Suicidio Tiziana Cantone dopo diffusione video hard: pm chiedono il giudizio immediato per il fidanzato

By | 07/03/2017
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La Procura di Napoli ha chiesto il giudizio immediato per Sergio Di Palo, il fidanzato di Tiziana Cantone la giovane di Mugnono che si tolse la vita lo scorso 13 settembre dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard. L’uomo è accusato di calunnia e falsa denuncia, reati ipotizzati in concorso con la Cantone che si riferiscono in particolare alle accuse rivelatesi dagli stessi fidanzati come responsabili della diffusa in rete dei video e la falsa denuncia di smarrimento dell’Iphone. La Procura di Napoli per coloro i quali erano stati accusati di diffamazione ha chiesto l’archiviazione; erano stati denunciati ben 5 ragazzi indicati come i responsabili della diffusione dei video sul web. Secondo il pm Alessandro Milita, titolare dell’inchiesta, sembra che la denuncia sia stata presentata al fine di evitare che ulteriori indagini rivelassero che la pubblicazione dei video sarebbe partita proprio dal cellulare della ragazza. . Le accuse, contestate dal pm Alessandro Milita, a conclusione dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, si riferiscono ai presunti illeciti relativi alla diffusione in rete dei video.

Giusto tre settimane fa, avevamo comunicato una svolta nelle indagini, ovvero i carabinieri della sezione cyber-crime del Comando Provinciale di Napoli sono riusciti a sbloccare l’Iphone della ragazza ed a estrapolare alcuni file audio risalenti alle ore precedenti la sua morte ed ancora lo scorso 23 febbraio il Garante per la Privacy ha avviato una istruttoria per chiedere ai principali motori di ricerca di giustificare le ragioni per le quali sugli stessi risultino ancora pornografici associati al nome della giovane. Gli inquirenti della Procura di Napoli, sono concordi nel dichiarare che la giovane Tiziana Cantone non sarebbe stata coartata per farsi riprendere in quei video diventati virali dopo la loro pubblicazione sui siti, diffusione che come abbiamo avuto di anticipare, sarebbe avvenuta quando da una privata in cui si scambiava video a luci rosse i filmati, furoro poi inseriti in alcuni siti porno. Fu proprio questo a causare delle conseguenze piuttosto gravi dal punto di vista psicologico, tanto da indurla al suicidio. “Tiziana risultava, per confessione stragiudiziale resa poi alla madre, responsabile della originaria diffusione dei video su whatsapp avendo coperto il principale sospettato e probabile responsabile: il fidanzato Sergio Di Palo, mai querelato, ma vi è l’elevata probabilità che lo stesso, visto il comportamento della Cantone di evitare di includerlo fra i detentori del filmato, avesse agito d’intenzione”, si legge nel provvedimento di richiesta di archiviazione per i quattro ragazzi del magistrato Milita.

“L’ex fidanzato di Tiziana Cantone sapeva dei filmati che la sua ragazza girava in compagnia di altri uomini mia figlia ha avuto dei problemi con l’alcool e una volta, dopo una telefonata con l’ex fidanzato, aveva tentato il suicidio. Dopo la diffusione dei video lui la mandò a Forlì da alcuni amici suoi. Lei mi aveva riferito che Sergio Di Palo aveva dei problemi”, ha dichiarato la mamma di Tiziana.

Il dato giudiziario è chiaro quanto inevitabile. Se Tiziana Cantone non si fosse uccisa a 31 anni, annodandosi un foulard al collo prima di lasciarsi scivolare dal soffitto della cantina, lei oggi sarebbe chiamata a rispondere delle stesse accuse contestate al fidanzato, Sergio Di Palo.
Almeno tre le ipotesi di reato che, stando al pm Alessandro Milita e al procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, la coppia napoletana avrebbe consumato in concorso.

