Dall’incidente alla malattia, Giada Maieron ha smesso di soffrire a 43 anni

By | 13/03/2017
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In una sera di primavera, l’avvocato Giada Maieron, 43 anni, ha chiuso gli occhi per sempre. Era la figlia del cantautore di Cercivento, Gigi Maieron.

Giada se ne è andata giovedì scorso, alle 20.35, nell’ospedale di Tolmezzo. Tributarista, con la tempra della donna carnica, ha lottato con tutte le sue forze per sconfiggere il cancro che le era stato diagnosticato sei anni fa.

Non era la prima volta che il destino le remava contro, l’aveva fatto anche una sera di marzo del 2006, quando un tram la investì nel centro di Milano. Per lei quello fu l’inizio di una lunga sofferenza alla quale reagì con molto coraggio.

Le cure la costrinsero a trasferirsi da Milano a Udine, in largo dei Pecile, dove viveva da alcuni anni. Nonostante la malattia, Giada guardava alla vita con fiducia e continuerà a farlo anche ora perché la famiglia ha acconsentito alla donazione delle cornee. È il suo ultimo gesto d’altruismo.

La storia di Giada è una storia esempleare, un esempio che resterà scolpito nella mente di chi la conosceva e l’amava. Giada era una leader. Non lo dice, sottovoce, solo il padre Gigi, lo rivela il coraggio con il quale lottò in tutti questi anni perché lei amava la vita.

Promossa a pieni voti al liceo classico di Tolmezzo e laureata con lode alla facoltà di Giurisprudenza dell’università Cattolica di Milano, lavorava nello studio Falsitta di Milano e con colleghi e amici, alcuni carnici, aveva aperto lo studio nel capoluogo lombardo tutt’ora operativo. Era una sua creazione.

Collaborava anche con il quotidiano economico “Il Sole 24 ore”. Giada era un avvocato che tendeva la mano ai più deboli, compresi i bambini in difficoltà. Ne aveva adottato uno a distanza. Seguiva gli eventi culturali e la politica tant’è che la sera dell’incidente si stava recando a una cena.

Al tavolo sedeva anche Francesco Rutelli, l’allora ministro dei Beni culturali voleva conoscere quella piccola grande donna che aveva più di qualche numero da giocare. A quella cena non arrivò, travolta dal tram mentre percorreva via Francesco Sforza e il corso di Porta Vittoria, andò incontro a un’altra vita, quella che lei non avrebbe mai immaginato di vivere.

Furono anni di sofferenza che Giada seppe affrontare con grande coraggio. Mentre i bollettini medici spegnevano le speranze ai familiari, lei resisteva e tornò a vivere normalmente. Stupì anche i medici. Li stupì di nuovo quando il destino tornò ad accanirsi contro di lei. Giada era ancora lì più decisa di prima. Voleva vivere.

Con i genitori sempre al fianco, lottava come una leonessa. Ma la sua determinazione non bastò e il male ha avuto la meglio. Nelle ultime settimane era stata trasferita dal reparto di Oncologia del Santa Maria della Misericordia di Udine all’ospedale di Tolmezzo. Qui ha smesso di vivere in una sera di marzo.

Oltre al padre lascia la mamma Alessandra De Santa, il fratello Massimo, pilota aeronautico a Roma, il nipotino e tantissimi amici.

«Giada aveva una spiccata umanità, per me è stata un esempio», commenta a fatica Gigi Maieron attorno al quale si sono raccolte le comunità di Cercivento e di Formeaso, la frazione di Zuglio dove vive da qualche anno e dove Giada tornava spesso.

In queste ore, sono in molti a esprimere parole di cordoglio ai familiari e al cantautore. Altrettanti si ritroveranno stasera, sabato 11 marzo (alle 19), nella chiesa di Formeaso per recitare il Santo rosario.

Domenica, nella stessa chiesa, alle 15.30, sarà