Rojadirecta GRATIS Streaming Pescara – Juventus

By | 15/04/2017
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Massimiliano Allegri si schermisce di fronte ai ringraziamenti di Paulo Dybala, che dopo la firma sul nuovo contratto ha elogiato il tecnico per avergli dato il tempo giusto per capire e conoscere la squadra. «Sono contento del rinnovo di Paulo con la Juve e mi hanno fatto piacere le sue parole, ma i meriti sono tutti suoi, non miei. logli ho dato solamente delle indicazioni, dove poteva fare, dove poteva crescere e dove può crescere ancora, perché ha margini importanti di miglioramento».

Se però la Joya è diventato il giocatore qual è ora, un campione a livello mondiale, fondamentali sono stati i due anni alla corte di Allegri. Che, all’inizio, lo ha utilizzo con il contagocce proprio per permettergli di ambientarsi in una nuova realtà e acquisire una mentalità estranea al Palermo, poi lo ha affinato a livello tattico, non più prima punta con il resto della squadra che gioca per lui, ma seconda punta e trequartista, libero di svariare in avanti per cercarei assist o il tiro. Li poi lo ha spronato a utilizzare anche l’altro piede: vabbé che il suo sinistro è micidiale, ma Dybala deve imparare anche a segnare col destro per diventate un fenomeno completo. E dopo la doppietta contro il Barcellona, nella conferenza stampa alla vigilia della trasferta a Pescara, arriva da parte di Allegri l’ultima consacrazione del giovane bomber argentino. «Sicuramente Dybala diventerà insieme con Neymar – visto che praticamente sono coetanei – stelle mondiali del futuro».

Ecco la coppia del dopo Messi-Cristiano Ronaldo. I re, per ora, sono ancora loro, ma gli eredi stanno maturando, pronti a scippare lo scettro. Pagine di storia da scrivere con la maglia bianconera addosso e un pallone d’Oro da issare in cielo, magari da contendere a suon di gol proprio con il brasiliano: questo l’augurio di Allegri, felice di potersi coccolare la sua Joya anche se tra i due c’è stato anche un momento di attrito, nella trasferta di gennaio a Modena contro il Sassuolo, quando Dybala non ha voluto stringere la mano al tecnico per via di una sostituzione non gradita. Un gesto ingenuo, dettato dalla giovinezza, poi rientrato dopo le scuse del giocatore. L’episodio è sepolto, adesso con Dybala e gli altri campioni Allegri va all’assalto del Triplete. La finale di Coppa Italia è già stata raggiunta, mercoledì prossimo al Camp Nou si vivrà il round di ritorno contro il Barcellona forte del 3-0 rifilato allo Stadium, ma prima c’è la trasferta di Pescara, fondamentale per mettere un altro mattoncino al sesto scudetto. E dopo l’euforia in Champions Allegri avverte la squadra: «Non bisogna vivere di esaltazione ma di entusiasmo, così come non bisogna deprimersi quando le cose vanno male. Ci vuole equilibrio perché nel calcio si fa presto a passare da migliori a somari…». Ci penserà il tecnico livornese a frenare l’ondata di eccitazione post Ban;a e a rimettere tutti con i piedi ben saldi a terra. «I ragazzi sono molti responsabili, hanno subito capito che questo è un momento pericoloso, dobbiamo saperlo gestire. Hanno svolto un buon allenamento di rifinitura e sono convinto che disputeranno una partita intensa sul piano fisico. L’equilibrio è la forza di una grande squadra».

Prima il Pescara, poi il Barcellona, entrambi delle trappole. Allegri non si fida degli abruzzesi e ricorda il 5-1 del 1993 con lui in campo. «E’ stata una partita un po’ pazza, ho segnato pure un gol. Noi eravamo già retrocessi, la Juve era fresca di vittoria della Coppa Uefa. Eppure… E’ la dimostrazione di come dovremmo essere lucidi, avere la giusta determinazione per evitare la trappola. Quando trovi quelle squadre che giocano senza più pensieri, senza pressioni del risultato, se non le affronti nel modo giusto hai tutto da perdere». Poi, da stasera, parte l’operazione Barcellona bis. «E là bisognerà fare una gara migliore di martedì…». Ma con un Dybala in formato Champions tutto diventa più semplice.

