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By | 05/03/2017
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Udinese Juventus streaming Gratis – Diretta live della partita del campionato di serie A Udinese Juventus Live Rojadirecta

Juve, io penso solo a vincere». Non ammette distrazioni, Massimiliano Allegri. L’unico pensiero sono le vittorie e gli obiettivi da raggiungere. E adesso ancora di più, dopo il successo del Napoli a Roma che regala ai bianconeri la possibilità della fuga vera. Facendo bottino pieno oggi a Udine, i campioni in carica possono allungare, possono dare un ulteriore mazzata alle ambizioni di rimonta dei giallorossi. Sarebbe +10 sugli Spalletti-boys e ancora +12 sugli azzurri di Sarri: un allungo forse decisivo. Max assicura che «la serenità ce l’abbiamo sempre» a prescindere dal margine di vantaggio su chi insegue, ma certo è che un ulteriore strappo darebbe ancora più tranquillità in vista del ritorno degli ottavi di Champions League. «I punti? Cambia poco, servono ancora molte vittorie da qui alla fine e bisogna continuare a lavorare e, attraverso le prestazioni arrivare al risultato». Un’avvertenza, in ogni caso, la dà: «Il pericolo è dietro l’angolo, i ragazzi lo sanno. Veniamo da un momento molto positivo e, quando i momenti sono molto positivi, bisogna stare ancora più con le antenne dritte».

FUTURO. Anche, e forse soprattutto, per questo, Allegri allontana i discorsi sul domani. « Il mio futuro? In questo momento non frega a nessuno – rileva -. Al popolo juventino interessa che la squadra arrivi in fondo e cerchi di vincere quello che c’è da vincere. L’anno scorso a marzo ho incontrato il presidente e ho detto che rimanevo. Anche quest’anno ci incontreremo con la società e decideremo. Ho un contratto fino al 2018 e alla Juve sto molto bene, siamo in totale sintonia». E ancora: «In questo momento, il mio futuro non interessa a nessuno, neanche a me, ed è giusto che sia così. Dobbiamo concentrarci sul campionato, sulla Champions e sulla coppa Italia: questo periodo va vissuto con entusiasmo e consapevolezza di poter arrivare fino in fondo a tutte le competizioni».

FISICA. Meglio pensare all’Udinese, quindi. «E’ una partita che decide molto, che ci può dare altro slancio per il futuro – riconosce Max -, non dobbiamo avere battute d’arresto. Sarà una gara fisica, la squadra di Del Neri viene da tre sconfitte e, nel momento di difficoltà, riesce sempre a fare una partita importante».

Anche il seguito rovente della semifinale di andata di coppa Italia con il Napolinon deve lasciare scorie. L’allenatore non si addentra nelle sabbie mobili delle polemiche ma non disdegna una puntura : «A me non dà noia niente; mi fa sorridere però che si parli sempre di decisioni ed episodi contro mentre di quelli a favore non parliamo mai. Quindi, per l’equilibrio generale, sarebbe meglio magari se avessimo una reazione diversa, perché gli episodi a fine campionato si equivalgono e una partita non può dipendere da ua situazio- dra giochi altrettanto bene». ne, a meno che non sia clamorosa».

NUMERI. Max è comunque sereno e fiducioso in vista del rush finale della stagione in cui bisogna raccogliere i frutti del lavoro. «Siamo a un buon punto perché a livello di numeri i ragazzi ne hanno fatti di buoni ma la cosa importante è che la squadra sia in buone condizioni – sottolinea -. Lo dimostra il fatto che nell’ultimo mese, dopo la sosta natalizia, hanno giocato praticamente tutti, ottenendo gli stessi risultati e questo è un bel vantaggio per noi».
E, volendo giocare con i numeri, c’è quel 4-2-3-1 che è la novità più interessante del 2017.
Il nuovo modulo ha dato slancio ulteriore ai bianconeri che hanno sempre vinto con la formula iper-offensiva. «In tanti sono migliorati e sono sempre i giocatori che vanno davanti al modulo – spiega Allegri -. Ora stiamo giocando così perché le caratteristiche di questi giocatori mi consentono di utilizzare questo modulo, anche grazie alla loro disponibilità. Alla fine la differenza la fanno sempre l’atteggiamento e le qualità dei singoli. E’ normale che più giocatori bravi hai, che si riescono a passare la palla bene, più è facile che la squadra giochi altrettanto bene.

TORINO – Il turnover sarà ridotto al minimo: contro l’Udinese giocheranno i migliori. Massimiliano Allegri l’aveva annunciato prima di conoscere l’esito della sfida dell’Olimpico, ma adesso la scelta assume ancora più significato perché Udine può diventare snodo dello scudetto: vincendo, i bianconeri, porterebbero a dieci punti il vantaggio sulla Roma sconfitta dal Napoli.

UNICA PUNTA. Così, nel 4-2-31 diventato ormai marchio di fabbrica, sarà confermato l’attacco titolare, quello con Higuain unica punta spalleggiato da una linea di tre- quartisti composta da Cua- drado, Dybala e Mandzukic. Per Pjaca non mancheranno nuove opportunità, ma oggi dovrà contentarsi ancora di un ritaglio partendo dalla panchina: né ricambio a Cuadrado né incastro con Higuain, poiché era balenata l’ipotesi di un turno di riposo per l’argentino con Mandzukic avanzato nel ruolo di centravanti e Pjaca innestato a supporto.

CAMPAGNA MEDIATICA. Cambieranno, al novanta per cento, le fasce rispetto alla partita con il Napoli, ma saremo davanti a un turnover puro, a un’alternanza tra campioni così grandi da non allungare nemmeno ombre minuscole sulla qualità: nella rifinitura sono stati infatti provati Dani Alves e Alex Sandro, in panchina martedì quando Allegri aveva ripristinato la difesa a tre e scelto poi come esterni, cambiando in corsa, Barzagli e Asamoah. Coppia brasiliana, quindi, seppur solo per Nazione e non… per Nazionale: davvero non si comprende perché il Ct Tite s’ostini a ignorare l’esterno sinistro bianconero, per la cui convocazione è partita anche un’imponente campagna mediatica.

DUE TURNI. Capitolo centrali difensivi: Rugani dovrebbe sostituire Bonucci, mentre si profila, per affiancarlo, un ballottaggio tra Chiellini e Benatia. Lievemente favorito l’azzurro sul marocchino che, dopo il rientro dalla Coppa d’Africa, ha collezionato panchine e giocato una volta sola, da titolare, con il Palermo. In porta torna Buffon dopo due turni: ha rifiatato contro l’Empoli e lasciato il posto a Neto anche con il Napoli, perché in Coppa Italia titolare è il brasiliano.

TITOLARE AGGIUNTO. Un altro dubbio è in mediana: Khe- dira e Pjanic sono i punti fermi davanti alla difesa, si capiscono al volo e si integrano perfettamente, ma Marchisio è naturalmente un titolare aggiunto e se sta bene – non sempre si può essere al top nel primo periodo di rientro dopo un infortunio come il suo – si candida legittimamente per un posto in squadra. Allegri ci riflette: l’ultima parola oggi nella riunione tecnica.

