Migranti, Le Pen attacca il Papa

By | 15/04/2017
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Marine Le Pen si sente già all’Eliseo e ha anche pronta una prima ramanzina per il Papa, sui migranti: va bene la carità personale, ma Francesco è pregato di non intromettersi nella politica degli Stati. Se eletta, la neo presidente, che è «estremamente credente e ha avuto la fortuna di non dubitare mai», come ha precisato in un’intervista al quotidiano la Croix, inviterà «molto volentieri» il Papa all’Eliseo e gli dirà che «chiedere agli Stati di andare contro gli interessi dei popoli rifiutando di regolare l’accoglienza di importanti flussi migratori significa fare politica, anzi, è addirittura dell’ingerenza, visto che il Papa è anche un capo di Stato».

POLEMICHE IN SERIEI sondaggi più tiepidi delle ultime settimane non hanno tolto la verve a le Pen. Qualche giorno fa la presidente del Fronte Nazionale ha già scatenato polemiche dichiarando che la Francia «non fu responsabile» degli arresti e dell’invio degli ebrei francesi nei campi di sterminio tedeschi eseguiti dal governo collaborazionista di Vichy. Ieri è stata la volta della Chiesa: «Sono arrabbiata con la Chiesa: penso che si immischi in tutto tranne che in ciò che la riguarda. Io non m’impiccio di quello che il Papa dice ai fedeli, e non credo che le religioni debbano dire ai francesi per chi votare».

Un avvertimento alla Conferenza episcopale di Francia che «si intromette a volte in ciò che non la riguarda, in particolare dando istruzioni politiche». Per il momento non sono i preti, ma i giudici, ad avere Le Pen nel mirino. La giustizia francese ha chiesto al parlamento europeo di toglierle l’immunità che finora la protegge da un’inchiesta su presunti impieghi fittizi di assistenti parlamentari del Fronte nazionale all’Assemblea di Strasburgo. Le Pen ha rifiutato di presentarsi davanti ai giudici facendosi scudo dell’immunità da europarlamentare, proprio come la sua ex collaboratrice (ed ex cognata) Marie-Christine Boutonnet. Le Pen ha liquidato la richiesta francese come «procedura di routine», sicura comunque che qualsiasi decisione del Parlamento di Strasburgo arriverà molto più tardi delle elezioni francesi.

A otto giorni dal primo turno, ben quattro candidati sono ancora in gara, secondo i sondaggi, per aspirare a passare al ballottaggio, una cosa mai vista nell’ultimo mezzo secolo.
TUTTI IN GIOCOL’ultima inchiesta realizzata da Ipsos-Sopra Steria per Le Monde vede Marine Le Pen e Emmanuel Macron sempre in testa, al 22 per cento, ma entrambi in leggero calo. Subito dietro, e dunque ancora in gioco, c’è il candidato della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, vera sorpresa della fine di questa campagna, che ha realizzato uno spettacolare balzo in avanti e sarebbe ormai al 20 per cento, pari merito (anzi mezzo punto sopra), il candidato conservatore François Fillon, che è in leggera rimonta ma non supera il 19,5 per cento.
IL RUSH FINALETutto è possibile, vista anche l’alta (anche questa da record) percentuale di indecisi e di possibili astenuti. Per ora soltanto il 66 per cento degli elettori si dice certo di andare a votare, e di questi, molti non hanno ancora deciso per chi. L’elettorato più volatile è quello del liberal Macron, anche se nelle ultime settimane il candidato del movimento En marche! è riuscito a fidelizzare un numero più alto di sostenitori.

Quest’ultima settimana sarà fondamentale. I candidati accelerano per i comizi finali: Macron sarà a Parigi lunedì, Mélenchon a Digione (e via ologramma in altre cinque città) martedì, mentre lo stesso giorno Fillon si esibirà a Lille e mercoledì toccherà a Marine le Pen, a Marsiglia. Ormai in caduta libera il candidato socialista Benoit Hamon, precipitato all’8 per cento.

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