Streaming Rojadirecta Juventus – Milan Gratis Live Tv Roja directa

By | 10/03/2017
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Juventus-Milan streaming gratis. Mancano ormai meno di tre ore all’inizio della partitissima tra bianconeri e rossoneri: entrambe le squadre hanno perso alcuni pezzi durante questi giorni. L’ultimo di questi è Suso, che non sarà nemmeno in panchina: il problema muscolare che lo ha attanagliato in questi giorni sembrava scomparso, ma poi stamattina eccolo presentarsi di nuovo, e così lo spagnolo non potrà scendere in campo. Al suo posto dunque sull’out sinistro ci sarà Deulofeu, mentre dall’altra parte ecco Ocampos, che avrà la sua chance da titolare in una gara così importante. Montella probabilmente dovrà anche fare a meno di Locatelli: il baby centrocampista rossonero non sarebbe sceso in campo comunque dal primo minuto, ma la febbre lo costringerà quasi sicuramente a dare forfait. Giocherà Sosa in mezzo al campo, coadiuvato da Bertolacci e Pasalic.

In difesa favorito Zapata su Paletta per una maglia da titolare, mentre in avanti Bacca sfida Higuain. A proposito di Juventus: Allegri non ha ancora deciso come riposizionare il suo scacchiere con l’assenza di Cuadrado. Il tecnico toscano non sa ancora se alzare il raggio d’azione di Dani Alves, dare un’opportunità a Pjaca oppure infoltire il centrocampo affiancando a Pjanic e Khedira Marchisio. Invece sembra sicuro del posto Benatia al posto dell’ acciaccato Chiellini.

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E’ arrivata la conferma da parte di Sky pochi minuti fa: Suso non sarà del match questa sera. L’esterno spagnolo ha visto riacutizzarsi in mattinata il problema muscolare che non lo ha fatto allenare bene per tutta la settimana, e così Montella non potrà contare su di lui. Al posto dell’iberico scenderà in campo Lucas Ocampos, però non sull’out sinistro ma su quello destro: nella posizione di Suso infatti agirà Gerard Deulofeu, all’esame contro la Juventus. Sarà l’occasione per capire il suo effettivo potenziale e quello di tutto il Milan, che proverà a dare ancor più continuità ad un ottimo periodo di forma coinciso con quattro vittorie e un pareggio nelle ultime cinque partite. La Juventus dal canto suo vuole arrivare al meglio alla sfida di martedì contro il Porto con una conferma in campionato, dove potrebbe esserci la definitiva parola fine alla parola scudetto già a marzo. I bianconeri infatti vincendo andrebbero momentaneamente a +11 su una Roma in crisi (tre sconfitte nelle ultime tre partite ufficiali), che dovrà affrontare domenica sera al Barbera un Palermo in cerca di punti salvezza.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv Rojadirecta: non ci saranno Suso, Marchisio e Chiellini

Mancano poche ore all’inizio del big match che aprirà le danze della 28.a giornata del massimo campionato: alle ore 20.45 allo Stadium si affronteranno due squadre che in passato sono state protagoniste di sfida epiche, cioè Juventus e Milan. Andiamo a vedere subito le ultime sulla formazione di entrambe le compagini, partendo da qella bianconera: i padroni di casa devono fare i conti con gli stop di Chiellini e Sturaro, a cui si aggiunge la squalifica di Cuadrado. Per questo motivo Allegri deve riflettere su come ovviare al meglio sopratutto alle assenze del roccioso centrale italiano e dell’esterno colombiano: al posto del “Chiello” dovrebbe giocare con ogni probabilità Benatia. Sembra proprio infatti che il tecnico toscano voglia dare una chance da titolare al difensore marocchino, fin qui davvero poco impiegato: panchina dunque per Rugani e Barzagli. Al posto invece di Cuadrado potrebbe essere avanzato Dani Alves nel tridente dietro ad Higuain, ma è viva ancora l’ipotesi Pjaca o un cambio modulo con Marchisio, Pjanic e Khedira a formare una linea mediana a tre.

Juventus-Milan streaming gratis Rojadirecta: c’è Ocampos!

Passiamo ai rossoneri: Montella è in apprensione per le condizioni di Suso, convocato al pari di Locatelli ma entrambi in forse. L’esterno spagnolo in mattinata ha avvertito un riacutizzarsi del fastidio muscolare accusato contro il Chievo, mentre il centrocampista è alle prese ancora con qualche linea di febbre. Staremo a vedere: per il momento in pole per sostituirli ci sono Ocampos e Sosa. Il centrocampista argentino avrebbe comunque giocato in regia, visto che nelle ultime partite ha inesorabilmente scalato posizioni nei confronti del match winner dell’andata.

Una sfida nella sfida sarà anche quella tutta sudamericana fra Higuain e Bacca: quest’ultimo sembra proprio essersi ripreso dopo un periodo di appannamento e da quelle voci di mercato che lo vedevano costantemente fuori dall’orbita Milan. Di seguito analizzeremo tutte le possibili soluzioni per poter vedere Juventus-Milan in streaming gratis: le offerte e alternative sono diverse, andiamo a scoprirle tutte.

Juventus-Milan streaming gratis Rojadirecta: le ultime dallo Stadium

Oggi è la giornata del big match anticipo della 28.a giornata del campionato, che vedrà di fronte allo Stadium di Torino Juventus e Milan. Rispetto alle indiscrezioni di ieri su un possibile impiego dal primo minuto di Pjaca, in virtù della squalifica di Cuadrado, oggi pare che Allegri invece sia intenzionato invece a schierare Dani Alves e non l’esterno croato. E’ lo stesso allenatore toscano a spiegare le sue impressioni sulla formazione anti-Milan in conferenza stampa: “Oggi dopo l’allenamento deciderò se giocherò con il centrocampo a tre o con Pjaca, o magari con Dani Alves alto. Domani avrò le idee molto più chiare. Chiellini è out, molto difficile che recuperi per il Porto, gioca Bonucci e uno tra Benatia, Rugani e Barzagli, con Benatia in vantaggio. Sturaro probabilmente torna con la Samp, Lemina è in gruppo”. Quindi anche a proposito della difesa sembra proprio che finalmente Benatia avrà una chance da titolare, visto l’infortunio di Chiellini. Per il resto formazione confermatissima. Nei rossoneri invece con ogni probabilità non ci sarà il match winner dell’andata: Locatelli infatti ha la febbre, mentre Montella ritrova Suso dopo i fastidi muscolari accusati in settimana. Ecco le parole del tecnico campano in conferenza: “La Juve è fortissima, sa aspettare e poi colpire, comandare il gioco o lasciarlo agli avversari. Insomma, sanno vincere ma…anche perdere. Con l’umiltà giusta e credendoci si può fare. Giocano in maniera diversa rispetto agli altri incroci e potrebbero cambiare ancora. Ci conosciamo e sorprendersi non è facile, certo non saranno distratti dal ritorno di Champions, su cui comunque gli consiglierei di concentrarsi visto che il campionato ormai è vinto…”. Sempre a proposito della formazione che sfiderà i campioni d’Italia, in difesa dovrebbe spuntarla alla fine Zapata su Paletta per affiancare Romagnoli, mentre a centrocampo si va verso il trio Sosa, Bertolacci e Pasalic. Confermatissimo il tridente con Bacca al centro e il ristabilito Sosa e Deulofeu ai lati.

Juventus-Milan streaming gratis diretta tv Rojadirecta: è il big match della 28.a giornata

La 28.a giornata del massimo campionato italiano si aprirà domani sera allo Stadium di Torino ore 20.45 con l’anticipo del venerdì fra bianconeri e rossoneri. Si gioca un giorno prima perchè poi la Juventus martedì scenderà in campo sempre fra le mura amiche per fronteggiare il Porto e difendere il 2-0 con cui la formazione di Massimiliano Allegri si è imposta allo stadio Do Dragao. Ma veniamo alla sfida contro il Milan: si tratta di un crocevia importante in ottica scudetto, visto che con una vittoria Higuain & Co. potrebbero portarsi momentaneamente a +11 dalla Roma seconda. Certo, l’avversario è molto ostico, soprattutto in questo momento: i ragazzi di Montella infatti arrivano da una striscia di vittorie incoraggiante (tre per l’esattezza, l’ultima 3-1 contro il Chievo) che fa ben sperare in vista del big match.

Il Diavolo dovrà provare con tutte le sue forze a uscire dallo Stadium con una vittoria: le sue concorrenti per un posto in Europa non accennano a calmarsi, quindi c’è assoluto bisogno di fare risultato. Quindi sarà una partita tutta da vivere: andiamo ad analizzare i possibili schieramenti delle due squadre e dove vedere Juventus-Milan in streaming gratis diretta live tv Rojadirecta.

Juventus-Milan streaming gratis: dove vedere la diretta live tv e Rojadirecta

Come arriva la Juventus – Bene, ma non benissimo: infatti Allegri può sicuramente essere soddisfatto del +8 sulla Roma (nonostante il pareggio contro l’Udinese) ma al tempo stesso per la gara contro i rossoneri dovrà fare a meno di Chiellini e Sturaro infortunati, ma anche di Cuadrado squalificato dal giudice sportivo per un turno. Al posto del difensore potrebbe giocare dal primo minuto Barzagli, mentre la squalifica del colombiano lancia Pjaca per una maglia da titolare. Molto dipenderà dall’assetto tattico che deciderà il tecnico toscano, perchè in caso di centrocampo a tre giocherà Marchisio e non il croato.

Come arriva il Milan – Buone notizie per Montella: Suso sarà disponibile e con ogni probabilità sarà in campo dall’inizio. L’indurimento muscolare nato nel post gara contro il Chievo aveva fatto preoccupare un po’ tutti, ma alla fine l’esterno spagnolo ha recuperato. A fianco di Romagnoli dovrebbe esserci più Paletta di Zapata, mentre a centrocampo sono stati provati in allenamento Bertolacci e Pasalic insieme a Sosa. Probabile panchina dunque sia per Locatelli che per Kucka. Davanti insieme alla freccia spagnola, l’altro iberico Deulofeu insieme a Bacca.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv Rojadirecta: Locatelli out, gioca Sosa

Intanto il tecnico Montella ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, ecco alcune sue dichiarazioni, tra presente e amarcord: “Mi piacerebbe restare in rossonero e aprire un ciclo vincente. l’importante è avere la possibilità di crescere insieme. Vorrei aiutare la squadra a migliorare e vincere ancora, tutto dipende dalla condivisione degli obiettivi e dal sapersi rinnovare. Non è questione di restare un anno, tre, cinque, dieci e nemmeno di cicli da aprire o chiudere. Tutta teoria: se c’è comunione d’intenti puoi ripartire dallo stesso posto. Alla Fiorentina avevo un contratto, io e la mia famiglia stavamo benissimo eppure sentii che era il momento di fermarsi. Rinnovo con i cinesi? Dipende dalla società, a ognuno il suo lavoro. La domanda non mi è ancora stata fatta. Nel caso, risponderei cercando di capire gli obiettivi, la valutazione che danno della rosa e quello che vogliono da me. Un’avventura all’estero? Certe città mi piacciono più di altre, Londra ad esempio. Intorno al risultato gira molto, ma non tutto. Penso sia più giusta una valutazione complessiva che, esempio, possa prescindere dall’arrivo al sesto o settimo posto. Il mio giudizio è già positivo, sono contento della crescita e dell’atteggiamento della squadra. Arrivare anche un solo punto sopra l’Inter, che hanno fatto grandi investimenti, mi farebbe piacere. Ma non mi valuto in rapporto agli altri, solo rispetto a quanto faccio con la mia squadra. Mi auguro semmai che il derby riguardi presto zone più alte della classifica. Per l’Europa ci sono più competitor: anche l’Atalanta durerà fino alla fine. Champions? Recuperare posizioni lassù è difficile, ma l’ambizione bisogna sempre porsela. Magari se allo Stadium…”.

