Streaming Gratis Juventus – Napoli Live Tv Rojadirecta

By | 28/02/2017
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Coppa Italia, Juventus-Napoli. Il mese di febbraio si chiude con il botto: partono le semifinali di Coppa Italia, trofeo troppo spesso snobbato ma che alla fine tutti vogliono. Infatti stasera si affrontano due squadre che certamente schiereranno i loro migliori undici: da un lato i padroni di casa, che nel match d’andata giocheranno nel fortino dello Stadium. Da un lato la Juventus, che fino a questo momento può essere davvero soddisfatta del proprio 2017: due mesi d’oro per la squadra di Allegri, che ha confermato la sua leadership in campionato, raggiunto la semfinale della coppa nazionale e praticamente archivata la pratica Porto (l’accesso ai quarti è una formalità a meno di un clamoroso suicidio sportivo dei bianconeri).

Il Napoli invece arriva da due settimane complicate: prima la sconfitta di Madrid, con conseguente attrito tra De Laurentiis e Sarri, poi il silenzio stampa, il risveglio di Verona e infine il capitombolo del San Paolo contro l’Atalanta, che ora è a -3 dagli stessi azzurri. La Roma è scappata a +5, la qualificazione alla prossima Champions si è fatta complicata quando mancano 12 partite alla fine del campionato. Gli azzurri possono però riscattarsi con una prova maiuscola allo Stadium: vediamo i possibili schieramenti decisi dai due allenatori e dove vedere Juventus-Napoli in diretta tv e streaming gratis live.

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Qui Juventus – Mister Allegri ha già ampiamente fatto turn over durante il match contro l’Empoli, vinto 2-0 dai suoi giocatori: per questo motivo contro il Napoli andranno in campo i titolari, almeno dal centrocampo in su. Infatti in difesa confermato Neto in porta, con Barzagli e Chiellini al centro (Benatia non è stato convocato per via di una brutta gastroenterite), mentre terzini agiranno Lichtsteiner e Asamoah. Il tecnico toscano ha sempre ribadito di avere solo titolari nel reparto arretratro, e come dargli torto. Nella linea mediana torneranno con ogni probabilità Pjanic e Khedira, mentre Marchisio e Sturaro non saranno convocati per via di problemini fisici che li hanno messi ko. In avanti tutto confermato, con Cuadrado, Dybala e Mandzukic alle spalle dell’unica punta Higuain.

Qui Napoli – Non accennano a placarsi le polemiche in casa azzurra: dopo la sconfitta contro l’Atalanta al San Paolo l’ambiente si è ancor di più chiuso a riccio, ma è palpabile che qualcosa potrebbe essersi rotto nei rapporti fra allenatore, società e alcuni giocatori. Purtroppo non sentire le parole dei protagonisti è un vero peccato, perchè così si rimane sempre all’oscuro di quello che sta realmente accadendo a Castel Volturno. Ad ogni modo, è molto probabile che Sarri stia pensando a qualche cambio in vista di una partita che è davvero fondamentale: per la formazione azzurra parte un trittico che inizia stasera, prosegue con la Roma domenica e si conclude con il ritorno degli ottavi di Champions contro il Real Madrid. Questa sera dunque ritorna Koulibaly al centro della difesa insieme ad Albiol, mentre Hysaj è squalificato e giocherà Maggio, con Strinic al posto di Ghoulam. Il patron del Napoli sarà accontentato, visto che Rog sarà quasi sicuramente fra i titolari al posto di Hamsik. Anche l’attacco sarà rivoluzionato: fuori Callejon, dentro Giaccherini, Mertens più di Insigne e al centro Pavoletti. Mai come quest’anno la formazione azzurra sembra un rebus, staremo a vedere.

