Streaming Gratis Rojadirecta Napoli – Real Madrid Live Tv Link Gratuito Champions League

By | 07/03/2017
(Visite Totali 51 ---- Visite Oggi 1 )

L’ora X sta per scoccare. Ricordate Real Madrid-Napoli del 15 febbraio? Ebbene, dopo nemmeno tre settimane la storia si ripete. Anzi, il tutto assume proporzioni ben più vaste, poiché il ritorno della Sfida Galattica si gioca al San Paolo. Domani notte, che notte, appunto. In 56mila per spingere gli azzurri a Fuorigrotta ed il coprifuoco nel resto della città e dintorni. E non poteva essere altrimenti. Clima surreale, atmosfera da day after, coi soli echi delle Tv ad inseguirsi nelle strade, nei vicoli, a tratteggiare i tantissimi punti di ritrovo che si formeranno. Come tanti piccoli stadi, così com’era già successo in occasione dell’andata, quando tutto s’arrestò per oltre due ore. Come sospeso nel tempo.

Una sorta di paralisi generale e collettiva, un caos mai così calmo, pronto però a diventare tutt’altra cosa. Pronto cioè a deflagrare, nella migliore delle ipotesi: quella che tutti si augurano. Quella che già da mesi ognuno sogna, ma che, per le arcinote questioni legate alla scaramanzia, al massimo si limita a sussurrare. Peccato però che non sia andata a buon fine la richiesta di un punto d’aggregazione secondo solo al San Paolo: il maxischermo alla Rotonda Diaz. Caldeggiata dal sindaco, ma respinta dal prefetto Carmela Pagano per “mancanza di motivi di ordine pubblico” (non arrivata nemmeno l’autorizzazione dalla società azzurra e da Premium).

A FUORIGROTTA. Laddove ci sarà la maxifesta, vada come vada. Perché il Real Madrid che torna a Napoli dopo “appena” un trentennio è la perfetta sublimazione degli ultimi 13 anni, dal momento in cui è ricominciata la scalata. E’ il top. Anzitutto, almeno per la speciale occasione, allo stadio è stato rifatto in parte il look. Una sorta di primo parziale maquillage comprendente in primis le zone in cui transiterà il club avversario. Cosicché Ronaldo & C potranno indossare gli “abiti da lavoro” in uno spogliatoio finalmente accogliente, percorrere corridoi ritinteggiati di un azzurro intenso, fra gigantografie ed immagini dei campioni di epoche passate. S’è fatto insomma di tutto (con una prima tranche di lavori partiti a dicembre) per organizzare un’accoglienza-Real.

IL RECORD. Non ci sarà il pienone di presenze al San Paolo, non saranno di certo gli 85mila di Napoli-Real del 30 settembre 1987, e nemmeno i 60.074 di Napoli- Bayern Monaco del 18 ottobre 2011. Ma si arriverà in tutti i casi ad un’affluenza di circa 56mila: fra i 54mila biglietti venduti (in un amen), qualche migliaio di omaggi ed altrettanti tifosi spagnoli al seguito. Un migliaio appena sui circa tremila disponibili. Ma, tant’è: sessantamila o cinquantaseimila, il colpo d’occhio sarà sempre e sicuramente straordinario. A tutto ciò va ad aggiungersi il dato dell’incasso, altrettanto stupefacente. Abbagliante il dato del botteghino con i 4 milioni e 400mila euro incassati, a fronte di prezzi non proprio abbordabili (ma adeguati al Gran Galà). Non s’era mai arrivati a tanto, anzi, è stato superato di gran lunga il primato d’incasso di ogni tempo relativo alle competizioni europee (i 3.153.376 di Napoli-Chelsea del 21 febbraio 2012). La società azzurra ha peraltro annunciato ieri che, per evitare accalcamenti, i cancelli d’ingresso allo stadio saranno aperti sin dalle 15. Raccomandando inoltre il rispetto delle norme Uefa (regolamento d’uso dello stadio), onde evitare rischi di successive squalifiche.

PARTECIPAZIONE. Larga, addirittura extra- large. Tutti vogliono assistere ad una sfida esclusiva in tutto e per tutto, e perciò il parterre è naturalmente di quelli d’eccezione. Le autorità cittadine saranno al completo: dal sindaco De Magistris (oramai un habitué), a questore De Iesu e prefetto. E poi il ministro dello sport Luca Lotti, il presidente del Coni Malagò, e tanti ex azzurri con in testa Ruud Krol ed Antonio Careca. Il centravanti brasiliano, a cui i tifosi sono tuttora legatissimi (era in campo anche nella memorabile sfida di trent’an- ni fa), è tra gli inviati di Mediaset. Sarà ancor più una notte dal sapore speciale per lui, come del resto per tutti.

Carpe diem: perché lui è uno che sa cogliere l’attimo. E così dopo i due gol segnati sabato all’Olimpico con la Roma, nel già famoso pomeriggio da cani da bandierina, Dries Mertens s’è accomodato in poltrona e alla vigilia del ritorno degli ottavi di Champions ha ammirato soddisfatto una statistica: lui, il falso nueve più “in” del momento, può vantare una media gol/minuti migliore di quella di Cristiano Ronaldo. Sua maestà il Pallone d’oro. Niente male per scaldare l’atmosfera di Napo- li-Real, vero?

MINUTI DI GLORIA. E allora, è tornato lui: Dries. Mertens. L’uomo copertina che in due mosse ha fatto scacco alla Roma, riaprendo la corsa al secondo posto nel momento più delicato della stagione. Una giornata magica: dedicata a se stesso, che non segnava da un mese preciso e cinque partite, e anche al Napoli, inciampato in tre sconfitte tra Real, Atalanta e Juve. S’era- no fermati insieme, sono fatti l’uno per l’altra. E’ materiale da statistici, invece, il dato registrato dopo l’Olimpico: con la doppietta di sabato, infatti, la media di Mertens è salita a un gol ogni 101 minuti, mentre quella stagionale di Cristiano è di una rete ogni 111 minuti. Dieci minuti di vera gloria prima del secondo faccia a faccia nello spazio di venti giorni.

CESSATO ALLARME. Sì, proprio così: domani i due signori del gol di Napoli e Real saranno ancora l’uno contro l’altro. E ciò significa che l’allarme vibrato all’Olimpico nel momento della sostituzione, con tanto di ghiaccio sulla gamba, ha già smesso di seminare tensione in un ambiente che ieri era letteralmente al settimo cielo. Mertens sta bene: solo crampi, per lui. Soltanto un po’ di acido lattico, di fatica e nulla più: con il Real ci sarà, altroché, e toccherà a lui guidare la missione-rimonta (si parte dal 3-1 per il Madrid) e l’assalto del Napoli ai sogni e ai quarti. Mai raggiunti.

L’ATTIMO. Dries, del resto, è il miglior realizzatore della squadra con 22 gol in 33 partite: 18 in campionato e 4 in Champions. Ronaldo, dal canto suo, vanta 25 reti in 31 partite, però rispetto al collega belga ha giocato 532 minuti in più (2.763 contro 2.231). La differenza è tutta qui: Mertens, per il momento, è riuscito a capitalizzare meglio il

tempo a disposizione. E del resto nella vita bisogna saper cogliere l’attimo. Per la precisione, l’uomo delle Fiandre lo ha fatto anche in Champions: 4 gol per lui, 2 per Cristiano. E 0-0 nello scontro diretto del Bernabeu.

LA RIVINCITA. Ecco, dopo aver conquistato lo spazio e il tempo, domani lavera missione di Mertens sarà battere Ronaldo in campo e coronare così una rimonta che passerebbe alla storia del Napoli e del calcio italiano. Nonché la sua personale rivincita. Il flash fa ancora malissimo: il flash del pallone sparato in curva a due passi da Navas, sul 3-1 per il Real, al minuto 67′ della notte di Madrid. Sarebbe stato un trionfo, e invece è andata male. Ma Dries e la squadra hanno dimostrato di avere sette vite. Come i gatti. E va bene, sì, lui magari preferisce i cani: ma in questa storia l’unica cosa che conta è cogliere ancora l’attimo fuggente. Come in un film.

Distaccata, sì. Ma distante no. Anche se tifa Juve e nel quartiere, per quei capelli ricci che si adagiano sulle spalle, dicono somigli a Puyol del Barcellona. L’ex capitano. Quello che del Real è sempre stato avversario. Distante proprio non può esserlo. E’

proprio lì. Anzi, li ha lì, quelli del Real. Praticamente dentro casa sua. E sarà come stare in ritiro con loro, condividerne l’attesa, e gli spazi più che altro. Storia strana. Ma inevitabile. E’ la Napoli che ha voluto il Real Madrid. Quella autentica, genuina, vera. Scomoda. Ma bella assai. E l’albergo scelto, perlustrato più volte e requisito dai Campioni di tutto, lì sta. Esclusivamente loro per due giorni. Riservato. Padroni o quasi. Come fossero a Valdebebas, nella ciudad deportiva.

E ALLORA, BiEVENiDOS A NÀPOLES. Via San Giovanni a Carbonara per la precisione, quartiere San Lorenzo. Vicini di casa, il Real e chi ci abita. Due rampe di scale, i tipici gradoni altissimi e la porta socchiusa. L’ingresso, una stanzetta ed ecco cucina e terrazzino, lì dove, sbarrata da grate di ferro e un po’ di piante – perché la privacy sia reciproca – c’è proprio una finestra dell’albergo. Palazzo Caracciolo affaccia dentro casa sua. E in quella stanza chissà, magari ci dormirà Zidane. O forse Bale. O perché no, lui, Cristiano. Magari da stordire col profumo del ragù messo a “pappuliare” sul fuoco sin dal mattino. Come da tradizione. Come inevitabile sia. Il vicoletto è stretto. E quello che qualche tempo fa era un supermercato abusivo – e pure un garage – è ora la dimora Real(e). Una Reggia, sì. Tra panni stesi d’ogni

colore e profumati di pulito, il sole che si infila e li asciuga e il vociare dei ragazzini giù in strada. Qualcuno gioca a pallone, qualche altro scorrazza coi motorini, altri ancora sono lì con gli smartphone tra le mani e sembrano disinteressati. Ma sono gli unici però. Eh sì, perché c’è tutto un quartiere che s’è mobilitato. Sollecitato. Coinvolto. E’ da giorni che la polizia municipale si raccomanda di non sostare con le auto. Nessun intralcio, niente disordine. E neppure sporcizia. Anche la strada è stata rattoppata qua e là: e non succede sempre. C’è già stata la Fiorentina lì in ritiro, vero. E anche Lazio, Verona e Novara. E il Nizza. Vuoi mettere però il Real. E così ognuno fa il suo con dignità e orgoglio; un po’ anche fieri d’essere stati scelti. E anche questo non accade di frequente. Tutti ci tengono a far bella figura. Per Napoli. Per se stessi.
Appena di fronte l’albergo c’è un negozietto che vende olive. È lì da cinque generazioni. Cortesia e sorrisi, l’odore che ti prende e tanta passione per il Napoli. Eppure per Ronaldo un pugno di “tonde di Spagna” è già pronto. Deve solo passare. Ma sappia che il proprietario spesso mette la tuta del Barcellona. Peggio ancora può andargli tre passi più avanti. Il gommista prevede fuochi d’artificio tutta la notte per non farli dormire. Poi però ci ride su. E si diverte. Come la nonnina che si affaccia dal suo basso e ha già capito che, per qualche giorno, la visuale del palazzone che ha di fronte da quand’è nata sarà intralciata. Saranno tutto lì, accampati, giornalisti, tifosi e agenti di polizia ansiosi di far passare il pullman e accompagnarlo al San Paolo. Sai che caos.
TUTTi Lì, DUNQUE. Tutti per il Real in arrivo. Che chissà quanti vedranno davvero.

La richiesta di riservatezza è stata totale. Ci sono clausole contrattuali. E penali serie. Niente lungomare stavolta. Né panorama mozzafiato. Quello se lo godono durante il pranzo Uefa. Di via Caracciolo c’è solo il nome. Ma c’è tutto il resto. « E anche di più», sussurrano da dentro l’albergo. «Perciò sono da noi». Nulla è stato trascurato. Dai vetri insonorizzati, ancor più sordi delle pietre di tufo, alle finestre oscurate dai tendoni. E agli omaggi tipici napoletani da far trovare nelle stanze. Eleganza, servizi top (super wi-fi) e la storia della città che emerge tra i giardini climatizzati, le scalinate corrose dal tempo e le 150 camere spalmate su tre piani, alte sei metri, affrescate e con decorazioni in oro zecchino. Più, ovvio, centro benessere e spazi blindati dove tenere le riunioni e rilassarsi. Vietato anche chiedere foto e autografi al personale. Gioacchino Murat due secoli fa ne fece la sua residenza Reale. Ora c’è CR7. E il Pallone d’Oro è il suo scettro. Napoli torna a regnare con la Champions.

Dopo la convincente vittoria nella trasferta di Eibar, un’altra buona notizia per Zidane: Ronaldo al San Paolo ci sarà. Il portoghese ieri si è allenato con i compagni e sembra aver superato i problemi che lo avevano escluso dalla lista di venerdì per l’ultima di campionato. Ma per Napoli la paura dei tifosi merengue è quella di rivedere un Real fragile in difesa, per colpa anche del peso di una BBC che aiuta poco in fase di non possesso. Un timore che, numeri alla mano, è più che fondato. Senza il tridente da sogno il Real migliora in quanto a percentuale di vittorie (71% contro 60%), ma soprattutto senza la BBC il Real ha mantenuto la porta inviolata nel 30% delle partite, mentre con il tridente galattico in questa stagione ha sempre incassato almeno un gol.

Con la testa già a Napoli, ieri mattina il Real Madrid si è allenato nella quiete della “Ciudad Deportiva” di Valdebebas. I titolari nella gara contro gli “armeros” baschi, hanno svolto solo una leggera sessione tra corsette defatiganti e allunghi. Esclusi gli infortunati Varane e Coentrao, il resto del gruppo si è allenato sul campo. Ronaldo, insieme a Bale e Morata ha perfino disputato la partitella finale, segno che il portoghese ha pienamente recuperato dai fastidi che avevano messo in forse la sua presenza fin dal primo minuto nel ritorno al San Paolo. La società in questi giorni ha mantenuto il massimo riserbo sul tipo di problema fisico che ha fatto saltare la trasferta basca al quattro volte Pallone d’Oro. Ma salvo ricadute Zidane potrà contare su Cristiano per il secondo round contro gli azzurri.
BBC: sì, No Forse. Il popolo merengue, però, si è diviso. Di fronte a una difesa che ha incassato ben 8 gol nelle ultime 4 uscite stagionali, i più optano per un Reai attento a non scoprirsi troppo. Questo, almeno, è quanto si evince dai risultati dell’inchiesta del quotidiano spagnolo As che chiede ai tifosi: «Vorresti la BBC contro il Napoli?». La risposta della stragrande maggioranza del popolo “blanco” lascia di stucco. Ben il 77% dei 20 mila votanti non vorrebbe vedere la BBC nella formazione titolare. Perché il Real visto sabato con il 4-4-2 è apparso decisamente solido in difesa, concedendo un gol solo nel finale. Difficilmente però Zi- dane rinuncerà alla BBC. Il tridente, però, potrebbe trasformarsi in una coppia – Ro- naldo e Benzema in avanti – con Bale che rientra sulla linea mediana a dare manforte al trio Modric-Casemi- ro-Kroos. Un accorgimento tattico che potrebbe aiutare le merengues a ritrovare l’equilibrio perduto.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV: partita di ritorno degli ottavi di finale di Champions League in programma alle ore 20.45. Partita non in chiaro: ecco come vederla in diretta su Mediaset Premium e in Streaming gratis, Rsi La2 e Rojadirecta

Oggi, martedì 7 marzo, allo stadio San Paolo di Napoli, si disputerà il match Napoli-Real Madrid, partita di ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Il match non sarà però trasmesso in chiaro da Canale 5. Napoli-Real Madrid sarà trasmessa in diretta tv sulle frequenze di Mediaset Premium. Ecco dunque tutte le informazioni su per seguire la diretta di Napoli-Real Madrid in TV: l’orario, dove vedere lo streaming gratis del match di questa sera di Champions League. al San Paolo si parte dal 3 a 1 dell’andata rifilato dagli spagnoli agli azzurri: per passare il turno la squadra di Maurizio Sarri dovrà vincere almeno per 2 a 0, in caso di 3 a 1 si andrà invece ai supplementari, qualora invece i partenopei dovessero subire più di un gol, per andare avanti dovranno vincere con più di due gol di scarto. Il Napoli non avrà grosse indisponibilità in vista del match, se non quella del solo Lorenzo Tonelli. il tecnico del Real Madrid, Zinedine Zidane, invece dovrà fare a meno di due assenze: quella importante di Raphael Varane in difesa, oltre a quella ininfluente di Fabio Coentrao. Pochi dubbi per Sarri, se non forse a centrocampo, dove Amadou Diawara rimane favorito su Jorginho. Marko Rog potrebbe invece soffiare il posto a Piotr Zielinski. Per Zidane ancora meno dubbi, se non di modulo: Luka Modric dovrebbe affiancare Casemiro a centrocampo, Gareth Bale riprende il suo posto sulla fascia destra, in difesa ci sarà Pepe. Ma veniamo ora a come vedere Napoli-Real Madrid in diretta TV e in Streaming.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: ecco dove vederla in Streaming, Rojadirecta e Rsi La2

