Streaming Link Juventus – Porto Gratis Diretta Live Tv Rojadirecta

By | 14/03/2017
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Champions League, Juventus-Porto streaming gratis. Ci siamo: stasera finalmente andrà in scena il secondo atto della sfida tra torinesi e lusitani. Sono passate due settimane da quando la Juventus ha battuto 2-0 al Do Dragao il Porto in una sfida che ha visto inaspettatamente come protagonisti due giocatori che con ogni probabilità non saranno in campo da titolari questa sera, visto che al posto di Dani Alves e Pjaca dovrebbero giocare Lichtsteiner e Cuadrado. Prima di andare alle formazioni facciamo un quadro generale su come arrivano le due squadre a questa sfida di ritorno, partendo dai padroni di casa: in questi giorni i ragazzi di Allegri hanno confermato la loro leadership ovunque, ma sono stati oggetto di alcune polemiche a nostro giudizio davvero ingenerose.

Sia contro Napoli in Coppa Italia che contro il Milan qualche giorno fa ci sono stati degli episodi arbitrali, questo è vero, ma in entrambe le partite i bianconeri hanno dimostrato di essere la squadra e la società più forte. Ad ogni modo, a parte il pareggio a Udine, Buffon & Co. hanno vinto ovunque: sono ovviamente primi in campionato e con un piede in finale di Coppa Italia. Qualcuno parla di triplete, ma non a Vinovo. Il Porto sostanzialmente è nella stessa situazione dell’andata, parlando di classifica: il Benfica ieri sera ha ha strapazzato 4-0 il Belenenses e si è riportato ad un punto sopra i ragazzi di Nuno Espirito Santo, che stasera tenterà la super impresa allo Stadium. Vediamo dunque come arrivano le due squadre al match, i possibili schieramenti decisi dai due allenatori e soprattutto dove vedere Juventus-Porto in streaming gratis Rojadirecta diretta tv live.

Juventus-Porto streaming gratis: la probabile formazione bianconera

QUI JUVENTUS – Bianconeri che devono innanzitutto gestire il vantaggio acquisito nella sfida d’andata, facendo una gara attenta e provando a colpire l’avversario che inevitabilmente si scoprirà per cercare l’impresa. Per quanto riguarda l’undici iniziale che scenderà in campo stasera, sicuramente Allegri schiererà Cuadrado e Mandzukic nel tridente completato da Dybala a supporto di Higuain. Proprio ieri la Joya ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni alla rivista O Jogo, partendo dalla sua personale sfida contro Casillas: “Ovviamente mi piacerebbe fargli gol. D’altronde, il mio mestiere è segnare e farlo a un portiere come lui sarebbe speciale. Il successo di Oporto ci dà una certa tranquillità perché abbiamo un buon vantaggio, ma la verità è che il Porto ha una buona squadra e, all’andata, ci ha reso la vita difficile finché non abbiamo segnato. I gol in trasferta saranno la chiave della doppia sfida, per cui dovremo stare molto attenti dietro”. L’attaccante argentino ha continuato rivelando qual è il giocatore che teme di più nella rosa lusitana: “Soares, nella gara d’andata, ci ha causato qualche mal di testa. Per qualificarci dovremo stare molto attenti. Sogniamo di vincere la Champions League, ma dovremo passare per diverse trappole: il Porto è la prossima”. Per quanto riguarda il resto della formazione, Allegri ha due grandi dubbi: il primo è se Chiellini sarà recuperabile al centro della difesa, il secondo è se far giocare dall’inizio o meno Marchisio. Se dovesse giocare il “Principino”, probabile riposto per Pjanic. Solo oggi si capirà qualcosa in più a tal proposito. Per il resto formazione confermata, e come confermato prima i match winner dell’andata partiranno dalla panchina.

Juventus-Porto streaming gratis: le parole di Allegri

Ieri il tecnico livornese ha parlato in conferenza stampa della situazione in casa Juventus e della sfida con il Porto. Prima però è stato stuzzicato dalle polemiche relative al post gara con il Milan, invitando tutti ad analizzare la partita: “Noi non siamo mai caduti nella trappola della polemica, finendo per perdere energie. La Juve si è dimostrata più forte del Milan. Se avessimo subito quel rigore all’ultimo ci saremmo rimasti male, forse mi sarei arrabbiato. Ma credo che negli ultimi sei anni di sfide tra bianconeri e rossoneri l’unica partita dove non c’è stato equilibrio è stata proprio quella di venerdì, ripensando ai nostri 25 tiri, di cui ben 13 nello specchio”.

L’argomento poi si sposta al match di stasera: in conferenza viene fatto notare ad Allegri che è il primo allenatore italiano ad aver raggiunto gli ottavi di Champions per sette anni di fila, pur non vincendola mai. Ecco le sue considerazioni: “Due anni fa siamo andati in finale, speriamo che questa sia la volta buona. Il Barcellona sembrava fuori dai giochi e ora è il favorito per la vittoria finale. Il Bayern a marzo è sempre lì che lotta, ma anche l’Atletico Madrid e il Manchester City possono ambire a vincere la Champions”.

Entrando nello specifico della partita, il tecnico non si fida del Porto: “I rischi sono comunque tanti, perché le partite non sono mai scontate. Il Porto domani farà un’ottima gara. Anche ai playoff qualificazione a Roma partivano da una situazione di svantaggio… I portoghesi sono bravi a sfruttare gli episodi, noi dovremo giocare come se fosse una partita secca, senza pensare al 2-0 dell’andata. Questo è un momento importante della stagione anche in campionato. Dobbiamo fare punti perché, vincendole tutte, Roma e Napoli possono rispettivamente arrivare a 92 e 90 punti. Contano i risultati, non le chiacchiere”.

Sulla probabile formazione, ecco che Allegri si sbottona un po’ praticamente confermando la presenza da titolare di Marchisio: “Sono tutti a disposizione tranne Sturaro, che credo rientrerà con la Samp. Venerdì abbiamo sprecato molto, non possiamo permetterci cali di tensione. Domani Claudio giocherà con uno tra Khedira e Pjanic. Per quanto riguarda Chiellini devo ancora valutare, mentre per il ruolo di terzino destro deciderò in base alle caratteristiche degli avversari”.

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Licthsteiner, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Marchisio, Khedira; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain

Juventus-Porto streaming gratis: le parole di Nuno Espirito Santo

QUI PORTO – Inutile dire come il Porto sia maggiormente concentrato sul campionato, visto che in questo momento è solamente ad un punto dalla capolista Benfica. Tuttavia Nuno Espirito Santo, il tecnico dei lusitani, non nasconde la voglia di fare uno scherzetto alla Juventus, come dichiarato in conferenza stampa: “Difficile ma non impossibile, abbiamo speranze. Siamo di fronte a una grande squadra, che non perde in casa da 20 gare… Ma qualcuno prima o poi ce la farà, noi ce la giochiamo. Affrontiamo una Juve che in casa è imbattibile ma siamo pronti a una partita tosta, ad essere creativi e concentrati al 100% sul nostro obiettivo. Abbiamo la nostra idea di gioco, pronti a dimostrare sul campo il nostro spirito competitivo”. All’andata la gara fu condizionata dall’espulsione di Telles: “A parte lui, sono tutti a disposizione. La sfida di Oporto fu condizionata pesantemente da quell’episodio, domani non saranno gli episodi ma saremo noi a fare la differenza. La squadra è sempre più matura, non ci saranno sorprese di formazione, Casillas per noi è un valore aggiunto. Aver battuto la Roma 3-0 all’Olimpico dimostra che il nostro è stato un percorso non semplice, ma siamo in crescita”.

Juventus-Porto streaming gratis: la probabile formazione dei lusitani

COME ARRIVA IL PORTO – Bene, perchè in questi 14 giorni i ragazzi di Espirito Santo hanno sempre vinto in campionato, mettendo sempre più pressione al Benfica capolista. Ecco quali sono i convocati del match di stasera scelti da Nuno Espirito Santo: Casillas; San José; Maxi Pereira; Boly; Marcano; Alex Telles; Layùn; Felipe; Ruben Neves; Brahimi; Herrera; Joao Teixeira; Diogo Jota; André André; Danilo Pereira; Otavio; Oliver Torres; Depoitre; André Silva; Corona; Soares. L’allenatore dei portoghesi dovrebbe presentarsi allo Stadium con uno spregiudicato 4-2-2: Andrè Silva riferimento centrale e Soares e Brahimi a dispensare giocate di qualità, che proveranno a mettere in difficoltà i campioni d’Italia nel loro stadio.

PORTO (4-3-3): Casillas; Maxi Pereira, Felipe, Marciano, Layun; Herrera, Danilo, André André; Oliver, Tiquinho, Brahimi

Juventus-Porto streaming gratis: chi è l’arbitro del match?

Si chiama Ovidiu Hategan, nome che così potrebbe anche non dire nulla ai tifosi, ma in questa Champions ha già diretto la partita tra Napoli e Dinamo Kiev terminata 0-0. Negli scorsi Europei in Francia ha anche arbitrato la gara tra i padroni di casa e l’Irlanda. Sarà dunque lui a dirigere il match fra Juventus e Porto.

Juventus-Porto streaming gratis: dove vedere il match dello Stadium, diretta live tv e

Per capire al meglio che match potremmo vedere stasera ecco dati, statistiche e numeri forniti da OPTA. Solamente in due occasioni in Champions è accaduto che una squadra riuscisse a ribaltare una sconfitta in casa qualificandosi: ci sono riuscite l’Ajax contro il Panthinaikos nella semifinale dell’edizione 1995-96 e l’Inter contro il Bayern Monaco più recentemente (2011-12). Il Porto però deve tenere conto di un fattore che sicuramente frenerà l’entusiasmo delle probabilità (che comunque sono già risicate): la Juventus allo Stadium non perde da 20 partite in Europa: stiamo dunque parlando di un vero fortino inespugnato dal 2013, quando il Bayern Monaco vinse 2-0 con le reti proprio di Mandzukic e Pizarro. All’andata segnarono Pjaca e Dani Alves. Non è la prima volta che il terzino brasiliano segna a Casillas, visto che nel 2004 bucò la rete del portierone spagnolo quando giocava nel Siviglia (vittoria 4-1 degli andalusi sul Real Madrid). Ecco le sua parole a JTV: Anch’io voglio sognare e sono convinto che, se facciamo la nostra strada con tranquillità e personalità, senza paura di sbagliare, possiamo arrivare fino alla fine. Non vediamo l’ora di giocare con il Porto per vivere il sorteggio dei quarti. Ora arriva la parte più importante della stagione, possiamo vivere un grande finale. Siamo una squadra che non abbassa mai la testa e non perde mai la voglia: questo, alla fine, ti fa portare a casa il risultato“.

Juventus-Porto streaming gratis: le statistiche del match

I precedenti tra Juventus e Porto sono quattro, compresa la gara d’andata persa dai lusitani: il bilancio è nettamente a favore dei bianconeri, con tre vittorie e un pareggio, compresa l’affermazione che valse la Coppa delle Coppe nel 1984 grazie alle marcature di Boniek e Vignola. Le statistiche sorridono alla società piemontese anche nelle sfide generali contro le squadre portoghesi: 12 match giocati, 6 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte. Non male, considerando poi che le quattro sconfitte sono arrivate sempre contro il Benfica, che recentemente eliminò i bianconeri nella semifinale di Europa League ai tempi di Conte.

Se la Juventus si qualificherà ai quarti, sarà la decima volta nella sua storia, e la terza nelle ultime sette edizioni a cui ha preso pare. Agli ottavi di finale della passata stagione, i bianconeri sono usciti per mano del Bayern Monaco con il 2-2 dello Stadium all’andata, e la vittoria dei bavaresi in casa per 4-2 dopo i tempi supplementari nel match di ritorno. La Juventus, comunque, ha ottenuto la qualificazione 36 volte su 36 in competizione UEFA dopo aver vinto la gara d’andata. Solo due volte i bianconeri sono stati battuti in casa dopo un successo in trasferta all’andata: contro l’Amburgo nei quarti di finale di Coppa Uefa 1989/90 (0-2 al ritorno, ma 3-2 il risultato complessivo) e contro l’Olympiakos al terzo turno di Coppa Uefa 1999/2000 (1-2 al ritorno, ma 4-3 il risultato complessivo).

Juventus-Porto streaming gratis: dove vedere la partita in diretta tv live

Brutte notizie per i tifosi bianconeri: Mediaset non farà vedere in chiaro la partita, perciò la potranno vedere solo gli abbonati Premium. Sarà possibile seguire la partita anche in streaming attraverso l’applicazione per smartphone e tablet Premium Play.