Juventus (4-2-3-1): Neto; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Asamoah; Pjanic, Khedira; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain. All Allegri

Napoli (4-3-3): Reina; Maggio, Albiol, Koulibaly, Strinic; Rog, Diawara, Zielinski; Giaccherini, Pavoletti, Mertens. All Sarri

Due Juve più Higuain per tre titoli. Massimiliano Allegri non parla di Triplete, però ha trovato la formula giusta per portare avanti il sogno fino a giugno. Metodo pragmatico – e non scientifico – che verrà confermato anche stasera contro il Napoli, nella semifinale d’andata di Coppa Italia (il ritorno al San Paolo è il 5 aprile). Ogni tre giorni l’allenatore livornese monta e smonta la formazione come fosse un Lego. «Nessun calcolo, di volta in volta scelgo in base a chi ho a disposizione», spiega il “Conte Max”. Turnover corposo, reso possibile dalla rosa deluxe costruita dall’accoppiata Marotta-Paratici e dalla disponibilità dei giocatori. «Ognuno di noi e il gruppo in generale – ha detto Chiellini – deve essere intelligente e capire che abbiamo almeno un’alternativa di pari livello in ogni ruolo. E’ il bello di essere in un top club».
Il giocattolo funziona, tutto a vantaggio della Juventus, che procede spedita (9 vittorie nelle ultime 9 partite). Nell’ultimo periodo si è accomodato in panchina Buffon (contro l’Empoli e stasera ci sarà il bis), si sono alternati i cinque difensori centrali (Bonucci, Chiellini, Barzagli, Rugani e Benatia), ha fatto staffetta il trio Pjanic-Khedira-Marchisio (minuti pure per Rincon e Lemina) e per un motivo o per l’altro si sono fermati anche i vari Mandzukic (squalificato col Palermo e sostituito da Sturaro), Dybala e Cuadrado (al posto del colombiano ha giocato Pjaca). Di fatto il tour de force da 4 partite in 12 giorni (Palermo, Porto, Empoli e Napoli) è stato aggirato sfruttando 22 uomini diversi. Non è una forma di comunismo e men che meno di buonismo. E’ una sorta di risparmio energetico per arrivare in fondo su tutti i fronti. Il Triplete non si nomina («Parliamo di cose serie…», Allegri dixit), ma si pianifica. «Al momento mancano dodici partite di campionato, due di Coppa Italia sicure e una di Champions (ritorno col Porto), poi vediamo. Cercheremo di allungare le gare per riempire il calendario, altrimenti diventa noioso… (risata)». L’obiettivo è aggiungere sei incontri: finale di Coppa Italia; quarti, semifinale e finale di Champions. Progetto tanto ambizioso quanto dispendioso: a prova di turnover.

Già, tutti in campo e spesso anche dal primo minuto, fatta eccezione per il terzo portiere Audero. «Ho una rosa importante – continua Allegri – e questo mi permette di far recuperare chi ne ha bisogno garantendo prestazioni ogni tre giorni ad altà intensità». Ruotano tutti a parte l’intoccabile Gonzalo Higuain, che dei bianconeri è il più utilizzato (34 presenze). «Gonzalo emozionato col Napoli? No, ha già rotto il ghiaccio in campionato. Lui ha bisogno di giocare. E più lo fa, più resta in condizione», spiega il tecnico, confermando la presenza dell’argentino al centro dell’attacco anti-Napoli. Il Pipita si allena in campo, segnando (già 22 gol). Questione di caratteristiche fisiche e di dispendio energetico. E’ un bomber potente, di quelli che fermandosi rischia di impiegare più tempo di altri a riprendere il ritmo. Scattare per novanta minuti, a caccia del pallone giusto, gli fa bene. E finché Higuain si sente in forma – e i dati dello staff confermano – meglio andare sul sicuro e non rinunciare al fenomeno che tanti sognano e pochi hanno.

I cambi di formazione, tra una partita e l’altra, sono stati cinque con il Palermo, sette con il Porto, sei con l’Empoli. Stasera allo Stadium arriva il Napoli e la strategia non cambia: sono previste cinque/sei variazioni rispetto a sabato scorso. Il meccanismo è talmente consolidato da far passare in secondo piano le ultime defezioni. Claudio Marchisio (contusione al ginocchio), Stefano Sturaro (risentimento ai muscoli dell’addome) e Medhi Benatia (gastroenterite) non sono stati convocati.

Stasera il turnover potrebbe riguardare anche il sistema di gioco. Allegri sta valutando due assetti: il tradizionale 4-2-3-1 e un innovativo 3-4-3 con Neto in porta; Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa; Lichtsteiner, Khedira, Pjanic e Asamoah a centrocampo e tridente Dybala, Higuain, Mandzukic. La tentazione c’è, ma la decisione finale verrà presa dopo la rifinitura di questa mattina.

