Cancro: quali alimenti da evitare a tavola

By | 05/03/2018
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Esiste una correlazione tra cibo e cancro? Purtroppo sì. Ormai sono molteplici gli studi mondiali, anche i più recenti, che evidenziano tre punti fermi in materia.

Gli alimenti più dannosi

L’alimento più pericoloso è lo zucchero bianco“. Il secondo “gli insaccati, soprattutto il prosciutto cotto“. Il terzo “le carni rosse”. Ed a seguire il resto, “viene a seguire”.

È quanto evidenziato su un giornale nazionale da Franco Berrino, epidemiologo, dal 1975 allo IEO di Milano ed autore di studi internazionali di grandissima rilevanza sulla prevenzione del cancro attraverso il cibo.

Dunque, cosa dobbiamo mangiare davvero oggi, se vogliamo un’alimentazione sana?

“Nulla di morto. E dunque cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Variando moltissimo tra questi, perché ogni alimento ha la sua specificità nutritiva”, ha rilevato Berrino, che ha suggerito un’altra prassi preventiva: il digiuno.

“Che si può praticare in varie modalità. Per 16-18 ore, cioè saltando la cena. Per 24 ore. Per 36. O per 2/3 giorni non consecutivi alla settimana. Il cosiddetto digiuno intermittente”.

Insomma, ancora una volta, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la prova che al di là dei fattori genetici, una dieta sana ed equilibrata a breve e soprattutto a lungo termine può portare effetti benefici per la nostra salute e ridurre notevolmente il rischio di malattie anche gravi.

ALCUNE CONSIDERAZIONI GENERALI SULLA FORMAZIONE DEL TUMORE Per capire come le affermazioni che faremo circa il beneficio o il danno di determinati alimenti o molecole ivi contenute si basano su fondamenti scientifici e non solo su illazioni arbitrarie, ritengo utile riassumere per sommi capi alcuni meccanismi coinvolti nella formazione del tumore. Conoscenze senz’altro ancora incomplete e sempre in divenire, le quali però, associate a una conoscenza delle sostanze in questione, ci forniscono delle ragioni e rafforzano le motivazioni a modificare alcuni comportamenti. Rimane inteso che questo paragrafo può essere ritenuto interessante o meno, nel qual caso è del tutto lecito passare oltre. Le implicazioni pratiche saranno facilmente messe in evidenza per chi preferisce badare al sodo. Si dice oggi, è la visione più di moda, che il tumore è una malattia genetica, ovvero che l’inizio del processo va collocato nella struttura del DNA.

Ognuno dei nostri caratteri, in definitiva ognuna delle nostre proteine che costituiscono una qualità personale esclusiva, ha il suo codice, il suo stampo, in una parte del DNA che si chiama gene. Esistono geni, detti Oncogeni che producono proteine capaci di stimolare la crescita cellulare, più comunemente identificabili come coppie complementari detti Recettore e Fattore di crescita. Il primo è una specie di serratura collocata sulla superficie della cellula, il secondo una sorta di chiave che arriva da altri settori dell’organismo. La loro unione innesca un meccanismo di segnali che in diversi passaggi tra membrana, citoplasma e nucleo cellulare stimolano il processo mitotico, la duplicazione delle cellule. Una mutazione di questi geni può incrementare la crescita di cellule anomale fuori da ogni controllo. Esistono altri geni, detti Antioncogeni che hanno un’azione inibente il tumore.

Il più importante è la p53. La sua azione consiste nel passare in rassegna il genoma cellulare e, qualora si rilevi un danno non riparato, innescare il meccanismo di apoptosi, la giusta morte cellulare. Una mutazione del gene della p53 rende incapaci di attuare questo controllo. Su queste basi e nel campo dell’argomento alimentazione si è sviluppata oggi una scienza che studia il legame tra geni, nutrizione e cancro. Si chiama Nutrigenomica. L’apporto alimentare deve fornire energia perché i meccanismi cellulari funzionino (zuccheri, grassi, in presenza dell’ossigeno che respiriamo), e anche materiale per la costruzione delle strutture e dei sistemi cellulari (proteine). Ma vi sono anche altre funzioni. Le sostanze alimentari possono agire direttamente sui meccanismi di riparazione del DNA, sui meccanismi di differenziazione cellulare, sullo stato di reattività o inattivazione dei geni, sulla duplicazione del DNA e infine sulla produzione di carcinogeni interni e sulla loro detossificazione.

