Link Inter – Milan Rojadirecta, come vedere Derby in streaming gratis Live Tv

By | 14/04/2017
(Visite Totali 3 ---- Visite Oggi 1 )

Il giorno della verità per Vincenzo Montella si avvicina. E non parliamo del derby di domani che, come ha giustamente sottolineato lo stesso allenatore napoletano, potrebbe non decidere ancora nulla sulle sorti europee del Milan (anche in caso di sconfitta e contro sorpasso dell’Inter, i rossoneri avrebbero le occasioni di tornare davanti). Adesso che è ufficiale il passaggio di proprietà, Montella avrà l’opportunità di sedersi ufficialmente al tavolo con Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, con i quali comunque ha avuto dei contatti negli ultimi mesi. Montella e Fassone si vedranno probabilmente già oggi pomeriggio se verrà confermata la visita a Milanello del nuovo management per presentarsi alla squadra e caricarla in vista della partita di domani, ma il rendez-vous sul futuro prossimo della panchina rossonera avverrà poi, probabilmente già la prossima settimana.

A parole Montella ha fatto capire di voler rimanere, ma di volere allo stesso tempo determinate certezze sia sui programmi della società, sia sul fatto di essere la persona che andrà bene anche a loro nonostante sia stata scelta dalla gestione precedente. E sarà importante soprattutto questo passaggio perché da mesi filtra il messaggio da parte della nuova dirigenza rossonera che Montella sia un tecnico stimato e sul quale si vuole puntare per proseguire un lavoro iniziato l’estate scorsa, ma allo stesso tempo nelle ultime settimane non sono mancati determinati rumors su Roberto Mancini – aumentati recentemente anche in virtù delle continue frasi pro Fassone e Mirabelli dell’ex allenatore interista – che lo stesso Montella non ha mancato di sottolineare ieri nella sua conferenza stampa pre-derby. Una chiacchierata che Montella ha voluto iniziare senza aspettare le domande per fare il suo saluto al presidente Berlusconi e alla dirigenza con cui ha lavorato a stretto contatto dal luglio scorso: «Sono molto emozionato, è una giornata epocale. Sono stato aggiornato da Galliani e poi anche da Fassone del passaggio di quote – ha esordito Montella -. Mi dispiace aver conosciuto poco il presidente Berlusconi per il quale provo stima, rispetto e ammirazione: lo ringrazio insieme a Galliani per l’opportunità che mi hanno dato e in piccola parte credo che i giocatori ed io siamo entrati nella storia di questa società vincendo un trofeo. Penso di essere riuscito col mio staff a isolare la squadra in questa stagione da quanto succedeva fuori da Milanello e sicuramente nei prossimi giorni incontrerò il nuovo management per trovare le soluzioni migliori per rendere il Milan nuovamente glorioso: sono certo che la nuova proprietà abbia voglia e risorse per riportare il Milan nel suo habitat naturale».

Fatta questa premessa, nella quale Montella ha anche parlato in termini “ottimistici” sul proprio futuro, usando parole diverse da quelle espresse per esempio sabato scorso alla vigilia della sfida col Palermo («se ci fossero le condizioni sarei strafelice di restare»), il tecnico è tornato a porre dei dubbi sulla propria permanenza. Dubbi che, a sentirlo, sembrano dipendere più dalla volontà altrui, che propria, e che fanno intendere come il tecnico passi metaforicamente proprio la palla ai nuovi arrivati: «Io ho un contratto e da parte mia ci sono ottimismo, aperture, soddisfazione di essere qua dove mi sento a mio agio, ma i matrimoni vanno fatti in due – ha sottolineato Montella -. Manca poco per saperlo, presto ci incontreremo, ma la priorità ora è la partita con l’Inter. Se sono preoccupato? Credo che la questione sia semplicissima: ho un contratto col Milan fino al 2018 e sono contento di allenare il Milan. In questa fase di passaggio ci sono state tante chiacchiere, dei rumors, alcuni anche giusti, non lo so (riferimento a Mancini? ndr). Devo aspettare di parlare con le persone che mi dovranno confermare». Concetto abbastanza chiaro, ma non al 100%; così quando a Montella è stata fatta una domanda netta, la risposta ha fatto capire come sia proprio lui il primo a non essere certo di quanto accadrà da qui a fine maggio: «Se mi sorprenderebbe non essere qui a luglio? Non vorrei rispondere per evitare interpretazioni, ma fino a prova contraria sono io l’allenatore del Milan». E allora aspettiamo, con l’ombra di Mancini, ex Inter, sempre più presente alle spalle di Montella: d’altronde domani si gioca il derby…

