Pancia gonfia choc: diventa vegana per depurarsi. Poi scoperta choc

By | 01/06/2017
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Nota la pancia un po’ gonfia e decide di cambiare alimentazione. Dopo aver lavorato nei fast food diventa vegana per avere una pancia più piatta, ma una scoperta le cambierà la vita. Bei Braithwaite-Cotto si è subito sottoposta a operazione chirurgica nel tentativo di rimuovere la maggior parte del cancro all’intestino che l’aveva colpita, seguendo successivamente un ciclo di chemioterapia. La sua pancia sembrava quella di una donna incinta. Il suo ventre, in poco tempo, era arrivato a sembrare quello di una donna in stato di gravidanza.

Tuttavia dopo due anni, i risultati non sono arrivati. Al contrario, aveva cominciato a provare forti dolori localizzati nella zona addominale e così si è decisa ad andare all’ospedale per capire quale fosse il problema. Aveva un cancro intestinale. Gli esami medici ora dicono che il cancro è completamente sparito. Come ha raccontato la ragazza al Sun: “È stato uno choc scoprire il cancro. Non potevo crederci”. La donna però non si è arresa, ha continuato a lottare contro la malattia fino a vincere. Il consiglio è sempre lo stesso: non sottovalutare mai qualsiasi sintomo cambi la nostra percezione, nessun dolore o sensazione e soprattutto rivolgersi a specialisti che siano in grado di diagnosticare e curare nel modo giusto.

Mangiare sano con i cibi vegetali

Abituarsi a basare la propria dieta prevalentemente o esclusivamente sui cibi vegetali è un modo efficace e piacevole per rimanere in buona salute. Una dieta vegetariana equilibrata è realizzabile semplicemente assumendo un’ampia varietà di cibi vegetali, sani, gustosi e sazianti: cereali, legumi, verdura e frutta.
Tutti i vegetariani perdefinizione non mangiano carne, pesce e volatili. Quelli che includono nella dieta i derivati del latte e le uova vengono propriamente definiti latto-ovo-vegetariani, mentre quei vegetariani che escludono dalla dieta questi prodotti di origine animale indiretta vengono propriamente definiti vegani
0 vegetariani totali. Una dieta latto-ovo-vegetariana è vantaggiosa per la salute, ma la dieta vegana è la più sana, in quanto si è dimostrata in grado di ridurre il rischio di molte comuni malattie croniche.
La salute cardiovascolare
1 vegetariani hanno livelli di colesterolo nel sangue molto inferiori rispetto ai carnivori, e le malattie cardiovascolari sono poco diffuse tra i vegetariani. Le ragioni sono di non difficile comprensione: i cibi vegetali sono tipicamente poveri di grassi saturi e totalmente privi di colesterolo, che sono i fattori dietetici responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue. I vegani, in particolare, seguono un dieta virtualmente priva di colesterolo, dal momento che questo grasso si trova solamente nei cibi animali come carni, latticini e uova.
Il tipo di proteine fornite da una dieta vegetariana è un altro importante aspetto vantaggioso per la salute. È stato infatti dimostrato che la sostituzione delle proteine animali con proteine vegetali è in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, anche se non vengono modificati la quantità ed il tipo di grassi della dieta. Molti studi dimostrano che una dieta a limitato contenuto di grassi, a base vegetale, presenta vantaggi documentabili rispetto ad altri tipi di diete.
La riduzione dei valori di pressione arteriosa
Un impressionante numero di studi, a partire dagli anni ’20, dimostra che i vegetariani presentano li- 4 velli di pressione arteriosa inferiori a quelli dei nonvegetariani.
È stato inoltre dimostrato che l’aggiunta di carne a una dieta vegetariana aumenta in modo rapido e significativo i livelli di pressione arteriosa. Gli effetti di questo tipo di dieta sono indipendenti e si sommano a quelli della riduzione del contenuto di sodio della dieta. Quando i pazienti ipertesi adottano una dieta vegetariana, spesso sono in grado di ridurre
0 abbandonare i farmaci antipertensivi.
Il controllo del diabete
1 più recenti studi sul diabete dimostrano che una dieta a elevato contenuto di carboidrati complessi (che si trovano solo nei cibi vegetali) e a ridotto contenuto di grassi è la migliore prescrizione dietetica per il controllo del diabete. Una dieta a base di verdura, legumi, cereali integrali e frutta, naturalmente a ridotto contenuto di grassi e zuccheri semplici, è in grado di abbattere significativamente i livelli di glicemia e spesso ridurre o persino eliminare il ricorso ai farmaci antidiabetici. Se questo effetto è spesso clamoroso nel diabete tipo 2, risulta molto utile anche nel diabete tipo 1. Sebbene infatti tutti i diabetici di tipo 1 (insu- lino-dipendente) dipendano dall’assunzione dell’insulina, questo tipo di dieta può permettere anche a questi pazienti di ridurre i fabbisogni di insulina.
Visto poi che i diabetici presentano un rischio elevato di sviluppare malattie cardiovascolari, l’eliminazione dalla dieta di grassi e colesterolo è il principale obbiettivo della terapia dietetica del diabete, e per questo la dieta vegetariana è l’ideale.
La prevenzione dei tumori
Le diete a base di cibi vegetali possono aiutare a prevenire alcuni tipi di tumore. Gli studi condotti su popolazioni di vegetariani mostrano che i tassi di mortalità per cancro sono circa metà/tre-quarti di quelli della popolazione generale. Il tumore della mammella ha una incidenza drammaticamente ridotta in quei Paesi dove le diete sono tipicamente basate su cibi vegetali. Quando soggetti appartenenti a queste popolazioni adottano una dieta occidentale, basata su cibi animali, l’incidenza di tumore della mammella sale alle stelle. I vegetariani presentano anche un’incidenza ridotta di tumore del colon rispetto ai carnivori.

ASI: LE TRE MOSSE PER DIVENTARE VEGETARIANI
Se stai pensando di passare a una dieta vegetariana per migliorare la tua salute, sarai felice di scoprire un altro gradevole effetto del mangiare vegetariano: è delizioso e divertente scoprire e sperimentare questi nuovi cibi. Un pasto vegetariano può essere familiare come un piatto di pasta con pomodoro e basilico, rilassante come una zuppa di legumi, o simpatico come un piatto di fagioli e radicchio rosso tipici della nostra cucina mediterranea. Il passaggio a una dieta vegetariana è ben più semplice di quel che pensi.
Molte persone, vegetariane o carnivore, di solito usano un numero limitato di ricette. Una famiglia media usa di solito al massimo una decina di piatti ciclicamente. Puoi quindi utilizzare questo metodo semplice, in 3 mosse, per passare a dei menù vegetariani gradevoli e di facile preparazione.
• Prima mossa-Aggiungi (A):
individua alcuni piatti già vegetariani cheti risultino graditi e comincia a consumarli con maggiore frequenza. Molte minestre e zuppe appartenenti alla nostra tradizione mediterranea sono già vegetariane o possono venire facilmente adattate con pochissimi aggiustamenti (es. evitando di mettere il lardo nella pasta e fagioli e utilizzando il dado vegetale nelle minestre). Altri piatti comuni sono le verdure al vapore, il minestrone, la pasta o il riso con le verdure oi legumi.
• Seconda mossa-Sostituisci (S):
focalizzati su alcune ricette che sai già cucinaree prepara una versione vegetariana: per esempio, una pasta alla Carbonara può facilmente essere trasformata sostituendo l’uovo con del tofu bianco e la pancetta con dei cubetti di seitan, e colorandola di giallo con un po’di curry o di zafferano. Lo spezzatino di carne o il ragù possono essere trasformati sostituendo la carne con spezzatino di seitan ocon polpette o granulato di soia. Introduci anche questi piatti con maggior frequenza nella tua dieta.
• Terza e ultima mossa-lmpara (I):
comprati un buon libro di ricette (ottimi sono La cucina Etica e Curarsi con la cucina Etica, editi da Sonda, che contengono moltissime ricette totalmente prive di ingredienti animali) e prova a sperimentare le ricette che più ti attirano, fino ad individuarne almeno 3-5 che più ti aggradano per gusto e semplicità di preparazione.
In questo modo, e con minimo sforzo, avrai ottenuto un assortimento di piatti vegetariani sufficiente a soddisfare il palato senza rischiare la noia. A questo punto diventerà facile anche adattare la colazione: privilegia i cereali integrali (pane o cereali germogliati o cotti), da consumare con della frutta fresca, crema di nocciole (o mandorle) o con verdura e cubetti di tofu se prevedi di saltare il pranzo. Sostituisci il latte di vacca con quello di soia o di riso. Il passo successivo, ma indispensabile, verso il mangiar sano è quello di impegnarti a “semplificare” il più possibile i cibi che consumi, preferendo cibi allo stato naturale, “come colti” (cereali in chicco, pane e pasta integrali, legumi, verdure cotte al vapore) ai cibi vegetali “trasformati” (polpette, seitan, hamburger, Wurstel, salse e condimenti vari, verdura in scatola, ecc.) che vanno limitati come abitudine o riservati alle situazioni di “emergenza”. Sapendoti organizzare è abbastanza facile preparare in poco tempo una certa quantità di legumi, cereali e verdure lessati che potranno poi servirti come base per vari piatti per più giorni successivi.

Il consumo di carne risulta più strettamente associato con il tumore del colon di qualsiasi altro fattore di rischio dietetico.
Perché dunque le diete vegetariane aiutano a difenderci dal cancro? Innanzitutto, perché sono povere di grassi e ad elevato contenuto di fibre rispetto alle diete basate su cibi animali.
Ma ci sono altri fattori estremamente importanti: per esempio, i vegetali contengono delle sostanze naturali che aiutano a combattere il cancro, denominate fitochimiche. Inoltre, i vegetariani solitamente assumono maggiori quantità di alcuni pigmenti vegetali, il betacarotene e il lycopene, e questo può spiegare perché mostrino tassi ridotti di tumore del polmone e della prostata. Ancora, alcuni studi suggeriscono che le diete che limitano/aboliscono i derivati del latte possono ridurre il rischio di tumore della prostata e dell’ovaio. Alcuni aspetti di protezione nei confronti del cancro riferibili alle diete vegetariane non sono comunque ancora stati chiariti completamente. Per esempio, non è stato ancora completamente scoperto il motivo per il quale i vegetariani dispongano di un maggior numero di cellule della serie bianca, chiamate “naturai killer”, che sono in grado di riconoscere e distruggere le cellule cancerose.
La questione del calcio
I vegetariani sono a rischio ridotto di formazione di calcoli del rene e della colecisti. Inoltre, i vegetariani risultano anche a rischio ridotto di osteoporosi, dal momento che mangiano minime o nulle quantità di proteine animali. Sono infatti le elevate assunzioni di proteine animali, che acidificano l’organismo, a promuovere la perdita di calcio dall’osso. La sostituzione di cibi animali con cibi vegetali è in grado di ridurre l’entità delle perdite di calcio con le urine. Ciò spiegherebbe il perché individui che risiedono in Paesi ove tipicamente la dieta è a base di cibi vegetali manifestino bassi tassi di osteoporosi anche quando l’assunzione di calcio è inferiore a quella dei Paesi dove 6 si consumano latticini.
Organizzare
una dieta vegetariana
È semplice organizzare una dieta vegetariana che soddisfi senza problemi i fabbisogni dei vari nutrienti. Cereali, legumi e verdura sono ricchi di proteine e ferro. I fagioli, le lenticchie, il tofu, le verdure a foglia verde, la frutta secca e la frutta seccata (fichi, uva sultanina, albicocche, ecc.) costituiscono eccellenti fonti di calcio, come del resto i vari tipi di latte vegetale e i succhi di frutta addizionati con calcio. La vitamina D è normalmente prodotta dall’organismo per azione della luce solare sulla pelle. Chisi espone regolarmente al sole non necessita di assumere questa vitamina dal cibo. Le persone di carnagione scura e quelle che vivono in latitudini nordiche hanno maggiori difficoltà a produrre la vitamina D durante l’anno. In questi casi è consigliabile l’assunzione di vitamina D a partire da integratori, che va concordata con un medico. Una fonte alternativa di luce solare, efficace per la produzione di vitamina D, sono le lampade UVA. L’assunzione regolare di vitamina B12 è molto importante, particolarmente nelle donne in gravidanza e in allattamento. La vitamina B12 si trova ormai in molti cibi vegetali addizionati, come per esempio i cereali per la colazione e i prodotti a base di soia. Sebbene la carenza di vitamina B12 non dipenda solo dal suo apporto dietetico, va sempre presa in considerazione soprattutto nei vegetariani, che dovrebbero accertarsi di includere buone fonti di questa vitamina nella dieta. Nelle etichette va ricercato il termine “cia- nocobalamina”, che è la forma di vitamina B12 utilizzatadall’uomo.

