Diabete e glicemia alta, come combatterla e tenerla bassa

By | 04/03/2018
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Non solo diabete 1 e 2. Sono infatti ben cinque i tipi di questa malattia in età adulta, secondo un nuovo studio che appare sulla rivista ‘The Lancet Diabetes and Endocrinology’ a firma di esperti del Lund University Diabetes Centre (Svezia) e dell’Institute for Molecular Medicine (Finlandia).

Circa 420 milioni di persone in tutto il mondo oggi soffrono di diabete, un numero che dovrebbe salire a 629 milioni entro il 2045, secondo la International Diabetes Federation. Attualmente, la malattia è divisa in due sottotipi: l’1, generalmente diagnosticato durante l’infanzia e che rappresenta circa il 10% dei casi, nel quale l’organismo semplicemente non produce insulina, l’ormone che aiuta a regolare i livelli di zucchero nel sangue; nel tipo 2, il corpo non produce invece abbastanza insulina.

Gli scienziati svelano ora una classificazione rivista che potrebbe portare a trattamenti migliori e aiutare i medici a prevedere con maggiore precisione complicanze potenzialmente letali.

I nuovi risultati, dunque, sono coerenti con la crescente tendenza verso la ‘medicina di precisione’, che tiene conto delle differenze tra gli individui nella gestione delle malattie: nello stesso modo in cui un paziente che richiede una trasfusione deve ricevere il giusto tipo di sangue, i sottotipi di diabete necessitano di trattamenti diversi, suggerisce lo studio, che ha anche identificato diversi tipi di microbiomi – l’ecosistema batterico nel nostro tratto digestivo – che possono reagire in modo diverso allo stesso farmaco antidiabete, rendendolo più o meno efficace.

“E’ il primo passo verso una cura personalizzata di questa malattia”, afferma l’autore senior Leif Groop, endocrinologo. La nuova classificazione è infatti un “cambio di paradigma” nel modo in cui la patologia viene gestita.

È noto da tempo che il diabete di tipo 2 è una condizione altamente variabile, ma la classificazione era rimasta invariata per decenni. I ricercatori hanno allora monitorato 14.775 pazienti con diabete di nuova diagnosi di età compresa tra 18 e 97 anni. Isolando e studiando le misurazioni di insulino-resistenza, secrezione di insulina, livelli di zucchero nel sangue, età e insorgenza della malattia, hanno individuato cinque gruppi distinti di malattia: tre forme gravi e due più lievi.

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Questi i nuovi 5 gruppi: nel cluster 1 rientrano i pazienti con insulino-resistenza in cui le cellule non sono in grado di utilizzare l’insulina in modo efficace. Sono persone giovani e in buona salute e corrispondono più o meno ai pazienti con l’attuale tipo 1 di diabete; il cluster 2 è composto da pazienti relativamente giovani, insulino-carenti; il cluster 3 è rappresentato da persone con insulino-resistenza grave, di solito in sovrappeso: il cluster 4 comprende pazienti di mezza età con diabete correlato all’obesità, il 5, infine, riguarda persone con diabete correlato all’età, che sviluppano sintomi molto dopo rispetto alle persone comprese nei precedenti gruppi. Riguarda circa il 40% dei malati.

I dati sono stati confrontati con altri tre studi condotti in Svezia e Finlandia e “i risultati hanno superato le nostre aspettative”, dicono gli autori, confermando quanto osservato. Ora i ricercatori hanno in programma di avviare studi simili in Cina e in India, per dare ancora più forza alla scoperta.

“Premettendo che una nuova classificazione dei tipi di malattia dovrà essere discussa a livello internazionale e poi avallata dall’Organizzazione mondiale della sanità per evitare differenze a livello dei vari Paesi – commenta all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, presidente Società italiana di diabetologia (Sid) e docente di Medicina interna all’Università Magna Graecia di Catanzaro – rivedere quella relativa al diabete sarebbe d’aiuto. Oggi abbiamo infatti a disposizione ben 8-9 classi diverse di farmaci, ma solo 2 tipologie riconosciute di diabete per i quali possono essere indicati. Aumentandole, si potrebbero offrire cure più mirate”.