I tre tenori per il Tripleta Massimiliano Allegri un po’ per necessità ( in attacco la coperta è corta: Pjaca e Kean sono indisponibili) e un po’ per scelta insisterà anche a Pescara, oggi pomeriggio, con Mandzukic, Dybala e 1 liguain. «Giocano tutti e tre», ha annunciato il Conte Max. Non è un azzardo in vista del ritorno di mercoledì a Barcellona, ma è il modo più chiaro – e diretto – per far capire a tutta la squadra die battere la squadra di ZdenekZeman è importante almeno quanto la Giani- pions. La corsa alla leggenda passa dall’Adriatico e per evitare un pomeriggio complicato non c’è calcolo migliore che affidarsi a tre giocatori che complessivamente hanno segnato la bellezza di 50 gol tra campionato e Coppe.

II Pipita è a quota 27, Dybala a 16, Mandzukic a 7. Numeri pazzesdii, soprattutto perdié il croato, con il 4-2-3-1, si è trasformato in un ‘ala-terzino e la )oya in un trequartista a tutto campo. 11 salto di qualità dell’attacco è stato in linea con le attese estive. Le quattro punte della scorsa stagione (Dybala, Mandzukic, Morata e Zaza) hanno segnato appena 6gol in più, ma in tutta l’annata e non tra agosto e aprile come i tre tenori bianconeri.

I liguain, Dybala eMandzukic (che con Cuadrado formano i fantastici 4) hanno un passo diverso e Allegri rinuncia a fatica a tutto il suo potenziale offensivo. A maggior ragione nelle partite fuori porta e tra un incontro e l’altro di Champions. Avere il Pipita è un po’ come scaricare sul propriocellulare la miglior applicazione possibile anti-relax.

II bomber argentino, tra Spagna e Italia, ha segnato 215 gol(107inLiga, 92 in A, 16in Champions) e messo il proprio timbro in ben quarantinque stadi diversi. Al Bema- beu è dove ha segnato di piti (72 gol), ma la bandierina del Pipita si è alzata un po’ ovunque. Dal Mestalla (6 gol) alla Rosale da (4), dal Vicente Calderon (3) al Jassim Bin I Iamad Stadium (2 gol), dal Matusa al Mapei Stadium… All’Adriatico di Pescara sarà un esordio. Affrontare una difesa zemaniana sembra il trampolino ideale per provare a togliersi lo sfizio della prima tripletta con la Juventus (le doppiette sono già 6). Progetto complicato, ma non impossibile per un terminator come I liguain. Riuscirci lo proietterebbe a quota 30 reti tra campionato e Coppe. Una vetta che in molti, in particolare dalle parti di Napoli, reputavano non più replicable. I liguain, però, non ha scelto la Juventus e salutato il Napoli per rivincere laclassffica marcatori. A spingerlo a Torino sono stati i rapporti complicati con De

Laurentiis (dallo stesso Pipita indicato a più riprese nell’ultimo match del San Paolo) e soprattutto la voglia di tornare a lottare su tutti i fronti come ai tempi del ReaL Ecco perché tornare al gol oggi pomeriggio dopo la pausa di martedì allo Stadium sarebbe importante non tanto (o non soltanto) peri numeri personali, quanto piuttosto per arrivare al meglio a Barcellona. Al Camp Nou l’argentino è stato protagonista sei volte col Reai, ma non ha mai segnato. Il quarto di Champions sembra l’occasione giusta nper issare la bandierina in Catalogna.
Al Camp Nou sarà sorretto dalla stessa catapulta die lo lancerà oggi all’Adriatico (Dybala, Mandzukic e Cuadrado), dove le rotazioni dovrebbero riguardare difesa e centrocampo. Buffon lascerà la porta a Neto; Lichtsteiner, Barzagli (Bonucci è squalificato), Rugarli (in vantaggio su Benatia) e Asamoah comporranno la linea difensiva. Khedira, non convocato come Buffon, si tirerà a lucido per Barcellona, lasciando la mediana nelle affidabilissime mani di Pjanic e Marchisio.

