Nuoro shock, gioielliere legato e imbavagliato muore soffocato durante un tentativo di rapina

By | 08/02/2017
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Una vera tragedia quella avvenuta a Sorgono in provincia di Nuoro in Sardegna, dove un uomo di 63 anni è stato ritrovato morto all’interno della sua abitazione.La vittima si chiamava Giuseppe Manca ed era un gioielliere di 63 anni il quale secondo quanto è emerso pare sia stato ucciso in seguito ad un tentativo di rapina; il gioielliere viveva da solo e pare sia stato ritrovato privo di vita nella sua abitazione, imbavagliato e legato ad una sedia.Secondo una prima ricostruzione, sembra che l’uomo sia morto nella giornata di lunedì o al massimo nella mattinata di ieri, mentre il corpo dell’uomo è stato rinvenuto nel pomeriggio di ieri. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, al momento l’ipotesi che circola è quella di un tentativo di rapina finita in tragedia ma non è ancora chiaro che l’anziano signore che vive da solo e proprietario di una gioielleria a Sorgono, sia stato ucciso o sia morto per un malore.

Al momento, dunque, è impossibile dare una spiegazione a quanto accaduto e nello specifico è impossibile dire se l’uomo sia morto per cause naturali o meno, bisognerà attendere le prossime ore, anche se al momento sembra essere certo il fatto che sul suo corpo non è stato riscontrato alcun segno di violenza o traccia di sangue e questo farebbe presupporre che l’uomo non è stato maltrattato o picchiato ed avvalora la tesi di morte naturale. A trovare l’uomo senza vita sono stati i vigili del fuoco intervenuti dopo la segnalazione di alcuni parenti e vicini che da giorni non lo avevano visto ed avevano tentato di contattarlo anche telefonicamente senza avere alcuna risposta. Sotto shock la famiglia, così come gli amici ed i parenti dell’uomo che mai e poi mai avrebbero pensato che potesse accadere qualcosa de genere all’anziano signore.

Sul luogo del ritrovamento del cadavere sono subito interventi i carabinieri, i sanitari del 118, i vigili del fuoco, il magistrato di turno della Procura e gli specialisti del Ris di Cagliari; le indagini sono subito partite dopo il ritrovamento del cadavere ed i carabinieri hanno fatto il possibile per ispezionare l’abitazione ed hanno svolto tutti i controlli possibili per cercare di cogliere ogni minimo particolare che possa far luce su quanto accaduto in quell’abitazione. A distanza di alcune ore, tra le ipotesi più probabili vi è quella di omicidio per conto di ladri che forse impreparati hanno agito in maniera piuttosto aggressiva. Una delle ipotesi è che l’uomo non sia stato ucciso deliberatamente ma che sia soffocato a causa del bavaglio che gli impediva anche di chiedere aiuto; l’abitazione della vittima si trova proprio davanti il negozio, una storia gioielleria che si trova in corso IV novembre.

Soffocato. È morto così Giuseppe Manca, 62 anni, il gioielliere storico di Sorgono, noto in tutto il Mandrolisai per la sua bottega “Cose belle”. Di solito la rapina non finisce con il delitto. Questa volta è andata diversamente. Quando il gioielliere si è trovato i banditi dentro casa (una scaletta conduce alla gioielleria che si trova a piano terra, dove c’è anche il monitor della sorveglianza) probabilmente ha reagito. I malviventi – gli investigatori sono certi che fossero almeno due -, colti di sorpresa, lo hanno legato a una sedia, nella sua camera daletto, con le fascette da elettricista: le mani dietro la schiena e i piedi bloccati ai pioli della sedia. Poi gli hanno stretto forte sulla bocca e sul naso un bavaglio che non gli ha lasciato scampo: il gioielliere è morto per soffocamento.