“Attraverso un confronto con le società scientifiche – spiega ancora Sesti – penso sia il momento opportuno per rivedere la classificazione del diabete affinché ci sia una maggior paragonabilità fra tipo di malattia e relativa terapia: ora abbiano solo 2 ‘categorie’, ma davvero tanti farmaci diversi”. Un’ipotesi, dunque, “che andrebbe incontro all’esigenza che oggi noi specialisti abbiamo di personalizzare il trattamento. Oltre alla 1 e alla 2, infatti, ormai sappiamo che esiste una serie di forme intermedie che possono avere caratteristiche sia dell’una che dell’altra, o, ad esempio, un’origine genetica. Tutte queste forme oggi, grazie alla ricerca che ha fatto grandi passi avanti, hanno terapie specifiche e individualizzate, che però andrebbero inquadrate in una classificazione più precisa. I colleghi scandinavi sono i primi a proporne una, altri avevano provato a introdurre il diabete di tipo 3. Vedremo cosa accadrà nella comunità scientifica mondiale”, conclude.

World Diabetes Day 2017: una classificazione della malattia

In Italia, solo nel 2016, il 5,3% della popolazione (oltre 3 milioni di persone) è risultata essere affetta dal diabete. Una percentuale che si stima sia destinata ad aumentare, se messa a confronto con il trend di diffusione negativo avuto dal 1980 a oggi (37 anni fa solo” il 2,9% della popolazione era affetta dalla malattia).

Una malattia, quella del diabete, cronica che comprende alcune patologie del metabolismo che determinano una condizione di iperglicemia (eccesso di zuccheri nel sangue). Le grandi famiglie del diabete si suddividono in:

  • Diabete di tipo 2;
  • Diabete di tipo 1;
  • Diabete gestazionale;

Il diabete di tipo 2 noto anche come “diabete dell’anziano” o “diabete alimentare” è la tipologia più diffusa che colpisce solitamente gli over 40 che vertono in condizioni di sovrappeso o obesità. Inizialmente asintomatico, il malato, lentamente perde la capacità di equilibrio della glicemia.

Il diabete di tipo1, invece, ha origine autoimmune, ed inibisce la produzione di insulina da parte del fegato, distruggendo le betacellule. La malattia ha, di solito, un’insorgenza in età infantile e comporta un trattamento basato su assunzioni giornaliere di insulina per evitare pericolose condizioni di ipoglicemie ed iperglicemie.

Il diabete gestazionale o diabete gravidico è un tipo di diabete temporaneo legato al periodo della gravidanza nel quale la puerpera non è in grado di controllare i livelli di glicemia nel suo sangue.

Esistono altre forme di diabete, per lo più intermedie fra quello di tipo 1 e quello di tipo 2 ed esiste anche la possibilità di contrarre la sindrome come conseguenza di un’altra malattia o per effetto di un trauma di qualsiasi tipo.

In tutte le tipologie, comunque, una dieta adeguata ed uno stile di vita sano ed equilibrato, permettono di tenere sotto controllo la malattia e condurre una vita assolutamente normale.

Complicanze del diabete: attenzione alla salute degli occhi e della bocca

È importante, inoltre, una volta diagnosticato il diabete, scongiurare il rischio di poter contrarre delle complicazioni come la retinopatia diabetica, l’edema maculare diabetico che possono causare ipovisione o, addirittura, cecità o malattie del cavo orale, come la parodontite.

Necessari, quindi, controlli annuali di screening per poter scongiurare l’insorgenza di ogni complicanza, nonché un’opera di prevenzione quotidiana per allontanare qualsiasi fattore di rischio.

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Il pancreas è una voluminosa ghiandola annessa all’apparato digerente, impari e di tipo misto (esocrino-endocrino), avente forma allungata in senso trasversale ed appiattita in senso sagittale. È situato in posizione mediana, nello spazio retroperitoneale in corrispondenza della regione epigastrica, ed è adiacente alla maggior parte delle principali strutture dell’addome superiore. Rispetto alla colonna vertebrale è collocato all’altezza delle prime due vertebre lombari. Il pancreas è ricoperto da un sottile strato di tessuto connettivo, ma non presenta una capsula tissutale fibrosa. Il connettivo intraghiandolare, in connessione con la guaina più esterna, suddivide il parenchima in porzioni visibili ad occhio nudo, i lobuli. Il parenchima pancreatico è caratterizzato da colorito giallastro e superficie lobulata: ha una lunghezza variabile tra i 12,5 e i 15 cm, un’altezza massima di 4 cm ed uno spessore di 1,5-2 cm. Il suo peso medio, nei soggetti giovani, è tra 70 e 110 g e tende a ridursi con l’avanzare dell’età . Dal punto di vista anatomico, il pancreas, viene suddiviso in tre porzioni, che prendono il nome rispettivamente di testa, corpo e coda del pancreas.

