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By | 10/02/2017
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NAPOLI  Un altro esame di maturità prima della seduta di laurea. «Parlo solo della gara col Genoa, altrimenti vado via: la mia priorità è questo match», il “minaccioso” inizio di conferenza stampa testimonia quanto Sarri tema un calo di concentrazione nell’imminenza della prossima, terribile sfida di Champions League. Fino alle 23 sarà vietato pensare al Real, altrimenti l’ostacolo Genoa potrebbe trasformarsi nella solita insidia delle formazioni non di primissima fascia. Il Genoa fa parte di quella categoria a cui si sono iscritte Pescara, Sassuolo e Palermo, cioè tutte formazioni che hanno strappato al Napoli il pari in questa stagione.

In più, la squadra di Juric arriva al San Paolo con in corpo la rabbia di chi non vince da 7 partite (5 sconfitte e 2 pari) di campionato, 8 con la Coppa Italia, e le ultime due vittime sono anche illustrissime: Fiorentina e Juventus. Tutti argomenti che confermano quanto il pericolo sia dietro l’angolo. «I calciatori debbono estraniarsi dall’ambiente e pensare solo a questa gara. Non sarà semplice perché il Genoa è squadra che riesce a sporcare le partite: l’approccio sarà fondamentale», ha insistito Sarri che chiede in regalo la vittoria per le 100 panchine in A che festeggerà stasera (47 vittorie, 31 pareggi e 21 sconfitte). Il campionato prima di ogni cosa, per continuare nella striscia positiva che vede il Napoli non perdere da 12 gare (8 vittorie, 4 pareggi). Però non basta, bisogna trasformare i grandi numeri in grandi risultati. «Il calcio non è il pugilato: possiamo essere esteticamente più godibili – ha insistito Sarri – ma le squadre più forti sono quelle davanti a noi.

Ci servono concretezza e determinazione per trasformare in vittorie la supremazia. Non siamo maturi per certi traguardi, ma possiamo crescere perché la squadra è giovane». Stasera il Napoli dovrà fare a meno degli squalificati Hysaj e Callejon, e mentre Sarri pensa al modo migliore per sostituirli, Pavoletti e Giaccherini si candidano ad un posto da titolare. L’ex Bologna, mai titolare in questa stagione, sembra essere in vantaggio. E’ certo, invece, l’impiego di Maggio; Mertens continuerà a fare il centravanti, con Insigne a battere la corsia di sinistra. Dubbi anche a centrocampo. Fare a meno di Zielinski non è facile ed è probabile che Sarri decida di utilizzarlo con Jorginho e Hamsik, un trio che è (quasi) garanzia di successo: schierati in 7 occasioni con un bottino di 6 vittorie ed una sconfitta.

GENOVA  Senza paura. Lo vuole così il suo Genoa Ivan Juric questa sera contro la corazzata Napoli. Un Genoa che non vince da dicembre e che ha raccolto appena due punti nelle ultime sette gare. Eppure la fiducia cresce e soprattutto passano i giorni di lavoro assieme del nuovo gruppo dalla fine del mercato. «Da dieci giorni ormai abbiamo iniziato a lavorare bene, anche i nuovi si stanno dimostrando predisposti a imparare, questo gruppo mi piace. Posso finalmente dire di essere contento di queste ultime due settimane dopo aver passato un mese in cui ero scontento di ogni cosa. Adesso invece ho rivisto le basi del nostro gioco». I primi segnali contro il Sassuolo «anche se dopo aver subito il gol non mi è piaciuto come ci siamo comportati per 5/6 minuti», poi in allenamento con i nuovi che si inseriscono sempre di più. Ora un banco di prova difficilissimo ma da affrontare con la testa libera. «Penso che dobbiamo tornare a divertirci, a fregarcene e pensare che in fondo saremo undici contro undici – ha spiegato alla vigilia Juric – Dobbiamo difendere bene e dare tutto quello che possiamo e quello che succede… succede. In partite così se pensi troppo sicuramente non va bene. Il Napoli gioca bene, difende bene e ha talenti ed interpreti favolosi. Sarà importante trovare gli equilibri giusti, non essere spregiudicati ma nemmeno troppo prudenti. Purtroppo contro di loro non sai mai quale sia l’atteggiamento migliore. Se fai come il Palermo, tutti dietro, puoi solo chiuderti e pregare ma prima o poi il gol lo subisci. Se invece li attacchi alti come il Bologna rischi di prendere sette gol come loro».
Juric non rinnegherà dunque il suo Genoa. Un 3-4-3 però con interpreti differenti, per scelta o per obbligo. In difesa infatti squalificato Izzo toccherà a Munoz spostarsi a destra con Gentiletti a sinistra e Burdisso centrale. In attacco toccherà ancora a Simeone supportato sempre dalla coppia Pandev – Palladino. «Goran ha fatto molto bene la fase difensiva e anche Palladino in realtà fa spesso la mezzala e quando serve la diagonale». La novità principale riguarderà il centrocampo: «Sto pensando se inserire dall’inizio Veloso, ma sono contento anche di come si sono inseriti sia Cataldi che Hiljemark». Nonostante il momento difficile Juric non affronterà il Napoli pensando alla sua panchina. «Io in dubbio? Ci sta – ha ammesso il tecnico croato -. Ci penso ed è normale quando l’allenatore non fa risultati: io stesso mi metto in dubbio. Ma ora sono concentrato e penso che da dieci giorni stiamo lavorando bene e che ho una buona squadra ».