Il match in programma stasera tra Napoli e Real Madrid sarà visibile solo a pagamento. Mediaset, proprietaria dei diritti televisivi della Champion League 2016-17, ha deciso che questa settimana trasmetterà in chiaro il match Arsenal- Bayern Monaco (finita 5-1 all’Allianz Arena per i tedeschi di Ancelotti) in onda su Rete 4. Il match Napoli-Real Madrid, in programma stasera alle 20.45 sarà trasmesso solamente sulle frequenze di Mediaset Premium. Non esistono metodi legali per seguire la partita in streaming gratuito o gratis in altro modo. Napoli-Real Madrid verrà trasmessa in diretta su Mediaset Premium Sport e su Mediaset Premium Sport HD (Premium Sport canale 370 e Premium Sport HD canale 380). Per gli abbonati al calcio streaming, la partita è visibile all’indirizzo play.mediasetpremium.it. Per vedere Napoli-Real Madrid in streaming su dispositivi mobili (smartphone o tablet) è possibile scaricare l’app Premium Play disponibile per sistemi Android, iOS e Windows Mobile. Ecco inoltre la lista dei siti aggiornati su cui è possibile vedere il calcio streaming: Calcio Streaming gratis. Se invece avete intenzione di seguire Napoli-Real Madrid in streaming su Rojadirecta vi consigliamo questo link: Rojadirecta. Per i fortunati che vivono nelle provincie del Piemonte e Lombardia più vicine alla Svizzera ci sarà la possibilità di vedere Napoli-Real Madrid in chiaro sul canale elvetico RSI La 2 al seguente link streaming. Chi è impossibilitato a vedere la partita perché impegnato alla guida o perché sprovvisto di televisore, potrà ascoltare la radiocronaca di Napoli-Real Madrid collegandosi su Rai Radio 1Radio Marte realizzerà una maratona sulla sfida del San Paolo.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: le probabili formazioni

Il Napoli è chiamato a una delle partite più importanti di sempre. La squadra di Sarri affronta il Real Madrid negli ottavi di finale di ritorno di Champions dopo il 3-1 al Bernabeu. Novità nello scacchiere del Napoli: una su tutte Marko Rog, confermato dopo la buonissima prova contro la Roma. In avanti spazio ancora una volta al falso nove, perché Dries Mertens sarà la punta centrale nel trio che vedrà protagonisti Insigne e Callejon. Dall’altra parte ci sarà un altro trio con Bale e Ronaldo assieme a Benzema. Ecco le probabili formazioni del match:

NAPOLI (4-3-3) – Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Rog, Diawara, Hamsik; Callejon, Mertens, Insigne. In panchina: Rafael, Maggio, Maksimovic, Jorginho, Giaccherini, Zielinski, Milik. Allenatore: Sarri.
REAL MADRID (4-4-2) – Navas; Marcelo, Sergio Ramos, Pepe, Carvajal; Kroos, Casemiro, Modrid, Bale; Cristiano Ronaldo, Benzema. In panchina: Casilla, Nacho, Danilo, Isco, James Rodriguez, Vazquez, Morata. Allenatore: Zidane.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: come arrivano le formazioni al match

Entrambe le compagini non provengono da un grande periodo di forma: sebbene vittoriosi per 4-1 nella trasferta di Eibar, i Blancos allenati da Zidane non hanno convinto del tutto nelle ultime prestazioni, in particolare nel pareggio casalingo maturato contro il Las Palmas lo scorso mercoledì (3-3 lo score, ma a 5 minuti dal fischio finale perdevano 1-3). In virtù di quel risultato, sono stati scalzati dalla vetta della Liga per mano del Barcellona, anche se separati da un solo punto e con una partita in meno (60 punti per il Barcellona, 59 per il Real Madrid). In Champions sono imbattuti, pur avendo passato il gruppo come secondi classificati, mentre nella Copa del Rey (equivalente alla nostra Coppa Italia) sono stati eliminati dal Celta Vigo ai quarti di finale. In totale, su 41 partite stagionali, hanno vinto 28 volte, pareggiato 10 e perso solamente 3 volte (105 gol segnati, 45 subiti). Da ricordare che a dicembre hanno vinto anche il Mondiale per Club. Molto meno soddisfacente la situazione del Napoli, che in campionato si ritrova al terzo posto, a 10 punti dalla Juventus, pur avendo perso lo stesso numero di partite dei bianconeri (4). In Coppa Italia Serie A Tim devono rimontare il 3-1 subito al Juventus Stadium, stesso risultato ottenuto nella trasferta di Madrid del 21 febbraio scorso. Tuttavia è confortante la vittoria maturata contro la Roma nella trasferta di sabato scorso all’Olimpico, dove gli azzurri si sono imposti per 2-1. In totale, su 36 match disputati, ne hanno vinti 22, pareggiati 8 e persi 6 (78 gol realizzati, contro 42 subiti).

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: gli azzurri passano il turno se…

Il Napoli passerebbe il turno sicuramente con una vittoria per 2 a 0, visto il gol segnato all’andata, che varrebbe doppio nel totale a parità di reti segnate (3 per una). Prendendo invece un gol, il Napoli dovrebbe avere almeno due gol di scarto (3 a 1) per sperare di giocarsi il passaggio ai tempi supplementari e poi chissà, eventualmente calci di rigore. Con tre gol di scarto il Napoli sarebbe sempre e comunque qualificato. Subendo più di un gol i partenopei rischierebbero: anche vincendo per 3 a 2 non riuscirebbero ad andare avanti. Non è tutto: con più di un gol subito in casa, come in questo eventuale caso, il Real Madrid avrebbe sempre e comunque la possibilità di far valere doppio le reti segnate fuori, quindi anche con un 4 a 2 azzurri, per dire, a parità di gol (5 reti totali) tra andata e ritorno passerebbero gli spagnoli. La regola di massima è quindi la seguente: qualora il Napoli dovesse vincere con due gol di scarto senza subire gol, passerebbe il turno, qualora dovesse vincere con due gol di scarto, subendone uno solo, si andrebbe ai tempi supplementari. Se dovesse subire più di un gol dovrebbe vincere la partita con almeno tre gol di scarto. Ecco le combinazioni:

  • Napoli – Real Madrid 1 a 0: Real Madrid qualificato
  • Napoli – Real Madrid 2 a 0: Napoli qualificato
  • Napoli – Real Madrid 1 a 1: Real Madrid qualificato
  • Napoli – Real Madrid 2 a 1: Real Madrid qualificato
  • Napoli – Real Madrid 3 a 1: tempi supplementari
  • Napoli – Real Madrid 4 a 1 (o superiori): Napoli qualificato
  • Napoli – Real Madrid 3 a 2: Real Madrid qualificato
  • Napoli – Real Madrid 4 a 2: Real Madrid qualificato
  • Napoli – Real Madrid 5 a 2 (o superiori): Napoli qualificato

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: incasso da record al San Paolo

Napoli-Real Madrid farà registrare un incasso record di 4,4 milioni di euro, il secondo nella storia delle partite in Italia. Al San Paolo saranno in 56mila mentre non ci sarà una presenza massiccia in trasferta dei sostenitori del Real Madrid. Sono solo 1400 i biglietti del settore ospiti destinati alla tifoseria delle merengues, mentre i principali gruppi ultrà spagnoli sono rimasti a Madrid. Come in occasione della sfida al Bernabeu sarà super affollata la tribuna autorità e quella vip con innumerevoli ospiti. Tavecchio, Ventura, Sullo e Oriali saranno regolarmente in tribuna al San Paolo, ma non mancheranno ospiti istituzionali come il ministro dello Sport, Luca Lotti e il presidente dell’Autorità Anti Corruzione, Raffaele Cantone. Come a Madrid in tribuna ci saranno anche il regista premio Oscar, Paolo Sorrentino e l’attore Silvio Orlando, celebre Cardinal Voiello della fortunata serie tv The Young Pope.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: i precedenti

L’unico precedente tra Napoli e Real Madrid risale alla Coppa Campioni 1987-88, quando gli azzurri di Maradona vennero eliminati dopo aver perso 2-0 all’andata al Bernabeu (reti di Michel e Tendillo) e non essere riusciti ad andare oltre un pareggio per 1-1 al ritorno al San Paolo (reti di Francini e Butragueño). In totale il Napoli ha affrontato 12 volte le squadre spagnole in Europa, con un bilancio omogeneo di 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte. Nelle ultime quattro sfide con squadre spagnole i partenopei non hanno mai vinto. Il Real Madrid è imbattuto in Europa da ben 12 partite (7 vittorie e 5 pareggi), oltre al fatto di essere i detentori del titolo. A favore del Napoli gioca la statistica che vede il Real Madrid eliminato 5 volte su 6 doppie sfide con squadre italiane da quando la Coppa dei Campioni è diventata Champions League (tuttavia la sfida più recente vide i Merengues eliminare la Roma nella doppia sfida della stagione 2015-16).

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: le dichiarazioni del Napoli

Hamsik, slovacco napoletano, vive la vigilia della sfida di Champions League contro i blancos con la stessa attesa della città partenopea: «Non sappiamo gestire le partite, andremo in campo per attaccare facendo attenzione in difesa, perchè siamo sotto di 2 gol. Al San Paolo non sbagliamo quasi mai e daremo il massimo anche domani. Real Madrid? I galacticos hanno tecnica e sono davvero pericolosi in attacco, ripeto, dovremo stare attenti e cercare di colpirli con i nostri schemi. Sarà un grande evento, dovremo godercelo sia noi che la città, senza pressioni ma con la giusta carica. Non vedo l’ora di giocare: sarà una di quelle partite che non dimenticheremo mai. E credo che l’urlo “Champions” si sentirà fino a Torino. Puntiamo al passaggio del turno, ma non sarà affatto facile contro la squadra più titolata di tutte. Discorso Maradona? E’ sempre una gioia rivedere Diego, lo apprezziamo tanto. Ora pensiamo alla sfida del ritorno e i nostri tifosi saranno il dodicesimo uomo in campo. Vittoria importante contro la Roma? Molto, ci serviva per la classifica. Abbiamo accorciato sulla seconda in classifica e abbiamo tanta voglia di tornare in Champions League».

Pepe Reina, portiere del Napoli, a 24 ore al match di Champions League contro il Real Madrid, ha parlato ai microfoni: «C’è molta attesa per il match di domani, da trent’anni si aspettava qualcosa del genere, è un regalo per la città giocare contro una una delle squadre più forti del mondo. Rimonta? Il Real è favorito, ma lo stadio sarà infuocato nel calcio si gioca 11 contro 11 e la squadra dovrà giocare come sa. Sergio Ramos? Non è pericoloso solo negli ultimi minuti, dalla sua ha anche tanta determinazione».

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: le dichiarazioni di Careca

Careca, attaccante del Napoli dello Scudetto 1989-90 e con cui ha vinto anche la Coppa Uefa 1988-89 e la Supercoppa Italiana del 1990, ha rilasciato queste dichiarazioni: «Il San Paolo può essere decisivo, Napoli è sempre una città calda, oggi ho visto l’allenamento del Real e i napoletani stanno aspettando questa grande partita. Domani ci sarà una città intera a sostenere il Napoli, con uno stadio pieno. Serie A? Non direi che il campionato è chiuso ma la Juventus è una squadra molto forte in fase difensiva e non prende mai gol, questa differenza può esser decisiva per la vittoria dello Scudetto. Gonzalo Higuain è un grandissimo attaccante, sui 20-30 metri è perfetto, continua a fare tantissimi gol. E’ vero che la Juventus lo ha acquistato dal Napoli ma 94 milioni di euro sono tanti soldi, è un calciatore molto forte».

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: la conferenza stampa del Real Madrid

In conferenza stampa, Zinedine Zidane ha sottolineato che la partita sarà molto difficile: «È importante disputare la nostra partita, giocare il nostro calcio, tentare di vincere. Soffriremo sicuramente, ma siamo preparati a farlo. L’approccio del Napoli sarà sicuramente impostato sulla grande intensità. Gli azzurri devono segnare ma possono giocare in tutte le maniere, pressano molto bene e sono velocissimi nel contrattacco». Successivamente il francese parla delle sue sensazioni al ritornare al San Paolo«Ho vissuto questo stadio da giocatore, non è mai facile giocare qui, ma allo stesso tempo hai una motivazione in più. Non avrei mai creduto di tornare qui da allenatore del Real Madrid per affrontare il Napoli». Per concludere Zidane si dichiara convinto del fatto che sarà una bella partita: «Sarà una bella partita sicuramente, caratterizzata dal gran gioco delle due squadre. Bisognerà essere bravi anche tecnicamente e con la testa. Il Napoli sabato ha battuto la Roma, il successo in trasferta contro la seconda forza del campionato darà loro carica e forza».

Per il Real Madrid ha parlato anche Carvajal, sottolineando la sua amicizia con il portiere del Napoli, Reina, il quale lo avrebbe avvisato su quanto li faranno soffrire nella serata del San Paolo: «Quello dell’andata è un buon risultato, ma sappiamo che la partita di domani sarà molto difficile. Dovremo scendere in campo e sudare la maglia. E’ bello giocare in ambienti come questi ma alla fine si gioca undici contro undici e speriamo di farlo in modo migliore rispetto al Napoli. Napoli pericoloso in attacco? Di sicuro, nella gara d’andata il reparto avanzato partenopeo ci ha creato pericoli. Sono veloci, pressano in avanti: dobbiamo giocare uniti per chiudere loro gli spazi. Tutti, guardando le nostre statistiche, corrono tantissimo: è un lavoro che deve fare ogni componente della squadra. Ho parlato con Reina dell’ambiente di Napoli, è un mio grande amico, ma parliamo di tutto il calcio in generale».

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: le quote Snai e Bwin

Quante chance ha il Napoli di passare il turno? Servirà almeno un 2-0 o superiore, mentre con il 3-1 per la squadra di Sarri si andrebbe ai tempi supplementari. Il Real Madrid arriverà al San Paolo con 2 risultati su 3 a disposizione e anche con un 1-0 a favore del Napoli riuscirebbe a passare il turno. Impresa quasi impossibile per il Napoli, come sottolineano le quote Snai sul passaggio del turno: la qualificazione del Real paga 1,10 volte la posta contro il 6,25 a favore della squadra di Maurizio Sarri. In merito alla gara secca le quote sono più equilibrate: sempre favorito il Real Madrid (il segno 2 paga 2,40 volte la posta) contro l’1 del Napoli (quotato 2,70), infine l’X a 3,75. La vittoria secca 2-0 che qualificherebbe il Napoli  viene bancata in lavagna a 17. Bwin considera ancor più favorito il Real Madrid, pagando 2.95 la vittoria degli azzurri, 3.80 il pareggio e 2.25 la vittoria dei Blancos. Oltretutto Bwin paga addirittura 6.75 il passaggio del turno del Napoli, contro un bassissimo 1.07 per la qualificazione del Real Madrid. Chi credesse nella rimonta del Napoli, potrebbe cercare un bel colpaccio anche dal punto di vista economico.

Napoli-Real Madrid Streaming gratis e diretta TV su Mediaset Premium: l’arbitro del match

Napoli-Real Madrid, in programma stasera alle 20.45, sarà arbitrata dal turco Cüneyt Cakir, internazionale dal 2006, coadiuvato dai guardalinee Duran e Ungun, con Eylsoy come quarto uomo e Gocek e Simsek come addizionali di porta. Cakir ha arbitrato 4 volte il Napoli, con un bilancio di 1 vittoria, 2 sconfitte, ed un pareggio, maturato l’ultima volta che il turco ha diretto un match degli azzurri (Napoli-Wolfsburg 2-2 in Europa League, il 23 aprile 2015).

Cuore di capitano. Marek Hamsik si sistema al fianco di Maurizio Sarri per una conferenza di presentazione di un evento unico, o quasi, per il Napoli e per gli stessi protagonisti. Ci vorrà il suo talento, insieme a quello di Insigne e Mertens per tentare il colpo grosso, per battere il Real e conquistare il traguardo storico dei quarti di finale di Champions League. «Questa è una di quelle vigilie che non dimenticherò mai. Non vedo l’ora di scendere in campo, il coro “The Champions”, che urlerà il San Paolo, si sentirà molto lontano.

Fino a Torino. È un grande evento e vogliamo godercelo insieme al nostro pubblico senza sentire in alcun modo la pressione, anche se avvertiamo l’entusiasmo in città. Queste grandi partite, al San Paolo non le sbagliamo quasi mai anche perché il nostro pubblico ci sostiene alla grande», ha spiegato il centrocampista slovacco.

SUPER IMPRESA Ce ne vorrà una per coronare il sogno. Di certo, la parola resa non è mai stata pronunciata dall’ambiente Napoli. Anzi,c’è più di qualche speranza che qualcosa d’incredibile possa accadere. «Siamo sotto e non sarà facile, ma proveremo a passare il turno. Non siamo una squadra che sa gestire, dobbiamo andare in campo ed attaccare, perché abbiamo bisogno di segnare. Certo, dobbiamo cercare di stare attenti in difesa. Loro hanno un attacco super, una grande tecnica e possono farci male in qualsiasi momento». Al suo talento, dunque, Sarri affiderà l’organizzazione del gioco. «Far male al Real Madrid si può, ma solo con le nostre certezze e con i nostri schemi. Non dobbiamo immaginare quale possa essere lo sviluppo della gara, ma solo a giocare come sappiamo», ha spiegato il capitano del Napoli che ha un gradevole presentimento: «Questa musichetta della Champions vogliamo continuarla a sentire ancora a lungo, quest’anno ed anche nei prossimi. Vincere a Roma è stato molto importante sia per la classifica per il morale. Real, siamo pronti».

Vedendolo palleggiare sotto la pioggia sul prato del San Paolo, viene quasi voglia di chiedergli di svestire i panni dell’allenatore e deliziare stasera il pubblico di Fuorigrotta. Napoli porta bene a Zinedine Zidane, in sei partite da calciatore contro gli azzurri non ha mai perso (tre vittorie ed altrettanti pareggi), segnando in un 1-1 casalingo nel novembre 1996 e in un 2-1 esterno l’anno dopo.