Udine non è soltanto una trasferta: è una vetrina, un appuntamento di mercato, una tradizione pronta a rinnovarsi. Nella gestione del presidente Andrea Agnelli, sette anni a maggio, la Juventus ha acquistato cinque calciatori dal club dei Pozzo, investendo oltre 60 milioni di euro (64 per la precisione, vendendo per 1,5 la metà di Pasquato, in totale un giro d’affari da 65,5 milioni), e altri arriveranno perché gli osservatori di corso Galileo Ferraris sono sempre più spesso addosso ai nuovi gioielli.

QUALITÀ’. La trattativa più avviata coinvolge Alex Meret, 19 anni, attualmente in prestito alla Spal: considerato uno dei migliori portieri d’ultima generazione, è stato inserito nella lista dei possibili eredi di Gigi Buffon ed esiste già una bozza d’accordo per giugno sulla base di 5 milioni di euro. Tra gli uomini di Gigi Del Neri, saranno invece osservati speciali l’esterno destro svizzero Silvan Widmer (23) – è vero che Stephan Lichtsteiner ha rinnovato, ma non tramontano le voci su Dani Alves al City – e il centrocampista francese Seko Mohamed Fofana che proprio i Citizens hanno lasciato andare e che a Udine ha trovato spazio e consacrazione. «Possiede ottime qualità, però è giovane» ha commentato Massimiliano Allegri in conferenza, specificando in verità che «i giocatori vanno allenati: se chiedete a Del Neri, risponderà molto meglio di me».

RIFONDAZIONE. I primi a seguire l’itinerario Udine-Torino furono Simone Pepe e Marco Motta nell’estate 2010, quella della rifondazione, proprio con Del Neri in panchina. Motta fu una meteora, dopo quella prima stagione racimolò ancora un paio di presenze e uriinfinità di prestiti, rescindendo nel febbraio 2015, mente Pepe, in cinque anni, ha messo insieme 95 presenze e 13 gol, vincendo 4 scudetti, 2 Supercoppae una Coppa Italia. Nel 2012 sono arrivati Mauriico Isla e Kwadwo Asamoah: l’esterno cileno non è riuscito a rispettare le promesse, dopo un paio di stagioni in chiaroscuro ha girovagato tra QPR e Marsiglia, e quest’estate è stato ceduto al Cagliari. Asamoah, invece, è tuttora protagonista: superati i problemi fisici, ha confermato una straordinaria duttilità, riadattandosi a esterno sinistro dopo l’addio di Patrice 1 Ivra.

Nel 2014 è arrivato in line Pereyra, due stagioni e poi la cessione al Watford, senza dimenticare Pasquato, riscattato dalla Juventus per la stessa cifra a cui era stato ceduto in compartecipazione ai friulani. Ancora oggi di proprietà bianconera, è in prestito al Krylja Sovetov Samara, club della Russian Premie League. Percorso inverso, dalla Juventus all’Udinese, per Michele Pazienza: sei mesi in prestito nel 2012.

RIFIUTO. L’ elenco sarebbe potuto essere più lungo e prestigioso senza un clamoroso rifiuto e una volata persa. Il rifiuto fu quello di Antonio Di Natale, corteggiato invano nell’estate 2010, la volata persa-un anno più tardi – quella con in Barcellona per Alexis Sanchez.
Ma il cileno toma di moda adesso che è intenzionato a lasciare l’Arsenal: diventerebbe uno dei fuoriclasse lanciati a Udine e arrivati alla Juve non direttamente, come Juan Cuadrado e Medhi Benatia.

L’arrivò la «Juve di marzo», quella attesa e temuta come il giudizio di Dio. Massimiliano Allegri preferisce i modi spicci alle metafore bibliche, ma il senso non cambia poi molto: «Gli scudetti si vincono a marzo, non a settembre», ha detto per l’ennesima volta ieri. Lo scivolone della Roma gli ha perfino agevolato il lavoro in patria: oggi a Udine i bianconeri possono andare a +10 e mettere in soffitta il sesto scudetto. Ma la vera Juve, quella che nei programmi del tecnico sboccerà in primavera, serve soprattutto per la campagna europea. Insomma, il mese al via oggi in Friuli è quello decisivo: è l’ultima rincorsa prima del salto finale. Molto è stato fatto, altro è ancora da limare: per atterrare fino a Cardiff, urge fare ordine adesso già al top.

TESTA E GAMBE La gamba c’è, più o meno in tutti. A Man- dzukic hanno montato un motore differente e nessuno si stupisce se «borseggia» il terzino avversario con le buone o le cattive. Ma pure gli altri non risparmiano una corsa in più: il simbolo è la trasformazione di Pjanic, sarto di lusso con tuta da metalmeccanico. Nonostante le fatiche del nuovo modulo,
la squadra esce alla distanza, quando la concorrenza cala. E la reazione al gol del Napoli aggiunge un altro tassello: la solidità mentale è quella di sempre.

MODULO E SCINTILLE Di notte Massimiliano Allegri ha trovato la pietra filosofale. Dopo gli incubi di Firenze, il tecnico ha fatto bei sogni. E, col nuovo sistema, ha scatenato i cacciatori di nomignoli. Modulo a 5 stelle, «tutti avanti», Fab 5: comunque lo si chiami, il 4-2-3-1 ha liberato le energie represse nell’antico 3-5-2. La manovra si è fatta più ariosa e il Pipita ha dovuto concentrarsi solo sul vecchio hobby: giocare sempre (solo 3’
lasciati per strada nelle ultime 11) e segnare compulsivamente. La novità ha pure murato la difesa: solo 2 gol subiti dopo il cambio di sistema. La rete di Callejon è arrivata quando la Juve indossava il vecchio vestito: ennesima conferma che indietro non si può più tornare.

OPZIONI PER COLPIRE C’è la trama raffinata (Pipita col Sassuolo), c’è il lampo improvviso (Dybala con la Lazio), c’è la rapacità del bomber (Higuain col Cagliari), l’esuberanza fisica (testona di Mandzukic con l’Empoli), c’è il tiro da fuori (Cuadrado con l’Inter) e c’è la punizione nella doppia variante (Pjanic da sinistra con il Milan, Dybala da destra col Palermo). La Juve ha un raro esercito di assaltatori specializzati pronti a colpire dietro alle linee nemiche.

COI CAMBI SI CAMBIA Un attaccante in più pronto all’uso non sarebbe male: spesso Pjaca è solo soletto in panchina (al contrario, dietro e in mezzo c’è abbondanza). Ma, nonostante ciò, è spesso la riserva a risolvere. A Oporto è servito il croato per uscire dal pantano. E poi Dani Alves, anche lui entrato in corsa. Un vecchio adagio di Max dice che le partite si vincono con i cambi: ricordate Cuadrado dentro col Napoli?