Due indizi fanno spesso una prova. E il fatto che Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, abbia deciso di muoversi in prima persona per assistere alle ultime due sfide in Champions del Monaco fa capire come il grande obiettivo di Suning per la stagione che verrà sia quello di affiancare Kylian Mbappé a Mauro Icardi. Riuscire a strapparlo a tutte le grandi d’Europa (in coda ci sono – tra le altre – il Real Madrid su espressa richiesta di Zinedine Zidane e il Paris Saint-Germain) suonerebbe come un messaggio forte e chiaro alla concorrenza sulle illimitate potenzialità dell’Inter cinese. Operazione difficilissima, forse impossibile anche perché sull’argomento è intervenuto addirittura il principe Alberto di Monaco dicendo che il ragazzo deve rimanere nel Principato almeno per un’altra stagione. Però ci sono dei fatti inconfutabili che restano agli atti, dato che Ausilio ha già parlato con la dirigenza monegasca per esprimere l’apprezzamento dell’Inter sul giocatore (seguito peraltro già da un paio d’anni) e per chiedere tutte le informazioni del caso sulla trattativa. Una mossa, quella di Ausilio, che segue la presa di informazioni dell’Inter su Alexis Sanchez, una trattativa subito interrotta quando è arrivata una richiesta di 15 milioni di ingaggio. L’Inter che verrà, avrà un tetto ingaggi a 7 e Mbappé – legato al Monaco da un contratto fino al 2019 ancora da baby – rientrerebbe, come parametri legati allo stipendio, nei paletti fissati da Suning.

Il problema, evidentemente, è legato ai costi del cartellino dato che per meno di cento milioni il Monaco non è disposto nemmeno a sedersi al tavolo. Una cifra astronomica (pagabile però in tre-quattro rate) che però può essere finanziata dalle cessioni: Ausilio – almeno ufficialmente – ha dichiarato incedibile Perisic tuttavia, se dovesse arrivare davvero un’offerta pari a 60 milioni, l’operazione Mbappé sarebbe già economicamente sostenibile. Anche perché mettere nel motore del club l’attaccante potenzialmente più forte d’Europa (in questa stagione il ragazzo – che ha compiuto 18 anni il 20 dicembre – ha segnato 19 gol in 33 partite con, a corredo ben 11 assist) sarebbe il modo – con una stagione di ritardo – per “vendicare” lo scippo di Gabriel Jesus, finito al Manchester City grazie al decisivo intervento di Pep Guardiola. L’Inter, a corredo, con Mbappé e Icardi avrebbe tutto per diventare effettivamente la più accreditata sfidante della Juve.

Ausilio, se fosse rimasto a Dortmund anche mercoledì (quando ha avuto luogo la gara con il Borussia dopo il rinvio a causa dell’attentato che ha colpito la squadra tedesca) oltre a godersi la doppietta di Mbappé, avrebbe pure monitorato con grande attenzione la prova di Bernardo Silva, altro osservato speciale dell’Inter come alternativa a Bernardeschi su cui la concorrenza di Juve e Bayern Monaco è molto ingombrante – al netto delle pressioni della Fiorentina per far sì che il ragazzo rinnovi il contratto -. Più facile invece arrivare a Berardi per cui – dopo aver incassato il sì del giocatore – si dovrà trattare con il Sassuolo partendo da una posizione di forza. Considerato che obiettivo dell’Inter è prendere due esterni, Bernardo Silva può diventare un nome caldo nell’estate nerazzurra. Tra gli acquisti futuribili c’è pure Youri Tielemans: ieri Ausilio ha spedito a Bruxelles un suo osservatore per vederlo all’opera contro il Manchester United.

Discorso simile per chi è l’artefice del miracolo Monaco, ovvero Leonardo Jardim. Al momento – come già sottolineato – Ausilio e Gardini hanno fatto quadrato intorno a Pioli. La difesa dell’operato dell’allenatore andrà però supportata dai risultati, a partire dal derby. In tal senso è scontato che, qualora l’Inter dovesse continuare il periodo di flessione, andrebbe cercato un nuovo allenatore e il fatto che Ausilio abbia monitorato con tanta attenzione la parabola del Monaco, rende Jardim come tra i candidati più accreditati alla panchina nerazzurra qualora Antonio Conte confermi la volontà di restare al Chelsea. In lizza ci sono i soliti noti, ovvero chi non andrà ad allenare l’Argentina tra Simeone e Sampaoli, Spalletti e Marco Silva, allenatore che Ausilio segue dalla scintillante stagione con l’Olympiacos oggi all’Hull City, mentre dalla Francia è stata rilanciata la candidatura dello svincolato Laurent Blanc.