DISFRUTAR Insomma, Zizou sa come si vince al San Paolo. Proverà a spiegarlo in queste ore a Benzema e compagni. È il vantaggio di chi si accomoda in panchina dopo essere stato grande protagonista sul terreno di gioco: «Faccio quello che mi piace di più e per cui ho lavorato tanto, allenare il Real Madrid e vivere vigilie di questo tipo – dice con il sorriso -. Sarà una bella partita, ci sarà da divertirsi». Tra italiano, francese e spagnolo, Zidane sceglie quest’ultima lingua per il verbo più significativo della sua conferenza stampa: «di- sfrutar». Ecco, la sensazione che trasmette è proprio quella di chi vuole godersi ogni momento di questa avventura alla guida del Madrid e di questa partita così speciale per il Napoli: «Siamo il Real, vogliamo vincere sempre, sia in Cham- pions che nella Liga. Sappiamo che ci aspetta una sfida difficile ma siamo abituati ad affrontare grandi squadre».

CARICA Ecco, l’abitudine a gare di questo livello potrebbe fare la differenza a favore del Re- al Madrid. Il Napoli, invece, ci metterà tutto il suo entusiasmo: «Troveremo un avversario molto carico. Sono venuto qui al San Paolo in passato (l’ultima volta nel 2004 per l’addio al calcio di Ciro Ferrara, ndr) e so che non è mai facile giocare in questo stadio perché il tifo per il Napoli è molto caldo, però a me questo ambiente piace perché rappresenta una motivazione supplementare per fare bene anche per la squadra ospite. È ovvio che la gente sosterrà molto gli azzurri, ma questo dovrà darci soltanto ulteriori stimoli». Zidane non nega che il Real è favorito, ma non per questo sembra avvertire pressione. Neppure le domande insistenti sul modulo di gioco e sugli interpreti da mandare in campo stasera ne scalfiscono la serenità: «Non cambia nulla giocare con tre o quattro centrocampisti, soprattutto non deve cambiare la nostra mentalità. Sarà importante avere un buon impatto sulla partita perché loro vorranno segnare presto il gol della speranza. Dovremo giocare con intensità e soprattutto qualità». Lui ne ha ancora da vendere, bastava vederlo palleggiare ieri.

CARVAJAL Il terzino, invece, svela un retroscena: «Mi sono sentito con Pepe Reina, siamo buoni amici. Mi ha detto che ci faranno soffrire»

NAPOLI (g.m.) Era difficile pensare che Aurelio De Laurentiis rimanesse in silenzio alla vigilia di Napoli- Real Madrid. Il presidente ha parlato a El Pais ma, più che concentrarsi sull’attualità, si è rivolto al passato del suo club. A partire, ovviamente, da Diego Maradona: «La sua ombra è un privilegio, ma bisogna essere sinceri: il Napoli non ha vinto molto nella sua storia. Ho i conti in ordine e una grande squadra. Ma essendoci stato Maradona, sembra che io non ho fatto nulla». Da un argentino all’altro, parole al fiele per Higuain: «Qui lo scorso anno ha fatto uno dei suoi campionati migliori ma a causa sua abbiamo perso anche la seconda qualificazione alla Champions perché non ha segnato il rigore decisivo. Ci frequentavamo poco personalmente ma conoscevo la sua famiglia molto bene e devo dire cheha un padre straordinario. Poi c’era il fratello che mi ha sempre detto: “A Higuain non piace a giocare con Callejon, compra altri giocatori”. Io non sono un uomo che si fa ricattare».

RAFA E MAX Un altro ex Real come Benitez non è voluto restare a Napoli – secondo De Laurentiis – dopo due stagioni in azzurro. «Abbiamo perso stupidamente una partita a Bilbao che ci ha buttati fuori dalla Champions. Non dico che lo ha fatto artatamente, ma forse la sua mente era altrove». Prima di Rafa, De Laurentiis svela di aver pensato a un tecnico toscano: «A quel tempo, in realtà, mi sarebbe piaciuto prendere Allegri. Ero innamorato di lui quando era al Milan e un giorno gli ho chiesto di venire. L’ho chiamato e mi ha detto che dovevo aspettare. Così siamo andati a incontrare Benitez e firmammo. Quando tornai a Roma, Allegri mi disse: “Presidente, io posso”. Peccato».

Lasciamolo stare il fisico. C’è ben altro che Lorenzo Insigne può opporre alla grandezza del tridente offensivo del Real Madrid. C’è il talento, quella classe che lo contraddistingue e che lo rende tra i giocatori più estrosi che il nostro calcio abbia saputo esprimere negli ultimi anni. La Champions League è il suo habitat naturale, la competizione che meglio si addice alle sue grandi qualità tecniche.

Insomma, lui si presenterà impettito al cospetto di Cristiano Ronaldo, Benzema e Bale: i primi due hanno potuto ammirarne la bravura nella gara d’andata, quando lo stesso Insigne s’invento un tiro da lontano per il gol capolavoro dell’1-0.

MATURITÀ’ Attualmente, è nell’elenco degli inamovibili, di coloro cui Sarri non rinuncia mai. Ed anche stasera gli toccherà la parte più difficile, vincere il duello con Carvajal e tentare il colpo grosso, così come ha già fatto al Ber- nabeu. Il suo score, quest’anno, è di tutto rispetto, in Cham- pions League le ha giocate tutte, mettendo insieme 7 presenze e 1 gol a Madrid, appunto, per un totale di 429 minuti. Sono i numeri stagionale, in ogni modo, a raccontarne l’importanza, a certificarne l’indispensabilità. Fin qui, ha sommato 36 presenze, 9 gol e ben 11 assist, l’ultimo proprio all’Olimpico, sabato pomeriggio, in occasione del secondo gol di Mertens. Il momento è tutto suo, dunque, il precariato non gli appartiene più e anche quando Sarri ha dovuto scegliere tra lui e l’attaccante belga per la fascia sinistra, non ha mai avuto dubbi nello sceglierlo.

GOL PESANTE E’ quello che gli chiede, ancora una volta, Napoli. Perché quelli realizzati fin qui sono stati tutti pesanti, hanno aggiunto alla classifica punti importanti che tengono la squadra a soli due punti dal secondo posto e, quindi, dalla Roma. La sfida ravvicinata con Cristiano Ronaldo può soltanto esaltarlo, può infondergli quelle motivazioni in più per tentare di reggerne il confronto. L’impresa non è semplice, ma lui, unico napoletano in campo, stasera vorrà ritagliarsi un posto importante nella passione della gente, magari regalando il passaggio ai quarti.

Il curioso mondo della stampa sportiva spaI gnola, tanto diviso come possono esserlo Spagna e Catalogna, da Barcellona ieri facevano notare come il Madrid senza Ronaldo sia quasi infallibile e con lui molto meno. Un esercizio di stile per seminare dubbi nel campo avverso appigliandosi a una statistica. Sul quotidiano sportivo catalano «Sport» segnalavano che con il portoghese in campo, 31 partite stagionali, il Madrid ha vinto il 61% degli incontri, perdendone 3. Senza di lui, 10 partite, ha ottenuto il 90% di successi. E senza sconfitte. Non veniva specificato che 4 delle 10 gare in questione sono state abbordabili partite di Coppa del Re. Né veniva evidenziato che il portoghese ha già fatto 25 reti nelle 31 gare giocate sinora.
PROBLEMA TATTICO La visione dei quotidiani di Barcellona è ovviamente parziale però ci può servire per approfondire l’evidente problema tattico che deve affrontare Zidane nella gestione del Pallone d’Oro. Che ovviamente non corre e non dribbla più come un tempo. E infatti Zizou gli ha consigliato di scambiarsi sempre di più la posizione con Ben- zema, partner perfetto per l’associazione rapida e la creazione degli spazi necessari al portoghese. La prolungata assenza di Bale con relativo passaggio del Real di Zizou al 4-4-2 ha portato evidenti benefici grazie alla miglior predisposizione mentale in fase difensiva di Lucas Vazquez rispetto al gallese da 100 milioni. Con il solo Benzema come partner d’attacco Cristiano ha potuto muoversi più verso il centro risultando più utile offensivamente e meno oberato difensivamente. Stasera però Bale ci sarà e il tridente noto come BBC dovrà dare una mano ai compagni altrimenti il centrocampo del Madrid potrà andare in sofferenza.

ITALIA O CARA Detto questo, va ricordato che CR7 contro le nostre squadre si trova abbastanza bene. Con le maglie di Manchester United prima e Real Madrid dopo, contro Mi- lan, Juventus, Inter e Roma ha realizzato 13 gol in 19 gare di Champions. A Napoli possono aggrapparsi (o preoccuparsi) al fatto che Ronaldo dopo aver vinto il «Pichichi» della Champions negli ultimi 4 anni, in questa stagione in Europa dopo 7 partite è ancora alla per lui miserrima quota di 2 reti. Segnate a settembre. Bisogna sperare che l’aria italiana non faccia risvegliare il capocannoniere all-time della competizione (96 reti in 138 partite), e che i problemi tattici del Madrid possano acuirsi e non risolversi con la presenza della BBC.

Streaming Calcio con Rojadirecta come vederlo

Rojadirecta, è un famosissimo sito di nazionalità spagnola che permette di vedere lo streaming gratis. Rojadirecta, come potete immaginare ha dovuto affrontare molte battaglie legali per la diffusione in tutto il mondo di partire coperte da copyright, infatti negli anni è stato più volte chiuso ma prontamente riaperto dai gestori i quali hanno migliaia di Domini pronti all’uso nel caso venga chiuso il dominio ufficiale:

Rojadirecta Me

Rojadirectas.me

Rojadirecta Eu

Rojadirecta.eu

Rojadirecta Italiano

Rojadirecta.it

Rojadirecta Tv

Rojadirecta.tv

Rojadirecta Spagnolo

Rojadirecta.es

Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

forum.rojadirecta.es

Rojadirecta App

Esistono Molte versioni dell’App per mobile o tablet del sito di streaming. Vi consigliamo di provarle per Android digitando la ricerca sullo store di Google Play oppure per Apple su iTunes.

Rojadirecta Proxy

A volte può capitare che Rojadirecta è bloccato con l’accesso da vari paesi, tra cui l’Italia, con l’oscuramente degli indirizzi IP. In questo caso è necessario cambiare il proxy con un servizio tipo Anonymouse o Youproxy.

Ovviamente nel Web ci sono moltissime alternative a Rojadirecta quindi gli appassionati di calcio hanno una vasta scelta all’idea di arrendersi e non vedere la partita:

Live tv: Nonostante una presentazione un po’ confusionaria, la pagina, con dominio nella isola caraibica di San Martín, offre la visione di appuntamenti sportivi di tutti i tipi, dal calcio allo sci, dal tennis alla pallacanestro. È disponibile in diverse lingue, e presenta una dettagliata guida all’uso che facilita notevolmente l’accesso agli eventi desiderati.

Intergoles.com: Come può suggerire il nome, si tratta di una pagina prevalentemente calcistica, anche se si possono vedere anche altri eventi sportivi. Il formato è abbastanza semplice, e favorisce link gratuiti ed a pagamento e spesso riconduce ad un’altra pagina spagnola sorella di Rojadirecta, Pirlo tv anch’essa chiusa, ma incorporata da Intergoles. Unico inconveniente: spesso rimanda a pagine su cui ci si deve registrare, allungando i tempi per potersi collegare all’evento.

Rinconrojadirecta.com: E’ sostanzialmente un clone di Rojadirecta: ha infatti al suo interno il celebre elenco delle partite del sito spagnolo incorporato, da cui è possibile accedere alle partite in streaming.

Livefootballol: Pagina esclusivamente dedicata al calcio in streaming. Fornisce link e notizie calcistiche da tutto il mondo, compresi video di eventi dei giorni precedenti. La pecca principale è la pessima grafica con scritte in rosso su fondo bianco.

Stream2watch.co: L’impaginazione lascia a desiderare, però offre un’ampia scelta di calcio ed eventi sportivi di ogni genere, anche se spesso è necessaria una registrazione gratuita per vederli.

football: Sito molto pulito e ben strutturato principalmente impostato sul calcio e basket NBA. E’ molto facile da usare.

Freefootball: All’aprire questa pagina, così come per altre di questo tipo, appare una finestra rossa avvisandoti che il programma potrebbe danneggiare il tuo pc. Se ti fidi del tuo antivirus o se la tua voglia di streaming ti spinge a rischiare, è una pagina che vale la pena consultare.

Perché un giorno, e varrà per l’eternità, brillerà nella memoria «questa» notte e la luce che si diffonderà su Napoli: perché «questa» è la partita della Vita, con dentro le emozioni del Terzo Millennio; perché «questa» fa da spartiacque – definitivo – tra quel passato brullo e le scartoffie della Fallimentare e il presente (e il futuro) da protagonisti d’un football elitario.
E’ una giornata speciale, e verrebbe da dire spaziale, che offre una dimensione onirica, e ci sarà uno stadio in cui sarà (quasi) impossibile far cascare una monetina e cinquantasettemila spettatori che vorranno godersela, pensando che possa accadere qualsiasi cosa oppure nulla, e però portandosi appresso – per sempre – il ricordo d’un brivido.

LA FAVOLA. E’ Napoli-Real Madrid, dunque la sintesi d’una favola che travolge, la rappresentazione scenica d’uno spettacolo trasversale, la sceneggiatura d’un kolossal che non ha precedenti (contemporanei) perché abbatte ogni primato, ogni sensazione, trascinerà l’urlo del San Paolo oltre il muro del suono e farà vibrare questa città ch’è in fibrillazione dal giorno del sorteggio, che s’è impossessata in sette ore dei biglietti, che si sta consumando e aspetta solo che cominci.

IL PARTERRE. C’è tutto un mondo che ha scelto di non rinunciare a Napoli- Real Madrid, perché proprio non si può: è questa, calcisticamente, emozionalmente, la Grande Bellezza che scuote il regista Paolo Sorrentino al San Paolo e trasforma il calcio in una serata da Oscar alla quale non ha potuto dire di no il ministro per lo Sport, Luca Lotti, né il presidente del Coni, Giovanni Malagò, attratti da questa calamita ch’è la Sfida.

C’è il richiamo d’una passione obliqua in tribuna autorità, e sembra di vederla in Raffaele Cantone, magistrato, scrittore ma anche tifoso, prim’ancora di diventare presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e quello spicchio d’umanissimo tormento apparterrà anche a Luigi Riello, Procuratore generale di Napoli, al presidente del Tribunale, Ettore Ferrara.

Ma è il calcio che non fa distinzioni, che spinge avivere questo Napoli-Real Madrid il prefetto ed il questore, ovviamente il sindaco ed il Governatore della Campania, mischiati febbrilmente, l’uno a fianco all’altro, per scoprire l’effetto che fa assieme a Gigi D’Alessio, appena qualche fila più in là.

VECCHIO NAPOLI. Saranno solleticate le corde del cuore, ed è anche per questo che Antonio Careca, stavolta in versione opinionista, è arrivato da Rio de Janeiro e prima che Napoli e Real Madrid rapiscano la sua attenzione, ci sarà modo per abbracciare ancora, come in quei giorni, Peppe Bru- scolotti, il capitano di un «vecchio» Napoli che avrà altri ospiti di riguardo, del suo passato più o meno recente e ci saranno Walter Novellino e Gigi De Canio con Michele Pazienza che invece ha scelto di andare in tribuna con i propri figli, per raccontar loro che il proprio papà ha giocato su quel campo.

RECORD. Sembrerà piccolo, questo stadio, certo assai meno di quello che sarebbe servito: arriverà (forse, non è ancora certo) Julen Lopetegui, il ct della Spagna, o magari il suo vice, e ci sarà Sullo, che è il braccio destro di Ventura, il ct italiano.
E crollerà il record d’incasso (quattro milioni e mezzo di euro circa) e magari anche qualche inibizione: perché quando batte el corazon, ci si può lasciare andare e pensare che la Storia possa diventar Leggenda. Il 7 marzo del 2017: è la notte di Napoli…

Ma quanti erano? L’onda anomala che va da Capodichino a via Carbonara è l’antipasto d’una giornata viva, l’ouverture di ventiquattro ore da vivere in apnea, sapendo che sarà così e forse anche (sportivamente) peggio, con i cori che s’alzeranno verso il cielo e la testa che inseguirà la lancetta dell’orologio. Le 20,45 di stasera, però arrivarci: dopo aver visto di cosa sia stata capace Napoli, per accogliere il Real, di quel muro umano che ha atteso, applaudito, ironizzato («chi non salta madrileno è»), in piccolo anche insultato (Cristiano Ronaldo), ma anche stupito uno come Benzema che ha twittato “grazie per l’accoglienza” e comunque accerchiato in questa notte blanca un albergo inavvicinabile, inaccessibile, con stanze insonorizzate, vietati i selfie per il personale e divieti di sosta sparsi ovunque, il transito concesso solo ai residenti. Forse erano mille, magari duemila (e in Spagna scrivono: «sembravano cinquantamila…») e hanno fatto baccano, però anche con ammirazione, e poi hanno osservato quasi fieri che un giovanotto stava consegnando venticinque pizze, ed è una storia che dondola (inevitabilmente) tra la realtà e la leggenda metropolitana, un po’ galacticos ed un po’ no nei suoi effetti speciali.

NIENTE RITIRO. Sarà una vigilia strana e anche diversa, che ognuno vivrà a modo suo (ovviamente) chi seguendo un percorso quasi solito – come il Napoli – che ha abolito il ritiro e si presenterà a Castel Volturno depurato da ogni forma di tensione, e chi invece inaspettatamente – come il Real – ha deciso (ma per ora) di rinunciare alla seduta mattutina, di evitare spostamenti, di non caricarsi neanche d’un grammo d’acido lattico, perché tutto ciò che si sa basta ed avanza e non c’è ragione per provare ancora per intrufolarsi in un caos metropolitano che può esclusivamente produrre stress.

IL BUNKER. Sarà mica semplice mettere la testa fuori da Palazzo Caracciolo, dove non entrerà nessuno, e dal quale uscirà la delegazione del Real Madrid soltanto per andare al pranzo ufficiale, sul terrazzo dell’Hotel Vesuvio: una cartolina – il panorama – da tenere per sé, mentre Francini – che fungerà da ambasciatore Uefa – e Butragueno, i bomber di quella sfida del San Paolo di trent’anni fa, avranno modo di rivedersi, di raccontarsi di nuovo cosa fu quella serata e cosa sarà anche questa, con quella Napoli che non indietreggia, anzi. In cinquantasettemila, con coreografie che faranno rabbrividire.

