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By | 05/03/2017
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Atalanta Fiorentina streaming Gratis – Diretta live della partita del campionato di serie A Atalanta Fiorentina Live Rojadirecta

Per l’orgoglio, per se stessi, per cancellare l’immagine di squadra senza… denti che si sta diffondendo nel calcio italiano. Per Paulo ex mago capace di «imporre le mani» e oggi mago a… mani alzate. Probabilmente la classifica si è fatta irta quanto il Mortirolo, ma questo non deve permettere a Sousa e ai suoi giocatori di mettere i piedi a terra. Una prova di cuore, contro l’Atalanta che nei pronostici avrebbe dovuto guardare la schiena dei viola.
Una prova per tanti, ma non per l’allenatore, la possibilità di avere un futuro a Firenze o convincere qualche club a portarli via.

SQUADRA UNITA. Per Paulo anche la necessità di dimostrare che i suoi uomini, quelli del «cerchio viola» non lo hanno mollato: «Basta guardare quello che accade in campo ed il campo è una garanzia. Tutti voglio crescere continuando a credere in quello che facciamo, provandoci sempre lino in fondo e dimostrandomi grande attaccamento. Non vedo risposte diverse. Nonostante tutto cerchiamo sempre di preparare le partite per vincerle. Il mio futuro? Io sono concentrato solo sul presente». Forse, magari, possibile, anche se è evidente che il tempo di Paulo «Magnifico Messere» dei premi a San Frediano è finito, ora gli slogan sono…altri. «Per me la vera Fiorentina è quella ambiziosa, aggressiva, che crea molto e controlla il gioco. Poi sappiamo che in alcuni momenti soffriamo e a causa di alcuni errori non abbiamo trovato il risultato. A volte siamo stati meno concreti oppure, per quanto poco fatto difensivamente, non siamo stati in grado di vincere». Già la fase difensiva, che non è di questa Fiorentina, di questo Sousa. Parla dell’Atalanta. «Andiamo in una piazza che vive con grande entusiasmo il momento e merita quello che sta facendo. Da anni possiedono una filosofia e una cultura societaria importante e, ciclicamente, possono arrivare a certi traguardi come questi. Sono queste cose che danno maggiore gioia e voglia di vincere. Faccio i complimenti anche a Gaspe- rini e a tutti i suoi giocatori, sono un esempio che spinge tutti noi a migliorarci sempre». L’esempio di chi ha dato il cento per cento in più.

IL NEO DELLA DIFESA. «Anche lo scorso anno, quando abbiamo vinto molto, dicevo che non eravamo imbattibili. Solo che facevamo più gol dei nostri avversari, magari andando presto in vantaggio. Gli errori c’erano già, però l’entusiasmo ed i risultati coprivano un po’ tutto. Adesso, invece, siamo più esposti. Non è questo il momento di fare analisi approfondite, lo faremo più avanti. A volte ho anche preferito nascondere quella che era la mia percezione della rosa a disposizione, ma ai miei dirigenti ho sempre parlato in modo diretto, sapendo quali fossero i nostri limiti. Resta il fatto che per me, i giocatori che ho a disposizione rimangono i migliori al mondo e cerco di motivarli sempre: questo è compito mio». Vinto molto? Bah, un anno fa finì con la Fiorentina quinta in classifica, fuori con il Carpi in Coppa Italia e a messi sotto a Londra, dunque molto peggio rispetto ai tempi di Montella e Prandelli. E adesso non sta andando certo meglio.

I RECUPERI. «Ieri Ilicic si è allenato col gruppo, Bernardeschi invece no. Federico prima di fermarsi ha sempre dato la propria disponibilità anche sottoponendosi ad infiltrazioni pur di giocare: questo è un valore aggiunto per lui e per no. Per un tecnico la sua disponibilità è qualcosa di straordinario. Per me non conta la carta d’identità: Babacar sta crescendo, anche tatticamente. Hagi, per esempio si sta allenando con noi, ha qualità e mi auguro di potergli concedere minuti quanto prima». Ecco, questo è il suo fiore all’occhiello, aver valorizzato i giovani. L’unico. Anche per questo vincere a Bergamo avrebbe un significato, un sorso di soddisfazione.