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Le sei giornate di Napoli: dal Genoa (oggi) al Real (mercoledì), dal Cholito a CR7. Un concentrato di emozioni, un misto di gioia e adrenalina da agitare bene prima dell’uso, senza però perdere mai di vista gli obiettivi: innanzitutto battere i rossoblù e spegnerne le velleità di squadra in crisi e arrabbiata per evitare un Palermo atto secondo; e poi, prepararsi con serenità alla notte delle stelle, al gran galà del Bernabeu, con la consapevolezza di avere a disposizione anche una partita di ritorno. Sarri, ieri, ha chiesto esplicitamente alla squadra e all’ambiente di tenere ben salde le redini del presente: testa al Genoa di Simeone, e poi dal novantesimo in su tutti a pensare al Real di Cristiano Ro- naldo. Stop: nessuna deroga. L’accordo è questo. Un patto di sangue da onorare al cospetto dei quarantamila del San Paolo e dei diecimila di Madrid. A proposito di popoli: tra i tifosi del Napoli e quelli del Genoa, uniti in fede da uno storico gemellaggio, è sorta negli ultimi tempi qualche frizione di carattere social. Roba da forum. Roba da chiarire oggi, prima della partita: con un incontro utile a rinsaldare sempre più la fratellanza nel nome dello sport.

FORMATO BOLOGNA. E allora, le sei giornate di Napoli. Cinque, considerando che la spedizione spagnola comin- cerà martedì: la squadra volerà da Capodichino un giorno prima dell’andata degli ottavi di Champions e poi atterrerà a Madrid. Dove ad attenderla troverà anche Diego Armando Maradona. Tutto perfetto. Tutto meraviglioso. Talmente tanto che oggi con il Genoa è vietato sbagliare: lo spettro del pareggio con il Palermo aleggia ancora nell’aria, però a Bologna Hamsik e compagni hanno già dimostrato di saper reagire da grandissimi. Sette gol, Settebellezze: è proprio questo il Napoli che Sarri pretende di vedere in campo oggi. Formato Bologna: non nelle proporzioni del risultato, per carità, ma nelle proporzioni della personalità e della mentalità.

I CINQUANTAMILA. L’attesa, nel frattempo, cresce a dismisura: tra il Genoa e il Real, il popolo azzurro vivrà un’unica, lunghissima notte da cinquantamila ugole. Sì, il calcolo è rapido: oggi al San Paolo sono attesi quarantamila spettatori, mentre a Madrid andrà in scena lo sbarco dei diecimila (tra i quattromila del Fondo Norte riservato agli ospiti, gli altri sparpagliati sulle tribune del Bernabeu e i viaggiatori della speranza privi del prezioso biglietto). Difficile convogliare l’attenzione esclusivamente sulla partita con il Genoa, però tocca anche al San Paolo spingere la squadra innanzitutto alla conquista del campionato. Novanta minuti senza pensare al Real: mica è impossibile?

INCONTRO TIFOSI. Prima della partita, comunque, oggi dovrebbe andare in scena un incontro tra i tifosi del Napoli e quelli del Genoa, protagonisti di un gemellaggio speciale che, tanto per dirne una, ha regalato momenti di solidarietà estrema anche in occasione di Genoa-Juve: esce Higuain e Marassi grida in coro “Napoli-Napoli”. Il tenore è questo. Di recente, però, le forze dell’ordine hanno registrato qualche frizione di carattere social, un punto di vista divergente da monitorare e da chiarire: il motivo dell’incontro di oggi è proprio questo.

