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By | 13/03/2017
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Rojadirecta Lazio – Torino:

Stasera Sinisa Mihajlovic tornerà sul terreno dell’Olimpico di Roma. Su quel prato dove, con indosso la maglia della Lazio, ha contribuito dall’alto di un mancino sublime ad arricchire la bacheca biancoceleste. Ha vinto due volte la Supercoppa italiana e alzato, sempre in due occasioni, la Coppa Italia. La stagione che lo ha consegnato alla storia dei capitolini è il 2000, annata di grazia chiusa dalla Lazio con lo scudetto e da Mihajlovic con 13 reti in 46 partite totali. Se la vedrà, il tecnico granata, contro il collega più sorprendente della Serie A. A un certo punto dell’estate Simone Inzaghi era a un passo dal fare le valigie con direzione Salerno.

Dove avrebbe lavorato per raggiungere la salvezza, con la Salernitana. Il destino, tuttavia, aveva altro in serbo, per Inzaghi. Confermato da Lotito sulla panchina di una Lazio ora lanciata verso l’Europa. In tale contesto, Mihajlovic si presenta a Roma con un Torino che ha tirato fuori il carattere e che è rinfrancato dagli ultimi risultati positivi ottenuti dopo lo svantaggio. E così, domani sera, i granata sono chiamati a dimostrare di aver definitivamente risolto i “problemi di testa” che in troppe occasioni hanno determinato risultati negativi. E dovranno riuscirci contro una squadra che, all’andata, aveva messo in evidenza vizi e virtù del Torino. Protagonista di un primo tempo chiuso in vantaggio, poi ripreso e sorpassato e infine nuovamente in parità grazie al rigore di Ljajic al 91’. Questa volta sarà ancora più difficile, perché i granata non avranno la spinta del pubblico e perché la Lazio, che non perde dal 28 gennaio, è tra le squadre più in forma del campionato. Una prova difficile e quindi stimolante, perfetta per tirare fuori l’orgoglio del Toro di Mihajlovic. Deciso, sul prato dove tanto ha festeggiato, a non fare brutte figure nelle vesti di allenatore. Il Toro visto nei secondi tempi delle gare contro Fiorentina e Palermo ha tutto per mettere in difficoltà pure la Lazio. Quello che si squaglia, fragile di testa, dovrebbe essere soltanto un ricordo del passato.

Luca Rossettini è in dubbio per la prova di questa sera all’Olimpico contro la Lazio per un guaio fisico. Nel corso della rifinitura di questa mattina farà di tutto per mettersi a disposizione di Mihajlovic, il quale comunque tiene in caldo De Silvestri, già centrale contro la Roma, se l’ex del Bologna dovesse dare forfait. Se Rossettini fosse regolarmente in campo, un turno di riposo verrebbe concesso a Zappacosta, con De Silvestri piazzato nella posizione naturale di terzino destro. Novità potrebbero aversi anche sull’altro lato della retroguardia. A inizio stagione le gerarchie per il ruolo di esterno mancino erano chiare: Barreca, reduce da una stagione in B con il Cagliari, avrebbe dovuto coprire le spalle a Molinaro. E’ stato titolare nelle prime quattro gare, l’ex dello Stoccarda, finché il 18 settembre, al 32’ della partita interna contro l’Empoli, un grave infortunio lo ha tolto dai giochi e contestualmente ha consentito al Torino di “scoprire” Barreca.

Ora, dopo una operazione (ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro), una lunga e faticosa riabilitazione, un pur morbido ritorno all’agonismo con la squadra Primavera nello 0-0 contro il Pescara, Molinaro è pronto a riproporsi. Nel caso anche dal primo minuto. Tanto che anche se Barreca si mantiene una spanna avanti rispetto al più esperto collega, Molinaro ha qualche chance di giocare dall’inizio, contro la Lazio. Queste, assieme a quella relativa a Iturbe, le sostanziali differenze rispetto allo spartito base granata. Iturbe che, intanto, giocherebbe davanti a un De Silvestri piuttosto “bloccato”, come a sinistra Barreca, o nel caso Molinaro, avrebbe soprattutto il compito di coprire le spalle a Ljajic.

La Lazio sa alternare un possesso palla ragionato ad accelerazioni mortifere, questa alternanza tematica è il suo punto di forza. Una duttilità tattica che permette di adattarsi anche all’avversario e al contesto di gara. In casa o contro avversari di rango inferiore che si chiudono a riccio la Lazio ha pazienza e cerca di costruire azioni aggiranti. Perfetto da questo punto di vista il gol con cui ha sbloccato il risultato a Bologna. Cambio gioco lungo di Basta per Milinkovic-Savic: il serbo percepisce con la coda dell’occhio l’arrivo di Lulic e lascia sfilare il pallone. Nel frattempo a centro area Immobile si smarca tra i due centrali per andare a intercettare di testa il cross a rientrare. Questo è solo un esempio di come la Lazio può superare una difesa schierata. C’è poi la regia di Biglia, bravo sia nel fraseggio stretto che nella gittata lunga.

Il Toro dovrà scambiarsi gli avversari prediligendo la copertura dei corridoi. Seguire le scorribande degli interni o i tagli degli attaccanti esterni vorrebbe dire fare il gioco della Lazio che scambia le posizioni dei suoi proprio per aprirsi gli spazi. Dovrà, invece, essere marcato “a uomo” in area Immobile. Ma la Lazio è tremendamente efficace anche in contropiede. Basta rivedersi il secondo gol di Bologna: con i rossoblù proiettati in avanti alla ricerca del pareggio è scattata micidiale la ripartenza sull’asse tutta verticale Savic-Immobile. Il Torino non dovrà ma lasciare la possibilità a questi fenomeni di giocare a campo aperto. Anderson, e anche Keita, hanno cambio passo palla al piede, imprevedibilità nel dribbling e piacere nella giocata ad effetto. Inzaghi è stato bravo a rendere ergonomico e funzionale al sistema il loro estro.

Il Torino ha poche armi ma valide. Mihajlovic dovrà pretendere dai suoi di stare corti ottenendo dagli esterni un sacrificio nei ripiegamenti. I loro raddoppi sui terzini saranno provvidenziali per evitare quanto visto sul primo gol della Lazio a Bologna. A centrocampo Lukic (che rispetto a Valdifiori tiene di più la posizione) dovrà fare da filtro, particolarmente necessario visto che spesso le mezzale e le ali laziali vanno a cercare spazi giocabili tra le linee. Questo non significa avere un atteggiamento passivo. Abbassare il baricentro deve essere una scelta strategica per ridurre le distanze e poter aumentare l’aggressività sul portatore di palla ad un’altezza media (vedi azione di Gustafson contro il Palermo in apertura di gara). Del resto Belotti non è solo uomo d’area ma anche un ottimo contropiedista.

Sì, c’era proprio voglia di tutti questi gol. Gasano, elettrizzano, servono. Ciro Immobile ne ha segnati 16 in campionato, 16 come i punti regalati alla Lazio. Non è solo un attaccante, è l’attacco della Lazio. I gol, come la matematica, non sono un’opinione. Ciro Immobile titolare a vita, verrebbe da dire.

I suoi gol non sono pesanti, sono pesantissimi. Ciro Immobile è portentoso, agita i tabellini: segna i gol, segna la classifica, s’è segnalato come il giocatore che ha portato più punti alla sua squadra. E’ totale, è letale. E’ rimasto in vetta alla speciale classifica anche dopo le gare di ieri, aspettando Lazio-Torino può solo avanzare distanziando tutti gli altri big del gol, italiani e stranieri. Simone Inzaghi si tiene stretto Immobile e non lo cambierebbe con Belotti, l’ha detto ieri. Sinisa Mihajlovic si coccola Belotti e non lo cambierebbe con Immobile, parole sue. Sono stati tutti di parte, ma con i giusti motivi per esserlo. Chi ce li ha entrambi è il cittì Ventura. In Europa un tandem così esplosivo lo stanno invidiando all’Italia e nel mondo ci sono pochi eguali.