Con il semi- digiuno risvegli il tuo potere naturale Diverse volte nel corso degli ultimi anni e da quando ho intrapreso questo percorso, ho sentito parlare di DIGIUNO parziale o totale, di giorni oppure di un solo giorno; non nego che la cosa mi incuriosiva non poco, l’IGIENISMO, questa corrente nata con La Medicina Naturale di Lezaeta, ma non solo loro, dipingevano l’astinenza da cibo come il modo migliore per risanare CORPO E MENTE, per ristabilire l’omeostasi dell’organismo, alterata dal cibo industriale e manipolato che mangiamo tutti i giorni. Nell’ultimo periodo anche diversi medici consigliano il digiuno come pratica naturale e non invasiva per depurare il corpo.

Spinta da tutti questi input io e Carlo abbiamo deciso di provare, di sperimentare su di noi gli effetti di un semidigiuno (abbiamo deciso cosi per non avere un approccio troppo “rigido” e duro) non doveva infatti diventare una lotta contro noi stessi ma un qualcosa di morbido, un fare qualche piccola rinuncia per il benessere dell’organismo, riteniamo sia importante anche VIVERE BENE la cosa, non come una sofferenza indicibile (se al solo pensiero viene “male” come si usa dire meglio forse non farlo perché diventa controproducente) .

Morale: ogni martedì (questo è il giorno scelto ma ovviamente ognuno è libero di farlo quando preferisce) iniziamo la giornata con un centrifugato di frutta e verdura e poi ci portiamo al lavoro un paio di mele da consumare durante il giorno in caso di attacco di “fame” o di quella voglia di qualcosa (anche in questo caso è più una questione mentale ma comunque giusto assecondare anche la mente che ha bisogno di controllare), beviamo diversa acqua e limone durante la giornata e arriviamo a sera sereni senza alcun problema, certo ogni tanto il pensiero al cibo c’e’ e il fatto di essere in due aiuta in quanto spesso ci scherziamo sopra; durante la giornata ci concediamo un caffè, la sera ci asteniamo dal cibo e la mattina per colazione ci facciamo un altro centrifugato di frutta e verdura (sarebbe meglio prevalentemente di verdura ); a mezzogiorno del mercoledi consumiamo un pasto “normale” insalatona con polpetta di verdure, o un piatto di riso e verdure insomma come ognuno è abituato (certo sarebbe preferibile non ricominciare subito a mangiare cibi pesanti che so patatine fritte o carne) in modo da riabituare ad introdurre alimenti in maniera graduale.

Sembra difficile ? Assicuro che non lo è, ci vuole un minimo di volontà certo come in tutte le cose che si intraprendono ma se si pensa al bene che si fa la corpo il gioco a mio parere “vale sicuramente la candela” . Benefici ? Tantissimi, ve ne elenco alcuni che ho provato direttamente: senso di leggerezza e di benessere, niente patina in bocca o brutto sapore (spesso mangiando la sera poi la mattina la bocca presenta una patina, sono residui di tossine non smaltito del cibo, spesso anche con alito non molto gradevole ), si dorme benissimo, quel sonno pesante e ristoratore (certo gli organi non sono impegnati nella digestione) ci si sveglia benissimo svegli mentalmente e di buon umore, pancia piatta, evacuazione regolare, nessun senso di intorpidimento e di sonnolenza, molta più grinta e voglia di fare !

