatiche.
In ambo i casi di traumi dell’uretra posteriore o anteriore la minzione è impossibile o molto difficile con presenza di uretrorragia e globo vescicole. Il posizionamento di un catetere vescicole è formalmente proibito per il rischio d’infezione.La diagnosi lesionale è fornita dall’urografia intravenosa o dall’uretrografia. Il trattamento impone un drenaggio vescicole con catetere sovrapubico.
Talvolta è necessario un approccio chirurgico per realizzare un’uretrografia per via perineale. Questa riparazione si effettua classicamente in decima giornata dal trauma. Le sequele sono talvolta drammatiche e sono direttamente proporzionali alla gravità del trauma ( stenosi recidivanti dell’uretra, disturbi di continenza per lesione sfinterale, disturbi dell’eiaculazione e dell’erezione ).
TRAUMI DEI TESTICOLI
1 traumi dei testicoli possono accadere durante un incidente stradale. In un traumatizzato cosciente raramente sfuggono. Peraltro queste lesioni possono passare in secondo piano in un politraumatizzato soprattutto se incosciente. Il trauma è evocato davanti ad un’ecchimosi cutanea dello scroto e davanti una tumefazione dolorosa dei testicoli. L’ecografia testicolare può mostrare un allargamento ma non permette sempre di apprezzare l’integrità del testicolo, epididimo e cordone. Al minimo dubbio l’ esplorazione chirurgica deve permettere una diagnosi precisa e la corretta riparazione. In caso di lesione dell’albuginea questa deve essere suturata. In caso di lesione della via seminale, occorre ripararla con autoconservazione degli spermatozoi tramite congelamento del fluido epididimale. Nelle lesioni maggiori l’exeresi talvolta rappresenta la sola possibilità. Bisogna sempre avvertire ed avere il consenso del paziente.
TRAUMI DELLA VERGA
I traumi più frequenti della verga sono le fratture dei corpi cavernosi. Accadono in erezione durante il rapporto sessuale. La frattura si determina per una brusca angolazione che causa una rottura dell’albuginea del corpo cavernoso con rapida formazione di un voluminoso ematoma. La diagnosi è evidente sia per l’aspetto clinico sia per l’anamnesi. S’impone lo svuotamento in urgenza dell’ematoma e la riparazione dei corpi cavernosi con sutura dell’albuginea per evitare sequele sulla funzione erettile.
CONCLUSIONI
I traumi urologici associati alla traumatologia della strada sono frequenti e si manifestano con numerose forme cliniche. I traumi del rene devono essere evocati davanti ad ogni politraumatizzato e la ricerca di ematuria deve essere sistematica. Dopo un trauma l’impossibilità di urinare o la presenza di uretrorragia devono far pensare ad una lesione vescicale o uretrale.
Infine, i traumi della verga e dei testicoli giustificano spesso un trattamento chirurgico.

VARIA LA ROUTINE CLASSICA IN PALESTRA
E’ inutile negarlo che chi legge il mio sito sa di trovare articoli sulla corsa, ma al tempo stesso ognuno di noi sa che l’obiettivo principale della corsa (e quindi anche del sito) è di migliorare la vostra condizione di benessere in generale, e ogni azione, e ogni informazione deve essere orientata a tale obiettivo… Capisco benissimo che l’allenamento con i pesi ( la palestra in genere) per i podisti è una costrizione , e si ritiene il potenziamento muscolare ( e anche lo stretching , addominali) una monotonia , per questo snobbato da molti podisti e non solo. La funzione del potenziamento muscolare, sia a corpo libero e sia con piccoli attrezzi, per i podisti è quella di migliorare le proprie prestazioni e soprattutto prevenire infortuni sopperendo meglio alla fatica dei chilometri percorsi, inoltre non guasta avere una muscolatura tonica e definita al meglio. Molti pensano che il potenziamento muscolare sia utile solo per le gambe in quanto è la parte del corpo che viene utilizzata maggiormente durante la corsa, ma avere una buona parete addominale tonica, avere una muscolatura del busto forte e tonica permette di correre meglio. Come ho diverse volte menzionato in altri articoli inerenti il potenziamento muscolare in palestra, non deve essere solo quello svolto con i pesi , le classiche macchine isotoniche, e i soliti bilancieri carichi di pesi fino all’estremo,ma ci possono essere delle varianti molto utile e molto più specifiche e produttive. Secondo il mio punto di vista per evitare monotonia nella routine del potenziamento muscolare si devono alternare durante la settimana, o durante i diversi periodi di preparazione, diverse tipologie di potenziamento muscolare, sia con i pesi, sia senza pesi, sia a carico specifico, sia a circuito , sia a serie, sia con attività collaterali di fitness (body pump,total body, ). Bisogna sempre ricordarsi che l’obiettivo principale è correre più a lungo, più veloce, e con meno infortuni, quindi il potenziamento muscolare deve essere programmato come supporto per il raggiungimento di questo obiettivo. Per tale motivo è importante che si “cambi la routine” in allenamento, e si rispettino alcune regole fondamentali per ottenere i risultati sperati.
