Cancro: un semplice esame del sangue sostituirà la biopsia?

By | 19/03/2017
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Ebbene i ricercatori hanno messo a punto un nuovo test del sangue capace di localizzare il tumore in una determinata zona del corpo, oltre, naturalmente, a rilevarne la presenza. Note come “biopsie liquide”, sono in grado di rilevare nel sangue tracce di DNA rilasciato dalle cellule tumorali, ma non indicano dove risiede il tumore. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Nature Genetics e hanno spiegato di esser riusciti a servirsi del “Dna alterato” per identificare il tessuto attaccato dal cancro.

La lotta al cancro si avvale di una nuova arma che potrebbe rivelarsi a dir poco preziosa per l’avvio di cure mirate e tempestive. Non è fantascienza, sono i risultati di una sperimentazione dell’Università della California di San Diego. Purtroppo la tecnica scoperta ancora non è applicabile nella vita di tutti i giorni, però grazie a successivi studi potrebbe esserlo riducendo così i tempi di diagnosi e offrendo al paziente maggiori aspettative di vita. Test sangue rileva il tumore e dov’è il tumore. “Abbiamo fatto questa scoperta per caso – racconta Zhang – All’inizio stavamo utilizzando l’approccio classico semplicemente per cercare segnali di cellule tumorali e provare a capire da dove venissero”.

Ma abbiamo individuato anche segnali provenienti da altre cellule. E’ stata realizzata una banca dati con i modelli di metilazione (o modificazione epigenetica di una parte del Dna) di 10 diversi tessuti normali (fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue) e sono stati analizzati diversi campioni tumorali e di sangue di pazienti oncologici per ricostruire uno schema di marker genetici per ogni tumore. “Ci siamo così resi conto che se integriamo entrambi i segnali possiamo determinare la presenza di un tumore e il posto in cui sta crescendo”. Il nuovo test potrebbe eliminare in futuro la necessità di diagnosi basate sulla biopsia tradizionale, o asportazione chirurgica del tessuto, tuttavia, conclude Kun, prima di “traslare la ricerca in ambito clinico dobbiamo lavorare con oncologi per perfezionare ulteriormente il metodo”.