DIVERSITÀ’. Sarri ha preferito il profilo basso e la «normalità» più assoluta, forse una strategia di comunicazione per la squadra, affinché non abbia ulteriori pressioni, non ne avverta più di quanto già non se ne colga in giro, in questo macrouniverso che diventerà il San Paolo, aperto per l’occasione alle quindici, dunque circa sei ore prima del fischio inizio, con un piano traffico che prevede una serie di chiusure di strade d’accesso ad un quartiere, Fuorigrotta, che verrà stravolto da questa invasione straordinaria.

CI VEDIAMO QUA. Ore 10, appuntamento a Castel Volturno, ma in campo Sarri ci arriverà dopo aver mandato giù un’altra serie di video, i suoi compagni di viaggio; e Zidane, contemporaneamente, a Palazzo Caracciolo avrà fatto lo stesso. La riunione tecnica avverrà simultaneamente, intorno alle cinque del pomeriggio, quando poi ci si tufferà nella colazione, avendo però la testa altrove, sapendo che il conto alla rovescia sarà già cominciato e sta ultimandosi, che bisgnerà mettersi in viaggio verso i quarti di finale o per un viaggio breve.

La notte prima dell’esame dev’essere colma di pensieri che s’accavallano: e ci sta che si possa attraversare la propria esistenza, partendo dall’infanzia, da Bagnoli, o magari da Stia, la prima squadra, per atterrare poi nel San Paolo ed accorgersi che non stai sognando, ch’è tutto vero. «E che affrontiamo la squadra più forte del mondo, ma avendo al no stro fianco i tifosi più forti del mondo e se ne renderà conto l’Europa intera».

La notte prima del Real Madrid sarà stata un groviglio d’emozioni, perché sotto la tuta d’un allenatore si nasconde un cuore che batte e che vive questo 7 marzo senza finzioni, macerando il proprio cronometro perché forse ha fretta di accomodarsi in panchina: «Ho l’allenamento». La notte in cui Maurizio Sarri deve chiedere a se stesso di andare oltre, di inventarsi un miracolo calcistico alla napoletana, non è mica solo tagli e diagonali, ma è un concentrato d’ironia allo stato puro che forse servirà anche per esorcizzare la tensione, da lasciare lontano dai riflettori.

«E’ una sfida in teoria impossibile e per batterli si dovrebbe giocare in dodici, ma il regolamento ce lo vieta. La tensione è la loro, che sono i favoriti; ma noi proveremo a modo nostro a farglieli un po’ girare. E con i tre piccoletti, magari troviamo linee di passaggio: bisogna saper uscire dal loro primo pressing». Questa non è semplicemente una partita, è uno stato d’animo da governare, forse anche da dominare, magari un po’ da domare e a Maurizio Sarri non mancano le argomentazioni per riuscire a svelenire l’attesa, far finta quasi che non stia succedendo nulla: «E’ un compito quasi proibitivo, contro una squadra che segna da quarantasei partite: il talento di cui sono ricchi non si ferma marcandoli ad uomo, altrimenti sarebbe facile. Ma noi abbiamo qualità che ci potranno servire. E comunque, viviamola bene, proprio come sta facendo la gente…

Leggo, sento, di un orgoglio collettivo d’essere qui: è vero, è giusto, ma queste partite per il Napoli devono diventare un’abitudine». E’ una serata in cui ci si perderà, restando però lucidamente aggrappati a se stessi, e sarà un’introduzione verso il futuro, vada come vada, che sabato sera, a Roma, è stato rinfrescato dall’incontro di Sarri con De Laurentiis, un riavvicinamento utile per ritrovarsi – a distanza di diciassette giorni, dalla sera di Madrid – e liquidato con un sorriso sdrammatizzante, un messaggio subliminale: «Abbiamo parlato poco di calcio, molto di cinema, gli ho proposto due sceneggiature e spero gli piacciano. Ma spero anche che il mio genio, come dice lei, non sia stato assorbito tutto dalla stesura di questi film. Ma il Real dovrà vedere la determinazione nei nostri occhi». Occhi da tigre.

Emilio Butragueno guarda il Real di oggi correre sul prato del San Paolo e pensa al suo Real di ieri: «Beh, sì, tornare fa un certo effetto». Lo fa anche al popolo di Napoli, rivedere il Buitre in giacca e cravatta, con i gradi da dirigente, 29 anni dopo: fu lui, il 30 settembre 1987, il killer dei sogni azzurri. Altri tempi. Oggi il centro del mondo madridi- sta è Zinedine Zidane: tocca a lui completare il delitto perfetto. « Preoccupati? Sarà difficile per tutti: il Napoli è molto forte, ma anche noi abbiamo una buona squadra. L’unica cosa che ci preoccupa è vincere ogni partita. Siamo il Real e dobbiamo vincere sempre».

L’ABITUDINE. E allora, il ritorno di Zizou al San Paolo: l’ultima volta fu il 9 giugno 2005, partita di addio al calcio di Ciro Ferrara. «Già, chi l’avrebbe detto che sarei tornato da tecnico del Madrid». Però è accaduto. «Sì, è il bello della vita». Proprio quello che anche il Napoli spera di celebrare oggi: sarebbe un’impresa titanica. «Sappiamo che ci aspetta una sfida difficilissima con un avversario forte e carico, però siamo abituati a giocare con le grandi squadre». Gli azzurri vantano il miglior attacco d’Italia e lo sanno anche in Spagna. «Hanno tanti giocatori bravi, ma li abbiamo anche noi. E sebbene in Champions sia tutto più difficile, è soltanto una partita di calcio».

«VINCERE SEMPRE». L’anima indiavolata del San Paolo, però, un certo effetto lo fa: anche i blindatissimi giocatori del Real, presidiati in un albergo interamente requisito a ridosso del centro storico, con tanto di bodyguard personale, l’hanno avvertito entrando e uscendo tra due ali di folla. «Loro in casa hanno perso una sola volta nelle ultime 20 partite, e anche da giocatore della Juve ricordo un ambiente caldissimo. A me, però, piacciono davvero molto gli stadi così: questo clima motiverà anche noi, non soltanto il Napoli». Del resto, il Real insegue il doblete Liga- Champions sin dagli Anni 50. «Faremo di tutto per conquistare entrambe le competizioni, ma ora siamo concentrati esclusivamente sulla prossima partita».

Per quel che riguarda la formazione, Zidane sembra orientato a puntare sulla BBC, Bale-Benzema-Cristiano Ronaldo: «Lo scoprirete in campo: non è fondamentale il modulo, lo è la mentalità. Soprattutto delle ultime gare: quella non deve cambiare». E ancora: «Il Napoli ha tante armi per farci male e metterà grande intensità soprattutto in avvio, anche sull’onda della vittoria con la Roma, però noi dovremo fare quello che sappiamo: giocare a calcio. Dovremo soffrire e lasciare tutto in campo con la medesima intensità, certo, ma conta anche la tecnica: nel calcio sono le giocate a fare la differenza. Di certo non gestiremo il vantaggio: proveremo a vincere ancora. La Champions è una motivazione straordinaria». Una curiosità: oggi il Real lascerà il quartier generale di Palazzo Caracciolo soltanto per raggiungere il San Paolo. Niente rifinitura.

Da fuori, domandarsi se il Napoli stasera può fare l’impresa è legittimo. Da dentro, crederlo è un dovere. E non basterà far girare le scatole al Real, come dice Sarri, usando, anzi, ostentando il suo modo ruvido. Il Real può essere anche blandito, importante è che alla fine sia eliminato. Per capire se davvero il Napoli può osare oltre i suoi limiti, se può ingannare la storia fregando la squadra che in Europa meglio la rappresenta, dobbiamo partire dall’andata, dai primi 10′ e dagli ultimi 20,’ quando la squadra era ancora padrona di se stessa e stava mettendo in difficoltà il Real. In cinque punti, proviamo a immaginare come si può concretizzare il sogno.

Come nota di speranza, cominciamo da un dato statistico: negli scontri diretti della Champions Lea- gue è successo 11 volte che all’andata la squadra in trasferta perdesse 3-1: ebbene, in quattro occasioni (incluse tutte le ultime tre) è poi riuscita a passare il turno. A favore del Real potremmo trovare decine di statistiche incoraggianti, ma la prima cosa da fare in notti come questa è pensare positivo. Soprattutto in campo. Al Berna-

beu, il Napoli non è riuscito a mantenere in alto la sua linea di pressing, però ha saputo sfruttare il contropiede come si è visto in occasione del gol di Insigne. Stasera, a naso, il Real gestirà la gara senza lasciare gli stessi spazi. Toccherà al Napoli alzare quella linea che del resto ha reso famoso il calcio di Sar- ri. Il recupero palla deve avvenire ben prima di quanto accadeva a Madrid.

Palleggio rapido e verticalizzazione immediata, anche questo è un marchio di fabbrica che stasera dovrà essere esposto come insegna lumi

nosa della partita del Napoli. A Madrid, l’allenatore toscano aveva spiegato le difficoltà della squadra con un ragionamento di tipo tecnico: «Abbiamo sbagliato troppo in uscita e quelli sono errori che commettiamo raramente». E’ vero, ma Sarri aveva detto la mezza messa, quella intera prevede anche gli avversari e un conto è se tocca, con tutta la stima possibile, a Taider o a Torreira fare il pressing e un altro è se davanti ti trovi Modric e Kroos. Il Napoli dovrà evitare che il Real piombi dentro il suo centrocampo come è successo al Bernabeu. Deve conquistare la palla, farla girare rapida, lavorare sugli esterni che

sono la vera forza di questa squadra. Diawara deve essere ancora più reattivo, avrà addosso mezzo Real; anche Zielinski e Hamsik dovranno occuparsi di più della fase difensiva, quello che Callejon fa sempre. Per l’impresa, anziché undici uomini, ne dovranno giocare ventidue: se tutti daranno il doppio, il Napoli ce la può fare.
IL RECUPERO DI MILIK
Sei delle ultime 9 reti del Napoli in Champions League hanno visto la partecipazione diretta di Dries Mertens, con gol (4) e assist (2). E’ ovvio che Sarri punterà sul centravanti più piccolo, con la

speranza che, capitandogli un’occasione come quella nel finale dell’andata, riuscirà a far gol. Perché è ovvio che stasera lo spreco è vietato. Ma rispetto al Bernabeu, il Napoli ha adesso anche un’alternativa pronta in panchina: Milik. A metà febbraio, quando si è giocato Real-Napoli, il polacco non era nemmeno in panchina. Adesso è recuperato, il suo fisico potrebbe diventare prezioso se il Napoli non riuscisse a sbloccare la partita nel primo tempo, per l’eventuale incendio del finale.

Da un paio di partite

l’organico del Napoli è migliorato come quantità e qualità anche nel settore di centrocampo. E’ successo quando Sarri si è deciso a presentare il giovane Rog che ha schierato da titolare in Coppa Italia e poi all’Olimpico contro la Roma. Andrà in panchina, ma viste la condizione, la forza, la rabbia e il talento che sgorga dai piedi e dalla mente di questo ragazzo può diventare la vera, grande sorpresa di questa partita. Rog è il giocatore che Zidane non si aspetta.

DEL SAN PAOLO
«Tifosi campioni del mondo», li ha definiti Sarri. E stasera quei tifosi giocheranno la loro finale. Erano tanti anche a Madrid, ma oggi lo stadio sarà tutto napoletano. I madridisti sono abituati a trasferte tumultuose, a situazioni al limite, ma il San Paolo è diverso. Non è un giocatore in più, è la compenetrazione di uno stadio con la propria squadra. Il Real Madrid è imbattuto da 11 partite di Champions League, è vicino al record del club, ma per realizzarlo dovrà passare fra le fiamme di una passione straordinaria.

QUALITÀ DEL GIOCO Ed eccoci a ciò che ancora va migliorato: è talmente vasta la collezione di piedi buoni che si può fare assai meglio di così. Allegri è spesso il primo ad ammetterlo, lui che usa allo sfinimento la parola “tecnica”. Quando la Ju- ve alza i giri, cresce nel ritmo e avvolge l’avversario, sta con pieno merito tra le grandissime del continente. Spesso, però, in Italia le basta un filo di gas appena. Meglio non abituarsi a vincere col soft power: in Europa servirà essere più audaci e meno contemplativi.

IL PATTO Tornato a regnare al centro della difesa, Bonucci si è lasciato alle spalle il litigio con Allegri. L’unità di crisi è servita a disinnescare una possibile mina e l’atmosfera pare più serena. Difficile, però, scordare i troppi musi lunghi per i cambi (Dybala su tutti) e qualche intemperanza (Cuadrado). Il patto di sangue di una generazione fenomenale che vuole vincere in Europa dev’essere la garanzia per il futuro.

ABITUDINE EUROPEA Ok, sarebbe leggenda il sesto scudetto di fila, ma il popolo bianconero ha una data cerchiata in rosso: 3 giugno, finale di Car- diff. Con un piede e mezzo nei quarti, le premesse sono ottime. Ma la vittoria di Oporto racconta altro: sono serviti 72’ per sfondare in superiorità numerica. La calma dei forti mostrata spesso in Italia è necessaria per le angosce europee.

VERO PRINCIPINO È quasi tutto oro quel che luccica. Qualche stella, però, brilla meno. Su tutti Marchisio, ma il Principino ha la giustificazione di Allegri: Max ha detto che ci vorrà un anno prima di tornare alla forma pre-crac. Viene dosato, ma sarà decisivo anche lui nelle rotazioni in mezzo. Anche Dybala avrebbe numeri più bassi, ma col nuovo anno la Joya ha raddrizzato la mira: il 4-2-3-1 ha avuto un potere taumaturgico anche per lui.

Nell’aria di Vinovo si senta appena la furia di Napoli: più che il passato in Coppa Italia, più che il presente chiamato Udinese, è il futuro ad occupare pensieri e parole di Massimiliano Allegri. L’anno scorso di questi tempi era stato più deciso nel silenziare le sirene estere, adesso il tecnico usa tutt’altra strategia: «Cosa faccio io interessa a pochi – racconta il tecnico -, al mondo Ju- ve interessa vincere scudetto, Champions e Coppa Italia. Nella scorsa stagione a marzo ho incontrato il presidente e gli ho detto che rimanevo. Quest’anno, quando la società lo riterrà opportuno, ci incontreremo e decideremo (e potrebbe essere dopo il ritorno col Porto, ndr)». A casa della Signora non è usuale negli ultimi tempi alloggiare più di tre stagioni e l’ultimo fu Lippi: «Io sono uno che di solito va abbastanza in controtendenza – scherza Allegri -, con la società c’è totale sintonia, ma ora di quello che faccio non frega niente a nessuno».

CON I 4 In attesa di ciò che sarà, la Juve vuole arrivare alla gloria salendo altri 20 scalini. Potenzialmente, ci sarebbero altre 20 partite per vincere voracemente tutto. E la prossima nella testa di Allegri è sempre la più importante: «A Udine sarà una partita molto fisica, che decide molto perché può dare slancio per il futuro: noi veniamo da tante vittorie, loro da alcune sconfitte, ma a Udine sono bravi a trovare le giuste motivazioni». E poi, sfogliando la margherita: «Il pericolo c’è, servono le antenne dritte. Cercherò di mettere in campo la migliore squadra: ci saranno un po’ di rientri, ma davanti giocano gli stessi». Insomma, ennesima conferma che Max non rinuncia più alle bollicine offensive, nonostante l’iniziale dietrofront in Coppa Italia.

EPISODI E CALCOLI Già, la Coppa Italia e la sua coda di polemiche. Difficile che Allegri si faccia trascinare nel cortile, ma qualche sassolino vuole toglierlo: «Il post Napoli non mi ha dato noia, ma c’è una cosa che mi fa sorridere: noi allenatori parliamo solo dei torti, mai degli episodi a favore. Quindi, per l’equilibrio generale, sarebbe meglio avere una reazione diversa: tutto si equivale a fine campionato». Per vincerlo, Allegri ha già da un po’ iniziato a fare i conti: «Possiamo perdere qualche partita, ma meglio a maggio, quando c’è anche il sole. Dobbiamo comunque arrivare a 96 punti perché la Roma al momento può farne 95». Parole pronunciate alle ore 14.15, due ore dopo Max avrebbe dovuto modificare i calcoli: col successo del Napoli, ne bastano e avanzano 93.

VINOVO Non si chiamava ancora Dacia Arena, ma al Friuli Medhi Benatia ha fatto spalle larghe: oggi torna nella vecchia casa e potrebbe trovare posto tra i titolari, una rarità in questa prima stagione bianconera. «Il dubbio è tra lui e Chiellini, Benatia vale gli altri quattro centrali… Devo decidere perché venerdì abbiamo un’altra partita col Milan e ci sono diffidati».

Uno di questi è proprio il Chiello, quindi il marocchino, provato in allenamento a Vinovo, ha più chance come scudiero di Bonucci: ci sarà finalmente un’occasione per convincere la Juventus a esercitare il riscatto a 18 milioni? Intanto Lemina è rimasto fuori dai convocati: affaticamento ai flessori:

IL DUO Ieri allenamento di mattina, poi nel primo pomeriggio partenza per Udine: il viaggio è servito ad Allegri anche per ragionare sul duo della mediana a protezione di Cuadrado- Dybala-Mandzukic-Higuain. Probabile che si insista ancora con Pjanic e Khedira, visto il dosaggio forzato di Marchisio: «Claudio sta bene, devo decidere se farlo partire o meno dall’inizio», ha chiarito Allegri. Nei cambi del tecnico, pure il probabile ritorno dei brasiliani in fascia: Dani Alves a destra, Alex Sandro a sinistra. Cont.