MILANO. C’è un derby da giocare. Lo sanno bene a Milanello, soprattutto Vincenzo Montella che ieri ha sottolineato come da parte sua sia stato però un bene preparare in questo clima la sfida con l’Inter, come se la vendita del club e la voglia di mettersi in mostra davanti ai nuovi proprietari sia stato un ulteriore stimolo nel lavoro quotidiano. Oggi, come annunciato, la nuova dirigenza andrà a presentarsi alla squadra, ma Donnarumma e compagni avranno anche l’incitamento della Curva Sud che salirà al centro sportivo di Carnago se la visita di Yonghong Li & company non verrà per qualche motivo rimandata. Ieri Montella ha allenato la squadra alle 12.30, l’orario in cui si giocherà la partita domani. Oggi la replica. Di fatto il tecnico rossonero ha un vero solo dubbio di formazione e riguarda il centrocampo dove mancherà per squalifica Pasalic, uno dei giocatori più in forma delle ultime settimane (in gol con Pescara e Palermo). Al momento il favorito per sostituire il croato e affiancare Kucka e Sosa è Mati Fernandez, autore del gol partita con il Genoa il 18 marzo scorso: il cileno con il Palermo ha riposato e sembra essere lui in pole rispetto a Locatelli (in quel caso Sosa potrebbe giocare da mezzala). Per il resto, in difesa con De Sciglio e Romagnoli si va verso la conferma di Calabria e Zapata, con l’esclusione di Vangioni e Paletta. Davanti il tridente titolare con Suso e Deulofeu ai lati di Bacca.

MILANO. Nel giorno dell’addio di Silvio Berlusconi col Milan passato a un imprenditore cinese, ecco arrivare le parole di un connazionale di Yonghong Li, ovvero Steven Zhang, figlio di Jindong, il patron di Suning proprietario dell’Inter che non potrà essere a San Siro per impegni di lavoro. Il 25enne Steven, candidato al ruolo di presidente nerazzurro nel futuro prossimo, ha voluto caricare e responsabilizzare la squadra in vista del derby con un post su Instagram che sa tanto di manifesto: «Viviamo tutti una vita sola, grande o piccola che sia. Perciò dobbiamo tutti dare il 100%. Ogni giorno è unico, ogni allenamento è importante e ogni match è un derby. Sappiamo che possiamo sempre fare meglio, sappiamo che siamo sempre insieme e sappiamo che ve lo dimostreremo passo dopo passo». Tutti avvisati, Milan compreso. Stefano Pioli sembra avere solo un paio di dubbi di formazione, a meno che non arrivino sorprese in determinate posizioni (come l’inserimento di Murillo come terzino destro e D’Ambrosio spostato a sinistra sulle tracce di Suso al posto di Ansaldi). Banega sembra in vantaggio di nuovo su Joao Mario, il cui atteggiamento con Sampdoria e Crotone non è piaciuto. Candreva e Perisic si giocano una maglia con Eder, ma rimangono favoriti. Per il resto torna Gagliardini in mezzo al campo in coppia con Kondogbia, così come Medel retrocede di nuovo in difesa al fianco di Miranda. Ieri l’Inter si è allenata alle 15, poi la squadra, come deciso dopo la brutta sconfitta col Crotone, è rimasta in ritiro. Oggi rifinitura all’orario della partita, quindi alle 12.30 e nuova serata tutti insieme ad Appiano Gentile.