Sulla gara contro la Juventus: “Non ci sottovalutano più, ma che i bianconeri siano quasi imbattibili lo dice il campionato. Sarà una partita chiave: decideranno approccio, interpretazione e agonismo che, da parte nostra, dovranno essere sopra la media. Contro la Juve abbiamo vissuto i due momenti più belli della stagione: la vittoria di Doha e quella dell’andata. Stavolta il risultato servirà ancora di più per la classifica. Se allenerei in futuro la Juve? Perché no? Un professionista non deve precludersi niente. Magari allenare la Lazio sarebbe più complicato”.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv: Bacca contro Higuain

Montella parla anche dei suoi metodi di lavoro e del rapporto con la squadra: “Con i giocatori sono sempre trasparente. Mai ipocrita o falso. Qualche bugia bianca, senza inganno, ogni tanto ci può stare. Bacca? Quando è uscito arrabbiato ce l’aveva quasi sempre con se stesso. Le cene di gruppo se non rappresentano una forzatura, sono piacevoli. Locatelli e Donnarumma? Gigio è più maturo, Locatelli ha avuto un grande rendimento ed una lieve flessione è normale. Ha grande equilibrio. Tra gli altri giovani vedo Calabria e Romagnoli. Pasalic è il prototipo del centrocampista moderno. Deulofeu si è inserito in fretta. E poi c’è Suso. Niang? Forse è più adatto al calcio inglese. Magari tornerà più forte. Non credo più ai vecchi metodi con i quali sono stato allenato io, niente gradini, e poi su tecnica e tattica non si inventa nulla. Yoga, alimentazione e sonno sono fondamentali. Il Mental Coach? Io mi rivolto a più di uno. A Milanello passo 7-8 ore ed ho scoperto l’importanza di staccare. L’allenatore più bravo che ho avuto? Spalletti, mi ha aperto la mente”.

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Alex Sandro; Marchisio, Khedira; Pjaca, Dybala, Mandžukić; Higuaín. A disposizione: Neto, Audero, Dani Alves, Rugani, Benatia, Rincón, Marchisio, Asamoah, Lemina, Kean. Allenatore: Allegri.
Squalificati: Cuadrado
Indisponibili: Sturaro, Chiellini

MILAN (4-3-3): Donnarumma; De Sciglio, C. Zapata, Paletta, Romagnoli; Kucka, Sosa, Bertolacci; Suso, Bacca, Deulofeu. A disposizione: Storari, Plizzari, Calabria, G. Gómez, Vangioni, Mati Fernández, Locatelli, Poli, Pašalić, Honda, Ocampos, Lapadula. Allenatore: Montella.
Squalificati: nessuno
Indisponibili: Abate, Montolivo, Bonaventura, Antonelli.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv Rojadirecta: i bianconeri vogliono il triplete

La parola si può anche pronunciare, basta non farla diventare uno slogan, basta non esagerare. Triplete. La Juventus maneggia il concetto perché ha il dovere di farlo, ma con grande, enorme cautela. «Crederci sì, illudere e illudersi no» è l’ordine dello spogliatoio, che martedì sera di è trasferito in un ristorante di Corso Moncalieri a Torino per la famosa cena offerta da Leonardo Bonucci per scusarsi con il gruppo del litigio con Allegri. Faceva parte del patto stipulato nei giorni tesi di Oporto, ma alla fine è stata l’occasione per una serata assai distensiva e vagamente goliardica, servita a cementare ulteriormente il gruppo, da anni l’elemento più forte della Juventus e spesso la chiave di molti successi della squadra. E nella notte spunta una foto, postata sui social, con un commento significativo. «Ora più carichi verso i tre obiettivi». Come dire “triplete” ma senza esagerare.

Il concetto, d’altra parte, lo ha spiegato Gigi Buffon ieri, tornando sull’argomento dei tre obiettivi della Juventus. «Questo può essere un anno straordinario per la Juventus. La sensazione di una squadra che sta mantenendo un po’ quelle che erano le premesse di inizio stagione e sta raggiungendo gli obiettivi che a marzo può raggiungere. Cioè di essere in corsa su tutto e avere anche un buon margine di vantaggio, in questo caso, su tutti e tre i fronti: Coppa Italia, Champions e Campionato. Triplete è una parola impegnativa da pronunciare. Bisogna pensare in grande perché siamo la Juventus, ma dobbiamo avere i piedi ben piantati a terra e operare con molta umiltà. Ciò non vuol dire che se non si farà il triplete, sarà una delusione. Ci si prova, come sempre», ha detto ai microfoni di Premium Sport e Skysport.

Juventus-Milan streaming gratis Rojadirecta: il caso Bonucci è rientrato

Insomma, nessun “patto” nella cena di Bonucci, ma un gruppo che si è guardato negli occhi, come spesso ha fatto durante questa stagione e ha capito di essere in grado di costruire qualcosa di grande. C’è chi ci mette qualcosa in più degli altri e proprio Buffon è uno di questi, perché la Champions League è la sua personale ossessione e l’ultimo trofeo che manca al suo palmares. Se il suo programma di carriera (ritiro nell’estate 2018 dopo il Mondiale in Russia) resta immutato, questa edizione è la sua penultima occasione per mettere le mani su quelle grandi orecchie. E da quest’estate che ci pensa, quando accogliendo Dani Alves, che di Champions ne ha sollevate tre, gli ha detto: «Oh, mi raccomando tu sei quello che mi deve aiutare a vincere quella coppa».

Ma la maturità di questa squadra è il fatto di pensare innanzitutto al Milan. Neppure al Porto, che arriverà martedì. Il primo ostacolo sono i rossoneri, tappa importante nella corsa allo scudetto dopo il pareggio di Udine che ha comunque fruttato un punto in più di distacco sulla Roma. Il segreto della Juventus è tenere alta la tensione su tutti e tre i fronti e l’unico modo per farlo è pensare a una partita per volta e pensare solo ed esclusivamente a vincerla.

Juventus- Milan streaming gratis Rojadirecta: parla Buffon

Il resto non conta. Come le polemiche che hanno avvelenato le ultime settimane del calcio italiano e che hanno disturbato non poco Buffon. Gigi, a 38 anni, non ha più problemi a spiegare il suo punto di vista, sincero e sereno: «Ho tifato Napoli in Champions. E per 55′ ha giocato alla pari con il Real Madrid e mi ha appassionato. E’ una squadra che stimo tanto, ha un allenatore molto bravo e gioca un bel calcio. E’ bello il fatto che una squadra che nei singoli non equivaleva il Real Madrid sia riuscita a fare una gara alla pari per 55 minuti e solo gli episodi hanno fatto in modo che il Real alla fine vincesse in maniera larga. Il fatto che io naturalmente fossi propenso a tifare Napoli mi ha fatto piacere perché vuol dire che mi sento ancora sano. E questa cosa è molto importante…». Meno sane sono certe proteste: «Polemiche? Non c’è stata solo la coppa Italia, c’è stata anche prima un’altra settimana che mi ha lasciato sbigottito. Quando ci si aggrappa al nulla non ci sto. Non lo accetto questa è strumentalizzazione. E devo dire che a differenza di altre volte mi sono piaciuti tanto i media, sono stati secondo me veramente bravi ad allenatore un attimino una tensione e delle polemiche che lo ribadisco non avevano senso di esistere. Tollero la polemica su cose veritiere, su cose inesistenti no. Se poi vuoi far fare la panolada (come ha fatto l’Inter a San Siro dopo la partita persa a Torino ndr), allora non riesco a stimarti»

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv: le statistiche del match

Analizziamo un po’ di statistiche e numeri di questa sfida infinita tra due formazioni che da sempre sono state tra le più vincenti del panorama calcistico italiano e non. Fra Juventus e Milan è 164esimo incontro: i colori rossoneri non portano molta fortuna alla società piemontese, che nel corso della sua storia ha pareggiato 54 volte e perso 49 nei confronti di campionato contro il club meneghino. All’andata il match terminò 1-0 per la formazione di Montella, che si impose grazie al gol di Locatelli: fu l’unica delle ultime 39 gare giocate nel massimo campionato dalla Juventus in cui non è riuscita a segnare. Tuttavia allo Stadium la Juventus ha sempre battuto il Milan in Serie A con cinque vittorie in cinque partite. Addirittura l’ultima vittoria del Diavolo a Torino è datata marzo 2011, con l’insospettabile gol partita di Rino Gattuso.

Il recente cammino del Milan può far sperare i tifosi rossoneri: cinque risultati utili consecutivi, con quattro vittorie e un pareggio, e c’è un altro dato significativo: nelle ultime due partite, tra campionato e coppa Italia, la Juventus ha subito tanti tiri (nove) quanti nelle precedenti cinque partite disputate. Adesso andiamo a vedere quali sono i protagonisti delle due squadre, partendo da Paulo Dybala: la punta argentina ha giocato due volte in casa contro i rossoneri, andando a segno in entrambe le sfide una volta con il Palermo e l’altra con la Juventus. Tuttavia, è pur vero che rispetto alla scorsa stagione la Joya ha timbrato il cartellino sei volte di meno.

Higuain fino ad ora ha segnato 18 gol in 36 presenze: un gol ogni due partite per il Pipita. Dato curioso: solamente due giocatori del Milan hanno segnato contro la Juventus allo Stadium, cioè Bertolacci ai tempi del Lecce e Antonelli due anni fa sempre con la maglia rossonera. Certo, in mezzo a tutti questi numeri ce n’è uno che non potrà far sorridere i tifosi milanisti: in cinque partite giocate allo Stadium, Montella non ha mai vinto contro la Juventus.