Sarà possibile vedere il match anche su emittenti estere come da Antena 3 in Spagna, da BT Sport 3 in Inghilterra e nel Regno Unito, da Rsi La 2 e SRF Info in Svizzera, da Sky Sport 3 in Germania, da Tivibu Spor 3 in Turchia. Rsi La 2 può essere visibile anche da alcuni comuni del Nord Italia (mentre lo streaming sul suo sito può essere visto solo con ip svizzero), ecco una lista delle frequenze:

  • 39 UHF a Como;
  • 39 UHF e 57 UHF a Varese;
  • 57 e 39 UHF da Ginestrerio e Lugano;
  • 31 UHF da Locarno.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

STREAMING GRATIS JUVENTUS – PORTO

A Paulo Dybala non piace che si parli della Champions League come d’un sogno: i sogni muoiono al risveglio, preferisce definirla un obiettivo. Stasera si gioca il ritorno degli ottavi e la vittoria di Oporto spiana la qualificazione: difficile immaginare una rimonta portoghese, pensare che i Dragoes possano segnare 3 gol alla migliore difesa della competizione, trafitta fin qui 2 sole volte in 7 partite. Nessuno, però, abbassa la guardia, la lezione di Barcellona-Psg è troppo fresca, e in ogni caso la gestione del vantaggio non appartiene al dna della Juventus: la squadra giocherà, come sempre, per vincere, fondendo le ambizioni collettive e quelle dei suoi singoli top player.

PALLONE D’ORO. Dybala sarà uno dei protagonisti più attesi, per lui la Champions non è soltanto una vetrina: è il trampolino verso la consacrazione internazionale, l’occasione di avvicinarsi ancora ai Giganti che l’aspettano ai quarti di finale. Troppo semplice ammirandone le giocate, conoscendone la maturità, rilevandone la ferocia, pronosticargli un futuro da Pallone d’Oro, però, dopo le tappe bruciate in Italia, manca un ultimo tratto di strada e l’Europa può tracciare la scorciatoia. Paulo può aiutare la Juventus ad avanzare verso Cardiff e la Juventus può aiutare Paulo a volare nell’Olimpo. Lo aspettano, già qualificati, Leo Messi ch’era l’idolo ed è diventato compagno nella Seleccion, e Neymar del Barcellona, Cristiano Ronaldo e Gareth Bale del Real Madrid, Robert Lewandowski del Bayern Monaco e Pierre-Emerick Aubameyang del Bo- russia Dortmund: tutti più grandi d’età – il più vicino è Neymar, due anni di differenza – e tutti, tranne Aubameyang, appartenenti a club dai fatturati nettamente superiori. La Juventus, negli ultimi anni, ha ridotto fortemente il gap e anche se ancora restano diversi gradini da scalare può competere alla pari o quasi: i gol di Dybala possono migliorarla ancora, esaltarla sul piano sportivo e incrementare i ricavi Uefa.

MISSILE. Questione di gol. L’argentino vuole cominciare già stasera a trasformarsi in cecchino anche in Europa. Quest’anno, in Champions ha segnato una sola rete, a Zagabria contro la Dinamo il 27 settembre: un missile da trenta metri per rompere il ghiaccio, anche se poi non c’è stato seguito e la Juventus è andata avanti spedita grazie alla forza del collettivo: basti pensare che gli ultimi 6 gol eu ropei sono stati firmati da 6 diversi calciatori. Adesso che il gioco si fa duro, che si entra nel vivo, Paulo vuole diventare decisivo, e per prima cosa vuole mettere la Juve al riparo da brutti scherzi con una rete che complicherebbe i già difficili piani di rimonta del Porto. Sarebbe il secondo centro in questa edizione di Champions e il primo quest’anno allo Stadium (dove l’anno scorso assaporò invece l’emozione dell’unico eurogol contro il Bayern): una festa per i suoi tifosi e un nuovo passo verso i Giganti, in particolare verso Messi e Ronaldo perché il suo livello finale sarà quello, come sostiene da tempo Massimiliano Allegri che lo conosce come nessuno.

CONTRATTO. A giorni, poi, ci sarà il rinnovo. L’ha anticipato lui stesso, nell’inluocato dopo partita di Juve-Milan, e l’ha ribadito l’ad Beppe Marotta, con buona pace di Reai Madrid e Barcellona che non abbandonano la speranza di arruolarlo. Ancora ieri, in Spagna, raccontavano d’un Florentino Perez pronto a inserire Isco e Mateo Kovacic per sedurre la Juve. «E’ un nostro giocatore, sta bene con noi e siamo orgogliosi di averlo – il pensiero di Marotta -: ha un contratto lungo e lo prolungheremo, rimarrà con noi ancora per molto tempo».

Finalmente ci siamo: questa sera andranno in scena i restanti match di ritorno degli ottavi di finale della massima competizione europea. Ovviamente all’appello mancano anche i 90 minuti che decideranno chi fra Juventus e Porto accederà ai quarti di finale. Certo, i bianconeri partono con i favori del pronostico: il 2-0 del Do Dragao firmato Pjaca e Dani Alves ha praticamente ipotecato il passaggio del turno, a meno di un clamoroso suicidio sportivo che allo Stadium sembra davvero improbabile. In queste due settimane sono successe parecchie cose, soprattutto in casa lusitana. Ma andiamo con ordine: i bianconeri, al di là del pareggio contro l’Udinese, hanno vinto tutte le partite, compresa la sfida di Coppa Italia in semifinale contro il Napoli per 3-1.

La squadra di Allegri ha dimostrato una forza non sovrastabile da parte delle sue concorrenti in Italia, e il morale è sempre più alto anche grazie ai risultati europei. I portoghesi vivono anch’essi un momento estremamente positivo: in questi 15 giorni il Porto ha conquistato la vetta della Primeira Liga ai danni del Benfica, anche se ha disputato una gara in più. La sensazione è che i lusitani stanno concentrando tutte le proprie attenzioni sul campionato: un aspetto che farà felice certamente i tifosi della Juventus, che però si aspettano grande attenzione e concentrazione da parte dei giocatori bianconeri. Vediamo dunque come arrivano le due squadre alla partitissima, i possibili schieramenti scelti dai due allenatori e soprattutto dove vedere Juventus-Porto in streaming gratis diretta tv live Rojadirecta.

Juventus-Porto streaming gratis, tutte le info per vedere il match di stasera: link Rojadirecta e diretta live tv.

Come arriva la Juventus – Benissimo, oseremmo dire. Primo posto in campionato con fuga solitaria rispetto alle inseguitrici, semifinale di Coppa Italia vinta 3-1 e match d’andata contro il Porto con un’affermazione per 2-0. Tutto l’ambiente bianconero percepisce la possibilità di realizzare qualcosa di straordinario in questa stagione, anche se la parola “triplete” non la nomina proprio nessuno per il momento. A caricare l’ambiente ci ha pensato anche Paulo Dybala con alcune dichiarazione rilasciate in un’intervista esclusiva sulle pagine di O Jogo: “Ovviamente mi piacerebbe fargli gol. D’altronde, il mio mestiere è segnare e farlo a un portiere come lui sarebbe speciale. Il successo di Oporto ci dà una certa tranquillità perché abbiamo un buon vantaggio, ma la verità è che il Porto ha una buona squadra e, all’andata, ci ha reso la vita difficile finché non abbiamo segnato. I gol in trasferta saranno la chiave della doppia sfida, per cui dovremo stare molto attenti dietro”. L’attaccante argentino punta i riflettori dell’attenzione nei confronti di un giocatore in particolare: “Soares, nella gara d’andata, ci ha causato qualche mal di testa. Per qualificarci dovremo stare molto attenti. Sogniamo di vincere la Champions League, ma dovremo passare per diverse trappole: il Porto è la prossima”.

Juventus-Porto streaming gratis: Marchisio reclama spazio, Chiellini recupera?

Parlando di probabile formazione, Allegri sicuramente recupera Cuadrado e Mandzukic: dopo che entrambi contro il Milan non hanno giocato, torneranno titolari stasera contro il Porto. Il tecnico toscano ha in particolare due dubbi: il primo è legato alle condizioni di Chiellini, il secondo relativo all’impiego o meno di Marchisio, che scalpita per tornare nell’undici iniziale. Anche Dani Alves, autore di uno dei gol che hanno fissato il punteggio sul 2-0 finale all’andata, ha parlato della sfida e del suo momento ai microfoni di JTV: Anch’io voglio sognare e sono convinto che, se facciamo la nostra strada con tranquillità e personalità, senza paura di sbagliare, possiamo arrivare fino alla fine. Non vediamo l’ora di giocare con il Porto per vivere il sorteggio dei quarti. Ora arriva la parte più importante della stagione, possiamo vivere un grande finale. Siamo una squadra che non abbassa mai la testa e non perde mai la voglia: questo, alla fine, ti fa portare a casa il risultato“.

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Licthsteiner, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Marchisio, Khedira; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain

Juventus-Porto streaming gratis Rojadirecta: la probabile formazione del Porto

Come arriva il Porto – Anche i lusitiani in queste due settimane hanno mantenuto alta la concentrazione: in campionato ora, seppur con una gara in più, la squadra è prima in classifica ed è pronta al rush finale degli ultimi due mesi. Tuttavia in Champions le cose si sono messe male dopo lo 0-2 patito in casa contro i bianconeri, che sono quindi favoritissimi per il passaggio ai quarti. Ecco quali sono i convocati del match di stasera scelti da Nuno Espirito Santo: Casillas; San José; Maxi Pereira; Boly; Marcano; Alex Telles; Layùn; Felipe; Ruben Neves; Brahimi; Herrera; Joao Teixeira; Diogo Jota; André André; Danilo Pereira; Otavio; Oliver Torres; Depoitre; André Silva; Corona; Soares. Il tecnico portoghese dovrebbe optare per uno schieramento offensivo, si parla addirittura di un 4-2-4 con Andrè Silva riferimento centrale e Soares e Brahimi a dispensare giocate di qualità, che proveranno a mettere in difficoltà i campioni d’Italia nel loro stadio.

PORTO (4-3-3): Casillas; Maxi Pereira, Felipe, Marciano, Layun; Herrera, Danilo, André André; Oliver, Tiquinho, Brahimi

Juventus-Porto streaming gratis Rojadirecta: ecco l’arbitro dell’incontro

Ovidiu Hategan: sarà lui a dirigere il match fra Juventus e Porto. Nel corso di questa stagione l’arbitro ha già avuto modo di scendere in campo per arbitrare una partita con protagonista un’italiana, e cioè il Napoli nello 0-0 contro la Dinamo Kiev al San Paolo. Durante gli ultimi europei francesi ha diretto la gara dei transalpini contro l’Irlanda.

Juventus-Porto streaming gratis: dove vedere il match dello Stadium, diretta live tv e Rojadirecta

Per capire al meglio che match potremmo vedere stasera ecco dati, statistiche e numeri forniti da OPTA. E’ successo solo due volte nella storia della Champions che una formazione uscita dal match d’andata tra le mura amiche con una sconfitta poi ribaltasse la situazione fuori casa riuscendo così a qualificarsi. La prima volta è accaduto all’Ajax, che perse 1-0 in Olanda contro il Panathinaikos per poi vincere 3-0 in Grecia nella semifinale 1995-96, la seconda più recentemente all’Inter, che vinse contro il Bayern Monaco 3-2 all’Allian Arena dopo aver perso 1-0 a San Siro. E’ chiaro però che c’è un altro fattore da tenere in considerazione: lo Juventus Stadium, un vero fortino dal momento che i bianconeri non tornano a Vinovo con sconfitte da 20 partite europee di fila. Addirittura l’ulimo ko risale ad aprile 2013, vittoria del Bayern Monaco per 2-0 (con una rete di Mandzukic peraltro).

Nel match del do Dragao segnarono Pjaca e Dani Alves nella ripresa, fissando così il risultato sul 2-0. Il terzino brasiliano realizzò il suo primo gol europeo proprio nella porta di Casillas nel 2004, quando giocava nel Siviglia e gli andalusi si imposero per 4-1 nei confronti del Real Madrid.

Juventus-Porto streaming gratis Rojadirecta: le statistiche del match

I precedenti tra Juventus e Porto sono quattro, compresa la gara d’andata persa dai lusitani: il bilancio è nettamente a favore dei bianconeri, con tre vittorie e un pareggio, compresa l’affermazione che valse la Coppa delle Coppe nel 1984 grazie alle marcature di Boniek e Vignola. Le statistiche sorridono alla società piemontese anche nelle sfide generali contro le squadre portoghesi: 12 match giocati, 6 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte. Non male, considerando poi che le quattro sconfitte sono arrivate sempre contro il Benfica, che recentemente eliminò i bianconeri nella semifinale di Europa League ai tempi di Conte.

Se la Juventus si qualificherà ai quarti, sarà la decima volta nella sua storia, e la terza nelle ultime sette edizioni a cui ha preso pare. Agli ottavi di finale della passata stagione, i bianconeri sono usciti per mano del Bayern Monaco con il 2-2 dello Stadium all’andata, e la vittoria dei bavaresi in casa per 4-2 dopo i tempi supplementari nel match di ritorno. La Juventus, comunque, ha ottenuto la qualificazione 36 volte su 36 in competizione UEFA dopo aver vinto la gara d’andata. Solo due volte i bianconeri sono stati battuti in casa dopo un successo in trasferta all’andata: contro l’Amburgo nei quarti di finale di Coppa Uefa 1989/90 (0-2 al ritorno, ma 3-2 il risultato complessivo) e contro l’Olympiakos al terzo turno di Coppa Uefa 1999/2000 (1-2 al ritorno, ma 4-3 il risultato complessivo).