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Serie A, Udinese-Juventus. Nel match di domani pomeriggio alle ore 15 la capolista affronta una formazione ostica, che probabilmente sotto la gestione Del Neri ha racimolato meno punti di quanto meritasse. I friulani arrivano da tre sconfitte consecutive, ma l’ultima contro la Lazio davvero immeritata e ingiusta per via di un rigore allo scadere che definire generoso sarebbe un eufemismo. Gli ospiti invece arrivano da un 2017 fin qui perfetto: cammino fantastico in campionato, ottimo 3-1 contro il Napoli nella semifinale di Coppa Italia e soprattutto uno 0-2 a Porto che mette la squadra di Allegri con più di un piede nei quarti di finale di Champions League. Intanto però Marotta lavora sottotraccia per regalare ad Allegri una formazione ancora più competitiva il prossimo anno, e c’è proprio un ex Udinese come primo nome della lista della spesa: Alexis Sanchez infatti è in scadenza di contratto con l’Arsenal (giugno 2018) e pare non intenzionato a rinnovare. La valutazione è di circa 40 milioni di euro, soldi che i bianconeri potrebbero ritrovarsi grazie alle cessioni di Zaza e Coman.

C’è da capire anche il futuro dello stesso Allegri, ma questo si capirà definitivamente a fine stagione, quando la Juventus tirerà le somme della sua stagione. Innanzitutto c’è da pensare alla sfida di domenica: vediamo i possibili schieramenti e dove vedere Udinese-Juventus in streaming gratis diretta live tv.

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Qui Udinese – Mister Del Neri in ansia per Thereau: il centravanti francese non si è allenato nemmeno ieri pomeriggio. A questo punto la presenza dell’ex Chievo è in forte dubbio per la sfida di domani contro la Juventus. Le sue condizioni verranno comunque valutate fino all’ultimo: se non dovesse farcela potrebbe essere Matos a completare il tridente insieme a De Paul e Zapata. In mediana Halfredsson insieme a Fofana e Jankto.

Qui Juventus – Dopo il 3-4-3 del primo tempo della sfida contro il Napoli (esperimento per il momento fallito), Allegri ritorna al più congeniale 4-2-3-1. Nessun dubbio in difesa, mentre a centrocampo Marchisio reclama spazio e potrebbe far rifiatare uno tra Pjanic e Khedira. Davanti anche Pjaca scalpita per partire dall’inizio: se il croato dovesse convincere Allegri, fuori Cuadrado.

UDINESE (4-3-3): Karnezis; Widmer, Danilo, Felipe, Samir; Fofana, Hallfredsson, Jankto; De Paul, Thereau, Zapata. ALLENATORE: Delneri.

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Sandro; Pjanic, Marchisio; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain. ALLENATORE: Allegri.

«Le stagioni si decidono a marzo» sentenzia Massimiliano Allegri. In effetti oggi a Udine la sua Juventus può portarsi a +10 sulla Roma, fermata in casa dal Napoli. Dieci punti di vantaggio, con undici giornate ancora da disputare, rappresenterebbero un margine significativo di vantaggio per proseguire con serenità il cammino scudetto e concentrare energie fisiche e mentali sulla pratica Champions – sicuramente più ostica con 0 raggiungimento dei quarti – e sulla Coppa Italia. « Ma la serenità ce l’abbiamo sempre – dice il tecnico livornese -. Per quanto riguarda i punti, cambia poco. A noi servono ancora molte vittorie da qui alla fine, bisogna continuare a lavorare, arrivando al risultato attraverso le prestazioni».

La quota scudetto però si è abbassata: non è più a 96 bensì a 93 punti. In pratica, sulle dodici partite da affrontare alla Juventus bastano 9 vittorie e può anche concedersi il lusso di tre sconfitte per centrare comunque l’obiettivo. Ipotesi che Allegri non prende in considerazione perché vuole raggiungere quanto prima il traguardo storico del sesto scudetto: «Le battute d’arresto è meglio non averle, o al massimo prendersele alla fine – sottolinea con tono falsamente scherzoso – magari a maggio quando si può andare al mare. Ora c’è ancora la neve in montagna e piove in pianura, quindi continuiamo a fare risultato».

A cominciare da questo pomeriggio contro l’Udinese: l’anno scorso con la vittoria al Friuli la ffiventus rientrò in zona Champions. «Quest’anno un trionfo ci ptiò dare lo slancio per il futuro. E’ una partita decisiva e la più complicata delle prossime quattro, fino alla sosta, Champions compresa» sancisce Allegri. Va dunque affrontata con l’atteggiamento e con le motivazioni giuste. «1 ragazzi lo sanno, occhio alle distrazioni. Veniamo da un momento molto positivo, per cui dovremo stare con e antenne ancora più dritte perché il pericolo è dietro l’angolo. Sarà una partita fisica perché l’Udinese è una squadra fìsica. Poi viene da tre sconfitte, in un ambiente dove nel momento di difficoltà riescono sempre a fare una gara importante: noi dobbiamo essere pronti».

Allegri pensa a un turnover minimo, con qualche variazione soprattutto in difesa, perché davanti le cinque stelle continueranno a brillare in campo. Del resto, squadra vincente non si cambia Così come il modulo: dopo il martedì di Coppa Italia contro il Napoli, dove è tornato inizialmente alla difesa atre proponendo un 3-4-3, ora s’affida al canonico 4-2-3-1, l’assetto che gli ha permesso l’en plein con un filotto di dieci vittorie consecutive. «Però sono sempre i giocatori a contare più del modulo: stiamo giocando così perché le loro caratteristiche mi consentono di applicare questo sistema.

Se, quando la palla ce l’hanno gli altri, i tre rimangono in cima a guardare la partita, non potremmo fare queste prestazioni né subire lui gol in sette partite. Alla fine la differenza la fanno sempre l’atteggiamento e le qualità dei singoli».

Se le stagioni si decidono a marzo, anche il futuro degli allenatori viene svelato in primavera. L’anno scorso, proprio a marzo, Allegri comunicò al presidente Andrea Agnelli la volontà di restare sulla panchina bianconera, stavolta invece prende tempo dando la precedenza al campo. «Questo è un momento importante da vivere senza pensare al prossimo anno, è una regola di vita. Parlare del mio futuro interessa a pochi. 1 tifosi vogliono che la squadra arrivi in fondo e provi a vincere tutto: scudetto, Champions e Coppa Italia. Appena passerà questo periodo mi incontrerò con la società e decideremo cosa fare. Io comunque ho un contratto fino al 2018 e qui sto bene»