Ci si è messo pure Gennaro Ringhio Gattuso, ex tecnico di Paulo Dybala per un breve periodo a Palermo: la Joya ha perso il sorriso. Boutade che sa di ossimoro, di contraddizione nei termini… Ma che – soprattutto – va a collocarsi in buona compagnia delle continue elucubrazioni sulla telenovela legata al rinnovo contrattuale in corso ormai da mesi; nonché alle vere o presunte voci di mercato (l’ultima, dalla Spagna, riferisce d’una intesa già trovata tra la Juventus e il Real Madrid: Dybala per Isco più conguaglio).
Insomma, tutta una serie di potenziali intoppi/incertezze che dovrebbero in teoria contribuire a far parlare di una fase delicata vissuta da Paulo Dyabala in questo periodo.
In verità, però, a chi condivide con lui la quotidianità, gli allenamenti, le partite… tutta questa idea d’essere un “ragazzo triste” o peggio ancora tormentato, Dybala non la dà. Anzi. Dà l’idea di essere un ragazzo «con due… cose così», spiegano, che sta tirando dritto per la sua strada incurante di ciò che gli sta accadendo attorno. Deciso a restare concentrato per dimostrare una volta di più tutto il suo valore, deciso a compiere l’ultimo fondamentale passo che può portarlo nel gotha del calcio mondiale. Sa bene, Dybala, che quest’anno non è più la sorpresa del campionato, il ragazzo con tutto da guadagnare e poco da perdere; no, è il fuoriclasse atteso al varco dai difensori avversari e caricato di pressioni e responsabilità, aspettative, da tifosi e osservatori. Ed è un personaggio che fa notizia a prescindere, che dunque deve convivere con voci, illazioni, costruzioni.

Come quelle di Gattuso, appunto. «Sono quattro-cinque settimane che vedo Dybala con un’altra faccia, lo vedo molto incazzoso, come se qualcosa non andasse per il meglio – ha detto a Sky l’ex rossonero -. Non ha la faccia sorridente, io l’ho allenato e chi lo conosce sa che è molto allegro, quindi questa cosa mi sorprende. Non credo che si tratti di un discorso tattico, lo vedo leggermente incupito rispetto al solito». Manco a dirlo, meno di 24 ore dopo questa esternazione di Gattuso, Dybala ha iniziato a circolare via Instagam con un sorrisone gigante stampato sul volto in una fotografia postata dall’ex compagno Eros Pisano (amici, fidanzate: tutti insieme allegramente). Quasi quasi, per tempistiche, la foto sembra una replica ad hoc.
Senza considerare il fatto, ad esempio, che fino a una settimana fa le immagini di Dybala in campo erano quelle legate alle sue esultanze dopo un gol, alle sue capriole con Cuadrado… Tutta questa mestizia, non risultava.

Per carità, il fatto che sia il giocatore più sostituito della Juventus (per intero quest’anno ha disputato solo 6 partite su 24, tra campionato e Coppe) non lo fa smaniare dalla soddisfazione. Fosse per lui, non uscirebbe dal campo manco 30 secondi prima del triplice fischio per prendersi una standing ovation dopo una tripletta… Ma questo è comprensibile. Peraltro Massimiliano Allegri è stato chiaro in questo senso e Dybala – dopo essere inizialmente “cascato” in una plateale rimostranza, non dando la mano ad Allegri durante Sassuolo-Juventus – ha capito la situazione: in certi frangenti (ad esempio il finale di partita contro l’Udinese) è cosa buona e giusta operare certe accortezze per mantenere equilibri ed evitare brutte sorprese.
E il fatto che Dybala si sia calato nella nuova realtà tutta sacrifici e collaborazione richiesta dal 4-2-3-1 lo si è capito in maniera netta anche dal modo in cui l’attaccante si reinventa difensore all’occorrenza: i recuperi alla… Mandzukic in cui sta iniziando a cimentarsi. Da applausi quelli fatti nel finale dei match contro l’Udinese e contro l’Inter.

E peraltro ulteriori motivi per sorridere arriveranno dal sontuoso rinnovo di contratto. In società continuano a rassicurare: slittamenti sì, ma problemi no. Il grande annuncio – giurano – è solo questione di tempo.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv: buona l’offerta di Now Tv

Vediamo dove poter seguire la partita attraverso lo streaming su pc, tablet e smartphone: sono tante le offerte disponibili, alcune veramente molto interessanti. Andiamo a vederle nel dettaglio.

La gara delle 20.45, valida per la 28.a giornata di Serie A, sarà trasmessa da Sky Calcio 1 e Premium Sport (servizio accessibile solo agli abbonati): entrambe le reti danno inoltre la possibilità di godersi la partita su smartphone e tablet attraverso i servizi Sky Go e Premium Play.

Ottima anche l’alternativa offerta da Now Tv, per chi non è abbonato Sky: con 9,90 € si può acquistare la singola partita. Non dimentichiamo i vari siti ed emittenti straniere che hanno acquisiti i diritti alla trasmissione radiotelevisiva del match di domenica. Tra queste annoveriamo: América Televisión, Panama con TVMax, Romania con Pro TV, Nicaragua con Canal 4, Repubblica Ceca con CT, Portogallo con RTP, Paesi Bassi con SBS, Norvegia con MTG, Paraguay con SNT, Porto Rico con Fox.

Juventus-Milan streaming gratis e diretta tv: Rojadirecta funziona?

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

Doppia bocciatura per le Linee Guida presentate dalla Lega Serie A per la vendita dei diritti tv 2018-21. L’Antitrust le ha bocciate. L’Agcom invece ha chiesto di apportare alcune modifiche. L’authority garante per la concorrenza e il mercato censura l’eccessiva “genericità dei criteri di formazione dei pacchetti”. Una mancanza di dettagli che, secondo l’Antitrust, rende “impossibile esprimere alcuna valutazione di conformità” alla Legge Melandri. Nella motivazione della decisione si paventa “un’eccessiva discrezionalità” da parte della Lega Serie A. “Ne consegue – aggiunge l’Antitrust – che non è possibile stabilire, o escludere, se le regole di assegnazione siano in grado di impedire la costituzione di pacchetti commercialmente sproporzionati tra di loro. Tale sproporzione può astrattamente comportare una differenziazione tale da non permettere una efficace concorrenza nel mercato della pay-tv”.

Inevitabile avvertire in questa stroncatura l’eco della convulsa asta dei diritti tv 2015-18 che ha continuato a produrre effetti fino a poche settimane fa. A dicembre il Tar della Lazio ha annullato le multe comminate dall’Antitrust a Lega, Infront, Mediaset e Sky per la controversa procedura di sub-licenza del pacchetto D. L’authority è stata criticata per non essersi attivata nell’estate 2014 al momento dell’assegnazione dei diritti dopo giorni particolarmente infuocati.
Più in generale Antitrust e Agcom non sono entusiasti all’idea di esprimere pareri preventivi con mesi di anticipo rispetto al successivo atteggiarsi del mercato in questo settore. Un compito anomalo per commissari abituati a intervenire ex post su dinamiche economiche che si sono già verificate.

Il pericolo di dare il via libera a una dinamica “al buio”, senza conoscere il destino dei protagonisti, è accresciuto dalla situazione di Premium, al centro come tutta la galassia Mediaset della querelle con Vivendi. Non a caso Infront – ieri l’advisor ha espresso “sorpresa” sostenendo che queste linee guida sono “più precise e stringenti delle precedenti” – aveva ipotizzato un rinvio della vendita dei diritti domestici, con conseguente anticipo della cessione degli internazionali, proprio per attendere la definizione di questa battaglia fondamentale per capire come potrà presentarsi ai nastri di partenza il principale concorrente di Sky, meno entusiasta di uno slittamento. In una fase di totale incertezza il rallentamento, determinato da questa bocciatura, può essere funzionale a una pausa di riflessione.

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui la sfida tra Juventus e Milan era un grande classico che assegnava lo scudetto. Oggi basta guardare la classifica per avere la fotografia della distanza tra i due club: 17 punti di differenza, ovvero lo spazio che intercorre tra la prima e la settima della classe. Eppure la Signora non si sente al sicuro nel suo fortino pieno di stelle, perché i precedenti di questa stagione sono più che sufficienti per inserire il Diavoletto rossonero nella categoria «bestia nera». C’è stato un tempo in cui Silvio Berlusconi spendeva e spandeva per la sua squadra, assicurandole campioni in ogni ruolo. Ora il valore della rosa è pari alla metà di quella bianconera — e già questo dice molto sul divario economico —, e il fatturato rossonero è parecchio inferiore. Eppure nel calcio succede ancora che Davide contro Golia non sia un match dal finale necessariamente scontato. E’ già capitato due volte in questa stagione che i minuscoli lillipuziani siano riusciti a ingabbiare il gigante Gulliver, costringendolo alla resa. Per questo Allegri non si fida: non c’è due senza tre è un proverbio che la Juventus è riuscita a ricacciare indietro con la vittoria in Coppa Italia; il rischio trappola però si ripresenterà stasera, dentro uno Stadium in cui il ricordo
dell’ultima volta che Madama non ha vinto in campionato si perde nella notte dei tempi (23 settembre 2015, Juventus-Fro- sinone 1-1).

EROI E SCIVOLONI Juventus- Milan atto quarto, la resa dei conti. Sarà l’ultimo incrocio della stagione, giocato in un venerdì (curiosamente come a Doha) che profuma di primavera anticipata. Chissà che cosa succederà questa volta, dopo che abbiamo visto quasi tutto: gol annullati, prime volte, miracoli e sfoghi inaspettati; cadute e rinascite, colpi di fioretto e momenti di pura trincea. In questo frullato di emozioni c’è la vittoria di San Siro del piccolo Milan di Vincenzo Montella, firmata da un ragazzo riccioluto, Manuel Locatelli, che ha scelto una partita non banale per prendersi la copertina; ma c’è anche il gol (regolare) annullato a Pjanic per presunto fuorigioco. La sconfitta che brucia di più sulla pelle degli juventini è quella di Doha, perché in palio c’era il primo trofeo della stagione: anche in quell’occasione fu uno dei suoi giovanotti terribili e italiani, Don- narumma, a spingere il Milan verso la Supercoppa. La parata di Gigio su Dybala ai rigori riuscì a far perdere le staffe persino al serafico Allegri, che si sfogò nel post partita («Li prenderei a calci nel …»).

RISCATTO E TIMORI Il terzo atto è di più recente memoria: 2-1 per la Juventus nei quarti di
Coppa Italia in gara secca, con gol-riscatto di Dybala. Il Milan è tra le grandi italiane quella che ha sofferto di meno allo Stadium, pur uscendo sempre sconfitta in campionato. Non ha mai preso imbarcate (il risultato peggiore è stato un 3-1 nel 2014-15) e a parte 2 partite (finite 1-0) ha sempre segnato almeno un gol. In Coppa Italia ha strappato un 2-2 nel 2012, quando Juventus-Milan valeva ancora lo scudetto. Stasera in palio non c’è niente, se non il consolidamento della prima posizione da una parte e la necessità di rimanere agganciati al treno europeo dall’altra. A volte però basta l’orgoglio per convincere Davide che può giocarsela alla pari con Golia.