LA SFIDA. E’ il giorno della sfida Immobile-Belotti, rende palpitante questo monday night, invita ad attenderlo in letizia. Lo spettacolo meriterebbe un Olimpico molto più colmo rispetto a quello semivuoto che farà da cornice. Sarà la sfida di due amici, di due capi-cannonieri domiciliati in area di rigore. Immobile lo è stato nel 2014, quando giocava nel Torino. Belotti lo è oggi, comanda la classifica dei bomber con 22 reti, indossando la stessa maglia granata. Si vogliono bene, si sono dati appuntamento a stasera postando foto e messaggi su Insta- gram. Immobile, dall’inizio del 2017, ha iniziato a servire gol con lucida determinazione, con puntualità, gestendo il furore che a volte gli faceva perdere l’attimo giusto. Ciro è cresciuto tanto, nella testa e nel cuore, oltre che nel fatturato, sta segnando più che nell’anno 2014, fu prosperosissimo. Ciro sfida i bomber della storia laziale, il gol numero 17 gli permetterà di diventare il cannoniere più prolifico dell’era Lotito. Immobile ha superato Klose (al massimo ha segnato 15 gol in A), è appaiato a Rocchi (16 gol).

PER L’ITALIA. Sì, c’era proprio bisogno di due cannonieri italianissimi come Immobile e Belotti. E c’è voglia della grande sfida di stasera. Nelle ultime cinque giornate di campionato i gemelli Immo- bile-Belotti hanno rispettivamente segnato 5 e 8 reti. Ad ogni pallone profondo, ad ogni lancio, ad ogni cross, ad ogni assalto ci sarà da sobbalzare stasera. Immobile e Belotti, 38 gol in due, non possono negarsi proprio oggi. Ciro è a -6 dall’amico, non è facile acchiapparlo, ha detto che ci proverà: «Sono felice per ciò che sta facendo Belotti, gli auguro il meglio, vale per sempre tranne che per lunedì. Cercherò di riprenderlo nella classifica dei marcatori, ma sarà difficile dopo l’ultima sua tripletta…». Immobile ronza su tutto il fronte d’attacco e colpisce, a volte scapicollandosi. Belotti è un maestro del gol di testa, ne ha segnati 8. Quando sono in campo i loro occhi non hanno espressione umana, sono fissi su un solo orizzonte: la porta. Non vedono altro. Immobile e Belotti, guai a lasciarli soli, vale per la Lazio e vale per il Torino.

ROSSI. Dei bomber azzurri hanno parlato in tanti in questi giorni, lo ha fatto anche l’ex bomber mundial Pa- blito Rossi: «Belotti è fortissimo e lo è anche Immobile. Il Gallo però ha una forza fisica che non avevo neanche io. Quando si trova in area è più spettacolare e più cattivo anche di Graziani. Non dico che talvolta mette paura, ma quasi. Avere giocatori così di valore fa bene al nostro calcio, all’immagine che diamo all’estero». Immobile e Belotti illumineranno il palcoscenico dell’Olimpico. Lazio e Torino sono ai loro piedi. Caldissimi.

Venerdì scorso era allo Juventus Stadium ad assistere alla gara Ira i bianconeri e il Milan, ma Sinisa Mihajlovic non ha nessuna voglia di farsi coinvolgere nelle polemiche per il contestato rigore che ha dato la vittoria alla squadra di Allegri. Per lui conta solo la sfida di stasera contro la Lazio: «Ha grande entusiasmo ed è in corsa per un posto in Champions. A Roma sarà un confronto difficile e impegnativo perché andiamo ad affrontare quella che in questo momento è forse la squadra più in forma del campionato, ma allo stesso tempo sarà anche stimolante. Mi aspetto dal Toro che confermi i progressi delle ultime partite».

COMPLIMENTI A INZAGHI. L’allenatore granata passa quindi ad elogiare il collega biancoceleste: «Faccio i complimenti a Inzaghi perché sta traendo il massimo da una squadra che ha valori tecnici importanti e una difesa solida. Meritano il posto che hanno in classifica.

Mi aspetto una partita aperta, tra due squadre che giocano sempre per vincere. Abbiamo sempre faticato fuori casa e a Roma cercheremo di invertire questa tendenza, anche contro la Lazio non sarà facile. Immobile, Keita, Anderson, Milinkovic, Lulic e Parolo sono tutti giocatori forti, che hanno dimostrato di poter mettere in difficoltà qualsiasi avversario. Noi dovremo essere bravi a renderli pericolosi il meno possibile».

SFIDA TRA BOMBER. Tra i temi caldi di Lazio-Torino c’è sicuramente la sfida fra i bomber Immobile e Belotti: «Sono due attaccanti molto forti, ma io mi tengo il Gallo perché è il migliore di tutti. Certo che se fosse rimasto anche Immobile ci saremmo potuti divertire, avevo già in mente un altro modulo, il 4-3-1-2 con Ljajic dietro lui e Andrea, ma poi il mercato ha avuto un’altra evoluzione e ci ha indotti a puntare sugli esterni. A Belotti dico quello che ripeto sempre in conferenza stampa, cioè che deve restare umile e cercare sempre di migliorarsi, senza mai accontentarsi. Il suo futuro? Sono sicuro che il presidente farà di tutto per tenerlo, ma se arriverà una squadra con un’offerta da cento milioni a quel punto la decisione spetterà al giocatore».

ITURBE DALL’INIZIO. AllOlimpico Mihajlovic è pronto a lanciare Iturbe dal primo minuto: «Sono stato io a suggerire di prenderlo perché ha delle caratteristiche diverse rispetto agli altri miei attaccanti e so quale aiuto può dare alla squadra. Quando è arrivato non era al meglio della condizione perché non giocava da tempo. Adesso sta meglio e lo si vede in allenamento. Deve ritrovare serenità e spensieratezza, senza avere paura di essere giudicato in ogni partita. Quando ha la palla deve rischiare la giocata, puntando a saltare l’avversario».

Simone Inzaghi sta mettendo sotto pressione la Lazio. Ha fame, vede l’Europa all’orizzonte, chiede ai suoi giocatori di produrre l’ultimo sforzo perché solo centrare il risultato premierà la fatica dopo quasi undici mesi di lavoro. Così ha dipinto il posticipo di questa sera all’Olimpico con il Torino come una finale. «Siamo in un bel momento, abbiamo ottenuto risultati importanti, ma dovremo confermarli. Sinisa lo conosco, è un amico e un bravissimo allenatore. Il Toro è una buona squadra, ha perso qualche punto per strada nel ritorno, ma come organico è ben costruito. Belotti è il capocannoniere del campionato a cui dovremo fare molta attenzione. Ci vuole una partita giusta, di grandissima determinazione, chiederò il 100 per cento ai miei giocatori, lo sanno, li ho visti concentrati. Per noi questa partita è importantissima, dobbiamo interpretarla bene e confermarci per rimanere in alto. E’ una finale».

ATTESA. Il confronto con i granata di Mihajlovic lo sente in modo viscerale. «Dobbiamo affrontare il Toro come se fosse una finale, la classifica è corta, ci sono altre squadre che vanno forte e non mollano di un centimetro. C’è l’obbligo di fare la partita giusta. E’ un momento decisivo, ne avremo altre, ma questa vale per il futuro e per il presente». ì punti cominciano a pesare il doppio. «Non sono sorpreso dalla Lazio, già dal ritiro avevo fiducia, conoscevo il gruppo e sapevo quale disponibilità avrei trovato. Mancano due mesi, sono i più importanti della stagione, dovremo farci trovare pronti». La partita d’andata, pareggiata al novantesimo dai granata a causa di un rigore contestato, segnò la svolta per la Lazio. «A Torino andammo senza Radu, Biglia, Milinkovic e De Vrij. Certi giocatori dimostrarono di essere da Lazio, il gruppo mi diede la conferma che tutti si sarebbero fatti trovare pronti».
SFIDA. I riflettori si accenderanno sui due centravanti azzurri. Inzaghi ha esaltato il suo bomber. «Oggi sono i due attaccanti italiani più forti, titolari in nazionale. Mi piace Belotti, mette in campo tanto, segna, fa reparto ma non lo cambierei con Immobile. Ciro è un leader, quando c’è qualche pausa in campo è sempre il primo a suonare la carica. Ha il sorriso sulle labbra e uno spirito positivo. Il giocatore lo conoscevo e lo avevo voluto a tutti i costi, mi ha sorpreso come persona: ha grandi valori. Per questo stimo Belotti ma non lo cambierei con Immobile». Ciro è la sua garanzia, Keita il genio ribelle da gestire. «Alla ripresa si è allenato bene, mercoledì aveva un permesso concordato con la società, poi si è fermato per un problema con un brutto taglio sotto al piede, ero preoccupato ma i medici sono stati bravi, sarà convocato, vedremo se giocherà dall’inizio o entrerà in corsa».