Tutti in ritiro appassionatamente. Da ieri è iniziata la lunga, monacale, vigilia che porterà al derby. Partita che Stefano Pioli ha l’obbligo di vincere per mantenere vive le speranze di acciuffare la qualificazione diretta all’Europa League, traguardo che può garantirgli la permanenza sulla panchina dell’Inter. Una vittoria ancor più obbligatoria dopo quanto accaduto a Crotone nel pomeriggio che ha scoperchiato in tutta la sua evidenza la crisi. «Il calo c’è stato ed è stato inaspettato. Ma Crotone è il passato: possiamo ancora determinare il nostro presente e il nostro futuro dimostrando di essere ancora una squadra competitiva. Il dovere ora è dare il massimo, il dovere è vincere più partite possibili, il dovere è vincere il derby».», il mantra dell’allenatore. Con giocatori e dirigenti a inizio settimana è stato analizzato il momento e la disamina di Pioli è lucidamente obiettiva: «Abbiamo commesso errori che non ci appartenevano da troppo tempo: con la Samp abbiamo perso lucidità nel secondo tempo, a Crotone abbiamo sbagliato approccio. Il derby è occasione per dimostrare che non siamo quelli, che siamo una squadra che può produrre un calcio propositivo e battere avversari forti. Per arrivare a certi livelli serve continuità negli atteggiamenti: l’importante è imparare da queste lezioni severe». Già a inizio settimana L’allenatore, oltre ad aver analizzato a video la gara di Crotone, ha pure verificato grazie ai parametri a sua disposizione che la crisi (1 punto nelle ultime 3 giornate, 11 gol subiti nelle ultime 6) non è dovuta a un deficit atletico: «La condizione fisica non è senz’altro un problema per noi considerato che anche nelle partite perse abbiamo corso più degli avversari, ma bisogna anche correre bene. La differenza, al di là dell’aspetto fisico che non è un problema, è mentale». Il problema è che, un girone dopo (Pioli aveva esordito sulla panchina dell’Inter proprio nella stracittadina) i problemi sembrano essere gli stessi: «Sei mesi fa eravamo a rincorrere e ora stiamo ancora rincorrendo. Però due-tre settimane fa si facevano delle valutazioni e oggi se ne fanno altre: tutto va giudicato a fine stagione. In questi mesi abbiamo dimostrato di essere squadra, dobbiamo solo tirare fuori di nuovo quelle qualità che sappiamo di possedere. E ripartire grazie a una vittoria nel derby avrebbe valore doppio». Quello che passerà alla storia come la prima stracittadina cinese: «Sinceramente mi interessa molto poco quale possa essere il futuro del Milan, ma so che futuro aspetta l’Inter, conosco la proprietà, le persone che ci guidano, le loro potenzialità, i valori che stanno trasmettendo e sarebbe importante per noi dare soddisfazione anche a loro in questo derby».

MILANO. Torna a San Siro Mauro Icardi, dove i tifosi sperano possa trovare il gol smarrito dopo l’Atalanta. 15 dei suoi 20 centri stagionali sono stati messi a segno tra i pali ben conosciuti del Meazza. Dove è mancato Mauro, finora è stato in trasferta, e pure a Crotone la tendenza è stata confermata con una prestazione al di sotto dei suoi standard. Tempo di riscatto, quindi. Anche perché per la legge dei grandi numeri, prima o poi un gol al Milan può anche essere che lo segnerà. Finora contro i rossoneri è a quota zero reti, tutt’un altro feeling rispetto ai 7 gol su 9 match giocati in carriera contro la Juve, giusto per citare la sua vittima preferita. Ma Mauro resta tranquillo in vista del derby e lo ha spiegato anche ieri in conferenza stampa. «L’ho già detto all’andata: non è che non aver segnato al Milan non mi faccia dormire alla sera. Certo segnare al derby da capitano dell’Inter è una cosa che dà soddisfazione. Penso sia una casualità che segno di più in casa, non ho mai guardato i numeri. Il mio dovere è fare gol, ma sono a 4 dal capocannoniere. La tattica non può essere una scusa, ora mi sta mancando il gol. Ma non si può segnare sempre, ci sta che un attaccante abbia una pausa. Io sono regolare, ho sempre fatto tanti gol all’Inter. Non faccio promesse per il derby, ma il lavoro di 5-6 mesi non si può cancellare per 1-2 gare sbagliate».

Intanto il clima intorno all’Inter è talmente teso che i tifosi hanno alzato un polverone quando martedì sera una telecamera ha inquadrato Roberto Gagliardini in tribuna allo Stadium. «Roberto è andato con un amico a vedere un quarto di finale di Champions League molto bello dove la Juve ha fatto una gran gara. Vedere il Barcellona non capita tutti i giorni, poi era a un’ora di macchina da Milano. Capisco anche i tifosi (che hanno pensato bene di insultare l’interista sui social… ndr), vista la nostra sconfitta contro il Crotone. Anche mio figlio voleva andare a vedere la gara. Meno male che non ci siamo andati, a questo punto. Capisco i tifosi, ma si può capire anche Roberto».

A proposito di polveroni mediatici: in Argentina il ct Bauza è stato esonerato senza che Mauro vedesse l’albiceleste e Maxi Lopez si è fatto una foto con Messi e Mascherano, finita in rete, nella quale sembrava fosse implicito un patto anti-Mauro in nazionale. «Sulla foto di Maxi si sono dette tante cose che non c’entrano niente anche relativamente alla mia famiglia. Io sono molto tranquillo, so che Bauza voleva chiamarmi, ho visto i messaggi che ha mandato a Zanetti. Vedremo chi sarà il ct, io continuerò a fare bene per guadagnarmi la Nazionale». Sarà tutto nelle mani di Jorge Sampaoli, che sembra essere vicinissimo alla panchina dell’Argentina: potrebbe essere lui a convocare Icardi, Paredes e Vangioni per le prossime partite dell’albiceleste.

DIRETTA STREAMING SERIE A, CHAMPIONS LEAGUE, EUROPA LEAGUE, TIM CUP E SERIE B SU ROJADIRECTA:

ROJADIRECTA  permette di guardare la Serie A in diretta Streaming Live e anche Champions League, Serie B e Tim Cup semplicemente seguendo le istruzioni potrai guardare le partite della tua squadre preferita in Diretta Streaming Live su Pc, Smartphone o Tablet.

PARTITE IN DIRETTA STREAMING GRATIS: Se stai cercando un metodo per guardare le partite in diretta streaming gratis non ci solo tantissimi servizi legali in Italia che offrono questo.

Uno dei pochi siti ufficiali che permette di guardare le partite di calcio gratuitamente è rai.tv ma la sua offerta è limitata alle partite di Coppa Italia, nazionale e poco altro ancora.

Se invece sei interessato a guardare le partite in streaming in differita ci sono i canali Rai Sport 1 e Rai Sport 2 accessibili sul sito dal menu Dirette Tv che trasmettono spesso le repliche degli incontri di Serie A.

Inoltre è disponibile l’app gratuita per dispositivi Android e iOS. Da segnalare anche il sito SportItalia che trasmette partite di campionati esteri in diretta Streaming gratuitamente. Ci sono siti esteri gratuiti come Rojadirecta (http://it.rojadirecta.eu/), Live Tv -> livetv.sx che offrono vari link per guardare tutte le partite in diretta streaming live e anche tutti gli eventi sportivi. Ma ci teniamo a ricordare che questi siti non sono legali in Italia e alcuni link potrebbero essere oscurati o non raggiungibili.

INTER – MILAN GRATIS ROJADIRECTA DOVE VEDERE IN CHIARO?  – Per vedere la partita Inter – Milan basta cercare su Google la parola chiave Streaming Gratis ci saranno molti siti che vi spiegheranno come seguire la Diretta Live Tv, anche Smartphone e Tablet. Lo Streaming Gratis si può vedere con molte piattaforme, sia Android che iOS.

Come  e dove vedere la partita si potrà in diretta vedere in tv e in streaming a pagamento sulle piattaforme di Sky Sport e Mediaset Premium. Su Sky Sport la partita si vedrà sui canali Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, mentre su Mediaset Premium sul canale Premium Sport. In streaming, potranno guardare Inter – Milan gli abbonati alle rispettive piattaforme che hanno attivato i servizi Sky Go e Premium Play. I più fortuna potranno seguire la gara su Rojadirecta.

Inter – Milan DIRETTA TV La partita Inter – Milan, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento, con un ampio prepartita.

Su Sky si potrà vedere Inter – Milan  sui canali Sky Sport 1 HD (canale 201), Sky Calcio 1 HD (canale 251), Sky Supercalcio HD (canale 206). Mediaset trasmetterà la gara su Premium Calcio e Premium Calcio HD.

Inter – Milan STREAMING GRATIS –  Inter – Milan può essere vista anche in streaming su Rojadirecta su tablet e smartphone grazie alle applicazioni Sky Go e Premium Play. Chi non è abbonato né a Sky né a Premium può seguire la partita Inter – Milan diretta streaming su PC tramite SkyGoOnline al costo di 9,90 euro.