Se Alexis Sanchez diventerà bianconero, non necessariamente una delle attuali punte andrà via. I top club europei hanno attacchi grandissimi e soluzioni offensive molteplici: la Juventus s’allineerà semplicemente, diventerà ancora più ricca e completa. D’altronde, già quest’anno ha sperimentato come il destino possa accanirsi su un reparto, avendo dovuto convivere con le contemporanee degenze di Paulo Dybala e Marko Pjaca: per avere qualcuno pronto a subentrare alla coppia pesante composta da Mario Mandzukic e Gonzalo Higuain (il 4-2-3-1 non era ancora sbocciato, veniva testato nel segreto di Vinovo), Massimiliano Allegri strappò alla Primavera Moise Kean, diventato il primo 2000 a debuttare sia in serie A sia in Champions League. Fosse capitato in un momento più caldo della stagione, il problema sarebbe stato serio, figurarsi poi in caso di concomitanza (può succedere) con una banale squalifica, ed ecco allora che Sanchez diventa un valore aggiunto, il simbolo di un ulteriore salto di qualità, non l’incastro lussuoso d’una squadra che perde un campione e ne prende un altro per restare competitiva.

CENTRAVANTI DOC. Nessuna meraviglia, l’overbooking di fuoriclasse nel grande calcio è routine. Il Real Madrid, nel 4-2-3-1, può scegliere tra Isco e James Rodriguez per completare la trequarti con gli intoccabili Ronaldo e Gareth Bale, ha Lucas Vazquez come alternativa sulla fascia e due centravanti doc: Karim Benzema e Alvaro Morata. Il tridente del Barcellona, (Lio-nel Messi, Luis Suarez, Ney-mar) può contare come ricambi su Francisco Alcacer, pagato 32 milioni, e su Arda Turam, arrivato nell’estate 2015 per 34.
Il Chelsea, dietro Diego Costa, ha Miky Batshuay, acquistato per 39 milioni, senza contare le garanzie che offrono Willian e Victor Moses in caso di indisponibilità di Pedro e Eden Hazard. Il Bayern Monaco può permettersi, schierando quattro attaccanti, di tenere in panca Kingsley Coman e Thomas Muller E il Psg, con la promozione di Jean-Kevin, Augustin ha addirittura otto punte per comporre la sua linea.

SEDUZIONI CINESI. Sono solo alcuni esempi. Soltanto la Juventus, tra le grandissime squadre d’Europa, ha quattro attaccanti. Più Cuadrado che è un esterno di centrocampo. Con Sanchez guadagnerebbe incisività e classe, altro che staffetta con Mandzukic come qualche indiscrezione racconta cavalcando le seduzioni cinesi e la recente offerta del Galatasaray dove lo vorrebbe l’ex bianconero Igor Tudor.

GIOVANI TALENTI. Il cileno, per altro, non sarebbe l’unico rinforzo offensivo. La sua esperienza internazionale (83 presenze nelle coppe europee, 105 in Nazionale) si abbinerebbe infatti alla freschezza di giovani talenti: la Juventus ha acquistato dall’Ascoli, lasciandolo in prestito fino a giugno, Riccardo Orsolini (6 miioni più 4 di bonus) e ha garantito al Boca Juniors l’esercizio dell’opzione d’acquisto (9,5 milioni) per Rodrigo Bentancur, centrocampista disivolto sulla trequarti. Nei piani bianconeri, sfumato o quasi Domenico Berardi dopo un lungo corteggiamento, ci sarebbe anche Federico Bernardeschi, blindato però dalla Fiorentina, a maggior ragione davanti a un’offerta da Torino.

Udinese – Juventus Streaming gratis e diretta tv su Sky Sport e Mediaset Premium: ecco dove vederla in Streaming, Rojadirecta, Sky Go e Premium Play

La partita verrà trasmessa, come al solito, sulle tradizionle emittenti di Sky Sport e, per la precisione, sul canale Sky Calcio 1. Udinese – Juventus è una delle gare che però andrà in onda anche sulle frequenze del digitale terrestre di Mediaset Premium e, per la precisione, sul canale Premium Sport 2, anche in alta definizione. Per chi volesse seguire la partita tramite il sito Rojadirecta, non vi sono buone notizie, ma sarà comunque possibile dare un’occhiata al seguente link: Rojadirecta. Udinese – Juventus sarà ovviamente anche trasmessa in onda sulle frequenze radiofoniche di Radio Rai grazie al programma storico Tutto il calcio minuto per minuto.

Udinese Juventus streaming Gratis – Diretta live della partita del campionato di serie A Udinese Juventus Live Rojadirecta

Juve, io penso solo a vincere». Non ammette distrazioni, Massimiliano Allegri. L’unico pensiero sono le vittorie e gli obiettivi da raggiungere. E adesso ancora di più, dopo il successo del Napoli a Roma che regala ai bianconeri la possibilità della fuga vera. Facendo bottino pieno oggi a Udine, i campioni in carica possono allungare, possono dare un ulteriore mazzata alle ambizioni di rimonta dei giallorossi. Sarebbe +10 sugli Spalletti-boys e ancora +12 sugli azzurri di Sarri: un allungo forse decisivo. Max assicura che «la serenità ce l’abbiamo sempre» a prescindere dal margine di vantaggio su chi insegue, ma certo è che un ulteriore strappo darebbe ancora più tranquillità in vista del ritorno degli ottavi di Champions League. «I punti? Cambia poco, servono ancora molte vittorie da qui alla fine e bisogna continuare a lavorare e, attraverso le prestazioni arrivare al risultato». Un’avvertenza, in ogni caso, la dà: «Il pericolo è dietro l’angolo, i ragazzi lo sanno. Veniamo da un momento molto positivo e, quando i momenti sono molto positivi, bisogna stare ancora più con le antenne dritte».

FUTURO. Anche, e forse soprattutto, per questo, Allegri allontana i discorsi sul domani. « Il mio futuro? In questo momento non frega a nessuno – rileva -. Al popolo juventino interessa che la squadra arrivi in fondo e cerchi di vincere quello che c’è da vincere. L’anno scorso a marzo ho incontrato il presidente e ho detto che rimanevo. Anche quest’anno ci incontreremo con la società e decideremo. Ho un contratto fino al 2018 e alla Juve sto molto bene, siamo in totale sintonia». E ancora: «In questo momento, il mio futuro non interessa a nessuno, neanche a me, ed è giusto che sia così. Dobbiamo concentrarci sul campionato, sulla Champions e sulla coppa Italia: questo periodo va vissuto con entusiasmo e consapevolezza di poter arrivare fino in fondo a tutte le competizioni».

FISICA. Meglio pensare all’Udinese, quindi. «E’ una partita che decide molto, che ci può dare altro slancio per il futuro – riconosce Max -, non dobbiamo avere battute d’arresto. Sarà una gara fisica, la squadra di Del Neri viene da tre sconfitte e, nel momento di difficoltà, riesce sempre a fare una partita importante».

Anche il seguito rovente della semifinale di andata di coppa Italia con il Napolinon deve lasciare scorie. L’allenatore non si addentra nelle sabbie mobili delle polemiche ma non disdegna una puntura : «A me non dà noia niente; mi fa sorridere però che si parli sempre di decisioni ed episodi contro mentre di quelli a favore non parliamo mai. Quindi, per l’equilibrio generale, sarebbe meglio magari se avessimo una reazione diversa, perché gli episodi a fine campionato si equivalgono e una partita non può dipendere da ua situazio- dra giochi altrettanto bene». ne, a meno che non sia clamorosa».

NUMERI. Max è comunque sereno e fiducioso in vista del rush finale della stagione in cui bisogna raccogliere i frutti del lavoro. «Siamo a un buon punto perché a livello di numeri i ragazzi ne hanno fatti di buoni ma la cosa importante è che la squadra sia in buone condizioni – sottolinea -. Lo dimostra il fatto che nell’ultimo mese, dopo la sosta natalizia, hanno giocato praticamente tutti, ottenendo gli stessi risultati e questo è un bel vantaggio per noi».
E, volendo giocare con i numeri, c’è quel 4-2-3-1 che è la novità più interessante del 2017.
Il nuovo modulo ha dato slancio ulteriore ai bianconeri che hanno sempre vinto con la formula iper-offensiva. «In tanti sono migliorati e sono sempre i giocatori che vanno davanti al modulo – spiega Allegri -. Ora stiamo giocando così perché le caratteristiche di questi giocatori mi consentono di utilizzare questo modulo, anche grazie alla loro disponibilità. Alla fine la differenza la fanno sempre l’atteggiamento e le qualità dei singoli. E’ normale che più giocatori bravi hai, che si riescono a passare la palla bene, più è facile che la squadra giochi altrettanto bene.

TORINO – Il turnover sarà ridotto al minimo: contro l’Udinese giocheranno i migliori. Massimiliano Allegri l’aveva annunciato prima di conoscere l’esito della sfida dell’Olimpico, ma adesso la scelta assume ancora più significato perché Udine può diventare snodo dello scudetto: vincendo, i bianconeri, porterebbero a dieci punti il vantaggio sulla Roma sconfitta dal Napoli.

UNICA PUNTA. Così, nel 4-2-31 diventato ormai marchio di fabbrica, sarà confermato l’attacco titolare, quello con Higuain unica punta spalleggiato da una linea di tre- quartisti composta da Cua- drado, Dybala e Mandzukic. Per Pjaca non mancheranno nuove opportunità, ma oggi dovrà contentarsi ancora di un ritaglio partendo dalla panchina: né ricambio a Cuadrado né incastro con Higuain, poiché era balenata l’ipotesi di un turno di riposo per l’argentino con Mandzukic avanzato nel ruolo di centravanti e Pjaca innestato a supporto.

CAMPAGNA MEDIATICA. Cambieranno, al novanta per cento, le fasce rispetto alla partita con il Napoli, ma saremo davanti a un turnover puro, a un’alternanza tra campioni così grandi da non allungare nemmeno ombre minuscole sulla qualità: nella rifinitura sono stati infatti provati Dani Alves e Alex Sandro, in panchina martedì quando Allegri aveva ripristinato la difesa a tre e scelto poi come esterni, cambiando in corsa, Barzagli e Asamoah. Coppia brasiliana, quindi, seppur solo per Nazione e non… per Nazionale: davvero non si comprende perché il Ct Tite s’ostini a ignorare l’esterno sinistro bianconero, per la cui convocazione è partita anche un’imponente campagna mediatica.

DUE TURNI. Capitolo centrali difensivi: Rugani dovrebbe sostituire Bonucci, mentre si profila, per affiancarlo, un ballottaggio tra Chiellini e Benatia. Lievemente favorito l’azzurro sul marocchino che, dopo il rientro dalla Coppa d’Africa, ha collezionato panchine e giocato una volta sola, da titolare, con il Palermo. In porta torna Buffon dopo due turni: ha rifiatato contro l’Empoli e lasciato il posto a Neto anche con il Napoli, perché in Coppa Italia titolare è il brasiliano.

TITOLARE AGGIUNTO. Un altro dubbio è in mediana: Khe- dira e Pjanic sono i punti fermi davanti alla difesa, si capiscono al volo e si integrano perfettamente, ma Marchisio è naturalmente un titolare aggiunto e se sta bene – non sempre si può essere al top nel primo periodo di rientro dopo un infortunio come il suo – si candida legittimamente per un posto in squadra. Allegri ci riflette: l’ultima parola oggi nella riunione tecnica.

Udine non è soltanto una trasferta: è una vetrina, un appuntamento di mercato, una tradizione pronta a rinnovarsi. Nella gestione del presidente Andrea Agnelli, sette anni a maggio, la Juventus ha acquistato cinque calciatori dal club dei Pozzo, investendo oltre 60 milioni di euro (64 per la precisione, vendendo per 1,5 la metà di Pasquato, in totale un giro d’affari da 65,5 milioni), e altri arriveranno perché gli osservatori di corso Galileo Ferraris sono sempre più spesso addosso ai nuovi gioielli.

QUALITÀ’. La trattativa più avviata coinvolge Alex Meret, 19 anni, attualmente in prestito alla Spal: considerato uno dei migliori portieri d’ultima generazione, è stato inserito nella lista dei possibili eredi di Gigi Buffon ed esiste già una bozza d’accordo per giugno sulla base di 5 milioni di euro. Tra gli uomini di Gigi Del Neri, saranno invece osservati speciali l’esterno destro svizzero Silvan Widmer (23) – è vero che Stephan Lichtsteiner ha rinnovato, ma non tramontano le voci su Dani Alves al City – e il centrocampista francese Seko Mohamed Fofana che proprio i Citizens hanno lasciato andare e che a Udine ha trovato spazio e consacrazione. «Possiede ottime qualità, però è giovane» ha commentato Massimiliano Allegri in conferenza, specificando in verità che «i giocatori vanno allenati: se chiedete a Del Neri, risponderà molto meglio di me».

RIFONDAZIONE. I primi a seguire l’itinerario Udine-Torino furono Simone Pepe e Marco Motta nell’estate 2010, quella della rifondazione, proprio con Del Neri in panchina. Motta fu una meteora, dopo quella prima stagione racimolò ancora un paio di presenze e uriinfinità di prestiti, rescindendo nel febbraio 2015, mente Pepe, in cinque anni, ha messo insieme 95 presenze e 13 gol, vincendo 4 scudetti, 2 Supercoppae una Coppa Italia. Nel 2012 sono arrivati Mauriico Isla e Kwadwo Asamoah: l’esterno cileno non è riuscito a rispettare le promesse, dopo un paio di stagioni in chiaroscuro ha girovagato tra QPR e Marsiglia, e quest’estate è stato ceduto al Cagliari. Asamoah, invece, è tuttora protagonista: superati i problemi fisici, ha confermato una straordinaria duttilità, riadattandosi a esterno sinistro dopo l’addio di Patrice 1 Ivra.

Nel 2014 è arrivato in line Pereyra, due stagioni e poi la cessione al Watford, senza dimenticare Pasquato, riscattato dalla Juventus per la stessa cifra a cui era stato ceduto in compartecipazione ai friulani. Ancora oggi di proprietà bianconera, è in prestito al Krylja Sovetov Samara, club della Russian Premie League. Percorso inverso, dalla Juventus all’Udinese, per Michele Pazienza: sei mesi in prestito nel 2012.

RIFIUTO. L’ elenco sarebbe potuto essere più lungo e prestigioso senza un clamoroso rifiuto e una volata persa. Il rifiuto fu quello di Antonio Di Natale, corteggiato invano nell’estate 2010, la volata persa-un anno più tardi – quella con in Barcellona per Alexis Sanchez.
Ma il cileno toma di moda adesso che è intenzionato a lasciare l’Arsenal: diventerebbe uno dei fuoriclasse lanciati a Udine e arrivati alla Juve non direttamente, come Juan Cuadrado e Medhi Benatia.

L’arrivò la «Juve di marzo», quella attesa e temuta come il giudizio di Dio. Massimiliano Allegri preferisce i modi spicci alle metafore bibliche, ma il senso non cambia poi molto: «Gli scudetti si vincono a marzo, non a settembre», ha detto per l’ennesima volta ieri. Lo scivolone della Roma gli ha perfino agevolato il lavoro in patria: oggi a Udine i bianconeri possono andare a +10 e mettere in soffitta il sesto scudetto. Ma la vera Juve, quella che nei programmi del tecnico sboccerà in primavera, serve soprattutto per la campagna europea. Insomma, il mese al via oggi in Friuli è quello decisivo: è l’ultima rincorsa prima del salto finale. Molto è stato fatto, altro è ancora da limare: per atterrare fino a Cardiff, urge fare ordine adesso già al top.

TESTA E GAMBE La gamba c’è, più o meno in tutti. A Man- dzukic hanno montato un motore differente e nessuno si stupisce se «borseggia» il terzino avversario con le buone o le cattive. Ma pure gli altri non risparmiano una corsa in più: il simbolo è la trasformazione di Pjanic, sarto di lusso con tuta da metalmeccanico. Nonostante le fatiche del nuovo modulo,
la squadra esce alla distanza, quando la concorrenza cala. E la reazione al gol del Napoli aggiunge un altro tassello: la solidità mentale è quella di sempre.

MODULO E SCINTILLE Di notte Massimiliano Allegri ha trovato la pietra filosofale. Dopo gli incubi di Firenze, il tecnico ha fatto bei sogni. E, col nuovo sistema, ha scatenato i cacciatori di nomignoli. Modulo a 5 stelle, «tutti avanti», Fab 5: comunque lo si chiami, il 4-2-3-1 ha liberato le energie represse nell’antico 3-5-2. La manovra si è fatta più ariosa e il Pipita ha dovuto concentrarsi solo sul vecchio hobby: giocare sempre (solo 3’
lasciati per strada nelle ultime 11) e segnare compulsivamente. La novità ha pure murato la difesa: solo 2 gol subiti dopo il cambio di sistema. La rete di Callejon è arrivata quando la Juve indossava il vecchio vestito: ennesima conferma che indietro non si può più tornare.

OPZIONI PER COLPIRE C’è la trama raffinata (Pipita col Sassuolo), c’è il lampo improvviso (Dybala con la Lazio), c’è la rapacità del bomber (Higuain col Cagliari), l’esuberanza fisica (testona di Mandzukic con l’Empoli), c’è il tiro da fuori (Cuadrado con l’Inter) e c’è la punizione nella doppia variante (Pjanic da sinistra con il Milan, Dybala da destra col Palermo). La Juve ha un raro esercito di assaltatori specializzati pronti a colpire dietro alle linee nemiche.

COI CAMBI SI CAMBIA Un attaccante in più pronto all’uso non sarebbe male: spesso Pjaca è solo soletto in panchina (al contrario, dietro e in mezzo c’è abbondanza). Ma, nonostante ciò, è spesso la riserva a risolvere. A Oporto è servito il croato per uscire dal pantano. E poi Dani Alves, anche lui entrato in corsa. Un vecchio adagio di Max dice che le partite si vincono con i cambi: ricordate Cuadrado dentro col Napoli?