DUTTILITÀ’. Tra i pali conferma per Strakosha. Simone, però, ha voluto fare chiarezza sul ruolo. Le gerarchie non sono cambiate. «Marchetti ha avuto con il Milan un infortunio al ginocchio, complice l’influenza poi ha perso tono muscolare. Ieri sentiva ancora qualche problema, non sarà convocato. Appena sarà al 100 per cento tornerà in porta. Strakosha mi sta dando grandissime garanzie, lo conoscevo, è in crescita, ha acquistato la sicurezza della partita. E’ stato bravo, ha aspettato il suo turno, ora gioca con continuità. Anche Vargic sta crescendo, ma ha pagato l’esplosione di Stra- kosha. Il titolare resta Federico, rientrerà quando starà bene». La Lazio dei trasformisti può sorprendere con qualsiasi modulo. «Grazie a Lu- lic possiamo cambiare. Nelle ultime sette partite, ne abbiamo vinte sei e pareggiata una cambiando più moduli. Contano l’interpretazione e l’umiltà. Dobbiamo continuare così». Questa sera scatta la volata verso l’Europa. « Il Toro è una squadra di qualità, farà di tutto per rendere difficile la partita. Dovremo essere bravi, concentrati, umili». Può essere la notte della svolta.

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Se non è una finale, come l’ha definita Inzaghi, può essere la svolta o almeno una buona occasione per compiere un passo decisivo verso l’Europa. Battendo il Toro, la Lazio non riuscirebbe solo a mantenere il quarto posto, rispondendo alla goieada deli’Inter, ma tornerebbe a staccare Atalanta e Milan, principali concorrenti per entrare tra le prime sei. La squadra biancoceleste, nonostante abbia vinto il doppio confronto, ha un solo punto di vantaggio su Gaspe- rini e porterebbe a quattro il divario. Può invece salire a sei lunghezze il margine sul Mi- lan di Montella, che in caso di arrivo ex aequo con la Lazio sarebbe favorito dal saldo positivo nei confronti diretti (vittoria per 2-0 a San Siro, pareggio 1-1 nel ritorno all’Olimpico). Inzaghi attribuisce alla sfida con i granata un doppio significato perché,

tolta la soddisfazione di battere il suo amico Mihajlovic, manterebbe un filo di speranza Champions conservando lo stesso ritardo (4 punti) dal Napoli. Guardare avanti e alimentare la possibile (seppur complicata) rincorsa al terzo posto per mettere al sicuro la qualificazione europea, che potrebbe essere garantita anche attraverso la qualificazione alla finale di Coppa Italia. L’eventuale epi

logo con la Juve scudettata, anche perdendo, aprirebbe il sesto posto in campionato (varrebbe l’Europa League) e assicurerebbe la finale di Supercoppa italiana.
POKER. Ci sono i presupposti per un bel finale di stagione, gli ultimi due mesi diventeranno decisivi. Il successo nella semifinale d’andata con la Roma (5 aprile il ritorno) e il blitz del Dall’Ara non hanno però prodotto quella fiammata di passione e di entusiasmo che sarebbe stato lecito attendersi. Il popolo biancoceleste latita. Questa sera all’Olimpico sono previsti poco più di 15 mila spettatori e siamo ben al di sotto del trasporto emotivo che appena due anni fa accompagnò la squadra biancoceleste, all’epoca allenata da Pioli, al duello Champions con la Roma. Non ci siamo ancora, eppure questo gruppo meriterebbe una cornice di pubblico diversa, in linea con quanto avviene in trasferta,

dove regolarmente si contano un migliaio di tifosi al seguito. La Lazio a Bologna ha infilato il terzo successo consecutivo in campionato e potrebbe stasera centrare il quarto. Un filotto così lungo non capita proprio dalla galoppata entusiasmante di Pioli, Klose e Candreva e che risale a due anni fa.
BLOCCO. Inzaghi dovrebbe affidarsi alla stessa formazione impiegata al Dall’Ara. Marchetti, non ancora a posto dal punto di vista fisico, non è entrato nella lista dei convocato. Tra i pali verrà confermato Strakosha. Resta l’incertezza sul modulo. Simo- ne ieri ha provato di nuovo il 4-2-3-1. Con gli stessi uomini può disporre la Lazio con il 4-3-3 o con il 3-4-2-1 delle ultime due partite con Bologna e Roma. Patric insidia e ha aperto il ballottaggio sulla fascia destra con Basta, ma il laterale serbo conserva un lieve vantaggio. De Vrij e Hoedt formeranno il tan

dem centrale, Radu chiuderà a sinistra la linea difensiva, quasi certamente a quattro per fronteggiare gli esterni offensivi del Toro e averne due in marcatura su Belotti. Parolo e Biglia governeranno il centrocampo, Milinko- vic assumerà una posizione più avanzata per disturbare il play granata e per dare sostegno a Immobile nel gioco aereo. I suoi inserimenti offensivi sono stati determinanti nelle ultime settimane e hanno creato altro spazio per Ciro, libero di muoversi sul fronte d’attacco. Fe- lipe Anderson e Lulic sono gli esterni designati in partenza di un modulo assai flessibile e che si adatterà alle esigenze della partita. Inzaghi ha chiesto ritmo e contrasto, proverà a mettere sotto il Toro, contenendone gli ardori e la predisposizione al gioco verticale. Immobile guiderà l’assalto. Keita l’asso in panchina da calare al momento opportuno.

Due nomi, due rumors in più per il prossimo attacco. Il primo è Duvan Zapata, il centravanti colombiano che sta giocando in prestito a Udine, è di proprietà del Napoli. Il secondo è Anderson Souza Conceiào, alias Talisca, gioca nel Besiktas, è in prestito dal Benfica. I loro profili sono rimbalzati nelle ultime 48 ore, s’aggiungono alla lista dei papabili, inizia a crescere e chissà quanti candidati ospiterà da qui all’estate. La Lazio, per la prossima stagione, deve rinforzare l’attacco e deve rintracciare un partner per Immobile.
ZAPATA E TALiSCA. Inzaghi, per la Lazio che tutti vogliono immaginare europea, avrà bisogno di un nuovo Keita (la sua partenza è sempre più probabile) e di un attaccante che sappia sostituire Ciro o giocarci accanto. Duvan Zapa- ta, classe 1991, 1,89 di altezza, 7 gol quest’anno, rientrerà a Napoli a fine campionato, quando si concluderà il prestito biennale (non è previsto il diritto di riscatto a favore dei Pozzo). Zapata è stato valorizzato, nella serie A in corso ha giocato 28 volte, ha trovato continuità, è cresciuto molto, è un centravanti fisico, ha maturato esperienza in Italia, darebbe più peso all’attacco biancoceleste. Lo- tito, per averlo, dovrebbe trat

tare con De Laurentiis, alla sua porta non ha mai bussato per acquistare, va detto. Il profilo di Talisca è rimbalzato direttamente dalla Turchia. Il diesse Tare negli ultimi anni ha provato a pescare più volte nella Super Lig, in passato ha trattato Burak Yilmaz (quando giocava nel Trabzonspor) e Bakambu (quando giocava nel Bursaspor). Talisca è un trequartista che fa la seconda punta, è alto 1,91. Il Benfica l’ha ceduto in prestito sino al 2018, ha una valutazione di 8 milioni di euro. Talisca, come Zapata, ha segnato 7 gol in campionato.