Juventus-Porto Rojadirecta streaming gratis: dove vedere la partita in diretta tv live

Brutte notizie per i tifosi bianconeri: Mediaset non farà vedere in chiaro la partita, perciò la potranno vedere solo gli abbonati Premium. Sarà possibile seguire la partita anche in streaming attraverso l’applicazione per smartphone e tablet Premium Play.

Sarà possibile vedere il match anche su emittenti estere come da Antena 3 in Spagna, da BT Sport 3 in Inghilterra e nel Regno Unito, da Rsi La 2 e SRF Info in Svizzera, da Sky Sport 3 in Germania, da Tivibu Spor 3 in Turchia. Rsi La 2 può essere visibile anche da alcuni comuni del Nord Italia (mentre lo streaming sul suo sito può essere visto solo con ip svizzero), ecco una lista delle frequenze:

  • 39 UHF a Como;
  • 39 UHF e 57 UHF a Varese;
  • 57 e 39 UHF da Ginestrerio e Lugano;
  • 31 UHF da Locarno.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

Fra centrocampo e attacco il mercato della Juventus versione 2017-18 si sta già infiammando. C’è bisogno di qualità in mediana dove non è detto che Khedira saluti la compagnia a fine stagione, ma occorre farsi trovare pronti. E comunque, al netto del futuro del nazionale tedesco, l’assenza di un centrocampista in grado di unire tecnica e fisico è conclamata. Altrettanto risaputo il nome dell’obiettivo numero 1: Tolisso, tra i cedibili del Lione a patto che il presidente Aulas si “accontenti” di 40 milioni.
A centrocampo, intanto, può riprendere quota una pista giovane. Tutto merito di Paratici e dei suoi collaboratori che da mesi “braccano” il 19enne belga Youri Tielemans, quattro anni di contratto con l’Anderlecht e considerato prontissimo per il salto in un top club. Emissari juventini, a questo proposito, saranno giovedì in tribuna per assistere alla sfida di Europa League contro l’Apoel. Del resto i numeri del regista/rifinitore sono indiscutibili: 40 partite tra campionato e Coppe, 17 gol e 9 assist. Radiomercato “informa” che sul colletto della casacca di Tielemans sia stato già posto il prezzo: 20-25 milioni, cifra a rischio di essere ritoccata verso l’alto in caso di prevedibile asta. In attacco, invece, la Juventus “balla” tra un’ala anche giovane all’estero (se non l’esperto Alexis Sanchez, farebbe comodo il classe ’98 Kylian Mbappé del Monaco: 16 gol in 30 partite stagionali) e la pista italiana che conduce, a parte Berardi, a Federico Bernardeschi.
Tutto questo mentre Muriel, alla trasmissione colombiana “Deportes sin tapujos”, svela: «Ho avuto tante offerte, anche dalla Juve».

Subire una rimonta partendo dal 2-0 dell’andata nello «Stadium» inviolabile, è poco probabile, ma guai ad abbassare la guardia. Alla vigilia di Juve-Porto, Allegri fa la consueta esibizione di prudenza: «Nel calcio – dice – non c’è mai una partita scontata. Certo che ci sono rischi contro il Porto. Contro la Roma ha dimostrato di saper giocare questo tipo di partite». In un periodo in cui la Juventus è più che mai al centro delle pole – miche, le risposte vanno date sul campo: «Dobbiamo pensare a lavorare e alla partita di domani» smorza il tecnico bianconero che però non perde occasione per esporre il suo pensiero. «Nella vita, come nello sport, ci sono delle regole, servono educazione e rispetto: quello che è successo venerdì è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Ma così non va bene: siamo arrivati al limite della follia».Una replica indiretta anche alle parole del campione del mondo del 2006 Marco Materazzi: «La questione degli arbitraggi? Stucchevole. È sempre in una sola direzione e uno si stufa anche a parlarne».

Allegri sposta l’attenzione alla Champions League e al Porto, che «farà un’ottima partita. Dobbiamo indirizzarla come vogliamo noi, affrontarla come una gara secca senza pensare al2-0 dell’andata ma cercando un’altra vittoria». I numeri sono dalla parte della Juventus: mai una squadra è riuscita a recuperare in Champions uno 0-2 alla Juve e nelle 36 occasioni in cui i bianconeri sono riusciti a vincere l’andata in trasferta, hanno sempre passato il turno. A far da contraltare lo spettro del ko rimediato dalla Roma nei preliminari: «Ho fatto vedere ai ragazzi la partita dell’Olimpico per fargli capire come giocherà il Porto: sa quel che vuole, cercherà di tenere la partita aperta. Non sarà semplice per noi, per passare il turno servirà una grande partita».
Al centro del campo tornerà Marchisio, che sarà affiancato da Khedi- ra o da Pjanic, anche se la scelta pende più sul versante tedesco, mentre l’altro dubbio di Allegri riguarda la fascia destra, con Lichtsteiner in vantaggio sul brasiliano Alves. In attacco Higuain supportato da Mandzukic, Cuadrado e Dybala, ormaitrasforma- to in trequartista da Allegri. «Non me lo aspettavo – spiega il giovane argentino – quando sono arrivato alla Juve, L’attacco
Materazzi: decisioni arbitrali prese solo in una direzione è una situazione stucchevole il mister mi ha fatto giocare in questa posizione, ma sono contento». Meno spazio in attacco ma le responsabilità proprie dei fuoriclasse, come il rigore decisivo con il Milan, «il più pesante della mia carriera». Gioie personali che non possono essere paragonate a quelle collettive: «Mi piacerebbe segnare di più, ma se la squadra andasse avanti senza che io segnassi, sarei comunque molto contento».

L’ora di Juve-Porto sta arrivando. Ma Juve-Milan I non ha ancora chiuso bottega. «Siamo ai limiti della follia. E comunque questa squadra non è attaccabile» tuona Allegri. Basta azionare l’interruttore ed ecco accendersi idealmente la luce sullo spogliatoio dello Stadium. Quello degli ospiti, danneggiato dal Diavolo. «Non siamo di buon esempio. E soprattutto nella vita credo ci siano delle regole e servano educazione e rispetto — dice Allegri nella sua disamina più lunga —. Soprattutto per i bambini che vanno nelle scuole calcio e sin da piccoli vedono che nei campi di A succedono certe cose. Ma non solo quella che è successo venerdì, che è l’ultima di una serie. Iniziamo un percorso diverso: perché tutti parlano ma nessuno
fa. Nella vita bisogna fare, non parlare. Serve avere rispetto delle regole. Ed educazione».

Seconda parte: è tutto un apri e chiudi le virgolette. «Serve avere la cultura della vittoria e della sconfitta. Io ho una mia idea però è difficile in Italia… perché in Italia si promettono e si dicono delle cose, poi si fa il contrario. Lo dico per il calcio italiano — non per me perché io magari tra 5 anni smetto —, per quelli che prenderanno il peggio di quello che lasciamo. Invece se vogliamo essere costruttivi bisogna cercare di essere più bravi nel programmare, nel fare cose per il futuro. Questa è la mia idea. Poi venerdì è stata una bellissima partita, tra una squadra che ha meritato di vincere che era la Juventus, e un’altra che sta facendo delle ottime cose, il Milan. I 20 punti di differenza fra le due squadre ci sono tutti».

FRASI E FOLLIA Ancora: «Queste polemiche non devono assolutamente intaccare quello che sta facendo la squadra: una che su 28 partite ne vince 23, ne pareggia una e ne perde 4 perlomeno non è attaccabile. E io sorrido, veramente, a certe dichiarazioni, ma non di venerdì… ma anche di altre. Quando la settimana prima attaccano perché l’arbitro non gli ha dato un rigore, la settimana dopo gli arbitri sono i più bravi di tutti. No, ragazzi, in Italia siamo ai limiti della follia. La gente va allo stadio, e invece di guardare la partita si fomenta. Poi dopo succedono casini in giro, incidenti, è normale, quindi parlo da padre e dico che bisogna fare un percorso diverso…».

VIDEO DELLA ROMA E poi c’è il Porto, «e noi non dobbiamo farci distrarre da polemiche e chiacchiere». La Juve viene da 20 partite in Europa senza perdere allo Stadium, Allegri (unico
tecnico italiano) ha raggiunto per 7 anni di fila gli ottavi ma senza vincere la Champions («Almeno sono arrivato in finale…» scherza). Numeri grandi ma antenne dritte: proprio per queste Allegri ha fatto vedere alla squadra il video di Roma- Porto 0-3. «Il Porto farà una grande gara: non sarà semplice, basta vedere quando hanno giocato a Roma. Quindi serve essere seri, bravi, responsabili e coscienti del fatto che per arrivare ai quarti serve un’altra grande gara. Dovremo fare fuochi d’artificio? Quelli servono nelle finali, qui conta passare il turno».

PRIMO INCONTRO L’eventuale passaggio ai quarti aprirà anche un altro capitolo: quello dell’incontro fra stato maggiore della Juve e Allegri per il futuro. Sarà un primo approccio, probabilmente questa settimana. Juve-Porto può cominciare.

Non c’è solo il post Milan nelle dichiarazioni di Massimiliano Allegri in vista di Juventus-Porto: «Dovremo essere noi a indirizzare la partita, riducendola a una gara secca e senza pensare al 2-0 dell’andata – spiega il tecnico bianconero -. Mi aspetto un avversario che sappia ciò che vuole e che vorrà tenere aperta la gara finché sarà possibile. E noi dovremo giocare una partita seria, con concentrazione e responsabilità». Allegri è al settimo ottavo consecutivo in Champions: «Due anni fa siamo arrivati in finale, ora speriamo che sia la volta buona – prosegue il tecnico -. Noi dobbiamo avere la consapevolezza di poter vincere la Coppa creandone i presupposti. Poi se ci sarà una squadra più forte della nostra…». E dopo il caos con Bonucci durante e dopo Juve-Palermo, l’allenatore ha deciso a chi devolvere il denaro della multa: «Al reparto pediatrico del Regina Margherita e alla Fondazione Sermig. E ci sarà un’altra donazione».

Il rischio c’è, perché qui non si tratta di robot programmati per vincere anche se i successi dell’ultimo quinquennio “rischiano” di dimostrare il contrario. E Massimiliano Allegri, che per natura è un tipo previdente, si fa martello pneumatico in circostanze del genere. Quali? Quando succede che devi affrontare il ritorno degli ottavi di Champions dopo il favorevole 2-0 dell’andata al Do Dragao: risultato classico, ma non tranquillizzante. Vero, il Porto non è una big del calcio internazionale, ma neppure una squadretta di quartiere.

Ecco perché, tornando al Max martellante, i calciatori bianconeri sono già stati istruiti e lo saranno ancora sui possibili pericoli, tanto che da sabato l’allenatore sta “percuotendo” la mente di Dybala e soci su un concetto basilare: vietato sentirsi arrivati, cioè già ai quarti. Ed è vietato pure lasciarsi trascinare dalle chiacchiere del post Juve-Milan, da tutta una serie di polemiche e illazioni altrui, finalizzate a offuscare il dominio bianconero sul campionato.

Tornando alle faccende di campo, dunque, il pensiero si posa sull’ultima, orrenda, versione del Paris Saint-Germain maltrattato dal Barcellona al Camp Nou: 1-6 dopo il 4-0 dell’andata. Sembrava una rimonta impossibile, eppure è accaduta. La lezione è chiara: fare la figura del Psg non è un’eventualità contemplata in casa Juve. E la coscienza della forza dei bianconeri in ambito europeo procede di pari passo con il silenzio che contagia Vinovo in queste ore. Un silenzio da non confondere con l’accettazione passiva di ciò che è accaduto venerdì allo Stadium. La scelta condivisa da tutti in società è lampante: ignorare le polemiche evitando volutamente di sporgere denuncia per i fatti accaduti all’interno dello spogliatoio che ospitava il Milan. Così, giusto per dare una dimostrazione di stile.
E il silenzio riguarda anche l’evidenza di altre situazioni verificatesi ieri, per esempio in occasione dei due rigori per il Napoli che molti moviolisti hanno ritenuto «generosi», mentre il tecnico del Crotone Nicola l’ha giudicata così: «Chi parla di torti arbitrali deve anche rendersi conto dei favori che riceve». La società calabrese, su Instagram, ha poi rincarato la dose: «Alcuni dicono che avremmo perso lo stesso… ma anche loro a Torino in Coppa Italia… hanno avuto il coraggio di lamentarsi con due rigori netti avendo fatto un tiro in porta e un gol in fuorigioco (partita strameritata dalla Juve) e in casa con il Real Madrid per un rigore dubbio su Mertens sull’1-2». Al dibattito s’è aggiunto Pioli: per l’allenatore dell’Inter, interpellato su un tocco di mano (impunito, sullo 0-0) di D’Ambrosio durante il match con l’Atalanta (cross di Spinazzola e movimento giudicato «non congruo» dai moviolisti: situazione “alla De Sciglio”), «in Italia c’è quest’abitudine a parlare, io preferirei non farlo». E poi dicono che torti e favori non si compensano…

Contano – anche – i precedenti. Uno su tutti: 1° maggio 2016, Milan-Frosinone 3-3 grazie a un rigore concesso in extremis dall’arbitro Massa (ops, lo stesso di venerdì sera…) per fallo di mano dell’ucraino Pryyma su tiro a botta sicura di Balotelli. Normali proteste e lamentele da parte della squadra laziale allora, rispetto al polverone dell’ultimo Juve-Milan. Solo che meno di un anno fa il penalty era stato assegnato ai rossoneri: e il fischio era stato ritenuto corretto “a posteriori” perché il braccio largo e dunque l’aumentato volume del corpo del difensore avevano fatto la differenza nei giudizi.
La Juve, dal canto suo, è serena. E in “soccorso” dei bianconeri corre un particolare dato statistico: dal campionato 2011-12 a oggi i campioni d’Italia hanno avuto 40 rigori a favore e 21 contro, mentre il Napoli ne ha avuti 48 subendone 16, la Roma 40 a favore contro 33 a sfavore. E il Milan? 53 a favore, 34 contro…

Di certezze nel calcio si può parlare solo al passato. Però è quasi sicuro che per vincere la Champions League la Juventus avrà bisogno dei gol di Gonzalo Higuain nelle prossime sfide europee: difficile pensare di alzare la coppa a Cardiff con un Pipita rimasto a secco o quasi da qui a giugno.
La cosa non rappresenta un gran problema, visto che le reti dell’argentino finora non sono certo mancate, 23 in 37 partite di cui 3 nel girone di Champions, e che di gol pesanti in Europa l’argentino ha probabilmente ancor più fame del solito.

