Yogurt richiamato perchè contiene pericolosi corpi estranei: marca e lotti

In queste ultime settimane sono giunte diverse segnalazioni riguardanti alimenti contenenti della sostanze che, in realtà, non dovrebbero essere in alcun modo presenti, in quanto nocive per l’uomo. Questa volta è finito sotto la lente d’ingrandimento un brand commercializzato da una nota catena di supermercati, che produce latticini di vario genere. Nello specifico, i controlli sulla qualità hanno riscontrato delle anomalie per quanto concerne degli #yogurt in vasetto, destinati prevalentemente al consumo da parte dei bambini. Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, il #Richiamo sarebbe stato effettuato a causa della presenza di piccoli frammenti di plastica dura, ovviamente pericolosi.

Richiamo yogurt dell’Eurospin

Dopo il pepe con la salmonella e gli antinfiammatori non a norma, adesso è una marca piuttosto diffusa ad essere stata oggetto di richiamo da parte del Ministero della Salute. In data 19 gennaio 2018, infatti, è stato pubblicato un documento nel quale è stato ordinato l’immediato ritiro di uno yogurt [VIDEO] commercializzato dall’Eurospin. Nello specifico, si tratta del marchio Pascoli Italiani, che da anni si occupa della produzione e della distribuzione di prodotti freschi derivanti dal latte come mozzarelle, formaggi stagionati e proprio yogurt.

Nonostante l’azienda punti molto sulla qualità, dai controlli sono emerse tracce di plastica dura, molto probabilmente derivanti dalle confezioni dei prodotti in questione. Inoltre, trattandosi di un alimento indicato prettamente per i bambini, l’allerta è ancora più elevata, vista la potenziale pericolosità della plastica qualora fosse ingerita.

Nella nota del Ministero della Salute, si è specificato di sospendere immediatamente la vendita [VIDEO] dei lotti a rischio.

Yogurt Pascoli Italiani a rischio: cosa fare

Quando si leggono i documenti di richiamo, è bene prestare particolare attenzione ai dettagli, poiché solitamente l’allerta non riguarda un’intera gamma di prodotti, bensì solo particolari lotti. In questo caso, la filiera da controllare è quella dello yogurt intero con confetti di cioccolato, la cui confezione presenta una grammatura da 120 grammi. Inoltre, dei vari gusti presenti sul mercato, sono stati richiamati dal Ministero quelli alla banana e alla fragola. A differenza degli altri casi, dove il #ritiro ha riguardato solo particolari pezzi appartenenti a lotti ben precisi, l’autorità garante della salute ha preferito bloccare la vendita di tutte le confezioni, aumentando così la possibilità che i consumatori possano aver acquistato lo yogurt Pascoli Italiani con la plastica all’interno.

Non ci sono, dunque, numeri di lotti da controllare, né tanto meno date di scadenza da verificare, poiché è sufficiente che si tratti dell’alimento sopra indicato.

In questo caso è importante controllare lo stabilimento in cui è stato prodotto e confezionato il cibo per ragazzi: se è riportata la dicitura ”prodotti da Latte Montagna Alto Adige Soc. Agr. Coop. di Via Innsbruck n.43, 39100 a Bolzano” e ”confezionato da Eurospin Italia”, allora si è in possesso dell’alimento segnalato.

In tal caso, si raccomanda innanzitutto di sospenderne immediatamente il consumo, e poi di contattare direttamente la ditta, per ricevere eventuali delucidazioni su quanto emerso dai controlli qualità e su quelli che potrebbero essere gli effetti sul nostro organismo in caso di ingestione. Solitamente, l’assunzione involontaria di frammenti di plastica non comporta gravi conseguenze, tranne se si tratta di pezzi di grandi dimensioni o ingeriti in quantità elevate. Ad ogni modo, è bene mantenere la calma e contattare un medico per sentire anche il parere di un esperto.

Come regola generale, infine, vale sempre quella di controllare attentamente tutto ciò che viene acquistato prima di consumarlo e, nel caso in cui si dovessero notare anomalie dal punto di vista esteriore o organolettico, contattare subito il servizio consumatori dedicato: solo in questo modo si potranno avere informazioni certe e, se necessario, si procederà al richiamo della partita difettata.

La sicurezza alimentare. L’interesse generale per la salute pubblica ha indotto la commissione europea ed il ministero della salute a emanare norme per garantire elevati standard di sicurezza alimentare, mediante: i controlli integrati nella filiera produttiva, i piani di autocontrollo, il sistema H. A. C. C. P. la traccia abilità per lasciare traccia di ogni passaggio e informare i consumatori, e la rintracciabili da del prodotto.

I controlli integrati nella filiera

In base al regolamento dell’unione europea numero 882 del 2004, ciascuno Stato membro elabora un piano di controllo nazionale pluriennale di integrato riguardante le filiere produttive, è basato sul coordinamento tra le azioni dei vari enti responsabili. I controlli sono finalizzati all’accertamento di conformità o meno alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali.