Udinese Juventus – Come vedere la partita in streaming Live Tv – Link Gratis e Rojadirecta

Udinese Juventus sarà visibile in diretta TV su Mediaset Premium e Sky Sport 1 come di consueto ed inoltre la partita sarà visibile in diretta streaming anche sui canali web streaming Mediaset Premium Play e Sky Go Plus.

Serie A, Udinese-Juventus. Nel match di domani pomeriggio alle ore 15 la capolista affronta una formazione ostica, che probabilmente sotto la gestione Del Neri ha racimolato meno punti di quanto meritasse. I friulani arrivano da tre sconfitte consecutive, ma l’ultima contro la Lazio davvero immeritata e ingiusta per via di un rigore allo scadere che definire generoso sarebbe un eufemismo. Gli ospiti invece arrivano da un 2017 fin qui perfetto: cammino fantastico in campionato, ottimo 3-1 contro il Napoli nella semifinale di Coppa Italia e soprattutto uno 0-2 a Porto che mette la squadra di Allegri con più di un piede nei quarti di finale di Champions League. Intanto però Marotta lavora sottotraccia per regalare ad Allegri una formazione ancora più competitiva il prossimo anno, e c’è proprio un ex Udinese come primo nome della lista della spesa: Alexis Sanchez infatti è in scadenza di contratto con l’Arsenal (giugno 2018) e pare non intenzionato a rinnovare. La valutazione è di circa 40 milioni di euro, soldi che i bianconeri potrebbero ritrovarsi grazie alle cessioni di Zaza e Coman.

C’è da capire anche il futuro dello stesso Allegri, ma questo si capirà definitivamente a fine stagione, quando la Juventus tirerà le somme della sua stagione. Innanzitutto c’è da pensare alla sfida di domenica: vediamo i possibili schieramenti e dove vedere Udinese-Juventus in streaming gratis diretta live tv.

Udinese-Juventus streaming gratis, tutte le info per vedere il match: link diretta tv live e Rojadirecta.

Qui Udinese – Mister Del Neri in ansia per Thereau: il centravanti francese non si è allenato nemmeno ieri pomeriggio. A questo punto la presenza dell’ex Chievo è in forte dubbio per la sfida di domani contro la Juventus. Le sue condizioni verranno comunque valutate fino all’ultimo: se non dovesse farcela potrebbe essere Matos a completare il tridente insieme a De Paul e Zapata. In mediana Halfredsson insieme a Fofana e Jankto.

Qui Juventus – Dopo il 3-4-3 del primo tempo della sfida contro il Napoli (esperimento per il momento fallito), Allegri ritorna al più congeniale 4-2-3-1. Nessun dubbio in difesa, mentre a centrocampo Marchisio reclama spazio e potrebbe far rifiatare uno tra Pjanic e Khedira. Davanti anche Pjaca scalpita per partire dall’inizio: se il croato dovesse convincere Allegri, fuori Cuadrado.

UDINESE (4-3-3): Karnezis; Widmer, Danilo, Felipe, Samir; Fofana, Hallfredsson, Jankto; De Paul, Thereau, Zapata. ALLENATORE: Delneri.

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Sandro; Pjanic, Marchisio; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain. ALLENATORE: Allegri.

«Le stagioni si decidono a marzo» sentenzia Massimiliano Allegri. In effetti oggi a Udine la sua Juventus può portarsi a +10 sulla Roma, fermata in casa dal Napoli. Dieci punti di vantaggio, con undici giornate ancora da disputare, rappresenterebbero un margine significativo di vantaggio per proseguire con serenità il cammino scudetto e concentrare energie fisiche e mentali sulla pratica Champions – sicuramente più ostica con 0 raggiungimento dei quarti – e sulla Coppa Italia. « Ma la serenità ce l’abbiamo sempre – dice il tecnico livornese -. Per quanto riguarda i punti, cambia poco. A noi servono ancora molte vittorie da qui alla fine, bisogna continuare a lavorare, arrivando al risultato attraverso le prestazioni».

La quota scudetto però si è abbassata: non è più a 96 bensì a 93 punti. In pratica, sulle dodici partite da affrontare alla Juventus bastano 9 vittorie e può anche concedersi il lusso di tre sconfitte per centrare comunque l’obiettivo. Ipotesi che Allegri non prende in considerazione perché vuole raggiungere quanto prima il traguardo storico del sesto scudetto: «Le battute d’arresto è meglio non averle, o al massimo prendersele alla fine – sottolinea con tono falsamente scherzoso – magari a maggio quando si può andare al mare. Ora c’è ancora la neve in montagna e piove in pianura, quindi continuiamo a fare risultato».

A cominciare da questo pomeriggio contro l’Udinese: l’anno scorso con la vittoria al Friuli la ffiventus rientrò in zona Champions. «Quest’anno un trionfo ci ptiò dare lo slancio per il futuro. E’ una partita decisiva e la più complicata delle prossime quattro, fino alla sosta, Champions compresa» sancisce Allegri. Va dunque affrontata con l’atteggiamento e con le motivazioni giuste. «1 ragazzi lo sanno, occhio alle distrazioni. Veniamo da un momento molto positivo, per cui dovremo stare con e antenne ancora più dritte perché il pericolo è dietro l’angolo. Sarà una partita fisica perché l’Udinese è una squadra fìsica. Poi viene da tre sconfitte, in un ambiente dove nel momento di difficoltà riescono sempre a fare una gara importante: noi dobbiamo essere pronti».

Allegri pensa a un turnover minimo, con qualche variazione soprattutto in difesa, perché davanti le cinque stelle continueranno a brillare in campo. Del resto, squadra vincente non si cambia Così come il modulo: dopo il martedì di Coppa Italia contro il Napoli, dove è tornato inizialmente alla difesa atre proponendo un 3-4-3, ora s’affida al canonico 4-2-3-1, l’assetto che gli ha permesso l’en plein con un filotto di dieci vittorie consecutive. «Però sono sempre i giocatori a contare più del modulo: stiamo giocando così perché le loro caratteristiche mi consentono di applicare questo sistema.

Se, quando la palla ce l’hanno gli altri, i tre rimangono in cima a guardare la partita, non potremmo fare queste prestazioni né subire lui gol in sette partite. Alla fine la differenza la fanno sempre l’atteggiamento e le qualità dei singoli».

Se le stagioni si decidono a marzo, anche il futuro degli allenatori viene svelato in primavera. L’anno scorso, proprio a marzo, Allegri comunicò al presidente Andrea Agnelli la volontà di restare sulla panchina bianconera, stavolta invece prende tempo dando la precedenza al campo. «Questo è un momento importante da vivere senza pensare al prossimo anno, è una regola di vita. Parlare del mio futuro interessa a pochi. 1 tifosi vogliono che la squadra arrivi in fondo e provi a vincere tutto: scudetto, Champions e Coppa Italia. Appena passerà questo periodo mi incontrerò con la società e decideremo cosa fare. Io comunque ho un contratto fino al 2018 e qui sto bene»

Gli ultimi allenatori della Juventus sono però durati al massimo tre anni, traguardo che Allegri taglia appunto a giugno. «A me piace andare in controtendenza – ammette il tecnico livornese -, con la società c’è totale sintonia in tutto e per Ritto. Bisogna vivere questo momento con entusiasmo e consapevolezza di poter arrivare in fondo a tutte e tre le competizioni e poterle vincere». Il futuro può dunque attendere, l’obiettivo triplete è lui presente al quale nessuno vuole rinunciare concentrarsi.
Massimiliano Allegri guarda al presente: «Se mi chiedete “Higuain giocherà tutte le partite da qui a fine stagione” io come faccio a rispondere? Posso dire quello che so: a Udine gioca. Poi dalla prossima non so. Ciò che importa è la condizione della squadra: da quando siamo ripartiti dopo la sosta natalizia, hanno giocato praticamente tutti, ottenendo gli stessi risultati, questo è un bel vantaggio per noi». Garanzie non può darne, ma il Conte Max sa che, per quanto possibile, dare riposo al Pipita non sarà facile: il 4-2-3-1 ha reso il bomber principale terminale offensivo e, soprattutto, gli ha consentito di limitare il faticoso lavoro di raccordo chiesto ora principalmente ai due esterni (l’infaticabile Mandzukice Guadici – do) e al Dybala fonnato tre- quartista. Così il Pipita può pure giocarle tutte, Champions e Coppa Italia comprese, anche se Megl i cercherà di dosare le forze per gli impegni più complicati e importanti, soprattutto se in campionato già oggi con un successo alla Dacia Mena il distacco sul secondo posto dovesse diventare di dieci punti. Ma Higuain è una indispensabile macchina da gol alla quale nessuno può rinunciare e la decisione di Allegri di schierare tutti i migliori lì davanti senza particolare turnover è un chiaro segnale: a Udine la Juventus può dare una spallata, definitiva o quasi, alla corsa per lo scudetto e non può prescindere dalla presenza del Pipita. L’argentino non si ferma e non rifiaterà nemmeno durante la sosta per gli impegni delle nazionali. Anzi, il numero 9 bianconero sarà chiamato a rigenerare la Seleccion albiceleste nel doppio confronto di q ualifìcazione mondiale con Cile e Bolivia: al fianco avrà sempre Paulo Dybala e tanti altri campioni. Dunque MI egri non potrà sfruttare i giorni di allenamento a Vinovo per lavorare con i suoi bomber, però potrebbe ritrovare un Pipita ancora più determinato per un grande finale di stagione. Prima tuttavia la Juventus deve affrontare impegni fondamentali su ogni fronte: due trasferte insidiose in Serie A (Udine oggi pomeriggio e Genova con la Sampdoria), ima sfida tosta allo Stadium con il Milan venerdì e la fondamentale gara casalinga di ritorno contro il Porto per accedere ai quarti di Champions. Il Pipita si scalda per continuare a viaggiare su una media gol vicina a quella clamorosa della passata stagione con la maglia del Napoli.

Da quando Allegri ha virato sul 4-2-3-1 come assetto tattico preferito, Higuain è tornato a tutti gli effetti agli standard realizzativi che lo hanno reso capocannoniere l’anno scorso e tra gli attaccanti più forti del pianeta. Merito di una manovra che ha guadagnato in ampiezza, permettendo al Pipita di ricevere maggiori rifornimenti e di toccare molti più palloni vicino alla porta avversaria. I numeri servono a sintetizzare l’impatto dell’argentino. Dopo la sconfitta con la Fiorentina al Franchi, la Juventus ha disputato dieci partite (sette di campionato, due di Coppa Italia, una di Champions) nelle quali Higuain ha messo a segno sette reti. Considerando soltanto i match di Serie A, nelle ultime undici sfide il Pipita è entrato nel tabellino dei marcatori per ben dodici volte, siglando anche tre doppiette. L’Udinese non è ima delle “vittime” predilette dell’argentino: in carriera ha realizzato solo due gol ai friulani, entrambi nella passata stagione e nella sfida di andata a ottobre allo Stadium aveva giocato solo parte del secondo tempo al posto di Mandzukic. Stavolta però è un’altra storia, è un altro Pipita.

La prima parte della stagione, quella pre-svolta al 4-2-3-1, aveva visto il gioco delle coppie coinvolgere sostanzialmente i tre attaccanti titolari. Archiviata l’epoca dell’alternanza condizionata anche da qualche infortunio, il 2017 ha poi portato Massimiliano Allegri a scegliere di non scegliere, andando all in con tutti i suoi campioni in attacca: da Paulo Dybala a Gonzalo Higuain, passando per quel Mario Mandzukic elemento essenziale per gli equilibri del firmamento Juve con così tante stelle sempre presenti in campo.
Ora, il gioco delle coppie in casa Juventus continua ma si sposta in un altro reparto: quello difensivo, coinvolgendo in particolar modo il pacchetto dei difensoricentrali. Sostanzialmente, il bel problema da affrontare in un momento come questo dove tutti sono abili e arruolabili, prevede la necessità di lasciar fuori di volta in volta tre dei cinque difensori che compongono il roster di centrali più forte e profondo d’Europa. Un tema che si ripropone anche in vista della partita con l’Udinese, con un occhio e non di più già rivolto alla sfida di venerdì sera che vedrà il Milan arrivare allo Juventus Stadium.

Se ài termini puramente teorici, la coppia che potrebbe essere considerata titolare rimane quella composta da Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, questa può essere anche tutelata in vista della partita col Milan. Perché entrambi fanno parte dell’elenco dei diffidati, un fattore che dovrebbe convincere Allegri a rischiarne solo uno dei due. Con Andrea Bal zagli destinato ad una gestione simil Marchisio, senza forzare oltre la singola partita a settimana, ecco che il doppio ballottaggio in attesa della riunione tecnica di questa mattina vede Chiellini favorito su Benatia e Ruga ni (a sua volta in diffida) in vantaggio su Bonucci.Un bel problema insomma, di quelli che ogni allenatore vorrebbe poter gestire di settimana in settimana.
Molti meno dubbi invece per quel che riguarda la composizione del restante reparto arretrato. Dopo due turni di riposo per fare spazio a Neto, in porta si rivedrà capitan Gigi Buffon. Così come sulle fasce si ri- comincerà a parlare brasi- liano, con Dani Alves pronto a partire titolare sulla destra a scapito di Stephan Licht- steinei; mentre Mex Sandro riprenderà il proprio posto sulla corsia sàiistra proprio sul campo dove l’anno passato segnò il suo pruno gol in maglia bianconera. Destinato quindi alla panchina uno dei grandi ex di q uesto àicontro, quel Kwadwo Asamoah diventato grande proprio all’Udinese, così come Juan Cuadrado e Mehdi Benatia.

Le scelte di Massimiliano Allegri saranno quindi quasi esclusivamente dovute alle esigenze della singola gara e non ad una programmazione di un ciclo di incontri. Sarà in effetti importante, per i campioni d’Italia, concentrarsi a dovere sulla gara di questo pomeriggio al Friuli per una serie di fattori che la rendono delicata.
Del resto, per cominciare dagli aspetti psicologici e motivazionali, il fatto di giocare dopo la sconfitta della Roma con il Napoli obbliga i bianconeri a un ulteriore sforzo di concentrazione per trovare stimoli in un campionato che sembra rimasto senza avversari. Avvicinare il verdetto scudetto è senz’altro l’obiettivo principale di Allegri, anche con l’intento di avere poi più tempo ed energie da dedicare ai turni finali della Champions Le- ague e della Coppa Italia. Il tecnico livornese sa che presto dovrà dedicarsi anche all’incontro risolutivo con la società per concordare il proprio rinnovo (a meno di sorprese, è ovvio). E la fumata bianca passerà solo attraverso una fiducia reciproca per almeno un altro triennio. Per arrivare a questa determinazione occorrerà aver sigillato col terzo tricolore la chiùsura del prima ciclo.
Tra i fattori di incertezza c’è anche l’avversario. Già all’andata l’Udinese fece soffrire la Juve fino al 90′. Delneri era appena approdato sulla panchina dei friulani e dette subito la sua impronta. La squadra friulana è ora in un momento di flessione forse anche a causa di una classifica che toglie la possibilità di combattere per un qualsivoglia obiettivo, tuttavia rimane temibile siaper l’organizzazione di gioco sia per le qualità di alcuni interpreti.

L’Udinese ha spesso giocato bene nei primi tempi per poi calare alla distanza, come accaduto ad esempio nell’ultima sconfitta casalinga contro in Sassuolo, quando Fofana aveva portato in vantaggio i suoi in apertura, ma Defrel, subentrato nella ripresa, aveva poi ribaltato il trend della gara con due gol in sei minuti.
Bruciante anche l’ultimo ko esterno subito contro la Lazio caratterizzato ancora una volta da un gol subito nel secondo tempo, questa volta su un calcio di rigore molto contestato concesso da Pairetto per un ipotetico fallo di mano di Adnan in un corpo a corpo con Immobile.
Fino a quel momento l’Udinese aveva messo in difficoltà la Lazio con un pressing portato ad un’altezza media con un’ottima organizzazione collettiva. Sui cambi gioco è la mezzala ad uscire sull’attaccante esterno mentre il terzino di parte resta stretto per assorbire eventuali inserimenti dei centrocampisti avversari.
Ottima la copertura del campo anche in mezzo. 11 tridente offensivo partecipa alla fase difensiva rientrando sotto palla. I due esterni alti stringono il campo imitando il portatore di palla ad andare pervie interne, dove Zapata marca il metodista ed i centrocampisti chiudono le altre opzioni di passaggio. Meccanismi in cui sappiamo Delneri essere un maestro. La Juve dovrà trovare i giusti accorgimenti. Sicuramente il doppio play potrà essere un grosso vantaggio per rendere veloce la circolazione palla, così come l’opzione del lancio a scavalcare potrà essere un’ancora di salvataggio nei momenti di eccessivo traffico.

Tuttavia la Juve è squadrache gestisce le problematiche tattiche che l’avversario può creare puntando sul fattore tempo. Sa che il cronometro gioca a suo favore anche perché in panelli na ha soluzioni varie e variegate che consentono di cambiare uomini e, di conseguenza, strategie di gioco.
Per la Juve la priorità è sempre quella di non commettere errori in difesa, la cui solidità è un riconosciuto punto di forza. L’Udinese ha tante soluzioni che in qualche modo dovranno essere inibite. Intanto la gittata lunga per Zapata che dovrà essere ostacolata con una marcatura sandwich, un centrale davanti e uno dietro, all’ex partenopeo. Non sarà del match Thereau ma non mancano le alternative nel reparto offensivo. Matos e De Paul sono esterni in grado di tagliare il campo senza palla ma anche di puntare l’uomo e provare a saltarlo in dribbling. Saranno di conseguenza molto importanti le coperture preventive dei corridoi centrali coi centrocampisti centrali, meglio lasciare spazio eventualmente sulle corsie esterne.