Essere un numero uno, sentirsi un numero uno, fare il numero dodici. Non è semplice la posizione di Neto in questa Juve dove solo sulla carta d’identità ci si ritrova a dover fare i conti con un Gigi Buffon che invecchia. Titolare aggiunto più che portiere di riserva, Neto si ritrova dopo quasi due anni di Juve aneli e alla prima situazione in cui è chiamato a riscattarsi: oggi contro il Pescara toccherà di nuovo a lui, per la sesta volta in campionato (quinta da titolare) e a dieci giorni di distanza dalla complicata serata del San Paolo in Coppa Italia. Quella che rimane la sua competizione, infatti, lo ha visto anche incappare per la prima volta da quando è in bianconero in alcuni errori clamorosi, imo anche decisivo considerando come quel controllo sbagliato sulla pressione dell’appena entrato Mertens avesse poi riacceso la speranza di un Napoli ormai praticamente eliminato. Da quella brutta serata a titolo personale quindi dovrà partire e ripartile Neto, chiamato contro il Pescara a confermarsi numero uno aggiunto e non un numero dodici “qualsiasi’!

Col Pescara come se fosse il Bareni dunque, almeno per lui. Una partita, questa, che potrebbe anche trasformarsi nell’ultima occasione per tenere alto il livello di tensione in vista della finale di Coppa Italia con la Lazio, special- mente se il sogno Qiampions dovesse costringere la Juve ad anticiparla al 17 maggio. Motivi tecnici che, imiti a quelli di im pronto riscatto da ricercare alla prima occasione utile, rendono soprattutto per il portiere brasiliano la partita di oggi un match da non fallire anche a livello individuale. Senza dimenticare ovviamente una classifica che impone di non lasciare nulla per strada in vista dell’obiettivo leggendario del sesto scudetto consecutivo. Cercando infine di proseguire la propria personalissima imbattibilità in campionato, che va avanti da303 minuti in virtù delle tre porte inviolate nei match contro Pescara, Empoli e Bologna, dopo fini rifluente gol subito da Schick nel 4-1 rifilato alla Sampdoria all’andata. Oggi il Pescara, nell’immediato filano la finale di Coppa Italia e magari ancora qualche presenza in campionato. Questo il programma di Neto per concludere la stagione. E poi? Più che probabile che la sua strada possa separarsi da quella della Juve: ma prima ce un sogno triplete da trasformare in realtà, con Neto determinato a lasciare la sua impronta.

Non convocato per Pescara, ieri Buffon ha avuto modo di tornare sul cammino europeo della Juve ai microfoni di Radio Deejay. A cominciare dal miracolo su Ini està: «Nella maggior parte dei casi è una sirciazione di gioco che finisce con il gol, soprattutto se tira uno come Iniesta. In casi del genere devi avere tempismo e l’esperienza ti aiuta, così come servono istinto e fortuna. Ho visto la sera dopo Neuer, ha fatto due parate grandiose, poi ogni tanto si può sbagliare come capita anche a me». Ed ora tutti in Europa considerano la Juve ima potenziale vincitrice della Champions: «Non ci sentiamo alla pari con le corazzate, sappiamo che ci dobbiamo sempre confermare in ogni partita, ma credo che la vittoria col Barcellona ci abbia dato ulteriore fiducia. Dilagare con ima squadra così ti dà una forza interiore unica. La cosa veramente bella credo sia stato l’approccio, senza timore. È ima nostra conquista di questi armi. La Juve in Europa è tra quelle che negli ultimi armi ha vinto più partite, forse in finale pecchiamo im po’ di più però arrivarci non è facile. Se vinco la Champions mi ritiro? No, non potrei perché l’idea di poter fare i Mondiali mi stuzzica. Certo qualcosa ho vinto, ma so che avrei potuto fare meglio nella mia carriera. Non voglio avere rimpianti e vincere il più possibile, non mi ritengo umile ma ambizioso e autocritico, quello sì».

Massimiliano Allegri è lanciato verso il suo terzo scudetto consecutivi) con la Juventus in maniera del tutto anomala rispetto al trend italiano ma anche internazionale. Oggi pomeriggio, all’Adriatico, probabilmente vedremo una squadra modesta (il Pescara) che cercherà di aggredirne un’altra molto forte (la Juventus) nella metà campo offensiva. La stessa squadra modesta cercherà di alzare il ritmo con immediate soluzioni verticali mentre l’altra, quella più qualitativa e completa, avrà un fraseggio più ponderato con tanti passaggi magari nella propria metà campo. Sembra illogico, ma numeri alla mano è tutto vero.
La Juve attende e vince (il Pescara nono), nelle giocate utili nella metà campo avversaria i campioni d’Italia sono decimi (il Pescara sesto). La Juventus ha totalizzato 17 punti, il Pescara 5 (sarebbe salvo nella classifica parziale). In entrambe le graduatorie analizzate, in testa ci sono Lazio e Inter, che però di punti ne hanno collezionati rispettivamente 16 e 10 meno dei bianconeri.