SIMEONE JR. Il sogno di Lotito resta Simeone junior, il Cholito. Il presidente della Lazio è tornato a parlarne con l’amico e collega Preziosi del Genoa, vuole portarlo a Formel- lo in estate. Giovanni Simeone è la prima scelta per la Lazio che verrà. Tra pochi mesi costerà 15 milioni di euro. Il Genoa, in tutto, lo pagherà 8 milioni, lo ha presto in prestito con diritto di riscatto dal River Plate. A giugno la società rossoblù dovrà versare altri 5,5 milioni agli argentini.

ANDONE. A febbraio è spuntata la candidatura di Florin Andone, è il centravanti del Deportivo La Coruna. E’ romeno, ha passaporto spagnolo, è classe 1993, compirà 24 anni ad aprile. Il suo nome era stato accostato alla Fiorentina nei giorni in cui Ka- linic sembrava destinato al trasferimento in Cina. An- done è esploso quest’anno, dopo una lunga gavetta è riuscito a sfondare nella Liga, ha segnato 8 gol in 26 presenze. E’ alto poco più di un metro e 80, eccelle nel gioco aereo. Florin Andone appartiene alla You First Sports, è la stessa scuderia che cura gli interessi di Luis Alberto e dell’attaccante Mariano Diaz del Real Madrid (associato alla Lazio a dicembre). Luis Alberto andrà via, è chiaro. Non si è integrato nella Lazio, già a gennaio meditava di tornare nella Liga, proprio nel Deportivo (dove ha giocato nella passata stagione con successo). Il Depor lo rivoleva solo in prestito, la Lazio non ha preso in considerazione la possibilità. Lotito ha investito 5 milioni di euro per acquistare Luis Alberto, punta a cederlo a titolo definitivo. La società biancoceleste, volendo, potrebbe provare ad intavolare una doppia operazione con gli spagnoli, comprenderebbe Luis Alberto e Andone. L’attaccate della Nazionale romena è valutato tra gli 8 e i 10 milioni di euro. Le grandi manovre per l’attacco partiranno nelle prossime settimane. Il mercato, per grandi linee, sarà impostato prima della conclusione della stagione. Più o meno si sa già cosa occorrerà e le cessioni di De Vrij e Keita vanno messe in conto. Serviranno un’ala in più, se non due, e un attaccante. Simone Inzaghi necessiterà di altri gol, quelli di Immobile non possono bastare.

Adesso va. Daniele Baselli va verso quello che vuole e gli ha chiesto Sinisa Mihajlovic. Diventare un punto di riferimento. Non è ancora al massimo ma, comunque, il centrocampista comincia a fare la differenza. Il suo potenziale è enorme: è vero che il ruolo che predilige è quello da mezzala e non posizionarsi davanti alla difesa come gli suggerisce il tecnico serbo. Ma sicuramente riuscirà a diventare anche il metodista in grado di far girare il Toro e la testa agli avversari. In parte ci sta riuscendo. Dalla sua, inoltre, ha la facilità di inserimento quando punta deciso verso l’area avversaria. Segna anche reti importanti come è successo nel primo scorcio della stagione. Ricordate? Tra l’altro due gol nelle prime due giornate di campionato contro il Mian (in trasferta) e Bologna (in casa). Prodezze che gli hanno permesso di confermarsi titolare anche nel 4-3-3 di Mihajlovic che lo schiera regolarmente nel ruolo di mezzala sinistra. E’ bello vederlo: pulito nell’intervento, abile nei passaggi con entrambe i piedi, elegante e molto tecnico. Il Baselli di queste ultime partite è quello che può permettere ai granata di compiere un ulteriore salto di qualità.

La strigliata

Però da lui tutti si aspettano di più. Tant’è che Mihajlovic, dopo Pescara-Torino (21 settembre) lo aveva strigliato in maniera pesante. Sferzanti le sue parole: «Daniele non mi ha dato nulla. E’ da mesi che aspetto che tiri fuori gli attributi ed è l’unico bergamasco che conosco che gioca senza cattiveria agonistica. E’ il solo centrocampista di qualità che abbiamo ma non ha il fuoco negli occhi. Spero, per noi e per lui, che capisca presto queste cose». Sembra averle capite. Meglio tardi che mai, no? Fatto sta che Baselli si sta prendendo il Toro. Bravo a Firenze, con assist importanti, bravissimo con il Palermo. Adesso ci vuole continuità, quella stessa continuità che sta cercando il Toro che vuole gettare le basi per la prossima stagione.

Il mercato….

Nonostante tutto a gennaio è stato sul punto di lasciare i granata per andare alla Roma. Spalletti lo voleva a tutti i costi. Un discorso imbastito, quasi confezionato, portato avanti negli ultimi giorni di trattative. Prima che pure la mancata cessione di Leandro Paredes facesse saltare tutto. Proprio così, perchè nei piani giallorossi c’era l’uscita del centrocampista argentino: o alla Juventus o, più preferibilmente, all’estero, in particolare in Premier League. E davanti alla proposte considerate non soddisfacenti che sono arrivate e al ripensamento granata tutto è saltato. In caso di cessione di Paredes la Roma avrebbe investito circa 12 milioni per il centrocampiosta del Toro. Difficilmente, però, Cairo e Petrachi prenderanno in considerazione una cessione futura perchè il Toro che verrà dovrà ruotare anche attorno a Baselli. Sinisa Mihajlovic sta lavorando proprio in questo senso.

Dipende da lui

Baselli sta, dunque, cercando di prendersi il Toro e perchè no conquistarsi un posto in Nazionale visto che Ventura lo conosce bene. Quella maglia azzurra che ha solo sfiorato: dal 10 al 12 marzo del 2014, infatti, fu convocato dal ct della nazionale maggiore Cesare Prandelli per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista del mondiale del 2014 venendo poi riconfermato per il raduno successivo del 14 e 15 aprile. Importante, invece, la trafila nell’Under 21.

Domani la verità

Contro la Lazio, domani sera all’Olimpico, per lui e per il Toro sarà una partita importante contro una delle squadre più in forma del campionato che punta decisa ad un posto in Champions League. Dopo il pareggio di Firenze e il successo in rimonta contro il Palermo c’è bisogno di proseguire nei miglioramenti. Un nuovo risultato positivo permetterebbe alla squadra di fare un salto in avanti sul piano dell’autostima che è indispensabile per disegnare un futuro ricco di soddisfazioni. Nel frattempo Daniele Baselli si consola con un primato. E’ il granata, sino ad oggi, ad aver recuperato più palloni di tutti: 126 contro i 115 di Barreca, i 110 di Iago e così via. Senza Valdifiori, inoltre, può permettersi qualche iniziativa in più.

TORINO

«Un po’ di rimpianto per quello che avremmo potuto fare in più nel corso della stagione c’è: siamo una squadra che segna tanto, però dobbiamo migliorare la fase difensiva. Ora che ci siamo rimessi in carreggiata, comunque, non possiamo più fare alcun passo indietro». Le parole rilasciate da Sinisa Mihajlovic in coda alla sfida vinta in rimonta contro il Palermo sono sintetica, ma nitida fotografia dell’annata granata. Un Toro con questo potenziale offensivo avrebbe davvero potuto volare altissimo, se la cifra tecnica della difesa fosse stata in linea a quella degli attaccanti. Visto che indietro non si può tornare, ai granata non resta che seguire il proprio tecnico, quando dice che d’ora in avanti il Torino non dovrà più fare passi indietro. E in quest’ottica la partita contro la Lazio di domani sera rappresenta un test di importanza centrale. Una sorta di prova di maturità che arriva dopo due gare nelle quali il Toro ha invertito un trend negativo. Dopo essersi fatti recuperare in troppe occasioni, di recente sono i granata che hanno dimostrato di avere il carattere per riprendersi da una posizione di svantaggio. E’ successo prima a Firenze, dove il Torino ha chiuso sul 2-2 dopo aver subito due reti dai viola, quindi domenica scorsa quando alla rete di Rispoli ha risposto la tripletta di Belotti. Già, lo stesso che al Franchi aveva messo le cose a posto con una doppietta.