Dite poco ? La sensazione è bellissima ed è quella di FARSI UN REGALO di mettere il nostro corpo nella condizione di stare in forma (come dovrebbe essere sempre ma a cui non siamo più abituati ahimè), siamo abituati a stare “mediamente male” – la cefalea, il senso di pesantezza, l’intorpidimento mentale sono accettati quasi come inevitabili invece NO!!!! Possiamo stare bene ! E il semidigiuno ne è la dimostrazione! E’ anche una presa di coscienza del nostro POTERE e della nostra responsabilità nel determinare il nostro benessere e la nostra salute ! E vi assicuro che in una società dove siamo abituati a demandare le responsabilità a chiunque pensando di essere vittime (faccio riferimento in questa sede al medico) il fatto di potere incidere sulla nostra salute e di fare stare bene il nostro corpo senza RICORRERE A FARMACI DI ALCUN TIPO (naturali e non) MA SOLO TOGLIENDO IL CIBO è una grande opportunità !!! Provate, ognuno con le proprie possibilità e in base a quello che si sente di fare (va bene anche saltare una cena) non forzatevi se non vi sentite pronti, ma prendete in considerazione questa cosa perché non ha alcun costo, non ha effetti collaterali (unica precauzione per le persone gravemente debilitate o che hanno delle patologie importanti in questo caso è meglio consultare il proprio medico) e vi porta solo del bene! Il vostro corpo e la vostra consapevolezza vi ringrazieranno ! Non sono molto raccomandate queste “pratiche” perché ovviamente NON HANNO COSTI, non alimentano il mercato ! Sta a noi esserne coscienti e sta sempre a noi cercare di metterci nelle migliori condizioni per condurre una vita al massimo delle nostre possibilità !

Il pancreas è un organo dalla forma simile a quella di una pera o di una lingua, situato in profondità nella cavità addominale e lungo circa 15 cm. Si trova all’incirca tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È diviso in tre sezioni: testa (la più grande), corpo e coda (la più sottile). Ma quali funzioni svolge? Il pancreas produce ormoni molto importanti, come l’insulina, indispensabile per regolare il livello degli zuccheri nel sangue. Ma non solo. L’organo assembla anche enzimi che permettono la digestione da parte dell’intestino. Purtroppo, il delicato funzionamento del pancreas può essere messo in discussione da alcune malattie. Tra queste, infiammazioni più o meno gravi (pancreatiti), in grado di danneggiarlo seriamente. E non è finita. Così come tutti gli altri organi del nostro corpo, anche il pancreas potrebbe subire l’attacco di un tumore. La sua testa è la sede colpita con maggior frequenza, anche a causa del suo grande volume. Comunque, circa il 95% di tutte le neoplasie che lo interessano riguarda la componente “esocrina”: la porzione che produce i succhi pancreatici. Il tumore del pancreas colpisce ogni anno in Italia circa 12.200 persone, la maggior parte delle quali tra i 60 e gli 80 anni. È un nemico insidioso, perché in fase precoce non dà sintomi particolari, che possono essere molto vaghi. Segnali chiari compaiono quando ha ormai iniziato a diffondersi agli organi circostanti o ha bloccato i dotti biliari.

Per fortuna, il cancro al pancreas ha un grande nemico: un corretto stile di vita. Cosa vuol dire? Significa seguire comportamenti sani ed equilibrati, da rispettare tutti i giorni. Iniziando da giovani! Quindi, entrando nel dettaglio: mantenersi attivi, praticando con continuità esercizio fisico; mangiare i cibi giusti nelle quantità indicate; non fumare; bere alcol con grande moderazione; osservare le precauzioni sul posto di lavoro, in caso si entri in contatto con sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene; ecc. La ricerca scientifica ha ormai dimostrato che la prevenzione primaria riduce del 30% il rischio di sviluppare qualsiasi tumore. Ma non solo. Ad esempio, avrete ad ogni età un cuore più scattante, polmoni resistenti e un cervello sempre vigile.

Oltre 3 casi di tumore su 10 sono direttamente collegati ad una dieta scorretta. Ovviamente, il cancro del pancreas non fa eccezione. Anche se non è ancora del tutto chiaro come e perché l’alimentazione influisca su questo organo, è stato di recente scoperto un legame con l’obesità. Infatti, una revisione di studi pubblicata dal prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma ha dimostrato una solida relazione fra chili di troppo e malattia. Soprattutto quando il grasso è stratificato sull’addome e sono presenti intolleranza al glucosio, resistenza all’insulina e diabete. Quindi, da cosa si può iniziare? Innanzitutto, attenzione agli alimenti altamente calorici, ricchi di proteine di origine animale, grassi e carboidrati raffinati. Limitate il consumo di bibite zuccherate, carni rosse e insaccati. Questi ultimi sono ricchi di nitriti e nitrati, che facilitano la comparsa di alcuni tumori, come quello dello stomaco. A volte gli alimenti non sarebbero dannosi in sé, ma possono essere contaminati da sostanze come le aflatossine, liberate da alcune muffe del mais o contenute in altre granaglie e legumi mal conservati. Via libera invece a frutta e verdura, che si devono mangiare in abbondanza, durante i pasti o come spuntino nel corso della giornata. La dieta migliore è quella mediterranea, che prevede un regolare consumo di verdure, frutta, pesce – soprattutto azzurro –, carboidrati, olio di oliva, cereali e legumi.