Il sistema HACCP

Queste norme impongono all’imprenditore di adottare un piano di autocontrollo che riguarda: la progettazione e la pulizia dei locali la manutenzione delle attrezzature e dei macchinari, la preparazione la conservazione dei prodotti alimentari, l’igiene del personale che lo smaltimento dei rifiuti. Sono tenuti a dotarsi di un piano di autocontrollo tutti gli operatori della ristorazione e gli esercizi commerciali che trattano alimenti comprese le farmacie.

La tracciabilità

La tracciabilità dei prodotti alimentari è un insieme di norme che obblighi diversi operatori ad assicurare una corretta e trasparente informazione al consumatore e alle autorità competenti mediante indicazione sulla confezione o l’etichetta del prodotto.

La rintracciabili tra due prodotti

La rintracciabilità è la capacità di ricostruire il processo produttivo di un alimento a ritroso, da valle a monte. Consiste nell’utilizzare le impronte ovvero la documentazione raccolta dei vari operatori coinvolti nel processo di produzione per controllare varie situazioni di pericolo di intervenire rapidamente.

I regolamenti comunitari in materia di sicurezza alimentare scaturiscono tutti da un principio fondamentale: evitare in tutti i modi che siano messi in commercio prodotti per l’alimentazione umana inadeguati o nocivi alla salute. Chi più di ogni altro deve garantire che siano messi in commercio solo alimenti non nocivi per i consumatori sono le imprese che operano nella produzione, distribuzione e vendita di prodotti alimentari.

Queste aziende sono tenute a monitorare tutte le fasi che vanno dalla materia prima alla cessione al consumatore, facendo in modo che gli alimenti rispondano alle disposizioni sulla sicurezza alimentare. Com’è emerso più volte in passato, il mero controllo del prodotto finito non è sufficiente a garantire la sicurezza degli alimenti, da un lato perché al momento in cui si concludono le analisi di laboratorio, di solito l’alimento è già stato consumato, e dall’altro perché è impossibile sottoporre tutti i prodotti circolanti a controlli preventivi. A queste considerazioni si aggiunge il fatto che le analisi di laboratorio sono quasi sempre più costose delle misure preventive che si possono adottare durante le fasi di lavorazione in un’azienda. Consapevoli di questi fattori, le autorità comunitarie hanno stabilito che le aziende che lavorano con alimenti (ad eccezione della produzione agricola primaria) sono tenute a eseguire dei controlli autonomi interni nelle fasi di lavorazione più importanti per la sicurezza degli alimenti, sui prodotti semilavorati e nell’ambiente lavorativo, in base alle regole internazionali dell’HACCP. Questo principio consente di: – prevenire sul nascere eventuali pericoli per la salute, – eliminare le fonti di pericolo esistenti con misure adeguate, – comunque ridurre il rischio per il consumatore a un livello ragionevolmente accettabile. Il responsabile aziendale, quindi, è tenuto a predisporre nella propria struttura produttiva un piano di HACCP adeguato col quale eliminare o tenere sotto controllo ogni eventuale punto critico per la sicurezza degli alimenti. Tale piano va aggiornato e adeguato in loco alla realtà specifica dell’azienda in questione.

Cos’è la microbiologia? La microbiologia è la scienza che studia esseri viventi piccolissimi non visibili ad occhio nudo. Questi esseri viventi si trovano ovunque in natura: nell’uomo, negli animali, nell’aria, nell’acqua, sugli alimenti, ecc.. Alcuni di questi microorganismi, se vengono in contatto con l’uomo possono provocare malattie di varia gravità. 3.2 Quali sono i principali microorganismi? La maggior parte dei microorganismi si divide in una delle seguenti quattro categorie:

– LIEVITI E MUFFE: di norma questi microorganismi non provocano malattie, ma sono responsabili dell’alterazione degli alimenti causando la comparsa di cattivi odori e sapori. In alcuni casi possono essere aggiunti intenzionalmente agli alimenti (p.es. formaggi) per ottenere dei sapori particolari.

– BATTERI: sono i principali responsabili delle malattie trasmesse dagli alimenti. Possono usare gli alimenti come fonte di energia, ma per sopravvivere e moltiplicarsi hanno bisogno di un ambiente idoneo che può essere differente da specie a specie; per ambiente si intende la temperatura, la quantità d’acqua disponibile, la presenza o meno di ossigeno, l’acidità e la presenza di sostanze nutritive. – VIRUS: non crescono e non si sviluppano sugli alimenti, ma gli alimenti possono essere utilizzati per trasferire i virus da persona a persona (norovirus, sapovirus, rotavirus, adenovirus, virus dell’epatite A, virus dell’epatite B). Virus associati agli alimenti possono essere contagiosi, anche una dose minima basta per contagiare una persona. I virus vengono eliminati con una semplice cottura. 3.3 Come fanno i microorganismi a trasmettere malattie attraverso gli alimenti?

– INFEZIONE: Per alcune specie di microorganismi è sufficiente che il virus o il batterio sia presente nell’alimento. Attraverso il cibo essi penetrano nel corpo umano e provocano la malattia. Per ammalarsi nella maggior parte dei casi non basta ingerire un singolo microorganismo, ma un numero minimo (dose infettante) che varia da specie a specie.