Miha pragmatico

Due sfide, quelle contro Fiorentina e Palermo, che hanno pure consegnato un Mihajlovic più pragmatico, rispetto al passato. A Firenze, contro una squadra dal tasso tecnico pari o superiore, l’allenatore serbo ha cambiato ruolo per ruolo. Contro i rosanero, invece, ha assecondato la sua naturale inclinazione offensiva sostituendo Gustafson con Maxi Lopez. Una differente, ma necessaria lettura della partita. Contro squadre più forti il Toro dimostra di patire il passaggio alla mediana a due, mentre quando è il Torino ad avere più talenti dell’avversaria il cambio di marcia con il passaggio al 4-2-4 paga. Un’equazione che apre un’altra riflessione: se Cairo e Petrachi miglioreranno la rosa, allora la mentalità di Mihajlovic potrà fare grande il Toro. In caso contrario la macchina granata si ingolferà. Questione di compatibilità: a ogni automobile il proprio motore, a ogni squadra l’allenatore adatto a tirarne fuori il meglio.
Vero che la classifica mette al riparo da dolori – ma pure da gioie -, vero altresì che oggi si mettono le basi della prossima stagione. Chiudendo bene il campionato i granata avrebbero argomenti validi da mettere sul piatto del mercato, sia per trattenere i big che per convincere i potenziali arrivi della bontà del progetto. E poi, ultimo ma non meno importante, a Roma i granata vanno pure a caccia dei punti utili a centrare l’8° posto. Non darà l’Europa, ma non porterà in dote la Coppa Italia da disputare a metà agosto. Con tutte le implicazioni del caso, a livello di preparazione. Sì, adesso non si può più fare alcun passo indietro.

Biglia c’è, Marchetti torna in forse. Una buona e una cattiva notizia per Simone Inzaghi in vista del match di domani sera contro il Toro. Dalle prove tattiche della mattinata di ieri, la miglior nuova sembra proprio il recupero completo del regista argentino. Il metronomo di Inzaghi aveva saltato le prime sedute della settimana per recuperare da un infortunio subito al Dall’Ara nell’ultima trasferta contro il Bologna, contro i granata è pronto a scendere in campo da titolare. Il posto invece lo rischia ancora Federico Marchetti: aveva smaltito problema muscolare e influenza, all’inizio della settimana si era anche allenato in gruppo con i compagni, ma ieri è arrivato il nuovo stop. Che a 48 ore dalla gara lo mette seriamente in discussione, soprattutto perché il suo sostituto Strakosha sta facendo benissimo ed è imbattuto da tre gare di fila. L’intenzione di Inzaghi sembra quella di sfruttare l’inerzia dell’albanese anche in caso di recupero del titolare. Sarà una via di mezzo tra la scelta tecnica e l’esclusione, invece, la terza panchina di fila alla quale va incontro Keita. Il senegalese ieri si è allenato in gruppo ma né a società, né a tecnico, è andato giù l’ennesimo ritardo all’allenamento dopo aver fatto le ore piccole a Barcellona martedì sera. In attacco giocherà Lulic nel 4-3-3, o magari vedremo un 4-2-3-1 con il bosniaco e Anderson sulla stessa linea di Milinkovic-Savic per non lasciare solo Immobile. In mezzo al campo, con Biglia ci sarà Parolo. Poche sorprese anche in difesa, dove Radu è certi del posto a sinistra e anche Hoedt sembra in netto vantaggio su Wallace per affiancare de Vrij al centro. A destra, Basta favorito su Patric.

Prima il suo procuratore, poi lui: Joe Hart snobba il City e la Premier e accarezza il Toro. «Se qualcuno me lo chiedesse, potrei soltanto dire cose positive sul mio trasferimento al Torino». Frasi importanti che arrivano dal profondo del cuore. Questo non significa che il portierone resterà di sicuro al Toro ma, almeno, lascia aperta la porta alla speranza e considerando la caratura internazionale del giocatore non è poco. Alla BBC il numero uno dei granata ha smontato la possibilità di tornare al City: «Sono aperto ad ogni possibilità, amo la Premier e il tipo di gioco che si fa da quelle parti a me tanto care, ma al momento il ritorno in patria non è per forza in cima alla lista dei miei desideri. Il desiderio è quello di giocare per un club che vuole assolutamente che io sia il suo portiere». Quello, Hart ce l’avrebbe già. Il Toro. Ma, come detto prima, non è facile. Per l’eventuale costo del cartellino e per l’ingaggio molto alto, da 4,5 milioni netti (che in questo momento gli versa per il 75% il City). Il presidente Urbano Cairo dovrebbe fare il primo passo.

Basta City

Hart esce in maniera spavalda, con tanto orgoglio. «A Manchester sarei uno di troppo, in situazioni del genere devo essere realista. Amo quel club e sarei rimasto per tutta la vita. Visto che non è possibile, mi guarderò attorno. Non so ancora quale sarà il mio futuro, per ora penso a lavorare duro, penso solo al Toro. Guardiola? Se non hai alcuna possibilità di vincere, è inutile lottare contro qualcuno che ha così tanto potere. So che con il tecnico non c’era niente di personale, lo spagnolo non ha rovinato la mia vita, ha fatto questa scelta perché ha creduto che fosse quella giusta per vincere». Pep, per la cronaca, gli ha preferito Bravo e Caballero e i risultati non sembrano così positivi, visto che il Chelsea di Antonio Conte ha già in tasca, con largo anticipo, il titolo. Ma a lui, si sa, tutto è permesso.

Tutto può succedere

Il suo procuratore, Barnett, non esclude niente. Naturalmente non ha nessun interesse, per ora, di sbilanciarsi. Però le sue frasi lasciano aperte tutte le soluzioni: «Il Toro? Ogni cosa è possibile. A fine stagione vedremo. L’unica certezza, al momento, è che il giocatore è di proprietà del Manchester City». Quindi bisognerà vedere se c’è l’intenzione di cederlo a qualche concorrente interna: Liverpool su tutti. E poi Chelsea e Arsenal. Sono queste le squadre (più) interessate al portiere del Toro. L’ultima parola, però, spetterà a lui e al suo procuratore. Quindi è ancora presto per arrivare a delle conclusioni.

Alternative

Il Toro, ovviamente, si è già mosso acquistando il giovanissimo portiere Vanja Milinkovic-Savic, 20 anni, serbo del Lechia Danzica. Di lui si dice un gran bene in prospettiva futura, ma sarebbe un azzardo lanciarlo subito titolare senza un giocatore d’esperienza al fianco. E qui le possibilità sono molteplici. Petrachi ha ottimi rapporti con la Roma e sarebbe ben lieto di ricevere in prestito, con diritto di riscatto, Skorupski, 25 anni, polacco attualmente all’Empoli. Il giocatore ha già fatto sapere ai giallorossi che non ha nessuna intenzione di fare panchina. Ecco perché il Toro è una possibilità concreta nel caso Hart andasse via. Ma a Roma, per quanto riguarda i numeri uno, lo scenario è confuso. Difficilmente Szczesny verrà riscattato dall’Arsenal (costa tanto, troppo, e il far play finanziario non agevola il club romano), mentre il brasiliano Alisson in queste ultime partite di Coppa non ha esaltato più di tanto. E allora: se Pallotta si riprendesse Skorupski? A Mihajlovic piace (tanto) anche Viviano della Sampdoria.

Ultimo nome

Tra i possibili candidati alla porta granata non bisogna neppure trascurare Federico Marchetti, 34 anni, legato alla Lazio sino al 2018. Nato nel settore giovanile granata, tornerebbe al Toro con grande entusiasmo soprattutto se per il futuro Inzaghi dovesse puntare sul giovane albanese Strakosha. Anche questa, considerando che il laziale è ancora nel giro della Nazionale, sarebbe una soluzione importante. Anche se la speranza di tutti i tifosi granata è quella di poter continuare ad ammirare le parate di Hart.