Colpa di un digiuno forzato lungo quasi quattro anni, dal 3 aprile 2013: entrato al 65’ dell’andata dei quarti di finale tra Real Madrid e Galatasaray, otto minuti dopo firmò di testa il 3-0 per i blancos. Resta la sua ultima rete nella fase a eliminazione diretta di Champions. Lasciata Madrid per Napoli, in azzurro ha giocato la coppa più importante solo nella prima stagione, senza però superare la fase a gironi, nonostante i quattro gol segnati in cinque partite.
Poco più di due settimane fa a Oporto Higuain è tornato a respirare il profumo emozionante delle notti di coppa vecchio stile, impregnate del fascino delle sfide senza appello, senza però riuscire a festeggiare con un gol. Poco male, a mettere in discesa la strada verso i quarti hanno pensato Pjaca e Dani Alves, tanto che una rete del Pipita alla fine non sarebbe così indispensabile domani. Battere di nuovo i portoghesi, però, sarebbe una nuova dimostrazione di forza che non potrebbe fare che bene all’autostima bianconera in Europa. E mettere la firma sul successo per Higuain sarebbe il miglior trampolino per lanciarsi verso le prossime sfide europee: quando i suoi gol saranno davvero fondamentali per puntare al successo finale.

A rompere il ghiaccio il Pipita proverà fin dal primo minuto, come sempre vertice avanzato del quartetto offensivo bianconero, pressoché intoccabile dal turnover come lo stesso Massimiliano Allegri ha spiegato: «Gonzalo si mantiene in forma giocando». Tra l’altro di gol Higuain ha probabilmente fame a prescindere, visto che ne ha segnato uno solo (quello pesantissimo al Napoli in Coppa Italia) nelle ultime quattro partite.
Alle spalle del centravanti argentino ci sarà il trio di trequartisti titolari, con Cuadrado a destra e Mandzukic a sinistra, pronti a tornare in campo dopo la squalifica e la colica intestinale che venerdì li hanno tenuti fuori dalla partita con il Milan. In mezzo a loro Paulo Dybala, matchwinner contro i rossoneri e pronto al bis anche in Europa.

L’unico dubbio di formazione riguarda la difesa e Giorgio Chiellini, che sta tentando di recuperare dal problema al flessore della coscia sinistra accusato a Udine. Il centrale ieri ha preso parte alla seduta tattica e oggi sosterrà il provino definitivo: Barzagli, Benatia e Rugani offrono comunque assolute garanzie ad Allegri. Per il resto pressoché certe le presenze di Lichtsteiner, Bonucci e Alex Sandro in difesa e probabili quelle di Pjanic e Khedira a centrocampo. Dove ha qualche chance anche Marchisio, in panchina nelle ultime due uscite di campionato.

La ‘remuntada’ del Barcellona ha riportato il buonumore all’interno dello spogliatoio del Porto che, dopo la nona vittoria consecutiva in campionato, guarda alla trasferta piemontese con un pizzico di ottimismo in più rispetto alle ultime settimane. Eh già, perché subito dopo la gara d’andata, disputata al Dragao e vinta 2-0 dalla Juventus, in riva al Douro erano in pochi a credere nella rimonta: «Non c’è nulla di impossibile nel calcio, come abbiamo avuto modo di vedere – ha sottolineato Danilo Pereira, diga del centrocampo portoghese – . Altre squadre ci sono riuscite prima. Andiamo a Torino avendo chiaro il nostro obiettivo: vogliamo battere la Juve e qualificarci».

A riportare i ‘dragoes’ con i piedi per terra, però, ci ha pensato il quotidiano ‘O Jogo’ che, nella sua edizione digitale, ha ricordato alla squadra di Nuno Espirito Santo come per eliminare i bianconeri il Porto dovrà compiere una vera e propria impresa: «Negli ultimi quattro anni, nessuno è riuscito a battere la Juventus in casa con due o più gol di scarto. L’ultimo a farlo è stato il Bayern Monaco, il 10 aprile del 2013 nei quarti di finale della Champions League». Come a dire, va bene andare a Torino per provarci, ma non bisogna perdere di vista il valore del rivale e il suo rendimento tra le mura amiche: «Negli ultimi 100 incontri disputati allo Stadium, i bianconeri hanno vinto 84 volte e pareggiato 14. E i risultati delle due sconfitte non servirebbero al Porto per passare il turno». Per la cronaca, si tratta dello 0-1 con l’Udinese alla prima giornata dello scorso campionato e dell’1-2 con la Fiorentina nell’andata della semifinale della Coppa Italia 2014-15 (poi ribaltato con la vittoria per 3-0 a Firenze).

Di certo, il Porto arriva a Torino nel suo miglior momento dall’inizio della stagione. Una condizione, d’altronde, molto simile a quella della vigilia della gara d’andata, compromessa però dall’espulsione sciocca quanto meritata di Alex Telles. L’assenza del terzino sinistro brasiliano è sicuramente il problema più grosso che Espirito Santo è chiamato a risolvere in vista della gara di domani sera.
Per il resto, il tecnico lusitano potrà contare su quasi tutti i suoi uomini a disposizione: l’unico dubbio è legato al recupero (sempre più probabile) di Jesus Corona. Chi ci sarà di certo è Francisco Soares. Da quando è arrivato al Dragao, l’ariete brasiliano non ha più smesso di segnare: alle sette reti messe a referto in un girone intero disputato con la maglia del Vitoria Guimaraes si sono aggiunti, infatti, i nove gol firmati nel mese e mezzo passato al Porto. André Gomes (15) è già dietro e, di questo passo, anche il capocannoniere della Primeira Liga, Bas Dost (18), sarà costretto a cedere il passo alla furia di Tiquinho.

E adesso arriva il bello, sì. E c’è da divertirsi. In ottica Juventus, si intende, e in prospettiva Verratti.
Già perché in casa Paris Saint-Germain la situazione si sta facendo tesa e il campione azzurro (da anni, ormai, nel mirino della Juventus) comincia a quanto pare ad avere a noia un certo numero di situazioni che lo coinvolgono, nonché – di conseguenza – a prendere in considerazione con un po’ più di convinzione anche l’eventualità di un addio al club transalpino in tempi più celeri rispetto a ciò che invece prevedrebbero i contratti in essere.

In ballo, non ci sono soltanto questioni tecniche e prettamente sportive. Quanto polemiche, attacchi, insinuazioni che arrivano da parte dei media transalpini. Se a questo si aggiunge la recente e cocente delusione scaturita dall’eliminazione dalla Champions League subita a opera del Barcellona (con annessi dubbi circa la possibilità, davvero, un giorno, di poter riuscire a trionfare con la maglia del Psg addosso), beh, allora il quadretto è completo.

Ieri il noto agente Donato Di Campli ha spiegato concetti importanti in merito al suo assistito, ai microfoni di Mediaset. Non digerisce, l’agente, certe illazioni fatte in merito ad una presunta nottata di festa che Verratti avrebbe vissuto proprio alla vigilia della sfida con il Barcellona. «E’ una follia assoluta, una vera e propria invenzione. Finché si parla di questioni tecniche è un conto, ciascuno esprima la propria opinione, ma qui si entra nella sfera privata di un giocatore, come Marco, che ha sempre tenuto un profilo molto basso. Non vogliamo essere infangati e abbiamo chiesto una smentita: se non arriverà, faremo querele e chiederemo risarcimenti danni. Marco è arrabbiato. Io penso che i media francesi dovrebbero baciargli i piedi e ringraziare che giochi al Psg, e invece…». Ancora: «Lui non ce l’ha con club e tifosi, che sono sempre stati fantastici». Però… «Marco ha un contratto fino al 2021, il presidente ha ribadito la volontà di fare una grande squadra. Però è anche vero che il mio telefono non smette mai di squillare. Se succedessero altri episodi del genere, faremmo riflessioni importanti»..

Inutile sottolineare che le riflessioni importanti in questione implicerebbero una rottura anticipata dell’intesa, o quantomeno la richiesta alla società di rivedere i piani. Ancor più inutile sottolineare che buona parte di quegli squilli, al cellulare di Di Campli, sono procurati proprio dalla Juventus…
I vertici bianconeri, del resto, sono da tempo immemore tra i massimi estimatori di Verratti e avevano provato a tesserarlo già nel 2012, quando però proprio il Psg riuscì a spuntarla (sulla Juve e sul Napoli, altra agguerrita candidata al giocatore) versando nelle casse del Pescara la bellezza di 12 milioni di euro:cifra monstre considerando che ai tempi si parlava solo di un ragazzo di 19 anni che non aveva mai giocato in massima serie. E comunue la Juventus, da parte sua, non aveva ancora recuperato l’appeal di top club internazionale che ora la contraddistingue di nuovo, come ai vecchi tempi.
L’amministratore delegato Beppe Marotta è insomma pronto a tentare un nuovo assalto per Verratti, consapevole della massiccia concorrenza (Bayern in primis), ma desideroso di aggiungere nuovi taselli ad uno squadrone che punta ad alzare ancora l’asticella. Con Verratti e Tolisso (l’altro grande obiettivo per ritoccare una mediana che potrebbe essere orfana di Khedira) sì che si potrebbe parlare di ulteriore miglioramento dell’organico…

Douglas Costa si guarda attorno e la Juventus fiuta il possibile affare. Beppe Marotta nei giorni scorsi ha commentato l’indiscrezione sull’interessamento dei bianconeri per il brasiliano sottolineando come il club campione d’Italia monitori tutti i protagonisti in Champions. L’ala dei tedeschi risponde a precise necessità di mercato dopo la rivoluzione allegriana. Con il 4-2-3-1 la Juventus si trova ad avere tanti centrocampisti e pochi esterni d’attacco, a tal punto che Mandzukic si è dovuto adattare e spostarsi sulla fascia o Dani Alves è stato avanzato come vice Cuadrado contro il Milan visto che il colombiano era squalificato. Ragione per cui l’ad Marotta e il ds Fabio Paratici stanno ragionando in proiezione estate per prendere un esterno d’attacco che possa agire su entrambe le corsie. Questo a prescindere da cosa farà Mandzukic: il croato ha detto no a gennaio alle sirene cinesi, ma a giugno le sue scelte potrebbero essere diverse.

Oltre a Douglas Costa in cima alla lista di Marotta e Paratici c’è pure l’argentino Angel Di Maria del Psg: profili altissimi, ma non deve stupire. La Juventus è ormai annoverata tra i top club a livello mondiale per risultati, blasone e solidità economica-finanziaria. Dopo il mercato stellare dell’estate 2016 attendiamoci un’altra campagna acquisti con i fiocchi. Non saranno i 35-45 milioni d’investimento per strappare Douglas Costa al Bayern o Di Maria al Psg ad impensierire i dirigenti, piuttosto convincere i club di appartenenza a lasciarli partire.
La Juventus ha ottimi rapporti con i tedeschi: ci sono contatti e scambi di mercato, vedi Vidal, Coman e Benatia, con le situazioni degli ultimi due ancora aperte e i riscatti da esercitare (il 30 aprile per l’attaccante, il 30 maggio per il difensore). Su questo versante la trattativa sembrerebbe più semplice, considerando anche il fatto che Douglas Costa vorrebbe cambiare aria. Una contrattazione con il Psg è invece più complicata perché nella capitale francese ancora non hanno digerito del tutto l’“affaire” Coman, ma l’aria di smobilitazione dopo il flop in Champions potrebbe aprire spiragli insperati e pure uno come Di Maria potrebbe cambiare maglia.