Quando intervengono ad esempio delle mutazioni l’organismo umano è capace quasi sempre di riparare il danno, tramite i cosiddetti sistemi di riparazione. Se così non fosse l’evento tumore, o in altri contesti l’evento malformazione, sarebbero estremamente frequenti. Basta considerare questi dati numericamente impressionanti: ogni giorno nascono e muoiono nel nostro corpo 70 milioni di cellule; nel corso della vita avvengono 1016 divisioni cellulari. L’organismo è costituito da un milioni di miliardi di cellule, ripartite in 200 tipi, con un DNA dotato di 3 miliardi di basi azotate su cui sono scritti i nostri 30.000 geni; un nodulo tumorale di 1 cm di diametro comprende già un miliardo di cellule; si stima che avvengano ogni giorno più di 10.000 mutazioni cellulari, che l’organismo deve riparare per rimanere sano; ogni giorno si verificano più di 10.000 mutazioni del DNA di ogni cellula dell’organismo. Riguardo al fenomeno delle mutazioni va considerato un fattore di cui molto si parla e non a torto, quello dei cosiddetti radicali liberi. Si tratta di molecole prodotte dal metabolismo cellulare (fenomeno di per sé normale), capaci però di interagire con le basi del DNA inattivandole. Un loro eccesso contribuisce dunque ad aumentare la probabilità di una mutazione genica.

Sono ad esempio: perossido di idrogeno radicali idrossilici derivati dell’azoto, come ossido nitrico e perossinitrito Esistono però veri e propri sistemi di riparazione del DNA; sappiamo ad esempio che la malnutrizione diminuisce la capacità di riparazione del DNA, mentre al contrario alcuni frutti e alcuni oligoelementi aumentano questa capacità. L’organismo è per natura dotato di una efficace strategia difensiva specifica proprio verso i radicali liberi: un sistema antiossidante che controlla e corregge permanentemente il danno ossidativo. Sostanze antiossidanti sono la vitamina C, la vitamina E, il licopene, carotenoidi, polifenoli, composti agliacei, solo per citare degli esempi. Esistono anche oligoelementi che hanno un effetto antiossidativo diretto: ad esempio cromo, selenio, manganese. Altri oligoelementi hanno contribuiscono allo stesso scopo in maniera indiretta, come il cromo e il magnesio. Il cromo migliora la sensibilità all’insulina, il magnesio combatte l’effetto pro-cancerogeno dell’infiammazione. Vedremo che la cosa consigliabile è l’uso alimentare di diversi fitocomposti in modo da beneficiare delle loro diverse proprietà antiossidanti. Esistono inoltre sistemi che impediscono l’attivazione di geni potenzialmente pericolosi, quali sono gli oncogeni. Questo fenomeno dipende da due sistemi enzimatici antagonisti: Istone-acetiltransferasi (HAT): reprimono il gene Istone-deacetilasi (HDAC): attivano il gene. Ancora solo per citare degli esempi in campo nutrizionale, alcuni prodotti sono capaci di inibire HDAC, e quindi sono protettivi sulla cancerogenesi; tali sono ad esempio: Butirrato, prodotto nell’intestino dalla fermentazione di alcuni polisaccardidi Diallil disulfuro, contenuto nell’aglio Sulforafano, contenuto nelle crucifere, broccoli in particolare. Rimane il fatto che differenziazione e moltiplicazione cellulare sono, già dai primi momenti della vita embrionale, due elementi polari, vale a dire che i meccanismi di differenziazione tendono a diminuire la capacità di moltiplicazione cellulare.