SUGGERIMENTI PER PASSARE A UNA DIETA VEGETARIANA
• I cibi pronti permettono di risparmiare tempo, tuttavia non devono essere consumati regolarmente, soprattutto quelli più trasformati. Prodotti come verdure in scatola, minestre pronte, riso e pasta precotti sono anche ricchi di conservanti, grassi e sale, o, nel migliore dei casi, semplicemente impoveriti di fibre, minerali e vitamine che si trovano in abbondanza nei prodotti non trasformati dall’industria alimentare.
• Nei negozi biologici o nello scaffale dei cibi biologici di alcuni supermercati è disponibile un buon assortimento di zuppe pronte di legumi, cereali e verdure, che spesso non necessitano nemmeno di ammollo e possono essere preparate in pentola a pressione in 20- 30 minuti.
• Una soluzione rapida possono essere anche le verdure surgelate o le crocchette e gli hamburger vegetali, mentre i prodotti derivati dalla soia (tofu, tempeh) possono costituire un ottimo sostituto dei formaggi e una buona fonte di calcio e proteine.
• In generale, comunque, puoi preparare una certa quantità di cibo che può servire come riserva per 2-3 giorni: legumi lessati, ammollati la notte precedente e cucinati per 20-40 minuti in pentola a pressione; cereali in chicco (orzo, farro, kamut, segale, avena, qui- noa, ecc.), che possono costituire la base per insalate e contorni e si preparano in meno di mezz’ora (in 2 parti di acqua); verdura, è importante consumarla sia cruda che cotta ma ancora croccante, al vapore, al forno oppure lessata in poca acqua. Tutti i cibi vegetali, solitamente, non necessitano di grande sorveglianza durante la cottura, quindi la preparazione dei pasti non ti impegnerà molto.
• Un buon primo piatto può diventare anche un veloce piatto unico, al quale affiancare solo del pane e della frutta: un risotto con il riso integrale si cucina in 45 minuti (in 2 parti di acqua fredda) e non è necessario mescolarlo continuamente durante la cottura come per il risotto tradizionale; una buona pasta con le verdure si prepara in meno di mezz’ora; una minestra di legumi si può preparare in pentola a pressione in 20 minuti, dopo qualche ora di ammollo preventivo.
• Richiedi al ristorante piatti vegetariani.Qualunque ristorante che meriti questo nome è in grado di preparare una pasta con le verdure o al pomodoro e un piatto di verdure cotte e crude. Rifiuta la soluzione di ripiegare su un piatto di formaggi assortiti ma piuttosto insisti per ottenere dei legumi. Accertati che il cibo che ti viene servito non sia stato cottocon oli di arrosti
di carne, con burro o su piastre per le carni (l’odore è inconfondibile, lo riconoscerai sicuramente). Fa presente con gentilezza al cameriere, guando viene a richiedere la consumazione, le tue esigenze e spiega con pazienza le tue richieste. Se sei a cena con altre persone non vegetariane, chiedi la cortesia di essere servito assieme agli altri, in modo da poter consumare il pasto in compagnia. I ristoranti che offrono già un’ampia scelta di piatti vegetariani nei loro menù sono, oltre ai nostri ristoranti italiani, quelli arabi e indiani.
• I voli aerei forniscono l’opzione vegetariana, purché richiesta al momento della prenotazione del volo. Se ti affidi a un touroperator, comunicagli le tue richieste al momento della prenotazione del pacchetto turistico.
• In pizzeria, ordina una pizza senza mozzarella o altri formaggi, ma con una montagna di verdure e frutta secca.
• Acguista un buon libro di cucina e comincia a sperimentare nuove ricette vegetariane, prendendo così confidenza con ingredienti nuovi.
• Se ti piace il barbecue all’aperto, prova il seitan alla piastra, i Wurstel di seitan o la verdura alla griglia come ad esempio le melanzane, le zucchine, i peperoni, la zucca, il radicchio rosso.• Se hai l’abitudine di portarti un panino al lavoro, preparalo con tofu, verdure o affettato di seitan. Non dimenticare di accompagnarlo con della verdura fresca (sedano, carote) e della frutta.
■ Spesso i piatti meno elaborati sono anche quelli più gustosi: una pasta con le verdure avanzate dal pasto precedente o semplicemente del riso integrale lessato e preparato con un po’d’olio e della frutta secca macinata, ed una spolverata di erbe aromatiche sono già un piatto delizioso.
■ Sperimenta nuovi gusti utilizzando ingredienti di fantasia come la scorza di limone grattugiata, l’uva sultanina, la frutta secca, pezzi di mela, su riso, pasta e cereali in chicco. Condisci cereali, legumi e verdura con semi di sesamo, zucca o girasole macinati, o con lievito in scaglie.
■ Utilizza il latte di soia e di riso per la colazione e la panna di soia (con moderazione) per la preparazione di alcune salse e condimenti.
■ In viaggio, portati come snack qualche panino, barre di cereali, verdura e frutta fresca, fette biscottate o gallette e succhi di frutta.
■ Prendi l’abitudine di condire le verdure con il limone, bere piccole quantità di acqua e limone o di consumare agrumi a pasto: aumenterai in questo modo moltissimo l’assorbimento del ferro a partire dai cibi vegetali!
■ Bevi molta acqua, almeno 1 litro e mezzo al giorno; le acque a elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L) costituiscono un’ottima fonte di calcio supplementare facilmente assimilabile, da consumare fuori pasto.

Il mito delle proteine

In passato, si pensava che fosse molto difficile assumere abbastanza proteine da poter soddisfa rei fabbisogni necessari all’organismo.
AM’inizio dello scorso secolo, per esempio, agli Americani si raccomandava di assumere oltre 100 grammi di proteine al giorno. E negli ultimi decenni le persone che vogliono restare in forma vengono incoraggiate ad aumentare la quantità di proteine nella dieta. Sono diventati molto popolari alcuni libri che propagandano le diete iperproteiche come un modo semplice ed efficace per perdere peso, sebbene ormai nella dieta Occidentale le proteine
rappresentino più del doppio della quantità giornaliera necessaria. Le persone che aderiscono a questo tipo di diete riescono a ottenere una riduzione del peso corporeo solo transitoria, ma sono spesso ignare dei rischi per la salute che derivano dall’eccesso di proteine nella dieta. Non sanno di andare incontro a un rischio aumentato di sviluppare osteoporosi, malattie e calcoli renali, arteriosclerosi e alcuni tipi di cancro.
I mattoni della vita
Le proteine vengono prodotte dal nostro organismo a partire dagli aminoacidi, che, a loro volta, deriva- 8 no dalle proteine del cibo. Una dieta variata a base
di legumi, cereali, frutta e verdura contiene tutti gli aminoacidi essenziali.
Si credeva un tempo che fosse necessario assumere i vari cibi vegetali contemporaneamente nello stesso pasto, per riuscire a ricavare tutti gli aminoacidi essenziali, ma ormai la ricerca moderna ha dimostrato che questo non è vero. Molti autorevoli studiosi di nutrizione, ivi inclusi l’American Dietetic Association e i Dietitians of Canada, sostengono che il fabbisogno di proteine può essere soddisfatto facilmente consumando un’ampia varietà di fonti proteiche vegetali nell’arco della giornata, è però necessario rispettare il fabbisogno di calorie per essere certi di garantire all’organismo la quantità di proteine necessaria. Conseguenze dell’eccesso di proteine nella dieta La dieta Occidentale media contiene carni e derivati del latte, che sono responsabili di una eccessiva assunzione di proteine, fatto che può causare seri problemi per la salute. Ecco i principali:
Malattie renali: chi assume troppe proteine, assume anche troppo azoto, sottoponendo il rene a un superlavoro per eliminarne l’eccesso con le urine. Alla lunga, questa situazione danneggia il rene, tanto che a chi soffre di malattie renali viene consigliato di seguire diete a basso contenuto di proteine. Queste diete sono in grado di ridurre e il lavoro del rene, rallentando il peggioramento dell’Insufficienza renale, e sono egualmente in grado di proteggere un rene sano dal rischio di ammalare.
Cancro: sebbene i grassi siano i costituenti della dieta ritenuti maggiormente responsabili di aumentare il rischio di cancro, anche le proteine hanno le loro responsabilità. Le persone che mangiano carne con regolarità sono a rischio aumentato per tumore del colon, e gli studiosi sostengono che i grassi, le proteine, i carcinogeni naturali e l’assenza di fibre nella carne sianotutti parte in causa. Nel 1997, il report”Alimenti, nutrizione e prevenzione del cancro”a firma delle due principali organizzazioni americane per la ricerca sul cancro, segnalava che le diete iperproteiche, a base di carne, sono state messe in relazione con alcuni tipi di tumore.
Osteoporosi e calcoli renali: le diete ricche di proteine, soprattutto se di origine animale, sono riconosciute responsabili di un’aumentata escrezione di calcio con le urine, cui consegue un aumento del rischio di sviluppare osteoporosi. Nei Paesi del mondo
in cui la dieta è povera di proteine, si registra la minor incidenza di osteoporosi e di fratture del femore. Inoltre, l’aumentata escrezione di calcio con le urine favorisce la formazione di calcoli renali. Un vecchio studio condotto in Inghilterra aveva dimostrato che aggiungendo a una dieta normale circa 150 grammi di pesce (pari a circa 35 grammi di proteine), il rischio di produrre calcoli nelle vie urinarie aumentava del 250%. A lungo si è inoltre stati convinti che gli atleti richiedessero molte più proteine degli individui normali. In realtà, gli atleti necessitano solo di un po’più di proteine, che sono facilmente ricavabili dalla maggior quantità di cibo necessaria per soddisfare le loro aumentate richieste energetiche. Le diete vegetariane sono eccezionali per gli atleti.
Per consumare una dieta che contenga abbastanza – ma non troppe – proteine, basta solamente sostituire i cibi di origine animale con cereali, legumi, frutta e verdura. Semplicemente introducendo le calorie richieste a partire da una varietà di cibi vegetali, l’organismo ha la garanzia di ricevere tutte le proteine necessarie.