Possono essere pericolosi anche gli inserimenti dei centrocampisti tutti abbastanza reattivi e dinamici, Jankto e Badu in particolare.
Un’altra opzione offensiva interessante è quella dei calci piazzati che girano prevalentemente intorno alla sagoma di Zapata bravo nella presa di posizione, nello stacco e nel colpire in elevazione. Riesce sia a direzionare la palla facendo la sponda per i compagni sia a tirare con precisione e forza.
Detto dei pericoli che l’Udinese potrà creare e di come dovrà contrapporsi la Juventus è evidente che sarà la squadra di Massimiliano Allegri a dover fare la partita. Per questo è probabile che si rivedrà dall’inizio quel 4-2-3-1, ben interpretato finora dai suoi uomini di maggior classe.
La regia di Pjanic sembra ormai imprescindibile perle dinamiche juven- tine, così come la duttilità di Mandzukic sulla fascia sinistra. Il croato graffia, non solo con i piedi e la testa ma ora anche con le mani. E’ stato lui a scavalcare, con un fallo laterale battuto subitaneamente, Albiol e a permettere cosi a Dybala di procurarsi il primo rigore contro il Napoli in chiusura del primo tempo. In quell’azione c’è anche il motivo per cui Dybala è utile in posizione centrale. Stando vicino alla porta può buttarsi in area, quando Higuain retrocede. Un sincronismo che servirà anche a Udine.

Non è chiaro se il solo nome di Iseo (che poi sarebbe Francisco Roman Marco n Suarez) provochi pruriti molesti a Zinedine Zidane. Ma il sospetto, fortissimo, esiste: la “sensazione” è che il 24enne nazionale spagnolo non figuri nell’elenco di coloro che ispirano simpatia, nel senso molto britannico di condivisione solidale. Sarebbe a dire che il tecnico merengue ama tenere in caldo un posticino in panca al trequartista.

E’ successo anche nella passeggiata programmata nei Paesi Baschi, a Eibar: larga vittoria dei campioni d’Europa e “passerella” finale concessa all ex malagueno che alla mezz’ora del secondo tempo ha sostituìto James Rodriguez. Il risultato era già abbondantemente in ghiaccio e probabilmente la più fresca non è l’esclusione più dolorosa nella carriera di Iseo, ma il tabellino stagionale del giocatore recita impietoso: 20 partite in Liga, 12 da titolare, 7 subentri, 9 volte sostituito, 10 panchine senza entrare in campo; numeri simili in Coppa del Re; una presenza e 5 panchine in Champions per soli 68 minuti. E sul rendimento nel match di ieri: 6 palle perse in un quarto d’ora Qualcosa, evidentemente, non va e la Juventus in verità se n’è accorta da almeno un anno.

Desideri Già, un anno fa, quando Massimiliano Allegri era in pieno percorso Champions prima dell’eliminazione patita contro il Bayem. Iseo già frignava, mentr e presto sarebbe partita la trattativa per il rinnovo del tecnico toscano fino al 2018. E durante una cena, organizzata nel ristorante preferito dall’allenatore (zona Crocetta, a sud del centro di Torino) con i vertici del club bianconero, Allegri espresse due desideri: Prendetemi Higuain e Iseo. Disse così, più o meno, in tutta tranquillità, consapevole del fatto che la società avrebbe fatto il possibile per accontentarla La storia si sarebbe snodata attraverso capitoli assolutamente godu- riosi per il popolo juventino, con larrivo del Pipita a fine luglio quale flash indimenticabile dell’ultima estate. Ora, il pressing bianconero su Iseo non è finalizzato a convincere l’allenatore a restare anche la prossima stagione. Non ce ne sarebbe bisogno: Max sa benissimo che, con o senza Iseo, è diffìcile trovare un club migliore della juve in circolazio
e viceversa sarebbe dura trovar e un sostituto di Allegri in caso di addio.

Però l’intreccio fra campo e scrivania stuzzica parecchio e immaginare l’ex tecnico del Milan restale con il contratto rinnovato e con un Iseo in più è tutt’aitro che utopia Raccontano, le cronache spagnole di dii è molto informato su ciò che accade nelle segrete stanze di Valdebebas, che il gol segnato mercoledì da Iseo al Bernabeu (il primo del pirotecnico 3-3 finale contro il Las Palmas, il sesto del calciatore in campionato) non sarebbe bastato per cancellare quell’insoddisfazione latente che da tempo circonda gli addetti ai lavori abituati a incrociare quotidianamente il fantasista.

Nella Juventus, a caccia di ancor maggiore fantasia dopo aver innestato Miralem Pjanic in gruppo e aspettando l’esplosione di Marko Pjaca, Iseo sarebbe utilissimo sia da trequartista centrale nell’ipotetico trio di rifinitori dietro Gonzalo Higuain, sia da attaccante esterno, sia da mezz’ala (destra o sinistra non fa differenza) nel 4-3-3 prediletto da Zizou. Sarebbe il classico giocatore multitasking sulla casacca del quale si potrebbe appendere un sintetico messaggino: dove lo metti sta.
Sotto contratto fino al 2018, lo spagnolo non costa poco soltanto perché il proprietario del suo cartellino è una società non abituata a svendere. 11 Reai potrebbe “accontentarsi” di 35 milioni, con la variabile dei bonus die spesso segna il distacco tra un affare sfumato e un altro in via di definizione. Conclusione: se Beppe Marotta e Fabio Paratici vogliono, la trattativa si può infiammare anche a stretto giro di posta E da Allegri partirebbe l’applauso..

Udinese-Juventus streaming gratis, link tv e diretta live per vedere il match della Dacia Arena.

Partiamo da alcune statistiche OPTA che hanno caratterizzato il match nel corso della storia e analizziamo alcuni singoli protagonisti di questa stagione. La Juventus ha perso solamente una delle ultime 11 partite di campionato contro l’Udinese, ad agosto 2015: nel parziale otto successi piemontesi e due pareggi. La Juventus ha subito un solo gol nelle ultime sei trasferte a Udine in Serie A, nessuno nelle ultime tre: quattro vittorie e due pareggi per i piemontesi. L’Udinese arriva da tre sconfitte consecutive in campionato, non arriva a quattro da settembre 2015. L’Udinese non ha pareggiato nessuna delle ultime sette partite casalinghe di campionato: tre vittorie e quattro sconfitte. Solo cinque volte in Serie A una squadra ha ottenuto almeno 66 punti dopo 26 giornate e a fine campionato finora ha sempre vinto il titolo: Milan 2003/04, Juventus 2005/06, Inter 2006/07 e Juventus 2013/14. La Juventus ha vinto con il punteggio di 2-0 tutte le ultime tre trasferte di campionato e non pareggia da 17 gare fuori casa (12V, 5P). La Juventus è la squadra che segna di più nel primo tempo in questo campionato (25 reti finora). L’Udinese ha subito sette gol da calcio di rigore in questo campionato, più di ogni altra squadra – la Juventus è quella che ne ha concessi meno, uno soltanto. Con una rete Cyril Théréau raggiungerebbe la doppia cifra in Serie A per la terza stagione sulle tre disputate con l’Udinese. Paulo Dybala ha realizzato cinque reti in sei sfide contro l’Udinese in Serie A, solo alla Lazio (sei) ha segnato di più: due doppiette nelle due sfide più recenti.

Vediamo dove poter seguire la partita attraverso lo streaming su pc, tablet e smartphone: sono tante le offerte disponibili, alcune veramente molto interessanti. Andiamo a vederle nel dettaglio.

La gara delle 15, valida per la 27.a giornata di Serie A, sarà trasmessa da Sky Calcio 1 e Premium Sport (servizio accessibile solo agli abbonati): entrambe le reti danno inoltre la possibilità di godersi la partita su smartphone e tablet attraverso i servizi Sky Go e Premium Play.

Ottima anche l’alternativa offerta da Now Tv, per chi non è abbonato Sky: con 9,90 € si può acquistare la singola partita. Non dimentichiamo i vari siti ed emittenti straniere che hanno acquisiti i diritti alla trasmissione radiotelevisiva del match di domenica. Tra queste annoveriamo: América Televisión, Panama con TVMax, Romania con Pro TV, Nicaragua con Canal 4, Repubblica Ceca con CT, Portogallo con RTP, Paesi Bassi con SBS, Norvegia con MTG, Paraguay con SNT, Porto Rico con Fox.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

1897. LA PANCHINA DI CORSO RE UMBERTO. L’ inizio della storia della Juve è una leggenda. O, meglio, un gustoso romanzo che comincia nella primavera 1897 e si concretizza qualche mese dopo (la data non è precisa: c’è chi dice settembre, chi ottobre, ma è considerata ufficiale la data del 1° Novembre). Gli studenti del liceo Massimo D’azeglio di Torino si radunano accanto a una panchina di corso Re Umberto, quasi angolo corso Vittorio Emanuele. La Juventus nasce così. Ma la ricerca del nome è complessa, tra le tante proposte: poteva chiamarsi “Irish Club”, “Augusta Taurinorum”; i latinisti suggeriscono “ Ludus” e “Fatigando delectamur”, i torinesi doc optano per “Via Fort”. Alla fine unanimità di consensi per Sport Club Juventus, gioventù, perchè gli sportivi restavano giovani tutta la vita. Prima sede ufficiale, l’officina dei fratelli Canfari, corso Re Umberto 42; quota d’iscrizione una lira. Il primo presidente è Eugenio Canfari. 1898.

IN MAGLIA ROSA. La sede viene spostata in uno stallaggio in via Piazza 4, crocetta. Ora la Juventus è una squadra vera è propria; l’altra società cittadina, FC Torinese, la invita ad un’ amichevole al velodromo Umberto I (demolito ad inizio secolo). La prima divisa ufficiale è di pecorella rosa con pantaloni neri, fascia nera alla cintola, berrettino alla savoiarda e farfallino nero. La prima formazione: Varetto, Ferrero, Gibezzi, Rolandi, Chiapirone, G. Nicola, Armano, Malvano, M. Nicola, Donna e Farlano. L’8 Maggio si disputa a Torino, in un solo giorno, il 1° campionato di football: 4 squadre, ma la Juventus non è ancora pronta. 1899.

C’E’ANCHE IL DUCA DEGLI ABRUZZI. Gli anni del pionierismo sono duri, anche perché i ben pensanti non vedono di buon occhio quei “ragazzacci” che prendono a calci una palla. Per fortuna gioca anche qualche vip, come il Duca degli Abruzzi, celebre esploratore, che al Valentino si esibisce con una squadra chiamata Internazionale e contribuisce a dare un tocco di classe alla nuova moda del football, mentre il mondo preferisce ancora sport più mondani come ippica e ginnastica. La Juventus riceve i primi inviti ed è la prima squadra a portare a Torino una squadra straniera. La squadra di Canfari cresce di prestigio e acquisisce il diritto di giocare al Velodromo. 1900.

IL CAMPIONATO FINISCE INA GARA. L’11 Maggio è un’altra data storica. Dopo tre anni di rodaggio, ecco il giorno dell’atteso debutto ufficiale in campionato, proprio mentre a Torino nasce la Fiat e la Mole Antonelliana è stata da poco costruita. Con la Juventus, diventeranno i tre simboli universali della città. La prima avventura, nella 3° edizione del torneo, dura un solo pomeriggio. Si gioca in piazza d’Armi, che è ancora periferia estrema. I calciatori vengono battuti per 1-0 dal FC Torinese ed escono immediatamente di scena, però fanno una buona figura, sfiorando anche il goal.

1903. ARRIVANO LE MAGLIE BIANCONERE. Le maglie di pecorella rosa (fini e costose: 70 centesimi al metro) sono ormai stinte. John Savage, industriale inglese simpatizzante della Juventus, si offre di rinnovare le divise e ordina quelle nuove a Notthingham, dove ha interessi commerciali. Orrore, quando arrivano le nuove maglie: per un errore è diverso il colore. Sono bianche e nere, a strisce verticali. La nuova divisa , che non piace, diventerà leggendaria, però mancano soldi per una nuova ordinazione. E la Juventus per caso cambia look. 1904.

SOLDI E RINFORZI DALLA SVIZZERA. C’è sempre il Genoa a intralciare i sogni di gloria della Juventus, che per il secondo anno arriva ad un passo dal trionfo in campionato. Di nuovo in semifinale viene sconfitta ( 1-0) dal Genoa al termina di una partita combattuta e incerta. Ma la squadra è sempre più forte e dalla Svizzera arrivano tre fratelli, che portano un po’ di talento e, soprattutto, tanto denaro. Così al suo 6° anno la Juventus è già grande e vinc e il primo scudetto. 1906.

IL PRESIDENTE DICK FONDA IL TORINO. Il presidente dello scudetto, Alfredo Dick, uno svizzero proprietario della manifattura “Pellami e calzature”, ha grandi idee ma è un personaggio discusso e viene costretto a dimettersi. È accusato di voler esportare all’estero la Juventus cambiandole perfino il nome in “Jugend Fusballverein”, alla tedesca. Così se ne va fra le polemiche e insieme al presidente della FC Torinese, fonda una società che diventerà rivale storica dei bianconeri: il FC Torino. Nato, appunto da una costola della Juve.

1915. NASCE “HURRA’” PER I SOLDATI. La prima guerra mondiale, dopo l’uccisione dell’Arciduca d’Austria, non ha ancora coinvolto l’Italia. E il campionato 1914-15, diciottesimo della storia, parte regolarmente a ottobre. Non arriverà alla fine, sospeso a maggio per sopravvenuti problemi bellici. Per la Juve fu una stagione dignitosa, conclusa in anticipo perchè una sola squadra aveva diritto di accedere alla fase finale, e i bianconeri si erano classificati dopo il Genoa. Anche per i calciatori sta per scoccare l’ora triste della guerra; viene fondato “Hurrà Juventus”, il giornale bainconero che arriverà anche al fronte per raccontare quel che resta del calcio e che resisterà fino all’ottobre 1916, prima di interrompere le pubblicazioni.

1917-19. I BOMBER SPARANO AL FRONTE. Sono gli anni bui della guerra. I cannoni sostituiscono tristemente i cannonieri, e molti bianconeri partono per il fronte; tra cui gli ex ragazzi del liceo D’Azeglio. Quando i cannoni cessano di seminare terrore, lo sport torna prepotentemente alla ribalta. E il calcio,in modo speciale, viene salutato come segnale di resurrezione. Insieme col ciclismo, che continua ad affascinare le folle. Così la palla torna al centro e la Juventus ricomincia la sua scalata, col professor Corrado Corradini, un poeta, presidente.

1936.MUORE EDOARDO AGNELLI, SOLTANTO UN 5° POSTO. Dopo i trionfi a catena, ala tragica morte in estate, in un incidente aereo, di Edoardo Agnelli è stata triste presagio di un periodo amaro. Anche se la squadra, pur non vincendo, non crollerà, finendo al 5° posto, nel ca mpionato vinto dal Bologna. Dopo i tormenti della stagione precedente, la Juve sfiora un nuovo scudetto e conquista la sua prima Coppa Italia.

1944.SI GIOCA IL TORNEO DI GUERRA. È quasi un miracolo se si gioca fino al 1944, un abbozzo di torneo regolare denominato Campionato di Guerra. Grazie al presidente Dusio, industriale, la Juventus diventa Cisitalia e può proseguire, mentre il Torino per un anno si chiama Torino Fiat. Questo fu un torneo strano e improvvisato, ricco di paure e incognite. Tra la fine del ’44 e il e al primavera del ’45 l’attività calcistica è ferma in blocco. La fiammella dello sport viene tenuta accesa soltanto da qualche esibizione, come un paio di derby. Uno si gioca il giorno di Pasqua del ’45 per onorare la memoria di Pio Marchi, glorioso bianconero decaduto sotto i bombardamenti; ma la partita viene sospesa tre volte perchè gli spettatori contagiati dal clima dei tempi si prendono a pistolettate. Il calcio vive giorni difficilissimi, con amichevoli semiclandestine in provincia: l’ingaggio è pattuito in formaggio, burro, sacchi di riso. M al Juve resta unita grazie al carisma di Dusio. Finita la guerra, il calcio riprende faticosamente quota. E le squadre liberate dal regime, ritrovano i nomi tradizionali: Inter, Milan, Genoa. Anche gli stadi abbandonano i nomi imposti dal fascismo, così il “Benito Mussolini”di Torino diventa semplicemente il “Comunale”.

1980. CALCIO SCOMMESSE SENZA MACCHIA. Gli anni dalla 2° Guerra Mondiale sono passati tra vittorie e sconfitte per la Juve tra i vari campionati e derby…ma esplode il primo calcio-scandalo: il Milan viene retrocesso in B per le scommesse clandestine, con la Lazio. La Juve seconda riesce a non farsi immischiare mai negli strani “giochi” che avvelenano il calcio.

1985. A BRUXELLS TRIONFO E TRAGEDIA. Bruxelles: un trionfo nell’incubo della tragedia, nel ricordo dei tifosi schiacciati nella calca. L a Coppa Campioni sembra davvero “maledetta”, e non può esserci gioia vera nella vittoria sul Liverpool segnato dalla furia omicida degli holigans. Ma la stagione regala, per fortuna altre soddisfazioni, come la Supercoppa europea conquistata al comunale: neve e ghiaccio sul campo, la Juve organizza squadre d’emergenza per spalare e rendere agibile il campo, affitta centinaia di stufette a gas che sghiacciano il terreno.

1992. RIECCO BONIPERTI E TRAPATTONI. Giovanni Agnelli, deluso dalla stagione precedente, ha richiamato Boniperti ma anche l’allenatore dei tanti trionfi, Giovanni Trapattoni, reduce da 5 stagioni col l’Inter. Così la squadra ritrova un buon assetto difensivo e funziona, vincendo in campionato il Trofeo Berlusconi a San Siro. Proprio con i rossoneri, duello entusiasmante per l’intera stagione; i bianconeri tengono il passo e pareggiano gli scontri diretti. Alla fine un secondo scontro tutt’altro che deludente. In Coppa Italia, la Juve elimina anche il Milan, ma si deve arrendere in finale all’emergente Parma.

