Michelle Hunziker, i dolcissimi auguri di compleanno per Tomaso Trussardi

By | 07/04/2017
(Visite Totali 30 ---- Visite Oggi 1 )

Dopo un po’ che parli con Michelle Hunziker te la immagini alla guida del corteo di un immaginifico Vip Pride. Da un paio di decenni vive felice nonostante i fotografi sotto casa e le edicole che si riempiono di copertine su bebè in arrivo appena la camicetta le casca male. «Sono incinta tutte le settimane da 16 anni. Ci rido su, in fondo chi lo scrive mi vuole bene: per me la gravidanza è uno stato di beatitudine» dice, fasciata in un tubino nero che da solo vale la smentita di ogni gravidanza, persino passata. La conduttrice di Striscia la Notizia («È il mio punto fermo. Lasciare Mediaset? Mai!») ha appena finito di autografare una pila di foto dopo il suo intervento, come madrina del formaggio svizzero Emmentaler Dop, a Cucina a regola d’arte, manifestazione organizzata a Milano dal Corriere della sera lo scorso 2 aprile.

Ma non ha mai un momento di fastidio neanche nei confronti dei paparazzi onnipresenti? «Ho scelto una vita pubblica e questo ne la parte. Anzi, è un buon segno, perché vuol dire che nei miei confronti ci sono attenzione e affetto. I paparazzi fanno parte della famiglia, in casa li chiamiamo “i ragazzi” e a Pasqua gli portiamo  la colomba. Rispetto il loro lavoro e loro rispettano noi. Sanno, per esempio, quanto tengo alla sicurezza delle bimbe e che non devono seguirmi se le porto a scuola».

Una giornata storta ce l’avrà anche lei. «Devo farmela passare, non me la posso permettere: ho troppi bambini, mariti e cani intorno che hanno bisogno di me. In una vita come la mia, anche se hai gli ormoni che ballano, fai finta di nulla e ti tiri insieme».

«Ti tiri insieme»? Una giornata storta ce l’avrà anche lei. «Devo farmela passare, non me la posso permettere: ho troppi bambini, mariti e cani intorno che hanno bisogno di me. In una vita come la mia, anche se hai gli ormoni che ballano, fai finta di nulla e ti tiri insieme».
«Ti tiri insieme»? «È un’espressione bergamasca che mi ha insegnato mio marito Tomaso (Trussardi, ndr). Rende l’idea di qualcuno che cerca di compattarsi, tirando tutti i pezzetti di sé verso il centro. Anche io ho le giornate storte, ma quando arrivano sto a casa».
E lì, giù musi. «Ma neanche… Capita di avere la tentazione di chiudermi cinque minuti in camera da sola, poi però magari mi giro, vedo Celeste che fa una smorfietta, e lì come fai a rimanere storta… Ho sempre un motivo per tornare felice».
Leviamoci il pensiero. Ci sono bimbi in programma o in arrivo?
«Avessi 10 anni in meno, farei ancora almeno tre figli. Un altro, comunque vorremmo provare a farlo, e con quello arriviamo a quattro, che è comunque un buon traguardo».
Suo marito Tomaso è d’accordo?
«Chi si somiglia si piglia. Quando l’ho conosciuto aveva 28 anni, io 33 e avevo smesso di sperare in una seconda possibilità di essere felice. Avevo una figlia stupenda, la libertà. Mi ero chetata. E invece è arrivato lui con “il  progetto”, i figli. Mi ha sconvolto la vita, mi sono innamorata. Se lo avessi incontrato prima, la nostra famiglia sarebbe stata molto più numerosa».

Michelle, lei ha solo 40 anni… «Sì, ma non mi piace l’idea di una mamma troppo in là con l’età. Ho tanta energia e ne avrò anche a 50 anni, ma a 60 magari ne avrò di meno e, sapendo quanta ne serva per crescerli, preferirei non fare figli i , troppo tardi. Mi sono data ancora due o tre anni, poi basta».

Ha anche detto che lascerà passare quest’anno. Perché? «È una questione fisiologica. Ho avuto Sole e subito dopo Celeste, un subbuglio ormonale lungo più di due anni. È stato stressante, fisicamente ed emotivamente; ho bisogno di riprendermi. E poi è meglio anche per le bimbe: Sole ora si è tranquillizzata dopo l’arrivo di Celeste, non è più gelosa. Ora quella gelosa è Celeste. Quando anche lei avrà tre anni e si staccherà un po’ dalla mamma, penseremo al fratellino».

Che mamma è? «Aurora, un po’ scherzando e un po’ no, dice che le sto troppo addosso e mi chiama mamma-ansia. Ma preferisco essere questo piuttosto che lasciarla troppo libera e dovermene pentire. Lei mi racconta tutto, abbiamo uno splendido rapporto, ma se vedo che sfugge un po’ dal controllo, tiro le briglie».