Lilly, la sua cagnolina, non lo ha abbandonato neanche da morto. Ha vegliato il suo padrone per tutta la notte, fino alla macabra scoperta di ieri mattina. Questa è la scena che si è presentata davanti agli occhi dei carabinieri della compagnia di Tonara che ieri, intorno a mezzogiorno, guidati dal capitano Andrea Di Noce- ra, sono entrati nella palazzina di Corso IV Novembre, dopo aver ricevuto la telefonata allarmata di una parente. «Ho paura che sia successo qualcosa a Giuseppe Manca, il gioielliere – ha detto la donna ai carabinieri – Il negozio è chiuso, le tapparelle delle finestre di casa sono abbassate, la macchina è parcheggiata, lui non risponde al citofono. Deve essergli successo qualcosa. Aiutatemi».
La tentata rapina. Tutto è successo nella notte tra lunedì e martedì.

Giuseppe Manca alle 19.30, come fa ormai da quarant’anni, abbassale saracinesche della sua gioielleria. Poi porta Lilly, la sua cagnolina, a fare la solita passeggiata. Di solito prima di cena Giuseppe si incontra al “Bar Sport” con i suoi amici, per un aperitivo. Ma il lunedì per il bar è giorno di chiusura e quindi il gioielliere rientra a casa prima. Il resto è la cronaca di una notte da incubo. I rapinatori sarebbero entrati forzando un portoncino di legno sul retro della palazzina. L’ingresso che si affaccia su Corso IV Novembre, infatti, era chiuso dall’interno, con un passante: ieri mattina per entrare i carabinieri e i vigili del fuoco hanno dovuto buttarlo giù a spallate.

Quando i malviventi si sono introdotti nell’abitazione sono scesi di corsa giù in gioielleria ad arraffare tutto quello che potevano, anelli, bracciali tempestati di pietre preziose, orologi di marca, esposti nelle vetrine e nei mobiletti di cristallo. C’era di tutto nella gioiellie- ra di Giuseppe Manca, «una delle più belle di tutto il Mandrolisai», dicono in paese. Ma qualcosa deve essere andato storto. Forse i banditi, dopo essere risaliti nell’abitazione per prendere la via di fuga e scappare, hanno fatto rumore. Fatto sta che Giuseppe si è svegliato e se li è trovati davanti. I malviventi lo hanno preso e legato a una sedia. Lo hanno anche imbavagliato per impedirgli di urlare. Il gioielliere non ha avuto scampo: è morto soffocato. Sul suo corpo non ci sono segni di violenza, né tracce di sangue. I banditi sicuramente non si sono accorti della tragedia: dopo aver legato l’uomo e messo a soqquadro la casa sono scappati precipitosamente, a piedi, dileguandosi nei vicoli del paese. Ora è caccia ai killer.
Le indagini. I militari del reparto operativo del comando provinciale di Nuoro, guidati dal capitano Luigi Mereu e coordinati dal colonnello Saverio Ce- glie, ieri hanno setacciato dacima a fondo la gioielleria e l’abitazione del gioielliere messe a soqquadro dagli assassini, alla ricerca di tracce.

Da Cagliari sono arrivati anche i Ris. Gli uomini con la tuta bianca sono andati a caccia di impronte e tracce biologiche che potrebbero aver lasciato i malviventi, a casa e in gioielleria. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Oristano Andrea Mammone. Oggi ci sarà l’esame autoptico. L’anatomopatologo Salvatore Demontis fisserà l’ora precisa della morte e le cause del decesso.

I filmati delle telecamere. Al vaglio degli inquirenti le immagino delle telecamere di videosorveglianza posizionate all’esterno della gioielleria che riprendono anche l’ingresso della casa. Ieri sera gli investigatori hanno acquisito anche i filmati delle telecamere della filiale del Banco di Sardegna, che si trova proprio in Corso IV novembre. L’obiettivo è accertare se i malviventi abbiano avuto qualche complice che li attendeva all’esterno della palazzina.

Nelle vie adiacenti al corso IV Novembre, la via principale del paese, sono stati anche svuotati i cassonetti dove i ricercati potrebbero aver gettato parte della refurtiva. Oggi ci saranno nuovi sopralluoghi. Fra gli investigatori dell’Arma c’è «cauto ottimismo». La cattura dei killer potrebbe essere questione di ore. Questo è quello che si augura tutto il paese, ora più che mai prigioniero della paura.