Se allargassimo il focus alla Champions, scopriremmo che Barcellona e Bayern Monaco hanno dominato dal punto di vista delle palle giocate in attacco i duelli con Juventus e Reai Madrid, però in realtà sono state sonoramente battute (soprattutto i catalani).

Mezzo o obiettivo?
Da tutto questo cosa possiamo dedurre? La mia personale riflessione è che il percorso costruito da Allegri è focalizzato a ottenere la massima efficacia (fisica, tecnica, tattica, psicologica) che nel calcio corrisponde alla vittoria. Lo strumento per arrivare a questo rendimento è il gioco, non il bel gioco inteso come spettacolo o estremizzazione del possesso palla o del pressing, bensì le fasi di gioco (attacco, difesa, transizioni, calci piazzati). Molti allenatori (e molti commentatori) hanno invece invertito il mezzo con l’obiettivo. Purtroppo cambiando l’ordine dei fattori il prodotto cambia.

La priorità di Max
Allegri e il suo staff (in primis Aldo Dolcetti, ex responsabile metodologico del Milan voluto fortemente da Max nel suo gruppo di lavoro) hanno costruito una filosofia di lavoro che mette le caratteristiche individuali al centro del processo di costruzione del gioco di squadra (ad esempio cercando di tenere tutti i componenti della rosa dentro il progetto). A mota seguono la valorizzazione dei punti di forza (come la fase difensiva) e l’oscuramento di quelli di debolezza (vedi la costruzione del gioco). Infine adattano le risorse a disposizione alla strategia di gara, nel rispetto di ogni avversario. Perla Juventus di Allegri non conta dominare le partite, ma vincerle. Questo è il concetto che vedremo probabilmente applicato anche oggi in Abruzzo.

Le varianti di Zeman
Zeman ha cambiato alcuni connotati della squadra di Massimo Oddo, suo predecessore in panchina, senza però stravolgerne la logica.La squadra pressa e verticalizza, ma con razionalità. Senza quei tagli esasperati a cui gli esterni del tecnico boemo ci avevano abituato e senza il fuorigioco a metà campo tipico del suo primo Foggia e delle sue stagioni romane. Ci sono comunque dei tratti distintivi. Il gol di Empoli è uno di questi. Benali (esterno destro) riceve palla addosso correndo afl’indietro, seguito dal difensore avversario, subito nel buco alle sue spalle si butta Memushaj, la mezzala. Immediato l’attacco alla profondità di Bahebeck prima e Caprari poi. Un gol che ci lascia due insegnamenti: 1) Quando l’esterno viene incontro il terzino deve accompagnarlo, ma poi lasciarlo in consegna all’esterno alto, rimanendo a copertura della lascia dove si butterà sicuramente un altro giocatore; 2) Mai tenere la linea difensiva troppo alta. Regalare al Pescara la profondità sarebbe un errore fatale avendo gli abruzzesi attaccanti veloci e movimenti di attacco allo spazio resi automatici dall’addestramento zemaniano. Sicuramente la Juventus terrà conto di tutto ciò. Pur rivoluzionando la difesa rispetto alla gara di Champions col Barcellona, la retroguardia non si farà sorprendere, starà accorta, pronta a “scappare” senzavergognarsi di abbassarsi quando necessario. Questo significa giocare in modo efficace. Quindi bene, a mio avviso.
Cambi gioco e cross In fase difensiva il Pescara mostra i problemi maggiori. La zona non è applicata in maniera integrale e gli interscambi non funzionano alla perfezione. Nella video analisi abbiamo cristallizzato un attacco del Milan dove si vede, ad esempio, come Pasalic, allargandosi, trascini con sé la mezzala avversaria, Coulibaly, mentre Ocam- pos attragga, portando palla, il terzino destro Zampano. Si crea un buco sulla fascia dove potrebbe buttarsi una punta o un centrocampista. Per provocare questi scompensi occorre far girare palla e uomini, cambiando spesso fronte d’attacco in maniera manovrata. La Juventus non dovrà farsi prendere dalla frenesia della verticalizzazione immediata. Dovrà tenere palla aspettando il momento giusto per colpire, dopo aver squilibrato l’avversario.