Juventus-Milan Streaming gratis e diretta tv: le quote SNAI

Nello stadio di Higuain ha trionfato Bacca. Gonzalo si è vendicato con il Milan, la squadra di Carlos. Spietati sì, ma con un certo rispetto: Bacca non ha mai segnato a Buffon, istituzione nazionale e Higuain ha ricambiato la cortesia con Donnarum- ma, sempre graziato. Stasera di nuovo tutti protagonisti: lo Sta- dium, i portieri e soprattutto i due centravanti. Montella, allenatore ed ex attaccante, conosce meglio di ogni altro le mosse di Bacca: «Carlos è molto competitivo, lavora sempre benissimo anche se a volte non lo avevo visto libero di testa. Dopo il Sassuolo è cambiato, è tornato il calciatore del livello a cui eravamo abituati». Allegri ha la stessa stima di Higuain, eletto insostituibile prima ancora del nuovo modulo: ha saltato tre minuti delle ultime dodici partite, tra campionato, Coppa Italia e Champions. Ci sono stati anche altri tempi, quando Gonzalo era accusato di avere molta pancia e Carlos poca gamba: una volta rialzati dalla panchina non si sono più seduti. Avrebbero potuto passarsi la maglia: quando il Pipita divenne bianconero il Napoli valutò anche l’opzione Bacca.

EUROPA In due anni italiani Bacca ha segnato un solo gol alla Juventus, nemmeno utile: nei quarti di Coppa Italia a Torino, 25 gennaio scorso, superò Neto ma non il turno della competizione. Due a uno e avanti Juve. Lo Stadium è però la cornice del primo trofeo internazionale: segnò su rigore (a Oblak, portiere del Benfica che in semifinale aveva fatto fuori la Juventus) e dopo 120’ aiutò il Siviglia a sollevare l’Europa League. Come rigorista Carlos quest’anno è a quota 4, Higuain a 0. Il Pipita ha colpito solo su azione, in tutte e diciannove le volte del campionato. Da anni Gonzalo fa lo stesso con il Milan: il tre novembre del 2010 fu la prima volta, e successe con la maglia del Real.

Bis con il Napoli il 22 settembre del 2013, raddoppio decisivo nella vittoria finale, e doppietta nel 3-1 del ritorno. Un altro a maggio 2015, sempre con il Napoli e sempre con gli avversari sconfitti, prima di incrociare Donnarumma e vedersi chiudere la porta. Gigio lo ha frenato anche nella stagione del Pipita da record, la scorsa: il 22 febbraio 2016, prima sfida, Hi- guain resta a pancia vuota. E digiunerà pure in Milan-Juve dell’andata, nella trasferta di Doha in Supercoppa e ancora nell’ultimo precedente di Coppa Italia. Gonzalo è più avanti nella classifica marcatori (Bacca è staccato 8 tacche) ma marzo è il mese di Carlos che ha fatto
doppietta al Chievo (e una settimana prima stendeva il Sassuolo) mentre Higuain restava senza gol con l’Udinese (e una settimana prima contro l’Empoli).

Juventus-Milan Streaming gratis e diretta tv: Suso e Marchisio out

FAMIGLIA Condividono ruolo e origine latina:il 17 novembre del 2015 erano avversari, da titolari, in Colombia-Argentina quando a segnare pensò un centrocampista, Biglia. Un anno dopo ospitava l’Argentina ed entrambi iniziarono in panchina: ai tre gol pensarono stavolta altrettanti connazionali di Higuain. Carlos e Gonzalo credono nei gol e in altri valori: l’ultima volta che sono finiti in rete, stavolta sui social, avevano accanto la famiglia. Higuain l’8 marzo con un pensiero per la mamma Nancy: «Auguro un giorno felice a tutte le donne del mondo e in particolare a mia madre. Grazie di tutto. Ti amo». Bacca il giorno prima per far festa al fratello Kiko: «Per il tuo compleanno ti auguro le cose migliori del mondo e chiedo a Dio di soddisfare i tuoi sogni e desideri». La notte dello Stadium sarà per tutti una buona notte per sognare.

Serve fare una partita seria». Siccome Max Allegri esprime questo concetto apparentemente banale dopo aver raccontato che «quella di Doha è stata la partita in cui abbiamo subito molto di più rispetto a tutte le altre», ecco che riecheggiano le urla del Qatar, quelle dei calci nel sedere virtuali ma molto cliccati. Tradotto: mai più una gara così. «E all’andata — prosegue Allegri — ricordo che fummo dei polli, quindi adesso servono i 3 punti, che sarebbero tre in meno per arrivare a vincere lo scudetto».

MILAN E POLEMICHE Al quarto episodio della saga Juve-Mi- lan, Max esprime il concetto del non-fallire-più con forza. E ne aggiunge altri due, sull’attualità e la fertilità delle polemiche. Il primo: «Il Milan non muore mai, è una squadra sorniona che sembra uscire dalla gara e poi si riprende con velocità e tecnica». Il secondo: «Domenica a Udine per me era facile fare polemica, e non l’ho fatta perché gli episodi che ci sono all’interno di una partita non cambiano la prestazione brutta che abbiamo fatto. Indipendentemente da quello che è successo durante la partita, da quello che ha visto l’arbitro o no, noi dobbiamo accettare quello che viene deciso. E fare delle prestazioni migliori.

PoiBuffon ha «respinto» i toni alti altrui. Allegri viene chiamato in causa anche per le frasi di De Laurentiis che ha caricato i prossimi due scontri Juve-Napoli. «In Italia credo si facciano molte polemiche che vengono trascinate per settimane. L’importante è che poi quelle due gare vengano vissute nel modo giusto».

Juventus-Milan Streaming gratis e diretta tv: Allegri lancia Benatia

SVEGLIA, MARKO Si torna all’oggi. E il dubbio — ieri a Vi- novo Allegri ha provato due moduli differenti — riguarda l’utilizzo di Marko Pjaca dal primo minuto al posto dello squalificato Cuadrado. Per il ragazzo croato c’è una stoccata da parte del tecnico: successe anche prima di metterlo titolare contro il Crotone, ma vuol dire e no. «È normale che Pjaca prediliga giocare a sinistra perché gli piace rientrare, a destra ha fatto dei buoni spezzoni, ma è più una questione mentale che fisica — dice il tecnico — Poi, indipendentemente da tutto, i giocatori devono andare in campo e dove vengono messi devono fare il massimo». Una scossa.

L’ESEMPIO BAR£A Naturalmente tutti commentano il ri- baltone-Barga. Allegri condensa il senso dell’impresa. «Quella vittoria del Barcellona ci deve far riflettere sul fatto che niente è scontato: noi martedì abbiamo una partita dove partiamo con due gol di vantaggio, ma non è tutto scritto; abbiamo 8 punti di vantaggio, ma il campionato non è chiu so. Quindi bisogna pensare una partita alla volta: la ge stione delle gare e dei momenti non serve, serve solo fare». Una partita seria, appunto.

Presentare una grande partita come una finale è repertorio classico, ma a Montella conviene. L’ultima volta che ha incrociato la Juventus era a Doha, dentro o fuori di Supercoppa. Andò bene al Milan che fece il bis con il successo di campionato, prima di andare sul 2 a 1 con l’ultimo precedente di Coppa Italia: «La Juve è fortissima, sa aspettare e poi colpire, comandare il gioco o lasciarlo agli avversari. Insomma, sanno vincere ma…anche perdere». Il Milan ha le prove ma per ripetersi deve ritrovare gli indizi: «Con l’umiltà giusta e credendoci si può fare. L’atteggiamento deve essere quello di una finale, con furore, qualità e dando il meglio di noi stessi.

Niente paura: dobbiamo avere la convinzione di potercela fare. La partita è proibitiva e ì certo non saranno distratti dalla Champions, su cui comunque gli consiglierei di concentrarsi visto che il campionato ormai è vinto…».

MATEMATICA L’obiettivo rossonero è più modestamente il ritorno in Europa: «Si deciderà alla fine. Ma tornare con un successo da Torino ci darebbe slancio». Anche se il risultato, ribadisce Montella, non è tutto: «Ho un contratto e la società mi fa ‘trapelare’ che sono soddisfatti dell’andamento della squadra. Il mio approccio mi fa pensare sia riduttivo rapportare tutto ai numeri. Damiano Tommasi una volta mi disse che si può vincere anche senza alzare una coppa o viceversa. Il pensiero della società però vale più del mio…».

Ancora Moise Kean fra i convocati e sempre in odore di rinnovo contrattuale («Sta crescendo, se c’è bisogno lo butto dentro», dice Max). Ma il nodo non sta qui. Sta nel variare oppure no. «Ci sono varie opzioni – diceva ieri il tecnico prima di provare sia il 4-2-3-1 che il centrocampo a 3 -: una può essere Dani Alves alto, una può essere Pjaca alto, una può essere un centrocampista in più con Pjaca fuori e un terzino. Perché dovrei cambiare un modulo che funziona? Magari mi viene un’ispirazione…». Una cosa è certa e si sapeva. «Chiellini non c’è sicuro, con il Porto vedremo, anche se è molto difficile. Chi al fianco di Bonucci? Benatia è leggermente favorito». Detto che Sturaro sarà a disposizione con la Samp, ecco che gli ultimi dubbi del tecnico per la gara di stasera – che sarà trasmessa da Premium agli abbonati in ultra definizione 4K – restano legati al turnover in mezzo al campo: favorito il duo Marchisio-Khedira, ma il centrocampo a tre metterebbe anche Pjanic. Stavolta Allegri fa super pretattica.

L’unico reparto che Montella pareva aver necessità di cambiare è l’unico che resta com’è: Suso ha superato l’affaticamento muscolare accusato contro il Chievo e sarà in campo. Con lui davanti i soliti Bacca e Deulofeu. Così l’allenatore ha potuto lavorare per sistemare le altre linee: dietro esce Vangioni, con la riproposizione di Romagnoli terzino mancino. De Sciglio sull’altra fascia, in mezzo Paletta e Zapata. A centrocampo, rispetto a sabato scorso, restano solo Sosa regista e Bertolacci mezzala: fuori l’influenzato Locatelli per Pasalic, più di Kucka. Non figura nella lista dei convocati Honda: una contusione lo ha messo fuori causa. Intanto Plizzari, dopo la panchina di stasera, domenica raggiungerà il ritiro dell’Under 19 a Coverciano: il terzo portiere del Milan è tra i convocati di Baronio per il raduno che precede la fase Elite di qualificazione all’Europeo. Con Plizzari, chiamati anche i rossoneri Llamas, Gabbia e Cutrone, tutti classe 1998 e più grandi di due anni del portiere.