«L’ho visto domenica scorsa al bar per l’aperitivo, come facevamo ogni sera. Era un uomo riservato, ma cordiale, sempre di buon umore». L’ultimo aperitivo della sua vita Giuseppe Manca l’ha preso con Luigi, uno dei suoi più cari amici. Come ogni sera, al “Bar Sport”. Colleghi, amici di sempre, semplici conoscenti, tutti ieri lo descrivevano come «una persona perbene»: gentile, educata, uno a posto, che non avrebbe mai risposto a una aggressione al punto da scatenare una violenza. «Ne avevamo parlato – si disperava ieri la zia Franca – Ma lui non aveva paura. Mi aveva risposto che in caso di rapina non avrebbe reagito. E che lui, nella sua gioielleria, era al sicuro dal momento che l’allarme era collegato alla caserma dei carabinieri. Giuseppe era un uomo mite, non avrebbe fatto male a nessuno». E la cugina Bruna, che ieri è arrivata di corsa da Oristano, si chiedeva: «Perché? Perché hanno fatto questo a Giuseppe?» Uno sgomento che è passato di volto in volto ieri a Sorgono, un paese di mille e 700 anime, sotto choc, «che sta vivendo un pericoloso declino demografico ed economico, come tutti i paesi dell’interno», ha ricordato il sindaco Giovanni Arru: « Siamo sconcertati e affranti da questo gravissimo episodio che ci pone un grande interrogativo sullo stato di salute della nostra comunità. È il momento di fermarci per capire cosa sta succedendo. Sono ancora incredulo, non posso ancora credere che a Sorgono sia accaduto un fatto così drammatico».
Non se ne fa una ragione neanche la signora che ogni mattina andava ad aiutare a casa il gioielliere per le pulizie. «Fino a due mesi accudivo l’anziana zia di Giuseppe Manca, poi a novembre è morta e ho continuato a lavorare in quella casa – racconta la donna, con le lacrime agli occhi – Era come un fratello per me». È stata lei ieri mattina a lanciare l’allarme. «I parenti mi hanno chiamato per chiedermi di entrare a casa di Giuseppe, dal momento che alle 9 non aveva ancora aperto la gioielleria e le tapparelle della finestra della sua camera erano ancora abbassate. Certo, era strano. Giuseppe era uno abitudinario, la mattina prima di iniziare a lavorare portava la sua cagnolina a fare un giro, ma non avrei mai potuto immaginare una simile tragedia». La signora aveva le chiavi del portoncino d’ingresso, ma quando le ha infilate nella toppa la porta non si è aperta. «Il portoncino era bloccato dall’interno, con un passante – continua la donna – Allora ho chiamato i carabinieri». Quando sono arrivati in corso IV Novembre, i militari, insieme ai vigili del fuoco, hanno buttato giù a spallate il portoncino di ingresso. Sono saliti al piano superiore, hanno visto la casa messa a soqquadro e poi nella camera da letto hanno trovato il gioielliere, morto. «Ho provato a salire, ma me lo hanno impedito», dice tra le lacrime la donna.
Scuote la testa la cugina Bruna, arrivata di corsa da Oristano dove vive. «Sono sconvolta, siamo cresciuti insieme. Non ci posso credere. Li prenderanno? Ma ormai Giuseppe non c’è più». Su una cosa tutti sono d’accordo. «Giuseppe era una persona buona ma non era uno sprovveduto. Non avrebbe mai aperto la porta a chi non conosceva».