Regole basi per un potenziamento efficace:
• Riscaldati bene: molte volte mi trovo in palestra ad osservare ragazzi che si allenano con i pesi e che non effettuano nessun riscaldamento adeguato prima di svolgere le prime serie di potenziamento, il mio consiglio è invece quello di effettuare un riscaldamento con esercizi di mobilità articolare , poi riscaldamento cardiovascolare in base al distretto muscolare da allenare. Esempio, se devo iniziare ad allenare le braccia e il busto è opportuno eseguire riscaldamento per la parte superiore con macchine fitness , come top (rematore) , sincro (simulatore di corsa con aiuto delle braccia). Tutto ciò vi permetterà di preparare al meglio la muscolare specifica che dovrete allenare successivamente, idem per quanto concerne allenamento delle gambe è preferibile correre qualche minuto prima di svolgere la routine del potenziamento.
• Non solo catena muscolare anteriore: chiunque abbia avuto modo di frequentare la palestra si nota come la maggior parte della gente effettua volentieri e in maniera frequente esercizi per la catena anteriore del proprio corpo, esempio pettorali più che dorsali, quadricipite più che glutei, addominali più che lombari. Insomma, si cerca di sviluppare maggiormente quello che “si vede” e tralasciare i muscoli che “non si vedono” allo specchio. Mentre come noi tutti sappiamo il corpo umano è guidato da muscoli agonisti (che eseguano il movimento) a muscoli antagonisti (che si rilasciano durante il movimento), sviluppare sono muscoli della catena anteriore porterebbe il corpo umano a uno squilibrio muscolare e pregiudicare il movimento e quindi di conseguenza la nostra corsa!
• Non solo macchine isotoniche: molte volte al podista che va in palestra gli viene elaborata una scheda prevalentemente con utilizzo della macchine isotoniche, ma se queste macchine hanno il pregio di essere sicure nel movimento in quanto rispettano un determinato range (escursione) articolare, al tempo stesso sono limitanti in quanto a volte prendono in riferimento una sola articolazione e dei muscoli in particolare. Mentre abbinare esercizi con le macchine isotoniche, a esercizi a corpo libero o con piccoli manubri permette al corpo di sviluppare altri adattamenti muscolari e anche il mantenimento e lo sviluppo della postura che non viene attivata in diversi esercizi con le macchine isotoniche. Quindi il consiglio è combinare esercizi con macchine isotoniche, esercizi con bilancieri, esercizi con manubri, esercizi con i cavi, esercizi a corpo libero.
• Forza si, ma resistente : lo sviluppo della forza ottenuto con il potenziamento muscolare utile per il podista deve essere orientato più che altro alla forza resistente , ma in determinati periodi della preparazione si può organizzare il potenziamento muscolare per sviluppare una buona capacità di forza e potenza muscolare cercando esecuzioni più brevi con pesi corrispondenti a un 65/70% del proprio massimale , sempre però senza cercare la massima espressione di forza pura per evitare un aumento eccessivo della massa muscolare che condizionerebbe una fluidità durante la corsa.
• Lavoro eccentrico e concentrico: per capire questa distinzione è opportuno sapere che un muscolo può contrarsi in maniera concentrica quando i capi articolari si avvicinano (esempio flessione del braccio) , oppure eccentrica quando i capi articolari si allontanano (estensione del braccio). Nella corsa avvengono entrambe le situazioni, ma quella che crea maggior disagio è la contrazione eccentrica , esempio la corsa in discesa, tale situazione crea notevoli disagi dal punto di vista muscolare limitando la prestazione per una continua rottura delle fibre muscolari che viene accentuata nel momento in cui non c’è un controllo del proprio corpo e quindi della propria falcata. Per tale motivo e sopperire meglio a questo disagio muscolare, è opportuno inserire nella routine in palestra o per il potenziamento in genere, esercizi eccentrici, esempio accosciate verso il basso, affondi a corpo libero o con piccoli manubri, in tutti tali esercizi è opportuno controllare il movimento in fase di discesa (eccentrico).
Quindi riepilogando per un potenziamento efficace per la corsa è opportuno simulare il più possibile quello che accade durante la corsa, e in base al periodo di preparazione è opportuno modificare gli esercizi e la tipologia di potenziamento, iniziando prima con il potenziamento muscolare con le macchine isotoniche in quanto si riesce a controllare meglio il movimento, poi procedere con esercizi utilizzando i bilancieri e manubri, mentre gli esercizi di potenziamento a corpo libero possono essere inseriti in ogni momento della preparazione, e man mano che si avvicina la gara si inseriscono sedute di forza specifica con la corsa in salita.

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