In copertina ci sono Rivera e Mazzola che si stringono la mano. “Loro” invece sono quelli fotografati sul retro. Uno con la sua bella maglia rossonera e l’altro con quella nerazzurra. Due sorrisi goduti, convinti. Nemmeno Caraceni riuscirebbe a cucire un abito in grado di procurare loro la stessa felicità. Due ragazzi di cinquant’anni (…e rotti) con la faccia da bambini e il cuore che batte per la propria squadra. Claudio Sanfilippo, professione cantautore, e Tiziano Marelli, professione giornalista, fedi opposte, stessa passione: il calcio. Vissuto fin dall’adolescenza in modo viscerale, come si può leggere nel libro che hanno scritto a quattro mani per Mondadori: Fedeli a San Siro. Un libro che per quelli della nostra generazione – i nati dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta – e cresciuti a Milano, è un ritorno a sensazioni, profumi, atmosfere della passata (ma non del tutto) giovinezza. Pur non essendo tifose sfegatate di calcio come gli autori, leggendo Fedeli a San Siro ci è capitato di ridere da sole, ma anche di commuoverci, ritrovare luoghi perduti nella memoria, e riconoscerci in molte situazioni. Qualche esempio. Impagabile il capitolo in cui Sanfilippo racconta di quando andava a piedi dal Gallaratese a San Siro in mezzo alla neve, con la “sciura” Carla (sì, esistevano ed esistono tifose scatenate anche tra le attempate signore milanesi). Noi conosciamo “la” Sara, una bellissima signora dagli occhi lunghi e ammalianti e un caschetto di capelli corvini tagliati come quelli di Valentina di Crepax. Un’interista sfegatata, che non si perde una partita.

E la cabala che nel tempo costringerà il Marelli a evitare di assistere alle partite dell’Inter insieme con suo padre? Per non parlare del Sanfilippo che in una camera d’albergo segue la partita alla Tv con un pannolino in testa per scaramanzia. Basta, non vi riveliamo altro, sono racconti che meritano di essere letti senza anticipazioni. Storie di calcio e di tifo ma anche di vita, di amicizia e rispetto, di giornalismo coi fiocchi, di un’Italia che non dobbiamo cancellare dalla memoria. Il calcio non è morto, anzi, i ragazzi sognano, ci credono, lo vivono anche oggi, non come allora, però. Da madri possiamo dire che ora lo vivono in modo troppo… virtuale. Quando sentiamo i nostri figli esultare per un gol realizzato con la play station portatile, ci piange il cuore. Come sarebbe meglio che quelgol fosse stato segnato su un campo vero, magari di un oratorio, magari nel fango, tra i sassi e la polvere, su un prato senz’erba, ma reale! Ora i ragazzi sono inquadrati come soldatini nelle giovanili e fanno tutti troppo sul serio. Non c’è quella spensieratezza priva di fini che non fosse il puro divertimento o l’emulazione di un campione amato, che ci descrivono Marelli e Sanfilippo. Oggi bisogna vincere, diventare subito fenomeni, e soprattutto guadagnare, pensare ai contratti, agli sponsor, “a tutte quelle cose lì”, importanti d’accordo, ma che hanno inaridito e trasformato anche lo sport in un business miliardario dove non c’è spazio per il cuore. I tempi cambiano e bisogna accettarlo, altrimenti ci si trasforma in vecchi “babbioni” ammuffiti. Lasciateci però ricordare com’era – usando un parolone – poetico, quando era tutto spontaneo come un “quasi gol”. Chi ha voglia di ricordare si legga questo libro.

Noi, per conoscerli meglio, abbiamo intervistato i due autori. Chiediamo a Claudio: che cos’è il Milan per te? Dacci una definizione del milanista tipo. «Appassionato, scoperto, battagliero, anche quando la squadra non gira. Il milanista riflette la tradizione rossonera, che è legata al bel gioco, votato all’attacco». Inevitabile chiedere a Tiziano: chi è il puro interista? «Non credo esista una “purezza” nerazzurra, ma, a differenza della mia estrazione ultraproletaria, mi piace pensare all’interista-tipo come a qualcuno con la puzza lievemente sotto il naso, non solo in ambito calcistico, che poi è proprio quello che dicono di noi. L’interista classico ama i toni moderati allo stadio come da Taveggia a colazione la domenica mattina prima del derby, il sorriso come massimo sfottò quando la squadra dell’altra sponda perde (spesso, da qualche tempo), il ricordo della fantastica squadra allenata dall’Helenio Herrera (Sarti, Burgnich, Facchetti e via andare: se la ricordano tutti) al pari di quella che con Josè Mourinho ha vinto il “triplete”. In ogni caso, quel tipo aborre quelli che dietro la nostra sciarpa lanciano i motorini dal secondo anello, e anche quelli che ogni tanto danno di matto in curva. Ci piacerebbe non succedessero mai queste cose: meglio andare a mangiare la pizza dopo la partita con gli amici, e pensare già alla prossima. Guardiamo avanti, insomma, e non dormiamo sugli allori come i milanisti, che su quelli e sui ricordi ormai lontani sembrano campare di rendita all’infinito». Geografia del tifo. La storia della rivalità di Milan e Inter definisce anche il carattere del “milanese”, e la città è una grande protagonista del vostro libro.