Il calcio nelle diete vegetariane
In molti hanno scelto di eliminare il latte dalla dieta, a causa del suo alto contenuto di grassi saturi, colesterolo, proteine che innescano allergie, lattosio, e contaminanti. L’assunzione di latte è pure correlata al diabete mellito di tipo 1, e ad altre serie malattie. Fortunatamente, la Natura ci ha messo a disposizione moltissime altre buone fonti di calcio. La salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. In alcune culture il consumo di latte è sconosciuto, e questi popoli tipicamente assumono in media meno di 500 milligrammi di calcio al giorno. Nonostante ciò, queste popolazioni evidenziano bassi tassi di osteoporosi. Molti ricercatori sostengono che l’esercizio fisico e altri fattori influenzino maggiormente la comparsa di osteoporosi di quanto non sia in grado di fare la sola quantità di calcio della dieta.
Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono compensate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, che ne cede in continuazione, reintegrandolo poi con quello alimentare. Il fabbisogno di calcio cambia nel corso del ciclo vitale. Durante l’infanzia e l’adolescenza è estremamente importante garantire adeguate assunzioni di calcio.
Fino ai 30 anni circa, le perdite di calcio sono generalmente inferiori alle quantità assunte. Dopo questa età, l’organismo entra in una situazione di “bilancio negativo del calcio”, il che significa che l’osso inizia a perdere più calcio di quello che riesce a fissare. Quando viene perso troppo calcio, l’osso diventa fragile od “osteoporotico”
Il ritmo al quale il calcio viene perduto dipende, in parte, dal tipo e dalla quantità delle proteine della dieta e da alcune abitudini dello stile di vita.
Il calcio nell’organismo
Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nell’osso, che è la banca del calcio. Nel sangue è presente una piccola quantità di calcio, indispensabile per importantissime funzioni quali la contrazione dei muscoli scheletrici e del muscolo cardiaco, e la trasmissione degli impulsi nervosi.
Come ridurre le perdite di calcio
Ecco i principali fattori che condizionano le perdite di calcio dall’organismo:
• Le diete a elevato contenuto di proteine aumentano le perdite di calcio con le urine. Le proteine animali sono responsabili di perdite di calcio molto maggiori rispetto alle proteine vegetali. Anche per questa ragione, i vegetariani tendono ad avere ossa più robuste dei carnivori.
■ La caffeina, diete ricche di sodio e il fumo aumentano le perdite di calcio.
• L’alcol inibisce l’assorbimento intestinale di calcio.
• L’esercizio fisico rallenta la perdita di tessuto osseo ed è uno dei più importanti fattori per la salute dell’osso.
• La luce solare permette alla nostra pelle di produrre la vitamina D necessaria a fissare il calcio nell’osso.
• Mangiare regolarmente grandi quantità di frutta e verdura aiuta a mantenere il calcio nell’osso.
• Assumere buone fonti vegetali di calcio, soprattutto legumi e verdura a foglia verde, permette di fornire all’osso il calcio necessario.
Le fonti di calcio
L’esercizio fisico e una dieta a moderato contenuto di proteine aiutano quindi a mantenere forti le ossa. Chi assume diete basate prevalentemente su cibi vegetali e conduce una vita attiva, probabilmente ha un fabbisogno di calcio inferiore a quello raccomandato. Il calcio è comunque un nutriente essenziale per tutti, ed è importante assumere regolarmente cibi ricchi di calcio. Nell’elenco che segue, è riportato il contenuto mediodica Icio perlOO grammi dialimento. Basta uno sguardo veloce per capire quanto sia facile, con un po’ di attenzione, assumere tutto il calcio necessario.
Le acque minerali a elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L) costituiscono un’ottima fonte di calcio supplementare facilmente assimilabile. L’assunzione di 1.5-2 litri di acqua al giorno, preferibilmente fuori pasto, fornisce una quantità di calcio di almeno 450-600 mg.

Il ferro nelle diete vegetariane: carne o spinaci?
Si fa un gran parlare di rischio di carenza di ferro nelle diete vegetariane. La quantità di ferro assunto con la dieta è più elevata nei vegani rispetto ai latto-ovo- vegetariani e ai non-vegetariani, e nei latto-ovo- vegetariani rispetto ai non-vegetariani. Sebbene gli adulti vegetariani presentino più bassi depositi di ferro rispetto ai non-vegetariani, i loro livelli ematici di ferritina si collocano usualmente all’interno del valori di normalità.
Anche se alcuni studi riportano un aumentato rischio di anemia da carenza di ferro nei vegetariani, altri studi smentiscono questi dati, e riportano come l’incidenza di questo tipo di anemia sia sovrapponibile a quella verificata tra i non-vegetariani, e non trovano associazioni rilevanti tra dieta e stato del ferro: il fatto è che l’anemia da carenza di ferro è la più comune malattia carenziale nel mondo, colpendo circa 500 milioni di persone, pari al 15% della popolazione mondiale. Di queste, il 25% sono bambini, il 20% donne, il 50%
donne in gravidanza, e il 3% uomini. La sua incidenza negli atleti è pure elevata.
Il ferro eme costituisce solo il 40% del ferro delle carni, mentre il ferro non-eme costituisce il 60% del ferro contenuto nelle carni e la quasi totalità del ferro contenuto nei vegetali. A differenza del ferro eme, più facilmente assorbito, il ferro in forma non-eme è molto più sensibile sia alle sostanze e alle pratiche che inibiscono (fitati; calcio; tè; alcune tisane; caffè; cacao; alcune spezie; fibre; calcio da latte e derivati) che a quelle che facilitano (vitamina C ed altri acidi organici presenti nella frutta e nella verdura; lievitazione, ger- mogliazione e fermentazione; ammollo precottura) l’assorbimento del ferro a partire dal cibo. L’assorbimento del ferro varia tra il 2%-20% per il ferro non-eme, a circa il 20% del ferro eme.
Per questo, anche se le perdite di ferro dell’organismo sono solo di 1 mg per l’uomo adulto e la donna in postmenopausa, e 1.5 per la donna fertile, la quantità di ferro raccomandata, da introdurre giornalmente con una dieta onnivora per rimpiazzare queste perdite, è di gran lunga superiore, rispettivamente 10 mg e 18 mg, mentre la donna in gravidanza è di 30 mg al di. Inoltre, le quantità raccomandate di ferro nei vegetariani che non si curano di aumentare l’assorbimento del ferro vegetale sono 1.8 volte quelle dei non-vege- tariani, proprio a causa della più bassa biodisponibilità del ferro a partire da una dieta vegetariana. Frattaglie e molluschi esclusi, che solitamente non rappresentano un componente fisso della nostra dieta giornaliera, al primo posto tra i cibi ricchi di ferro vengono i legumi secchi, seguiti dai cereali. La tabella di pagina 13 riporta sommariamente il contenuto di ferro in alcuni cibi: per confronto vengono riportate anche alcune carni, così ciascun lettore può rendersi conto autonomamente di quanto infondate siano le notizie allarmistiche su questo tema. Come emerge chiaramente dalla tabella, ad eccezione delle poche presenti nella lista, le verdure non costituiscono per il ferro, diversamente che per il calcio, una buona fonte alimentare (a parte alcune erbe e spezie, che si usano in piccole quantità ma che hanno un contenuto di ferro che nulla ha da invidiare a quello delle frattaglie). Gli spinaci, in particolare, non rappresentano certo il modello ottimale di alimento vegetale ricco di ferro: si collocano in bassa posizione per il contenuto, e sono inoltre estremamente ricchi di fitati e ossalati, che tendono a catturare il ferro riducendone l’assorbimento. Questo forse non era noto al padre di Popeye (Braccio di Ferro), quando ha ideato il suo eroe e ha fatto degli spinaci il simbolo ferro-spinaci è chiaramente perdente, il ferro va cercato in altri cibi vegetali che, soprattutto se assunti assieme a un po’di limone o un succo d’agrumi, sono in grado di fornirne senza alcun problema tutta la quantità necessaria!

Qualche riflessione sul latte
Il latte è l’alimento ideale, ma solo per il lattante. Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.
Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.
Diabete: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
Calcio: la verdura a foglia verde, come la rucola e il radicchio, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
Contenuto di grassi: ad eccezione di quello scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.
14 Vediamo il contenuto di grassi di alcuni latticini, calcolato in percentuale delle calorie totali: Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche” il cui nome comune è “pus’! Lattosio: i tre quarti degli abitanti del Pianeta sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio e la cataratta.
Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.

Qualche idea per deliziosi menù senza latte
Se vuoi capire quanto i latticini contribuiscano ai tuoi problemi dermatologici o di allergia, asma, gas, diarrea o stitichezza, oppure se vuoi semplicemente sperimentare come il tuo corpo reagisce all’eliminazione del latte, fai una prova di sole 3 settimane. Questo è infatti il tempo necessario per eliminare o I M per creare un’abitudine. In que-
I m sto breve lasso di tempo, molte persone tro- am vano grandi benefici, come per esempio una ^ riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue, una perdita di qualche chilo, e soprattutto sollievo da emicrania, allergie, asma, cattiva digestione o problemi gastrici. Molti piatti possono facilmente essere realizzati senza latte, semplicemente eliminando questo ingrediente oppure sostituendolo con il latte di soia. I menù cheti presentiamo quisottosono ricchi di calcio, ma non contengono una sola goccia di latte!

VegPyramid:

la nuova Piramide Alimentare Vegetariana
Concepita con criteri semplici, VegPyramid rappresenta non solo una proposta di Linee Guida italiane per una corretta alimentazione vegetariana, ma uno strumento che può essere utilizzato da chiunque voglia adottare abitudini alimentari sane.
Ne riportiamo di seguito una sintesi adattata agli scopi divulgativi di questa pubblicazione.
Le informazioni presenti sul sito www.vegpyramid. info ti permetteranno di conoscere quali sono i cibi più sani e come mantenerti in salute rispettando il tuo corpo.
VegPyramid è formata da 5 gruppi alimentari:
Cereali integrali; Legumi, frutta secca e altri cibi ricchi di proteine; Verdura; Frutta fresca e seccata; Grassi. Il numero minimo di porzioni dipende dal fabbisogno calorico giornaliero individuale.
Al fine di realizzare una dieta equilibrata, è indispensabile seguire le raccomandazioni particolari che riguardano il fabbisogno specifico di nutrienti critici: il calcio*, la vitamina B12 e gli acidi grassi omega-3.
(*) che nell’elenco che segue, sono specificati e contrassegnati con un asterisco.

