Nuovo farmaco per il colesterolo ‘evolocumab’ aiuta ridurne i rischi: Come funzionano

By | 20/03/2017
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In arrivo nuovissimi farmaci per combattere il colesterolo cattivo di conseguenza prevenire il rischio di infarto ed ictus.Da qui gli scienziati hanno realizzato delle molecole in grado di contrastarne la funzione per aumentare la disponibilità di questi recettori che catturano il colesterolo.Queste molecole sono l’evolocumab (sviluppato da Amgen) e l’alirocumab (sviluppato da Sanofi Regeneron).

Spiega ancora La Stampa:

Numerosi studi pubblicati in questi ultimi anni – effettuati in particolare in persone affette da ipercolesterolemia familiare – hanno dimostrato che attraverso questi trattamenti è possibile ridurre in maniera drastica i livelli di colesterolo. Riduzioni mai registrate prima con le sole statine. Attraverso questo approccio, inoltre, all’abbassamento del colesterolo corrisponde una riduzione del rischio di infarti del 27% e di ictus del 21%.

Al centro della ricerca un anticorpo monoclonale interamente umano, capostipite di una nuova classe di farmaci, in grado di ‘ingannare’ il meccanismo alterato alleato del colesterolo Ldl. “Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare che la riduzione del colesterolo Ldl attraverso l’inibizione del Pcsk9 risulta in un beneficio cardiovascolare clinicamente significativo”, sottolinea Marc S. Sabatine, docente di Medicina della Harvard Medical School di Boston e chairman del Timi Study Group. “Questi benefici sono stati possibili portando il colesterolo Ldl fino a una mediana di 30 mg/dL, dunque molto al di sotto degli attuali target. E più i pazienti restavano in trattamento, maggiore era la riduzione del rischio. Risultati che supportano la necessità di una riduzione del colesterolo Ldl molto consistente e a lungo termine in pazienti con malattia cardiovascolare”.

Il trial era randomizzato in doppio cieco verso placebo, disegnato per valutare se l’anticorpo monoclonale in confronto al placebo (entrambi in aggiunta a una terapia con statine) riducesse gli eventi cardiovascolari. Ebbene, la ricerca condotta in 1.200 centri in tutto il mondo ha dato risultati positivi. Non solo: aggiunto alla terapia statinica, il farmaco intelligente ha ridotto il colesterolo cattivo da una mediana di 92 a 30 mg/dL, in pratica una riduzione del 59% alla settimana 48, mantenuta per il resto del tempo dello studio.

“Ci troviamo di fronte a una rivoluzione per i pazienti ad alto rischio – afferma Sean E. Harper, Executive Vice President of R&D di Amgen – Sebbene fossero pazienti trattati al meglio con le ultime terapie, erano ancora a rischio di andare incontro a un nuovo evento cardiovascolare. E’ strabiliante osservare un impatto così significativo considerando che la popolazione è stata seguita per due anni”. Sotto il profilo della sicurezza non sono stati rilevati nuovi segnali da questo studio, concludono i ricercatori. Evolocumab è attualmente autorizzato in oltre 40 Paesi e ha ottenuto l’approvazione dall’Agenzia italiana del farmaco in regime di rimborsabilità.

Rischio cardiovascolare Le malattie cardiovascolari comprendono una serie di patologie gravi e diffuse (le più frequenti sono infarto miocardico e ictus cerebrale), rappresentanti la prima causa di morte nel mondo occidentale. In Italia provocano oltre il 40% di tutti i decessi e hanno anche un notevole impatto in termini di disabilità, risultando responsabili di circa un sesto dei DALYs (Disability Adjusted Life Years), indicatore che misura il carico complessivo di malattia nella popolazione.

I fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari sono numerosi: ipertensione arteriosa, fumo di tabacco, ipercolesterolemia, diabete, sovrappeso/obesità, sedentarietà, dieta. Riguardo all’alimentazione va sottolineato che diverse sue componenti influiscono sul rischio cardiovascolare (in modo positivo: consumo di frutta, verdura e pesce; in modo negativo: eccessivo contenuto di sale, grassi saturi, idrogenati, ecc). Oltre agli stili di vita, rivestono un ruolo rilevante nella genesi delle malattie cardiovascolari altri fattori come depressione, basso livello socioeconomico, condizioni di stress cronico legate a marginalità e isolamento sociale. Per contrastare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari è importante adottare un approccio integrato, di popolazione e individuale: – le strategie di popolazione sono rivolte a spostare in senso favorevole la distribuzione dei fattori di rischio nell’intera comunità. Queste possono concretizzarsi in modifiche legislative e amministrative (prescrizioni, divieti, tassazione, pianificazione, ecc) che incidano sui comportamenti e sulle condizioni a rischio, oppure in iniziative informative e promozionali (campagne di educazione sanitaria, attività di advocacy, ecc) che aumentino la consapevolezza nei diversi portatori di interesse; – l’approccio individuale è invece volto a identificare le persone a maggior rischio, in modo da consentire interventi mirati nei loro confronti. In questa prospettiva è importante valutare, più che la presenza di singoli fattori, il rischio complessivo che deriva dalla loro combinazione e interazione. Il sistema di sorveglianza PASSI monitora molti di questi fattori, nonché le pratiche adottate per contrastarli, consentendo di valutare le associazioni tra le diverse condizioni. In questa sezione viene descritta la situazione relativa a ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e diabete, nonché all’utilizzo da parte dei medici della carta e del punteggio individuale per calcolare il rischio cardiovascolare dei propri assistiti. Viene infine presentato in forma sintetica il quadro complessivo dei fattori di rischio cardiovascolari rilevati da PASSI.

Ipercolesterolemia

L’ipercolesterolemia, così come l’ipertensione, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le cardiopatie ischemiche e le malattie cerebrovascolari sulle quali è possibile intervenire con efficacia. L’eccesso di rischio dovuto all’ipercolesterolemia aumenta in presenza di altri fattori, quali ad esempio fumo e la già citata ipertensione. Si stima che una riduzione del 10% della colesterolemia totale possa ridurre la probabilità di morte per una patologia cardiovascolare del 20% e che un abbassamento del 25% dimezzi il rischio di infarto acuto del miocardio. E’ possibile intervenire per ridurre la colesterolemia anche solo attraverso un differente e più corretto regime alimentare con una dieta a basso contenuto di grassi di origine animale, povera di sodio e ricca di fibre (verdura, frutta, legumi).

Quante persone hanno effettuato almeno una volta nella vita la misurazione del colesterolo? • In Sardegna, il 77% degli intervistati ha riferito di aver effettuato almeno una volta nella vita la misurazione della colesterolemia: – il 54% nel corso dell’ultimo anno – il 12% tra 1 e 2 anni precedenti l’intervista – il 10% da oltre 2 anni. Il 23% non ricorda o non ha mai effettuato la misurazione della colesterolemia. • La misurazione del colesterolo è più frequente: – al crescere dell’età (dal 57% della fascia 18-34 anni al 90% di quella 50- 69 anni) – negli uomini – nelle persone con un alto livello di istruzione • Analizzando, separatamente per genere, attraverso un’analisi multivariata, tutte queste caratteristiche insieme, le variabili che rimangono associate in maniera statisticamente significativa alla misura della colesterolemia sono: – per gli uomini: le classi di età ed il livello di istruzione più alto; – per le donne: le classi di età e i livelli di istruzione.