Nella lista c’è sempre anche il nome di Alexis Sanchez, che vuole lasciare l’Arsenal visto la spaccatura con il tecnico Arsene Wenger, ma il cileno ha parecchi corteggiatori. Oltre a Inter, Psg e Siviglia si è inserito pure il Manchester United: viste le difficoltà per i Red Devils di arrivare ad Antoine Griezmann, intenzionato a restare all’Atletico Madrid, Josè Mourinho avrebbe indicato Sanchez come possibile obiettivo.
Esistono poi valide alternative italiane: non sono ancora top player, ma giovani di grande talento come Domenico Berardi del Sassuolo e Federico Bernardeschi della Fiorentina, sui quali c’è anche forte l’interessamento dell’Inter.

Poi è arrivato Manuel Neuer a interpretare il ruolo del terzo incomodo. Ma gli ultimi vent’anni sono stati contraddistinti dal dualismo tra Gigi Buffon e Iker Casillas per quel che riguarda il ruolo di portiere più forte al mondo. Un duello capace di spezzare in due l’opinione pubblica a livello internazionale, salvo poi vedere lo spagnolo intraprendere una parabola discendente in netto anticipo rispetto al capitano bianconero, che pure vanta tre anni in più d’età. Tanto che Casillas ha dovuto lasciare il suo Real Madrid, dove era ormai ridotto al ruolo di portiere di coppa, trovando nuove motivazioni proprio al Porto, nonostante non sia mai riuscito a fare realmente breccia nel cuore della tifoseria del Do Dragao. Al contrario Buffon non ha mai dato reali cenni di cedimento, anzi: di stagione in stagione si infiamma la caccia all’erede del portiere italiano più forte di tutti i tempi, che invece stagione dopo stagione si conferma il miglior portiere possibile per questa Juve e questa Nazionale, rimandando a data da destinarsi il problema della sua sostituzione. Prossima fermata 2018, ammesso che serva.

Sfida nella sfida

In attesa della gara di ritorno degli ottavi di Champions che domani sera vedrà il Porto chiamato ad un’impresa quasi impossibile sul terreno dello Stadium, ecco che proprio Buffon e Casillas si sono prestati ad un’intervista doppia proposta dal sito ufficiale della Juve. Un contesto che ha evidenziato una volta di più quanto il dualismo tra i due portieri si fondi principalmente su rispetto e stima reciproca, a cominciare dal primo confronto diretto datato 2003: semifinale di Champions, andata vinta 2-1 al Bernabeu dal Real e ritorno dominato dalla Juve ma che ha visto Buffon diventare decisivo nel blindare il 3-1 grazie alla parata sul rigore di Luis Figo. «Decisivo, leggenda, unico»: queste le parole scelte da Buffon per descrivere Casillas, con il collega che ricambia identificandolo con «Personalità, rispetto, storia». Tanti i confronti diretti, ben 17 tra club e Nazionale, sostanzialmente in parità il bilancio anche se come ammesso dallo stesso Buffon: «Iker ha vinto la partita più importante nei 90 minuti, la finale dell’Europeo 2012». Ed ora è già tempo di guardare avanti, con il portiere spagnolo pronto a dare battaglia fino all’ultimo: «Con un giocatore in meno all’andata era più difficile per noi, scontato che avrebbe potuto vincere la Juve. Ma martedì spero saremo noi a qualificarci». Guantone di sfida accettato da Buffon col sorriso, il capitano bianconero tra andata e ritorno la vede invece così: «Dopo l’andata penso di aver provato la stessa sensazione che provò lui dopo la finale dell’Europeo. La partita è stata condizionata da un’espulsione giusta e quindi siamo stati un po’ avvantaggiati, come la Spagna all’Europeo fu avvantaggiata perché dopo cinque minuti del secondo tempo restammo in dieci senza i cambi. Martedì (domani, ndr) finisce con il passaggio del turno della Juve che è la cosa più importante, Casillas migliore in campo e il tributo dello Stadium per lui».

Uguali e diversi

Buffon contro Casillas, Casillas contro Buffon, dunque. L’eterno duello si riproporrà anche domani. Personaggi totali da catalizzare l’attenzione anche di chi non è necessariamente attento all’aspetto tecnico legato al mondo del calcio, come la loro presenza fissa anche nelle pagine di cronaca rosa o di gossip. E che negli ultimi anni li vede uniti pure dalla professione e dalla notorietà delle rispettive compagne di vita, che definire wags in questo caso è sicuramente riduttivo. Determinante nel raggiungimento della serenità di Gigi Buffon è stata Ilaria D’Amico, madre del suo terzo figlio Leopoldo Mattia e definita dallo stesso portiere il suo punto di riferimento. Giornalista anche lady Casillas, quella Sara Carbonero che il portiere baciò in diretta tv durante l’intervista a caldo post vittoria nel Mondiale del 2010 e che strada facendo sembra essere diventata una delle cause della frattura tra il portiere spagnolo e l’ambiente del Real Madrid.

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La pantagruelica ingordigia con cui la Juventus affronta il mercato non ha paragoni in Italia. Quella fame con cui Beppe Marotta e Fabio Paratici s’accostano alla tavola apparecchiata con tutte le prelibatezze più desiderabili in circolazione non è lontanamente raffrontabile con le ambizioni (e le capacità di spesa) della concorrenza tricolore, semmai consente al club bianconero di sentirsi alla pari con le altre corazzate europee. Già, perché anche i campioni d’Italia lo sono, nell’attesa di risollevare una Coppa maledetta da oltre vent’anni. Gira e rigira, i nomi che ciclicamente vorticano nell’orbita juventina non possono non avere un buon sapore per i vertici di corso Galileo Ferraris: da Marco Verratti a Corentin Tolisso, da Douglas Costa ad Angel Di Maria, passando per i gioielli del nostro pallone (Domenico Berardi e Federico Bernardeschi su tutti), non c’è un solo obiettivo irraggiungibile, a patto che ne valga la pena sul piano tecnico-tattico. E si dà il caso che a parte la difesa più blindata dell’ultimo quinquennio (forte di cinque eclettici difensori centrali), la rosa bianconera sia bisognosa di aggiustamenti tali da non rivoluzionarne la compattezza di base, però aggiungendo un pizzico di qualità in più. In mediana, dunque, i sondaggi per Verratti sono tutto tranne che una contraddizione. Si diceva: l’investimento dev’essere congruo e finora risulta che il Psg non intenda cedere il ragazzo a cifre “normali”. Nel frattempo, siccome a Marotta e Paratici non piace stare con le mani in mano, l’affare Tolisso si sta scaldando. Anche (se non soprattutto) perché i rapporti con il Lione sono nettamente più oliati rispetto alla freddezza dell’emiro. E se la Juve avesse ancor più bisogno di fantasia? Ecco spuntare Douglas Costa in rotta con il Bayern. Sulla trequarti il brasiliano è devastante.

L’operazione Porto è iniziata nella tarda mattinata di ieri quando la Juventus si è ritrovata a Vinovo, dopo la calda serata contro il Milan, per riprendere la preparazione. E il campo ha emesso i primi verdetti: Mario Mandzukic si è prontamente ristabilito dall’attacco di coliche intestinali che gli ha impedito di affrontare i rossoneri. L’attaccante ha lavorato con la squadra mentre Medhi Benatia, che venerdì sera ha lasciato il posto dopo un’ora a Rugani a causa dei crampi, ha svolto l’abituale lavoro di scarico per chi ha giocato.
Soltanto Giorgio Chiellini non si è visto con i compagni: il difensore continua con la tabella personalizzata per via del risentimento muscolare accusato domenica scorsa a Udine. Sta migliorando, ogni giorno aumenta i carichi di lavoro, ma appare complicato che possa essere disponibile martedì in Champions. Giorgione però ci ha abituato a recuperi lampo, come è accaduto nel match di andata in Portogallo dove, complice la punizione inflitta a Leonardo Bonucci (niente partita, solo tribuna), Allegri ha scelto proprio Chiellini e Barzagli, entrambi rientranti dall’infermeria, come coppia di difensori centrali.

Forti della vittoria per 2-0 in casa dei Dragones, sulla carta il match di ritorno degli ottavi di Champions appare alla portata per i bianconeri. Allegri teme però sgambetti, soprattutto un approccio sbagliato alla partita dei suoi uomini, galvanizzati dal risultato dell’andata. Proprio nell’ottica di non sottovalutare gli avversari, e alla luce dell’impresa del Barcellona, o del clamoroso flop del Psg, capace di farsi rimontare quattro gol ed essere poi eliminato, il tecnico livornese non vuole brutte sorprese. Chiaro e incisivo il messaggio inviato alla squadra: non pensiamo di averla già vinta, è come se si partisse dallo 0-0. Azzeriamo l’impresa di Oporto, restando concentrati perché in gioco c’è una parte fondamentale della stagione.

Insomma, Allegri vuole vedere sul volto dei giocatori quella fame e quella cattiveria agonistica che caratterizza il dna bianconero e che permette alla squadra di trovare stimoli e motivazioni smisurate. Sicuramente ce li avrà Gigi Buffon, nel cui prestigioso palmares manca soltanto la Champions. E proprio il capitano fa capire che non intende fermarsi. «Gli anni passano. Le presenze pure. Da ieri sono 613 in @seriea_tim! Ma il bello deve ancora venire» il messaggio su Instagram con cui aggiorna i numeri in campionato, ma sorride a quello che il calcio gli può ancora riservare in termini di successi e coppe vinte.

E veniamo alla formazione che affronterà il Porto. Allegri non intende cambiare modulo, rispetto alla gara con il Milan ci sarà però qualche interprete diverso. Torneranno l’equilibratore Mandzukic (per Pjaca) e il dribblomane Cuadrado (per Dani Alves), partirà titolare Alex Sandro al posto di Asamoah. Rugani si candida a giocare accanto a Bonucci, ma pure Marchisio spera di ritornare in mezzo al campo visto che già credeva nel rientro contro il Milan. Allegri se l’è coccolato in conferenza stampa («Claudio sta migliorando, è un ragazzo intelligente, sa benissimo qual è la situazione»), ma la delusione del Principino è tanta. E non ci sono neppure certezza che martedì tocchi a lui.

Iker Casillas rilancia la sfida alla Juve: «Dobbiamo essere realisti, martedì sarà durissima riuscire a rimontare e passare. Però nel calcio può succedere di tutto… Non dobbiamo credere che sia finita, dobbiamo provarci. Siamo una squadra forte, adesso siamo tornati primi in campionato in attesa del Benfica, dobbiamo continuare a vincere».

Il terzino brasiliano ha parlato in tv: «Insieme possiamo vivere un grande finale di stagione. Sono in una squadra che vuole vincere tutto, e questo mi appassiona, mi rende consapevole ogni giorno che, insieme ai compagni, possiamo fare la storia. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo! La Champions è importante: anche io, come tutti gli juventini, voglio sognare e sono convinto che, se facciamo la nostra strada con tranquillità, con personalità, e senza paura di sbagliare possiamo arrivare fino alla fine. Non vedo l’ora che arrivi questa partita con il Porto per passare il turno e partecipare al sorteggio dei quarti. Questo è ciò che vogliamo noi, e ciò che desiderano i nostri tifosi.

E pensare che Allegri ci prova in tutti i modi a fare sì che l’attenzione, alla vigilia di Juventus-Porto, sia focalizzata su… Juventus-Porto. Una sfida, sottolinea il tecnico, che i bianconeri non devono e non possono sottovalutare: «perché avremo di fronte un’ottima squadra», «perché i lusitani faranno di tutto per metterci in difficoltà», «perché è una partita di calcio e nelle partite di calcio tutto può succedere». Perché… «basta vedere cosa è successo alla Roma, contro il Porto, e noi lo abbiamo visto; abbiamo preparato il match guardando quelle immagini».
Ciò nonostante, però, la conferenza stampa di ieri è diventata anche un’occasione – a forza di domande, a forza di solletichii, a forza di spunti di riflessione – per indurre il tecnico ad affrontare alcuni dei temi (e delle acccuse) che stanno coinvolgendo la Juventus in questo periodo e che sono culminate con le polemiche e le sceneggiate del Milan a causa del rigore subìto in extremis, dopo che già in Juventus-Napoli (o meglio, dopo Juventus-Napoli) se ne erano viste e sentite delle belle.
Dunque Allegri, suo malgrado, non s’è tirato indietro e ha offerto una precisa – pacata ma lucida – disamina dei fatti che evidentemente invita a riflettere. Già perché il livornese non è mai sguaiato e non va sopra le righe, tuttavia qualche “bordata” a modo suo la dà, mettendo al muro con dati oggettivi e dimostrazioni di buon senso chi ultimamente s’è sperticato in illazioni, attacchi, ipotesi di machiavelliche congiure e complotti.