Gli ultimi allenatori della Juventus sono però durati al massimo tre anni, traguardo che Allegri taglia appunto a giugno. «A me piace andare in controtendenza – ammette il tecnico livornese -, con la società c’è totale sintonia in tutto e per Ritto. Bisogna vivere questo momento con entusiasmo e consapevolezza di poter arrivare in fondo a tutte e tre le competizioni e poterle vincere». Il futuro può dunque attendere, l’obiettivo triplete è lui presente al quale nessuno vuole rinunciare concentrarsi.
Massimiliano Allegri guarda al presente: «Se mi chiedete “Higuain giocherà tutte le partite da qui a fine stagione” io come faccio a rispondere? Posso dire quello che so: a Udine gioca. Poi dalla prossima non so. Ciò che importa è la condizione della squadra: da quando siamo ripartiti dopo la sosta natalizia, hanno giocato praticamente tutti, ottenendo gli stessi risultati, questo è un bel vantaggio per noi». Garanzie non può darne, ma il Conte Max sa che, per quanto possibile, dare riposo al Pipita non sarà facile: il 4-2-3-1 ha reso il bomber principale terminale offensivo e, soprattutto, gli ha consentito di limitare il faticoso lavoro di raccordo chiesto ora principalmente ai due esterni (l’infaticabile Mandzukice Guadici – do) e al Dybala fonnato tre- quartista. Così il Pipita può pure giocarle tutte, Champions e Coppa Italia comprese, anche se Megl i cercherà di dosare le forze per gli impegni più complicati e importanti, soprattutto se in campionato già oggi con un successo alla Dacia Mena il distacco sul secondo posto dovesse diventare di dieci punti. Ma Higuain è una indispensabile macchina da gol alla quale nessuno può rinunciare e la decisione di Allegri di schierare tutti i migliori lì davanti senza particolare turnover è un chiaro segnale: a Udine la Juventus può dare una spallata, definitiva o quasi, alla corsa per lo scudetto e non può prescindere dalla presenza del Pipita. L’argentino non si ferma e non rifiaterà nemmeno durante la sosta per gli impegni delle nazionali. Anzi, il numero 9 bianconero sarà chiamato a rigenerare la Seleccion albiceleste nel doppio confronto di q ualifìcazione mondiale con Cile e Bolivia: al fianco avrà sempre Paulo Dybala e tanti altri campioni. Dunque MI egri non potrà sfruttare i giorni di allenamento a Vinovo per lavorare con i suoi bomber, però potrebbe ritrovare un Pipita ancora più determinato per un grande finale di stagione. Prima tuttavia la Juventus deve affrontare impegni fondamentali su ogni fronte: due trasferte insidiose in Serie A (Udine oggi pomeriggio e Genova con la Sampdoria), ima sfida tosta allo Stadium con il Milan venerdì e la fondamentale gara casalinga di ritorno contro il Porto per accedere ai quarti di Champions. Il Pipita si scalda per continuare a viaggiare su una media gol vicina a quella clamorosa della passata stagione con la maglia del Napoli.

Da quando Allegri ha virato sul 4-2-3-1 come assetto tattico preferito, Higuain è tornato a tutti gli effetti agli standard realizzativi che lo hanno reso capocannoniere l’anno scorso e tra gli attaccanti più forti del pianeta. Merito di una manovra che ha guadagnato in ampiezza, permettendo al Pipita di ricevere maggiori rifornimenti e di toccare molti più palloni vicino alla porta avversaria. I numeri servono a sintetizzare l’impatto dell’argentino. Dopo la sconfitta con la Fiorentina al Franchi, la Juventus ha disputato dieci partite (sette di campionato, due di Coppa Italia, una di Champions) nelle quali Higuain ha messo a segno sette reti. Considerando soltanto i match di Serie A, nelle ultime undici sfide il Pipita è entrato nel tabellino dei marcatori per ben dodici volte, siglando anche tre doppiette. L’Udinese non è ima delle “vittime” predilette dell’argentino: in carriera ha realizzato solo due gol ai friulani, entrambi nella passata stagione e nella sfida di andata a ottobre allo Stadium aveva giocato solo parte del secondo tempo al posto di Mandzukic. Stavolta però è un’altra storia, è un altro Pipita.

La prima parte della stagione, quella pre-svolta al 4-2-3-1, aveva visto il gioco delle coppie coinvolgere sostanzialmente i tre attaccanti titolari. Archiviata l’epoca dell’alternanza condizionata anche da qualche infortunio, il 2017 ha poi portato Massimiliano Allegri a scegliere di non scegliere, andando all in con tutti i suoi campioni in attacca: da Paulo Dybala a Gonzalo Higuain, passando per quel Mario Mandzukic elemento essenziale per gli equilibri del firmamento Juve con così tante stelle sempre presenti in campo.
Ora, il gioco delle coppie in casa Juventus continua ma si sposta in un altro reparto: quello difensivo, coinvolgendo in particolar modo il pacchetto dei difensoricentrali. Sostanzialmente, il bel problema da affrontare in un momento come questo dove tutti sono abili e arruolabili, prevede la necessità di lasciar fuori di volta in volta tre dei cinque difensori che compongono il roster di centrali più forte e profondo d’Europa. Un tema che si ripropone anche in vista della partita con l’Udinese, con un occhio e non di più già rivolto alla sfida di venerdì sera che vedrà il Milan arrivare allo Juventus Stadium.

Se ài termini puramente teorici, la coppia che potrebbe essere considerata titolare rimane quella composta da Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, questa può essere anche tutelata in vista della partita col Milan. Perché entrambi fanno parte dell’elenco dei diffidati, un fattore che dovrebbe convincere Allegri a rischiarne solo uno dei due. Con Andrea Bal zagli destinato ad una gestione simil Marchisio, senza forzare oltre la singola partita a settimana, ecco che il doppio ballottaggio in attesa della riunione tecnica di questa mattina vede Chiellini favorito su Benatia e Ruga ni (a sua volta in diffida) in vantaggio su Bonucci.Un bel problema insomma, di quelli che ogni allenatore vorrebbe poter gestire di settimana in settimana.
Molti meno dubbi invece per quel che riguarda la composizione del restante reparto arretrato. Dopo due turni di riposo per fare spazio a Neto, in porta si rivedrà capitan Gigi Buffon. Così come sulle fasce si ri- comincerà a parlare brasi- liano, con Dani Alves pronto a partire titolare sulla destra a scapito di Stephan Licht- steinei; mentre Mex Sandro riprenderà il proprio posto sulla corsia sàiistra proprio sul campo dove l’anno passato segnò il suo pruno gol in maglia bianconera. Destinato quindi alla panchina uno dei grandi ex di q uesto àicontro, quel Kwadwo Asamoah diventato grande proprio all’Udinese, così come Juan Cuadrado e Mehdi Benatia.