Il dilemma ruota attorno a due facce, diverse eppure egualmente cariche: Claudio Marchisio o Marko Pjaca, centrocampo a tre uomini oppure con due soli protettori della muraglia, attacco a 4 stelle o tridente. Dopo l’ultimo allenamento di Vinovo, e in attesa del provino odierno, il quadro pare delineato. Prende quota il ritorno al 4-3-1-2 che l’ultima volta si era rivisto in partenza contro l’Atalanta negli ottavi di Coppa Italia. Erano ancora i tempi di Hernanes supportato da Marchisio e Rincon, oltre a Pjanic trequartista. La storia è cambiata, due mesi dopo, perché a meno di novità in extremis oggi il Principino tornerà regista con l’ex romanista e Khedira a fargli da ancelle mentre l’attacco, orfano dello squalificato Cuadrado, sarà concentrato nel trio Dybala-Higuain-Mandzukic. Tridente? Meglio la Joya dietro le punte mobili.

Tre le soluzioni tattiche prospettate da Allegri: «Dani Alves alto, Pjaca alto, oppure un centrocampista in più con Pjaca fuori e un terzino». L’ultima è l’opzione favorita ma non esclusiva, con l’ex Dinamo Zagabria anche ieri stimolata dall’allenatore: «Dovunque vengano messi, i giocatori (come Marko, s’intende, ndr) devono dare il massimo». Destra o sinistra dell’attacco, Pjaca dovrà pedalare. L’alternativa al 4-3-1-2 è il 4-2-3-1 con Dani Alves “nuovo Cuadrado” e l’esclusione di Marchisio. Quanto al quartetto difensivo, ieri accanto a Bonucci è stato provato Benatia, segnalato «un pochino più in vantaggio» (parola di Allegri) rispetto a Barzagli e Rugani. Tra i convocati anche Lemina e Kean. Vista sul Porto: non è detto che Chiellini recuperi. E domenica 19, per la sfida con la Samp a Genova, tra i convocabili può tornare Sturaro.

Una difesa più coperta con un solo terzino di ruolo che avrà libertà di spingere. Vincenzo Montella ha deciso di riproporre Alessio Romagnoli come terzino sinistro per puntellare ulteriormente quella fascia e avere così, in fase di non possesso palla, tre difensori centrali puri. Il quartetto arretrato davanti a Gigio Donnarumma sarà così completato da De Sciglio a destra e dalla coppia Zapata-Paletta in mezzo. Panchina simultanea sia per Vangioni, che fino alla scorsa settimana era diventato il titolare della corsia mancina, sia per Calabria, che era stato provato mercoledì nell’undici titolare. In mezzo al campo, invece, Montella se la gioca con due palleggiatori come Sosa – riportato in cabina di regia dopo il primo tempo da mezz’ala con il Chievo – e Bertolacci mentre l’uomo di raccordo tra fase offensiva e difensiva sarà Mario Pasalic, con la conseguente esclusione di Juraj Kucka dall’undici titolare per la seconda volta consecutiva. In attacco, invece, Suso ha smaltito il problema al flessore che lo aveva colpito al 35’ del primo tempo di Milan-Chievo e sarà regolarmente in campo come esterno di destra nel tridente offensivo che vedrà in Carlos Bacca il pivot e Deulofeu l’altro laterale. Pronti, in panchina, Lapadula e Ocampos come carte da poter essere sfruttate a gara in corso. Locatelli ha smaltito la febbre che lo aveva messo a rischio per il match e sarà a disposizione, ma andrà in panchina mentre è andato ko Honda per un problema muscolare che gli ha impedito di essere nell’elenco dei convocati.

Non si vive di solo closing, anche se può cambiarti la vita. E non c’è un’unica tipologia di closing, fatta di documenti da vivisezionare e traduzioni dallo slang cinese da maneggiare. Già, alla fine si torna sempre lì, a quella parolina ricorrente. Per il Milan il closing sta diventando un’operazione più complessa di un parto plurigemellare; per la Juventus, invece, equivale a un concetto banale epperò efficace. Qualcosa che suona come un monito: battere i rivali, fra gli ultimi nemici di rango da affossare, e prendersi lo scudetto.

Il quarto incrocio stagionale di questa sera fra bianconeri e rossoneri vivrà anche delle emozioni di campo. Perché, cinesi o non cinesi, a Massimiliano Allegri importa solo il closing tricolore, che passa attraverso il 31° successo di fila in campionato allo Stadium, magari a seguito di una prestazione migliore rispetto all’insipido pari di Udine. «Ora non serve a nulla gestire le partite, bisogna solo fare, senza pensare a ciò che succederà fra tre mesi»: ossia, per esser chiari, al traguardo di Cardiff. «Domenica – spiega ancora Max – è stata una brutta partita ed ero convinto di questo, però con maggiore pazienza si poteva vincere. Abbiamo un punto in più sulla Roma, ma mancano alcuni scontri diretti. E non è vero che siamo stanchi, la condizione è buona». Punti fermi, dunque, nella certezza che oggi la Juve sarà «seria, tosta a livello fisico e tecnico. Con un successo avremmo una vittoria in meno per lo scudetto». Lapalissiano e pragmatico, anche perché la Roma post Lione potrebbe passeggiare a Palermo. Almeno conservare il +8, dunque, a 10 turni dal gong sarebbe prospettiva buona e giusta.

Vincenzo Montella allo Stadium le ha sempre beccate subendo 14 gol, gli ultimi due nei quarti di Coppa Italia a fine gennaio quando i campioni si sono parzialmente rifatti della delusione di Doha, seguita al ko di San Siro. Ma stasera i 17 punti di distanza in classifica si azzerano, per Max: «Il Milan è sornione, non muore mai…».
Allegri l’aveva già detto e l’ha ribadito ieri nell’analisi delle differenze nei tre precedenti più freschi contro i rossoneri: «A Milano siamo stati un po’ polli sul loro gol, in Supercoppa abbiamo subito di più, in Coppa Italia abbiamo creato tante occasioni». Perciò oggi serviranno applicazione e concentrazione affidandosi a quella mentalità, coltivata negli anni, che può condurre a un potenziale tris di trionfi. Parafrasando Allegri: Siamo seri, si può pensare anche a vincere tutto.

Poi, soltanto poi, verrà il tempo di pensare al Porto atteso martedì a Torino dopo lo 0-2 dell’andata. E la Juventus farà bene a non dimenticare l’esempio illuminante degli extraterrestri catalani che hanno appena preso il Psg a pallate. Per la serie: in Champions non è mai finita. «E’ stata una partita di grande intensità più che tecnica da parte del Barcellona – commenta Allegri -. Certo, bisogna essere pronti a tutto, ma spero che non mi capiti di prendere gol a 5 secondi dalla fine. Detto che noi dobbiamo ancora passare il turno, avere il Barcellona ai quarti non è piacevole: con Real e Bayern, è la favorita per la vittoria finale».
Max non cita nessun altro, ma forse sotto sotto penserà che la sua Juve ha una difesa (e un sistema difensivo) molto più ermetica dell’emmental francese marchiato Psg…

A Buffon si unisce Allegri e il fronte del “basta lamenti” si allarga e riscuote consensi. Anche perché tra l’intervento del portiere e le parole del tecnico si è inserita la lezione del Paris Saint Germain che mercoledì sera al Camp Nou ha certamente subito decisioni arbitrali quantomeno discutibili, ma ha per lo più sorvolato sull’argomento (completamente ignorato dai media francesi), concentrandosi su una severissima autocritica. Se un club italiano in una partita della nostra Serie A avesse subito i due rigori concessi al Barcellona l’altro ieri, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale e della moviola sarebbe uscita una versione celebrativa in blu-ray a dieci anni dagli episodi. Marco Verratti (al quale potrebbero togliere la cittadinanza italiana per questo) ha invece detto: «Macché arbitro, abbiamo sbagliato la partita noi. Bisogna riflettere sui nostri errori». Dal nostro punto di vista italiota è forse più storica una simile dichiarazione che l’incredibile rimonta del Barcellona.
La deve pensare così pure Massimiliano Allegri che è uno dei pochi che dice di «non voler parlare degli arbitri» ed effettivamente non ne parla praticamente mai e, soprattutto, non giustifica le sconfitte con i loro errori (che è poi il vero problema, perché di arbitri e delle loro topiche è lecito parlare). Dice il tecnico della Juventus: «in Italia si fanno sempre troppe polemiche. Dopo la partita con l’Udinese per me sarebbe stato facile polemizzare, ma bisogna accettare quello che fanno gli arbitri. E gli episodi comunque non cambiano la nostra brutta prestazione di Udine». Poche e sentite parole che ribadiscono il ragionamento di Buffon, che 24 ore prima aveva spiegato: «I media sono stati bravissimi a stemperare le tensioni e noi addetti ai lavori dobbiamo farci un esame di coscienza. Dobbiamo farlo perché ho visto delle interviste che mi hanno fatto vivere dei momenti raccapriccianti, creando casi inesistenti. Io posso capire le polemiche su cose veritiere, sulle cose insistenti no, su queste cose devi stare zitto, tornare a casa e migliorare. Se poi sulle cose inesistenti tu vuoi creare un caso e vuoi fare la pañolada vuol dire che sei fuori strada completamente e io non riesco ad apprezzarti e a stimarti».

Ombre, e non solo cinesi, sul futuro di Vincenzo Montella. Che questa sera è chiamato ad un impegno gravoso contro la Juventus, tappa importante ma non fondamentale verso la chiusura della stagione agonistica. Sarebbe assolutamente semplicistico, oltre che ingiusto, dire che il domani del tecnico dipenda dal risultato dello Juventus Stadium. Ma è invece concreto il discorso legati ai dubbi su quel che accadrà a giugno: dubbi che riguardano la società, in generale, di nuovo all’ennesima proroga che serve solo a congelare una situazione insostenibile; ma che in realtà cominciano a riguardare anche lo stesso tecnico, che non vede chiarezza attorno a sè.

Si è spesso legato il futuro di Montella alla qualificazione in Europa. Certo, quello sarebbe un comodo e sicuro lasciapassare, ma chiunque avrà le redini del club, tra qualche mese, non potrà non fare i conti con la stagione tutta particolare che ha dovuto vivere il tecnico e, con lui, la società. Insomma, non può essere una valutazione solo legata ai risultati, come peraltro lo stesso Montella ha avuto modo di spiegare ieri. «Credo che sia troppo riduttivo rapportare tutto ai risultati numerici o alle vittorie. Si può vincere anche senza alzare una coppa e perdere alzandola. La società ha il suo pensiero e vale più del mio. E comunque abbiamo vinto una coppa contro una squadra che è molto più abituata di noi a vincere». Difende, orgogliosamente, il suo lavoro e le sue vittorie, Montella. Ma al tempo stesso non cade nella facile trappola dell’equazione obbligata.