A mandare per aria i piani del Napoli, ci è riuscito all’andata. Un bis non sarebbe male, nella notte del San Paolo: Juric vuole ritrovare un Genoa solido e pieno di certezze almeno quante gliene ha portate il mercato di gennaio. Ora è tempo di far fruttare l’artiglieria pesante, anche davanti a una corazzata.

LE PAROLE. «Dobbiamo rifarci proprio a quello 0-0», dice l’allenatore croato. «E percorrere la strada dell’equilibrio: non mi piace, a esempio, quando prendiamo gol subito. Voglio la giusta concentrazione, soprattutto davanti al Napoli. Che ha qualità tecniche micidiali: se voglio divertirmi, guardo una loro partita. Mertens in quella posizione è tra i migliori d’Europa, devastante quando gli si dà profondità. Ma anche Milik non è un classico centravanti boa, perché svaria molto».

PAVOLETTI STREPITOSO. A proposito, il bomber passato in azzurro proprio dal Genoa, un girone fa è durato solo mezzora per infortunio. Ora Juric si augura di non pagare dazio dopo una delle cessioni illustri. «Vedremo cosa deciderà Sarri, se far giocare Pavoletti oppure no: di sicuro parliamo di un giocatore strepitoso, in area di rigore».

STRISCIA NEGATIVA. Da due mesi e mezzo a questa parte, i rossoblu hanno incassato solo delusioni e – nel girone di ritorno – anche un quantitativo di gol impressionante. Nove partite consecutive senza vincere pesano eccome. «Credo che l’importante, al di là degli assetti, sia ritrovare un’identità», sottolinea Juric. «Quando le cose non girano, si fa presto a indicare un cambio di modulo. Contro una squadra di valore come il Napoli, puoi anche essere perfetto per 95 minuti e perdere lo stesso: non si sa mai come difendere, se alti o bassi. Io in discussione? Ci sta, se i risultati mancano da tempo. Ma per assemblare tutto bisogna passare dagli errori».

OUT IZZO. E’ proprio un napoletano come Izzo – squalificato – uno degli indisponibili per stasera insieme con Perin, Ntcham e Bi- raschi. In difesa dovrebbe essere Gentiletti,quello designato a fare compagnia a Burdis- so e Munoz. Miscela offensiva con Simeone punto fermo: attorno a lui Pandev e Palladino. Non è ancora al top Rigoni – come Taa- rabt – altro ballottaggio a destra tra Edenilson e Lazovic mentre Juric si tiene il dubbio su Veloso, se dall’inizio o in corso d’opera.

IL FUTURO. Intanto il presidente Preziosi affronta la questione societaria. «E’ inutile farmi da parte se poi non c’è nessun compratore per il Genoa. Posso fare uno sconto micidiale, il mio dovere lo compio fino in fondo senza avere paura di nessuno».

Aria, aria, aria… Visto da lassù, dai mille metri, ed anche dai millecinquecento, il mondo è concentrato tra la Gran Via e plaza de Europa: però è un’istantanea, il fotogramma d’u- na sensazione che si scioglie come i fiocchi di neve di Dimaro-Folgarida che aiutano a «disintossicarsi» per un po,’ gustandosi con leggerezza quest’era a modo suo fantastica. Meno cinque, poi sarà Madrid, la Storia che sfilerà al fianco d’ognuno e che Aurelio De Laurentiis carezza dolcemente, orgogliosamente («una sfida da pelle d’oca, anche se infernale»), prima di blandire pure il destino che andrà decifrato: «Ce la potremo giocare, se…… Domani sarà un altro giorno, in cui ci si
perderà nell’orizzonte infinito d’una favola: ma prima d’entrare a Madrid, decollando dal Trentino, varrà la pena starsene inchiodati con gli occhi sulla realtà, godendo ciò che si ha: «La Juventus è veramente uno squadrone, ha fame e forse ha più cattiveria di noi, che però siamo in agguato: perché per lo scudetto io ci credo sempre».
VIENI, DIEGO. Il futuro è uno slalom a cielo aperto, ondeggiando tra le stelle: Napoli- Genoa è l’ouverture d’una settimana principesca e quando poi nelle tenebre del «Santiago Berna- beu» s’urlerà «the Champions» e verranno i brividi, De Laurentiis aspetterà che qualcosa accada. «Ci sarà Maradona, che arriverà direttamente da Dubai; e sarà, quella, un’emozione per i nostri tifosi, una serata speciale, nella quale sapremo dire la nostra, perché va dato atto a Sarri di aver creato un gioco che viene considerato unico in Europa. Ed allora se i ragazzi saranno consapevoli delle proprie capacità, se non concederemo ripartenze, allora finirà per esser una sfida alla pari».
SARRI RESTA. E’ un romanzo e c’è da smarrirsi, ritrovandosi incantati nella Bellezza d’una in- cognità, ch’è il destino: il Genoa stasera, Madrid per mercoledì, poi la sequenza eccitante d’un febbraio-marzo che conterrà l’estasi ed il tormento, racchiusi nelle slide alla Juventus, alla Roma, ancora al Real, la dimensione da sogno nella quale De Laurentiis s’immerge coccolandosi Sarri. «Ha un contratto con noi di quattro anni ed io sono monogamo, tant’è vero che da quasi cinquantanni sto con mia moglie. Ma gli scazzi ci devono stare, sono il pepe ed il sale d’un rapporto: solo che ogni volta che esprimo un’opinione, vengo sistemato in contrapposizione con qualcuno. Ma non è così. Per me il nostro prossimo è Sarri».