Le scelte di Massimiliano Allegri saranno quindi quasi esclusivamente dovute alle esigenze della singola gara e non ad una programmazione di un ciclo di incontri. Sarà in effetti importante, per i campioni d’Italia, concentrarsi a dovere sulla gara di questo pomeriggio al Friuli per una serie di fattori che la rendono delicata.
Del resto, per cominciare dagli aspetti psicologici e motivazionali, il fatto di giocare dopo la sconfitta della Roma con il Napoli obbliga i bianconeri a un ulteriore sforzo di concentrazione per trovare stimoli in un campionato che sembra rimasto senza avversari. Avvicinare il verdetto scudetto è senz’altro l’obiettivo principale di Allegri, anche con l’intento di avere poi più tempo ed energie da dedicare ai turni finali della Champions Le- ague e della Coppa Italia. Il tecnico livornese sa che presto dovrà dedicarsi anche all’incontro risolutivo con la società per concordare il proprio rinnovo (a meno di sorprese, è ovvio). E la fumata bianca passerà solo attraverso una fiducia reciproca per almeno un altro triennio. Per arrivare a questa determinazione occorrerà aver sigillato col terzo tricolore la chiùsura del prima ciclo.
Tra i fattori di incertezza c’è anche l’avversario. Già all’andata l’Udinese fece soffrire la Juve fino al 90′. Delneri era appena approdato sulla panchina dei friulani e dette subito la sua impronta. La squadra friulana è ora in un momento di flessione forse anche a causa di una classifica che toglie la possibilità di combattere per un qualsivoglia obiettivo, tuttavia rimane temibile siaper l’organizzazione di gioco sia per le qualità di alcuni interpreti.

L’Udinese ha spesso giocato bene nei primi tempi per poi calare alla distanza, come accaduto ad esempio nell’ultima sconfitta casalinga contro in Sassuolo, quando Fofana aveva portato in vantaggio i suoi in apertura, ma Defrel, subentrato nella ripresa, aveva poi ribaltato il trend della gara con due gol in sei minuti.
Bruciante anche l’ultimo ko esterno subito contro la Lazio caratterizzato ancora una volta da un gol subito nel secondo tempo, questa volta su un calcio di rigore molto contestato concesso da Pairetto per un ipotetico fallo di mano di Adnan in un corpo a corpo con Immobile.
Fino a quel momento l’Udinese aveva messo in difficoltà la Lazio con un pressing portato ad un’altezza media con un’ottima organizzazione collettiva. Sui cambi gioco è la mezzala ad uscire sull’attaccante esterno mentre il terzino di parte resta stretto per assorbire eventuali inserimenti dei centrocampisti avversari.
Ottima la copertura del campo anche in mezzo. 11 tridente offensivo partecipa alla fase difensiva rientrando sotto palla. I due esterni alti stringono il campo imitando il portatore di palla ad andare pervie interne, dove Zapata marca il metodista ed i centrocampisti chiudono le altre opzioni di passaggio. Meccanismi in cui sappiamo Delneri essere un maestro. La Juve dovrà trovare i giusti accorgimenti. Sicuramente il doppio play potrà essere un grosso vantaggio per rendere veloce la circolazione palla, così come l’opzione del lancio a scavalcare potrà essere un’ancora di salvataggio nei momenti di eccessivo traffico.

Tuttavia la Juve è squadrache gestisce le problematiche tattiche che l’avversario può creare puntando sul fattore tempo. Sa che il cronometro gioca a suo favore anche perché in panelli na ha soluzioni varie e variegate che consentono di cambiare uomini e, di conseguenza, strategie di gioco.
Per la Juve la priorità è sempre quella di non commettere errori in difesa, la cui solidità è un riconosciuto punto di forza. L’Udinese ha tante soluzioni che in qualche modo dovranno essere inibite. Intanto la gittata lunga per Zapata che dovrà essere ostacolata con una marcatura sandwich, un centrale davanti e uno dietro, all’ex partenopeo. Non sarà del match Thereau ma non mancano le alternative nel reparto offensivo. Matos e De Paul sono esterni in grado di tagliare il campo senza palla ma anche di puntare l’uomo e provare a saltarlo in dribbling. Saranno di conseguenza molto importanti le coperture preventive dei corridoi centrali coi centrocampisti centrali, meglio lasciare spazio eventualmente sulle corsie esterne.

Possono essere pericolosi anche gli inserimenti dei centrocampisti tutti abbastanza reattivi e dinamici, Jankto e Badu in particolare.
Un’altra opzione offensiva interessante è quella dei calci piazzati che girano prevalentemente intorno alla sagoma di Zapata bravo nella presa di posizione, nello stacco e nel colpire in elevazione. Riesce sia a direzionare la palla facendo la sponda per i compagni sia a tirare con precisione e forza.
Detto dei pericoli che l’Udinese potrà creare e di come dovrà contrapporsi la Juventus è evidente che sarà la squadra di Massimiliano Allegri a dover fare la partita. Per questo è probabile che si rivedrà dall’inizio quel 4-2-3-1, ben interpretato finora dai suoi uomini di maggior classe.
La regia di Pjanic sembra ormai imprescindibile perle dinamiche juven- tine, così come la duttilità di Mandzukic sulla fascia sinistra. Il croato graffia, non solo con i piedi e la testa ma ora anche con le mani. E’ stato lui a scavalcare, con un fallo laterale battuto subitaneamente, Albiol e a permettere cosi a Dybala di procurarsi il primo rigore contro il Napoli in chiusura del primo tempo. In quell’azione c’è anche il motivo per cui Dybala è utile in posizione centrale. Stando vicino alla porta può buttarsi in area, quando Higuain retrocede. Un sincronismo che servirà anche a Udine.

Non è chiaro se il solo nome di Iseo (che poi sarebbe Francisco Roman Marco n Suarez) provochi pruriti molesti a Zinedine Zidane. Ma il sospetto, fortissimo, esiste: la “sensazione” è che il 24enne nazionale spagnolo non figuri nell’elenco di coloro che ispirano simpatia, nel senso molto britannico di condivisione solidale. Sarebbe a dire che il tecnico merengue ama tenere in caldo un posticino in panca al trequartista.

E’ successo anche nella passeggiata programmata nei Paesi Baschi, a Eibar: larga vittoria dei campioni d’Europa e “passerella” finale concessa all ex malagueno che alla mezz’ora del secondo tempo ha sostituìto James Rodriguez. Il risultato era già abbondantemente in ghiaccio e probabilmente la più fresca non è l’esclusione più dolorosa nella carriera di Iseo, ma il tabellino stagionale del giocatore recita impietoso: 20 partite in Liga, 12 da titolare, 7 subentri, 9 volte sostituito, 10 panchine senza entrare in campo; numeri simili in Coppa del Re; una presenza e 5 panchine in Champions per soli 68 minuti. E sul rendimento nel match di ieri: 6 palle perse in un quarto d’ora Qualcosa, evidentemente, non va e la Juventus in verità se n’è accorta da almeno un anno.