I CINQUE GRUPPI ALIMENTARI
CEREALI INTEGRALI:
MINIMO 7 PORZIONI AL GIORNO
Questo gruppo include pane, pasta, riso, cereali per colazione, frumento, mais, miglio, orzo, avena, segale, farro, grano saraceno, kamut, quinoa, bulgur, cous-cous, fette biscottate, grissini e cracker. Anche il latte di riso appartiene a questo gruppo.
Ogni pasto va costruito “intorno” ad un bel piatto di cereali integrali: sono ricchi di fibre, carboidrati complessi, proteine, vitamina B, E, ferro e zinco.
Porzione: pane, pop-corn, cereali pronti per colazione (arricchiti con calcio*): 30 g; cracker integrali: 5 cracker; pasta, bulgur, couscous cereali in chicco (riso, orzo, mais, frumento, farro, grano saraceno, kamut, avena, segale, miglio, quinoa): cotti, 80 g; crudi, 30 g; latte di riso (arricchito con il calcio*): 125 mL.
LEGUMI, FRUTTA SECCA E ALTRI CIBI RICCHI DI PROTEINE: MINIMO 5 PORZIONI AL GIORNO
I legumi comprendono tutti i tipi di fagioli, i piselli, tutti i tipi di lenticchie, le fave, le cicerchie, i ceci, i lupini, la soia e i fagiolini. In questo gruppo vanno poi inclusi anche il tofu, il tempeh, il latte e gli altri prodotti a base di soia; la frutta secca (noci, arachidi, mandorle, nocciole, noci del brasile, pinoli, pistacchi, anacardi); i semi oleaginosi (di zucca, di girasole, di sesamo, di lino). Questo gruppo di cibi è un’ottima fonte di fibre, proteine, ferro, calcio, zinco, vitamine del gruppo B e acidi grassi omega-3.
Porzione: legumi (fagioli di soia*): cotti, 80 g; crudi, 30g; tofu* o tempeh*, altri prodotti a base di soia: 70 g; latte o yogurt di soia o vaccino (arricchito con il calcio*), 125 mL; analoghi della carne* (a base di soia o glutine di frumento): 30 g; crema di frutta secca (mandorle*), crema di semi (tahin di sesamo*), frutta secca (mandorle*), o semi (di sesamo*): 30 g; 1 uovo (non più di 1-2 la settimana);formaggio: 20 g. Ricordiamo che i prodotti animali come latte e derivati e uova non sono necessari per raggiungere l’adeguatezza nutrizionale della dieta, e nella dieta ottimale è consigliabile non consumarli.
VERDURA: MINIMO 4 PORZIONI AL GIORNO
La verdura è ricca di nutrienti e di sostanze protettive per la salute: vitamina C, betacarotene, lycopene, riboflavina, ferro, calcio, fibre, e altri nutrienti. Le verdure a foglia verde scuro e le crucifere (broccoli, cavoli) sono fonti particolarmente ricche di questi importanti nutrienti. Le verdure giallo scuro o arancio sono ricche di beta-carotene. Inserisci porzioni generose e variate di verdura nella tua dieta.
Porzione: verdura cotta e cruda (rucola*, foglie di rapa*, cicoria*, cardi*, broccolo*, carciofo*, radicchio*, indivia*):
100 g; succo di verdura: 125 mL.
FRUTTA FRESCA E SECCATA:
MINIMO 2 PORZIONI AL GIORNO
La frutta è ricca di fibre, vitamina C e betacarotene. Premurati di includere almeno 1 porzione di frutta ricca di vitamina C (agrumi, meloni, fragole) al giorno. Preferisci la frutta intera ai succhi, che sono deprivati di fibre.
Porzione: 1 frutto medio (150 g); frutta cotta o a
pezzetti: 150 g; frutta fresca essiccata: 20-30 g; 5 fichi* (freschi o secchi); succo di frutta (fortificato con calcio*): 125 mL.
GRASSI: MINIMO 2 PORZIONI AL GIORNO
In questo gruppo di cibi vanno inseriti gli oli (oltre alla maionese vegetale e le margarine, che devono però essere consumate con moderazione). Si tratta di cibi ipercalorici, per questo è bene limitare al minimo il numero di porzioni. L’utilizzo di olio di semi di lino e di olio di oliva va preferito, in quanto fonti di acidi grassi rispettivamente poliinsaturi della famiglia degli omega-3 e monoinsaturi. Tutti i grassi che sono solidi a temperatura ambiente (oli tropicali -di cocco e di palma- e le margarine) contengono elevate quantità di grassi saturi o transidrogenati, che sono dannosi e vanno utilizzati in modo molto limitato e solose indispensabili.
Porzione: olio, (maionese e margarine morbide): 5 g.

LE RACCOMANDAZIONI PARTICOLARI

CALCIO
All’interno dei primi 4 gruppi di cibi sono presenti i cibi ricchi di calcio, che formano una specie di ulteriore “gruppo trasversale” del quale vanno assunte un minimo di 6 porzioni al giorno, conteggiabili nel numero totale di porzioni giornaliere.
VITAMINA B12
Assicurati di assumere 3 porzioni al giorno di buone fonti di vitamina B12. Queste includono 250 mL di latte di soia fortificato, 30 g di cereali fortificati per la colazione, 40 g di analoghi della carne fortificati, o altri cibi fortificati per un totale di 3 mcg al giorno di vitamina B12. Chi non assume questi cibi regolarmente deve assume un’integrazione di vitamina B12 di 5-10 microgrammi (mcg) al giorno o di 2.000 mcg alla settimana, preferibilmente in formulazione sublinguale.
ACIDI GRASSI OMEGA-3
Ricordati dell’importanza di inserire 1-2 porzioni al giorno, ogni giorno, di cibi che forniscono acidi grassi omega-3, che si trovano nel gruppo dei legumi e della frutta secca e nel gruppo dei cibi grassi. Una porzione equivale a 1 cucchiaino di olio di semi di lino, 1 cucchiaio di semi di lino (da consumare macinati) o circa 30 g di noci. Per il miglior rapporto tra i vari acidi grassi della dieta, privilegia per la cottura l’olio di oliva.
LE CALORIE DISCREZIONALI
Le calorie discrezionali sono quella quota di calorie della dieta che non necessariamente devono apportare nutrienti: sono le cosiddette “calorie vuote”, date da cibi solitamente molto trasformati, come per esempio le bevande dolci e alcuni snack. È ovviamente preferibile ricavare questa quota di calorie dai cibi appartenenti a Vegpyramid.
Comunque, prevedere in una dieta sana una quota di calorie “superflue” che si integri, e non si aggiunga, al fabbisogno calorico normale, protegge nei confronti del sovrappesoobesità, in quanto evita l’ingestione di energia in eccesso che verrebbe poi depositata sotto forma di grasso nel tessuto adiposo.

La dieta vegetariana in gravidanza

Durante la gravidanza il fabbisogno di molti nutrienti aumenta. Per esempio, servono più calcio, più proteine, e più acido folico, mentre il fabbisogno calorico aumenta solo di poco. È quindi necessario concentrare tutti i nutrienti in più, in sole 300 calorie in più al dì. Per questo motivo, tutte le donne in gravidanza devono scegliere con attenzione la composizione dei pasti: è importante assumere cibi densi di nutrienti ma con limitato apporto di grassi, zuccheri e calorie. Le diete vegetariane, che si basano su cibi integrali ricchi di nutrienti, sono quindi la scelta più sana per le donne in gravidanza.
Linee Guida per restare in buona salute durante la gravidanza
• Comincia con una dieta sana prima di entrare in gravidanza. La crescita e lo sviluppo del bambino dipendono dai depositi dei nutrienti nell’organismo materno.
• Mantieni un ritmo di incremento ponderale costante. Cerca di aumentare di circa 1.5-2 kg in tutto nel corso del primo trimestre, e poi di circa 1.5-2 kg al mese durante il secondo e terzo trimestre.
• Consulta regolarmente il tuo medico.
• Limita le calorie vuote che si trovano nei cibi industriali trasformati e nei dolci. Tieni il conto delle calorie!
Nutrienti
Per essere certa di seguire una dieta adeguata al tuo stato,fai particolare attenzione a questi nutrienti: Caldo: tutti i gruppi vegetali contengono cibi ricchi d i calcio. Accertati di includere almeno 8 porzioni di cibi ricchi di calcio nella tua dieta di tutti i giorni. Questi comprendono: tofu, tempeh, verdura a foglia verde, broccoli,fagioli di soia,fichi, semi di girasole, tahin di sesamo, mandorle, latte di soia fortificato, cereali e succhi di frutta fortificati. Le acque minerali a elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L) costituiscono un’ottima fonte di calcio supplementare facilmente assimilabile. Bere 1.5-2 litri di acqua al giorno, preferibilmente fuori pasto, fornisce una quantità di calcio di almeno 450-600 mg solo a partire da questa fonte. Ogni porzione di
cibi contrassegnati con l’asterisco nella tabella a pagina 13 fornisce in media 100-150 mg di calcio.
Vitamina D: questa vitamina è scarsa in tutti i tipi di dieta perché l’organismo è in grado di produrla quando la pelle è esposta al sole. Le donne in gravidanza devono rigorosamente esporre al sole almeno il volto e le mani, per 20-30 minuti per 2-3 volte alla settimana.
Se non ti è possibile esporti al sole, concorda con il tuo medico l’assunzione di un integratore di vitamina D. Vitamina B12: la vitamina B12 non si trova nei cibi vegetali in quantità adeguate. Per essere certa di assumere le quantità necessarie di questa importante vitamina, devi assumere almeno 4 porzioni al giorno di buone fonti di questa vitamina, per poter ottenere un minimo di 4 mcg al giorno di vitamina B12 da diverse assunzioni. Accertati che sull’etichetta sia riportato il termine “cianocobalamina”, la forma di questa vitamina meglio assorbibile per l’uomo. Le alghe e i prodotti a base di soia fermentata, come il tempeh, non sono – contrariamente a quanto si crede – buone fonti di vitamina B12. Se avessi dei dubbi sulla quantità di B12 introdotta, scegli di utilizzare un’integrazione di vitamina B12 di 20 mcg al giorno o di 3.000 mcg alla settimana, preferibilmente in formulazione sublinguale.
Ferro: il ferro è abbondantemente rappresentato nel Regno Vegetale. Legumi, verdura a foglia verde, frutta seccata, melassa, frutta secca e semi oleaginosi, cereali integrali o cereali fortificati contengono tutti molto ferro.
Ricorda invece che gli spinaci non sono una buona fonte di ferro, nonostante la credenza diffusa. Comunque, le donne nella seconda metà della gravidanza hanno delle richieste di ferro estremamente elevate, che impongono l’assunzione di integratori indipendentemente dal tipo di dieta seguito. Discuti con il tuo medico l’opportunità di assumere un integratore in questa fase della gravidanza.
Acidi grassi essenziali: questi acidi grassi sono ben rappresentati anche nel Regno Vegetale, nonostante ci vogliano far credere che siano presenti solo nel pesce. Bastano 1-2 porzioni al giorno, ogni giorno, di cibi cheforniscono acidi grassi omega-3, che si trovano nel gruppo dei legumi e della frutta secca e nel gruppo dei cibi grassi. Una porzione equivale a 1 cucchiaino di olio di semi di lino, 1 cucchiaio di semi di lino (da consumare macinati) o circa 30 g di noci.
Per il miglior rapporto tra i vari acidi grassi della dieta, è da privilegiare per la cottura l’olio di oliva.
Per disporre anche di acidi grassi omega-3 a lunga catena, prendi l’abitudine di assumere piccole quantità di alghe, che forniscono anche lo iodio e la taurina, così importanti per lo sviluppo del feto.
Due parole sulle proteine… Il fabbisogno di proteine aumenta di circa il 30% in gravidanza.
Anche se assumere abbastanza proteine può essere motivo di preoccupazione per alcune donne, la maggior parte delle donne vegetariane mangia più delle proteine necessarie a soddisfare le richieste in gravidanza. Il consumo di almeno 7 porzioni di cibi ricchi di proteine, come legumi, tofu, tempeh, latte di soia, frutta secca e semi oleaginosi, permette facilmente di soddisfare il fabbisogno di proteine in gravidanza.
Allattamento
Le linee guida per le donne in allattamento sono simili a quelle perla gravidanza. La produzione di latte richiede più calorie, quindi bisogna aumentare un po’ di più la quantità di cibo introdotta. Le porzioni minime consigliate rimangono quindi le stesse della gravidanza per tutti i gruppi alimentari, ad eccezione del gruppo dei cibi ricchi di proteine, per il quale sono consigliate un minimo di 8 porzioni al giorno.
Qualche idea
• Pianifica i pasti basandoli su cereali integrali, legumi e verdura. Aggiungi semi oleaginosi, germe di grano, o lievito in scaglie e alghe polverizzate perarricchire il gusto ed il contenuto di nutrienti.
• La verdura a foglia verde è una miniera di sostante nutritive. Aggiungila sempre a primi e secondi piatti.
• Gli snack a base di frutta secca e seccata permettono di aumentare l’assunzione di ferro e di altri importanti nutrienti.
Se hai già altri bambini piccoli da accudire e non hai molta energia per dedicarti alla tua alimentazione.

Cancro intestinale?

Riconoscere i sintomi, agire per tempo! Più della metà dei casi di cancro intestinale viene scoperta quando ormai vi sono già delle metastasi nel corpo. Molti dei pazienti colpiti vanno troppo tardi dal medico perché non prestano sufficiente attenzione ai primi sintomi del cancro intestinale. Pertanto è molto importante conoscere i possibili sintomi di questa malattia e svolgere per tempo accertamenti.

Prima viene diagnosticato il cancro intestinale, maggiore è la probabilità di guarirne. All’inizio di marzo la Lega svizzera contro il cancro lancia la campagna «No al cancro intestinale?». Il rischio di ammalarsi di cancro intestinale aumenta notevolmente dopo i 50 anni. Corre un rischio maggiore anche chi ha dovuto farsi togliere dei polipi intestinali, chi soffre di un’infiammazione intestinale cronica oppure chi ha genitori, fratelli o sorelle che soffrono di cancro intestinale.

Il cancro intestinale si sviluppa lentamente e senza dolore. Il più delle volte ci vogliono circa dieci anni affinché un tumore benigno degeneri in uno maligno. In più della metà dei casi di cancro intestinale – mediamente cinque persone al giorno – al momento della diagnosi il tumore è in uno stato talmente avanzato che sono già presenti metastasi nei linfonodi o in altri organi. Prima vengono scoperti i sintomi del cancro intestinale, maggiore è la probabilità di guarirne. Possibili sintomi del cancro intestinale Il cancro intestinale può causare i seguenti sintomi: perdita di peso ingiustificata, presenza di sangue nelle feci, frequente stimolo all’evacuazione senza produzione di feci, alterazione dell’abituale ritmo di evacuazione, dolori addominali insoliti e persistenti.

Quando si manifesta uno di questi sintomi, la lega svizzera contro il cancro raccomanda di farsi visitare dal medico il prima possibile. La presenza del sintomo non significa necessariamente che si è malati di cancro intestinale. Può trattarsi anche di disturbi meno gravi, come per esempio disturbi funzionali dell’intestino causati dalle abitudini alimentari oppure di sangue dovuto a emorroidi. Ma la presenza di emorroidi non esclude il cancro intestinale: pertanto, anche nel caso in cui vi sia una chiara diagnosi di emorroidi, è importante farsi visitare dal medico.

Il cancro intestinale in Svizzera Di cancro intestinale si registrano in Svizzera più di 4’100 nuovi casi l’anno. Vale a dire più di dieci persone al giorno. Ogni anno circa 1’600 persone muoiono di questa malattia. In Svizzera il cancro intestinale è al secondo posto tra i decessi per tumore. Informazioni della Lega svizzera contro il cancro La Linea cancro della Lega svizzera contro il cancro (tel. 0800 11 88 11) risponde gratuitamente alle domande sul cancro da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle 18. Inoltre durante il mese di marzo saranno offerti anche i seguenti servizi: _ il martedì (6, 13, 20, e 27 marzo) dalle ore 10 alle 13 una dietista della Società Svizzera di Nutrizione risponderà a domande sull’alimentazione in tedesco. _ lunedì 19 e 26 marzo dalle ore 10 alle 13 una dietista della Società Svizzera di Nutrizione risponderà a domande sull’alimentazione in francese. _ il lunedì (5, 12, 19 e 26 marzo) dalle ore 16 alle 19 saranno disponibili specialisti di lingua albanese, portoghese, serbo-croata-bosniaca e spagnola _il mercoledì (7, 14, 21 e 28 marzo) dalle ore 9 alle 12 sarà disponibile uno specialista di lingua turca L’opuscolo «No al cancro intestinale?» spiega come insorge questo tumore, informa sui fattori di rischio e sui sintomi e descrive i diversi metodi di analisi per la diagnosi precoce. Inoltre fornisce suggerimenti per uno stile di vita che può ridurre il rischio di ammalarsi di cancro intestinale. L’opuscolo «No al cancro intestinale?», incluso un questionario per la valutazione del rischio individuale, può essere ordinato alla Lega svizzera contro il cancro o alle leghe cancro cantonali. Per ulteriori informazioni su questo tema e sulle offerte della Lega svizzera contro il cancro consultare il sito www.cancro-intestinale.ch. Partner della campagna «No al cancro intestinale?»: Ufficio federale della sanità pubblica, GastroMedSuisse, santésuisse, pharmaSuisse, Società svizzera di medicina generale, Società professionale dei gastroenterologi, Società svizzera di medicina interna, Società svizzera di chirurgia viscerale.

IL CANCRO DELL’INTESTINO Che frequenza ha il cancro intestinale? In Svizzera, il cancro intestinale è la terza forma di cancro più frequente. Ogni anno viene diagnosticato a circa 4100 persone, mentre nello stesso arco di tempo muoiono approssimativamente 1600 pazienti delle conseguenze di questa malattia. Come ha origine il cancro intestinale? Il cancro dell’intestino si sviluppa per lo più da proliferazioni benigne della mucosa (cosiddetti «polipi»), in un processo che di regola si protrae a lungo, anche fino a dieci anni. Chi si ammala di cancro intestinale? La maggior parte delle persone che si ammala di cancro intestinale ha un’età superiore a 50 anni. Inoltre, si conoscono situazioni particolari che fanno aumentare il rischio di cancro dell’intestino: • presenza di cancro o polipi dell’intestino nei genitori o in fratelli/sorelle; • precoce comparsa di polipi intestinali;

• malattie infiammatorie croniche dell’intestino (p. es. morbo di Crohn o colite ulcerosa). Dal momento che le persone che presentano uno o più di questi rischi possono ammalarsi di cancro dell’intestino già in giovane età, dovrebbero rivolgersi al medico1 per sapere da quale età sono indicati gli esami per la diagnosi precoce. Come posso accorgermi di avere il cancro intestinale? Il cancro dell’intestino si sviluppa lentamente, e possono perciò passare diversi anni prima che si manifestino disturbi quali i seguenti: • sangue nelle feci; • tenesmo rettale (bisogno impellente di defecare) non accompagnato da defecazione; • cambiamento delle precedenti abitudini dell’alvo (defecazione); • dolori addominali persistenti di nuova insorgenza; • inspiegabile perdita di peso. Questi disturbi possono anche avere una causa diversa dal cancro. Nonostante ciò, la loro origine deve essere accertata da un medico. 1 Qualora sia usata solo la forma maschile, è implicito il riferimento alle persone dell’altro sesso.

DIAGNOSI PRECOCE Qual è il vantaggio della diagnosi precoce di cancro intestinale? Gli esami per la diagnosi precoce hanno lo scopo di scoprire il cancro dell’intestino prima che si manifestino i disturbi. Se il cancro dell’intestino viene diagnosticato precocemente, va incontro a guarigione nella maggior parte dei casi. Per questo la diagnosi precoce è importante. Come si fa a diagnosticare il cancro intestinale il più precocemente possibile? Gli esami più importanti per la diagnosi precoce sono il test del sangue occulto nelle feci e l’endoscopia dell’intestino (colonscopia). In cosa consiste il test del sangue occulto nelle feci? Questo test evidenzia l’eventuale presenza di sangue nelle feci, che non sempre è visibile a occhio nudo (sangue occulto). Il sangue può avere origine da un polipo o da un tumore intestinale. Il test del sangue occulto nelle feci può essere condotto con facilità e senza doversi sottoporre a procedure complicate.

Che cosa significa il mancato rilevamento di sangue nelle feci? In questo caso non si può escludere con certezza assoluta il cancro dell’intestino, dato che i polipi o il tumore non sanguinano in continuazione. Per aumentare la probabilità di rilevare un cancro intestinale effettivamente presente, si pratica il test su diversi campioni di feci. Il test deve essere poi ripetuto dopo due anni. Che cosa significa il rilevamento di sangue nelle feci? Questo risultato non indica necessariamente che si è ammalati di cancro intestinale. Il sangue nelle feci può avere anche altre cause, che devono essere senz’altro accertate dal medico. Per scoprire l’origine del sangue viene condotta una colonscopia. Che cos’è la colonscopia (endoscopia dell’intestino)? La colonscopia serve a osservare la superficie interna dell’intestino con l’ausilio di una minuscola telecamera, che consente tra l’altro di scoprire con elevata certezza e anche asportare subito eventuali polipi.

Come viene eseguita la colonscopia? Prima dell’esame occorre svuotare l’intestino dai residui fecali, affinché il medico possa osservare e valutare agevolmente le pareti intestinali. A questo scopo il giorno prima dell’esame si deve assumere un forte lassativo e poi bere molto. Durante l’esame vero e proprio si introduce nell’intestino, attraverso l’ano, un tubo flessibile (endoscopio), all’estremità del quale è posta una telecamera. Le immagini dell’intestino vengono trasmesse direttamente su un monitor. Che cosa succede, se vengono individuati dei polipi? I polipi possono essere rimossi subito durante l’esame, per poi essere sottoposti ad analisi microscopica allo scopo di accertare se contengano cellule cancerose. Nel caso non vengano rilevate cellule cancerose, si dovrebbe concordare con il medico l’esecuzione di una nuova colonscopia a distanza di qualche anno. Se i polipi presentano una degenerazione cancerosa, il medico illustrerà le successive misure da attuare.