Che problemi in area
Un’altra criticità del 4-3- 3 di Zeman è la copertura dell’area di rigore sui cross dal fondo. La linea difensiva si schiaccia sulla porta e quella mediana arriva spesso in ritardo. Si crea una forbice dove si possono trovare zone libere per arrivare al tiro. LAtalanta ha segnato tre gol agli abruzzesi sfruttando i cross rasoterra all’indietro. Servirà quindi un superlavoro di Lichtsteiner e Asamoah (o Alex Sandro). In area un attaccante dovrà attaccare la porta, mentre gli altri dovranno arrivare a rimorchio, insieme ai centrocampisti, col secondo tempo d’attacco. Un meccanismo che i campioni d’Italia conoscono e applicano alla perfezione, come hanno dimostrato nelle azioni delle prime due reti (entrambe di Dybaia) contro il Barcellona.

Correva l’anno 1994. Avevo appena varato, sperimentandolo con la Nazionale di Sacchi impegnata a preparare il mondiale in Usa, un software che avrebbe cambiato il modo di fare calcio. Si chiamava Di- gitalSoccer e pennetteva in tempo reale di catalogare tutte le azioni di impartita. Queste informazioni permettevano di rendere automatici montaggi video a tema (es. errori difensivi, schemi d’attacco, calci piazzati, profili individuali) e la creazione di score statistici di giocatori e squadre. I primi ad appassionarsi a questo approccio scientifico furono Marcello Lippi alla Juventus e Zdenek Zeman alla Lazio, due allenatori agli antipodi ma accommiati dalla cura maniacale dei dettagli. Spedivi) i report a casa dei mistervia fax, eravamo ancora in un mondo analogico. Il tecnico boemo era solito appendere questi report pieni di numeri nello spogliatoio alla ripresa degli allenamenti, in modo che ogni giocatore potesse andare a rileggere la propriapresta- zione. Un giorno Zeman entra nella stanza e, dopo uno dei suoi proverbiali silenzi, guarda Signori e gli dice: “Beppino, anche sfortunato sei, potevano tirarti addosso ima volta”. 11 totale delle sue palle recuperate era desolatamente rimasto fermo a quota 0. Questo è lo stile ironico ma tagliente dell’attuale allenatore del Pescara. L’stato innovativo nei metodi di lavoro, nelle idee di gioco e nel modo di comunicare, quanto Sacchi seppur senza pari risultati. Si tratta di due allenatori senza passato calcistico alle spalle con un background da studiosi di metodologia dell’allenamento. A Zeman attribuisco due grandi rivoluzioni. Come Sacelli sparigliò il modo di stare in campo dei difensori togliendo il libero e alzando fino a metà campo la linea difensiva, così Zeman ribaltò i movimenti degli attaccanti, in particolare quello degli esterni. Non più giocatori di fascia fantasiosi, abili nel dribbling e nel cross, ma decatleti in grado di tagliare cento volte in una partita il campo dall’esterno aJTintemq correndo alla massima velocità verso la porta avversaria.

La seconda, sinergica, rivoluzione Hi quella dei tempi di gioco. Per poter servire gli attaccanti sulla corsa senza che andassero in fuorigioco occorreva automatizzare i tempi gioco. Il “quando” diventava decisivo. Menare i tempi di gioco 111 una grande novità. Nacque il “10 vs 0” dove lo schema non è altro die il viaggio della palla tra giocatori che si muovono in campo in maniera stereotipata, a presdndere dall’avversario. La ripetizione crea l’automatismo. L’automatismo aumenta la velodtà d’esecuzione. Per me, appassionato di tattica, vedere Zeman in campo fu una folgorazione. Ad un cenno del mister i giocatori si fermavano nella posizione in cui erano. Lui si metteva a passeggiare lentamente da uno all’altro, ogni tanto passandogli di fianco gli mormorava qualcosa sotto voce. I giocatori increduli lo guardavano e aspettavano. La pausa poteva durare anche dei minuti e doveva servire a far metabolizzare mentalmente quello che dovevano fare, distanze e tempi d’esecuzione. 11 lavoro era solo tattico e mentale, non c’era nessuna pretesa di Menala il motore. Per la parte atletica c’era il lavoro a secco. I famigerati balzi sui gradoni della tribuna e le ripetute sui 1000 metri con l’ultima, soprannominata prova della morte, die doveva essere fatta alla massima velodtà.

