Napoli, clamoroso blitz al Loreto Mare: 94 indagati e 55 arresti. Il giudice: potranno uscire solo per lavorare

By | 25/02/2017
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Ennesimo blitz assenteismo dei carabinieri del Nas nell’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove 55 persone, tra cui un neurologo, un ginecologo, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori ed 11 operatori sociosanitari, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Nello specifico sembrano essere 94 le persone indagate, tra cui anche due operatori socio sanitari che quotidianamente dopo essere stati avvertiti telefonicamente o via sms, strisciavano 20 badge a seconda dei turni di servizio dei colleghi da coprire. Secondo quanto riferito dal Procuratore aggiunto di Napoli, Alfonso D’Avino sembra che in tre mesi i furbetti dell’Ospedale Loreto Mare abbiano arrecato un danno all’erario calcolato in 38 mila euro, ma si tratterebbe di una cifra calcolata per difetto; lo stesso procuratore aggiunto ha aggiunto che in cinque anni la proiezione del danno per la timbratura illecita dei badge si attesta sugli 800 mila euro.

L’inchiesta del Nas dei carabinieri riguarda i dipendenti dell’ospedale Loreto Mare di Napoli che ora dovranno rispondere di truffa ai danni dello Stato e falsa attestazione di presenza per assenteismo. Oltre ai medici ed infermieri che strisciano anonimi fino a 20 badge per coprire colleghi che si allontanavano dal posto di lavoro o andavano a giocare a tennis, è stato documentato anche il caso di un medico indagato, il quale mentre era i servizio pare prendesse il taxi per andare a giocare a tennis oppure per andare sbrigare delle faccende personali, come fare degli acquisti in gioielleria. Le indagini delle forze dell’ordine sono durate ben due anni, nel corso dei quali sono state registrate ore ed ore di filmati ed intercettazioni, che hanno permesso di accertare migliaia di episodi di assenteismo.

“Non ho ancora ricevuto alcun provvedimento dall’autorità giudiziaria, quando mi sarà notificato valuterò le iniziative amministrative da adottare“, è questo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Asl di Napoli 1, Elia Abbondante una volta raggiunto da alcuni giornalisti nel corso della giornata di ieri. “I fatti contestati agli indagati si riferiscono al 2014-2015, prima dell’entrata in vigore della legge Madia che consente il licenziamento in tempi brevi degli assenteisti. Resta in vigore la normativa precedente, che prevede la discrezionalità del Consiglio di disciplina dell’ospedale di sospendere i dipendenti e di ridurre loro lo stipendio al termine di un procedimento disciplinare oppure di attendere la sentenza della magistratura”, ha aggiunto ancora il Direttore dell’Asl. Tra gli arrestati vi sono alcuni sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che, secondo fonti interne dell’ospedale, sarebbero stati coinvolti nella gestione dei badge marcati abusivamente. Tra i 55 ai quali è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari si contano un neurologo, un ginecologo, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari.

La punizione massima per loro sarà forse doversi presentare su quel posto di lavoro da cui si assentavano spesso e volentieri, una sorta di legge del contrappasso escogitata dai magistrati napoletani che ieri hanno inferto una mazzata al fenomeno dell’assenteismo in strutture pubbliche, uno dei più odiosi. Specie di questi tempi.

Novantaquattro indagati, cinquantacinque agli arresti domiciliari, danni all’erario calcolati, per ora, all’incirca in un milione di euro, sequestri per l’equivalente degli importi indebitamente percepiti e, soprattutto, per evitare il blocco delle attività. E, come detto, l’obbligo di continuare a lavorare nonostante gli arresti per cinquanta dei dipendenti colpiti dalle misure cautelari.

Sono i primi numeri del blitz effettuato a Napoli dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) su disposizione della Procura della repubblica contro un gigantesco giro di assenteisti nell’ospedale Loreto Mare. Proporzioni non del tutto inedite (due anni fa, a Salerno, si è arrivati a indagarne quasi seicento nell’azienda ospedaliera, inchiesta poi ridimensionatasi nel numero ma non nella sostanza), ma di evidente eccezionalità se si considera quanto gli inquirenti avrebbero accertato nel corso di due anni di approfondimento investigativo.

Basti cominciare col dire che a non essere sul posto di lavoro, pur risultandovi dalla timbratura del cartellino marcatempo – il famoso “badge” – erano per primi gli addetti ai
controlli del settore “Rilevazioni e presenze”: il minimo che ne potesse derivare era un effetto a cascata dai con Rollanti ai controllati. In poco più di 24 mesi sono state registrate ore e ore di filmati, di intercettazioni, eseguiti oltre 500 servizi di osservazione e pedinamento che hanno consentito di accertare migliaia di episodi di assenteismo all’interno di un solo ospedale – peraltro uno di quelli spesso al centro di polemiche per ripetuti episodi di malasanità, con decessi dovuti a gusti e mala organizzazione.

L’orizzonte, comunque, è quello tipico dei casi del genere: fra gli assenteisti c’era chi andava a giocare a tennis, chi aveva il doppio lavoro, chi addirittura faceva il cuoco in un noto ristorante del Nolano (inguaiando così anche i titolari, in quanto prestava l’opera a nero essendo un dipendente pubblico) e chi, in ossequio a certa tradizione partenopea, invece che fare l’infermiere o il portantino, impiegava il tempo dell’ufficio a fabbricare schede false per Mediaset Premium o per Sky, da smerciare sempre dentro all’ospedale. In tre mesi alcuni medici risulta abbiano strisciato il cartellino 490 volte.