Bernardeschi c’è e prenota un posto da titolare. Alla fine Paulo Sousa lo ha inserito tra i 23 convocati che ieri pomeriggio sono partiti per Bergamo e anche se questo non dà certezze assolute, di sicuro avvicina il talento di Carrara ad un posto tra gli undici che inizieranno contro l’Ata- lanta. Poi, magari starà fuori perché la formazione è il risultato di mille componenti e ci sta che prevalga un surplus di prudenza a tutela della caviglia infortunata il 12 febbraio scorso, ma intanto Bernar- deschi c’è e quindi è pronto a dare una mano alla Fiorentina in questo momento ultra delicato per la stagione che è ormai sfuggita di mano (viola eliminati dalla Coppa Italia ai quarti e dall’Europa League ai 16esimi, ottavi in campionato) ed è difficilissimo riprenderla, e per tante altre cose.

QUESTIONE DI FEDE. E sempre alla fine dei giochi, il tecnico portoghese non dovrà nemmeno fare i salti mortali per mettere insieme la trequarti con l’attacco, come sembrava fosse costretto considerando in partenza pure l’assenza di Saponara per squalifica: oltre al numero 10, è disponibile anche Ilicic e questo si sapeva già da un paio di giorni con il rientro in gruppo, quindi Paulo Sousa ha avuto modo di preparare una squadra con certe scelte e un’alternativa ad essa con altre. La prima prevede appunto Bernardeschi sulla fascia sinistra
e comunque libero di accentrarsi per sostenere più da vicino Kalinic, questi consueto terminale offensivo di una Fiorentina che salvo clamorose variazioni di rotta si disporrà ancora col 4-4-1-1.

BORJA TREQUARTISTA. Il che significa che Borja Valero, col ritorno di Vecino dopo il turno di stop, troverà di nuovo spazio da trequartista potendo contare sul vantaggio nei confronti di Ilicic e non solo per la contrattura al polpaccio accusata dallo sloveno nel pre-gara col Torino. Fermo restando che l’ex Palermo rimane una risorsa da sfruttare subito o in corsa. Nessuna novità e nessun dubbio per quel che rimane: il succitato Vecino farà coppia con Badelj, Chiesa completerà il reparto mediano piazzandosi sulla fascia destra. Se il mosaico da metà in campo è andato componendosi soltanto in extremis una volta stabilito il recupero di Bernardeschi e Ilicic, in difesa non da oggi esiste abbondanza di soluzioni e Paulo Sousa così può decidere prendendosi tutto il tempo necessario. Con un risultato finale che stavolta dovrebbe privilegiare la linea più utilizzata da gennaio in poi: cioè Sanchez e Maxi Olivera sulle fasce, Gonzalo Rodriguez e Astori nel mezzo. Salvo portarsi dietro il giusto dubbio anche in funzione del modo di giocare degli avversari, dubbio che stavolta pare essere soprattutto a sinistra, dove Salcedo è in ballottaggio con l’uruguaiano.

La prima partita senza i fantasmi del mercato cinese e con gli occhi del Tianjin, il club a cui lui ha osato dire di no, finalmente concentrati sul campo. A Nikola Kalinic, che un primo record lo ha già tagliato, segnando tre gol consecutivi tra campionato e Europa League e che oggi cercherà il poker, però non basta. Perché nonostante le sue reti, nelle ultime gare, la sua Fiorentina non è mai riuscita a vincere: non è successo a San Siro col Milan, anche se lui era riuscito a ristabilire il risultato il parità, e non è successo né contro il Borussia Moenchengladbach né tantomeno col Torino.

OBIETTIVO 20 GOL. L’ultimo successo è vecchio di oltre tre settimane, contro l’Udinese quando a marcare furono Borja Valero, Babacar e Bernardeschi. Contro i tedeschi era stato il croato a portare in vantaggio la sua squadra, salvo poi assistere quasi impotente al tracollo della Fiorentina. Coi granata, invece, si era illuso di aver chiuso la gara, con un 2-0 che sembrava poter spezzare la maledizione ed invece pure lì il copione è stato il solito, con la rimonta avversaria. Punta a raggiungere la soglia delle 20 marcature stagionali ed ha bisogno di continuare a segnare con continuità. In fondo, per questo primo traguardo gli mancano soltanto tre reti e non ha dubbi di centrarlo. Ha già catturato l’attenzione di diversi club, anche di quella Premier dove sogna di tornare dopo il flop al Blackburn di qualche anno fa, ma per spiccare il salto di qualità definitivo deve essere lui a trascinare la Fiorentina, lui a tentare di mettere insieme il primo tassello per cercare di rovesciare i presupposti di una stagione da dimenticare con una vittoria.

