Pomezia, la nube si muove L’Arpa: “Non è tossica” Il pm: “Bruciato amianto”

By | 07/05/2017
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La nube nera lambisce la Capitale. La coltre di fumo, sprigionata dall’incendio di venerdì mattina all’ Eco X di Pomezia nelle prossime 24-48 ore potrebbe avvolgere i cieli di Roma. Saranno le condizioni meteo a decidere le variazioni. Il vento che venerdì soffiava verso i Castelli Romani ora ha cambiato direzione e punta sulla direttrice Roma. E c’è preoccupazione per quello che potrà trasportare.
I PRELIEVIL’Arpa rassicura. Anche se si avverte un odore acre, la qualità dell’aria sarebbe comunque entro i limiti di legge. La società regionale ha anche fatto che sapere che servirà ancora qualche giorno per avere dei dati sicuri sul potenziale inquinamento dell’area. Nel capannone bruciato a Pomezia, stando a quanto si apprende da fonti investigative, l’eternit c’era. Alcuni pannelli in amianto sono stati trovati nella struttura andata in fiamme e una nota è stata inviata alla Procura di Velletri. Il fascicolo d’inchiesta, aperto dal procuratore Francesco Petri potrebbe presto passare dall’ipotesi di «rogo colposo» a quella di «disastro ambientale». La nube nera che si è sprigionata dopo l’incendio di venerdì mattina alla Eco X, l’azienda di smaltimento rifiuti su via della Pontina Vecchia, adesso potrebbe fare ancora più paura.
IL SOPRALLUOGO
La presenza di coperture in eternit, oltre al cemento, non lascia dubbi. «L’amianto ci potrebbe essere e non possiamo escluderlo», ha sottolineato anche il comandante dei vigili del fuoco di Roma e provincia, Marco Ghimenti, che nella tarda mattinata di ieri ha effettuato un sopralluogo all’impianto bruciato, insieme ai carabinieri del Noe che hanno fatto i primi rilievi, anche fotografici. Quello che dovranno appurare gli inquirenti è cosa davvero si nascondeva tra quei rifiuti, fatti per lo più plastica, ferro e materiale edilizio. Un cumulo enorme che ha bruciato anche per tutta la giornata di ieri. Il primo a lanciare l’allarme amianto è stato proprio il direttore della Asl Roma 6, Narciso Mostarda che ha parlato della presenza di eternit nelle coperture dei capannoni dell’azienda, nonostante la stessa società abbia smentito. Ma ora anche la Procura di Velletri, che ha aperto sull’incendio un fascicolo d’inchiesta, sembra non avere dubbi. Ed è molto probabile che già a partire da domani mattina ci siano i primi nomi nel registro degli indagati. Ieri ci sono stati i primi intossicati. Un vigile del fuoco che aveva domato le fiamme nella giornata di venerdì e una commessa dell’outlet di Castel Romano che si è recata al pronto soccorso per l’esposizione ai fumi tossici. Il centro commerciale è stato evacuato.
LA PAURA Intanto la coltre di fumo nera continua a spingersi verso la capitale, dove potrebbe arrivare nelle prossime 24 ore. Un assaggio di psicosi si è registrato già nella giornata di ieri con corse in farmacia a comprare le mascherine, tapparelle chiuse, uscite al parco giochi per i bambini cancellate dal programma del week-end: Roma Sud si è svegliata così in piena sindrome da day-after dopo il maxi-rogo esploso venerdì. Dalle prime ore del giorno tra Spinaceto, l’Eur, Vitinia, fino ad Acilia e all’Infernetto, l’aria è diventata a tratti acre e irrespirabile. «Ho aperto il portone di casa e sono stata subito aggredita da questa puzza forte di plastica bruciata, mi pizzicava la gola. Ho chiuso tutto e sono rientrata in casa», racconta Francesca Placenti, bancaria che vive all’Infernetto, quartiere residenziale che confina con la tenuta presidenziale di Castelporziano e la pineta di Castelfusano. Il cielo grigio e plumbeo ha gettato il quadrante Sud nell’ansia. Le operazioni di spegnimento dureranno per tutto il giorno ed anche stanotte. I Vigili del fuoco non potranno cominciare probabilmente prima di domani le operazioni di polizia giudiziaria per accertare le cause del rogo.
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