– INTOSSICAZIONE: Alcune specie di microorganismi, se riescono a vivere all’interno di un alimento per un tempo sufficiente e in condizioni favorevoli, possono produrre delle sostanze dannose chiamate tossine che se ingerite possono provocare malattie e che possono resistere a temperature di cottura anche molto elevate.ì

Come si manifestano le malattie causate da microorganismi e trasmesse attraverso gli alimenti? Di solito il tempo che passa dal consumo dell’alimento alla comparsa della malattia è abbastanza breve e va da 2 a 36 ore, solo in casi particolari si può arrivare ai 3 giorni. I sintomi principali sono vomito, diarrea, nausea, dolori addominali e febbre. 3.5 Come prevenire queste malattie? Abbiamo già detto che i microorganismi per sopravvivere, ed eventualmente produrre tossine, hanno bisogno di un ambiente adatto. Vedremo ora quali sono le caratteristiche ambientali che, se tenute sotto controllo, contribuiscono a conservare gli alimenti.

BASSE TEMPERATURE La REFRIGERAZIONE intesa come conservazione ad una temperatura tra 0° e +4°C blocca la moltiplicazione e lo sviluppo dei batteri che si trovano sulla superficie o all’interno dell’alimento. I batteri non vengono uccisi, la loro crescita è solo arrestata o rallentata. Pertanto un alimento, seppur contaminato con una piccola carica di microorganismi, potrà non essere un pericolo per la salute, poiché i microrganismi non arriveranno mai a moltiplicarsi fino ad arrivare ad una quantità tale da provocare una malattia e non saranno in condizione di produrre tossine pericolose. Mentre nel frigorifero i batteri si moltiplicano solo lentamente, a temperatura ambiente il numero si moltiplica ca. 20 volte tanto. Per questo motivo, sia le materie prime e anche gli alimenti altamente deperibili o già pronti, se adeguatamente conservati in frigorifero, possono avere una durabilità anche di 3-4 giorni.

La SURGELAZIONE, ovvero la conservazione a temperature inferiori ai -18°C, blocca la vita dei microorganismi e consente una durabilità degli alimenti fino a molti mesi. Per effettuare una corretta surgelazione si devono utilizzare materie prime di ottima qualità. Gli alimenti una volta preparati dovranno essere sottoposti, in tempi molto rapidi, a temperature molto basse. Meglio quindi, se tale operazione viene effettuata per piccole pezzature e piccole quantità e con l’impiego di apposito abbattitore di temperatura. Per non danneggiare l’alimento surgelato e mantenerne le caratteristiche organolettiche, è molto importante che il successivo scongelamento venga effettuato in frigorifero, che l’alimento sia al più presto utilizzato e che non venga più ricongelato.

ALTE TEMPERATURE MANTENIMENTO A CALDO: Poiché le temperature comprese tra i 30° ed i 40°C sono le più favorevoli alla sopravvivenza ed allo sviluppo dei microorganismi pericolosi, è opportuno che un alimento, già preparato in attesa di essere successivamente consumato caldo (es. banco ristorante self service) , sia conservato ad una temperatura non inferiore a +60°/+65°C, impiegando idonei dispositivi (es. sistema a bagnomaria, piastre o lampade riscaldanti). A questa temperatura i batteri non crescono più. I microorganismi di norma vengono distrutti dal calore durante una normale cottura, ma non sempre le temperature elevate riescono a distruggere anche le tossine prodotte dai microorganismi. Alimenti freschi, cotti e mangiati ancora caldi, non dovrebbero presentare un rischio di natura microbiologica. La cottura di un alimento si può considerare adeguata, quando venga raggiunta una temperatura di almeno +75°C, in ogni sua parte e so prattutto nel suo interno (si raccomanda l’uso di termometro a sonda per la verifica). Bisogna fare molta attenzione alla preparazione di alimenti di grossa pezzatura (p.es. carni, pollame) e/o preparati con ingredienti molto pericolosi (p.es. uova fresche, frutti di mare, molluschi). Anche un alimento già cotto, conservato in frigorifero, e successivamente da consumarsi caldo, deve essere riscaldato ad una temperatura di + 70°/+75°C per alcuni minuti. Per alcuni alimenti liquidi, come per esempio latte, uova sgusciate e succhi di frutta, che sarebbero un ambiente ottimo per la crescita dei batteri, la pastorizzazione rappresenta un buon sistema per aumentarne la conservabilità. La pastorizzazione consiste nel portare l’alimento a temperature che variano dai 65° C fino a 80° C, per alcuni minuti nel caso si utilizzino le temperature più basse, per alcuni secondi per le più alte. I vantaggi della PASTORIZZAZIONE consistono nel fatto che il sapore delle sostanze trattate non viene modificato eccessivamente e che la durabilità dei prodotti aumenta da alcuni giorni, come nel caso del latte, fino ad alcuni mesi come nel caso della birra. Una volta trattati i prodotti devono essere immediatamente inseriti in contenitori puliti a chiusura ermetica in modo da evitare la possibilità che entrino nuovamente in contatto con

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