PERCHE’ CREDERCI. Il calcio, fuori dal campo, sarebbe anche altro, un’idea sovrapposta all’altra, per migliorarlo ovunque, nel management, nelle figure, in un’organizzazione moderna da ricostruire. «Veltroni mi sarebbe piaciuto, perché è un grande competente, e non avrei avuto nulla in contrario, anzi. E per quanto riguarda la Lega, sarebbe auspicabile trasferirla a Roma, dove ha sede il Coni». Ma il calcio, rinchiuso in quel rettangolo, è una sfida invitante tra Galassie così distanti, economicamente, eppure anche così vicine: «La Juve è sempre la Juve, ha uno squadrone, un signor allenatore: scendono sempre in campo incavolati, lo fa per menare, lo dico metaforicamente, perché mena non a cazzotti ma con il pallone. Quanto a Higuain, ripeto: gli avevo fatto un’offerta più vantaggiosa di altre, ma comunque credo che il meglio di sé l’abbia già dato con Sarri. I bianconeri hanno un gioco più fisico, diverso da quello di Maurizio, un esteta del calcio, e che condivido appieno».

Dove finisce il turn-over, s’avverte aria di rivoluzione: ma il confine è labile, persino soggettivo, e non sarà mai ben chiaro quale sia l’uno e quale l’altra. C’è Napoli-Genoa che arriva a sei giorni da Bologna, poi si approderà alla sfida per la Storia di mercoledì prossimo: cambiare è un’Idea, una necessità e persino un ordine, però si rimarrà vaghi a definire i contorni d’un rimescolamento legittimo. Si rimodella il Napoli, e non c’è verso che ciò non accada, perché è tutto scritto persino da un bel po’: fuori Hysaj, e si sapeva, fuori anche Callejon, ed era altrettanto noto da sabato scorso, quando un giallo e un rosso contribuirono a ridisegnare il binario di destra; ma l’altro Napoli, quello che t’aspetti, può essere scontato o anche sorprendente, perché c’è qualcosa di nuovo, nell’aria, e anche d’antico, sia in difesa che in mezzo al campo.

AVANTI TUTTA. Ma la domanda che sorge spontanea è sull’attacco, privato di Callejon e alimentato da una serie di dubbi più o meno legittimi: l’opzione numero uno, quella che induce a modificare senz’alterare equilibri e abitudini, conduce dritto a Emanuele Giaccherini, tuttofare che Sarri preferisce sfruttare da terzo offensivo, dunque l’omologo dello spagnolo. Ma poi c’è l’opzione numero due, per niente da scartare, che trascinerebbe Insigne a destra e Mertens a sinistra, per liberare la casella centrale a Pavoletti, mister quindici milioni di euro eppure il grande ex di una serata che va affrontata curando i dettagli nei minimi particolari. E infine, però con percentuali risicate, ipotesi numero tre, con dentro Milik, che a Bologna ha appena annusato il profumo dell’erba: è una chanche che gli va concessa, sapendo anche che sembra più impossibile che difficile rischiarlo, non essendoci urgenze assolute. La rifinitura (appuntamento stamani, come abitudine) qualcosa aggiungerà nelle valutazioni tecniche, ma per la maglia vacante – quella che si contenderanno Giaccherini e Pavoletti – per il momento c’è l’esterno in leggero, ma percettibile vantaggio.