Reagire subito, per dimostrare che il Napoli sa rialzarsi dopo una caduta. Dolorosa, ma che non pregiudicherà la grande stagione fin qui disputata a patto che squadra e allenatore restino compatti e si facciano scivolare ogni critica gratuita. Il tempo delle parole è finito, stasera il Napoli potrebbe ribaltare ogni pronostico e togliersi una piccola-grande soddisfazione in uno stadio in cui non ha mai vinto, contro l’avversaria di sempre, la Juventus. Fin qui 6 partite allo Stadium e 6 sconfitte (2 gol segnati dal Napoli e 14 subiti). Un report talmente negativo che potrebbe far scattare quella scintilla nell’orgoglio del Napoli non disposto più a vivere la condizione del “vinto”. Battere la Juventus: si può? Gli azzurri lo hanno già fatto in coppa Italia nella finale del 2012, nella stagione in cui i bianconeri chiusero il campionato da imbattuti. La voglia di riscatto questa sera dovrà prendere il sopravvento, raccogliere un risultato positivo darebbe nuovamente entusiasmo ad un ambiente mandato in confusione dal post Real Madrid. Non sarà facile per l’allenatore del Napoli fare i conti con Juventus, Roma e Real, 3 sfide decisive in 7 giorni e dosare le forze è prioritario. Rispetto alla gara contro l’Atalanta ci saranno delle novità di formazione. Hysaj cederà il posto a Maggio, mentre Koulibaly tornerà titolare al centro della difesa in coppia con Albiol. Non pochi dubbi a centrocampo, con Rog che scalpita e che potrebbe indossare la maglia da titolare e il ballottaggio tra Jorginho e Diawara che solo oggi Sarri scioglierà. Hamsik, invece, dovrebbe essere tra i titolari. Sarri cambierà qualcosa anche in attacco: uno tra Milik e Pavoletti giocherà dal primo minuto e lascerà a partita in corso il posto all’altro. Il livornese sembra essere in leggero vantaggio, ma sarà importante permettere a Milik di mettere minuti nelle gambe in vista del Real Madrid. Sulle fasce Giaccherini e Callejon si contendono una maglia da titolare, mentre a sinistra Mertens è in vantaggio su Insigne.
Intanto, la città di Napoli piange la scomparsa di Roberto Fiore, che dal 1964 al 1967 è stato il presidente del Napoli e viene ricordato da tutti come l’uomo capace di aver raggiunto un record ancora esistente, i 69mila abbonamenti al San Paolo. Il Napoli indosserà il lutto al braccio stasera, per volere del presidente De Laurentiis, il cui arrivo nel Napoli fu propiziato proprio da Fiore. Fascia nera su maglia azzurra, che il Napoli non indossava dal 28 novembre nella gara contro il Sassuolo.

La genialità al servizio della tattica: Paulo Dybala racchiude ogni aspetto del calcio, esaltando la tecnica al servizio della squadra. Sarà per questo che per tanti rappresenta il dopo Messi e per tutti è uno dei predestinati al Pallone d’Oro. Sarà per questo che lo vogliono da ogni parte d’Europa. Ma la Juventus se lo tiene ben stretto con tanto di rinnovo preannunciato, in attesa delle comunicazioni ufficiali.

Lo Stadium si veste da festa e il carnevale non c’entra: arriva il Napoli e in palio c’è mezza fetta di finale di Coppa Italia. Perché la Juventus ha in testa tre obiettivi e non esistono traguardi secondari, dato che i bianconeri sono insaziabili e non hanno intenzione di accontentarsi. Il duello di Coppa è già decisivo e Allegri perciò lucida l’argenteria. E allora il tecnico bianconero è pronto a riportare… Joya allo Stadium, dopo aver concesso all’attaccante solo uno spezzone sabato sera nella sfida casalinga con l’Empoli.