Ogni anno, in tutto il mondo, sei amputazioni su dieci sono causate dal diabete. Da una complicanza di questo disturbo metabolico, meglio conosciuta come “piede diabetico”. Una problematica, invalidante e difficile da gestire, che in alcuni centri del nostro paese, pur causando circa 12mila amputazioni l’anno, viene affrontata con tecniche all’avanguardia.

Tanto che proprio un medico italiano, Luca Dalla Paola è stato recentemente premiato con il “Paul Brand award”, un riconoscimento intemazionale, conferito a chi maggiormente si è contraddistinto nel salvataggio d’arto per i pazienti diabetici. «Il piede diabetico è una sindrome caratterizzata da lesioni e ulcere che nel corso della loro evoluzione tendono a infettarsi fino a raggiungere le articolazioni e le ossa», spiega Dalla Paola, responsabile dell’Unità operativa del trattamento piede diabetico dell’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma e di Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna).

«Le problematiche – continua – sono legate al deficitcircolatorio e all’alterazione biomeccanica, in pratica la deformità del piede, secondaria alla neuropatia periferica su cui poi si innesca un evento ulcerativo e infettivo che porta alla progressione della malattia e al rischio non solo di amputazione, ma anche di morte legata a un quadro infettivo che tende a espandersi in tutto l’organismo». Si stima che il 6,2% della popolazione italiana sia affetto da diabete mellito, di questi, circa il 15% svilupperà ulcere nel piede. Ma è proprio il nostro Paese a distinguersi per la capacità di limitare il più possibile le amputazioni.

«Negli ultimi vent’anni – spiega Dalla Paola – c’è stato un miglioramento delle conoscenze che ha permesso di aumentare gli arti salvati, questo grazie al controllo della componente infettiva, della chirurgia routinaria e delle tecniche di rivascolarizzazione». Per ridurre l’infezione la chirurgia è l’arma più efficace. Un po’ come avviene in oncologia. L’atteggiamento chirurgico mira alla conservazione dell’arto. L’équipe coordinata da Dalla Paola è arrivata al 90-95% di successo.

Il centro italiano d’eccellenza è il Maria Cecilia Hospital di Cotignola e, di recente, anche l’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma, dove è stato aperto un ambulatorio specializzato. «Il nostro approccio al trattamento di questa patologia è chirurgico e multidisciplinare», spiega Dalla Paola. La svolta al trattamento di questa complicanza si deve certamente al miglioramento delle tecniche chirurgiche e ricostruttive, che consentono di eliminare i tessuti danneggiati e ricostruirli con tessuti ingegnerizzati, e che permettono un’eccellente rivascolarizzazione, grazie all’uso di cateteri e stent. Progressi significativi sono stati fatti anche sul fronte della prevenzione.

«Oggi riusciamo a individuare sempre più tempestivamente – spiega Dalla Paola – i soggetti che presentano un quadro di neuropatia e vasculopatia. In questo modo, con l’aiuto di tecnici ortopedici e podologi si possono intraprende percorsi di prevenzione specifici, che prevedono ad esempio di plantari e calzature particolari, che consentono di ridurre l’ulcerazione e quindi il rischio di amputazione dell’arto».

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Glicemia alta. Le organizzazioni internazionali sono costrette ad aggiornare continuamente i numeri di una epidemia: obesità, diabete e glicemia alta.