INDIETRO TUTTA. Almeno questa è una certezza: gioca Maggio – che in campionato non ne comincia una dallo scorso ventisei ottobre – al posto di Hysaj; e poi la linea, rispetto al «Dall’Ara», riscopre Kouli- baly, reduce dalla coppa d’Africa al fianco di Albiol, con Ghoulam che rimane a sinistra. Ma gli interventi, in teoria, potrebbero non finire qua, con una corsia – quella di destra – che potrebbe essere rinnovata completamente, inserendo Allan, uomo di fatica, al posto di Zieliski, che invece è di palleggio: e comunque, chiunque sia a fare da mediano-interno, verrà guidato da Diawara, che a Bologna ha impresso il proprio marchio sul centrocampo e ha rifilato una spruzzata di personalità in un settore nel quale c’è la certezza Hamsik, il terzo della compagnia.

LA SINTESI. E quindi, gira e rigira, in teoria ci saranno quattro volti nuovi, rispetto al fischio d’inizio di Bologna, due di questi li avrà pretesi il giudice sportivo e gli altri due saranno suggeriti da considerazioni di ordine tecnico tattico: si resterà nel dubbio, dunque, se sia turn-over o rivoluzione. Un dettaglio linguistico, a pensarci bene…

La precisazione coglie di sorpresa, arriva in avvio di conferenza, quando Maurizio Sarri si accomoda per rispondere alle domande. «Vi avverto, se mi fate domande sul Real Madrid, vado via». Chiaro? La Champions League verrà poi, adesso c’è da pensare al Genoa e al campionato. L’allenatore non concede deroghe, teme che il pensiero di Madrid possa distrarre l’ambiente e la squadra dall’impegno di questa sera. Non vuole sorprese, insomma. I tre punti di quest’anticipo gli interessano e non poco, gli serviranno per cercare di accorciare sulla Roma, impegnata domenica a Crotone, e di respingere l’assalto dell’Inter alla zona Champions. «Dobbiamo estraniarci da tutto, non ci devono essere retro pensieri, dobbiamo prepararla bene, la partita, perché col Genoa è sempre difficile, predilige i confronti uomo contro uomo in tutto il campo, servirà grande lucidità», avverte l’allenatore.

ERRORI GROSSOLANI Il suo Napoli è bello da morire, entusiasma per la qualità del gioco, ma c’è qualcosa che il tecnico non ha ancora sistemato. «Premesso che la perfezione non esiste, abbiamo concesso più di dieci tiri agli avversari, quattro occasioni da gol: è decisamente troppo. Non va bene, perché prendiamo già gol quando non concediamo, quindi si tratta di errori grossolani che portano a subire». Non basta, tuttavia, il bel gioco: la Juve continua la sua corsa solitaria, dopo Crotone lo svantaggio è ritornato nuovamente a 9 punti. «Il calcio non è come il pugilato, le vittorie ai punti non esistono, bisogna vincere sul campo. Altri sono più bravi in questo, anche se noi esteticamente siamo più godibili. La più forte è la prima in classifica».

TURNOVER Sarri sarà costretto a ricorrerci per le squalifiche di Hysaj e Callejon che agiscono sulla fascia destra. L’esterno albanese verrà sostituito da Maggio, mentre al posto dello spagnolo dovrebbe giocare Giaccherini. «Farò le scelte migliori, ho varie soluzioni. Si può decidere di andare avanti così, facendo un solo cambio o cambiare ruolo a tutti i giocatori offensivi, ci sono ancora due allenamenti per decidere. Pavoletti? Si allena con continuità, sta crescendo. Non è certo uno brillante e leggero che migliora in poche sedute, ma essendo forte fisicamente ha bisogno di più tempo».

CONTRATTO La questione l’ha tirata fuori Aurelio De Laurentiis. Parlando del contratto dell’allenatore, ha detto: «Io sono un monogamo, sul futuro anche lui deve dire la sua». E Sarri ha risposto: «Io non ho tempo di pensare al contratto (scadenza 2020, ndr). Sento l’obbligo di cercare di far crescere i miei giovani, è chiaro che a tutti noi farebbe piacere vincere qualcosa, ma il mercato del Napoli è stato orientato su giovani di talento che debbono costruirsi una mentalità da grandi giocatori». Una precisazione quella dell’allenatore napoletano, che lascia intendere il suo pensiero che si può racchiudere così: non mi chiedete di vincere se poi mi date solo giovani da crescere e valorizzare.

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