«Andrea Belotti è un talento puro, purissimo», dice Rolando Bianchi. Senza invidie, senza ritrosie, ripensando alla sua vita in granata e viaggiando nel mondo nuovo scoperto dal suo erede temporale, dopo l’interregno di Ciro Immobile. Bianchi e Giuseppe Vives si sono suddivisi quasi equamente 10 anni di Toro (5 stagioni e mezzo per il centrocampista e un lustro per il centravanti), seminando e raccogliendo, intessendo con la gente un rapporto pulito, sano, fecondo, dimostrando di essere professionisti-modello, elementi positivi, personalità ricche. Così, con la loro consueta educazione, badando bene a rispettare i confini altrui, si avvicinano al fenomeno Belotti con cura, come se avessero quasi timore di invadere campi non loro. E non è scontata diplomazia, perché non è mai scontato il buon senso, o la capacità di saper stare a questo mondo. Però, dietro alla preghiera di parlare con il cuore, parlando del Gallo, la loro loquela scorre veloce, e l’innocenza detta la rotta delle parole. «Me lo ricordo quando giocava ancora nell’Albino. Belotti è esploso in un modo incredibile, esponenziale – dice Bianchi -, e ovviamente i suoi gol parlano per lui. Ma mi ha colpito molto anche per le sue qualità caratteriali, per come gioca, per come si comporta. E’ un ragazzo a modo, con dei valori chiari, ha avuto una bella educazione famigliare, dimostra gratitudine e rispetto, non dà mai l’idea di essere presuntuoso, o di poter montarsi la testa». Il ritratto di Belotti è, in fondo, anche il ritratto di Bianchi, al quale questi giudizi possono venir dedicati con identica corrispondenza tra pensiero e realtà.

«Noi bergamaschi»

«Siamo due bergamaschi, e come quasi tutte le persone della nostra terra anche Andrea non molla mai, ha la testa su collo, conosce il valore della fatica, sa conquistarsi tutto con la forza del lavoro. Proprio per questo è un toro, ed è da Toro. Incarna il Toro, possiede lo spirito del Toro». E se fosse lui, Bianchi, a dover prendere una decisione? Proprio lui: che un giorno lasciò la Reggina per la Premier, per Manchester (sul fronte del City: manco a dirlo, una delle squadre inglesi più attente sul mercato all’esplosione di Belotti, così come lo United, il Chelsea, l’Arsenal). «Fossi in lui – risponde Bianchi -, io resterei nel Toro. Capisco che possa nutrire l’ambizione di giocare in Champions, di raggiungere in fretta il tetto d’Europa, ma io mi auguro che rimanga dov’è: per il Toro, per il calcio italiano, per il mio amore per la maglia granata, ma anche per lui, visto che a Torino è diventato un re e ha trovato un ambiente ideale. Non è mai semplice ambientarsi in un altro Paese, anche se Belotti, visto quanto è forte, farebbe di sicuro bene in qualsiasi campionato. Deve capire lui qual è il suo vero desiderio, quello più forte, impellente. Deve ascoltare il suo cuore, trovare la risposta dentro di sé». E Vives, che con Belotti ha giocato per un anno e mezzo: «Andrea è esattamente il fenomeno che vedete. Tante volte tornavo a casa e dicevo a mia moglie: “Questo ragazzo è impressionante”. Perché si allena con una dedizione e un’intensità identica a quella che mette in partita. E’ un trascinatore anche in allenamento. Ogni pallone da giocare è per lui il pallone della vita. E’ veramente un bravissimo ragazzo, e anch’io mi auguro che resti a Torino, anche perché dà lustro a tutto il calcio italiano». Chiude Bianchi: «Belotti è l’attaccante per eccellenza. Calcia benissimo con entrambi i piedi, è bravo anche di testa e si sbatte a tutto campo. La sua esplosione è, molto semplicemente, pazzesca».

STREAMING GRATIS LAZIO – TORINO. Questa sera alle 20.45 allo Stadio Olimpico di Roma andrà in scena il posticipo che chiuderà la 28.a giornata: si confronteranno biancocelesti e granata in un match che potenzialmente potrebbe offrire spettacolo. Sicuramente entrambe mireranno alla vittoria senza troppi calcoli: la Lazio in primis deve portare a casa i tre punti per poter sorpassare nuovamente l’Inter, ieri straripante contro l’Atalanta, che a sua volta potrebbe essere distaccata dalla stessa formazione di Inzaghi. Dall’altro lato il Torino vuole regalare un successo esterno ai suoi tifosi che manca davvero da troppo tempo: per farlo Mihajlovic vuole una partita grintosa da parte della sua squadra, che in questa stagione ha vissuto troppi momenti di alti e bassi e che alla fine quasi sicuramente non riuscirà a centrare l’obiettivo Europa che era stato dichiarato come accessibile, visto anche l’ottimo inizio di campionato che aveva illuso un po’ tutti gli addetti ai lavori. Vediamo dunque i possibili schieramenti scelti dai due allenatori e soprattutto dove vedere Lazio-Torino in streaming gratis Rojadirecta e diretta live tv.

Lazio-Torino streaming gratis Rojadirecta: le scelte di Inzaghi

QUI LAZIO – Vincendo i biancocelesti andrebbero solitari al quarto posto: lo sa bene mister Inzaghi, che può sorridere per il recupero di Biglia. Il centrocampista infatti sembra che si sia lasciato alle spalle il problema al polpaccio sinistro e dovrebbe dunque scendere in campo dall’inizio davanti alla difesa, che sarà ancora una volta coordinata da Strakosha, visto che Marchetti non è stato nemmeno convocato. Duello fra Basta e Patric per una maglia da titolare, con lo spagnolo che appare favorito. Come nelle ultime settimane, anche questa volta Keita partirà dalla panchina: sarà Lulic a completare il tridente insieme a Felipe Anderson e Immobile.

Ecco le parole di Simone Inzaghi in conferenza stampa, che innanzitutto inquadra la sfida contro il Torino: “Vogliamo confermarci, è una finale. Sinisa lo conosco bene, è un bravo allenatore e il Torino è una buona squadra che nel ritorno ha perso qualche punto. Ma ha un buon organico e ha il capocannoniere del campionato. Champions? Pensiamo a partita dopo partita”. Sulle condizioni di Keita il tecnico entra nel dettaglio: “Si è allenato bene martedì, poi ha avuto un permesso dalla società e al ritorno un brutto taglio al piede. E’ tornato ieri e si è allenato benissimo, vedremo se giocherà dall’inizio o entrerà a gara in corso”. Marchetti non è stato nemmeno convocato: “Giocherà ancora Strakosha che è affidabile. Quando Marchetti tornerà al 100% sarà in porta e sarà di nuovo il titolare”. Sarà anche sfida tra cannonieri: “Sono i due attaccanti italiani più forti al momento. stimo molto Belotti, fa reparto da solo e fa gol, ma non lo cambierei con Immobile. Ciro ci sta dando tanto a livello di prestazioni, di gol ed è anche un leader che incita i compagni”. Dubbi di formazione, nel dettaglio fra chi scenderà in campo tra Basta e Patric:“Lo spagnolo è tornato in gruppo e ha lavorato bene, Basta è in un ottimo momento, a Bologna ha fatto una delle sue migliori partite. Deciderò dopo l’allenamento di oggi”.

Lazio-Torino streaming gratis Rojadirecta: lo schieramento scelto da Mihajlovic

QUI TORINO – Mister Mihajlovic pronto a dare una chance da titolare a Iturbe: è questo quello che emerge nelle ultime ore pre-match, con Iago Falque destinato a partire inizialmente dalla panchina. Infatti Ljajic giocherà, visto che contro il Palermo è tornato sui suoi livelli abituali. Benassi sicuro a centrocampo, con Valdifiori che insidia Lukic per un posto da titolare. Ottime notizie dall’infermeria granata: Carlao e Castan sono recuperati, e l’ex Roma è in ballottaggio con Moretti per affiancare Rossettini al centro della difesa.

