Bambina di 7 anni in rianimazione al Regina Margherita di Torino un probabile caso di tetano

By | 08/10/2017
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Una piccola bambina di soli sette anni, di nazionalità italiana, è stata immediatamente ricoverata all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino in sala di rianimazione dopo aver contratto il tetano. Dopo aver effettuato le analisi è stato confermato che la piccola non era stata vaccinata contro il tetano, in un’intervista al portale Web La Stampa, Alessandro mondo ha invitato alla prudenza dicendo:

Non a caso, è stato avviato, a prescindere, il trattamento contro la tossina prodotta dal batterio somministrando immunoglobuline alla piccola paziente. Nello stesso tempo, un campione di sangue è già stato inviato all’ospedale Amedeo di Savoia, specializzato nella diagnosi e nella cura delle malattie infettive: i risultati delle contro-analisi sono attesi nei prossimi giorni. Quanto alla bambina, non è intubata ma sedata: la prognosi è riservata. Una volta in pronto soccorso i medici, oltre a stabilizzarla e ad avviare comunque il trattamento contro il tetano, l’hanno sottoposta ad una serie di esami per escludere danni di carattere neurologico: compresa la risonanza magnetica.

Che cos’è il tetano?
E’ una malattia causata dal veleno di un batterio, il Clostridium tetani, che si trova soprattutto nel terriccio, nel letame, nell’asfalto e nel tratto digerente di alcuni animali. Il batterio del tetano può sopravvivere per lunghi periodi di tempo in condizioni sfavorevoli poiché si conserva in forma di spora, cioè si circonda di un involucro protettivo molto resistente. Una ferita banale può diventare la sua porta di ingresso nell’organismo; una volta penetrato, il batterio diventa attivo e produce un potente veleno che si fissa sulle terminazioni nervose dei muscoli, bloccandoli in una contrazione continuata. L’infezione, che non può essere trasmessa da persona a persona, è una malattia gravissima, che richiede il ricovero in un centro specializzato e che in molti casi conduce a morte (dal 10 al 50 per cento).

E’ un’infezione molto diffusa?
In Italia si osservano circa un centinaio di casi di tetano l’anno e la maggior parte riguarda persone anziane, soprattutto donne, che non hanno praticato i richiami della vaccinazione. Pur non essendo molto diffuso, spesso i sintomi non vengono riconosciuti in tempo per fornire una cura efficace. Nei Paesi in via di sviluppo l’infezione può ancora colpire i neonati durante il parto per l’uso di strumenti chirurgici infetti, ma nelle società avanzate, come l’Italia, la forma di tetano neonatale è praticamente assente da una ventina di anni.

Quali sono le ferite più rischiose?
Le ferite contaminate da terriccio sono le più temibili. Avolte per infettarsi basta una scheggia, una spina di rosa o di carciofo. Il batterio del tetano sopravvive bene in un ambiente privo di ossigeno, per questo le ferite piccole e chiuse, provocate da un chiodo o da una punta, sono più pericolose delle lacerazioni aperte, come quelle prodotte dal vetro, che si ossigenano subito. Anche il morso di un animale può essere pericoloso, soprattutto quello dei ca ni che annusano di continuo la terra e che spesso ospitano il batterio nel tratto digestivo. In caso di morsicatura la profilassi antitetanica è indispensabile.

I sintomi compaiono subito?
No, la malattia si manifesta da due a dieci giorni dopo l’infezione. All’inizio vengono colpiti i muscoli della masticazione per cui la bocca si storta in uno spasmo involontario e doloroso. In successione si contraggono quelli della nuca, del collo, del tronco e degli arti, fino al blocco dei muscoli della respirazione, che può provocare la morte.

E’ possibile prevenire l’infezione?
Sì, con la vaccinazione antitetanica che viene somministrata in modo obbligatorio a tutti i bambini fino ai 6 anni di vita. La durata della protezione, purtroppo, non è perenne ed è per questo motivo che si raccomanda di fare i richiami per garantire un’immunità duratura.
E’ comunque buona norma lavare ogni ferita, anche modesta, con acqua e sapone e disinfettarla con acqua ossigenata o un altro antibatterico; soprattutto in presenza di lacerazioni irregolari, o provocate da oggetti appuntiti, è necessario valutare quanto tempo è intercorso tra l’ultima dose di vaccino antitetanico e l’incidente.

Quali sono le scadenze dei richiami?
Se l’ultimo richiamo è stato eseguito meno di cinque anni prima dal ferimento, e nel caso in cui il ciclo vaccinale dell’infanzia sia stato completato (tre dosi nel primo anno di vita, una a sei anni e una dopo dieci anni), non è necessaria alcuna altra misura preventiva.
Se invece sono passati più di cinque anni, si dovrebbe consultare il medico di medicina generale o il Pronto soccorso entro 48-72 ore, perché diventa indispensabile valutare la ferita e decidere se fare il richiamo, utilizzando un prodotto che contenga anche la tossina antidifterica.

Se la ferita risulta particolarmente contaminata, spesso diventa indispensabile fare, contemporaneamente, le immunoglobuline.
E’ sempre bene approfittare dei piccoli incidenti per verificare il tempo intercorso dall’ultimo richiamo dell’antitetanica, una raccomandazione importante soprattutto nelle persone al di sopra dei 65 anni nelle quali si verifica la maggior parte dei casi di tetano.

Chi non ricorda di averfatto l’antitetanica, o il richiamo, come si deve comportare?
_ — In alcuni casi di ferimento, può essere opportuno somministrare le immunoglobuline contro il tetano. f Queste ultime sono costituite da anticorpi derivati dal  sangue di un’altra persona in grado di conferire una protezione immediata contro la malattia. Il procedimento di preparazione delle immunoglobuline esclude comunque il pericolo di trasmissione di malattie infettive come l’AIDS o le epatiti virali. I vaccini, d’altra parte, non sono derivati del sangue, ma richiedono più tempo per dare immunità alla persona che si ferisce. L’antitetanica è associata a scarsi effetti collaterali, come modeste reazioni locali nella sede di iniezione e talvolta febbre. Quelli più gravi, come l’infiammazione di al

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