Qual è il suo principale timore? «Faccio un gran lavoro per far crescere le mie figlie indipendenti, forti e soprattutto consapevoli del fatto che viviamo in una società pericolosa. Mi spaventa possano perdere il controllo e farsi coinvolgere in cose brutte. Sole e Celeste sono ancora piccole, ma con Aurora insisto sul fatto che basta una disattenzione per trasformare un’uscita con le amiche in una tragedia».

Ma così la terrorizza!   «Preferisco farla crescere con un po’ di paura che farla sentire invincibile».

Non la vediamo mai con i suoi amici. Non ne ha? «Ne ho pochi, saranno sei-sette in tutto, ma sono ricca perché sono veri e so che da loro non sarò mai ingannata. C’è la mia amica del cuore da 16 anni, mamma di quattro figli, che nella vita fa tutt’altro. Ce n’è un’altra del passato, che vedo poco. E poi Franchino, il mio agente… Non li vedete perché ho scelto di condividere col pubblico quello che in fondo il pubblico di me sa già. E queste persone non fanno parte di quel racconto. Se devo vederli, lo faccio dove i fotografi non arrivano. E un modo per tenerli per me».

Di recente, su Instagram, ha pubblicato un ricordo malinconico di suo padre. Le manca?

«Era un pensiero di amore. Oggi quando penso a lui sorrido, il dolore non è più lancinante come quando l’ho perso, a 20 anni. Ma quando raggiungo un traguardo, nella vita o nel lavoro, mi viene la malinconia a non poterlo condividere con lui. Quel post è nato al parco, c’era un bambino che giocava con suo nonno, erano bellissimi. E ho realizzato che le mie figlie, come me,

pur avendo due nonne meravigliose stanno crescendo senza nonni, perché anche il papà di Tomaso non c’è più. E mi sono un po’ intristita».

Ci regala un ricordo di suo papà? «Cucinava bene e una domenica mattina mi ha insegnato a fare il semolino con la cannella e lo zucchero, per le nostre colazioni ipercaloriche, da bimbi svizzeri immersi nella natura. Ho molto ricordi legati al cibo, per me è famiglia e aggregazione. Sedersi a tavola e parlare, discutere, anche litigare, è bello. La tavola è il luogo in cui si parla delle cose importanti».

Ha fama di ottima forchetta… «Mangiare è una passione. Ma se a 20 anni mangi e basta, quando cresci cerchi di informarti un po’. E scopri per esempio che tanti alimenti hanno la nomea di essere dannosi e non lo sono. Come il burro: viene demonizzato, ma contiene tanta vitamina D, fa bene, e poi previene anche le rughe».

Cucina con le sue bimbe? «I bambini devono mangiare tutto, scoprire il mondo anche attraverso il cibo. Le mie si divertono quando facciamo i biscotti, impastiamo. Sole ora è diventata brava a fare la torta

Paradiso e ne è molto fiera. Perché i bambini quando lavorano con le mani e si sporcano stanno bene».

Chi le ha insegnato a cucinare?

«Mia mamma ha sempre cucinato tanto e bene, nonostante sia stata I sempre una grande lavoratrice, per* ché era lei a portare avanti la famiglia. Stava ore dietro ai fornelli».

La coinvolgeva?

«Sono un Acquario, ribelle, refrattaria alle imposizioni, e se mi chiedeva di cucinare con lei mi rifiutavo. Ma rimanevo lì a guardarla e rubavo gesti con gli occhi. Solo da grande ho iniziato a chiederle consigli di cucina».

Cosa pensa della polemica sui compensi dei suoi colleghi che lavorano in Rai?

«Che è ingenerosa e tocca temi delicati. Lo so che non sembra, ma la tv comporta sacrificio e grandi responsabilità: ci mettiamo faccia e impegno e da noi dipendono guadagni, fatturati, il lavoro di tante persone e di tante famiglie. Siamo aziende, quei guadagni non sono stipendi, sono compensi tarati su responsabilità e numeri, proprio come succede con gli imprenditori. Se i numeri sono buoni, porsi la questione dei compensi non è giusto. Fabio Fazio è una macchina produttiva importante, porta tanta pubblicità, non si può paragonarlo a uno qualsiasi».

Guadagnare tanto è una colpa?

«Sembrerebbe di sì, non solo in tv, anche nell’imprenditoria. Per questo chi pure avrebbe le possibilità ha smesso di comprare cose belle: teme l’Agenzia delle entrate e il giudizio della gente. Ma così l’economia si blocca e questo Paese finisce. Per questo io, che di solito da svizzera non prendevo posizione, ora lo faccio: con un marito imprenditore vedo quante difficoltà ci sono dietro un’azienda di successo. Prenda la moda: regge buona parte dell’economia del Paese, ma sono tutti terrorizzati di mostrare cose griffate. Però così il Paese si ferma».

(Visite Totali 30 ---- Visite Oggi 1 )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *