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By | 18/03/2017
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Mai così vicina la rottura con i cinesi. E anche il tecnico ironizza: «Meglio il silenzio» Vincenzo Montella, 44 anni, comincia a manifestare qualche dubbio sul closing (canoniero)
alberto pastorella. Rivendica la sua lungimiranza, Vincenzo Montella. Ed in effetti è la prima volta, da quando siede sulla panchina del Milan, che non si trincera dietro una frase di circostanza, quando gli viene chiesto un commento sui cinesi e sul closing. «Fin qui non ho detto nulla, ho fatto bene, no?», ha sorriso l’allenatore. Che non è una frase clamorosa, sia chiaro, ma che testimonia come anche il tecnico, ormai, sia entrato nella schiera degli cino-scettici. Gruppo che ha avuto in passate isolate e solitarie frequentazione, mentre oggi si assiste alla classica salita sul carro, nel momento in cui anche da casa Fininvest, incredibile ma vero, cominciano a palesare dubbi sull’esito della trattativa.

Insomma, Montella si libera dalla morsa che lo ha finora attanagliato e dalla necessità di servire “due padroni”, anche se di fatto lui si è sempre e soltanto confrontato con Galliani e Berlusconi. Sia chiaro, non c’è da essere felici e nemmeno da strapparsi i capelli se, come sembra, ci si sta avviando per una conclusione senza cessione del club. Nel senso che Fininvest potrebbe annunciare la fine della trattativa, ovviamente trattenendo i 200 milioni di caparra che Yonghong Li e il suo fantomatico gruppo hanno già versato. Così prevedeva l’accordo siglato ad agosto e poi prolungato fino al 3 marzo: da quel giorno, Fininvest è libera di fare quello che ritiene, non avendo Sino Europe Sport adempiuto agli obblighi contrattuali. Si è scelto di non cancellare subito tutto, anche perché Fininvest, impegnata in diverse operazioni economiche, avrebbe avuto davvero bisogno dei soldi Milan. Ma ormai, è tale la figura che si sta facendo con tutti questi rinvii e dilazioni, che un punto va messo.

Non c’è da festeggiare, se i cinesi non arriveranno, perché ovviamente Berlusconi non ha più la voglia, l’energia e forse nemmeno la liquidità per tornare a gestire il Milan come ai tempi d’oro. Ma non c’è nemmeno da strapparsi i capelli, perché l’inaffidabilità dimostrata fin qua dai cinesi non avrebbe potuto far altro che trasferirsi nella gestione della società. E quindi, non sarebbe stato un grande affare, per i colori rossoneri. Che succederà è la domanda che tutti si pongono, a cominciare proprio da Montella. Che ha fatto un ottimo lavoro, che ha la fiducia di Galliani (e un po’ meno quella di Berlusconi, ma è una posizione superabile) ma che si sta giustamente guardando attorno Da scettico, ma non da chi ritiene chiusa la porta in faccia ai cinesi («Credo che sia tutto abbastanza in linea per i tempi di una transazione con così tanti soldi in ballo», ha anche aggiunto). Però, che Milan potrà essere allestito? Sia con Berlusconi, sia con i cinesi, difficile ipotizzare uno squadrone che tremare il mondo fa. E allora, se le sirene della Roma riprendessero a suonare, chissà che il tecnico non cominci ad ascoltarle .

Fast forward, avanti veloce. È questa la parola d’ordine che Gianluca Lapadula si è dato – e ha diffuso sui social network con tanto di sorriso in primo piano – nei giorni a ridosso della nuova, tanto agognata, chance da titolare che questa sera vivrà a San Siro. Avanti veloce è anche il pulsante sul telecomando che converrebbe schiacciare per far scorrere il film delle partite della stagione dell’attaccante torinese classe 1990, per certi versi molto meno esaltanti di quelle con cui l’anno scorso è diventato capocannoniere del campionato di Serie B, convincendo Silvio Berlusconi a investire la scorsa estate su di lui 9 milioni di euro, a costo di forzare la condivisione delle scelte con i cinesi, non convinti dell’acquisto. A Milanello Lapadula ha vissuto il salto di qualità, conquistando uno dei palcoscenici più pregiati del calcio italiano, ma si è dovuto adattare in fretta al ruolo di attore non protagonista, di fatto la riserva del cannoniere rossonero Carlos Bacca.

Troppa foga

Tralasciando i 90 minuti giocati in coppa Italia a gennaio contro il Torino, l’ultima volta di Lapadula da titolare in campionato risale al 17 dicembre, contro l’Atalanta. Poi, complice anche l’infortunio alla caviglia con cui è tornato dallo stage della Nazionale a febbraio, ha messo insieme il misero bottino di 120 minuti nelle successive undici, in cui si è tolto una sola volta la soddisfazione del gol (su rigore), un paio di settimane fa contro il Chievo, quando il suo ingresso in campo ha aiutato non poco un sonnacchioso Milan a scuotersi e confezionare una vittoria sofferta. Quella volta ha giocato assieme per una ventina di minuti assieme a Bacca nello sbilanciato 4-2-4 necessario a sbloccare la partita. Questa sera contro il Genoa giocherà al centro del tridente proprio al posto del colombiano, squalificato per le proteste dello Juventus Stadium e alle prese con una contusione. Il problema alla caviglia negli ultimi due mesi ha tormentato non poco l’ex Pescara, che non sempre ha potuto allenarsi nelle migliori condizioni. Pur giocando poco, Lapadula ha conquistato la fiducia di società e allenatore, ma anche la simpatia del pubblico rossonero per il suo atteggiamento, per la foga, la grinta e l’energia (talvolta troppa, deve gestirsi di più, ha avvertito Vincenzo Montella) con cui è abituato a inseguire ogni pallone, cercando l’occasione giusta in area di rigore e aiutando in fase di copertura. Dopo il momento d’oro vissuto a cavallo fra novembre e dicembre (4 centri in altrettante presenze), è arrivato un solo gol, appunto contro il Chievo. Ora, senza Suso e Bacca, il Milan ora ha bisogno del suo contributo realizzativo. E per il suo stile di gioco possono essere funzionali le percussioni continue di Gerard Deulofeu, che questa sera completerà il tridente con Lucas Ocampos.

Si rivede Mati

L’unico dubbio di formazione rimasto a Montella riguarda il centrocampo: in questi giorni ha provato la linea con Juraj Kucka, Andrea Bertolacci e Mati Fernandez, che è favorito su Mario Pasalic e sarebbe addirittura alla sua seconda partita da titolare in rossonero. La prima, il 26 novembre a Empoli, è durata una dozzina di minuti, prima dell’ennesimo guaio muscolare che ha tormentato la sua stagione. Anche quello del cileno fin qui è stato un film da mandare avanti veloce. Ora, però, potrebbe iniziare la parte più interessante.

Finalmente si gioca. Dopo polemiche, contestazioni e comunicati da entrambe le parti in casa Genoa è arrivato il momento di concentrarsi sul campionato e sui rossoneri, avversari di questa sera. «Il Milan è in corsa per un posto nelle competizioni europee e ha un organico in grado di sopperire a ogni defezione – ha spiegato Mandorlini -. Il Milan è il Milan, lo affronteremo con l’entusiasmo che ci vuole e con la determinazione necessaria per portare via dei punti. Sarà fondamentale avere l’atteggiamento giusto».

Positività al centro

Mandorlini infatti guarda al futuro in maniera positiva. «Io sono fiducioso anche se ci vorrebbe il tempo che non abbiamo. Non è possibile pensare di risolvere i problemi dall’oggi al domani, occorrerebbero due o tre mesi per cambiare. Per questo ho scelto di percorrere la strada della continuità rispetto alla conduzione precedente, al netto di qualche fisiologica variazione». Una scelta conclusasi con la gara di sabato scorso.

Via con le novità

Per il Grifone ora è tempo di 4-3-3 e tante novità. La gara con la Sampdoria ha lasciato comunque il segno. «Volevamo fare di più nel derby questo è chiaro, volevamo fare un altro tipo di partita specie nella ripresa e conquistare un risultato diverso». Un Genoa alla ricerca di punti sicurezza per non essere invischiati nella zona retrocessione. «Non siamo ancora salvi e ritengo che occorra stare vicino alla squadra. Il presidente ha voluto dare tranquillità con questa decisione accettata da tutti, non è stata una fuga per scappare dalla contestazione. È stato importante trascorrere più tempo insieme».

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A due settimane dal closing rinviato il 3 marzo, non si sblocca lo stallo nella trattativa per la vendita del Milan. A dicembre erano bastati pochi giorni per archiviare la fumata nera dell’assemblea e incamerare la seconda caparra da 100 milioni. Questa volta il giochino richiede più tempo. Il bonifico di Sino Europe Sports (ormai fondamentalmente Yonghong Li), atteso inizialmente per mercoledì, non è arrivato neanche ieri. A questo punto il nuovo aggiornamento è fissato a lunedì. Viene ancora tenuta ferma la data del 7 aprile per il terzo tentativo di “closing” della vendita del 99.93% delle quote rossonere.

Ma questi continui ritardi nell’arrivo del nuovo pagamento dimostrano che ormai si naviga a vista, senza alcuna garanzia. Come peraltro era chiaro da alcuni mesi, in uno scenario confuso già da tempo ma anestetizzato da continue rassicurazioni sempre meno convincenti. Per il nuovo ritardo si parla di problemi burocratici e si torna a evocare l’atteggiamento più chiuso del governo cinese verso l’esportazione di capitali all’estero. Un apparente passo indietro perché sembrava ormai assodato che l’operazione sarebbe stata perfezionata grazie a capitali provenienti da Hong Kong e altre piazze off shore.

Probabilmente pesano di più i problemi finanziari del gruppo acquirente, capeggiato da un soggetto come Yonghong Li che ha un patrimonio di 800 milioni, secondo le stime più ottimistiche. Quindi una soglia non di molto superiore all’intera operazione valutata 520 milioni, senza contare l’accollo dei debiti. Anche con l’intervento di istituti bancari, diventa difficile poggiare un fardello finanziario così pesante su un singolo quasi privo di soci. Ma nonostante il contratto tra le parti sia ormai scaduto da quasi due settimane, ovvero il 3 marzo, Fininvest ha necessità di tenere per buoni gli impegni dei presunti compratori cinesi.

Intanto la vicenda ha fatto un ulteriore salto di livello. Come ha rivelato Repubblica, l’avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini nei giorni scorsi ha effettuato una visita alla Procura di Milano per consegnare documenti che certificano la provenienza lecita dei 200 milioni di caparra fin qui pagati dai cinesi: il legale ha girato ai magistrati un fascicolo chiamato “Lecita provenienza dei fondi”. Si tratterebbe di una mossa preventiva per dimostrare la correttezza dell’operazione dal punto di vista della normativa anti-riciclaggio. Sullo sfondo ovviamente aleggiano le voci di questi mesi, legate alla natura dell’operazione e soprattutto al ripetuto uso delle caparre, a proposito di un possibile rientro di capitali di Berlusconi, un’eventualità più volte smentita, da ultimo dal fratello Paolo. Può sorprendere però che sia stato l’avvocato del venditore a sentire il bisogno di tracciare la provenienza dei fondi del compratore. E’ stato Ghedini a muoversi, non il gruppo cinese che pure ha un advisor in Italia.

L’auto della polizia in avanscoperta, il pullman subito dietro. Fuori dal cancello le camionette con gli agenti e qualche giornalista. Questa l’immagine consegnata ai posteri di un Genoa in fuga da Genova ieri mattina, come risposta all’attesa e annunciata contestazione che si sarebbe dovuta tenere alle 14 presso il centro sportivo Signorini. Appuntamento saltato per l’assenza della squadra. Ma quello di ieri mattina è stato solo un passaggio di una lite che sembra non aver fine tra il cuore caldo dei tifosi genoani, la Gradinata Nord, ed il numero uno di Villa Rostan. Enrico Preziosi.

