Alzheimer, dieta ricca di uva può prevenire il morbo

By | 08/02/2017
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Novità importante nella lotta contro l‘Alzheimer, ovvero la malattia neuro-degenerativa che purtroppo colpisce sempre più persone non solo in Italia ma in tutto il mondo. Secondo quanto riferito da un gruppo di ricercatori, sembra che una dieta ricca di uva possa essere un’arma in più per prevenire l’Alzheimer. Nello specifico, i ricercatori hanno dichiarato che l’equivalente di due tazze di uva al giorno per un periodo lungo circa sei mesi, è utile per ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer. E’ questo, dunque, quanto dichiarato da una tipica ricerca pubblicata sulla rivista Experimental Gerontology e condotto dall’Università della California di Los Angeles condotta su dieci pazienti. “I risultati dello studio suggeriscono che l’assunzione regolare di uva può fornire un effetto protettivo contro il declino precoce associata alla malattia di Alzheimer.Questo studio pilota contribuisce alla crescente evidenza che supporta il ruolo benefico dell’uva sia neurologico che sulla salute cardiovascolare, tuttavia studi clinici più grandi sono necessari per confermare gli effetti da noi osservati”, ha dichiarato il professor Daniel H.Silverman, ovvero il principale autore della ricerca.

I ricercatori in questione, dunque, sono concordi nel dichiarare che una dieta arricchita con l’uva protegge contro il declino dell’attività metabolica; dallo studio è emerso che i soggetti che hanno consumato il frutto con regolarità presentavano un aumento del metabolismo in altre aree del cervello correlate con il miglioramento dell’attenzione e prestazioni della memoria di lavoro, rispetto a persone che non avevano consumato il frutto.I partecipanti sono stati suddivisi nello specifico in due gruppi ed al primo è stata somministrata polvere di uva, mentre al secondo è stato somministrato un placebo, molto simile all’uva ma solo apparentemente perché privo al proprio interno di polifenoli.

I risultati, sono abbiamo anticipato, sembrano essere stati piuttosto soddisfacenti, visto che coloro i quali hanno consumato uva hanno mostrato una significativa diminuzione del metabolismo in regioni critiche del cervello legate alla malattia di Alzheimer ed ancora i consumatori di uva hanno mostrato cambiamenti piuttosto positivi nel metabolismo cerebrale correlati a miglioramenti a livello di apprendimento, attenzione e memoria. I ricercatori hanno sottolineato le importanti proprietà benefiche dei polifenoli presenti all’interno dell’uva, e nello specifico vengono esaltate le proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie. L’uva, inoltre, fa bene alla salute e soprattutto a quella del cervello.Non solo riduce lo stress ossidativo, ma favorisce un buon flusso sanguigno sano, e mantiene adeguati livelli di una sostanza chimica chiave per la memoria. Come abbiamo già anticipato l’Alzheimer purtroppo è una malattia neuro-degenerativa piuttosto grave, che ogni giorno colpisce un numero sempre maggiore di persone; ad oggi, secondo le stime, sembra che sono più di 44 milioni le persone affette da Alzheimer in tutto il mondo e secondo alcune stime piuttosto recenti sembra che entro il 2050 il numero dei malati potrebbe addirittura raddoppiare.

Quante persone soffrono di demenza nel mondo e in Italia La demenza è una sindrome che comprende un complesso di condizioni, con alcune caratteristiche comuni. Si contraddistingue per il deterioramento della memoria e di almeno un’altra funzione cognitiva. Il deterioramento interferisce con le attività sociali, lavorative e di relazione del malato e provoca un declino delle sue capacità. La prevalenza della patologia, cioè il numero di persone che ne sono affette, è molto elevata nei soggetti con più di sessantacinque anni. Si stima che tra il 4 e il 6% delle persone con più di sessantacinque anni sia affetto da demenza. Nei soggetti più giovani i casi sono rari. La prevalenza infatti aumenta progressivamente con l’età, che è il fattore di rischio più importante della malattia. Nelle persone con più di ottanta anni si ammala circa un soggetto su cinque. Questo, tuttavia, 3 1.

DEMENZA: LE DIMENSIONI DEL FENOMENO

La demenza è caratterizzata dal deterioramento della memoria e di almeno un’altra abilità mentale Tra il 4 e il 6% delle persone con più di sessantacinque anni soffre di demenza e la percentuale aumenta con l’età non significa, come si credeva un tempo, che l’invecchiamento sia sinonimo di demenza. La maggior parte delle persone anziane infatti non sviluppa la malattia. In Italia, le persone affette da demenza sono circa 1 milione. Si stima che negli anni a venire, con l’aumento della popolazione anziana, il numero dei malati sia destinato a crescere. Le diverse forme di demenza Esistono diverse forme di demenza, che si distinguono in base alla progressione della malattia. Le demenze possono essere di tipo reversibile e irreversibile. Le forme reversibili rappresentano una piccola percentuale; i deficit, in questo caso, sono secondari a malattie o disturbi a carico di altri organi o apparati. Curando in modo adeguato e tempestivo queste cause anche il quadro di deterioramento regredisce, e la persona può tornare al suo livello di funzionalità precedente. La maggior parte delle demenze è di tipo irreversibile. Queste si distinguono in forme primarie e secondarie. Le forme primarie sono di tipo degenerativo e includono la demenza di Alzheimer, quella Fronto-Temporale e quella a Corpi di Lewy. Fra le forme secondarie la più frequente è quella Vascolare. Le demenze irreversibili, a livello sintomatologico, sia nella fase iniziale sia parzialmente in quella intermedia, sono ben caratterizzate e distinguibili tra loro. Nella fase avanzata le differenze si assottigliano fino a scomparire del tutto. Alzheimer: come si riconosce Di tutte le demenze, quella di Alzheimer è la forma più diffusa (50-60%). L’insorgenza dei sintomi è graduale e il declino delle facoltà cognitive è di tipo ALZHEIMER:

CONOSCERE LA MALATTIA PER SAPERLA AFFRONTARE 4 In Italia le persone affette sono circa 1 milione Le demenze possono essere reversibili o irreversibili. Le forme reversibili sono più rare. Le forme irreversibili sono dovute alla degenerazione dei neuroni o a un danno vascolare L’Alzheimer è la forma di demenza più frequente, il suo decorso è lento e progressivo progressivo. I deficit non sono ascrivibili ad altre condizioni neurologiche, sistemiche o indotte da sostanze, e non si manifestano nel corso di un delirium. I deficit cognitivi devono essere confermati dai risultati di alcuni test neuropsicologici. La diagnosi è posta “per esclusione”, in assenza di altre cause che possano spiegare l’insorgenza della malattia. È effettuata soprattutto con informazioni clinico-strumentali e il suo grado di attendibilità è molto elevato (85-90%). Tuttavia, si parla sempre di diagnosi di demenza di Alzheimer “probabile”. La diagnosi certa, infatti, è effettuabile solo attraverso una biopsia cerebrale in vivo o post-mortem. La valutazione dei tessuti cerebrali dei malati permette di evidenziare la presenza di alcune proteine, o corpuscoli, che rappresentano l’unica prova certa della malattia. Ad oggi non esistono esami per determinare in modo certo la probabilità di sviluppare questa malattia. Da molti anni si sta cercando di definire la cosiddetta “fase preclinica” della demenza di Alzheimer. Il tentativo nasce dall’esigenza di migliorare le conoscenze sulle caratteristiche della demenza per definire possibili strategie terapeutiche. Sono state date molte definizioni di questa fase, attualmente la più usata è il Mild Cognitive Impairment (MCI). Purtroppo le caratteristiche riconosciute come proprie di questa entità sono ancora poco chiare e la conversione dell’MCI in demenza è controversa. Infatti, accanto ai soggetti con MCI che sviluppano la malattia, ve ne sono altri che rimangono stabili e in circa il 30% dei casi si è osservata una regressione dei sintomi. Alzheimer: le sue cause e la sua evoluzione Le cause che portano allo sviluppo della demenza di Alzheimer non sono ancora completamente chiarite. I meccanismi coinvolti sono molteplici. DalLa diagnosi è posta in base ai risultati di test neuropsicologici e ad esami clinico-strumentali Vi è molto interesse a individuare i segni precoci della malattia ma i criteri adottati non sono definitivi Nel cervello delle persone con Alzheimer si osserva la presenza quantitativamente anomala di alcune proteine punto di vista biologico si osserva una progressiva morte (atrofia) delle cellule cerebrali, i neuroni. Questo processo avviene normalmente anche nell’anziano in buone condizioni. Nei malati di Alzheimer però l’atrofia è più marcata e si diffonde più rapidamente rispetto ai soggetti sani. Le cause di questo processo non sono ancora del tutto note, sebbene sia ormai certa la sua associazione con la presenza quantitativamente anomala nel cervello di depositi di sostanze quali la beta amiloide e la proteina Tau. Solo in rarissimi casi la demenza di Alzheimer è di tipo ereditario. Nel mondo si conoscono un centinaio di famiglie affette dalla malattia. Questa forma, che si sviluppa prevalentemente nella fase pre-senile (33-65 anni), si manifesta in tutte le generazioni della famiglia che ne è affetta. In questi casi lo sviluppo della patologia sembra sia legato alla mutazione di alcuni geni che provocano la produzione di alcune proteine patogene (Presenilina 1 e 2; APP: Proteina Precursore dell’Amiloide). L’evoluzione dei sintomi nella malattia di Alzheimer segue un gradiente gerarchico con interessamento progressivo delle funzioni cognitive, dalle complesse alle più semplici. Nelle prime fasi sono intaccate le capacità di apprendimento di nuove conoscenze, le competenze lavorative e le attività socialmente complesse. Con il progredire della malattia, la persona non è più in grado di svolgere le attività di base della vita quotidiana quali, ad esempio, l’igiene personale e l’alimentazione. Nelle fasi avanzate sono intaccate le capacità motorie come la deambulazione e la deglutizione. La durata media della malattia è di 10-15 anni e la morte nella maggior parte dei casi è dovuta all’insorgenza di altre patologie, alle complicanze dell’allettamento e all’aggravarsi delle condizioni cliniche generali. La demenza infatti accentua la fragilità globale della persona, comportando un aumento delle patologie che la affliggono e un aumento del rischio di mortalità.