Ci sono zone di Milano più interiste o zone più milaniste? CS: «Per tradizione il Milan è la squadra “del popolo”, mentre l’Inter è più legata alla borghesia e alle fasce più ricche, e quindi anche le diverse zone di Milano riflettono un po’ l’origine delle due tifoserie. Anche se negli anni le carte si sono rimescolate e oggi è molto più difficile associare le due squadre ai ceti sociali e di conseguenza alle zone di residenza». TM: «Non credo ci siano mai state differenze sostanziali tra quartiere e quartiere. Proprio nel libro io e Claudio descriviamo con dovizia di particolari e figure l’aria dei nostri quartieri, entrambi periferici ed entrambi “confusi” dai colori delle due maglie. Se proprio vogliamo guardare il pelo nell’uovo, io dico sempre, facendo arrabbiare il Sanfilippo, che in genere quasi tutti gli intellettuali “impegnati” – milanesi e non – sono interisti piuttosto che milanisti. Lui s’incazza di brutto, ma è indubitabilmente vero, e qualcosa vorrà pur dire…». Nel libro raccontate il modo in cui siete diventati “amici”, o meglio per dirla alla Disney, nemici/amici come Red e Toby. Però l’amicizia rimane, resa viva da sfottò e continue provocazioni. Un bell’insegnamento per i ragazzi. Credete che anche tra le tifoserie di oggi esistano casi come il vostro? Come si comportano i ragazzi allo stadio? CS: «La mia prima volta a San Siro risale al 1965, avevo cinque anni… poi, dal 1973 al 1996 ho avuto l’abbonamento, ma da una quindicina d’anni vado a San Siro tre o quattro volte a stagione e quindi non ho più “il polso” della situazione come un tempo. Però credo che a Milano, a parte le solite eccezioni, il tifo per la propria squadra sia vissuto in modo mediamente civile. Anche nei derby non ricordo episodi particolarmente gravi. Quando vado allo stadio mi sembra che i ragazzi desiderino godersi la partita come noi. La provocazione e lo sfottò, in una città come Milano, è il sale della rivalità, ma sempre col sorriso sulle labbra». TM: «Ne approfitto per citare un episodio che mi è sfuggito dalla memoria quando ho scritto il libro, ma che ci sarebbe stato proprio bene. Molti anni fa, in una delle mie prime interviste da giornalista sportivo, ebbi la (malsana, a pensarci bene) idea di riunire in un “trani” della città i capi delle due opposte tifoserie milanesi con i loro luogotenenti. Mi ricordo bene, era la Trattoria degli Artisti, alle colonne di San Lorenzo (oggi non c’è più, era anche un “covo” nerazzurro a partire da Franco, il proprietario: un altro pezzo di città che se n’è andato). In quel periodo le fazioni erano particolarmente violente anche fra di loro, e non passava derby che non ci fossero botte, anche da orbi. L’inizio dell’incontro fu molto teso: le due delegazioni si guardavano in cagnesco e si lanciavano occhiate di fuoco. Poi pian piano il clima si sciolse, e anche su quei tratti da ceffi comparvero i sorrisi, e arrivarono gli sfottò fra interisti e milanisti.