Montella, in tutti questi mesi, ha sempre e soltanto reclamato la sua neutralità sulla vicenda della proprietà Milan. Mai una parola sui cinesi, su Fassone o su Mirabelli perché non avevano ruoli. Sempre il confronto con Galliani e Berlusconi, che ancora oggi, in un modo o nell’altro, sono i padroni del vapore. Ma siccome non vive sulla luna, Montella, i dubbi che sono venuti a tutti, Fininvest compresa, sulla bontà e sulla fattibilità dell’operazione cinese di acquisto sono ormai anche i suoi dubbi. E allora, al di là del fatto che oggi ci sarà l’ennesima proroga e al di là che in passato i presunti nuovi proprietari hanno manifestato apprezzamento per il suo lavoro e volontà nel continuare assieme il percorso tecnico, in questo momento l’allenatore pensa che sia necessario vederci molto chiaro, sulla futura proprietà (sempre che concretamente arrivi…), prima di decidere che fare a giugno. I risultati del Milan hanno rilanciato la sua figura di allenatore, dopo la stagione non brillantissima alla Sampdoria: e di sicuro non farebbe fatica a trovare una nuova sistemazione.

Malgrado i rimbrotti ricevuti, Montella appartiene al genere di tecnici che non ha mai replicato a Berlusconi. Al contrario di Leonardo e Mihajlovic, che in tempi recenti hanno manifestato spesso e volentieri l’insofferenza nei confronti del presidente, Montella ha sempre digerito tutto, almeno pubblicamente. E questo gli ha consentito di non essere finito nel quaderno degli impresentabili. Oggi come oggi, insomma, Montella è più vicino al Milan senza closing, che con il closing.

Il Milan dopo un grande inizio di stagione, forse andato al di là delle più rosee aspettative e impreziosito proprio dal doppio successo contro i bianconeri, ha avuto un calo prestativo dopo la pausa natalizia per poi ritrovare convinzioni e stimoli soltantonelle ultime settimane.
Merito soprattutto del tecnico Vincenzo Montella che ha saputo isolare la squadra dalle vicende societarie e dalle critiche che iniziavano a piovere, creando un clima costruttivo nello spogliatoio, presupposto necessario per poi innestarci le sue idee di gioco.

La squadra ha tratti distintivi ben precisi, segno che il lavoro di Montella sta entrando sempre più nella testa e nelle gambe dei giocatori. L’allenatore rossonero, rispetto a come ci aveva abituato nelle sue precedenti gestioni tecniche, sta dimostrando maggior pragmatismo. Non pretende di dominare sempre l’avversario, accetta anche che gli altri possano avere il pallino del gioco in mano senza tuttavia per questo perdere coesione.
Ha sempre puntato sulla sicurezza difensiva: spirito di sacrificio, difesa anche bassa, attesa del momento giusto per “strappare” coi suoi uomini migliori. Emblematica da questo punto di vista per mentalità e abnegazione la vittoria all’ultimo minuto in 9 contro 11 di Bologna.
La Juve che ha ancora nella lentezza del possesso palla il suo limite maggiore, in questo senso, è avvisata. Troppi passaggi orizzontali, come le accade soprattutto quando deve fare la partita, le potrebbero essere fatali in assenza della dovuta attenzione.

Il 4-3-3 è poco più di un punto di riferimento. Le dinamiche di gioco e le contrapposizioni con l’avversario rendono in verità il modulo rossonero molto fluido, ricco di interscambi, aperto alle libere interpretazioni dei singoli.
Spesso nella fase di costruzione del gioco Abate si alza a destra, lasciando agli altri 3 elementi del reparto arretrato il compito di impostare. Questa situazione è quella più critica di tutta la struttura di gioco. I 3 difensori, infatti, si aprono molto ma non hanno grande qualità tecnica. Locatelli non ha ancora l’esperienza per essere il vero regista della squadra, tanto che spesso nel girone di ritorno gli è stato preferito Sosa che garantisce anche maggior impeto nella fase di contrasto.
Per questo, di conseguenza, Montella vuole che la palla arrivi rapidamente nella metà campo avversaria dove scattano rotazioni abbastanza libere.

La perdita di Bonaventura è stata compensata nel mercato invernale dall’arrivo di Deulofeu che, pur con caratteristiche diverse, ne ricopre spesso lo stesso ruolo. E’ lui a dare l’ampiezza a sinistra. Dall’out taglia dentro soltanto per andare a finalizzare l’azione o per involarsi in contropiede (come ad esempio fatto magistralmente nel gol partita con la Fiorentina).

Suso è il vero regista della squadra e si trova molto bene con Bertolacci negli scambi stretti sulla trequarti avversaria. Il fantasista spagnolo ha movenze essenziali, sempre funzionali allo scopo e guidate come se avesse un GPS a guidarlo sul campo con grande intelligenza di gioco: mai un tocco superfluo, l’esecuzione tecnica è in armonia con i movimenti di smarcamento dei compagni.

Suso è l’ammortizzatore del gioco rispetto a Bacca che fa, all’opposto di Suso, scelte istintive e sostanzialmente anarchiche: inoltre ha innato opportunismo sotto porta. Rispetto ad Higuian ad esempio, ha un raggio d’azione più ampio ma spesso scollegato dal fluire del gioco.
Più lineare e generoso Lapadula che contro il Chievo lo ha affiancato nella fase finale della gara quando Montella ha optato per il 4-4-2 al fine di aumentare la copertura delle fasce a risultato acquisito.

Fatta questa analisi è più semplice ipotizzare la strategia di gioco della Juve, quasi a prescindere dal modulo di gioco per il quale alla fine opterà Massimiliano Allegri.
La scelta di virare al 4-3-3 riguarda più il rispetto dovuto all’avversario che le dinamiche tattiche. Giocare con Marchisio, quindi con 3 centrocampisti, implica aumentare la densità e la forza d’interdizione proprio nella zona dove i rossoneri hanno più tecnica ma non dovrebbe incidere nello sviluppo dell’azione d’attacco.
Come nella gara di Doha, in occasione della Supercoppa Italiana, Dybala si accentrerà vicino a Higuian e Pjanic diventerà il trequartista a supporto con Khedira un po’ più bloccato. I terzini dovranno dare ampiezza alzandosi fino alla linea difensiva avversaria.
Ancora una volta sarà importante il doppio ruolo di Mandzukic che dovrà partire largo ma poi attaccare la profondità dietro ai macchinosi difensori rossoneri.

Non mi aspetto un assalto all’arma bianca da parte dei bianconeri. Equilibrio, gestione del fattore tempo, sicurezza difensiva, occupazione razionale degli spazi, intelligenza di gioco sono i temi cari ad Allegri. Questo non sempre si concilia con lo spettacolo ma spesso si abbina ai risultati. I tifosi bianconeri hanno ormai imparato ad apprezzare questa mentalità vincente. Una terza via, lontana dall’intensità contiana e dal tiqui-taqua spagnolo ma che sta portando la Juve ad avere un’identità propria, dominante in Italia e competitiva ai massimi livelli in Europa.

La Juve cercherà quindi la vittoria a modo suo. Difendendosi coi denti se necessario e spingendo sull’acceleratore a folate. La vittoria servirebbe per l’orgoglio (dopo il doppio ko già patito coi rossoneri, solo parzialmente compensato dal successo in Coppa Italia), per la classifica (arrivare allo scudetto prima possibile) e per il morale (in vista del ritorno col Porto). Ma in verità anche un pareggio non sarebbe poi così deleterio.

Quattro confronti diretti, mai un gol. Parlando di un bomber implacabile come Gonzalo Higuain, la statistica suona strana. Eppure i numeri non mentono: nelle quattro occasioni in cui la porta avversaria era difesa di Gigio Donnarumma, il Pipita non è mai riuscito a lasciare il segno. Pochi portieri in Italia possono vantare tale dato: stasera l’argentino proverà a invertire la tendenza, sfruttando l’effetto Stadium e la voglia di tornare al gol dopo essere rimasto a bocca asciutta per due giornate di campionato di fila. Un’altra rarità per un attaccante spietato come il Pipita. Finora Donnarumma è sempre riuscito a neutralizzarlo, sia quando Higuain vestiva la maglia azzurra numero 9 del Napoli sia in bianconero.

La prima volta è stata proprio al San Paolo: Gigio doveva ancora compiere 17 anni, ma aveva già messo in mostra personalità e grandi doti tecniche. Pareggio con reti di Insigne e Bonaventura, Pipita invece a secco. Passaggio alla Juventus, situazione simile: il Milan ha vinto a San Siro con Locatelli, i bianconeri hanno protestato a causa di una rete annullata a Pjanic. Per Higuain niente da fare, copione che si è ripetuto in una partita ancora più importante perché assegna un trofeo: anche a Doha, per la Supercoppa italiana, il Pipita non ha battuto Donnarumma nei 120 minuti di gioco, tra tempi regolamentari e supplementari, ma riesce a superarlo dal dischetto ai calci di rigore. In quel caso sarà decisivo l’errore di Dybala, con parata del giovane portiere, che ha appena compiuto 18 anni. In Coppa Italia il film non è stato molto diverso: il Pipita ci ha provato, Donnarumma ha parato e per piegare il Milan sono servite le reti di Dybala e Pjanic.

E’ un duello tra campioni che accende ancora di più la sfida di campionato: la Juventus cerca di piazzare una nuova spallata alla corsa per lo scudetto, il Milan deve invece mantenere viva la scalata a un posto in Europa. Il Pipita punta a conquistare i massimi traguardi di squadra e, come del resto ha sottolineato Gigi Buffon a nome di tutto il gruppo bianconero, la Juventus proverà a conquistare tutti i titoli per i quali è in corsa. Ma l’idea di vincere nuovamente la classifica dei cannonieri di Serie A, pur non essendo una priorità assoluta, stuzzica il centravanti argentino nella sfida a distanza con il Gallo Belotti per il trono dei bomber in Italia. Ma stasera si troverà di fronte il muro Donnarumma, finora invalicabile per il Pipita. Il portiere del Milan è già il vice Buffon in Nazionale ed è al centro delle attenzioni (anche) della dirigenza juventina per pianificare, con un certo anticipo, la successione al numero uno bianconero. La Juventus non ha fretta, ma la questione rinnovo in rossonero è calda. La situazione è ancora nebulosa, in attesa che il passaggio di proprietà si concretizzi attraverso l’ormai arcinoto closing. L’incertezza non aiuta a definire le situazioni in bilico, in particolare quella di un patrimonio tecnico enorme per il Diavolo come è Donnarumma. La posizione di Mino Raiola, potente manager del 99 rossonero, è chiara ed è stata in più occasioni ribadita attraverso frasi che non necessitano di chiavi interpretative: «Donnarumma merita un grande Milan? Donnarumma merita una grande squadra». E ancora: «Credo sia doveroso, per il bene del ragazzo, vedere prima che Milan sarà». E la Juventus è attenta ai movimenti attorno a Gigio.

