Turchia, sale la tensione tra Erdogan e la Merkel: “usi metodi nazisti”

By | 20/03/2017
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ROMA «Il Ballo in Maschera dell’Europa è finito»: una vera e propria invettiva anti-Europa, schietta e inequivocabile, quella del presidente Erdogan ieri all’Olympic Salonu di Istanbul, dinanzi alle migliaia di supporter accorsi alla convention del partito Akp per il «sì» al referendum del 16 aprile. I temi della campagna elettorale referendaria stanno quindi coinvolgendo, col passare dei giorni, sempre più il ruolo della Turchia in Europa e il suo rapporto con l’Ue.

Proprio nelle ultime ore infatti la già compromessa relazione diplomatica tra Turchia e quei paesi europei che si sono rifiutati di ospitare comizi per il «sì» di leader turchi è ormai divenuta un vero e proprio scontro muscolare. La manifestazione curda, in occasione del primo giorno del Newruz, il capodanno curdo, svoltasi il giorno prima a Francoforte, durante la quale sarebbero stati presenti bandiere e simboli del Pkk oltre all’effige del capo Ocalan, condannato all’ergastolo in Turchia dove sta scontando la sua pena, è l’ennesima provocazione al paese turco che ha letteralmente fatto infuriare il presidente Erdogan.
Il quale di nuovo ieri ha accusato l’Europa, dinanzi a migliaia di sostenitori, di supportare le campagne politiche delle opposizioni per il «no» alla riforma costituzionale e di stare quindi apertamente facendo una campagna al fianco delle opposizioni. «Loro mettono a disposizione le più grandi sale, le piazze più centrali a quei terroristi che dicono no». Ha quindi rilanciato la battuta, rivolta ai turchi residenti in Europa, di «procreare almeno cinque figli». Toni esacerbati da campagna elettorale che però spingono il neo eletto segretario tedesco Spd, Martin Schulz, a rispondere a distanza: «Bisogna dire chiaramente a Erdogan che questa linea prima o poi fallirà».

«Non è possibile che le autorità tedesche dicano che gli incontri dei turchi in Germania con rappresentanti democraticamente eletti sono pericolosi mentre trattano invece i terroristi come legittimi interlocutori», ha dichiarato il portavoce del presidente, Ibrahim Kalin. Nella notte infatti è stato convocato l’ambasciatore tedesco di Ankara, dal ministro degli Esteri turco, al quale è stata formalmente consegnata la protesta del governo turco contro la manifestazione curda di Francoforte.

Il corteo era stato comunque autorizzato solo per il festeggiamento del Newroz ma secondo le autorità turche tra i 9 mila manifestanti vi erano molti sostenitori del Pkk, organizzazione terroristica inserita nella lista internazionale riconosciuta anche da Europa e Stati Uniti.
Ma lo scontro tra Turchia e Germania non è solo politico sulla diversa concezione della causa curda, investe anche le intelligence dei due paesi. Proprio due giorni fa il capo della Bnd, i servizi segreti tedeschi, Bruno Kahl, aveva dichiarato che le prove a sostegno del coinvolgimento di Fetullah Gulen nel tentato-fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio, non erano per nulla convincenti. Un altro schiaffo insopportabile secondo le autorità governative turche e principalmente secondo il presidente.

«E’ una mossa per cercare di invalidare le nostre richieste di estradizione di membri dell’organizzazione Feto ad Europa ed Usa», ha dichiarato sempre il portavoce Ka- lin alla tv Dogan ieri sera. Ma a surriscaldare le relazioni politiche turco-tedesche vi è anche la vicenda dell’arresto di fine febbraio del giornalista turco-tedesco Deniz Yucel, accusato dalla magistratura turca di fare propaganda terroristica.
Ieri polemiche anche con la Danimarca. Per oggi è stato convocato l’ambasciatore turco a Copenaghen dal ministro degli Esteri danese, Anders Samulsen. La protesta della Danimarca si riferisce a presunte minacce di denunce per «alto tradimento», riportate da un quotidiano danese, che alcuni cittadini turco-danesi starebbero subendo in Danimarca da parte di altri loro connazionali. Una vicenda anch’es- sa misteriosa che il ministro danese intende chiarire completamente nel suo colloquio con l’ambasciatore turco.
Nella polemica a distanza tra Turchia ed Europa ieri è intervenuto anche il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker: «Se la Turchia dovesse introdurre la pena di morte, ciò porterebbe direttamente alla rottura del negoziato per l’adesione», ha detto riferendosi al rilancio della pena capitale da parte del presidente Erdogan nel corso di questa campagna elettorale.

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