Licenziamento per malattia è illeggittimo, da febbraio si rischia il licenziamento immediato?

By | 31/01/2017
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Un dipendente malato può essere licenziato? Secondo quanto stabilito dalla legge,sembrerebbe proprio di no o meglio il licenziamento per malattia è previsto soltanto in due casi, ovvero quando l’assenza supera la durata massima prevista dal contratto collettivo o nei casi in cui questa  nonostante sia inferiore ai limiti, comportino un grave pregiudizio per l’organizzazione dell’azienda. Nello specifico la malattia nel mondo del lavoro viene chiamato comporto dove con questo termine si intende quel tempo massimo di giorni di assenza legati alle cure e solitamente viene calcolato in un anno solare ovvero 365 giorni dalla prima assenza; per quanto riguarda la durata, questa varia a seconda dell’anzianità e della mansione che il lavoratore svolge all’interno dell’azienda ovvero 3 mesi per gli impiegati che non superano i dieci anni di azienda e 6 mesi per tutti gli altri.

Nei casi in cui scade il “comporto”, secondo quanto stabilito dalla legge, potrebbe licenziare il dipendente senza dover obbligatoriamente giustificare la sua scelta e dunque senza provare l’esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo. Secondo quanto stabilito dalla legge, il lavoratore dunque potrebbe essere licenziato senza preavviso sia durante o al termine del periodo di prova che nel caso di comportamenti particolarmente gravi, da quest’ultimo commessi e tali da integrare una giusta causa. Esistono dei casi in cui è possibile licenziare un dipendente anche per ragioni di modesta portata a condizione che si tratti di comportamenti ripetuti nel tempo e già sanzionati in precedenza; in questo caso, dunque, la reiterazione di condotte futili può determinare giusta causa di licenziamento.

E’ il caso questo, ad esempio, di un lavoratore che viene sorpreso a rubare una banconota di poco valore dalla cassa ed una volta scoperto si giustifica dichiarando di aver preso i soldi in prestito e di volerli restituire, e che trattandosi proprio di un importo irrisorio il licenziamento sarebbe davvero esagerato e dunque per il dipendente ci sarà solo un richiamo scritto. Nel caso in cui lo stesso dipendente dovesse essere sorpreso altre volte a compiere lo stesso gesto collezionando una serie di richiami, ecco che in questo caso il datore di lavoro può provvedere al licenziamento. A tal riguardo, però, interviene al Corte ricordando che secondo il principio di proporzionalità, nei casi di condotta non eccessivamente grave il licenziamento è illegittimo. Altra cosa è il licenziamento per giusta causa, ovvero il licenziamento avvenuto per via di una condotta ritenuta particolarmente grave tenuta dal lavoratore; in questi casi il licenziamento avviene nell’immediato e dopo l’avvenuta comunicazione il dipendente è tenuto a non presentarsi più sul posto di lavoro e non gli spetta nemmeno l’indennità sostitutiva del preavviso. Riassumendo, dunque, esistono due tipi di licenziamento disciplinare, ovvero quello per giusta causa e quello per giustificato motivo soggettivo.