Il vero problema è che, a distanza di quasi trent’anni da quella rivoluzione, idee e metodi si sono praticamente cristallizzati. L’evoluzione l’hanno portata avanti altri.

Più dei due gol al Barcellona e più della stessa firma sul nuovo contratto, che lo legherà alla Juventus fino al 2022. A far esultare più di ogni altra cosa i tifosi bianconeri sono le parole con cui Paulo Dybala ha commentato il rinnovo: «Ancora cinque anni insieme nei quali spero di poter vincere tanti trofei», ha detto a J Tv, il canale ufficiale del club; «Insieme ancora a lungo, con questa maglia», ha scritto sul proprio profilo facebook. Frasi attese ancora più dell’annuncio del prolungamento perché ormai ogni tifoso sa bene che un contratto non offre garanzie se non è supportato dalla volontà di rispettarlo. Parole che hanno fatto esultare tutti gli juventini perché in poco meno di due anni hanno capito che la bocca di Dybala è affidabile quanto il suo sinistro: con questo ha neutralizzato (in parte, resta il ritorno) il pericolo Barcellona sul campo, con quella ha respinto la minaccia blaugrana e quella del Real Madrid sul mercato. «Difficile immaginare una settimana così: tante gioie insieme non capitano sempre, sono strafelicissimo».

Parlare di un Dybala juventino a vita sarebbe fuori luogo, ma la volontà della Joya di continuare a giocare e a vincere con la maglia bianconera come minimo per altre cinque stagioni segna un altro salto di qualità nella risalita della società verso i vertici europei. Uno dei «cinque migliori al mondo, che non sfigurerebbe tra i primi tre», per usare le parole autorevoli di Gigi Buffon, vede la Juventus come il club migliore per vincere e per completare la propria affermazione ai vertici del calcio mondiale: più del Barça, più del Real, più del Manchester United scelto invece la scorsa estate da Paul Pogba.
Sarà, anzi è, un’ascesa parallela quella di Dybala e della Juventus. Ascesa che ha toccato un punto fondamentale martedì sera, quando la squadra di Massimiliano Allegri ha dominato il Barcellona, choccandolo in 22 minuti con la doppietta della Joya, vincitore del primo confronto diretto con l’idolo della sua adolescenza, Leo Messi. «Avevo provato a immaginare la partita già nel riscaldamento – ha raccontato a J Tv -: l’abbiamo preparata molto bene, avevamo tanta fame, tanta grinta e per questo abbiamo conquistato il risultato. I gol? Più difficile il secondo, per la posizione, ma mi è piaciuto di più il primo: c’era tanta gente in area e non avevo tempo per pensarci. Non avevo guardato la porta, ma sapevo dov’era». Sa anche, Dybala, qual è la strada per vivere altre serate come quella di martedì e ancora più entusiasmanti: «Gigi ha detto che sono tra i primi cinque al mondo? Sono parole affettuose, ma secondo me devo lavorare ancora tanto, dare il meglio di me per cercare di permettere a questa squadra di alzare trofei».

A dare il meglio di sé per permettere alla Juventus di alzare trofei, Dybala ha iniziato fin dai primi allenamenti, nell’estate del 2015. Approdo in bianconero preceduto da un curioso colloquio con Tevez, ha rivelato la Joya a Olé: «Era un idolo, mi chiamò per dirmi che la Juve stava per comprarmi e lui mi voleva. Alla fine invece presi il suo posto». Quei giorni li considera ancora speciali: «Credo che il momento più bello che ho vissuto in bianconero sia stata la prima firma. Arrivare in una squadra come la Juventus, per quello che rappresenta nel mondo, è un’emozione che non dimenticherò mai più, è quello che uno pensa da bambino quando inizia a giocare a calcio. I primi giorni a Torino sono stati emozionanti: ancora non erano arrivati tutti, ero da solo. Le prime corse, le prime partite, tutti ricordi che non dimenticherò mai».
Comincia da quelle prime corse l’evoluzione di Dybala, da centravanti del Palermo a trequartista della Juventus che sta inseguendo Champions League, sesto scudetto consecutivo e terza Coppa Italia di fila. Una maturazione guidata con calma da Allegri, che nei primi mesi aveva dosato l’impiego dell’argentino: «Mi ha dato il tempo per inserirmi, capire e conoscere questa squadra. Giocare nella Juve non è come giocare nel Palermo, con tutto il rispetto. Qua si gioca sempre per vincere. Grazie al mister e ai compagni le cose sono andate sempre meglio». E così continuano ad andare, con Dybala che, dopo aver giocato da seconda punta nella scorsa stagione e nella prima metà di questa, ora si muove a tutto campo. Dopotutto, ha raccontato sempre a Olé, il suo idolo da bambino era un trequartista: «Anzi, il trequartista: Juan Roman Riquelme». «Mi diverto a giocare così – ha ribadito ieri quanto dichiarato domenica nell’intervista a Tuttosport – . Lo facevo nelle giovanili e conosco il ruolo, ho tanta libertà, tante opzioni per muovermi. E grandi compagni che mi aiutano». Aiuto che Dybala ricambia con le invenzioni che stanno facendo di lui l’idolo dei tifosi bianconeri: «Li ringrazio per l’affetto di sempre, spero di continuare a farli divertire e di vincere insieme tanti trofei in questi anni». Gli anni di Dybala, appena cominciati.