Dybala è imprescindibile in ogni caso, considerato il talento. Ma lo è diventato ancora di più da quando Allegri ha dato una differente impronta tattica alla Juventus: l’argentino sulla trequarti non ha un sostituto naturale nell’organico e la sua naturale abilità nel fraseggiare con i compagni di reparto migliora in maniera esponenziale le prestazioni generali della squadra.

La differenza si vede e l’ha spiegata, con una sintesi efficace, l’allenatore bianconero a poche ore dalla sfida con Sarri: «Anche l’altro giorno, quando è entrato, Dybala ha dimostrato quanto sia importante. E’ un giocatore che ci consente di avere un raccordo costante tra i due centrocampisti e gli attaccanti. Quindi, con la presenza di Paulo, disponiamo di più geometrie, più linee di passaggio e più qualità tecnica in campo, che è quella che conta alla fine, non è che ci sia molto da dire…».

Per Allegri però è fondamentale gestire le risorse: la Juventus è impegnata su tre fronti. Dunque disporre di una rosa ampia e competitiva in ogni settore deve essere un vantaggio da sfruttare. «E’ normale che non possa far giocare Dybala sempre, in ogni partita. Come del resto succede con tutti. Quindi quando c’è l’opportunità di farlo recuperare, la utilizziamo: magari giocheremo un po’ meno bene, avremo un po’ meno traiettorie di passaggio, ma l’importante è non perdere la solidità e la compattezza di squadra. Sturaro possiede qualità e caratteristiche differenti da Mandzukic quando gioca esterno, lo stesso Mario quando gioca vicino a Higuain non ha le caratteristiche di Dybala. Ma l’aspetto più importante è che la squadra sia sempre ordinata e non perda solidità».

Con Dybala i meccanismi di gioco bianconeri funzionano praticamente alla perfezione e a trarne beneficio è soprattutto Gonzalo Higuain, che trova la porta con maggiore facilità quando a ispirare la manovra e a dettare l’ultimo passaggio è la Joya. Dybala è sinonimo di alta qualità: pochi club hanno la possibilità di sfoggiare un gioiello del genere e dunque è obbligatorio tenerselo stretto. Perché sarà pur vero che in questa stagione Dybala ha trovato la via della rete con minore frequenza (complice anche un infortunio che lo ha tenuto a lungo fuori in autunno), tuttavia l’argentino è sempre stato determinante per accendere la lampadina del gioco bianconero.

Con lui la Juventus cambia volto e soprattutto cambia marcia. E il ricordo di dicembre, della Supercoppa italiana persa ai rigori contro il Milan, è ormai un pensiero lontano: adesso Dybala è concentrato al cento per cento sui traguardi da raggiungere con la Juve nei prossimi tre mesi. Del futuro si preoccupa Pierpaolo Triulzi, il suo agente: in arrivo il rinnovo fino al 2021 con adeguamento di stipendio a toccare le cifre del Pipita. La società bianconera sa che non è così semplice trovare “un altro Dybala” sul mercato. E sa anche che gli assalti di altri top club, presto o tardi, arriveranno puntuali a colpi di milioni. Ma Dybala pensa solo a collezionare successi e a mantenere, stasera allo Stadium, l’invidiabile media tenuta finora in Coppa Italia: due partite, due gol, uno all’Atalanta, uno al Milan, entrambi importanti per raggiungere le semifinali. Napoli avvisato.

Il calendario calcistico prosegue a ritmo sempre serrato e con l’aumentare degli stimoli aumenta anche il grado di difficoltà. Allegri finora è stato perfetto nella gestione delle risorse facendo ruotare i suoi giocatori senza mai andare fuori giri. Si ritrova così nel momento caldo della stagione tutta la rosa a disposizione senza nessun elemento usurato o neanche marginalizzato. Ci piace portare come esempio quello di Neto messo in campo contro l’Empoli per rifinire la sua condizione in vista della sfida di Coppa. Tutto questo pur avendo Buffon a disposizione. Questo significa programmare con lungimiranza la distribuzione di oneri e onori.