Ecco le parole di Sinisa Mihajlovic in conferenza stampa: “Affrontiamo la squadra forse più in forma del campionato, hanno ambizioni di piazzamento per la Champions. Complimenti a Inzaghi perchè ha costruito un bel gruppo con gamba, forza, tecnica.  Fuori casa fatichiamo, domani non è l’avversario migliore per invertire la tendenza. A Iturbe ho chiesto di rimettersi presto in condizione per poter giocare. Ora sta molto meglio e lo vedo in allenamento. So quello che può dare, deve trovare serenità, senza la paura di essere giudicato ogni partita. Sa cosa chiedo dal punto di vista tattico, poi quando ha la palla sa saltare l’uomo e darci una mano. Nostro obiettivo resta fare il record di punti in Serie A, trovare una fisionomia sia in casa che fuori. Le qualità le abbiamo. Immobile e Belotti sono due centravanti molto forti, ma io mi tengo il Gallo perché è il migliore di tutti. Ljajic quando è entrato nelle ultime due partite ha fatto bene. Domani giocherà dall’inizio e vediamo se continua a giocare come sa. Deve sentirsi libero di provare i suoi colpi, non deve dimostrare niente a nessuno“.

LAZIO (4-3-3): Marchetti; Basta, De Vrij, Hoedt, Radu; Parolo, Murgia, Milinkovic; Felipe Anderson, Immobile, Lulic. All. Inzaghi

TORINO (4-3-3): Hart; Zappacosta, Rossettini, Castan, Barreca; Benassi, Lukic, Baselli; Iago Falque, Belotti, Ljajic. All. Mihajlovic

Lazio-Torino streaming gratis Rojadirecta: statistiche del match

Ecco alcune statistiche e numeri OPTA per fare un quadro dello storico recente di questo match. Lazio imbattuta da sei confronti con il Torino in Serie A: tre vittorie biancocelesti, tre pareggi. A Roma, i granata non vincono contro la Lazio in campionato addirittura dal novembre 1993: cinque vittorie dei padroni di casa e sette pareggi nei successivi 12 match. Il Torino ha già giocato per quattro volte al lunedì in questa stagione in Serie A, più di ogni altra squadra: per i granata una vittoria e tre pareggi. La Lazio ha ottenuto 13 punti nelle ultime cinque giornate, e non ha subito gol nelle ultime due: non arriva a tre “clean sheet” consecutive in Serie A da marzo 2015. Il Torino ha subito gol in tutte le ultime otto giornate di campionato, ma ha anche trovato la rete in tutte le ultime sei. I granata non vincono in trasferta da sette partite in Serie A: tre pareggi, quattro sconfitte. Di fronte le due squadre che hanno segnato più reti di testa in questo campionato: 13 la Lazio, 11 il Torino. Nelle ultime cinque giornate di Serie A, nessuno ha segnato più di Andrea Belotti (otto rei) e Ciro Immobile (cinque gol). Sono otto i gol di testa di Belotti in questa Serie A, un primato nei cinque maggiori campionati europei. Senza i gol di Ciro Immobile la Lazio avrebbe 16 punti in meno: l’attaccante biancoceleste è il giocatore che nel campionato in corso ha portato più punti alla propria squadra. Sia Felipe Anderson che Adem Ljajic hanno nell’avversaria di giornata la propria vittima preferita in Serie A: quattro le reti del brasiliano contro il Torino, cinque quelle del serbo alla Lazio.

La vigilia comincia con un siparietto, ormai quasi una consuetudine. Mihajlovic scherza sulle polemiche di questi giorni. Sdrammatizza: «Juve-Milan? Sono andato a vedere la partita ma come sempre sono uscito dieci minuti prima. C’era rigore? Ha segnato Bonucci? Non ho letto niente». Poi, però, si fa serio per parlare di Lazio-Torino. Che non è una partita qualsiasi. Per lui e per il Toro. E perché no per il futuro dei granata che dal match di questa sera vogliono (ri)scoprirsi con una nuova caratteristica: continuità. Che serve come il pane per compiere il salto di qualità. E si prende tutto, Sinisa. Non molla niente: vuole gioco, gol, attenzione, punti e, per ultimo, Belotti. Quasi una professione di fiducia nei confronti del presidente Urbano Cairo. Ma procediamo con ordine. Gli argomenti sono tanti. Dal presente al futuro. Da Belotti a Cairo. Dal Toro che verrà.

«Affrontiamo, forse, la squadra più in forma del campionato e sarà difficile fare rusultato…». Rassegnato? Macché. «Ma è una sfida stimolante, fascinosa, e se giochiamo da Toro possiamo mettere in difficoltà i nostri avversari». La Lazio in questo momento è contagiata da un grande entusiasmo e lotta per un posto in Champions League. Gioca sempre per vincere, segna molto e Inzaghi è riuscito a ottenere il massimo dai suoi giocatori. «Io mi aspetto un bel Toro che riparta dai progressi visti nelle ultime partite». Soprattutto da parte della difesa che sino ad oggi ha incassato 43 gol contro i 51 realizzati. Nel momento in cui dietro si prendono meno reti, mantenendo questa media realizzativa, la squadra può davvero spiccare il volo e costruire i successi del futuro. Per questo Sinisa lavora con determinazione: rispetto allo scorso anno, di questi tempi, la classifica ribadisce che il Toro ha sette punti in più. E i giovani che, piano piano, grazie al certosino lavoro quotidiano alla Sisport stanno crescendo. Ma ora serve il balzo in avanti, un risultato di prestigio che faccia crescere l’autostima. «E non bisogna neppure dimenticare che la squadra è nuova». Tempo al tempo, dunque. L’importante, da qui alla fine, più che costruire sarà consolidare. E per farlo non bisogna cedere i giocatori più rappresentativi altrimenti si rischierebbe di ricominciare tutto da capo.

Fiducia nel Gallo

E, inutile nasconderlo, il balzo in avanti si può ottenere confermando Belotti. E anche in questo caso il tecnico serbo sembra ottimista. «Lui ha un contratto con il Torino; poi se arriva una società estera che offre cento milioni, quello che succederà dipenderà esclusivamente dalla sua volontà. Ma sono sicuto che Cairo, con cui c’è grande sintonia di vedute, farà di tutto per tenerlo pur sapendo che se arriveranno i cento milioni potrà fare poco». Intanto è stato lui, con insegnamenti e consigli al giocatore, ad averne innalzato la quotazione a livelli siderali, consegnando alla società un capitale di cui bisognerà fare comunque tesoro, in un senso o nell’altro. Tenendolo, il suo valore in futuro potrà solo lievitare ulteriormente. Oltretutto in granata avrà la certezza di restare protagonista e considerando che tra un anno o poco più ci sono i mondiali il giocatore ha tutto l’interesse di rimanere nell’ambiente a lui più caro. Certi dettagli non sono sfumature, lontano dal Belpaese in chiave azzurra diventa tutto più difficile. Ne sa qualcosa Immobile che è tornato super con il rientro in Italia dopo aver fallito a Dortmund e a Siviglia.

Meglio di Immobile…

Stasera Belotti contro Immobile. Pensare che poteva essere la coppia offensiva di questo Toro: «Certo, potevano giocare assieme, poi Ciro ha fatto una scelta diversa che rispetto. Ci saremmo divertiti, ovvio. La mia idea era quella di un 4-3-1-2 con Immobile e Belotti davanti e Ljajic dietro. Poi, davanti alla realtà, ho dovuto cambiare e adesso il nostro modulo è più adatto alle caratteristiche del Gallo. Però io mi tengo Belotti». Insomma, tra i due non c’è dubbio. Così come cade quello, instillato da Cairo, che sarebbe stato proprio Mihajlovic a non “vedere” Ciro integrato nel suo progetto granata. Dopodiché, l’allenatore si coccola il bomber inimitabile che ha. Il suo pupillo. Per caricarlo ancora di più in vista del finale di stagione. Oltretutto da parte di tutto il gruppo c’è la volontà di fargli vincere la classifica dei marcatori. Meglio di Higuain e Icardi? Perché no: per il momento il Gallo guarda tutti dall’alto.