A Mamadou Coulibaly sono bastati pochi minuti in Serie A per diventare uno dei giovani più interessanti del panorama italiano. Certo, più giocherà più il prezzo sarà destinato a salire. Sarà forse per questo che la Juventus si è già mossa per conoscere le intenzioni del Pescara e dell’agente Donato Di Campli riguardo il 18enne senegalese passato in pochi mesi da sconosciuto a talento seguito dai top club di Serie A. I bianconeri hanno inviato nelle settimane precedenti un osservatore di punta della rete di 007 del ds Fabio Paratici, sulle tracce di Coulibaly: Javier Ribalta è stato avvistato in tribuna al Castellani di Empoli proprio per dare un’occhiata al Pescara e in particolare per valutare da vicino le qualità del giovane centrocampista che Zdenek Zeman ha deciso di lanciare nonostante la poca esperienza. Coulibaly è un giocatore ancora da costruire ed è per questo che il Pescara vorrebbe tenerlo ancora almeno per una stagione: la società abruzzese è convinta che, dopo un altro anno con Zeman da guida tecnica, Coulibaly possa esplodere definitivamente. Però la Juventus fa sul serio e sta valutando la possibilità di definire l’operazione subito, in modo da evitare aste stellari, lasciando dunque il senegalese a Pescara per un’altra stagione o almeno per sei mesi. Anche perché il ragazzo deve ancora dimostrare di poter reggere il passaggio in una squadra di altissimo livello. E’ la stessa prudenza che anima l’agente del centrocampista, attento alla maturazione non solo tecnica del senegalese, considerando anche la giovane età.

Pure Roma, Inter, Milan

Tuttavia la Juventus fa sul serio e un primo contatto con il manager c’è già stato. Tra i centinaia di addetti ai lavori avvistati allo Juventus Stadium per la super sfida di Champions tra i bianconeri e il Barcellona c’era anche l’avvocato Di Campli che, oltre a essere l’agente di Marco Verratti, è colui che cura, appunto, gli interessi di Coulibaly, del futuro juventino Orsolini e di un altro giocatore nei radar del club di corso Galileo Ferraris, ovvero Andrea Favilli. Probabile che le parti abbiano parlato di affari futuri e tra questi c’è, chiaramente, il destino del centrocampista senegalese. Ma il discorso non è ancora entrato nel vivo, dunque non sono stati ancora affrontate tematiche centrali come costi e modalità di un’operazione del genere. Ma si tratterebbe di un affare “alla Orsolini”, tanto per restare in tema, con cifra fissa più sostanzioso bonus e la possibilità di tenere il giocatore in prestito per un periodo di tempo da definire. Però sulla trattativa c’è ancora il cartello di lavori in corso. Altamente probabile che i dirigenti della Juventus e l’agente del centrocampista affrontino nuovamente l’argomento nelle prossime ore, considerata la fortunata coincidenza del calendario: i bianconeri arrivano proprio a Pescara dove avranno non solo la possibilità di seguire Coulibaly in un esame tosto contro i campioni d’Italia, ma potranno anche approfittare della trasferta per continuare il discorso. Anche perché la concorrenza è nutrita e agguerrita. Su Coulibaly ci sono da tempo gli occhi della Roma e pure le proprietà cinesi di Inter e Milan: tutti pronti a dare filo da torcere per quello che lo stesso Di Campli aveva definito come un possibile «nuovo Pogba».

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