Non si può certamente dire altrettanto sulla sponda opposta. Sarri è accusato da molti, in primis dal suo presidente, di non aver ruotato e valorizzato l’intero patrimonio umano a disposizione ma di aver costruito le sue fortune puntando solo sui 12-13 titolari. I gol a raffica di Gabbiadini con la maglia del Southampton, evidenziano tutte le contraddizioni di questa gestione. Un giocatore ritenuto a lungo inadatto a ricoprire proprio il ruolo di prima punta che gli è stato invece assegnato in Inghilterra. Lo stesso si può dire di Rog, Giaccherini, Pavoletti. La doppia sconfitta contro Real e Atalanta ha fatto scoppiare, quindi, malumori rimasti a lungo latenti. Sarri ha riproposto contro i bergamaschi la “sua” formazione rinunciando a quella turnazione che invece Allegri ha fatto a piene mani contro l’Empoli. E’ per questo che i vari Callejon, Hamsik, Insigne, Mertens stanno mostrando cenni di logorio psico-fisico.

Il secondo aspetto, non meno inquietante, è che il Napoli sa giocare in un solo modo e con un solo modulo. Quel 4-3-3 costruito sulla velocità di pensiero e di gamba dei suoi interpreti, fatto di scambi stretti a sinistra e cambi gioco improvvisi a destra, di movimenti sul corto di Mertens e inserimenti sul lungo di Insigne, Callejon e Hamsik, basato su una mentalità offensiva con la terza linea alta e un pressing esasperato nella metà campo avversaria. Tutto questo sta diventando paradossalmente il vero limite della squadra. Mancando il top della condizione l’efficacia degli automatismi decade, i reparti perdono compattezza, gli avversari prendono fiducia.
La prevalenza di attenzione, nella fase difensiva, alla palla e ai sincronismi di reparto tolgono ai giocatori quella responsabilità individuale nelle marcature che sono il sale del calcio all’italiana e uno dei segreti del successo di Allegri. Il tecnico livornese c’ha messo un anno a destrutturare i principi della zona inculcati in Rugani da Sarri, vincendo alla lunga la scommessa. Sarri sta cercando di fare con Maksimovic il percorso inverso, per ora con scarsi risultati.
Il Napoli avrebbe bisogno di alternative di gioco ma non le ha costruite. L’Atalanta l’ha battuto riciclando le strategie messe in campo nella gara di andata. Significa che in 4 mesi nel gioco dei partenopei non è cambiato nulla. Quando Sarri mette dentro la seconda punta, come successo nella ripresa sabato pomeriggio, passando al 4-2-3-1 o al 4-2-4 fa delle mosse che lui stesso definisce della disperazione.
Anche per questo Juve-Napoli è molto intrigante, ad di là della posta in palio e della storia dei due club. C’è al suo interno una sfida tra un tecnico in grado di variare continuamente uomini e atteggiamenti tattici e mentali (creando a volte anche della confusione), e un altro che punta integralmente sulla rigidità di un’unica grande idea di gioco a cui i giocatori devono adattarsi (e non tutti ci riescono).
Nel suo percorso “pragmatico” Allegri potrà contare stasera su alcuni titolari tenuti a riposo precauzionale contro l’Empoli come Lichtsteiner, Chiellini, Khedira, Dybala. Solo gli esterni, Cuadrado e Mandzukic, se confermati nell’undici di partenza, avranno una maggiore usura rispetto al resto dell’organico. E’ probabile, quindi, che si possa rivedere il modulo a 5 stelle. Sul fronte opposto Sarri sfoglia la margherita dovendo decidere se rimanere coerente al suo “integralismo”, e riciclare i suoi stanchi titolari, o buttare nella mischia riserve poco utilizzate finora.

Nella gara di campionato (giocata a fine ottobre e vinta 2-1 dai bianconeri) la Juve ebbe più possesso ma prevalentemente nel suo terzo difensivo, una circolazione palla che aveva il solo scopo di aggirare il pressing ultraoffensivo dell’avversario colpirlo poi con improvvise accelerazioni sul lato opposto. Il Napoli ebbe un baricentro molto più alto, senza per questo riuscire a recuperare quasi mai la palla in zona d’attacco. A quei tempi la Juve giocava con il 3-5-2, quindi con un difensore centrale in più che allungava la squadra risucchiandola all’indietro ma facilitandone l’inizio azione. Mi aspetto con il 4-2-3-1 meno fraseggi bassi e la ricerca della fascia opposta soprattutto coi lanci lunghi in diagonale su Mandzukic abile ad andarsi a posizionare sul difensore meno abile nel gioco aereo che dovrebbe essere il terzino destro.
Per la Juve è l’ennesima prova della verità. Sa che la partita non si esaurirà al 90°. La gestione del risultato sarà nell’ottica del doppio confronto. Questo significa non dover cercare la vittoria subito a tutti i costi. I bianconeri sanno di potersela giocare anche al San Paolo per cui non andranno alla ricerca del gol in maniera esasperata. Punteranno, come spesso fanno anche contro le piccole, sulla sicurezza difensiva e sulla gestione delle proprie forze nel tempo.