L’amicizia con Miha, la stima per il Gallo. Ma Simone Inzaghi si tiene la sua Lazio, rilancia e punta alla Champions anche se sottovoce: «Siamo in un momento chiave della stagione, con Sinisa siamo amici, le sue squadre giocano sempre molto bene. Per questo con il Torino ho detto ai ragazzi che dovremo giocare come se fosse una finale». Il tecnico biancoceleste sa bene che stasera ha tutto da perdere, più facile scivolare che volare via. Serve concentrazione, ma le statistiche parlano anche di una Lazio finalmente matura e nel suo miglior momento. Imbattuta dal 28 gennaio (0-1 con il Chievo) e vincente in sei degli ultimi 7 incontri compresa anche la Coppa Italia, gli ultimi tre senza subire gol. Per questo Inzaghino non fatica ad annuire quando gli riferiscono le parole di Mihajlovic: «Ha detto che siamo la squadra più in forma del campionato, che siamo da Champions? E’ vero, siamo in un buon momento, per noi è una partita importantissima, per il nostro presente e futuro. Siamo in alto e vogliamo rimanerci» ribadisce rimarcando un concetto semplice: «Ragioniamo partita dopo partita, quella con il Torino è la gara più difficile».

E bravo amico!

Granata che «nel ritorno hanno perso qualche punto per strada» ma che restano «una grande squadra, allenata molto bene. Sinisa lo conosco bene, oltre a essere un amico è un bravissimo allenatore». Con l’Atalanta inchiodata a San Siro, vincere significherebbe staccare una diretta concorrente all’Europa e restare in scia del Napoli per il sogno Champions che ormai la Lazio è “condannata“ a coltivare: «Ci sono squadre buonissime che non mollano di un centimetro e per noi è un momento decisivo» ripete Inzaghi. Sarà anche il duello tra il Gallo Belotti e Ciro Immobile, ma Inzaghi non traballa neanche un po’: «Nutro grande stima per Belotti, mi piace tantissimo per quello che mette in campo e per come fa reparto. Ma non lo cambierei con Immobile: Ciro ci sta dando tanto a livello di reti, prestazioni e gruppo. E’ un leader in determinati momenti del match ed è sempre positivo e pronto a incitare la squadra. Il giocatore lo conoscevo già, ma mi ha sorpreso come valori». A prescindere dalle sue preferenze, restano comunque «i due attaccanti italiani più forti del momento e infatti sono i due titolari ella nazionale».

Avanti sulla via Emilia

Fedele al concetto di squadra che vince non si cambia, il tecnico laziale conferma in blocco la formazione vincente al Dall’Ara con il Bologna. A partire dai pali, dove Marchetti non sembra aver recuperato e quindi lascia ancora spazio a Strakosha. Terza panchina di fila per Keita, che in settimana ha saltato un allenamento per ritardo e uno per un problema al piede: «Aveva un permesso della società – precisa Inzaghi – se starà bene lo convocherò e poi vedremo». In attacco partiranno dall’inizio Anderson e Lulic ai lati di Immobile. In un 4-3-3 molto vicino al 4-2-3-1 con Milinkovic-Savic pronto a salire sulla linea della trequarti per captare palle da smistare poi in area. In mediana, le chiavi a Biglia con Parolo a supporto, mentre in difesa la coppia olandese de Vrij-Hoedt con Basta e Radu sulle fasce.

Vai Iturbe, è la tua notte. Sinisa Mihajlovic ha deciso di concedergli la prima da titolare dopo alcuni spezzoni tutt’altro che convincenti. «Ha lavorato molto, sta meglio, gioca. L’ho voluto, so cosa può darmi». Punto e basta. Poche parole per lanciare l’attaccante che proprio a Roma, anche se contro la Lazio, scende in campo per la prima volta dall’inizio con la maglia granata. «Quando sono arrivato a Torino non ero in forma, adesso dopo aver lavorato tanto sto bene. Devo ancora crescere, lo so, e con l’aiuto del mister e dello staff posso migliorare e rendermi utile». In effetti il giocatore non è ancora riuscito a ritagliarsi dello spazio importante a causa di una condizione fisica che definirla precaria è un eufemismo. Le qualità non si discutono ma senza sprint tutto diventa irraggiungibile. Mancano le energie, lucidità, il pallone diventa pesantissimo e gli avversari si trasformano in un muro insuperabile.

Quello di Verona

Pensare che ai tempi del Verona era il grande uomo mercato del Belpaese. Tutti lo volevano. La stessa Juventus ha lavorato a lungo per portarlo a Torino ma era stata la Roma a spuntarla: fu acquistato per 22 milioni più 2,5 di bonus e 1,6 di commissioni. Poi la fase calante. In giallorosso solo tre reti in 39 partite. Dopo quasi due stagioni fu prestato al Bournemouth in Inghilterra. Qui ancora peggio: due misere presenze e nessun gol. Il ritorno a Roma? Altro disastro: cinque presenze e nessuna rete. Adesso il Toro. Che, probabilmente, è l’ultima possibilità di un certo spessore per il suo rilancio. Nonostante la giovane età (è un 1993) non può più sbagliare. E’ al Toro dal 4 gennaio. Lo ha voluto Miha sicuro. E si sa che quando il tecnico serbo si mette in testa qualcosa difficilmente molla la presa. Quindi stasera o mai più. Non è l’ultima chiamata granata, ci mancherebbe. Però… Intanto «stia tranquillo – ha spegato l’allenatore – non pensi che se va male poi sta fuori la prossima partita. Pensi solo a giocare». Più di così non può fare, il tecnico, per motivarlo a parole, in aggiunta al gesto concreto di preferirlo a Iago Falque. Anche a livello psicologico lo ha messo nella condizione migliore per uscire dal tunnel della precarietà. «In questi mesi – puntualizza il paraguaiano – non ho giocato tanto perché chi scende in campo deve essere al cento per cento e io non lo ero. Devo ritrovare il ritmo partita, mi manca. Voglio tornare quello di Verona, nessuno si dimentica come si gioca al calcio: in questi due mesi che rimangono voglio fare meglio e segnare qualche gol».

Il suo derby

Buone intenzioni. E tanta umiltà. Perché non promette di spaccare il mondo a suon di gol ma più semplicemente «fare meglio e realizzare qualche rete». Le basi su cui ricostruire sono buone. E allora potrebbe cominciare già stasera contro la Lazio in una partita per lui speciale. Già, un derby, una di quelle partite in cui un attaccante vuole fare il botto. Su di lui è stato fatto un lavoro certosino sotto l’aspetto atletico e adesso tutti sperano che comincino ad arrivare le prime soddisfazioni. I compagni lo aiuteranno, al resto dovrà pensare lui. Poi a fine stagione si vedrà. Certo che la cifra stabilita dalla Roma per il riscatto definitivo è molto alta: 12 milione e mezzo sono tantissima roba per un giocatore che sino ad oggi è stato sostanzialmente a guardare. Ma ci sarà tempo per entrare nel tema del mercato. Al giocatore, a Sinisa e ai tifosi granata interessa solo che il paraguaiano torni il fulmine di un tempo. Quello che faceva impazzire il Bentegodi. E non solo.

Lazio-Torino streaming gratis Rojadirecta: dove vedere diretta tv

Vediamo dove poter seguire la partita attraverso lo streaming su pc, tablet e smartphone: sono tante le offerte disponibili, alcune veramente molto interessanti. Andiamo a vederle nel dettaglio.

La gara delle 20.45, valida per la 28.a giornata di Serie A, sarà trasmessa da Sky Calcio 1 e Premium Sport (servizio accessibile solo agli abbonati): entrambe le reti danno inoltre la possibilità di godersi la partita su smartphone e tablet attraverso i servizi Sky Go e Premium Play.

Ottima anche l’alternativa offerta da Now Tv, per chi non è abbonato Sky: con 9,90 € si può acquistare la singola partita. Non dimentichiamo i vari siti ed emittenti straniere che hanno acquisiti i diritti alla trasmissione radiotelevisiva del match di domenica. Tra queste annoveriamo: América Televisión, Panama con TVMax, Romania con Pro TV, Nicaragua con Canal 4, Repubblica Ceca con CT, Portogallo con RTP, Paesi Bassi con SBS, Norvegia con MTG, Paraguay con SNT, Porto Rico con Fox.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.