Nel pomeriggio, mentre la squadra cercava lontano da Genova di serrare le fila, i gruppi della Gradinata Nord si affidavano ancora una volta a un comunicato replicando alle parole di Preziosi. «Un monologo televisivo che ha suscitato una sola reazione: tristezza!» hanno scritto, ricordando l’incontro pubblico in estate: «Doveva riconquistare la nostra fiducia e per l’ennesima volta ci ha traditi. Ha tradito tutti i genoani. Ha detto delle cose e ne ha fatte delle altre. “Il mio ciclo è finito”, ha detto. Bene, dia le dimissioni, insieme a suo figlio Fabrizio e a Omar Milanetto». Ma la contestazione per ora è solo rinviata: «Porti pure la squadra in ritiro, ma intanto prima o poi sarà necessario ritornare ad allenarsi al Pio XII».

E in serata lo stesso Preziosi in una lettera aperta ha risposto alle critiche dei tifosi: «Sono orgoglioso. Orgoglioso di quello che abbiamo costruito in questi anni con il Genoa. Ho aperto un ciclo, nessuno c’era riuscito, mai dal Dopoguerra,così siamo arrivati al quarto posto in Serie A, abbiamo continuato a lavorare e lottare, senza mai tornare in Serie B. Il Genoa è diventato parte della mia famiglia. E io non potrò mai accettare che la mia famiglia venga attaccata in maniera incivile. Per questo ho deciso che la squadra (contrariamente alla volontà del tecnico e dei giocatori) lasciasse Pegli per preparare con serenità la prossima delicatissima sfida. Ribadisco che sono determinato a vendere il Genoa. Sono pronto a cedere il Genoa, non a disfarmene».

Manuel Locatelli ieri ha ottenuto la patente di guida, ma – a quanto pare – non potrà tornare a guidare il Milan in mezzo al campo. Nonostante la squalifica del “Principito” Sosa, infatti, il 19enne pare destinato a rimanere fuori anche contro il Genoa. Vincenzo Montella da fine gennaio – ovvero dall’espulsione rimediata contro la Juventus in Coppa Italia e dalla sconfitta con l’Udinese – ha gradualmente ridotto lo spazio concesso alla rivelazione della prima metà di stagione del Milan e contro il Genoa il ruolo di regista dovrebbe essere affidato a Bertolacci, provato negli ultimi giorni in mezzo al trio di centrocampo. Va detto che Locatelli non è ancora tagliato fuori dalla corsa a una maglia da titolare, non fosse altro perché reduce da una brutta influenza che l’ha costretto a lasciare il ritiro di Torino già venerdì scorso a poche ore dal match contro la Juventus, rientrando in gruppo solamente martedì, seppur parzialmente (fino a mercoledì aveva saltato la partitella). Ieri però Montella ha provato Bertolacci con Kucka e Pasalic (o Mati Fernandez). Oggi l’allenamento chiave, ma è probabile che Locatelli vada verso la quarta panchina nelle ultime otto giornate: titolare con Bologna, Lazio e Chievo, il centrocampista è sempre stato sostituito dal tecnico rossonero prima dell’ora di gioco.

Consolazione

A mitigare il momento no, è arrivata per Locatelli la seconda convocazione in Under 21 dopo quella dell’ottobre scorso, anche se poi non arrivò il debutto. Di Biagio, infatti, l’ha chiamato per le due amichevoli che gli azzurrini giocheranno il 23 e il 27 marzo rispettivamente contro Polonia (a Cracovia) e Spagna (Roma). Per Locatelli saranno giorni importanti perché potrà cercare di convincere Di Biagio a portarlo agli Europei di categoria in programma dal 16 al 30 giugno.