Desideri Già, un anno fa, quando Massimiliano Allegri era in pieno percorso Champions prima dell’eliminazione patita contro il Bayem. Iseo già frignava, mentr e presto sarebbe partita la trattativa per il rinnovo del tecnico toscano fino al 2018. E durante una cena, organizzata nel ristorante preferito dall’allenatore (zona Crocetta, a sud del centro di Torino) con i vertici del club bianconero, Allegri espresse due desideri: Prendetemi Higuain e Iseo. Disse così, più o meno, in tutta tranquillità, consapevole del fatto che la società avrebbe fatto il possibile per accontentarla La storia si sarebbe snodata attraverso capitoli assolutamente godu- riosi per il popolo juventino, con larrivo del Pipita a fine luglio quale flash indimenticabile dell’ultima estate. Ora, il pressing bianconero su Iseo non è finalizzato a convincere l’allenatore a restare anche la prossima stagione. Non ce ne sarebbe bisogno: Max sa benissimo che, con o senza Iseo, è diffìcile trovare un club migliore della juve in circolazio
e viceversa sarebbe dura trovar e un sostituto di Allegri in caso di addio.

Però l’intreccio fra campo e scrivania stuzzica parecchio e immaginare l’ex tecnico del Milan restale con il contratto rinnovato e con un Iseo in più è tutt’aitro che utopia Raccontano, le cronache spagnole di dii è molto informato su ciò che accade nelle segrete stanze di Valdebebas, che il gol segnato mercoledì da Iseo al Bernabeu (il primo del pirotecnico 3-3 finale contro il Las Palmas, il sesto del calciatore in campionato) non sarebbe bastato per cancellare quell’insoddisfazione latente che da tempo circonda gli addetti ai lavori abituati a incrociare quotidianamente il fantasista.

Nella Juventus, a caccia di ancor maggiore fantasia dopo aver innestato Miralem Pjanic in gruppo e aspettando l’esplosione di Marko Pjaca, Iseo sarebbe utilissimo sia da trequartista centrale nell’ipotetico trio di rifinitori dietro Gonzalo Higuain, sia da attaccante esterno, sia da mezz’ala (destra o sinistra non fa differenza) nel 4-3-3 prediletto da Zizou. Sarebbe il classico giocatore multitasking sulla casacca del quale si potrebbe appendere un sintetico messaggino: dove lo metti sta.
Sotto contratto fino al 2018, lo spagnolo non costa poco soltanto perché il proprietario del suo cartellino è una società non abituata a svendere. 11 Reai potrebbe “accontentarsi” di 35 milioni, con la variabile dei bonus die spesso segna il distacco tra un affare sfumato e un altro in via di definizione. Conclusione: se Beppe Marotta e Fabio Paratici vogliono, la trattativa si può infiammare anche a stretto giro di posta E da Allegri partirebbe l’applauso..

Udinese-Juventus streaming gratis, link tv e diretta live per vedere il match della Dacia Arena.

Partiamo da alcune statistiche OPTA che hanno caratterizzato il match nel corso della storia e analizziamo alcuni singoli protagonisti di questa stagione. La Juventus ha perso solamente una delle ultime 11 partite di campionato contro l’Udinese, ad agosto 2015: nel parziale otto successi piemontesi e due pareggi. La Juventus ha subito un solo gol nelle ultime sei trasferte a Udine in Serie A, nessuno nelle ultime tre: quattro vittorie e due pareggi per i piemontesi. L’Udinese arriva da tre sconfitte consecutive in campionato, non arriva a quattro da settembre 2015. L’Udinese non ha pareggiato nessuna delle ultime sette partite casalinghe di campionato: tre vittorie e quattro sconfitte. Solo cinque volte in Serie A una squadra ha ottenuto almeno 66 punti dopo 26 giornate e a fine campionato finora ha sempre vinto il titolo: Milan 2003/04, Juventus 2005/06, Inter 2006/07 e Juventus 2013/14. La Juventus ha vinto con il punteggio di 2-0 tutte le ultime tre trasferte di campionato e non pareggia da 17 gare fuori casa (12V, 5P). La Juventus è la squadra che segna di più nel primo tempo in questo campionato (25 reti finora). L’Udinese ha subito sette gol da calcio di rigore in questo campionato, più di ogni altra squadra – la Juventus è quella che ne ha concessi meno, uno soltanto. Con una rete Cyril Théréau raggiungerebbe la doppia cifra in Serie A per la terza stagione sulle tre disputate con l’Udinese. Paulo Dybala ha realizzato cinque reti in sei sfide contro l’Udinese in Serie A, solo alla Lazio (sei) ha segnato di più: due doppiette nelle due sfide più recenti.

Vediamo dove poter seguire la partita attraverso lo streaming su pc, tablet e smartphone: sono tante le offerte disponibili, alcune veramente molto interessanti. Andiamo a vederle nel dettaglio.

La gara delle 15, valida per la 27.a giornata di Serie A, sarà trasmessa da Sky Calcio 1 e Premium Sport (servizio accessibile solo agli abbonati): entrambe le reti danno inoltre la possibilità di godersi la partita su smartphone e tablet attraverso i servizi Sky Go e Premium Play.

Ottima anche l’alternativa offerta da Now Tv, per chi non è abbonato Sky: con 9,90 € si può acquistare la singola partita. Non dimentichiamo i vari siti ed emittenti straniere che hanno acquisiti i diritti alla trasmissione radiotelevisiva del match di domenica. Tra queste annoveriamo: América Televisión, Panama con TVMax, Romania con Pro TV, Nicaragua con Canal 4, Repubblica Ceca con CT, Portogallo con RTP, Paesi Bassi con SBS, Norvegia con MTG, Paraguay con SNT, Porto Rico con Fox.

Udinese Juventus Streaming gratis e diretta tv: parla Allegri

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha parlato ieri in conferenza stampa, presentando così il match con l’Udinese: «Questo periodo è contraddistinto da diversi impegni per la mia squadra, però abbiamo recuperato e domani ci saranno dei rientri in campo importanti. La vittoria di Udine, nel corso della passata stagione, ci permise di tornare in lotta per la Champions League, quest’anno il discorso è totalmente diverso. Si tratta, comunque, di una partita complicata ma che può darci uno slancio per il futuro. Claudio Marchisio sta bene: i centrocampisti saranno due e dovrò decidere se schierarlo o meno dal 1′. Ho un altro dubbio: Mehdi Benatia o Giorgio Chiellini. I friulani arrivano da 3 sconfitte e, nei momenti di difficoltà, si contraddistinguono sempre per prestazioni importanti. Noi, d’altro canto, veniamo da un momento positivo e i pericoli sono sempre dietro l’angolo. Futuro personale? C’è sintonia con la società e dobbiamo solo concentrarci sui nostri obiettivi».