Giuseppe Manca era il gioielliere di Sorgono. «Un punto di riferimento per tutto il paese-raccontano amici e conoscenti – Per i regali importanti, come l’anello di fidanzamento, si doveva andare da Giuseppe. Lui riusciva a dare sempre il consiglio migliore. Amava il suo lavoro e sceglieva gli oggetto con amore e cura».
Tante le parole d’affetto per Giuseppe Manca, un uomo dall’aspetto mite, sempre sorridente, al quale la vita aveva presentato il conto fin dalla nascita. Giuseppe era figlio unico. La mamma era morta di parto per darlo alla luce, 62 anni fa. Qualche anno dopo era morto anche il padre, distrutto dal dolore per la perdita della moglie. Giuseppe era così rimasto orfano piccolissimo, ma aveva avuto la fortuna di avere intorno a sé una famiglia molto unita che l’ha cresciuto come un figlio, un fratello. «La nostra non è una famiglia, è un clan», ha detto ieri una sua cugina, tra le lacrime.
Giuseppe è cresciuto insieme a due zie, le sorelle del padre, che negli anni Sessanta avevano aperto la gioielleria in corso IV Novembre, a Sorgono: sull’insegna c’è scritto “Cose belle”. Giuseppe Manca non si era mai sposato. Non aveva avuto figli. «Ma era contento così – h a confidato uno dei suoi amici più cari – Lui faceva il testimone alle nostre nozze». A Giuseppe bastava quella vita piena, fatta del suo lavoro e della sua famiglia.
I rapporti con le due zie (nubili anche loro) erano ottimi, al punto che h a sempre vissuto con loro nell’appartamento sopra il negozio. Quando le zie erano diventate ormai anziane (una è morta qualche anno fa, mentre l’altra è scomparsa a novembre) Giuseppe ha preso le redini del negozio e ha portato avanti la sua attività, con passione.
Negli ultimi mesi, raccontano in paese, era diventato più taciturno, forse per il dolore della perdita della zia. «Ma era u n a persona positiva, aveva sempre una parola per tutti». Ora tutti, parenti, amici e conoscenti, vogliono sapere cosa sia successo: «Non si può morire così». «Giuseppe – dicono i suoi amici – era una persona cordiale, ma non avrebbe mai fatto entrare in casa persone che non conosceva». Qualcuno ce l’aveva con lui? «No, non è possibile. Qua c’è di mezzo qualche balordo che h a fatto del male a u n a persona che non meritava di morire così».

A memoria d’uomo, a Sorgono non si ricorda un fatto simile. E neppure nel territorio. Giusto a Desulo, alcuni anni fa una anziana signora venne rapinata e legata in casa. Un’altra volta fu un vecchio ad essere aggredito. Si racconta poi di qualche altro anziano avvicinato da ladri o truffatori. Fatti episodici che non hanno a che vedere con la delinquenza di zona. Qualche rapina, qualche furto, rare le violenze sulle persone, sequestri ormai scomparsi e gli omicidi appaiono essere uno sbiadito ricordo del passato. Eppure qualcuno ha deciso di fare il salto di qualità, rompendo i vecchi canoni e puntando ad un colpo facile per un guadagno immediato.
Gli episodi più simili sono accaduti a Benetutti nel 2014 e a Tresnuraghes nel 2010. L’omicidio del gioielliere di Sorgono ha riportato alla mente almeno quattro fatti di cronaca degli anni scorsi. La morte di Pietro Maria Zarra, immobilizzato in casa insieme ai fratelli da alcuni banditi, riporta lo stesso modus operandi di quello ipotizzabile per il 63enne Giuseppe Manca. Pietro Maria Zarra era stato immobilizzato durante una rapina, che aveva fruttato un collier, ed era morto per colpa di attacco cardiaco non molto tempo prima che il fratello, Giovanni Maria Zarra, si liberasse dalle fascette di plastica che li immobilizzavano. Un altro caso che ha diversi punti in comune è quello accaduto a Tresnuraghes nel 2010. La vittima, Mario Serra, aveva sorpreso i rapinatori all’opera ma era stato immobilizzato e poi legato al letto dove, dopo aver atteso per diverse ore, era morto per colpa di un infarto. Altri due morti per colpa di una rapina, anche se in questi casi il movente è meno limpido, sono Piergianni Clemente e Antonio Murranca. Il primo era un orologiaio di Sassari, conosciuto proprio per la sua abilità sul lavoro, morto nella sua casa il 29 settembre del 2012 proprio dopo una probabile rapina. Lo stesso destino capitato ad Antonio Murranca, fruttivendolo di Pompu, morto il 24 settembre del 2014 dopo un colpo che avrebbe fruttato poche decine di euro, ma anche in questo caso il movente è dubbio.

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