Romina Power: “Con mio marito Al Bano, una nuova intimità”

By | 12/03/2017
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Dopo scendiamo a sgranocchiare qualcosa. Ho fame». Sgranocchiare qualcosa con Romina Power è come stare dentro a un film. Dove tu sei la scomoda comparsa che intralcia gli sguardi dei presenti, lei la star assoluta, e i camerieri fanno a gara per servirle una tazza di tè verde. C’è persino chi le si avvicina lasciando scivolare un «sei sempre bellissima». «In Italia mi sento protetta e coccolata, la gente mi segue da più di 45 anni con una costanza incredibile. In America vivo nell’anonimato: vado al mercato, alle mostre, nei locali
a ballare la salsa senza destare interesse. Un vantaggio per una che nasce timida e non cerca a tutti i costi i riflettori».

Piuttosto sono i riflettori a cercare lei. A farle lasciare la sua “fattoria” a 20 chilometri da Los Angeles, le sue galline cilene che fanno uova azzurre, le tele che ama dipingere, le bozze del nuovo romanzo la cui uscita è prevista in estate, per tornare da noi. «L’Italia è la mia seconda casa».

A Roma è impegnata nella giuria di Standing ovation, lo spettacolo musicale di Raiuno condotto da Antonella Clerici. «Me lo dico da sola: sono un pessimo giudice! Troppo buona, emotiva. I bambini che si esibiscono con un genitore o un parente, e che attraverso la musica ritrovano il dialogo o rafforzano un rapporto familiare, mi fanno tenerezza. La mia quota di voti è garantita. Lascio che siano i miei partner, Nek e Loredana Bertè, a punzecchiare», ride. «Mi sto divertendo, è un buon momento». Che arriva dopo attimi di paura legati a due uomini molto importanti nella sua vita. «A inizio dicembre non sentivo Al Bano al telefono da un paio di giorni. Scherzando, dissi a nostra figlia Romina: “Speriamo non gli sia capitato nulla: con chi litigo altrimenti? Perderei il mio miglior nemico”».

In effetti…
Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, Al Bano è finito sotto ai ferri d’urgenza per un doppio infarto. «Quando l’ho saputo, a operazione finita, mi è corso un brivido lungo la schiena. Con il cuore non si scherza. Mesi prima avevo provato la stessa angoscia per mio fratello Tyrone, che ha dovuto mettere tre bypass. Mio padre è morto d’infarto a 44 anni, mio nonno ebbe lo stesso problema. L’istinto sarebbe stato quello di partire per stare accanto ad Al Bano, mio marito. Ma lui è talmente forte che si è ripreso prima che io riuscissi a salire su un aereo».
Quando Romina dice «mio marito» abbiamo un sussulto. Ma non è un lapsus, né un modo di dire. «A settembre, al matrimonio della nostra terzogenita Cristel con Davor Luksic [imprenditore croato-cileno, ndr], quando loro erano davanti all’altare per giurarsi eterno amore sono tornata indietro negli anni.

A quando anche io e Al Bano, il 26 luglio del 1970, ci siamo fatti la promessa davanti a Dio. Anche se le cose tra noi non hanno funzionato, anche se ci siamo separati, per la Chiesa il nostro matrimonio resta valido. Al Bano sarà sempre mio marito, e io sua moglie». Un’unione indissolubile che dall’ottobre del 2013 è tornata a rivivere anche sul palco. Dopo 18 anni di amari silenzi, Romina e Al Bano hanno ritrovato un dialogo grazie alla musica, fatto anche di mani che si intrecciano, di sguardi che si incrociano.

Persino di corpi che si sfiorano nella romantica We’ll live it all again, Rivivremo tutto di nuovo, che li vede protagonisti di un valzer. Romina scoppia a ridere. «Se ci penso bene, tra di noi si è sviluppata una nuova intimità. Da sempre cantiamo quel brano ballando. Solo che oggi, a sfiorarsi, sono le nostre pance, mentre un tempo le parti coinvolte erano altre…», ride. «Molti pensano che, mentre le note accompagnano il lento, ci sussurriamo chissà quali romanticherie. Poteva accadere un tempo, anche se lui è sempre stato pudico in pubblico. Adesso, invece, è più facile che ci punzecchiamo, che scherziamo: in più di un’occasione mi ha persino confidato all’orecchio che gli stavano cadendo i pantaloni».

Quest’estate, la coppia sarà impegnata in un mini-tour che toccherà alcune città italiane e siamo certi che, tra una data e l’altra, non mancherà una “gita” in Puglia, in quella Cellino San Marco che per 25 anni è stato il teatro del loro amore. «Che paradiso! Ho ricordi legati ai nostri figli, ho impressa negli occhi la casa costruita assieme ad Al Bano, l’ombra degli ulivi. E pensare che oggi quella terra rischia di essere deturpata. In Salento hanno proposto di costruire 13 vasche in cemento di un ettaro l’una per raccogliere i liquami. Il mio credo ecologista non lo permetterà: mi batterò contro questo scempio».

Nel tacco d’Italia Romina scende spesso: per salutare la suocera, donna Iolanda, e per il suo terreno, dove coltiva gli ulivi che le forniscono una delle materie prime con le quali ha creato il suo elisir di giovinezza. «La linea di creme biologiche RYL Natural Power. Le ho testate su di me, non sugli animali. Ho messo oltre due anni per trovare la formula che mi convincesse». Ma Romina ha una bellezza speciale non solo sul volto, una luce che arriva dal profondo, dalla meditazione e dalla pace che lei va a cercare nel deserto della Coachel- la Valley. «Tre ore di camminata al giorno con la mia cagnolina Daisy. Là c’è un silenzio che ossigena e tiene compagnia».

E a proposito di compagnia, sembra incredibile ma Romina è single. «Vorrei innamorarmi, ma piuttosto che accontentarmi o rimanere delusa resto da sola». I corteggiatori non mancano, non le sono mai mancati. Come nel 1999, quando…. «Sfilavo sulla scalinata di Trinità dei Monti per Donna sotto le stelle. Finita la passerella, all’improvviso, mi si è avvicinato un uomo. Affascinantissimo. Si è messo davanti a me e, guardandomi negli occhi, mi ha preso la mano e l’ha baciata. Era Alain Delon, galantuomo d’altri tempi. Io ero single, con Al Bano era finita da un po’. Quel gesto fugace ma intenso mi colpì. Però finì lì».

Una scena degna di un sogno, ingrediente essenziale nella vita di Romina. «C’è stato un momento in cui sognavo tantissimo papà Tyrone, morto quando avevo sette anni. Era un modo per sentirlo vicino, per ritrovarlo. La mattina appuntavo tutto su un diario che poi rileggevo. Anche se ho pochi ricordi di lui, papà è sempre stato un punto di riferimento». Le chiedo se è accaduto anche con sua figlia Ylenia, scomparsa misteriosamente nel gennaio del 1994. Gli occhi di Romina fissano il vuoto. «Mi è capitato di sognarla. Più di una volta. Entrava nel cortile della casa di Cellino. Era bella. Sorrideva».