«Se il rigore me l’avessero dato contro al 95’, sicuramente mi sarei arrabbiato anch’io e ci sarei rimasto male, ma i valori in campo venerdì erano stati ben delineati. C’era una squadra che meritava di vincere, ed eravamo noi. C’era una squadra che ha fatto 25 tiri, 13 nello specchio della porta difesa da un portiere che ha fatto grandi parate. I 17-20 punti di differenza ci sono tutti. Credo che negli ultimi sei anni, l’unica partita dove non c’è stato equilibrio sul campo, tra Juventus e Milan, sia stata quella di venerdì. E quel 2-0 quando io ero sulla panchina del Milan, dove abbiamo perso all’ultimo e dove la Juventus fece una grande partita meritando di vincere».

E ancora: «Credo che il calcio italiano debba prendere un indirizzo completamente diverso, perché sicuramente non siamo di buon esempio soprattutto per i bambini che vanno nelle scuole calcio e sin da piccoli vedono che nei campi di Serie A succedono delle cose. Bisogna avere rispetto, avere delle regole ed educazione. Avere la cultura della vittoria e della sconfitta. In Italia si promettono e si dicono delle cose, poi si fa tutto il contrario di quello che si dice. Alla fine ci si ricorda solo delle cose che ci vanno contro. Delle cose che ci vanno a favore, mai. E io sorrido, veramente, a certe dichiarazioni, ma non solo quelle di venerdì scorso. Sorrido quando la settimana prima attaccano perché l’arbitro non gli ha dato un rigore, ma poi la settimana dopo magicamente gli arbitri sono i più bravi di tutti. No, ragazzi, siamo ai limiti della follia. La Juventus ha vinto 23 partite, ne ha pareggiata una e ne ha perse 4. Quello che stanno facendo i ragazzi non può essere minato da uno o due episodi».
Quello che stanno facendo e che potranno ancora fare, si intende. Vien da sé che – al di là dello sfogo di Allegri – possa esserci un’altra risposta, concreta, da offrire all’accolita di rancorosi e detrattori: qeulla di una Juventus che domini in Europa oltre che in Italia, alla faccia di chi parla di aiutini vari. Forse anche per questo Allegri sogna in grande: «Basta vincere con il Porto o sarebbe importante fare i fuochi d’artificio? Io fuochi d’artificio preferirei vederli dopo la finale…».

Ha piacevolmente eccitato i suoi tifosi con quelle parole profondamente juventine rilasciate venerdì («Sono sei anni che il Milan si lamenta»), come se lui vestisse il bianconero da una vita e fosse un leader conclamato. Non è così, perlomeno non lo è ancora del tutto, ma di sicuro il rigore che ha raggelato il sangue di Gigio Donnarumma e compagni segna una sorta di cesura con il passato: Paulo Dybala è entrato nel consesso delle anime trascinanti la truppa bianconera. Quel pallone piazzato sotto la Nord ha restituito al popolo juventino la Joya più bella. E adesso Dybala, da bravo ragazzo con ancora tanti progetti da realizzare, guarda al prossimo futuro.
C’è il Porto all’orizzonte, da battere pure questa sera per prendersi i quarti di quella Coppa che ora rappresenta «un sogno pazzesco. Vincerla alla mia età, al mio secondo anno qui…». Detto da un “bimbo” che fino a 20 mesi fa non conosceva simili platee, fornisce la dimensione della portata della stagione della Juventus: la leggenda dell’ennesimo scudetto da conquistare a braccetto con il mito di un trofeo dalle Grandi, sfuggenti, Orecchie.

Dybala, in Champions, ha segnato soltanto due gol: a febbraio 2016 nel 2-2 con il Bayern e a fine settembre per partecipare alla festa di Zagabria. La Joya non soltanto sente che si sta affinando il suo ruolo di novello leader fra i leader, ma soprattutto sa che è giunto il momento di dare un senso all’incidenza del suo inafferrabile sinistro anche in campo internazionale, adesso che l’infortunio è solo un ricordo sfocato di un autunno ricco di difficoltà assortite. «Ci tengo tanto a segnare di più in Champions – dice -. Voglio essere più decisivo anche nel fare assist ai compagni. Ma se non riesco e noi arriviamo comunque in finale, sarò contento lo stesso. Conosciamo il Porto, l’abbiamo visto nel playoff contro la Roma. Sappiamo come attaccano, ma noi siamo forti e difendiamo in 11 quando non siamo in possesso palla». E magari un nuovo guizzo dell’argentino potrà contribuire all’obiettivo di riacquistare una certa continuità di risultati europei anche allo Stadium, dove in questa stagione il bilancio racconta di una Juventus vincente una sola volta contro la Dinamo Zagabria, quando il risultato contava poco, dopo due pareggi con Siviglia e Lione. In Serie A il teatro bianconero lascia briciole agli avversari, in Europa il discorso cambia. Ed è anche qui che urge una svolta immediata.

In Europa, intanto, le solite corazzate sono già ai quarti. Ma Dybala non sente alcun complesso d’inferiorità: «Noi siamo allo stesso livello di Barcellona, Real, Bayern. Però siamo anche primi in campionato e in Coppa Italia, quindi in alcune cose siamo pure superiori». Certo, il 6-1 pro Barça sul Psg può servire da insegnamento: «Tutte le squadre possono ribaltare le situazioni». Detto così, con un sorriso, perché il calcio è divertimento e non sarà il giudizio di Gattuso (che aveva visto tristezza nel volto del suo ex allievo) a offuscare la gioia della… Joya: «Io qui sono molto felice». Dybala racconta la carica con cui a Vinovo e dintorni intendono rimettere le mani sulla Champions, «compresi quelli che l’hanno già vinta». E lui, nel ruolo di trequartista dietro Gonzalo Higuain si trova a meraviglia: «Così ho più spazio e gioco meglio il pallone con i compagni».

Dalla Supercoppa svanita a Natale alla Champions cui accostarsi con rispetto e voglia di vincere: Dybala ha ormai sterzato. «Penso di aver calciato il pallone più pesante della mia carriera – racconta a proposito del rigore di venerdì -. C’erano tante cose in gioco, il ricordo di Doha, ho dovuto attendere 4 minuti prima di calciare. Ma per come abbiamo vinto e festeggiato, siamo più carichi e fiduciosi». UItima lezione sugli arbitri: «Magari possono essere condizionati, però dobbiamo rispettarli, fermarci con le polemiche e giocare a calcio». Punto e a capo.

Una volta Fabio Capello disse che la serie A si gioca a ritmi bassi per cui non è allenante per le squadre impegnate in campo europeo. Beh, la problematica si potrebbe elevare al quadrato per il torneo portoghese. Il Porto, stasera protagonista allo Stadium contro la Juventus, dopo la sconfitta con dell’andata ha realizzato 12 gol senza subirne alcuno nei successivi tre turni di campionato. Ma di questi l’unico match con un certo gradiente di difficoltà è stato quello contro il Boavista, vinto di misura.
Motivo per cui il tecnico Nuno Espirito Santo non può aver maturato eccessivi entusiasmi per il 7-0 inflitto al Nacional e per il 4-0 conseguito contro l’Arouca. Se vi andate a vedere i gol scoprirete la pochezza delle difese avversarie e la facilità irrisoria degli attaccanti del Porto a liberarsi in area per andare a segnare entrando, a volte, in porta con la palla. C’è comunque da dire che la vittoria in trasferta contro il Boavista, appena 4 giorni dopo la bruciante sconfitta in Champions, ha ridato compattezza ai “dragoes” che, quanto meno, arriveranno a Torino con la voglia di combattere.

L’allenatore lusitano in queste partite ha cambiato qualcosa nell’assetto rinunciando al doppio attaccante e puntando dritto sul Tiquinho Soares, arrivato a gennaio e in grado di segnare negli ultimi 2 mesi al ritmo di un gol a partita. Il brasiliano pur non avendo un grande pedigree si è inserito bene nei meccanismi della squadra consentendo ad Espirito Santo di passare dal 4-4-2 al 4-3-3, un sistema di gioco che esalta le qualità di Brahimi sulla fascia sinistra, bravo a saltare l’uomo e a dialogare nello stretto coi compagni. L’algerino, spesso visionato dal vivo anche dagli osservatori juventini,è sicuramente il giocatore più temibile tra i portoghesi.

Soares, dicevamo, ha buone movenze. Viene incontro, protegge la palla, gioca di sponda nelle triangolazioni esterne, libera la profondità per i tagli dell’esterno opposto, rientra in area con il secondo tempo d’attacco. Negli ultimi 16 metri dimostra grande istinto: capisce in anticipo dove potrebbe andare la palla. Segna molti gol “sporchi” su palle vaganti lasciando spesso agli altri il primo tempo d’attacco. E’ l’opposto di André Silva, a differenza del compagno più potente nell’attacco al primo palo e più pulito nelle conclusioni a rete. Il giovane Under 21 portoghese è stato messo un po’ in disparte dall’esplosione di Soares e ora, quando gioca, deve adattarsi a partire da destra dove è in ballottaggio con Corona e Oliver Torres, che rispetto ad André Silva hanno più attitudini a rientrare in fase di non possesso.

Dalla scelta dell’esterno alto si capiranno le intenzioni di Espirito Santo che non penso possa permettersi di rischiare di sbilanciarsi troppo sin dal primo minuto. Corona, se sarà al meglio della condizione, potrebbe essere il giusto compromesso. Ha qualità tecniche per rifinire l’azione e buon senso tattico per coprire e ripartire. André Silva potrebbe essere, in questo caso, la variante tattica per potenziare il peso specifico del reparto offensivo a partita in corso.

Come tutte le squadre portoghesi, anche il Porto cerca di giocare la palla a terra costruendo, se possibile, coi difensori centrali coadiuvati da Danilo Pereira, il centro mediano che spesso si abbassa sulla linea difensiva facendola diventare a 3 nello sviluppo della manovra. La Juventus nella gara di andata sparigliò questi meccanismi andando a pressare alto con i due attaccanti e un’ala (a turno Mandzukic o Cuadrado), cosa che in Portogallo non accade quasi mai. La squadra di casa fu sorpresa da questa scelta dei bianconeri e perse quasi subito il controllo della partita. L’espulsione di Telles e la buona vena dei bianconeri fecero il resto.
Probabile che, alla luce del vantaggio conseguito, Allegri chieda ai suoi una partita più prudente, tesa a far uscire gli avversari dal guscio per poi colpirli in ripartenza, ma se fossi nel tecnico livornese cercherei, almeno nella parte iniziale della gara, di aggredire alto per spegnare qualsiasi velleità.

La Juve oltre alla qualificazione cerca conferme sulla sua reale competitività internazionale. Vincere bene contro una squadra di blasone (e non penalizzata dall’inferiorità numerica) significherebbe posizionarsi, anche mentalmente, tra le quattro favorite alla vittoria finale.
Il 4-2-3-1 è il contenitore che ha permesso il salto di qualità, gli interpreti sono il contenuto. Dopo aver “rischiato” un tridente anomalo contro il Milan con Dani Alves a destra e Pjaca a sinistra (poi corretto in corsa) Allegri stasera dovrebbe tornare alle ali titolari con Cuadrado a furoreggiare sulla fascia destra e Mandzukic a fare il doppio ruolo su quella sinistra. La duttilità è uno dei fattori chiave della gestione Allegri. Contro i rossoneri, senza il croato, la squadra ha fatto meno lanci da dietro rispetto al suo standard medio. Bonucci è stato il bianconero che ha ricevuto e fatto più passaggi, ma tentando meno del solito la gittata verticale. Il numero 19 ha cercato di più Pjanic (8 volte) e Khedira (12) e ha insistito parecchio sul giro palla coi compagni di reparto. Avanzare con pazienza, ma con buona velocità è stata l’arma che ha permesso di sfiancare il Milan. Cambia il concetto di sviluppo del gioco quando in campo ci sono giocatori abili ad attaccare la profondità. Contro il Porto ci dovremo nuovamente aspettare tanti suggerimenti lungo linea o filtranti per Cuadrado e lanci lunghi a scavalcare per Mandzukic. La crescita complessiva di consapevolezza va di pari passo anche con la crescita dei sincronismi di coppia, alcuni dei quali paiono ormai abbastanza oliati e performanti, basti pensare a Lichtsteiner-Cuadrado, Alex Sandro-Mandzukic, Khedira-Pjanic e Dybala-Higuain. Il tandem argentino, a secco nella gara d’andata, è attesissimo in questa serata di Champions.

Sarà difficile, difficilissimo. Ma non è una missione impossibile. Questo lo spirito del Porto in vista del ritorno degli ottavi di Champions. La Juve presso il fortino Stadium partirà dal 2-0 conquistato all’andata, un doppio vantaggio che non mortifica la formazione di Nuno Espirito Santo. Che anzi è arrivata a Torino con il piglio di chi non ha più niente da perdere, proprio per questo ha la leggerezza necessaria per tentare quello che sembra incredibile a tutti tranne che al Porto. «Ci crediamo. Sarà difficile ma non è impossibile. Noi non speculiamo mai sugli avversari, abbiamo un piano, una nostra idea di gioco e non rinunceremo mai al nostro spirito»: il messaggio lanciato forte e chiaro dall’allenatore. Che non a caso ha voluto tutti con sé, anche quell’Alex Telles espulso all’andata e quindi assente forzato.

La clamorosa ‘remuntada’ del Barcellona d’altronde è ancora negli occhi di tutti, anche se non è dal Camp Nou che deve passare l’ispirazione del Porto: «Quella era una situazione diversa, con valori diversi. Noi giochiamo in trasferta contro una grande squadra come la Juve. Dovremo essere concentrati, determinati per ottenere il risultato sperato. Siamo qui per provarci e ottenere la qualificazione. Dobbiamo riconoscere di trovarci di fronte ad una squadra molto forte, la Juve non perde da venti partite ma questo ci conforta perché possiamo essere noi a interrompere questa striscia che prima o poi qualcuno dovrà chiudere», prosegue il tecnico del Porto. Che dopo tanti sforzi proprio non vuole abbandonare il sogno europeo: «Abbiamo vissuto un percorso complicato per arrivare fin qui, passando dal turno preliminare. Nella fase a gironi abbiamo raggiunto il risultato sperato, ora stiamo meglio e il nostro obiettivo è continuare a migliorare».
Anche rispetto alla gara d’andata: «La scorsa partita è stata condizionata dall’espulsione di Telles. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se fossimo rimasti in undici. Questa volta invece la differenza la faremo solo noi. La squadra è in crescita, sta migliorando sempre di più, stiamo riuscendo ad esaltare le qualità dei giocatori. La bella notizia è che siamo tutti a disposizione».

Guardando al campo, questa sera si vedrà un Porto a trazione anteriore ma non all’arma bianca. Squalificato Alex Telles a parte, che verrà sostituito da Layun come già successo al Do Dragao, la formazione di partenza non dovrebbe subire scossoni con il solo André André dal primo minuto in campo al posto del baby Ruben Neves. Cambierà però la disposizione, con Brahimi che potrebbe giocare da attaccante esterno nel tridente composto anche dagli spauracchi Tiquinho Soares e Andre Silva. In mediana previsto il recupero in extremis di Herrera, dopo lo stop causato dal pestone di Lichtsteiner nella gara d’andata e quei 17 punti di sutura che da Oporto hanno poi fatto il giro del web, con Danilo Pereira diga davanti alla difesa composta da Maxi Pereira, Felipe, Marcano e appunto Layun. In porta ovviamente Iker Casillas, punto di riferimento fondamentale per questo Porto come sottolineato dallo stesso Espirito Santo: «Casillas per noi è imporantissimo, non solo in questa partita, ma sempre. Ha dimostrato tutte le sue qualità, è un valore aggiunto per noi».

Tocca a Claudio Marchisio guidare la Juventus ai quarti di Champions. «Sì, gioca», ha confermato ieri Massimiliano Allegri. Dopo tre partite da spettatore (non convocato col Napoli per un problema fisico, in panchina contro Udinese e Milan), il Principino si riprende il posto in una delle serate più importanti della stagione. Stasera allo Stadium arriva il Porto e i bianconeri, dopo il 2-0 dell’andata, devono chiudere i conti senza correre rischi. Un motivo in più per puntare su un “equilibratore” come il numero 8 bianconero. Il fatto che il “Conte Max” abbia deciso di riproporlo al centro del 4-2-3-1 è un segnale di grande fiducia.

Allegri non ha mai nascosto la stima per il centrocampista torinese, ma un po’ le “scorie” dell’infortunio al ginocchio e un po’ il nuovo sistema di gioco hanno finito per penalizzare Marchisio nell’ultimo periodo. Seppur Claudio sia un professionista esemplare, a nessuno piace guardare dalla tribuna o dalla panchina, a maggior ragione se non si è abituati. Tanto nella gara di Oporto quanto negli ultimi incontri il ritornello davanti alla difesa è sempre stato lo stesso: “Pjanic-Khedira”. Allegri, abile nel sfruttare al massimo la rosa, ha deciso di cambiare. Marchisio, a 31 anni, non è il tipo di giocatore che deve ancora dimostrare qualcosa, però sicuramente quella di stasera è una occasione importante. La musichetta della Champions trasmette sempre sensazioni particolari di suo, ma il Principino sarà spinto da una motivazione in più: dimostare di essere al top per ritagliarsi maggiore spazio anche in futuro.
Dalla svolta del 4-2-3-1 in poi Marchisio si è esibito sia in coppia con Pjanic e sia con Khedira. La sensazione è che stasera ad affiancarlo ci sarà il tedesco, ormai un elemento imprescindibile per i meccanismi di squadra. Rinunciare all’ex Real Madrid, quasi unico per intelligenza tattica, è sempre difficile, a maggiore ragione nelle serate di Champions.

Il risveglio e la rifinitura mattutina serviranno al tecnico toscano anche per risolvere altri ballottaggi. Al centro della difesa, nonostante il rientro in gruppo di Giorgiio Chiellini, toccherà a Medhi Benatia affiancare Leonardo Bonucci (Rugani e Barzagli sono destinati alla panchina). Per il marocchino si tratta di una conferma dopo la buona prestazione con gol contro il Milan, mentre per l’azzurro sarà l’esordio negli ottavi di Coppa, dal momento che l’andata – come noto – l’ha vissuta da uno sgabello del “do Dragao” a causa dell’esclusione per motivi disciplinari. Il battibecco con Allegri sembra un lontano ricordo: ieri pomeriggio l’allenatore e Bonucci sono stati ripresi dalle telecamere mentre chiacchieravano e scherzavano in campo. A Vinovo lo ripetono da giorni: «Tornando indietro lo eviteremmo, ma in fin dei conti il caso Allegri-Bonucci ci ha compattato e motivato ancora di più».
Se sulla fascia sinistra tornerà Alex Sandro, a destra Lichtsteiner è segnalato in vantaggio su “mister Champions” Dani Alves. Per il resto spazio ai titolarissimi: sulle fasce Mandzukic (assente col Milan per un virus intestinale) e Cuadrado (squalificato contro i rossoneri) con Dybala a rimorchio di Higuain.

Tocca a Claudio Marchisio guidare la Juventus ai quarti di Champions. «Sì, gioca», ha confermato ieri Massimiliano Allegri. Dopo tre partite da spettatore (non convocato col Napoli per un problema fisico, in panchina contro Udinese e Milan), il Principino si riprende il posto in una delle serate più importanti della stagione. Stasera allo Stadium arriva il Porto e i bianconeri, dopo il 2-0 dell’andata, devono chiudere i conti senza correre rischi. Un motivo in più per puntare su un “equilibratore” come il numero 8 bianconero. Il fatto che il “Conte Max” abbia deciso di riproporlo al centro del 4-2-3-1 è un segnale di grande fiducia.

Allegri non ha mai nascosto la stima per il centrocampista torinese, ma un po’ le “scorie” dell’infortunio al ginocchio e un po’ il nuovo sistema di gioco hanno finito per penalizzare Marchisio nell’ultimo periodo. Seppur Claudio sia un professionista esemplare, a nessuno piace guardare dalla tribuna o dalla panchina, a maggior ragione se non si è abituati. Tanto nella gara di Oporto quanto negli ultimi incontri il ritornello davanti alla difesa è sempre stato lo stesso: “Pjanic-Khedira”. Allegri, abile nel sfruttare al massimo la rosa, ha deciso di cambiare. Marchisio, a 31 anni, non è il tipo di giocatore che deve ancora dimostrare qualcosa, però sicuramente quella di stasera è una occasione importante. La musichetta della Champions trasmette sempre sensazioni particolari di suo, ma il Principino sarà spinto da una motivazione in più: dimostare di essere al top per ritagliarsi maggiore spazio anche in futuro.

Dalla svolta del 4-2-3-1 in poi Marchisio si è esibito sia in coppia con Pjanic e sia con Khedira. La sensazione è che stasera ad affiancarlo ci sarà il tedesco, ormai un elemento imprescindibile per i meccanismi di squadra. Rinunciare all’ex Real Madrid, quasi unico per intelligenza tattica, è sempre difficile, a maggiore ragione nelle serate di Champions.

Il risveglio e la rifinitura mattutina serviranno al tecnico toscano anche per risolvere altri ballottaggi. Al centro della difesa, nonostante il rientro in gruppo di Giorgiio Chiellini, toccherà a Medhi Benatia affiancare Leonardo Bonucci (Rugani e Barzagli sono destinati alla panchina). Per il marocchino si tratta di una conferma dopo la buona prestazione con gol contro il Milan, mentre per l’azzurro sarà l’esordio negli ottavi di Coppa, dal momento che l’andata – come noto – l’ha vissuta da uno sgabello del “do Dragao” a causa dell’esclusione per motivi disciplinari. Il battibecco con Allegri sembra un lontano ricordo: ieri pomeriggio l’allenatore e Bonucci sono stati ripresi dalle telecamere mentre chiacchieravano e scherzavano in campo. A Vinovo lo ripetono da giorni: «Tornando indietro lo eviteremmo, ma in fin dei conti il caso Allegri-Bonucci ci ha compattato e motivato ancora di più».
Se sulla fascia sinistra tornerà Alex Sandro, a destra Lichtsteiner è segnalato in vantaggio su “mister Champions” Dani Alves. Per il resto spazio ai titolarissimi: sulle fasce Mandzukic (assente col Milan per un virus intestinale) e Cuadrado (squalificato contro i rossoneri) con Dybala a rimorchio di Higuain.

La sconfitta dell’andata costringe il Porto a sfoderare la partita della vita per tentare l’impresa allo Stadium: zero gol al Do Dragao, due incassati in casa e stasera una trasferta sulla carta proibitiva non rappresentano il viatico migliore per cercare l’accesso ai quarti di Champions. Serve una remuntada stile Barcellona, anche se il Porto non è il Barça e la difesa juventina non è certo quella del Psg, specialmente allo Stadium.
Quindi la missione quasi impossibile dei Dragoes si basa in sostanza sull’orgoglio del collettivo portoghese e sul desiderio, da parte dei singoli, di mettersi in mostra in una grande vetrina internazionale.

«Ci ha fatto venire il mal di testa»: con questa frase Paulo Dybala descrive la prestazione di Tiquinho Soares all’andata, nonostante la sconfitta della formazione di Nuno Espirito Santo. Tiquinho è l’acquisto di gennaio che ha consentito al Porto di cambiare marcia, quantomeno in campionato: un colpo che permette ad André Silva, altra star cercata dai grandi club, di non essere troppo solo in avanti.

In Champions non è riuscito a fare la differenza contro i bianconeri al Do Dragao, però Massimiliano Allegri non si fida: il 22 febbraio aveva funzionato “la gabbia” attorno all’ex stella del Vitoria Guimaraes, l’allenatore vuole anche stavolta evitare sorprese. Soares è il giocatore più importante per i biancazzurri nell’ultimo mese, il fatto poi di essere in corsa per una convocazione nella nazionale brasiliana è un motivo in più per prestare attenzione a un attaccante desideroso di confermare l’eccellente momento di forma.

Da quando è arrivato a Oporto, Tiquinho ha collezionato numeri spaziali in campionato: sei partite, nove gol, sempre a segno e in ben tre occasioni ha realizzato una doppietta.
Cifre da bomber di razza, Soares è seguito da osservatori di mezza Europa e anche la Juve lo guarda con attenzione, non solo perché rivale sulla strada che conduce ai quarti di Champions.
L’attaccante brasiliano in totale ha messo a segno 16 gol in stagione, considerando anche i sei mesi precedenti al Vitoria Guimaraes.
Così si era espresso il diretto interessato: «La buona partenza è il risultato del mio lavoro. Ho lavorato molto duro e continuo a farlo ogni giorno che passa, spero che il mio contributo sul campo possa essere in costante crescita. Sono molto felice di ciò che sto facendo e di ciò che tutta la squadra sta mostrando».

Non c’è solo la voglia di emergere di Tiquinho a rendere la sfida dello Stadium tutt’altro che una passeggiata per i bianconeri. Yacine Brahimi spiega le intenzioni del Porto, pur nella consapevolezza della difficoltà dell’impresa: «Sappiamo che sarà una partita complicata contro una grande squadra, però abbiamo molte speranze. Dobbiamo disputare una super partita: abbiamo un gruppo unito e abbiamo preparato al meglio questa grande sfida. Siamo in un buon momento della stagione, non molliamo. La partita di Oporto era diventata più complicata, si era messa male la gara perché eravamo in dieci uomini, sono cose che succedono. Vogliamo dimostrare di avere la forza mentale necessaria per l’impresa, è chiaro che daremo il massimo per ottenere la qualificazione. Personalmente sono contento di stare al Porto. Lavoro molto per aiutare i miei compagni, per crescere e migliorare giorno dopo giorno».

La Champions. La terra promessa. Il traguardo più bello per Paulo Dybala: «Vincere la Coppa, per l’età che ho, alla seconda partecipazione, sarebbe una cosa pazzesca: ho grandi compagni che vogliono conquistarla come me o che l’hanno già sollevata, siamo tutti carichi».

TRAPPOLE. La Juventus è consapevole delle trappole che l’attendono in Europa, però non si sente inferiore a nessuno: «Sin da quando è cominciata la Champions, siamo allo stesso livello di Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. Se passiamo il turno, lo saremo anche ora. Siamo anche primi in campionato e abbiamo vinto la prima semifinale di Coppa Italia, quindi penso che in alcune cose siamo anche superiori a loro. Poi, logicamente dovremo affrontarle, ma dipenderà se ci qualifichiamo con il Porto». Forse, nel tracciare le gerarchie, allude ai risultati più che ai valori, ma restano l’orgoglio e la convinzione di una Juventus alla pari dei top club.

MESTIERE. In serie A Dybala segna con continuità, oltre confine fatica molto di più: 12 presenze e appena 2 reti, una l’anno scorso e una (per adesso) quest’anno: «Sicuramente m i piacerebbe essere più incisivo, decisivo in Champions come in campionato, però se continuiamo su questa strada e arriviamo in finale, sono con tento lo stesso. Non credo mi m anchi nulla, mi piace come sto giocando: vorrei segnare di più, ma va benissimo anche fare un assist a un compagno, l’importante è dare sempre il meglio e aiutare la squadra il più possibile. Certo, segnare a Casillas mi piacerebbe: il gol è il mio mestiere, farlo a un portiere come lui sarebbe speciale».

GRUPPO. Stasera si parte dal 2-0 di Oporto, però l’argentino non dà niente per scontato: «Vogliamo vincere senza subire gol: sappiamo come attaccano, Soares all’andata ci ha fatto girare la testa, abbiamo visto la partita che hanno giocato a Roma e sappiamo che all’andata, undici contro undici, non sarebbe stato facile. Però abbiamo una difesa molto forte e siamo in undici a difendere quando non abbiamo la palla».

IL RIGORE. Si fida del gruppo, della forma bianconera : «Veniamo da una vittoria sofferta, però meritata, che di sicuro ci dà una carica in più: contro il Milan abbiamo disputato una grande partita, con tante occasioni per chiuderla prima anche se abbiamo dovuto aspettare fino all’ultimo minuto. Il rigore? La palla pesava tantissimo, ho dovuto aspettare quattro minuti prima di calciare, m a quando l’ho vista dentro è stata una grande gioia. Se temo che gli arbitri, adesso, possano essere meno sereni nei nostri confronti? Magari saranno condizionati, ma dobbiamo rispettare le loro decisioni. Dobbiamo fermarci con le polemiche e giocare a calcio».

POSIZIONE. Resta tempo per commentare la frase di Rino Gattuso, suo ex allenatore al Palermo, che ha detto d’averlo visto con poca luce negli occhi nelle ultime settimane: «Non so perché l’abbia detto, non ci siamo sentiti: bisogna chiedere a lui non a me, io sto bene e sono felicissimo». E, infine, per parlare del nuovo suo ruolo da trequartista: «Non mi aspettavo di ricoprire la posizione attuale: in Argentina facevo la prima punta, così all’arrivo a Palermo, poi, alla Juve, il mister mi ha fatto giocare un po’ più dietro. Però sono contento: con questo sistema, a volte, abbiamo meno spazio, però siamo di più in attacco e abbiamo maggiori opportunità di fare gol. Si è visto anche contro il Milan tutte le volte che abbiamo tirato in porta. Mi piace giocare lì perché mi piace avere la palla e dialogare con i miei compagni».

«Siamo alla follia, la Juve non è attaccabile». Massimiliano Allegri non ci sta. È la vigilia del Porto, ci sono i quarti di finale di Champions League in palio, ma il fastidio è ancora freschissimo, dopo le furiose polemiche post Milan. «Dello spogliatoio danneggiato (dai giocatori rossoneri, ndr) non parlo perchè non l’ho visto, ma faccio una riflessione personale». È un monologo, quello di Max, tutto d’un fiato. «Il calcio italiano deve prendere un indirizzo diverso perchè non siamo di buon esempio – attacca l’allenatore bianconero – Nella vita ci sono delle regole e servono molta educazione e rispetto, soprattuto per i bambini che vanno alle scuole calcio e vedono cose come quelle di venerdì scorso, che sono soltanto gli ultimi episodi di una serie. Se vogliamo iniziare un percorso, e nella vita bisogna fare e non parlare, bisogna avere la cultura della vittoria e della sconfitta. In Italia è difficile: si promettono cose e poi si fa il contrario. Chi verrà dopo di me magari troverà il peggio di quello che lasciamo. Invece, se vogliamo essere costruttivi, bisogna cercare di essere più bravi a programmare e fare cose per il futuro».

Allegri vorrebbe un calcio diverso e per questo rivendica il cammino compiuto dalla Juve. E arriva l’affondo: «Le polemiche non devono assolutamente intaccare quello che stanno facendo i ragazzi perchè una squadra che su 28 partite ne vince 23, ne pareggia una e ne perde purtroppo 4, è una squadra che, minimo, non è attaccabile». E ancora: «I 20 punti sul Milan ci sono tutti, è stata una bellissima partita, dominata da noi. Se ci si mette a parlare degli episodi da agosto ad ora, non si finisce più. Alla fine ci si ricorda solo delle cose che ci vanno contro; di quelle a favore mai. In Italia stiamo arrivando ai limiti della follia. La gente va allo stadio e si fomenta; se poi succedono casini e incidenti, è normale. Non parlo da allenatore della Juve, ma da padre di una figlia di 22 anni e di un bambino di 5. Noi non siamo mai caduti nella trappola delle polemiche perchè si sprecano energie».
RISCHI. La vigilia defi’andata fu arroventata dal suo bisticcio plateale con Bonucci, finito in tribunaperpunizione. Ieri, per la cronaca, tecnico e difensore sono entrati in campo insieme, parlando a favore di telecamera.

Max, che si era auto-multato per il cattivo esempio dato, torna sull’argomento rivelando di aver fatto una doppia donazione: «All’Ospedale Regina Margherita e alla Fondazione Sermig di Torino». Ora ci sono le polemiche a fare rumore ma Allegri torna a focalizzarsi sulla gara. Lo sbarco ai quarti è dietro l’angolo ma non ci si può distrarre, nè complicare la vita. I numeri sono con i bianconeri: 36 volte su 36 qualificazione europea centrata dopo aver vinto la partita d’andata; i campioni d’Italia non perdono in casa in Europa da 20 partite (con il Bayern Monaco nel 2013). Max però avverte:
«I rischi sono tanti perchè il calcio non è mai scontato e perchè il Porto ha dimostrato anche nei preliminari a Roma, dove partiva da una situazione di svantaggio, di saper giocare questo tipo di partite e sfruttare benissimo gli episodi». Il rovescio del Paris Saint Germain è fresco; non servono fronzoli, solo concretezza. «I fuochi d’artificio servono solo in finale, stasera non contano. Conta solo fare una partita seria e passare il turno. Ho fatto vedere ai ragazzi la partita con la Roma: bisogna essere bravi, concentrati e responsabili e coscienti che per passare bisognerà fare una grande partita».

Ci sono palloni leggeri come i vecchi Super Santos e altri che pesano più di un macigno. Paulo Dybala ha dimostrato al mondo di non aver paura di tirare un rigore anche in mezzo a mille polemiche, Gonzalo Higuain ha fatto vedere come si segna alla sua ex squadra due volte su due. Difficile sostenere che non siano decisivi, basta guardare lo score di questa stagione. Però la storia del calcio dice che è la Champions a certificare il salto di qualità. Per questo i due stasera inseguiranno un pallone più pesante del solito da buttare alle spalle di Casillas. Un pallone che vorrebbero inseguire fino a Cardiff, sede della finale.

PAULO COME ALE Talentuosi si nasce, campioni si diventa. Alessandro Del Piero divenne grande dopo aver sollevato la Champions con la Juve nel 1996. Ale aveva 21 anni e mezzo, segnò 5 volte nel girone e poi fece centro nei quarti contro il Real. Dybala ha 23 anni e la scorsa stagione ha realizzato la prima rete europea nell’andata degli ottavi col Bayern. Un 2-2 che lasciò intatte le speranze di qualificazione, poi andate fragorosamente in frantumi ai supplementari nel ritorno in terra tedesca. «Vincere la Champions per l’età che ho sarebbe una cosa pazzesca – ammette Paulo -, siamo tutti carichi per cercare di conquistare questo trofeo. Certo, mi piacerebbe segnare a Casillas ed essere più decisivo in Coppa come lo sono in campionato, fare qualche gol in più, però se arriviamo in finale sono contento lo stesso».

PESO E ORGOGLIO Dybala è fermo a quota uno in questa Coppa: segnò alla Dinamo nella prima trasferta del girone. Il Paulo versione gladiatore del 2017 ha un altro passo. Venerdì contro il Milan, al di là del rigore con cui ha regolato i conti con Gigio il prodigio Donna- rumma, ha regalato momenti di puro godimento calcistico. «Penso che fosse il pallone più pesante della mia carriera, c’erano tante cose in gioco, personali e di squadra, per tutto quello che era successo a Doha. Poi ho dovuto aspettare 4 minuti per calciare, ma quando ho visto la palla entrare ero la persona più felice del mondo. Magari gli arbitri adesso con noi saranno condizionati ma dobbiamo rispettarli: a volte si sbaglia a volte no, dobbiamo fermarci con le polemiche e pensare solo a giocare. Abbiamo meritato di vincere e il successo ci dà una carica in più. Non mi aspettavo di diventare un tre- quartista, sono contento della mia nuova posizione, mi piace avere la palla e giocarla. Gattu- so dice che non ho luce negli occhi? Non lo so, chiedete a lui, non ci siamo sentiti. Posso solo dirvi che sono felice». Sorride e poi con un moto d’orgoglio ricorda che la Juve «è prima in campionato, ha vinto la gara d’andata della semifinale di Coppa Italia: in alcune cose siamo superiori a Barcellona, Real e Bayern, in Champions dobbiamo ancora qualificarci per essere alla pari con loro».

DUE TERZI DI PIPITA E il Pipita? Il bello è che il passaggio ai quarti porterebbe nelle casse della Juve buona parte dei soldi spesi per acquistarlo dal Napoli: la Juve, passando il turno, guadagnerebbe poco più di 60 milioni, che valgono due terzi di Higuain o un campione per l’anno che verrà. Ma intanto il campione è lui, con la spada di Damocle di doverlo sempre dimostrare: in Italia non ci sono dubbi, in Europa la storia sta diventando quasi come il suo duello con Donnarumma: è durissima, ed è da adesso che serve il colpo decisivo.
TRE RETI NEL GIRONE E serve un nuovo sblocco, perché il Pipita non segna da due partite in A (Udinese e Milan) ed è vero che è stato in… silenzio anche per 4 gare di fila ma ora l’idea di superare il «blocco del bomberone» può servire per aspettare comodi i quarti. In questa Champions, Higuain ha messo dentro solo tre reti: due tra andata e ritorno con la Dinamo; l’altra contro il Lione in casa. Il Pipita cerca disperatamente la zampata da tre punti in una gara a eliminazione diretta: l’ultima volta che è successo era il 3 aprile 2013, quarti di finale, Real Madrid-Galatasaray, 3-0 con gol di Ronaldo, Benzema e Gonzalo subentrato. Dybala e Higuain, stasera tocca a voi: accendete l’HD per l’Europa.

Juventus-Porto: Cristiano Ronaldo incorona Andrè Silva suo erede

Costantemente paragonato a Deco e incoronato da Cristiano Ronaldo come suo erede una volta che CR7 appenderà gli scarpini al chiodo: stiamo ovviamente parlando di Andrè Silva, che adesso gioca un po’ più avanti rispetto all’ex regista del Barcellona. Il talento del Porto era stato così battezzato dal pallone d’oro: “Quando mi ritirerò, il Portogallo sarà comunque in ottime mani. Abbiamo anche trovato un grande attaccante come André Silva”. Un attestato di stima che proviene non proprio dall’ultimo arrivato. Nella partita d’andata fu sostituito dopo mezzora, causa l’espulsione di Telles, ma il giocatore ricorda l’episodio senza scomporsi più di tanto: “È ovvio che l’episodio abbia condizionato la nostra prova, ma vi assicuro che abbiamo ancora la possibilità di centrare i quarti. So soltanto che, se pensiamo di essere già sconfitti in partenza, lo saremo di certo”. La Juventus non perde in casa in Europa da agosto 2015, uno stimolo in più per i ragazzi di Nuno Espirito Santo: “Se un attaccante incontra una squadra che non perde in casa dall’agosto 2015, è naturale che voglia provare a scrivere un piccolo pezzo di storia. Spero di interrompere l’imbattibilità e segnare i gol della vittoria del Porto a Torino”. Andrè Silva parla anche della differenza tra la Juventus e la Roma, eliminata ai preliminari a settembre: “Ma dal punto di vista dello spirito, la Juventus ha qualcosa in più della Roma, che pure mi ha colpito per la capacità di far correre il pallone. La Juve attacca e difende insieme, quando la affronti capisci subito che hai di fronte un gruppo unito”.