La colonscopia è dolorosa o pericolosa? In genere la colonscopia è pressoché indolore. Tuttavia, dal momento che l’avanzamento dell’endoscopio può risultare fastidioso, il paziente riceve di solito un medicamento che lo fa dormire per un breve periodo di tempo. Il rischio di complicazioni in caso di colonscopia è minimo (meno di 1 su 1000 colonscopie). In casi rari la rimozione di eventuali polipi può causare lesioni intestinali o emorragie. Chi deve farsi esaminare? Dopo i 50 anni di età ci si dovrebbe sottoporre agli esami per la diagnosi precoce di cancro intestinale. Le persone che hanno un rischio elevato di cancro intestinale (vedi pagina 4) dovrebbero chiedere al proprio medico a quale età debbano cominciare a sottoporsi ad esami.

Dove posso far eseguire gli esami per la diagnosi precoce di cancro dell’intestino? Il test del sangue occulto nelle feci può essere ottenuto dal medico di famiglia o in farmacia. Per la colonscopia occorre rivolgersi al proprio medico di famiglia, che prescriverà una visita specialistica presso il gastroenterologo, che potrà sottoporla a questo esame. Qual è il metodo d’esame più indicato nel mio caso? Entrambi i metodi hanno vantaggi e svantaggi, e il medico o il farmacista sapranno orientarla nella scelta del metodo più indicato. Se presenta un rischio elevato di cancro intestinale , dovrebbe sottoporsi a una colonscopia.

Gli esami sono rimborsati dall’assicurazione di base? Sì. Dal 1° luglio 2013 l’assicurazione di base copre i costi per la diagnosi precoce del cancro intestinale per persone di 50–69 anni di età, secondo le modalità indicate di seguito: • test del sangue occulto nelle feci: ogni due anni. Se viene rilevato sangue nelle feci, l’assicurazione di base si fa carico anche dei costi per la conseguente colonscopia. In farmacia il test viene pagato solo con la ricetta medica. • colonscopia: ogni dieci anni Il test del sangue occulto nelle feci e la colonscopia non sono esenti da franchigia e aliquota percentuale. Ciò significa che a seconda dei casi dovrà contribuire alla spesa.

La diagnosi precoce di cancro intestinale viene offerta nell’ambito di un programma di screening? Contrariamente a determinati programmi cantonali per la diagnosi precoce del cancro al seno, attualmente non esiste in Svizzera alcun programma per il riconoscimento precoce del cancro intestinale. In alcuni cantoni vi è però la ferma intenzione di introdurre programmi di questo tipo. Se il suo cantone di residenza dovesse adottare un tale programma, sarà informato dalle autorità sanitarie cantonali. In alternativa, può informarsi anche presso la rispettiva Lega cantonale (Stato: gennaio 2014).

PREVENZIONE Come posso prevenire il cancro dell’intestino? Purtroppo non esiste una protezione del cancro intestinale. Vi sono però dei comportamenti che aiutano a ridurre il rischio di contrarre il cancro dell’intestino: • mantenere il peso normale; • praticare sufficiente attività fisica; • limitare il consumo di carni rosse e carni lavorate, preferendo una sufficiente quantità di alimenti ricchi di fibre (p. es. prodotti integrali, verdura e frutta); • bere poco alcol; • non fumare.

CHE COSA POSSO FARE? Informazioni e consulenza Si avvalga della consulenza di un medico, nel caso abbia un rischio elevato di cancro dell’intestino: • presenza di cancro o polipi dell’intestino nei genitori o in fratelli/sorelle; • precoce comparsa di polipi intestinali; • malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Diagnosi precoce Dal momento che il rischio di cancro dell’intestino aumenta dopo i 50 anni, si raccomanda che tutte le persone che hanno superato questa soglia di età si sottopongano a esami per la diagnosi precoce. Parli con il medico o il farmacista delle possibilità di diagnosi precoce e si faccia illustrare i diversi metodi d’esame.

Il cancro nel colon e nel retto Con il termine di «cancro dell’intestino» o «carcinoma colorettale» si designa in genere un’affezione tumorale maligna del colon (carcinoma del colon o colico) e/o del retto (carcinoma del retto o rettale). Il cancro dell’intestino tenue è molto raro. L’intestino è parte del tratto gastrointestinale e riveste una funzione essenziale per la digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive. La digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive Il cibo giunge nello stomaco attraverso la bocca e l’esofago e passa quindi nell’intestino tenue lungo da 3 a 5 metri. Negli organi della digestione il cibo è scomposto un po’ alla volta, sottraendogli le sostanze nutritive e altre componenti (grasso, proteine, zucchero ecc.), trasportate poi in tutto l’organismo: esse costituiscono il «carburante» del nostro corpo. Nel colon, lungo circa 1,5 m, i resti del cibo sono disidratati e assumono la normale consistenza delle feci. Queste passano nel retto, lungo circa 15 cm, e sono infine evacuate attraverso l’ano. L’apertura anale è circondata dagli sfinteri interno ed esterno, muscoli il cui movimento si può controllare, e che durante la defecazione si aprono come una valvola. > Il colon è costituito da vari strati muscolari (muscolatura circolare e longitudinale) che rimescolano il contenuto intestinale e lo fanno avanzare (peristaltica intestinale). > La parete intestinale interna è rivestita di una mucosa ricca di ghiandole che presenta un gran numero di piccole cavità (cripte). Tra la mucosa e lo strato muscolare interno si situa la sottomucosa, uno strato di tessuto connettivo di scivolamento attraversato da nervi e vasi. > Gli ultimi 4 cm del retto costituiscono il canale anale: in questo tratto la mucosa viene progressivamente sostituita dalla «normale» pelle esterna. Le cause e i rischi Non si conosce la causa precisa all’origine del cancro colorettale. In linea di massima ogni individuo può esserne colpito. Il rischio di ammalarsi aumenta con l’età. Un’alimentazione equilibrata e ricca di fibre con molta frutta e verdura, nonché l’attività fisica praticata con regolarità, riducono il rischio di cancro colorettale. Alcuni individui – anche in giovane età – presentano un rischio più elevato di cancro del colon dovuto a una predisposizione familiare. I fattori di rischio sono i seguenti: > Casi di cancro colorettale (o di poliposi) in famiglia (genitori, fratelli). Particolare rilevanza hanno: − il cosiddetto cancro colico ereditario non polipomatoso (HNPCC – hereditary non polyposis colorectal cancer), di cui fanno parte la sindrome da carcinoma colorettale familiare e la sindrome da adenocarcinoma ereditario, − la poliposi adenomatosa familiare (PAF) che dà origine a numerosi piccoli polipi. > Polipi diagnosticati e asportati in precedenza. > Infiammazioni intestinali croniche.

Per coloro che presentano una delle situazioni a rischio descritte è importante discutere con il proprio medico delle appropriate misure di prevenzione, rispettivamente della diagnosi precoce, e concordare un piano di controlli. Troverà altre informazioni … … sui rischi di cancro dell’intestino negli opuscoli per i pazienti e i loro familiari pubblicati dalla Lega contro il cancro: «No al cancro intestinale?» e «Rischio di cancro ereditario» (v. Appendice). Al terzo posto per frequenza fra gli uomini, al secondo fra le donne Ogni anno si registrano in Svizzera circa 3700 nuovi casi di cancro del colon o del retto, soprattutto nella fascia di età fra i 50 e i 70 anni. Ne sono colpiti più o meno in pari misura uomini e donne. Negli ultimi decenni la mortalità dovuta al cancro del colon è calata in continuazione grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle misure terapeutiche. Lo sviluppo del cancro intestinale Le affezioni tumorali maligne colorettali originano da varie cellule, ma in circa il 95% dei casi si sviluppano nella mucosa del colon e del retto. Poiché le cellule della mucosa intestinale si rinnovano in continuazione può manifestarsi una sovrapproduzione di cellule. Soprattutto nelle persone oltre i 40 anni possono svilupparsi escrescenze benigne (polipi della mucosa) che crescono lentamente e costantemente, detti anche adenomi (dal greco aden = ghiandola). In genere sono di natura benigna, ma sono considerati precursori del cancro perché da essi con il tempo può svilupparsi un tumore maligno, il cosiddetto adenocarcinoma, che pian piano si infiltra nei vari strati dell’intestino (vedi figura a p. 16). Solo il 5% dei tumori maligni colorettali non originano da cellule della mucosa intestinali e sono quindi curati anche in maniera diversa. A seconda del tessuto di origine, questi tumori sono detti linfomi, melanomi, sarcomi, carcinomi epidermoidi ecc. Nel presente opuscolo non ci occuperemo di queste forme di cancro.

I possibili sintomi Il carcinoma colorettale cresce lentamente; perciò può svilupparsi senza sintomi apparenti per un lungo periodo. I disturbi si manifestano spesso a intervalli, ma possono essere dovuti anche a affezioni intestinali più banali. Sono tuttavia assolutamente necessari accertamenti medici. Più precoce è la cura di un eventuale cancro, maggiori sono le possibilità di guarigione. I sintomi più frequenti sono i seguenti: > inspiegabile perdita di peso; > perdite ematiche dal retto oppure sangue nelle feci o feci sierose; > bisogno vivo di evacuare senza poter evacuare feci: nella peggiore delle ipotesi un tumore del retto può impedire l’evacuazione, ciò che richiede un intervento d’urgenza; > alterazioni delle proprie abitudini nell’evacuare (per es. improvvise diarree e/o stitichezza); > improvvisi e persistenti dolori addominali: possono essere sintomi di un’incipiente occlusione intestinale; > inappetenza e perdita di forze, stanchezza cronica.

Per una diagnosi precisa e la scelta della terapia migliore è indispensabile la combinazione di vari metodi diagnostici. Nella diagnosi precoce o in presenza dei sintomi summenzionati, il medico – in genere il gastroenterologo (specialista delle malattie gastrointestinali) – effettuerà i seguenti esami: > Anamnesi: il paziente risponde a domande sui disturbi e sui sintomi, sulle malattie precedenti e sulle relative cure, sulle malattie familiari, compresi i tumori (v. anche p. 9) e sul proprio stato generale di salute. > Visita medica con palpazione dell’addome e dei linfonodi ed esplorazione rettale. > Se il paziente ha già osservato sangue nelle feci se ne dovrà accertare l’origine; si esaminerà anche l’eventuale sangue occulto nelle feci. La presenza di sangue nelle feci può essere sintomo di un cancro, ma anche di altre affezioni meno gravi. La coloscopia e il prelievo di tessuto > Per potere effettuare la coloscopia è necessario prima svuotare completamente l’intestino. Il giorno prima dell’esame dovrà perciò prendere un forte lassativo e bere molto: ciò provocherà diarrea e di conseguenza lo svuotamento dell’intestino. Se lei prende degli anticoagulanti e/o farmaci a base di aspirina, oppure se ha il diabete, saranno necessarie altre misure. L’endoscopia intestinale non provoca dolore, ma è in genere poco piacevole. Se lo desidera le sarà somministrato un tranquillante. > Se ciò è possibile si effettua sempre la coloscopia, cioè l’attento esame con l’endoscopio dell’intero colon. Solo in situazioni particolari ci si limita alla rettoscopia (esame endoscopico del retto). L’endoscopio (dal greco en-don = all’interno e skopein = osservare) è costituito da un tubo flessibile attraverso il quale sono inseriti altri strumenti; è inoltre munito di un apparecchio fotografico. L’endoscopio è introdotto nell’apertura anale e sospinto fino all’intestino cieco che collega l’intestino tenue al colon. Quindi l’endoscopio viene ritirato lentamente. Per dilatare il colon viene immessa aria nell’intestino. > Su un monitor si possono vedere le immagini di questo «viaggio» attraverso il colon. Le immagini ingrandite consentono di esaminare la mucosa in vista di mutamenti sospetti. Al tempo stesso è possibile prelevare tessuto per la biopsia. > Durante l’esame endoscopico possono essere asportati eventuali polipi (polipectomia. Se i polipi o gli adenomi sono di dimensioni considerevoli o se sono numerosi a volte si renderà necessario un successivo intervento chirurgico per asportarli. > Il tessuto prelevato durante l’endoscopia sarà esaminato al microscopio (biopsia). La biopsia è l’unica possibilità di diagnosticare o escludere la presenza di un cancro con assoluta certezza. > Le complicazioni sono molto rare (per es. lesioni della parete intestinale nell’asportazione di un polipo, emorragie); se si verificano possono essere curate facilmente. > Nella cosiddetta «coloscopia virtuale» nell’intestino non viene introdotto alcun apparecchio. I preparativi per l’esame (lassativo) sono però gli stessi. Si tratta di una combinazione di tomografia computerizzata e di risonanza nucleare magnetica. Questo esame è meno preciso dell’endoscopia e comporta anche l’esposizione ai raggi; se durante l’esame sono diagnosticate zone sospette si dovrà comunque procedere in seguito a prelievi di tessuto e all’asportazione di polipi per mezzo della comune endoscopia.

Determinazione dei marcatori tumorali (tumor marker) Alcuni tumori rilasciano nel sangue certe sostanze, i cosiddetti marcatori tumorali (in inglese tumor marker). L’esame del sangue può stabilire la presenza o l’assenza di questi marcatori. Si potrà così accertare in seguito in base al numero dei marcatori se la terapia risulta efficace o se invece la malattia progredisce (controllo del decorso). I caratteristici marcatori tumorali del cancro del colon si chiamano CEA (antigene carcinoembrionale) e CA 19–9. Metodi diagnostici per immagini Se si osservano modifiche di natura benigna non saranno momentaneamente necessari altri esami diagnostici. Se invece si tratta di un tumore occorrerà precisare la diagnosi per pianificare la terapia. Per mezzo di vari esami che permettono la visualizzazione del colon si può accertare se il tumore ha invaso eventualmente i linfonodi vicini o se ha già formato metastasi in organi più lontani (v. «Gli stadi del cancro»). La scelta del metodo diagnostico dipenderà dai risultati degli esami precedenti. I possibili metodi sono: > Radiografia del torace. > Ecografia dell’addome, soprattutto del fegato, organo in cui si formano preferibilmente le metastasi causate dai carcinomi colorettali. L’ecografia endorettale permette di accertare l’interessamento dei linfonodi e l’estensione del cancro nel retto. > Per mezzo della tomografia computerizzata (TC), della risonanza magnetica nucleare (MRI) e della tomografia a emissione di positroni (PET) si possono visualizzare la posizione e l’estensione del tumore, i linfonodi colpiti e le metastasi. A seconda del caso questi metodi possono essere combinati .

 Scintigrafia ossea. Questo esame permette di accertare eventuali metastasi ossee. Allo scopo si inietta un mezzo di contrasto debolmente radioattivo che si accumula in modo caratteristico nelle ossa. Questo esame è effettuato solo in determinati casi, cioè in presenza di particolari sintomi. Gli stadi della malattia Classificazione TNM I vari esami consentono di accertare e di valutare l’estensione della malattia. Questa diagnosi si chiama stadiazione (staging). In caso di cancro del colon spesso la stadiazione si può eseguire o precisare solo durante o dopo l’operazione oppure in base all’esame dei linfonodi asportati. In caso di cancro del retto invece è necessaria una stadiazione più precisa possibile prima dell’operazione (stadiazione preoperatoria) per decidere della terapia migliore. La stadiazione si basa sul sistema internazionale di classificazione TNM: T Indica le dimensioni del tumore con una cifra da 0 a 4. Più alta è la cifra, più esteso o di maggiori dimensioni è il tumore (v. illustrazione a p. 16). Tis Significa «tumore in situ», limitato alla superficie della mucosa. T1 Il tumore si è infiltrato nella sottomucosa (v. p. 9). T2 Il tumore è penetrato nello strato muscolare dell’intestino. T3 Il tumore è penetrato in tutti gli strati dell’intestino. T4 Il tumore ha invaso il tessuto circostante o gli organi vicini. N Indica i linfonodi. N0 I linfonodi non sono colpiti. N1 Risultano colpiti fino a tre linfonodi vicini. N2 Sono colpiti più di tre linfonodi. M Indica metastasi a distanza. In caso di carcinoma colorettale le metastasi si formano il più delle volte nel fegato. Le metastasi possono formarsi anche nei polmoni, piuttosto raramente invece nelle ossa e nel cervello. M0 Non si osservano metastasi a distanza. M1 Il cancro ha formato metastasi in altri organi.

Sono possibili varie combinazioni TNM. La diagnosi può essere per esempio la seguente: T2N1M0 oppure T3N0M0. A seconda della combinazione lo stadio della malattia sarà diverso. I vari stadi del cancro Per i carcinomi colorettali la classificazione TNM comprende quattro stadi (I–IV). Più estesa è la malattia, più alta è la cifra e più avanzato è lo stadio. Stadio I T2; i linfonodi non sono colpiti e non si riscontrano metastasi. Stadio II T3 o T4; i linfonodi non sono colpiti e non si riscontrano metastasi. Stadio III T1–T4; sono colpiti più di tre linfonodi (N2), non si riscontrano metastasi. Stadio IV T1–T4; sono colpiti più di tre linfonodi (N2), si riscontrano metastasi a distanza (M1). L’aggiunta di altre lettere (per es. II A o II B) indica il sottogruppo di uno stadio. Il suo medico gliene spiegherà volentieri il significato. Differenziazione (grading) La valutazione del tessuto tumorale ha grande rilevanza per la scelta della terapia migliore. Si analizza in che misura le cellule tumorali si differenziano da quelle normali e sane. Si può così stimare se il tumore cresce lentamente o è aggressivo. Gli esperti parlano di differenziazione istopatologica (grading). La differenziazione è indicata con la lettera G e le cifre da 1 a 4. > G1 indica che le cellule cancerose presentano un buon grado di differenziazione e sono solo leggermente diverse dalle cellule sane. > G4 indica invece che le cellule cancerose sono completamente indifferenziate, non assomigliano minimamente alle cellule sane e sono dunque maligne.

Il cancro nel colon e nel retto

Con il termine di «cancro dell’intestino» o «carcinoma colorettale» si designa in genere un’affezione tumorale maligna del colon (carcinoma del colon o colico) e/o del retto (carcinoma del retto o rettale). Il cancro dell’intestino tenue è molto raro. L’intestino è parte del tratto gastrointestinale e riveste una funzione essenziale per la digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive. La digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive Il cibo giunge nello stomaco attraverso la bocca e l’esofago e passa quindi nell’intestino tenue lungo da 3 a 5 metri. Negli organi della digestione il cibo è scomposto un po’ alla volta, sottraendogli le sostanze nutritive e altre componenti (grasso, proteine, zucchero ecc.), trasportate poi in tutto l’organismo: esse costituiscono il «carburante» del nostro corpo. Nel colon, lungo circa 1,5 m, i resti del cibo sono disidratati e assumono la normale consistenza delle feci. Queste passano nel retto, lungo circa 15 cm, e sono infine evacuate attraverso l’ano. L’apertura anale è circondata dagli sfinteri interno ed esterno, muscoli il cui movimento si può controllare, e che durante la defecazione si aprono come una valvola.

Il colon è costituito da vari strati muscolari (muscolatura circolare e longitudinale) che rimescolano il contenuto intestinale e lo fanno avanzare (peristaltica intestinale).

 La parete intestinale interna è rivestita di una mucosa ricca di ghiandole che presenta un gran numero di piccole cavità (cripte). Tra la mucosa e lo strato muscolare interno si situa la sottomucosa, uno strato di tessuto connettivo di scivolamento attraversato da nervi e vasi.

Gli ultimi 4 cm del retto costituiscono il canale anale: in questo tratto la mucosa viene progressivamente sostituita dalla «normale» pelle esterna. Le cause e i rischi Non si conosce la causa precisa all’origine del cancro colorettale. In linea di massima ogni individuo può esserne colpito. Il rischio di ammalarsi aumenta con l’età. Un’alimentazione equilibrata e ricca di fibre con molta frutta e verdura, nonché l’attività fisica praticata con regolarità, riducono il rischio di cancro colorettale. Alcuni individui – anche in giovane età – presentano un rischio più elevato di cancro del colon dovuto a una predisposizione familiare. I fattori di rischio sono i seguenti:

 Casi di cancro colorettale (o di poliposi) in famiglia (genitori, fratelli). Particolare rilevanza hanno: − il cosiddetto cancro colico ereditario non polipomatoso (HNPCC – hereditary non polyposis colorectal cancer), di cui fanno parte la sindrome da carcinoma colorettale familiare e la sindrome da adenocarcinoma ereditario, − la poliposi adenomatosa familiare (PAF) che dà origine a numerosi piccoli polipi.

Polipi diagnosticati e asportati in precedenza.

Infiammazioni intestinali croniche. Per coloro che presentano una delle situazioni a rischio descritte è importante discutere con il proprio medico delle appropriate misure di prevenzione, rispettivamente della diagnosi precoce, e concordare un piano di controlli. Troverà altre informazioni … … sui rischi di cancro dell’intestino negli opuscoli per i pazienti e i loro familiari pubblicati dalla Lega contro il cancro: «No al cancro intestinale?» e «Rischio di cancro ereditario» (v. Appendice). Al terzo posto per frequenza fra gli uomini, al secondo fra le donne Ogni anno si registrano in Svizzera circa 3700 nuovi casi di cancro del colon o del retto, soprattutto nella fascia di età fra i 50 e i 70 anni. Ne sono colpiti più o meno in pari misura uomini e donne. Negli ultimi decenni la mortalità dovuta al cancro del colon è calata in continuazione grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle misure terapeutiche.

Lo sviluppo del cancro intestinale

Le affezioni tumorali maligne colorettali originano da varie cellule, ma in circa il 95% dei casi si sviluppano nella mucosa del colon e del retto. Poiché le cellule della mucosa intestinale si rinnovano in continuazione può manifestarsi una sovrapproduzione di cellule. Soprattutto nelle persone oltre i 40 anni possono svilupparsi escrescenze benigne (polipi della mucosa) che crescono lentamente e costantemente, detti anche adenomi (dal greco aden = ghiandola). In genere sono di natura benigna, ma sono considerati precursori del cancro perché da essi con il tempo può svilupparsi un tumore maligno, il cosiddetto adenocarcinoma, che pian piano si infiltra nei vari strati dell’intestino (vedi figura a p. 16). Solo il 5% dei tumori maligni colorettali non originano da cellule della mucosa intestinali e sono quindi curati anche in maniera diversa. A seconda del tessuto di origine, questi tumori sono detti linfomi, melanomi, sarcomi, carcinomi epidermoidi ecc. Nel presente opuscolo non ci occuperemo di queste forme di cancro.

I possibili sintomi

Il carcinoma colorettale cresce lentamente; perciò può svilupparsi senza sintomi apparenti per un lungo periodo. I disturbi si manifestano spesso a intervalli, ma possono essere dovuti anche a affezioni intestinali più banali. Sono tuttavia assolutamente necessari accertamenti medici. Più precoce è la cura di un eventuale cancro, maggiori sono le possibilità di guarigione. I sintomi più frequenti sono i seguenti: > inspiegabile perdita di peso; > perdite ematiche dal retto oppure sangue nelle feci o feci sierose; > bisogno vivo di evacuare senza poter evacuare feci: nella peggiore delle ipotesi un tumore del retto può impedire l’evacuazione, ciò che richiede un intervento d’urgenza; > alterazioni delle proprie abitudini nell’evacuare (per es. improvvise diarree e/o stitichezza); > improvvisi e persistenti dolori addominali: possono essere sintomi di un’incipiente occlusione intestinale; > inappetenza e perdita di forze, stanchezza cronica.

Gli esami e la diagnosi Per una diagnosi precisa e la scelta della terapia migliore è indispensabile la combinazione di vari metodi diagnostici. Nella diagnosi precoce o in presenza dei sintomi summenzionati, il medico – in genere il gastroenterologo (specialista delle malattie gastrointestinali) – effettuerà i seguenti esami: > Anamnesi: il paziente risponde a domande sui disturbi e sui sintomi, sulle malattie precedenti e sulle relative cure, sulle malattie familiari, compresi i tumori  e sul proprio stato generale di salute. > Visita medica con palpazione dell’addome e dei linfonodi ed esplorazione rettale. > Se il paziente ha già osservato sangue nelle feci se ne dovrà accertare l’origine; si esaminerà anche l’eventuale sangue occulto nelle feci. La presenza di sangue nelle feci può essere sintomo di un cancro, ma anche di altre affezioni meno gravi.

La coloscopia e il prelievo di tessuto

Per potere effettuare la coloscopia è necessario prima svuotare completamente l’intestino. Il giorno prima dell’esame dovrà perciò prendere un forte lassativo e bere molto: ciò provocherà diarrea e di conseguenza lo svuotamento dell’intestino. Se lei prende degli anticoagulanti e/o farmaci a base di aspirina, oppure se ha il diabete, saranno necessarie altre misure. L’endoscopia intestinale non provoca dolore, ma è in genere poco piacevole. Se lo desidera le sarà somministrato un tranquillante. > Se ciò è possibile si effettua sempre la coloscopia, cioè l’attento esame con l’endoscopio dell’intero colon. Solo in situazioni particolari ci si limita alla rettoscopia (esame endoscopico del retto). L’endoscopio (dal greco en-don = all’interno e skopein = osservare) è costituito da un tubo flessibile attraverso il quale sono inseriti altri strumenti; è inoltre munito di un apparecchio fotografico. L’endoscopio è introdotto nell’apertura anale e sospinto fino all’intestino cieco che collega l’intestino tenue al colon. Quindi l’endoscopio viene ritirato lentamente. Per dilatare il colon viene immessa aria nell’intestino. > Su un monitor si possono vedere le immagini di questo «viaggio» attraverso il colon. Le immagini ingrandite consentono di esaminare la mucosa in vista di mutamenti sospetti. Al tempo stesso è possibile prelevare tessuto per la biopsia. > Durante l’esame endoscopico possono essere asportati eventuali polipi (polipectomia).

 Se i polipi o gli adenomi sono di dimensioni considerevoli o se sono numerosi a volte si renderà necessario un successivo intervento chirurgico per asportarli. > Il tessuto prelevato durante l’endoscopia sarà esaminato al microscopio (biopsia). La biopsia è l’unica possibilità di diagnosticare o escludere la presenza di un cancro con assoluta certezza. > Le complicazioni sono molto rare (per es. lesioni della parete intestinale nell’asportazione di un polipo, emorragie); se si verificano possono essere curate facilmente. > Nella cosiddetta «coloscopia virtuale» nell’intestino non viene introdotto alcun apparecchio. I preparativi per l’esame (lassativo) sono però gli stessi. Si tratta di una combinazione di tomografia computerizzata e di risonanza nucleare magnetica. Questo esame è meno preciso dell’endoscopia e comporta anche l’esposizione ai raggi; se durante l’esame sono diagnosticate zone sospette si dovrà comunque procedere in seguito a prelievi di tessuto e all’asportazione di polipi per mezzo della comune endoscopia.

La terapia dei carcinomi colorettali Cenni generali La scelta del trattamento dipende essenzialmente: > Dalla localizzazione del cancro (colon, retto). > Dallo stadio della malattia ovvero dalla risposta a domande quali: Il tumore è limitato alla superficie della mucosa? I linfonodi sono colpiti? Si sono già formate metastasi in altri organi? > Dall’età e dallo stato generale del paziente. Terapie possibili I metodi di cura principali sono i seguenti : > Chirurgia (operazione) > Terapia medicamentosa (chemioterapia, immunoterapia, terapia con anticorpi) > Radioterapia (irradiazione) Queste terapie sono applicate singolarmente, in combinazione, contemporaneamente o successivamente. La chirurgia e la radioterapia si applicano solo in caso di tumori ben localizzati, mentre la chemioterapia ha carattere sistemico: i farmaci si diffondono in tutto l’organismo attraverso il circolo sanguigno e linfatico. Gli obiettivi e i principi terapeutici cambiano a seconda del tumore e dello stadio della malattia. Obiettivi terapeutici Curativi L’obiettivo è la guarigione. Palliativi Dal latino palliare = indossare il pallio. Se non si può sperare nella guarigione si possono però applicare varie misure mediche, infermieristiche, psicologiche e spirituali per attenuare i disturbi e preservare il più possibile la qualità della vita. Principi terapeutici Adiuvanti Dal latino adjuvare = sostenere, aiutare. Si tratta di una cura aggiuntiva per eliminare dopo l’operazione eventuali cellule cancerose residue e ridurre il rischio di una recidiva (nuovo tumore) o di metastasi. Neoadiuvanti/preoperatori Terapia che precede l’intervento chirurgico allo scopo di ridurre la massa tumorale e consentire un’operazione meno invasiva; al tempo stesso si potranno così eliminare anche metastasi microscopiche (micrometastasi).

Aspirina, il famoso farmaco diventa un anti-Cancro

#L’aspirina è un farmaco conosciuto in tutto il mondo. Negli ultimi tempi la scienza ha individuato molteplici benefici per nuove patologie, l’ultima in ordine cronologico è sensazionale. Infatti, il farmaco è in grado di prevenire il rischio di morte per tumore.Va detto che per avere un ottimo risultato, il medicinale va assunto giornalmente.La ricerca è stata condotta dalla Massachussets General Hospital in collaborazione con l’Harvard Medicai Schooll risutati ottenuti dalla ricerca durata oltre trentanni sono confortanti, 11% in meno per gli uomini e il 7% per quanto riguarda le donne; sono i dati incidenza per morte di cancro.

Anche per il terribile cancro al colon si è preso atto di una drastica diminuzione di oltre il 30% per gli uomini e di circa il 31 % per il sesso femminile che giornalmente assumevano dosi precise di #aspirina.Per quanto riguarda il tumore più temuto dalle donne, il cancro al seno, si è scesi a un 11%. Nell’ambito maschile si riduce di un ben 23% la mortalità per cancro alla prostata. Tutti i pazienti monitorati da questa ricerca assumevano l’aspirina regolarmente due volte a settimana o addirittura sette. Il farmaco ha come base il principio attivo l’acido acetilsalicilico in grado di annientare possibili infiammazioni. Date le sue potenzialità, l’aspirina si pensa essere un forte alleato per prevenire patologie infiammazioni croniche. Proprio questi infiammazioni potrebbero essere la causa scatenante di un errore nel nostro DNA il quale potrebbe produrre cellule tumorali.Ovviamente, qualora si volesse assumere questo farmaco quotidianamente è sempre consigliato rivolgersi prima al medico di base per far fronte ai molteplici effetti collaterali non di poco conto.

Aspirina si, ma non per tutti

Inizialmente l’aspirina veniva utilizzata come analgesico e antipiretico essendo un composto chimico che colpisce sul sistema nervoso alleviando il dolore. Il farmaco possiede un effetto antiaggregante piastrinica, favorendo così la fluidità del sangue attraverso le vene e diminuendo la probabilità di generare una trombosi. Quindi, ad esempio, un soggetto che abbia un problema al distacco della retina o emorragie del vitreo, dovrà consultare prima il suo specialista per utilizzare il farmaco.Non tutti i ricercatori e medici pensano che l’aspirina sia un ottimo alleato contro il cancro. Julie Sharp, esperta di Cancer research Uk dice: l’aspirina sembra estremamente promettente, ma essenziale assicurarsi di bilanciare questi benefici con i possibili rischi a cui si espone”.

I volontari sono stati seguiti per una media di 32 anni. L’uso minimo di aspirina associato con una diminuzione della mortalita’ e’ stato di 6 anni. “L’effetto positivo emerso dall’uso di aspirina in termini di mortalita’ e’ inversamente proporzionale all’effetto negativo di un aumento dei rischi di cancro e di morte associati all’obesita’”, ha rilevato Cao. I benefici dell’acido acetilsalicilico sono stati osservati a dosi precise di aspirina assunte: ossia sia tra le persone che prendevano due pillole a settimana che tra quelle che ne prendevano sette.

Storia dell’Aspirina

Fu un chimico francese, Charles Frédéric Gerhardt, a preparare per primo l’acido acetilsalicilico nel 1853. Nel corso del suo lavoro riguardante la sintesi e le proprietà di diverse anidridi acide mescolò il cloruro di acetile con un sale sodico dell’acido salicilico (il salicilato di sodio). Si verificò una forte reazione e la miscela risultante si solidificò in brevissimo tempo. A quell’epoca non esisteva ancora la teoria strutturale, quindi Gerhardt chiamò il composto che aveva sintetizzato “anidride salicilico-acetica” (wasserfreie Salicylsäure-Essigsäure). La preparazione dell’aspirina (“anidride salicilico-acetica”) fu soltanto una delle diverse reazioni che Gerhardt condusse per il suo lavoro sulle anidridi, e non ebbe alcun seguito.

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