Udinese Juventus Streaming gratis e diretta tv: parlano Allegri e Delneri

Luigi Delneri, allenatore dell’Udinese, ha parlato così in conferenza stampa, prima dell’incontro con la Juventus: «Vorremmo ripetere la gara dell’andata ma la Juventus mi sembra molto cresciuta rispetto a quella partita. Sicuramente loro verranno qui per mantenere la loro striscia positiva ma noi scenderemo in campo senza timori. Attendere la Juventus non è favorevole e quindi cercheremo di combattere con le nostre armi. Sarà importante tenere ritmi alti a livello fisico, perché se la buttiamo sulla tecnica, loro sono più forti. Non dobbiamo fare proclami, dobbiamo solo pensare ai fatti. Thereau? Domani non ci sarà. Penso che lui meriti grande rispetto per quello che ha fatto fino ad adesso. Ne abbiamo parlato e avrebbe giocato se non ci fosse stato un discorso tra me e lui in cui abbiamo deciso di averlo in perfette condizioni per le prossime due gare contro Pescara e Palermo. La sconfitta con la Lazio? Abbiamo fatto bene, non meritavamo di perdere ma dovremo continuare così, migliorando nella finalizzazione. La Juventus può far male in ogni modo, sono i più forti. Domani ci vuole coraggio e bisogna “sgarfar dopli”. Contro la Juve non puoi solo difenderti e sicuramente dovremo essere bravi a offendere».

Udinese Juventus Streaming gratis e diretta tv: Thereau non ci sarà

Indicazioni di formazione direttamente dalla conferenza di Delneri in vista di Udinese – Juventus. Il tecnico friulano, che all’attivo ha anche un’esperienza alla guida della Juventus, ha sciolto il dubbio principale per la formazione, che riguardava la possibile presenza o assenza dell’attaccante francese Cyril Thereau. Queste le dichiarazioni di Delneri a riguardo: «Thereau a riposo, non giocherà. Merita grande rispetto nonostante il periodo difficile. Preferisco averlo al top nelle prossime. La sua assenza potrebbe portare a un cambio modulo. Ma non ho ancora deciso: la notte porta consiglio…». Insomma, possibile cambio modulo per l’Udinese, ma una cosa è certa: Thereau non sarà della partita di domani e non farà parte dei convocati. In caso di 4-3-3 il tecnico dovrebbe puntare su De PaulThereau ed Ewandro, in caso di 4-5-1 potrebbe esserci spazio per Matos.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

1897. LA PANCHINA DI CORSO RE UMBERTO. L’ inizio della storia della Juve è una leggenda. O, meglio, un gustoso romanzo che comincia nella primavera 1897 e si concretizza qualche mese dopo (la data non è precisa: c’è chi dice settembre, chi ottobre, ma è considerata ufficiale la data del 1° Novembre). Gli studenti del liceo Massimo D’azeglio di Torino si radunano accanto a una panchina di corso Re Umberto, quasi angolo corso Vittorio Emanuele. La Juventus nasce così. Ma la ricerca del nome è complessa, tra le tante proposte: poteva chiamarsi “Irish Club”, “Augusta Taurinorum”; i latinisti suggeriscono “ Ludus” e “Fatigando delectamur”, i torinesi doc optano per “Via Fort”. Alla fine unanimità di consensi per Sport Club Juventus, gioventù, perchè gli sportivi restavano giovani tutta la vita. Prima sede ufficiale, l’officina dei fratelli Canfari, corso Re Umberto 42; quota d’iscrizione una lira. Il primo presidente è Eugenio Canfari. 1898.

IN MAGLIA ROSA. La sede viene spostata in uno stallaggio in via Piazza 4, crocetta. Ora la Juventus è una squadra vera è propria; l’altra società cittadina, FC Torinese, la invita ad un’ amichevole al velodromo Umberto I (demolito ad inizio secolo). La prima divisa ufficiale è di pecorella rosa con pantaloni neri, fascia nera alla cintola, berrettino alla savoiarda e farfallino nero. La prima formazione: Varetto, Ferrero, Gibezzi, Rolandi, Chiapirone, G. Nicola, Armano, Malvano, M. Nicola, Donna e Farlano. L’8 Maggio si disputa a Torino, in un solo giorno, il 1° campionato di football: 4 squadre, ma la Juventus non è ancora pronta. 1899.

C’E’ANCHE IL DUCA DEGLI ABRUZZI. Gli anni del pionierismo sono duri, anche perché i ben pensanti non vedono di buon occhio quei “ragazzacci” che prendono a calci una palla. Per fortuna gioca anche qualche vip, come il Duca degli Abruzzi, celebre esploratore, che al Valentino si esibisce con una squadra chiamata Internazionale e contribuisce a dare un tocco di classe alla nuova moda del football, mentre il mondo preferisce ancora sport più mondani come ippica e ginnastica. La Juventus riceve i primi inviti ed è la prima squadra a portare a Torino una squadra straniera. La squadra di Canfari cresce di prestigio e acquisisce il diritto di giocare al Velodromo. 1900.

IL CAMPIONATO FINISCE INA GARA. L’11 Maggio è un’altra data storica. Dopo tre anni di rodaggio, ecco il giorno dell’atteso debutto ufficiale in campionato, proprio mentre a Torino nasce la Fiat e la Mole Antonelliana è stata da poco costruita. Con la Juventus, diventeranno i tre simboli universali della città. La prima avventura, nella 3° edizione del torneo, dura un solo pomeriggio. Si gioca in piazza d’Armi, che è ancora periferia estrema. I calciatori vengono battuti per 1-0 dal FC Torinese ed escono immediatamente di scena, però fanno una buona figura, sfiorando anche il goal.

1903. ARRIVANO LE MAGLIE BIANCONERE. Le maglie di pecorella rosa (fini e costose: 70 centesimi al metro) sono ormai stinte. John Savage, industriale inglese simpatizzante della Juventus, si offre di rinnovare le divise e ordina quelle nuove a Notthingham, dove ha interessi commerciali. Orrore, quando arrivano le nuove maglie: per un errore è diverso il colore. Sono bianche e nere, a strisce verticali. La nuova divisa , che non piace, diventerà leggendaria, però mancano soldi per una nuova ordinazione. E la Juventus per caso cambia look. 1904.

SOLDI E RINFORZI DALLA SVIZZERA. C’è sempre il Genoa a intralciare i sogni di gloria della Juventus, che per il secondo anno arriva ad un passo dal trionfo in campionato. Di nuovo in semifinale viene sconfitta ( 1-0) dal Genoa al termina di una partita combattuta e incerta. Ma la squadra è sempre più forte e dalla Svizzera arrivano tre fratelli, che portano un po’ di talento e, soprattutto, tanto denaro. Così al suo 6° anno la Juventus è già grande e vinc e il primo scudetto. 1906.

IL PRESIDENTE DICK FONDA IL TORINO. Il presidente dello scudetto, Alfredo Dick, uno svizzero proprietario della manifattura “Pellami e calzature”, ha grandi idee ma è un personaggio discusso e viene costretto a dimettersi. È accusato di voler esportare all’estero la Juventus cambiandole perfino il nome in “Jugend Fusballverein”, alla tedesca. Così se ne va fra le polemiche e insieme al presidente della FC Torinese, fonda una società che diventerà rivale storica dei bianconeri: il FC Torino. Nato, appunto da una costola della Juve.