Juventus e Milan a confronto. Disarmante il rapporto tra i punti fatti in campionato negli ultimi 10 anni: i bianconeri sono a quota 777 (leader assoluti in Italia, nel preciso lasso di tempo) mentre i rossoneri sono fermi a 658 (quarti in graduatoria alle spalle di Roma e Inter). Di fatto, in favore dei torinesi, c’è più di un campionato giocato e vinto di differenza…
Ma spostando il raggio d’attenzione dal campo ai conti, alle scrivanie dei contabili e degli amministratori, c’è un’altra coppia di dati significativa, ancor più emblematca se rapportata al rendimento: quella legata ai milioni versati dalle proprietà per ripianare i debiti, o agli aumenti di capitale. Ebbene, negli ultimi 10 anni la Juventus è a quota 224.8, mentre il Milan ha sforato quota 364.5. In questo caso la differenza di 100 e passa – suo malgrado – è in… favore del Milan, ed evidentemente i maggiori sforzi non hanno portato ai frutti auspicati visto i risultati recenti.

Peraltro, al di là delle cifre, la differenza più grossa è legata alla filosofia gestionale, all’approccio verso la società sotteso a tali versamenti. Emerge, la dfferenza, in tutte le sue peculiarità, dalla scansione.
In casa Juventus, infatti, i 224 milioni immessi nelle casse societarie sono frutto di due sole operazioni. La prima (aumento di capitale da 104,8 milioni di euro) è stata deliberata nel marzo del 2007 a sostegno di un piano di sviluppo a medio termine e nasceva, evidentemente, dalla necessità di “ripartire” dopo una situazione devastante come lo scandalo di Calciopoli, che aveva azzerato gli incassi e depauperato il parco giocatori (basti dire che Ibrahimovic andò all’Inter per appena 24.8 milioni di euro; Cannavaro andò al Real per 7 milioni di euro).
La seconda “tranche” risale invece all’ottobre 2011 (120 milioni di euro, con partecipazione della Exor per 72 milioni) ed era stata fatta per coprire il record di perdite, arrivato a 95,4 milioni d euro.
Da allora la Juventus ha avuto modo di proseguire senza ulteriori “rabbocchi”, ad eccezion fatta di prestiti a scadenze a brevissimo termine (ad esempio la linea di credito Exor-Juventus aperta nel febbraio 2015 con scadenza dicembre 2015: 50 milioni di euro).

Agli antipodi il Milan di Silvio Berlusconi. Dal 1986 ad oggi, infatti, i versamenti/aumenti di capitale sono stati pressoché annuali (dai 6-7 milioni ai quasi 100 stagionali), con picchi appunto nell’ultimo decennio. Nel 2007,25 milioni; 50 nel 2008, poi 2, 46, addirittura 87,1 nel 2011. E ancora: 64 milioni nel 2014, 60 milioni nel 2015.
Salta evidentemente all’occhio come cotanti sforzi in tempi recenti non abbiano innescato un circolo virtuoso come accaduto invece in bianconero. Ma anche, e soprattutto, salta all’occhio – come anticipavamo – la diversa filosofia gestionale. La famiglia Agnelli che guarda al club come ad una passione, sì, ma da gestire con piglio manageriale: senza sprechi, con precisi piani gestionali, con programmazione a medio e lungo termine. E, soprattutto, con un obiettivo basilare di autosostentamento.
La famiglia Berlusconi, invece, che guarda (o ha guardato, se davvero il closing troverà compimento) al Milan, se non come ad un hobby, quanomeno come ad un importante mezzo promotore dell’immagine. E forse, in questo senso, aveva ragione l’avvocato Giovanni Agnelli: «Berlusconi si è abbattuto sul calcio trasformandolo da sport di città a spettacolo televisivo. Il suo Milan lo paragonerei agli Harlem Globetrotters, e lui al capo del Madison Square Garden».

Tant’è, insomma: manager Agnelli contro magnate Berlusconi. I bilanci stanno a favore dei primi, i trofei invece… Ma ovviamente, quanto alla partita di questa sera, si resetta tutto: si parte da 0 a 0.

Nessuna connivenza, nessun rapporto della Juventus e dei suoi dirigenti con le cosche della N’drangheta torinese, sulla quale ha indagato la Procura di Torino con l’inchiesta “Alto Piemonte”. E proprio dalle carte di quell’inchiesta, che hanno avuto parecchio spazio nelle cronache da quando sono state trasmesse alla Procura Federale della Figc, emerge un’informativa dei Carabinieri (di fatto un rapporto delle indagini svolte) che esclude l’esistenza di una connivenza della Juventus con l’organizzazione malavitosa. L’informativa, parte delle cinquemila pagine nelle quali – per altro – il club bianconero è un personaggio piuttosto marginale, spiega come i rapporti erano di altra natura e vedevano la Juventus come possibile oggetto di «estorsione». Dalle loro indagini i Carabinieri hanno infatti ricostruito una «ben precisa strategia criminale per intimidire le società sportive e, nel caso in esame, la Juventus». Gli investigatori, dopo avere segnalato «l’interessamento di individui legati alla criminalità organizzata nei confronti del sistema stadio», non parlarono di connivenze tra dirigenti e malavitosi, ma di una possibile «estorsione ai danni della Juventus Fc». L’informativa è stata inviata in Procura nel settembre del 2014 e risulta tra gli atti dell’inchiesta Alto Piemonte, che il procuratore della Figc Pecoraro ha studiato attentamente per mettere sotto accusa il club bianconero, per il quale tira aria di deferimento (il presidente Agnelli in particolare) e quindi di processo sportivo. Non essendoci, in tutte le cinquemila pagine, ragioni per indagare alcun dirigente juventino nel procedimento penale, quello che ha in mano la Procura Figc può portare a una multa al club per aver violato (e lo stesso club non lo nega) i regolamenti sulla vendita dei biglietti, concessi in modo “sburocratizzato” (ovvero più di quattro a persona) ai gruppi ultrà che, per altro, li hanno sempre regolarmente pagati. Una scelta che la Juventus ha spiegato, nel memoriale difensivo del presidente Agnelli, era stata presa per mantenere l’ordine pubblico: «Il mantenimento dell’ordine pubblico soggiace a volte a delle necessità che, pur malvolentieri accettate, perseguono uno scopo primario: appunto il mantenimento dell’ordine pubblico. Nel caso delle richieste di biglietti, la vendita è stata fatta avendo in mente esclusivamente l’obiettivo di disinnescare potenziali tensioni create dagli ultrà sull’evento gara, sulla squadra o, ultimo ma non ultimo, più in generale sull’ordine pubblico. È noto che quotidianamente molti tifosi aspettano i calciatori fuori dal centro sportivo di Vinovo. Potrei sul punto anche raccontare l’accoglienza a Vinovo riservata al sottoscritto, reo, agli occhi dei tifosi, di aver assunto un mister (Allegri ndr) allora sgradito». Furono sputi e calci all’automobile, per la cronaca.
D’altra parte, tornando all’informativa dei Carabinieri, si legge: «Le multe alle società di calcio per episodi come i cori razzisti delle proprie tifoserie sono, in realtà, un’arma pericolosa in mano agli ultras. Anche per questo la Juventus era “costretta” a trattare con gli ultrà, concedendo dei “benefit”, per ottenere un comportamento civile da parte loro». Si sfogò così, il 16 settembre 2014, un funzionario della società bianconera proprio con i Carabinieri che lo avevano avvicinato mentre prestavano servizio allo stadio in occasione della sfida di Champions League con il Malmoe. La N’drangheta, in tutto ciò, c’entra poco, come scrive Agnelli: «Devo ribadirlo con fermezza, i biglietti oggetto di vendita riguardavano esclusivamente persone che guidano il tifo organizzato e rispetto alle quali nessun dipendente Juventus ha mai nutrito il benché minimo sospetto, anche solo di collusioni con associazioni criminali». Sì, perché in tutto questo parlare di Juventus e N’drangheta è spesso sfuggito che il famoso Rocco Dominello quando aveva «contatti» con la Juventus era (e per altro rimane, in attesa del processo) un cittadino incensurato, sul quale un club calcistico non poteva nutrire alcun sospetto. Non esattamente un dettaglio se si vuole parlare di «rapporti fra la Juventus e la N’drangheta».

Nel momento in cui si continua a parlare di una possibile fine dell’era Berlusconi al Milan, ecco che Fabio Capello, nella sua nuova trasmissione su Fox Sport (stasera ore 23,15 sul canale 204 di Sky, in replica sabato 11 marzo alle 17,45 e domenica 12 marzo alle 14,15 su Fox Sports HD), ne traccia i suoi ricordi, nitidi quanti inediti. Un rapporto da sempre molto stretto, che ha vissuto i suoi alti e bassi, ma che comunque ha contribuito a consolidare le vittorie ottenute in precedenza da Arrigo Sacchi e a portare il Milan sul tetto del mondo. Tutto cominciò con una telefonata: «Era Berlusconi per chiedermi se me la sentivo di allenare il Milan. Il presidente mi disse che Arrigo diceva che quel Milan era una squadra finita, con giocatori demotivati. Dai primi incontri, fu facile capire che invece erano ancora fuoriclasse. Dissi loro che non era vero che erano ‘finiti’, ma che credevo in loro e che mi avrebbero dato grandi soddisfazioni». La storia racconta di un mare di trionfi, a cominciare da quello più affascinante: il 4-0 al Barcellona, favoritissimo, di Johan Crujff: «La partita fu ben preparata. Crujff era convinto di vincere, fece un allenamento ridicolo il giorno prima quasi a voler dire che potevano rilassarsi. In realtà, la vittoria è nata dall’amichevole giocata contro la Fiorentina. In finale di Champions, non potevo schierare Baresi e Costacurta che erano squalificati. In quel match misi Desailly e Filippo Galli come centrali e perdemmo 2-0. Mi chiesero se ero preoccupato, ma risposi che non lo ero affatto perché avevo capito cosa fare, ovvero mettere Maldini centrale con Galli e Panucci terzino. Quella partita con il Barcellona fu particolare. Sul 4-0 esultai. Fu festa per Berlusconi. Noi vincevamo la Champions e lui ricevette la fiducia per diventare presidente del Consiglio».