Esistono sostanze pro-differenzianti, capaci cioè di influire positivamente sulla differenziazione e quindi essere preventivi sulla cancerogenesi, tali sono ad esempio: Derivati dell’acido retinoico (contenuti ad esempio nelle carote) Acidi grassi poli-insaturi (olio di pesce) Vi sono al contrario sostanze assunte coi cibi o prodotte all’interno dell’organismo che risultano vere tossine cancerogene. Gli enzimi correlati alla produzione di queste sostanze si chiamano enzimi di fase I. Questi sono geneticamente determinati, i più importanti sono: Citocromo p450 Perossidasi Transferasi Un certo particolare assetto di questi enzimi, di per sé dotati di compito detossicante, sembra decisivo a determinare il danno oncologico da tabacco, idrocarburi policiclici, aflatossine ad esempio. Ma anche qui la natura mette a disposizioni vere e proprie sostanze detossificanti. Alcuni alimenti, come pompelmo, aglio o vino rosso sono capaci di inibire questi enzimi di fase I e quindi diminuire il rischio di tumore. Esistono già nel nostro corredo enzimi che detossificano i prodotti cancerogeni e permettono di eliminarli: sono gli enzimi di fase II. Il più rappresentativo è la glutatione-S-reduttasi, capace di detossificare la maggior parte dei cancerogeni. E per dar man forte la natura ha anche qui messo il suo tocco benefico. Sono capaci ad esempio di stimolare questi sistemi gli isotiocianati presenti nei cavolini di Bruxelles e nei cavoli rossi, più che nei broccoli o cavoli bianchi. Un ultimo aspetto, ma non certo ultimo per importanza è il capitolo del rapporto ciboimmunità. L’enfasi attuale sugli aspetti genetici non deve rischiare di farci dimenticare che il ruolo delle difese immunitarie circa la prevenzione e la genesi tumorale è un fattore fondamentale. Oltre agli aspetti di induzione diretta da parte del cibo di alterazioni /mutazioni genetiche cellulari, va considerato il potenziale influsso di alimenti e contaminanti sul sistema di difesa che l’organismo mette in campo prima e in corso di cancerogenesi. Il libro “Immunità, cibo e cervello”, di Francesco Bottaccioli e Antonia Carosella (Tecniche Nuove, 2009), così come i testi dello stesso autore di Psiconeuro-endocrino-immunologia (PNEI) contengono molte interessanti spiegazioni e utili indicazioni al riguardo. Citiamo alcuni punti importanti. È probabile che la contaminazione batterica o fungina del cibo costituisca un fattore di sregolazione immunitaria. Uno studio francese del 2005 ha messo in guardia verso l’esposizione a elevati carichi di micotossine, in particolare aflatossine, proprio gruppi di popolazione come bambini, anziani ma anche vegani e macrobiotici. Il supplemento di iodio al sale marino, deciso in modo indiscriminato per correggere il gozzo endemico è senz’altro risultato utile a questo riguardo. Studi di popolazione in Grecia, ma anche in India e altri paesi asiatici, avrebbero però indicato un’incidenza di tiroidite autoimmune divenuta tripla. Va detto che nell’ambito dell’inquinamento chimico esistono sostanze che vengono chiamate interferenti endocrini (endocrine disrupters). Citiamo il bisfenolo A (BPA), gli ftalati, il paraben, il policlorobifenile (PCB), la diossina, pesticidi, erbicidi e biocidi in genere, metalli pesanti. Alcuni sono direttamente implicati in un’azione di disturbo diretta al sistema immunitario. Proprio uno dei più diffusi erbicidi, l’atrazina, sarebbe protagonista di questa azione lesiva.

Tutti sanno che la dieta mediterranea è un’ottima alleata della nostra salute, questa dieta molto equilibrata riesce a prevenire ed in alcuni casi curare moltissime patologie che subisce il nostro organismo.Da una formidabile ricerca condotta dall’università olandese Maastricht è stato scoperto gli effetti benefici della dieta mediterranea nelle forme più aggressive di cancro al seno.Si è trattato di una ricerca immensa nella quale sono stati studiate per oltre vent’anni 62.000 donne, questa ricerca ha evidenziato che seguire una corretta alimentazione fa calare del 40% la possibilità di imbattersi ad una forma grave di cancro al seno.

MANGIARE BENE PREVIENE L’uomo, in quanto essere vivente, è portato a ricercare il cibo come fonte di sostentamento, ma a differenza degli altri animali l’uomo ha imparato a cucinare, inventando le pietanze. Non solo, ma ha saputo tramandare quest’arte, come si tramanda una lingua o un dialetto. L’alimentazione oggi non è più legata al solo bisogno di nutrirsi, ma è diventata parte integrante del nostro stile di vita. La tavola, più che un mezzo, si è trasformata nel fine stesso delle relazioni sociali. Intorno ad un tavolo si parla, si discute e si litiga, si festeggia la nascita e si commemora la morte, si stabiliscono dei rapporti. Oggi però, le conseguenze di un’alimentazione errata si sono rovesciate rispetto al passato. Infatti le malattie da eccesso alimentare hanno sostituito quelle da carenza. In tutto il mondo, ed anche in Italia, si evidenzia una maggior incidenza di obesità in età infantile, e sono aumentate malattie come l’aterosclerosi, il diabete e l’ipertensione, ma soprattutto il cancro. Una nutrizione equilibrata e sicura rappresenta uno degli strumenti più importanti ed efficaci nel raggiungimento della salute. Gli scienziati consigliano, come modello dietetico ideale, quello tipico delle abitudini alimentari del nostro Paese all’inizio degli anni Cinquanta, proprio perché un’alimentazione parca aveva un maggior effetto protettivo sulla salute. Questa piccola guida vuole educare ad un’alimentazione povera di calorie ma ricca dei nutrienti essenziali per difenderci dalle malattie tipiche della nostra epoca, con particolare attenzione ai tumori. Inoltre, vuole suggerire alcune ricette locali che associano al gusto e alla buona cucina gli ingredienti ricchi di sostanze anti-tumorali, e quindi preventivi.

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