I gol potranno arrivare anche dai calci piazzati dove la Juve può sfruttare la maggiore stazza fisica rispetto agli avversari. I bianconeri hanno segnato, su sviluppo di azione da fermo, 22 gol subendone solo 6. Un bilancio nettamente positivo che tiene conto delle gare di Champions e di quelle di campionato. Non si può dire altrettanto del Napoli che difende a zona (la Juve a uomo) e pur avendo battuto quasi 600 piazzati e avendone subiti poco più della metà ha fatto solo 16 gol subendone 15. Di tutte le reti realizzate solo il 21% è arrivato da piazzati contro il 40% dei gol subiti. Un altro aspetto che depone a favore dei Campioni d’Italia.

Il diciottesimo compleanno Gianluigi Donnarumma lo ha festeggiato con molte certezze in più rispetto alla maggior parte dei neomaggiorenni, a cominciare dal fatto che sa già qual è e sarà il suo lavoro, ma con un’incognita che lo accomuna a molti dei suoi coetanei: non sa in quale città lo svolgerà, quel lavoro. Non che la cosa rappresenti per lui un problema: portiere titolare del Milan, già nel giro della Nazionale in cui è l’erede designato di Gigi Buffon, vive un presente talmente impegnativo e talmente entusiasmante da occupare tutti i suoi pensieri.
Anche perché tanto del suo futuro c’è chi si ne occupa, valutando tutte le strade possibili e impossibili: il suo agente Mino Raiola, che in questo momento ha davanti pressoché infinite vie da vagliare. Compresa l’A4, autostrada Milano-Torino, che potrebbe portare Donnarumma a essere il successore di Buffon non solo nell’Italia, ma anche nella Juventus.

Oriente misterioso

Ovviamente il futuro di Donnarumma potrebbe anche restare dipinto di rossonero per molti anni ancora, ma l’incertezza che aleggia su tutto il domani milanista non può che riverberarsi anche su quello del portiere. Vero, è in arrivo il closing della trattativa che segnerà il passaggio definitivo della società da Silvio Berlusconi alla cordata cinese, ma su quali siano mezzi e intenzioni di tale gruppo non ci sono ancora sicurezze. Come lo stesso procuratore ha sottolineato all’uscita del locale dove domenica sera, archiviata la vittoria in casa del Sassuolo, il portiere ha festeggiato i 18 anni compiuti il 25 febbraio. Ossia l’età che gli permetterebbe di firmare un rinnovo quinquennale del contratto in scadenza nel 2018. «Io gli ho regalato una penna, vediamo… – ha sorriso Adriano Galliani, pure lui alla festa come Montella, aggiungendo che «Donnarumma è una delle cose più belle degli ultimi anni di Milan». Raiola però pensa ai prossimi, di anni: «Io devo vedere il suo futuro e le possibilità, poi la scelta la fa il giocatore. Credo sia doveroso da parte mia vedere prima che Milan sarà e in questo momento non lo so, della nuova società non ho sentito nessuno. Donnarumma merita un grande Milan? Merita una grande squadra…».
Nei progetti della nuova proprietà dovrebbe tornare a esserlo anche il Milan e Donnarumma, idolo dei tifosi e titolare della maglia più venduta, dovrebbe essere il simbolo della rinascita. Di questo il nuovo ad Marco Fassone e il nuovo ds Massimo Mirabelli proveranno a convincere Raiola, col quale dovrebbero programmare un incontro a metà marzo. Il Milan è intenzionato a proporre al portiere un ingaggio a salire, ma che già in partenza sarebbe molto vicino al top della rosa attuale: i 3,5 milioni a stagione di Carlos Bacca. Considerata la valutazione attorno ai 70 milioni del cartellino di Donnarumma, però, è molto probabile che l’agente pensi a una cifra ben più alta, attorno ai cinque milioni. Al centro della trattativa, poi, non ci sarà solo l’ingaggio, la cui entità servirà anche da prova delle effettive possibilità e intenzioni della nuova società. I prossimi dirigenti rossoneri dovranno convincere Raiola che Donnarumma al Milan potrà lottare per vincere: e difficilmente basteranno dichiarazioni di intenti.