Il meccanismo è apparso chiaro ai carabinieri sin dall’inizio dell’indagine (relativa agli anni 2014 e 2015), con la consolidata prassi della “strisciatura plurima” dei badge per mano di persone che facevano risultare ingresso e presenza in ospedale dei colleghi assenti oppure affaccendati per fini privati e lontani dal posto di lavoro. La composizione della platea degli indagati non risparmia nessun ambito professionale: coinvolti un neurologo, un ginecologo, nove tecnici di radiologia, diciotto infermieri professionali, sei impiegati amministrativi, nove tecnici manutentori e undici operatori sociosanitari.

Il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Elia Abbondante, fa sapere che «agirà in base agli atti». Le reazioni ufficiali, poi, non si sono fatte attendere. Il governatore De Luca annuncia che «saremo inflessibili contro chi non fa il proprio dovere», mentre il sindaco De Magistris va sul sentimentale: «È una pagina vergognosa, l’immagine che viene fuori è devastante e inaccettabile. Fa male al cuore». Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Campania, Valeria Ciarambino, evoca scenari “totalitari”, annunciando una mozione consiliare per prevedere forme di “vigilanza popolare” contro gli imbrogli. Il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti, ha definito questi comportamenti «non degni di un Paese civile». La Cgil ha annunciato la sospensione dei suoi iscritti qualora risultassero nell’elenco degli assenteisti finiti nel mirino della procura.

C’è il medico che in orario di lavoro va a giocare a tennis e quello che deve occuparsi del suo centro privato. C’è l’addetto al controllo di presenze e assenze che non solo non controlla ma dà una mano a imbrogliare e il suo collega che cucina talmente bene da aver fatto del proprio hobby una seconda professione, che svolge in contemporanea con la prima, dove risulta in servizio ma in realtà non c’è.
Il Loreto Mare è uno dei più grandi ospedali di Napoli, copre la zona est della città e anche i primi paesi vesuviani. Tra il novembre del 2014 e il febbraio del 2015 è stato monitorato dai carabinieri del Nas, dopo un esposto in cui si segnalava che tre dirigenti medici svolgevano attività privata senza rispettare le regole del- l’intramoenia. In realtà quello che è venuto fuori dalle indagini è molto di più. Non solo quanto denunciava l’esposto, ma un giro di assenteismo, organizzato con l’abituale metodo dei badge strisciati per conto terzi, di dimensioni enormi.
Ieri mattina sono stati arrestati 55 dipendenti dell’ospedale, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Pietro Carola su richiesta del pm Ida Frongillo e del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino. Nell’elenco due medici, e poi infermieri, tecnici radiologi, operatori socio sanitari, addetti alla manutenzione. Ma i numeri dell’inchiesta sono ancora più alti, perché per le stesse vicende ci sono altri 34 indagati, tra i quali ancora quattro medici.
Le partite a tennis e le ospitate in tv
Il dottor Tommaso Riccozzi (indagato ma non arrestato) è stato fino alla fine di marzo 2015 dirigente medico presso il reparto di Radiologia del Loreto Mare. E fino a quella data, quando poi si è dimesso, i carabinieri hanno accertato che in numerose occasioni anziché andare al lavoro, si dedicava ad altro. In un caso gli investigatori lo individuano su un campo da tennis, in un altro a casa dell’anziana madre. La maggior parte del tempo sottratto all’ospedale, però, lo dedicava al centro medico intestato alla moglie (da cui è separato) . Centro dove non solo svolgeva la sua attività professionale, ma che andava anche a pubblicizzare personalmente durante una trasmissione sportiva del lunedì sera su una emittente locale.
Il medico corre alla Asl ma per il suo centro
C’è un centro medico privato a Napoli che si chiama Centro Trivellini, e un medico alla Radiologia del Loreto Mare che si chiama Vittorio Trivellini (indagato). Il centro è suo, e in più occasioni, mentre risulta presente al lavoro, gli investigatori lo individuano lì. Ma capita anche di trovarlo al mattino presto negli uffici della Asl. Non per questioni legate all’ospedale, però. Ma per rinnovare la convenzione per il suo centro.
Controlla le presenze e sta in ristorante
Impiegato all’ufficio Prass (presenze-assenze) Luigi Porciello per 63 volte si è fatto strisciare il badge dai colleghi. Lui non poteva perché aveva altro di cui occuparsi: fa lo chef in un ristorante di Nola specializzato in ricevimenti e servizio catering. Per ricambiare i favori, Porciello ogni tanto si inseriva nel sistema informatico dell’amministrazione e segnava qualche ora di straordinario agli amici. È tra gli arrestati.
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Nei confronti dei medici che avrebbero svolto attività privata durante le ore in cui risultavano in servizio in ospedale il giudice ha disposto un sequestro preventivo per circa 300.000 euro. Ma c’è un altro provvedimento adottato dal gip che è ancora più eclatante. Cinquanta dei 55 arrestati sono stati autorizzati a lasciare ogni giorno gli arresti domiciliari per recarsi al lavoro. Si legge nell’ordinanza: «L’esecuzione della presente misura porrebbe la struttura (il Loreto Mare, ndr) in uno stato di gravissima difficoltà, o addirittura di paralisi» che «rischierebbe di compromettere seriamente la salute dei cittadini». Quindi da oggi gli arrestati andranno in ospedale. Forse per la prima volta, almeno tutti insieme.