L’ad di Equitalia: “Ventuno milioni di italiani hanno debiti da pagare”

By | 07/04/2017
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“Ci sono circa 21 milioni di contribuenti che risultano avere debiti a vario titolo” con gli “oltre 8mila enti creditori” per cui esercita la riscossione Equitalia. A rivelarlo è l’ad della società pubblica di riscossione Ernesto Maria Ruffini in un’audizione in commissione Finanze alla Camera sottolineando che “il 53% ha accumulato pendenze che non superano i mille euro”.

Dal primo ottobre a oggi, gli incassi a favore dell’erario sono sensibilmente aumentati: nel periodo 2000-2005 le società concessionarie private avevano incassato in media ogni anno circa 2,9 miliardi di euro; con Equitalia la cifra è salita a 7,8 miliardi di euro. Nel 2016 la riscossione è, peraltro, aumentata ulteriormente, superando gli 8,7 miliardi di euro, con un incremento, in termini percentuali rispetto al 2015, del 6,17 per cento”.

Il risultato complessivo di riscossione nel biennio 2015-2016 si è attestato in quasi 17 miliardi di euro (16.996,2 milioni di euro) rispetto al risultato consuntivato nel biennio precedente (2013-2014) di circa 14,5 miliardi di euro (14.544,7 milioni di euro) con una differenza positiva di circa 2,5 miliardi di euro (+16,85%).

Ruffini parla di un “magazzino”, cioè i carichi residui da riscuotere affidati a Equitalia dal 2000 al 2016, che “ammonta a 817 miliardi di euro” ma “la quota su cui azioni di recupero potranno ragionevolmente avere più efficacia si ferma a 51,9 miliardi”. Una cifra che “oltre il 43% è difficilmente recuperabile”, ammette l’ad. Ci sono infatti “147,4 miliardi dovuti da soggetti falliti, 85 da persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti”. Per altri “30,4 miliardi la riscossione è sospesa per i provvedimenti di autotutela emessi da enti creditori o sentenze dell’autorità giudiziaria”, ha proseguito poi Ruffini. Restano così 459,2 miliardi di cui “oltre il 75%, 384,4 miliardi, si riferisce a contribuenti” rispetto ai quali Equitalia “ha già tentato invano in questi anni azioni di riscossione”. Altri 26,2 miliardi sono pagati a rate e “l’effettivo magazzino residuo su cui agire si riduce a 84,6 miliardi di cui circa 32,7 riferiti a posizioni non lavorabili per effetto delle norme a favore dei contribuenti”.

 

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