La Juventus vigila

Di certo, la grande squadra che merita, Donnarumma sarebbe sicuro di trovarla alla Juventus, attenta all’evolversi della situazione. Gigi Buffon ha scelto il Mondiale 2018 come ultimo atto della sua immensa carriera e la società bianconera si sta preparando alla ricerca di un «degno erede», per usare le parole pronunciate dall’ad bianconero Giuseppe Marotta a margine dell’assemblea di Lega del 14 novembre. Cirocostanza in cui ne pronunciò anche di più specifiche: «Negli ultimi 20 anni il portiere della Nazionale è sempre stato juventino: Zoff, Buffon…». E visto che il prossimo portiere della Nazionale sarà Donnarumma…
La società bianconera non intende assolutamente interferire nelle vicende milaniste, ma qualora tra il portiere e il club rossonero si arrivasse a un divorzio, allora sarebbe pronta a farsi avanti. Di certo una svolta, in un senso o nell’altro, arriverà entro l’estate: o Donnarumma rinnoverà con il Milan oppure sarà ceduto, dal momento che perderlo gratis nel 2018 rappresenterebbe un autogol clamoroso per la società rossonera. Con il portiere sul mercato la Juventus sarebbe in prima fila, in virtù di garanzie tecniche, possibilità economiche e ottimi rapporti con Raiola. A ostacolare l’eventuale trattativa ci sarebbe un solo nodo, rappresentato dal fatto che nella prossima stagione il portiere bianconero sarà ancora Buffon: non facile da sciogliere, ma neppure impossibile.

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Partiamo dall’analisi di alcune statistiche che hanno caratterizzato questo big match da sempre storico per il nostro calcio attraverso le statistiche di OPTA. Sono nove le precedenti partite di Coppa Italia tra Juventus e Napoli: bianconeri avanti nel computo dei successi per quattro a tre (due pareggi). La Juventus ha passato il turno nell’unico precedente di Coppa Italia col Napoli in sfide di andata e ritorno: doppio successo agli ottavi di finale dell’edizione 1999/00. In assoluto, l’ultimo incrocio tra queste due formazioni in Coppa Italia risale alla finale 2012, vinta 2-0 dagli azzurri. La Juventus non ha pareggiato alcuna delle ultime 15 partite giocate in Coppa Italia: 11 vittorie e quattro sconfitte. I bianconeri hanno disputato 17 volte le semifinali di Coppa Italia in sfide di andata e ritorno: 10 passaggi del turno e sette eliminazioni finora. La Juve ha subito tre gol nelle ultime due gare giocate in casa nella competizione, tanti quanti ne aveva incassati nelle precedenti cinque partite casalinghe. Il Napoli non vince una partita in trasferta di Coppa Italia dal settembre 2003 (vs Pescara): due pareggi e sei sconfitte da allora. Gli azzurri hanno perso tutte le sei partite disputate allo Juventus Stadium, segnando due gol e subendone 14. Gonzalo Higuaín, subito in gol alla prima da ex contro il Napoli in campionato, ha segnato tre reti in 12 presenze in Coppa Italia, tutte arrivate in partite casalinghe. Dal suo arrivo al Napoli nel 2013, José Callejón ha segnato cinque gol in Coppa Italia: più di ogni altro giocatore azzurro nello stesso periodo. Ma dove vedere Juventus-Napoli in diretta tv e streaming gratis live? Fischio d’inizio alle ore 20.45, Il match sarà visibile in tv in chiaro su Rai1 e in diretta streaming sul portale web Rai, raggiungibile all’indirizzo web raiplay.it.