L’obesità è alla base dei meccanismi eziopatogenetici che conducono al diabete di tipo 2 e alle patologie cardiovascolari. Questo ci spiega perché l’International diabetes federation nel suo Atlas del 2015 stima che nel mondo vi siano attualmente 415 milioni di diabetici che cresceranno a diventare nel 2040 circa 642 milioni: ogni cinque secondi una persona muore di diabete, ben 5 milioni di morti all’anno.

Questa situazione rende impellente la necessità di un’efficace opera di prevenzione. In quest’ottica la dieta, assieme all’esercizio fisico, rappresenta uno strumento essenziale; ma l’intervento alimentare non è mai semplice da attuare, anche per le di coltà da parte del paziente di aderire alle diete raccomandate, e spesso ha dato risultati non soddisfacenti.

Mario Pianesi ha creato le 5 diete MaPi che hanno una serie di caratteristiche interessanti: dalla qualità delle materie prime contraddistinte dall’etichetta trasparente pianesiana, sino alla loro composizione che, attraverso l’uso prevalente di alimenti integrali (principalmente cereali, verdure e legumi), garantisce un apporto di fibre, per qualità e quantità, unico nel panorama mondiale.

La sperimentazione dell’efficacia della dieta Ma-Pi 2 in un rigoroso studio clinico controllato e randomizzato, è stato condotto su 56 pazienti diabetici di tipo 2, comparando l’effetto della dieta pianesiana con quella costruita sulle linee guida delle principali società scienti che internazionali di diabetologia. Al termine dei 21 giorni di studio si è osservata una riduzione maggiore e statisticamente signicativa nella glicemia a digiuno, in quella post-prandiale e nell’emoglobina glicosilata nei pazienti che avevano seguito la dieta Ma-Pi 2, rispetto a coloro che avevano seguito la dieta di controllo. Analoghi risultati anche sulla riduzione dell’indice di insulino-resistenza (Homa-Ir), del colesterolo totale, del colesterolo Ldl, del rapporto Ldl/Hdl, del peso e della circonferenza vita e fianchi.

Nello studio Madiab sono state considerate anche altre variabili di interesse quali quelle relative ad alcuni markers infiammatori come l’interleuchina 6 (Il-6), il Tnf-alfa e la proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs- Crp) e l’Insulin like growth factor 1 (Igf-1). I risultati hanno evidenziato che la dieta Ma-Pi 2 si è dimostrata e cace nel ridurre anche questi importanti indicatori clinici.

I risultati dello studio Madiab sono stati confermati anche nel follow-up dei sei mesi successivi, quando i pazienti hanno proseguito il trattamento dietetico una volta rientrati nelle loro abitazioni.

Un secondo studio, con un disegno cross-over comparava l’effetto della dieta Ma-Pi 2 con quello della dieta raccomandata dalle società scientifiche, in pazienti affetti da ipoglicemia reattiva (una condizione di pre-diabete), valutati mediante monitoraggio continuo della glicemia. Si è trattato di uno studio di cruciale importanza in chiave preventiva della patologia diabetica. I risultati hanno mostrato l’efficacia della dieta Ma-Pi 2 nel ridurre, in modo significativamente superiore rispetto alla dieta di controllo, gli episodi ipoglicemici e nel migliorare la stabilità glicemica. Questi dati confermano un ruolo estremamente positivo della dieta pianesiana Ma-Pi 2 nel trattamento del soggetto diabetico, ma anche di quello prediabetico e, quindi, nella prevenzione della malattia.

Che cos’è il macrobiotico e come sconfigge il diabete
Lo stile di vita macrobiotico nasce dalle filosofie orientali. Vivere macrobiotico significa mantenere in costante equilibrio lo yin e lo yang, le due forze fondamentali dell’universo. È un concetto tipico delle filosofie tradizionali cinesi, come il taoismo e il confucianesimo. L’alimentazione è solo una parte di questo stile di vita completo.

Sul fronte del cibo, si effettua una divisione in due gruppi. Lo Yin rappresenta gli alimenti alcalini: frutta, tè, etc. Lo Yang, invece, è l’acido: sale, carne, pesce. C’è un’altra categoria di prodotti che si colloca al “centro” di questa suddivisione. Sono i cosiddetti cibi bilanciati: cereali, legumi e semi oleosi. Ed è soprattutto su di essi che si basa la dieta Ma-Pi 2. Di solito vengono presentati, nello stesso piatto, cereali, verdure e legumi integrali.

 

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