STESSI GOL, IN MENO TEMPO. Un primo obiettivo lo ha già raggiunto: dopo 23 presenze, infatti, Kalinic, ha eguagliato il record di reti segnate in Serie A, 12 la scorsa stagione. Un anno fa, nonostante un avvio scoppiettante, tra la tripletta segnata all’Inter a Milano e la doppietta all’Empoli poche settimane dopo, finì poi con l’arenarsi. Segnò al Chievo prima della sosta, nel dicembre 2015, poi ha dovuto ingoiare fiele fino alla fine di febbraio, con la rete all’Atalanta, e infine con quella alla Juventus, nella notte della traversa e pure del rigore sbagliato dal dischetto, in aprile. Quest’anno, dopo la rete ai bianconeri allo Stadium, superato il digiuno perdurato dalla seconda all’ottava giornata, è stato quasi sempre lui il mattatore della squadra, per i gol ma anche per la gran mole di gioco prodotta. Nelle 11 gare vinte fin qui in campionato, è mancato soltanto due volte, una contro il Chievo per scontare un turno di squalifica e una col Pescara, nel recupero giocato all’Adriatico dove è rimasto ai box per un problema fisico.

L’ULTIMO REGALO. A Firenze, Kalinic si è legato fin da subito. Ed è per questo che, comunque, spera di riuscire a lasciare in eredità qualcosa di importante. L’ultimo vagone per l’Europa è lontanissimo, è vero, ma non si possono non considerare i tanti scontri diretti che si dovranno disputare da qui al termine della stagione. Per questo il croato vuole concentrarsi solo sui gol: sarebbe il regalo più bello per il suo addio alla gente e non intende arrendersi. Almeno fino a quando la matematica non avrà sancito i propri verdetti. Intanto Corvino, consapevole di dover ricostruire gran parte dell’ossatura portante della Fiorentina, è già al lavoro per cercare di accontentarlo nei suoi sogni di carriera futura. Il suo prezzo di mercato – visto che difficilmente ci si avvicinerà ai 50 milioni della clausola rescissoria – dovrà essere il croato a costruirlo, anche perché da quella liquidità passerà una parte importante del mercato che verrà. Oggi intanto c’è da calare il poker, a caccia del quarto gol consecutivo in tutte le competizioni.

La perfetta via di mezzo tra sogni e incubi è la tangibile realtà. C’è la Fiorentina e l’Atalanta si trova a metà del guado tra le carezze della dolce attualità e gli sgambetti del recente passato: la sua corsa verso l’Europa passa, anche, dall’abbattimento di un tabù, quello che, ultimamente, vuole che i bergamaschi  ho visto la felicità della gente, della città, della società, del presidente: è stato straordinario, una gratificazione enorme per me. Spero di potere regalare altre soddisfazioni e un sogno, con la stagione più bella di sempre», ha detto ieri Gian Piero Gasperini. Tutta Bergamo aspetta la Fiorentina, per accentuare, se possibile, i contorni del sogno: oggi il Comunale è vicino il sold out, visto che i biglietti venduti hanno toccato quota 18.500. Una risposta che, nella circostanza, significa qualcosa di speciale: l’incasso della vendita dei tagliandi (al netto delle spese), infatti, sarà investito in un progetto solidale, per la ricostruzione del campo sportivo di Amatrice (il sindaco Sergio Pirozzi sarà sul campo e riceverà una maglia nerazzurra con il numero 1 e il nome Amatrice). Il colore non è viola, ma solo nerazzurro.

BESTIA VIOLA Poi meri, belli e brutti. Quelli del- l’Atalanta di oggi, ovviamente, appartengono al primo filone: c’è una doppia cinquina nel mirino, di vittorie consecutive e di vittorie consecutive tra le mura amiche. Nelle ultime 9 partite, Gomez e compagni hanno ottenuto 22 punti: vincendo oggi, solo la Juventus potrebbe avere fatto meglio. I conti che non tornano sono quelli relativi al passato: Coppa compresa, gli ultimi dieci precedenti tra le due squadre, infatti, parlano a senso unico. Lo 0-0 dell’andata aveva interrotto una striscia di nove k.o. di fila contro i viola, tra campionato e Coppa Italia: a Bergamo, la Fiorentina ha vinto le ultime quattro sfide e oggi l’Atalanta vuole cambiare, ancora una volta, la storia no briciole contro i toscani. La volta buona per cambiare la storia pare proprio questa: l’Atalanta vola, la Fiorentina è in difficoltà e quello di oggi sembra un match point per fare deragliare il treno viola dalla rotaia europea. E lanciare i nerazzurri sempre più in alto.