1915. NASCE “HURRA’” PER I SOLDATI. La prima guerra mondiale, dopo l’uccisione dell’Arciduca d’Austria, non ha ancora coinvolto l’Italia. E il campionato 1914-15, diciottesimo della storia, parte regolarmente a ottobre. Non arriverà alla fine, sospeso a maggio per sopravvenuti problemi bellici. Per la Juve fu una stagione dignitosa, conclusa in anticipo perchè una sola squadra aveva diritto di accedere alla fase finale, e i bianconeri si erano classificati dopo il Genoa. Anche per i calciatori sta per scoccare l’ora triste della guerra; viene fondato “Hurrà Juventus”, il giornale bainconero che arriverà anche al fronte per raccontare quel che resta del calcio e che resisterà fino all’ottobre 1916, prima di interrompere le pubblicazioni.

1917-19. I BOMBER SPARANO AL FRONTE. Sono gli anni bui della guerra. I cannoni sostituiscono tristemente i cannonieri, e molti bianconeri partono per il fronte; tra cui gli ex ragazzi del liceo D’Azeglio. Quando i cannoni cessano di seminare terrore, lo sport torna prepotentemente alla ribalta. E il calcio,in modo speciale, viene salutato come segnale di resurrezione. Insieme col ciclismo, che continua ad affascinare le folle. Così la palla torna al centro e la Juventus ricomincia la sua scalata, col professor Corrado Corradini, un poeta, presidente.

1936.MUORE EDOARDO AGNELLI, SOLTANTO UN 5° POSTO. Dopo i trionfi a catena, ala tragica morte in estate, in un incidente aereo, di Edoardo Agnelli è stata triste presagio di un periodo amaro. Anche se la squadra, pur non vincendo, non crollerà, finendo al 5° posto, nel ca mpionato vinto dal Bologna. Dopo i tormenti della stagione precedente, la Juve sfiora un nuovo scudetto e conquista la sua prima Coppa Italia.

1944.SI GIOCA IL TORNEO DI GUERRA. È quasi un miracolo se si gioca fino al 1944, un abbozzo di torneo regolare denominato Campionato di Guerra. Grazie al presidente Dusio, industriale, la Juventus diventa Cisitalia e può proseguire, mentre il Torino per un anno si chiama Torino Fiat. Questo fu un torneo strano e improvvisato, ricco di paure e incognite. Tra la fine del ’44 e il e al primavera del ’45 l’attività calcistica è ferma in blocco. La fiammella dello sport viene tenuta accesa soltanto da qualche esibizione, come un paio di derby. Uno si gioca il giorno di Pasqua del ’45 per onorare la memoria di Pio Marchi, glorioso bianconero decaduto sotto i bombardamenti; ma la partita viene sospesa tre volte perchè gli spettatori contagiati dal clima dei tempi si prendono a pistolettate. Il calcio vive giorni difficilissimi, con amichevoli semiclandestine in provincia: l’ingaggio è pattuito in formaggio, burro, sacchi di riso. M al Juve resta unita grazie al carisma di Dusio. Finita la guerra, il calcio riprende faticosamente quota. E le squadre liberate dal regime, ritrovano i nomi tradizionali: Inter, Milan, Genoa. Anche gli stadi abbandonano i nomi imposti dal fascismo, così il “Benito Mussolini”di Torino diventa semplicemente il “Comunale”.

1980. CALCIO SCOMMESSE SENZA MACCHIA. Gli anni dalla 2° Guerra Mondiale sono passati tra vittorie e sconfitte per la Juve tra i vari campionati e derby…ma esplode il primo calcio-scandalo: il Milan viene retrocesso in B per le scommesse clandestine, con la Lazio. La Juve seconda riesce a non farsi immischiare mai negli strani “giochi” che avvelenano il calcio.

1985. A BRUXELLS TRIONFO E TRAGEDIA. Bruxelles: un trionfo nell’incubo della tragedia, nel ricordo dei tifosi schiacciati nella calca. L a Coppa Campioni sembra davvero “maledetta”, e non può esserci gioia vera nella vittoria sul Liverpool segnato dalla furia omicida degli holigans. Ma la stagione regala, per fortuna altre soddisfazioni, come la Supercoppa europea conquistata al comunale: neve e ghiaccio sul campo, la Juve organizza squadre d’emergenza per spalare e rendere agibile il campo, affitta centinaia di stufette a gas che sghiacciano il terreno.

1992. RIECCO BONIPERTI E TRAPATTONI. Giovanni Agnelli, deluso dalla stagione precedente, ha richiamato Boniperti ma anche l’allenatore dei tanti trionfi, Giovanni Trapattoni, reduce da 5 stagioni col l’Inter. Così la squadra ritrova un buon assetto difensivo e funziona, vincendo in campionato il Trofeo Berlusconi a San Siro. Proprio con i rossoneri, duello entusiasmante per l’intera stagione; i bianconeri tengono il passo e pareggiano gli scontri diretti. Alla fine un secondo scontro tutt’altro che deludente. In Coppa Italia, la Juve elimina anche il Milan, ma si deve arrendere in finale all’emergente Parma.

1995. LIPPI FA SUBITO UN DOPPIO CENTRO. La Juventus viene affidata a Marcello Lippi, reduce dall’aver portato il Napoli in Europa.Mentre Trapattoni emigra al Monaco. Così tra un ritocco in difesa, un rinforzo di vari giocatori come Dino Baggio, la juve vola e prende il largo, vincendo lo scudetto e la Coppa Italia. Da qui il vero inizio di una Juve vincente!!!

LE LORO PIU’IMPORTANTI VITTORIE. − IL 1° SCUDETTO: nel 1905 non si gioca ancora per lo scudetto ma per la “ targhetta”, sono i tempi dei giocatori con i baffoni a manubrio e delle divise mai uguali − IL QUINQUENNIO: ci fu, agli albori del calcio il domino del Genoa, ma il ciclo dei 5 scudetti consecutivi consegna alla Juventus la popolarità che nessuna altra squadra aveva avuto. −

GLI SCUDETTI DI TRAPATTONI: in dieci anni di allenamento alla Juve, il trap perse solo 4 scudetti. − LIPPI ESORDIO VINCENTE: con una nuova dirigenza e Lippi in panchina i bianconeri tornano allo scudetto dopo un’astinenza di nove anni che non aveva precedenti nel dopoguerra. − LE NOVE COPPE ITALIA: come per gli scudetti, anche nel numero delle Coppe Italia la Juventus non ha rivali: ne ha vinte nove, due in più della Roma. −

COPPA CAMPIONI , CHAMPIONS LEAGUE, COPPE UEFA ’77-’90-’93, COPPA INTERCONTINENTALE I GRANDI CAMPIONI. ROBERTO BETTEGA. Nel parlare di Bettega è difficile resistere all’incantesimo del suo talento, della sua eleganza. Attaccante puro e poi sempre più versatile e completo, capace di gesti sublimi, come il goal di tacco al Milan. Ma fu escluso dal calcio non solo per la sua malattia polmonare, ma anche per l’ infoturnio a un ginocchio.