Falso e simulazione di reato «in relazione alla denuncia di finto smarrimento del telefonino» fatta da Tiziana alla polizia nell’aprile 2015. Scopo: impedire che gli investigatori scoprissero che proprio da quel cellulare erano stati inviati i famigerati video porno poi destinati a una chat privata. Quindi il reato di calunnia, per la denuncia sporta un mese più tardi nei confronti di cinque amici, accusati (ingiustamente) da Tiziana e Sergio di avere diffuso i sudetti filmini hardviaweb. Quei video erano diventati così virali nella giungla del web, da sconvolgere la bella barista di Mugnano fino a spingerla al suicidio.

Per Sergio Di Paolo, la Procura ha chiesto il giudizio immediato, ritenendo che le prove raccolte siano talmente evidenti da non necessitare dell’udienza preliminare. Inoltre, all’uomo, viene anche contestato l’accesso abusivo a dati informatici. Il fidanzato, stavolta senza il consenso di Tiziana, avrebbe infatti incaricato un perito di cancellare (accedendo al suo “iCloud”) alcune chat dalle quali si evinceva che i cinque amici (che nelle settimane successive lui avrebbe denunciato) non c’entravano nulla con la divulgazione dei filmati.
Tocca al giudice delle indagini preliminari, nelle prossime settimane, dire se l’ex fidanzato di Tiziana debba essere processato e subito. Intanto il difensore, Bruno La- rosa, invece di entrare nel merito, polemizza sulla conduzione dell’inchiesta: «lo stesso pm che aveva optato per l’archiviazione del caso (quando Tiziana Cantone era ancora in vita)» dice l’avvocato «ha ora chiesto un rinvio a giudizio immediato per il mio assistito Sergio

Di Palo. Come mai tutta questa fretta? Viene da pensare che tutto dipenda dal fatto che lo stesso pm è stato trasferito alla procura di Santa Maria Capua Vetere». Chi indaga su questa storia di goliardia a luci rosse e ingenuità e imprudenza informatica, ha ricostruito (in 300 pagine di istanza consegnata al gip) i passaggi che avrebbero portato Tiziana prima a esporsi in modo ingenuo quanto azzardato sulla piazza del web, e poi alla solitudine e al suicidio.

Di fatto, per i pm, lei e Sergio «pubblicano una serie (ma poteva bastarne uno) di film pornografici (con Tiziana protagonista) su un sito per scambisti. Tutto parte da una chat privata dell’Iphone della ragazza e viene inviato sul sito di cui sopra. Ecco l’imprudenza. I filmati, nella disponibilità di una moltitudine di soggetti dediti alla pratica dello scambio del partner, vengono presi e diramati in internet. A diffusione globale e alla faccia del diritto d’autore o di qualsiasi rivendicato Copyright. Figurarsi i commenti a piè di pagina. Se non fosse che una ragazza si è uccisa, sembrerebbe perfino ironico parlare in questo caso il diritto all’oblio.

Tiziana inoltre, dicono i magistrati, avrebbe fatto tutto da sola. «Non è stata coartata» scrivono «per farsi riprendere in quei video diventati virali dopo la loro diffusione sui siti. Diffusione avvenuta quando da una chat privata in cui ci si scambiava video a luci rosse i filmati furono poi inseriti – non è stato possibile accertare da chi – in alcuni siti porno. Tanto da causare gravissime conseguenze psicologiche nella Cantone e da indurla al suicidio».

Le indagini della procura di Napoli erano state avviate, proprio su denuncia dei due ragazzi. Chiedevano «che venissero accertate eventuali responsabilità e individuati gli autori della presunta illecita diffusione in rete dei video nei quali la Cantone aveva rapporti sessuali. E che essi stessi avevano invece diffuso».

Un altro giudice, ora, dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione del reato di diffamazione a carico dei cinque ragazzi; richiesta presentata dalpm Alessandro Milita nei mesi scorsi.
Intanto anche la Procura di Napoli Nord, che indaga sull’ipotesi dell’istigazione al suicidio, dovrà concludere il proprio lavoro e dire se Tiziana sia stata spinta a uccidersi da qualcuno. E chi sia questo qualcuno. Ammesso possa mai esistere.