Blue Whale, 15enne di Fiumicino salvata: testimonianza shock, ‘Ecco cosa fa mia figlia’

By | 30/05/2017
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“Mi sto tagliando, non sai che male che fa!”. E, durante la telefonata, i lamenti di chi dall’altra parte del cellulare stava superando un’altra delle prove richieste dalla Blue Whale

, il ‘gioco del suicidio’. “Non avete molto tempo. Dovete intervenire subito perché mi ha detto che fra poche ore si ucciderà come una delle prime vittime della Balena Blu. E mi ha anche detto che le dispiaceva essere arrivata solo a metà percorso ma che non sopportava più di vivere. E che il gioco lo avrebbe terminato suicidandosi sui binari del treno”. Un fiume in piena di parole quelle raccontate dall’amica di chat di Sara, 15 anni di Fiumicino (il nome è di fantasia), in una telefonata disperata alle forze dell’ordine.

Sara aveva deciso l’epilogo e doveva essere come quello di una delle prime vittime della Blue Whale alla quale il suo ‘curatore’ dopo cinquanta giorni di prove, aveva destinato non l’orribile lancio nel vuoto da un edificio alto fino al cielo, ma una morte diversa che la facesse diventare, secondo l’assurdità del gioco, ancora di più una eroina.

L’ordine imposto era di infilare la testa sui binari del treno aspettando che questo passasse, mentre nelle sue orecchie suonava una macabra musica che l’avrebbe accompagnata alla morte. Era questa la fine che Sara aveva scelto per sé. Oggi la quindicenne di Fiumicino deve la sua vita all’amica di chat che ha creduto alle sue idee suicide e ha chiamato la polizia raccontando tutta la storia. “Il telefono ha squillato all’alba – dice all’AdnKronos la mamma della ragazzina –. Ho risposto col cuore in gola perché ho pensato fosse successo qualcosa. Era un poliziotto che mi informava che mia figlia era nel gioco della Blue Whale e che rispondeva alle sollecitazioni di un curatore che, di giorno in giorno, le ordinava le regole della sfida”.

Uno stillicidio quotidiano di prove a cui i protagonisti di questa sfida assurda sono indotti dal curatore che li trascina in uno stato depressivo acuto che non trova altre vie d’uscita se non la morte. “Mentre aspettavo che la polizia arrivasse a sequestrare il telefonino e il computer di mia figlia, senza essere vista ho preso il suo cellulare per accertarmi che quanto mi avevano appena raccontato fosse vero. Non sapevo neanche l’esistenza di questa Balena Blu, che invece è subito apparsa sullo schermo. Insieme a lei anche quattro sue amiche facevano lo stesso gioco e avevano già superato il ventesimo giorno di sfida. Mi ha impressionato – continua la mamma di Sara- come, malgrado si fossero procurate i tagli sulla pelle, tutte e quattro si mostrassero sorridenti”.

“Mi sono ripetuta più volte che Sara aveva paura del dolore e che mai si sarebbe ‘autolesionata’. E invece non era così. Ho dovuto ingoiare un altro boccone amaro perché quando le ho raccontato che sapevo ormai tutto e che sarebbe arrivata la polizia postale a sequestrare le chat, lei è scoppiata a piangere e mi ha fatto vedere un taglio sull’addome. Un taglio puntellato come se si fosse incisa con un oggetto appuntito. Era una delle tappe previste, mi ha poi spiegato”.

Quando sono arrivati gli agenti è stata proprio Sara a raccontarsi e a consegnare le chat nelle quali insieme ad altre coetanee avanzava nelle tappe. “Quello che è successo a mia figlia può accadere a chiunque. Lei è sicuramente fragile ed è quindi stata adescata in maniera più violenta. Non mi aveva mai detto nulla perché nel gioco il curatore le ordinava di far finta di niente. Credo che provasse una eccitazione mista a paura e quindi viveva nel silenzio. Così ha passato tre mesi senza uscire di casa. Andava soltanto a scuola, dove peraltro è molto brava. Io inizialmente ho pensato dipendesse dai conflitti che ci sono in famiglia e che sono rimasti inascoltati alle orecchie delle autorità informate dei fatti. Solo con i giorni mi sono accorta che invece Sara diventava triste e cupa”.

Sara è una delle ragazze di Fiumicino, almeno cinque e tutte sui quattordici anni, che avrebbero iniziato la sfida. E la voce che Blue Whale sarebbe arrivata nel comune costiero da qualche settimana, ma trapelata solo in queste ore, si è diffusa fra i banchi di alcune scuole secondarie, fra paura e curiosità. I presidi hanno subito informato gli uomini del commissariato locale, che hanno iniziato le loro indagini e convocato sia i dirigenti scolastici che i rappresentanti comunali per cercare insieme una strategia di interventi.

Polizia e assessorato alla scuola hanno quindi programmato per questa settimana alcuni incontri che si terranno, già da domani, negli istituti del territorio per mettere in guardia gli adolescenti a non cedere a questa sorta di trappola psicologica che porta ad uccidersi, per emulare la sofferenza della balena blu arenata sulla spiaggia e lasciata morire.

“Sto cercando di mettere in piedi una macchina di ascolto e supporto – sostiene Paolo Calicchio, assessore alla scuola del Comune di Fiumicino – che possa salvare i giovani da questo gioco estremamente pericoloso. Stiamo accertando con la polizia le storie di cui siamo a conoscenza e cercheremo di intervenire nel modo più incisivo possibile. Da padre, prima che da assessore, chiedo ai genitori di vigilare maggiormente sui loro figli che in questo momento rischiano davvero molto se nessuno li controlla. Perché esistono situazioni, come quelle raccontate in queste incredibili sfide, che il più delle volte non hanno un ritorno. E che stanno portando alla luce un substrato di patologie e malesseri profondi che si annidano nelle giovani generazioni”.