E’ ovvio che la permanenza di Capello al Milan sia caratterizzata da questo strettissimo rapporto con Berlusconi. Di cui racconta anche la maniacale attenzione al particolare: «Si occupava di tutto. La prima volta che arrivò a Milanello lo rivoluzionò tutto. Un giorno si infuriò per come avevano potato le piante del centro sportivo. E fece una lezione di potatura a tutti». E poi c’era il Berlusconi presidente: «Si interessava della formazione. Voleva sapere come stava la squadra o se c’era qualche dubbio. Non mi ha mai detto che giocasse questo o che giocasse quest’altro. Non ha mai interferito nelle mie decisioni. L’unica cosa che fu difficile da digerire per lui fu il giocatore Borghi. Un giorno mi chiamò per invitarmi a villa San Martino. Mi disse che sarei dovuto andare ad allenare il Como, portandomi Borghi e facendolo giocare. Gli dissi di no».

primo divorzio non fu traumatico, ma nemmeno consensuale: «Galliani a febbraio mi chiamò per dirmi che si doveva aspettare fine stagione per il rinnovo del contratto perché il Milan non poteva non vincere quel campionato. Vinsi il campionato, ma me ne andai perché dimostrarono di non aver capito quello che avevo fatto fino a quel momento». e poi c’è anche il Capello due: «Dopo la mia esperienza a Madrid mi chiamò Berlusconi e mi chiese di tornare al Milan. Devo tutto a Berlusconi e accettai questo impegno ma fu il mio più grande errore tornare al Milan con una squadra che non avevo fatto io». L’ultimo pensiero è sul Milan di oggi, carico di dubbi: «Adesso il Milan sta passando la mano ai cinesi, speriamo che siano cinesi vincenti come lo è stato l’ultimo presidente».

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Criminali in odor di mafia ingolositi dal ricco business dei biglietti e una società sotto ricatto. Dalle carte di Alto Piemonte, maxi-inchiesta dei pm di Torino che ha svelato l’interesse dei clan sul bagarinaggio, emerge una informativa dei carabinieri datata settembre 2014: una fotografia delle manovre oscure attorno allo Stadium. Esiste «una precisa strategia criminale per intimidire i club e, nel caso in esame, la Juventus», si legge. Gli investigatori, dopo avere segnalato «l’interessamento della criminalità organizzata» verso il «sistema stadio», lasciavano intendere una possibile «estorsione alla Juve».

Proprio la cornice nella quale si sono mossi i pm: per loro il club Andrea Agnelli, 41 anni, numero uno della Juve dal 2010 ansa non è connivente (nessun dipendente indagato), ma non è da considerarsi parte lesa non avendo denunciato per tempo le pressioni. L’ipotesi investigativa è un «compromesso»: zero conflitti allo Stadium in cambio di facili guadagni. Su questo terreno si sarebbe mosso Rocco Dominello, ex ultrà incensurato, figlio di un presunto boss della ‘ndrangheta, in contatto con alcuni dirigenti per rivendere
i biglietti.
IN FIGC Già nel 2014 i carabinieri mettevano nero su bianco il meccanismo per «estorcere biglietti e ulteriori benefit» che per i capi ultrà rappresentavano «una impareggiabile occasione di profitto, che può moltiplicarsi col reinvestimento in attività criminali». Il processo inizierà il 23 marzo e intanto, parallelamente, corre l’indagine sportiva della Procura federale coordinata dall’ex prefetto Giuseppe Pecoraro. Su questo terreno il club rischia di più, da una ammenda all’inibizione temporanea per alcuni tesserati, tra cui il presidente Andrea Agnelli. Quest’ultimo potrebbe a breve pure essere ascoltato dalla Commissione antimafia che ha puntato un faro sulla vicenda. Martedì scorso è toccato allo stesso Pecoraro, mercoledì via alle audizioni del club con l’avvocato Luigi Chiappe- ro. A tranquillizzare Agnelli ieri sono arrivate le parole di stima del presidente del Coni Giovanni Malagò: «Gli ho parlato, è sereno e pronto a dimostrare l’estraneità. Penso che non si debba arrivare a nessun giudizio affrettato. Anche e soprattutto nello sport è sbagliato il giustizialismo. Da parte mia c’è massima fiducia nella giustizia sportiva e in quella ordinaria».
ULTRA’ Oggi prosegue la protesta dei Viking contro il divieto di esposizione del proprio simbolo. In un comunicato il gruppo è entrato nel merito dei rapporti col club su cui si indaga a Torino e a Roma: «Quello spazio ce lo hanno riservato e fa parte di accordi, presi nel 2011, prima che aprisse lo Stadium, con la dirigenza».

Dopo giorni un po’ grigi, il colore della fumata adesso è molto vicino al bianco. Ieri è stata una giornata importante per il futuro del Milan: dopo un’attenta analisi Fininvest ha infatti giudicato idonea la documentazione inviata mercoledì da Sino-Europe Sports. Si tratta delle garanzie sulla tracciabilità del flusso di denaro legate al- l’antiriciclaggio, ma anche e soprattutto sulla struttura – ovvero solidità – finanziaria di chi intende acquistare il club rossonero. Condizioni che la holding di casa Berlusconi considerava ovviamente imprescindibili perLi Yonghong, 46 anni, numero uno di Sino-Europe Sports ansa
proseguire a trattare con Ses.

VINCOLO Si va dunque verso un accordo fra le parti, anche se in scaletta ci sono ancora alcuni passi basilari. Superato lo scoglio delle garanzie, occorre ora che Ses dia l’okay sugli aggiornamenti contrattuali disposti da Fininvest e che versi la terza caparra da cento milioni. Dopo questi due ulteriori passaggi, la proroga per unnuovo closing diventerà ufficiale. Da quanto filtra, in Cina hanno ricevuto la bozza contrattuale ieri sera e da una prima analisi non emergerebbero problematiche particolari.

L’ordine di bonifico quindi potrebbe partire già oggi, con relativi tempi tecnici (inizio prossima settimana). E sempre oggi verrà deciso se attivare fin da subito la proroga, vincolata ovviamente all’arrivo della caparra, oppure attendere il versamento. Dettagli tecnici: la cosa più importante è che Fininvest e Ses saranno nuovamente legate da un vincolo scritto, e non soltanto sulla parola com’è avvenuto questa settimana.

CREDENZIALI Le tempistiche? I più ottimisti parlano di closing per fine mese, come avrebbe dovuto essere nei piani precedenti, ma è verosimile che occorra il canonico mese di tempo e si possa quindi slittare ad aprile. Di certo il passo avanti decisivo è stato fatto in seguito alle verifiche sulla solidità patrimoniale di Li Yon- ghong, che al momento è l’unico investitore. Da quanto risulta, le banche coinvolte hanno fornito credenziali più che sufficienti a tranquillizzare Finin- vest sulla disponibilità finanziaria del presidente di Ses, indicando una parte del suo patrimonio (in gergo finanziario si dice «Kyc»: know your custo- mer, conosci il tuo cliente). Fra le risorse di mister Li ci sono partecipazioni azionarie in diverse aziende e attività anche in ambito immobiliare. In parole povere, ci sarebbero i presupposti per ritenerlo in grado di sostenere da solo l’investimento, almeno in questa fase iniziale.

Streaming Gratis Calcio Serie A e Champions League: ecco i siti migliori per vedere le partite live.

Da alcuni anni a questa parte è risaputo che i tifosi di calcio italiani preferiscono il divano allo stadio: vuoi per via di strutture fatiscenti e spesso ritrovo di violenti, vuoi per il costo ingente di un abbonamento, i calciofili del Bel Paese tendono sempre di più a vivere le due ore della partita davanti alla tv magari mangiando una pizza mentre sorseggiano una buona birra. Tuttavia in questi ultimi tempi in cui pc, tablet e smartphone stanno sempre più rosicchiando terreno nei confronti della televisione, anche lo streaming sta avendo molta risonanza. Per questo molti appassionati hanno acquistato e tuttora procedono ad abbonarsi a Mediaset Premium oppure Sky, cioè le due piattaforme che in Italia detengono i diritti per quasi tutte le partite della massime competizioni calcistiche (ad eccezione della Coppa Italia, di proprietà di mamma Rai) e che danno la possibilità di seguire le partite in diretta streaming anche mobile attraverso le applicazioni Premium Play e Sky Go. Tuttavia molti tifosi si sono industriati sempre di più per seguire le partite in streaming gratis attraverso canali illegali, che la Guardia di Finanza chiude ma che alla fine in qualche modo riaprono sempre (vedi la vicenda di Rojadirecta). Esistono infatti diversi portali per vedere le partite di Serie A in streaming gratis, Champions League streaming gratis ed Europa league streaming gratis.

Rojadirecta non sempre funziona: la chiusura ordinata a novembre 2016 sembra che possa aver dato realmente il colpo di grazia alla piattaforma spagnola, anche se qualcuno giura di aver di nuovo trovato un nuovo dominio funzionante. A parte il celebre sito iberico esistono molti siti che offrono questo tipo di streaming gratis. Ma cosa significa tecnicamente il termine streaming? Con esso si indica una serie di dati audio e video che vengono trasmessi da una sorgente e che vengono diffusi a più sorgenti, riproducendoli live fedelmente senza troppi ritardi (dipende anche dalla connessione in possesso). Ora dunque andiamo ad analizzare tutte le possibilità riguardo a dove vedere streaming gratis Serie A, Champions League ed Europa League.

Streaming Calcio Serie A e Champions League: i siti di riferimento

Rojadirecta è ovviamente il più celebre per quanto riguarda il calcio streaming gratis Serie A e Champions League: come fare a dimenticarsi la sua grafica con logo rosso e faccione di Collina incorporato? Prima che chiudesse (con conseguente arresto del suo fondatore) era questo il sito top con qualcosa come tre milioni di visitatori mensili solo in Spagna. C’è chi sostiene però che presto tornerà a funzionare, o che addirittura funzioni di nuovo. Staremo a vedere. Esistono, come dicevamo, altri siti di riferimento attraverso cui vedere streaming gratis calcio: uno di questi è sicuramente RSI. Si tratta di un portale svizzero i cui streaming possono essere visibili solo in Svizzera, anche se il suo segnale arriva fino a Como. Ad esempio la sfida di Champions Napoli-Real Madrid è stata trasmessa da questo portale, ma chi non abita in quella zona può solo accedere attraverso un ip svizzero. Questo portale è assolutamente legale, ma ce ne sono molti altri considerati illegali o in questo momento in manutenzione. Uno di questi è Ucciocalcio, un sito italiano che era perfetto per vedere le partite in streaming gratis. Un altro portale molto ben strutturato e Redstreamsport, cioè una vera alternativa britannica a Rojadirecta. DS Calcio è stato chiuso recentemente, come anche Rinconrojadirecta. Cricfree è un sito molto veloce e intuitivo, che offre davvero una notevole quantità di eventi sportivi, mentre Hahahsport richiede una registrazione per poter accedere agli streaming gratis.  Futbolarg e Soccer188 sono delle buone alternative, mentre noi consigliamo in particolare Live Football Video (qui le partite sono elencate cronologicamente, ma è anche possibile vedere highlights e fare ricerche personalizzate) e LiveTV, molto ben strutturato. Anche Live Soccert Tv è ben organizzato, come anche DirettaNow.

Streaming Gratis calcio Serie A e Champions League: tutte le info

Alcuni siti che trovate in giro per il web potrebbero rivelarsi inutili se non dannosi per il vostro pc: magari vi chiedono di installare programmi malware, quindi non findatevi e se volete vedere streaming live Serie A sempre meglio affidarsi alle pay tv o ai siti che abbiamo citato prima per streaming gratis.