1995. LIPPI FA SUBITO UN DOPPIO CENTRO. La Juventus viene affidata a Marcello Lippi, reduce dall’aver portato il Napoli in Europa.Mentre Trapattoni emigra al Monaco. Così tra un ritocco in difesa, un rinforzo di vari giocatori come Dino Baggio, la juve vola e prende il largo, vincendo lo scudetto e la Coppa Italia. Da qui il vero inizio di una Juve vincente!!!

LE LORO PIU’IMPORTANTI VITTORIE. − IL 1° SCUDETTO: nel 1905 non si gioca ancora per lo scudetto ma per la “ targhetta”, sono i tempi dei giocatori con i baffoni a manubrio e delle divise mai uguali − IL QUINQUENNIO: ci fu, agli albori del calcio il domino del Genoa, ma il ciclo dei 5 scudetti consecutivi consegna alla Juventus la popolarità che nessuna altra squadra aveva avuto. −

GLI SCUDETTI DI TRAPATTONI: in dieci anni di allenamento alla Juve, il trap perse solo 4 scudetti. − LIPPI ESORDIO VINCENTE: con una nuova dirigenza e Lippi in panchina i bianconeri tornano allo scudetto dopo un’astinenza di nove anni che non aveva precedenti nel dopoguerra. − LE NOVE COPPE ITALIA: come per gli scudetti, anche nel numero delle Coppe Italia la Juventus non ha rivali: ne ha vinte nove, due in più della Roma. −

COPPA CAMPIONI , CHAMPIONS LEAGUE, COPPE UEFA ’77-’90-’93, COPPA INTERCONTINENTALE I GRANDI CAMPIONI. ROBERTO BETTEGA. Nel parlare di Bettega è difficile resistere all’incantesimo del suo talento, della sua eleganza. Attaccante puro e poi sempre più versatile e completo, capace di gesti sublimi, come il goal di tacco al Milan. Ma fu escluso dal calcio non solo per la sua malattia polmonare, ma anche per l’ infoturnio a un ginocchio.

Tutta non se ne vende. «Guardi che macello di traffico, la gente aveva paura pure a scendere dalla macchina». Giornataccia per Ciro, che di mestiere fa l’ortolano dietro l’angolo. Accanto al suo negozio, banchi basic, mica come quelli di certi gourmet vegetali con le mele che brillano come rubini, c’è un minimarket, poi un ciabattino, cose così. Di fronte un vecchio edificio in via di eterna ristrutturazione, un venditore di olive, un gommista. Forcella a poche centinaia di metri, case crepate e monumenti. E in mezzo alla Napoli popolare lo splendore di Palazzo Caracciolo, depredato ai tempi di Masaniello, ex dimora nobiliare, ex caserma ora grande albergo con SPA. Polizia, carabinieri, vigili urbani a presidiare la zona, perché magari non sono tutti amichevoli come il pizzaiolo che ha portato in dono l’immancabile creazione dedicata questa volta a Cristiano Ronaldo. «Tutto a posto, che problemi vuole che ci siano?», ringhia la capovigilessa. Tutto a posto, vallo a dire a Ciro e a suo figlio Gianluigi, interista, per la cronaca. «Un via vai di ragazzini e di parolacce. Non si fa così, è pur sempre una squadra di calcio». Già, una squadra di calcio. Gianluigi per l’occasione è agnostico, Ciro invece è un tifoso profondo e si aspetta una giornata migliore con un successo miracoloso. Alza gli occhi dal banco delle melanzane e dice, «guardi un po’ qui». Soffitto e muri sono tappezzati di prime pagine che raccontano le grandi giornate del Napoli. In un angolo sopra la cassa una sciarpa celebra l’inimicizia, per usare un eufemismo, con la Juve. «Ah, quella…». Il Napoli ha altro da fare oggi. Ha da compiere l’impresa, spinto anche da quelli che hanno voluto accogliere il Madrid con stile piazzando uno striscione. «Dalla Spagna con furore vi accogliamo con amore». A suon di gol, sperano.

ICONE Piacerà il presepe a Cristiano Ronaldo? Marco Ferrigno non se ne cura. La sua famiglia fabbrica statue e statuette in ceramica dal primo Ottocento e quella di CR è così esatta che ha pure i diamanto-ni alle orecchie dell’identica misura. «Io dico che qualche gol lo facciamo, il problema è non prenderne. Questa partita deve servirci per il futuro della squadra e per l’immagine di Napoli. La città sta vivendo un bel momento. Poi, con un po’ di fortuna, chi lo sa…». Per non sbagliare Marco, che prepara sempre i doni del Napoli per gli avversari, per i madridisti ha infiocchettato dei bei Pulcinella, ma senza includere il corno portafortuna che si trova dappertutto nel suo negozio. «Se permette il corno ce lo teniamo noi». Napoli ironica, Napoli scaramantica, raro sentir dire «passiamo noi». Si va dal «difficile, lo sappiamo», al «vinciamo ma non ci qualifichiamo», al «sono forti e comunque usciamo a testa alta». Solo nel negozio ufficiale del Napoli si sbilanciano: «Ce la facciamo, ma qui i turisti girano e vendiamo tante maglie, purtroppo io non posso chiudere presto come fanno tanti per andare a vedermi la partita». Chiude per esempio la stimata università Federico II, facoltà di economia e commercio e ingegneria, piazzate nel quartiere Fuorigrotta, quello dello stadio: a mezzogiorno tutti a casa.

PERSONE All ’arrivo del Madrid fuori dall’albergo ci sono un migliaio di persone e i tassisti cominciano a sacramentare. «Ma davvero hanno scelto l’albergo per la copertura wifi? E non ce la facevano a stare due giorni senza internèt?», con l’accento sulla seconda e. «Voglio vederli arrivare al San Paolo da qui», è la maledizione scagliata. Intanto i ragazzini si affollano intorno alle telecamere piazzate davanti a Palazzo Caracciolo urlando Forza Napoli e una mamma sfida la security per portare la figlia disabile a farsi una foto con Cristiano Ronaldo. Quello del minimarket ha messo fuori una rara bandiera del Napoli. A Napoli le bandiere si usano poco, hai visto mai che porti sfortuna. Al Bar Nilo, noto per l’altarino a Maradona, si sfornano caffè e considerazioni più che pronostici. «Sarà una bella festa, un successo comunque vada. È il Real Madrid, mica una squadra qualunque». Si prevede una città chiusa per calcio e quello della vigilia è un caos calmo se confrontato a ciò che succederà al San Paolo: 56.000 anime, 4,4 milioni in cassa, 1500 tifosi spagnoli con tre poliziotti al seguito. La curva sta organizzando una sciarpata in grande stile e altre coreografie e nella tribuna si affolleranno i vip. Ci saranno il regista Paolo Sorrentino e lo chef Antonino Cannavacciuolo, molti ex giocatori mugugnano perché il presidente De Laurentiis ha tagliato i biglietti omaggio. Si sono dovuti arrangiare, non tutti sono Maradona trasportato come una reliquia al Berna- beu. A proposito di Maradona, la giunta comunale ha approvato la mozione per la cittadinanza onoraria a Diego, al termine di una discussione infiammata come le vigilie in casa Cupiello. Del resto si sa, Maradona piace o non piace. Ma a Napoli c’è sempre, come il presepe, figurarsi se manca anche solo in effigie nel giorno della Grande Attesa.

Il segreto per battere un avversario che sembra molto più forte lo conosce bene Patrizio Oliva, che il 15 marzo del 1986 a Montecarlo vinse ai punti il Mondiale Wba dei superleggeri contro il favoritissimo argentino Ubaldo Sacco, per il quale all’epoca faceva un tifo sfegatato Diego Armando Ma- radona. «Con il Pibe ci fu anche una aspra polemica», ricorda Oliva. Quella impresa è rimasta negli annali, stasera il Napoli è chiamato a compierne un’altra altrettanto ardua: «Devi combattere per la gloria e non per il premio – dice Oliva -. Gli azzurri non dovranno essere undici leoni ma undici guerrieri. Il leone si sazia, il guerriero no».
RICETTA Fame e determinazione, questi gli ingredienti per andare in battaglia: «Il fatto che tutti pensassero vincesse Sacco mi diede una carica incredibile – afferma Oliva con un filo di commozione -, il mio livello di concentrazione fu altissimo. La nostra fu una vera e propria maratona, stavolta mi sento di dire che il Real ha vinto il primo round ma il Napoli è rimasto in piedi. Di conseguenza c’è ancora la possibilità di ribaltare il risultato. Certo, non sarà semplice. Bisognerà non avere fretta. Fidatevi di un ex pugile, guai ad abbassare la guardia». Un consiglio che i ragazzi di Sarri dovranno tenere a mente, anche se potrebbe non bastare. «Bisognerà andare oltre la sofferenza. Arriverà un momento nel quale il Napoli sarà in difficoltà, lì si capirà come andrà a finire. Se gli azzurri andranno oltre la fatica, potranno impensierire davvero l’avversario». E magari mandarlo k.o.. «Podemos» oppure «Cia putimme fa’», in fondo non c’è tanta differenza.

Come si fa a trasformare il sogno in Realità? «I napoletani si esaltano quando sono sfavoriti perché è nel nostro Dna quello di partire battuti per poi stupire. Qui si dice sempre “Cia putimme fa’ ”, è un po’ il nostro motto di vita». Parola di Franco Porzio, uno che alle imprese di ogni tipo è abituato. Nello sport come nella vita. Oggi è presidente delll’Acquachiara, formazione di Serie A di pallanuoto, e gestisce piscine nelle quali si allenano tanti giovani della città. Nel 1992 era in vasca a Barcellona quando il Settebello azzurro, dalla spiccata anima partenopea, ribaltò il pronostico nella finale olimpica contro la Spagna. «Per compiere una impresa come la nostra il Napoli deve essere innanzitutto focalizzato sull’obiettivo. Guai a lasciarsi distrarre dal contesto, noi avevamo tutto il pubblico contro mentre stasera il San Paolo spingerà gli azzurri. Può essere un rischio farsi condizionare, in sfide del genere bisogna avere una forza mentale superiore agli avversari e non trascurare i dettagli».
PARAGONE Questo Real come quella Spagna è un insieme di campioni: «Noi entrammo in vasca coscienti del valore dell’avversario, devi esserlo per diventare ancora più spietato. Ecco, in partite del genere serve l’istinto del killer». Se si dovesse andare ai supplementari, come a Barcellona nel 1992, a Porzio (che è andato a Madrid col fratello Pino, all’andata) torneranno in mente i ricordi: «Ho già i brividi per questa partita, figuriamoci se si andasse ai supplementari. Lì servirebbe poi un colpo di genio, una giocata alla Insigne. Ovviamente, devi essere accompagnato anche da un pizzico di fortuna, determinante in certi appuntamenti». Mucha suerte Napoli.

Come sempre in vigilia, fioriscono le statistiche. Per incoraggiare il Napoli ne peschiamo una che ci sembra più positiva di altre: in un turno a eliminazione diretta di Champions League è successo 11 volte che all’andata la squadra in trasferta perdesse per 3-1. Bene, in quattro occasioni – incluse le ultime tre – la rimonta al ritorno è riuscita. Qualcosa più di uno spiraglio, quattro su undici equivale a più del trenta per cento delle possibilità. L’importante è non illudersi e avvicinarsi alla partita con la mente libera e il cuore pieno. La pressione è tutta sul Real, grande favorito.

GUAIO Il problema vero è rappresentato da Gareth Bale. All’andata il gallese non c’era, ancora convalescente dal brutto infortunio a una caviglia. Lo sostituì il vaporoso James Ro- driguez, colombiano tutto toc- chetti e giochetti. Bale lo conosciamo tutti, va dritto verso la porta, sospinto dalla sua velocità supersonica. Non sappiamo bene in quali condizioni sia. Un conto è la Liga e un altro la Champions, però nelle quattro partite in campionato giocate dal rientro in poi ha segnato due gol, uno l’ha rifilato all’Espanyol e un altro al Villar- real. Bale è annunciato a destra come al solito, ma la cosa non significa molto. Zidane è solito alternare gli esterni d’attacco, spesso il gallese e Cristiano Ronaldo si scambiano le posizioni. Terzino destro del Napoli è Hysaj, nelle ultime settimane lato debole della linea difensiva di Sarri. È in flessione, causa stanchezza: dopo Reina, Callejon e Hamsik è l’azzurro che ha giocato di più. L’albanese ha accumulato nelle gambe un totale di 2.684 minuti in partite ufficiali. Nel suo ruolo si scarica una delle lacune della rosa, il sostituto naturale è lo stagionato Maggio.
RIMEDIO Oggi però non è più come una volta, non ci si difende uno contro uno, ma di squadra, per cui il Napoli dovrà fronteggiare con movimenti collettivi la rinascita della BBC.

Bale-Benzema-Ronaldo. In un certo senso dovrà un po’ snaturarsi, temperare l’aggressività e armarsi di pazienza, per evitare che il Real segni subito il gol spegni-San Paolo. Un numero fa riflettere: il Madrid realizza almeno un gol da 46 partite di fila. Se si riuscirà a spezzare questa serie positiva, l’impresa diventerà possibile sul serio. Saranno importanti i posizionamenti difensivi in possesso palla, bisognerà dare copertura preventiva a ogni avanzata, perché in caso di perdita del pallone andranno disinnescate le ripartenze, più o meno «alte», ma di sicuro fulminee del Madrid. Novanta minuti sono lunghi, non è necessario caricare a testa bassa dal principio. Tanto più che aggredire il Real non è facile. I re- port sulla Champions League 2016-2017 informano che i blancos hanno tenuto un baricentro medio più alto di quello del Napoli, quasi due metri in più. Che non sono molti, ma che dicono come il Real Madrid abbia un assetto naturalmente a trazione anteriore, in forza della qualità e della personalità dei suoi giocatori. Il Napoli, all’opposto, sta in alto sulla scacchiera grazie alle alchimie di Sarri.

INSERIMENTI Primo non prenderle, ma bisogna segnare due gol. Come? Davanti si va verso la conferma dei tre piccoletti, Callejon-Mertens-Insigne. Mertens in Serie A è diventato un cannoniere seriale (18 gol) e in Champions ha accumulato quattro reti e due assist nel girone, ottimo bottino, però al Bernabeu si è dissolto. Sabato all’Olimpico il belga si è accasciato: crampi, piccole noie. Chissà quale sarà il suo impatto sul match. Con Dries a volte non ci sono mezze misure, tutto o niente. Il Madrid è vulnerabile, ha soltanto la quarta retroguardia della Liga. Gli capita di soffrire in situazioni di difesa schierata e di ritardare i riposizionamenti una volta persa palla. Hamsik e Rog sono in grado di aprire crepe con le loro capacità di inserimento. Tutti e due possono arrivare alla conclusione, imbeccati dalle fasce, da intuizioni di Mertens, da un filtrante di Diawara o chi per lui su palla intercettata. Vada come vada, la partita insegnerà qualcosa. L’attitudine ai massimi livelli passa per serate così.

Qualcosa l’avevamo anticipata sull’esito dell’incontro tra Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis. Avevamo evitato di parlare di pace, preferendo scrivere di una tregua che le parti hanno accettato per non infuocare l’ambiente alla vigilia della sfida col Real Madrid. La conferma è arrivata da uno dei diretti interessati: «Siamo uniti per forza di cose, ora l’obiettivo comune è far bene. Dell’incontro col presidente non ne parlerei neanche, in mezz’ora abbiamo parlato 28 minuti di cinema. Ho due-tre cose in testa, ho buttato giù un

paio di sceneggiature e spero che non si arrabbi per il calcio altrimenti non mi fa più fare i film. Di calcio abbiamo parlato 30 secondi, ma molto in generale di situazioni futuribili. Non vedo possibilità che in questo momento non ci sia convergenza». Pronti, via e l’affondo di Sarri è arrivato puntuale, persino sarcastico quando parla di film. In pratica, ha lasciato intendere che lui andrà avanti per la propria strada, una presa di posizione che, sicuramente, non sarà piaciuta al presidente e, dunque, le tensioni tra i due restano ancora alte. Ma, fino a quando arriveranno i risultati, non conviene a nessuno mettere in discussione il rapporto con l’altro. Di queste cose, probabilmente, se ne riparlerà soltanto a fine stagione.
COLPO DI GENIO Rimontare due reti al Real Madrid non sarà un’impresa semplice. I numeri ricordano che la squadra di Zi- dane va in gol da 46 partite consecutive. E il Napoli per avere qualche speranza di qualificazione, dovrà evitare di subirne. «Spero di non aver usato tutto il mio genio per i film — sorride divertito —. Il Real ha qualità tecniche, ma anche fisiche, impressionanti. Nel mondo ha segnato più di tutti. L’aspetto più importante è la fase difensiva, servirà sacrificio e applicazione, ma anche facendo bene le loro qualità potrebbero venir fuori singolarmente. Ma ce la giocheremo, anche se abbiamo.

VERSIONE TOM CRUISE Sarri sente aria di impresa parlando di cinema. Ci adeguiamo: eccolo nei panni di chi osa l’impossibile e vince soltanto il 3% di passare il turno».

GESTIONE E’ una partita che richiede un grande equilibrio nella gestione, bisogna evitare di commettere errori di presunzione, magari per la grande pressione che può mettere un evento del genere. «Per la verità la pressione è tutta su di loro. Loro sono i campioni del mondo ed i più ricchi. Ma noi abbiamo la tifoseria campione del mondo e la vedranno tutti. E’ una gara quasi impossibile, ma può diventare difficile e può darsi che gli faremo girare leggermente i co….ni», ha spiegato l’allenatore napoletano, che conta molto sull’apporto del San Paolo. «Loro sono abituati alle grandi partite ed a condizioni ambientali non semplici. L’ambiente deve servire a noi, non per influenzare loro che sono abituati. Quello che conta è ciò che si trasmette sul campo, con l’anima. Dovrà essere una festa, ma l’obiettivo è quello che certe partite devono diventare un’abitudine, ma ci dovremo lavorare».

Loading...
(Visite Totali 51 ---- Visite Oggi 1 )