Che dei ragazzi così giovani desiderino di morire o di farsi del male è l’aspetto più raccapricciante, mutuando il pensiero del dr. Gabrielli, esperto in psicologia della motivazione e apprendimento “quella che gli adolescenti autolesionisti sperimentano è una grandissima solitudine riassumibile in quattro “terribili O”: “Odio tutto”, “Odio tutti”, “Odio me stesso/a”, “Odio tutto questo odio che ho verso di me”.

 Preoccupati i familiari ma anche i compagni di classe, i professori e il preside della scuola il quale ha definito la vicenda piuttosto seria. “Già in passato la ragazza era stata vista piangere spesso e si era confidata con alcuni operatori scolastici aprendosi al racconto del suo disagio, lontano da papà e mamma”.

Quesiti leciti per chi si trova, spiazzato e impreparato, a far fronte alle sfide inedite e spietate di una modernità che incede ad un passo accelerato e che richiederebbe un livello di erudizione a cui non sempre noi genitori riusciamo a stare al passo. Le lesioni alle braccia e alle labbra sono state refertate all’ospedale Regina Margherita e la loro forma richiamerebbe proprio l’immagine di una balena; nello specifico il taglio delle labbra corrisponderebbe al quattordicesimo giorno del percorso di morte e sembra che la giovane avesse postato il simbolo della balena inciso col rasoio anche sulle chat di Instagram salvo poi cancellarla.

Galina è la prima giornalista che in un’inchiesta per il giornale russo Novaya Gazeta, parlò, nel maggio del 2016, del pericoloso gioco che poi avrebbe portato alla morte centinaia di ragazzi. In Italia, si registra il caso di un ragazzino suicida a Livorno che si è buttato da un grattacielo cittadino: il timore è che la Blue Whale sia arrivata anche nel nostro Paese.

Una curiosità rischiosissima, pericolosissima, per la quale il fatto che si possa trattare di una fake news o meno smette assolutamente di essere importante.

In questo articolo cercheremo di capire cos’è il Blue whale, conosciuto come il gioco della morte, e perché da qualche tempo incute così tanto timore. Riportiamo ancora, qui di seguito, i consigli della Polizia Postale contro il fenomeno, pubblicati sul portale ufficiale www.commissariatodips.it: AI GENITORI: • Il Blue Whale è una pratica che può suggestionare i ragazzi ed indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo, azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni, finestre etc) sino ad arrivare al suicidio.

Bufala o non bufala?

Come l’ex area industriale MMM di Casapulla, dove alcuni giovani si sono introdotti illecitamente per fare dei selfie sui terrazzi degli stabili in costruzione, sprovvisti di recinzioni e ringhiere.

“A volte le persone che hanno idee suicidarie danno via cose care, fanno una sorta di testamento simbolico”, continua l’esperto. Potrebbero essere tutti segnali che qualcosa non va.

Come possiamo aiutare i nostri figli?

Parlate con i figli: dialogate con loro dei temi della sicurezza in rete e di ciò che di losco può esserci nel deep web. Basti pensare, infatti, che prima del servizio giornalistico delle Iene il Blue whale era praticamente sconosciuto in Italia.

Blue Whale, il gioco della morte nasconde un altro pericolo: quello dei pedofili che si camuffano nella rete e si spacciano per “curatori”. A Roma la Polizia Postale ne ha già scovati e bloccati due negli ultimi venti giorni. «Perché succede che i ragazzi stessi per spirito di emulazione finiscano per cercare di agganciare un “tutor” nel web. I pedofili sono sempre in agguato, pronti a usare ogni mezzo per arrivare alla preda. Così nelle regole da seguire spunta fuori quella di inviare foto nude», spiega il direttore del compartimento della Polizia Postale di Roma e Lazio, Nicola Zupo. La polizia mette in guardia genitori, insegnanti e adolescenti: «Al minimo dubbio di avere a che fare con il Blue Whale, chiamateci. Il rischio non va sottovalutato».

Ogni giorno nelle scuole fa informazione, il commissariato parallelo online raccoglie denunce. «Paradossalmente il posto in cui si è più soli al mondo è nel web globale. Dove nessuno può vedere cosa fai, cosa ti sta accadendo – dice Zupo – nessuno può dirti che sei in pericolo, chiamare aiuto per te come se fossi per la strada.

E soprattutto quando a navigare sono gli adolescenti, mai abbandonarli, mai dimenticare di sorvegliarli perché nel web hanno una vera e propria vita parallela. Se non si è in grado di farlo da soli, i papà e le mamme che temono che il proprio figlio sia in pericolo, possono sempre e comunque rivolgersi a noi che abbiamo tutti gli strumenti per verificare i dispositivi: smartphone, tablet, ipad. A oggi nessuna segnalazione è stata sottovalutata, abbiamo verificato ogni singolo caso».
Da quando sul web sono circolate le 50 regole del gioco, anche a Roma sono cominciate a piombare diverse segnalazioni. Ma a oggi nessun tutor virtuale (tranne i pedofili) è emerso. «Molti ragazzini – continua il dirigente di polizia postale – però hanno cercato di emulare le prove estreme per attirare l’attenzione ed esprimere una situazione di profondo disagio. Hanno capito che di fronte a certi segnali i genitori o gli amici si spaventano per davvero e non possono ignorarli. Ecco perché bisogna sempre parlare con i ragazzi, essere presenti». Infine un altro caso, quello di una ragazzina che per accreditarsi in un gruppo ha fatto sapere di avere iniziato a seguire le 50 regole della morte. «Un modo pericoloso per farsi accettare».

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