BERGAMO SOGNA Per l’Atalanta, d’altronde, è il momento dei sogni. Bergamo è altissima, il morale dell’ambiente è alle stelle, l’entusiasmo è incontenibile. Tutto perfetto, in campo e fuori, tra squadra e città, due facce connesse che appartengono ad un’unica realtà: l’immagine delle migliaia di tifosi che hanno accolto i loro eroi di ritorno dalla trasferta di Napoli è l’emblema di un mondo che può fantasticare.

IN FONDO «Non vinciamo da tanto, è una situazione da ribaltare, per noi è un’opportunità fantastica. Il pareggio dell’andata, comunque, fu importante: un mattoncino che ci diede fiducia e solidità», riflette Gasp. La corsa verso l’Europa continua: «Finora abbiamo fatto qualcosa di eccezionale, ma ci sarà da arrivare fino in fondo. Non abbiamo mai pensato al terzo posto, anche se ora la distanza si è ridotta: a un certo punto abbiamo pensato ai primi otto posti, ora vogliamo restare nei primi sei. Dodici partite sono tante, noi abbiamo entusiasmo, ma non pressione: le concorrenti, invece, hanno necessità di raggiungere un obiettivo che per noi era impensabile», chiude Gasperini.

Quasi una maledizione. Kalinic segna, la squadra non vince, il paradosso è servito. Nel periodo più complicato degli ultimi quattro anni e mezzo viola, barlumi di luce squarciano il buio. Tra questi l’esplosione di Chiesa, la conferma al top di Bernardeschi e i gol di Kalinic. Reti che però nelle ultime partite non sono servite granché: con la squadra incapace di difendere e, conseguentemente, di vincere. «Per me – dice Sousa – la vera Fiorentina è quella ambiziosa, coraggiosa, che crea e controlla il gioco. Per alcuni errori però non sono arrivati i risultati. A volte siamo stati poco concreti, in altre non abbiamo vinto per quanto fatto difensivamente». Trenta- sette le reti subite in campionato, una marea. Oltre alle quattro casalinghe incassate contro il Monchengladbach, nei sedicesimi di finale, che hanno portato la Fiorentina fuori dall’Europa League. Ed è proprio l’organizzazione difensiva il principale capo d’accusa mosso al tecnico.

KALINIC C’È Davanti, più o meno, le cose funzionano. Partendo dal centravanti. Kalinic infatti ha trovato la via del gol con ottima regolarità nelle ultime sfide. Andando a segno lunedì scorso contro il Torino e il giovedì precedente contro il Borussia. Prima ancora centro a San Siro contro il Milan e infine gol con il Genoa (il 29 gennaio scorso). Quattro reti che però non sono mai coincise con le vittorie della Fiorentina. Per trovare i due eventi combacianti, si deve tornare alla serata di gala del 15 gennaio, quando la Viola superò la Juventus. A conti fatti l’unica vera soddisfazione stagionale da queste parti. L’attaccante croato c’è, insomma: la squadra decisamente meno. Il girone di ritorno dello scorso anno fu invece per il centravanti un lungo periodo di vacche magre. Le reti in campionato furono soltanto due, una delle quali proprio a Bergamo, nella vittoria gigliata contro l’Atalanta (2-3 punteggio finale).

INCUBO DIFENSIVO L’attenzione si sposta quindi sul pacchetto arretrato. A prescindere dalle colpe o dai singoli, dietro funziona davvero poco. «E’ una squadra costruita per attaccare, questa è la filosofia del tecnico che abbiamo sposato con convinzione», disse il direttore sportivo Pantaleo Corvino a mezzo stampa qualche tempo fa. Ma non è un segreto che il club non sia per niente felice dell’organizzazione difensiva impartita da Sousa. I quattro gol subiti su calcio piazzato contro il Monchengladbach sono stati la punta dell’iceberg.

TECNICO Paulo prova a difendere i suoi. «I miei calciatori per me sono i migliori al mondo», ma dice anche altro in merito. «Anche lo scorso anno, quando vincevamo molte partite, dicevo che non eravamo imbattibili. Solo che facevamo più reti degli avversari, magari andando in vantaggio presto. Gli errori già c’erano, ma l’entusiasmo aiutava a coprirli mentre ora siamo maggiormente esposti. Non è questo il momento di fare analisi profonde e a volte ho preferito strategicamente nascondere la percezione che avevo invece chiara di quella che è la mia rosa: ai miei dirigenti, però, ho sempre parlato in modo diretto e sincero». Ilicic e Bernardeschi sono stati recuperati in extremis e a conti fatti nella comitiva viola arrivata a Bergamo manca soltanto Saponara, che è squalificato. Basterà ai viola per uscire dalle secche?

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