Poco tempo dopo il nostro incontro in trattoria, le due tifoserie siglarono un patto di non belligeranza, e questa è storia della tifoseria nazionale. Sarà certo stato un caso, ma mi piace pensare di aver contribuito a pacificare gli animi. Un giro lungo, questo, per dire che senz’altro esistono molti altri casi come quello mio e di Claudio, e andare a vedere un derby a Milano oggi non rappresenta quasi più un pericolo. Di violento sono rimasti solo i cori, ma tutto sommato fanno poco male e “ci stanno” ». Il calcio è cambiato. Leggendo il vostro libro sorge il dubbio che si sia molto involgarito, che sia talmente inquinato dagli interessi economici da aver perso quel gusto della sana competizione che emerge dalle vostre pagine. È cosi? CS: «Sì, è così, ma questo è un destino al quale è impossibile sottrarsi nel momento in cui uno sport entra nel mondo dello spettacolo e muove interessi giganteschi fin dalle squadre giovanili. Poi, resta il pallone che corre sul prato, il gesto tecnico che fa la differenza. Gianni Brera, prendendo a prestito un verso di Gozzano dedicato alle donne, ha chiamato il calcio “misterosenzafinebello”, e io la penso come lui, anche quando mi tocca leggere definizioni come “fair play finanziario”…». TM: «Cambiato lo è molto, e la cronaca anche di questi mesi non smette mai di ricordarcelo. Però, anche “ai nostri tempi” non sono mancati i calciatori “fuorilegge”, e in fondo fu proprio una squalifica molto soft comminata a Paolo Rossi che gli permise di disputare comunque il Mundial di Spagna, nel 1982, e far sì che lo vincessimo (fra l’altro, il nostro libro parte proprio da lì). Credo che le “tentazioni” ci fossero ieri come oggi, solo che adesso è tutto più esasperato, e anche mezze figure e comprimari delle serie minori hanno a disposizione mezzi tecnologici e di comunicazione che facilitano l’atto illecito. Ad esempio, una volta era complesso telefonare a un amico calciatore di una squadra di serie A, magari in albergo la sera prima della partita, per “combinare” una scommessa. Adesso si fa tutto con un colpo di telefonino, una “twittata”, una mail o un post su Facebook. Il mondo corre molto più veloce, e quindi anche la possibile frode sportiva». Ci è molto piaciuto che abbiate raccontato anche la storia dello stadio. Probabilmente la maggior parte dei tifosi ci va senza sapere nulla, né chi sia San Siro, né, probabilmente, chi sia Meazza. In modo semplice e divertente il vostro libro ci ricorda che anche il calcio può diventare cultura, e gli articoli che scriveva Gianni Brera, con le sue geniali invenzioni e con il suo inimitabile stile, lo dimostrano. Anche oggi, secondo voi, esiste un giornalismo sportivo di qualità? CS: «Quando ho cominciato a seguire il calcio sui giornali potevi leggere, oltre a Gianni Brera, scrittori come Arpino, Del Buono, Pasolini, Bianciardi e molti altri. Oggi non è più così, anche se qualche nobile erede resiste, come Mura, Beccantini, Perrone o Garanzini, ma ci sono realtà che quel “nobile osso” non lo mollano, come il blog sportivo/letterario “Quasirete”, che si può leggere nel sito della Gazzetta, con cui ho l’onore e il privilegio di collaborare». TM: «Sì, i giornalisti di “razza sportiva” ci sono ancora, eccome. Viene subito in mente Gianni Mura (che fra l’altro è un caro amico di entrambi, e ha curato la prefazione del nostro libro), ma anche Gigi Garanzini e Giorgio Teruzzi non sono certo da meno. E poi alcune delle grandi firme dei giornali, quelle che magari non si occupano solo di calcio, ma vantano un orizzonte professionale più vasto: penso ad Aldo Cazzullo e Beppe Severgnini, solo per citarne due. In ogni caso, ci mancano e mancheranno sempre personaggi come Gianni Brera o Beppe Viola: di quelli fatti così hanno distrutto lo stampino, e uguali a loro non ne escono più». Tiziano, cosa ne pensi della nuova maglietta rossa dell’Inter? «Sono passato dall’essere perplesso e frastornato all’accettazione convinta, perché come novità mi pareva azzardata, ma, ogni tanto, uno scossone alle abitudini bisogna pur darlo. Poi, il rosso in genere mi piace, a parte quello alternato sulle maglie del Milan che è insopportabile. Quando invece ho scoperto che si è trattato, di fatto, di un’imposizione dello sponsor tecnico ci sono rimasto un po’ male. Ma finora, con quella maglia, in Europa, abbiamo vinto sempre, quindi: indossiamola pure, che la cosa val bene un sacrificio alla tradizione. Tanto, ogni anno si cambia, e siamo sempre in tempo a metterla nell’armadio dei ricordi. Si spera belli, anche stavolta». Claudio, hai scritto delle canzoni bellissime sul calcio e alcune proprio sulla rivalità Milan/Inter, come Senza Brera: l’ispirazione ti viene allo stadio? «L’ispirazione viene quando è il momento, lo decide lei, ma bisogna essere attenti e predisposti. Insomma, carpe diem. I luoghi dell’ispirazione sono tutti e nessuno, certo che lo stadio, soprattutto in anni in cui era tutto più “naif”, è stato un bel serbatoio. Cose viste e vissute che poi quando meno te l’aspetti, magari a distanza di dieci anni e più, saltano fuori e accendono la miccia…».

Commenta la Notizia

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *