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By | 12/02/2017
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I numeri che interessano più di tutti a Massimiliano Allegri sono il 3 e il 90. Tre come i trofei che la Juventus lotterà per conquistare da qui alla fine della stagione, 90 perché sono i punti necessari, parola dello stesso allenatore bianconero dopo la vittoria sull’Inter, per vincere lo scudetto e aggiungere un altro numero: il 6 dei campionati vinti di fila, cifra mai raggiunta da una squadra italiana.
Sono però tutti numeri che potranno essere scritti a fine stagione, ma nell’attesa il tecnico livornese di numeri interessanti ne ha estratti anche ieri, alla vigilia del posticipo di questa sera a Cagliari.

Il primo è un numero vago, anzi, sono addirittura due numeri vaghi, ma indicativi: le 300 o 400 partite che Allegri si augura di vivere ancora sulla panchina bianconera. Quote difficili da raggiungere, visto che per toccare anche “solo” la prima dovrebbe restare a Torino per i prossimi cinque-sei anni, ma con le quali ha voluto cancellare quel «Non confermo, né smentisco» pronunciato a Crotone relativamente alle voci su un suo futuro in Premier League. Frase che i rumors li aveva ovviamente fatti lievitare. Tornato sull’argomento, ha voluto chiarire che nel proprio futuro vede ancora la Juventus, anche in virtù di un contratto che scadrà nel 2019. Questo ovviamente non significa che alla guida della formazione bianconera nella stagione 2017-2018 ci sarà al 100 per 100 ancora lui. Allenatore e società parleranno di programmi e futuro nei prossimi mesi e potrebbero anche emergere divergenze tali da condurre a un divorzio, ma al momento entrambe le parti sono pronte a prolungare un rapporto che ha dato risultati come non si vedevano dai tempi di Marcello Lippi, con il triplete sfiorato nel 2015. E soprattutto sono pronte, le due parti citate e la terza, ossia i giocatori, a ripetere quei risultati.

Qui arriviamo a un altro dei numeri estratti ieri da Allegri, stavolta concreto e ben radicato nel presente: il 5, come le vittorie consecutive in campionato che la Juventus non ha mai conquistato in questa stagione, ma che potrebbe centrare questa sera a Cagliari. Non che fin qui la marcia bianconera in Serie A sia stata lenta, come provano i 6 punti di vantaggio sul Napoli (che ha giocato una partita in più) e i 7 sulla Roma, ma il ritmo per quanto insostenibile per le rivali è sempre stato spezzato da brusche frenate: i ko con Inter, Milan, Genoa e Fiorentina alla 4ª, alla 9ª, alla 14ª e alla 20ª giornata.
In un periodo molto importante della stagione, in cui le prime tre della classifica torneranno a giocare su tre fronti, il calendario offre alla Juventus qualche vantaggio sulle inseguitrici, come spieghiamo più dettagliatamente a pagina 7: piazzare una serie di vittorie, senza bisogno arrivare alle 15 consecutive dello scorso anno, potrebbe servire a scavare un solco incolmabile.

Per ingranare la quinta al Sant’Elia, Allegri confermerà in blocco, o quasi, quello che al momento è il reparto offensivo titolare, i fantastici quattro lanciati con la Lazio, giorno della svolta tattica del 4-2-3-1: Cuadrado, Dybala, Higuain e… qui arriva il quasi. Mario Mandzukic, forse l’emblema del binomio qualità-sacrificio alla base del nuovo modulo, ha giocato dal primo all’ultimo minuto tutte e cinque le partite disputate dalla Juventus in 18 giorni: «Dovrò valutare se far giocare lui, far giocare Sturaro o addirittura far giocare Pjaca», ha meditato ad alta voce Allegri. Visto che Mandzukic è diffidato e considerata la grinta con cui interpreta le partite, è probabile che presto arrivi per lui un turno di riposo forzato: possibile che il tecnico attenda quello per farlo rifiatare e lo confermi anche a Cagliari, mentre per Pjaca due partite da titolare in quattro giorni, dopo non averne giocata nessuna fino a mercoledì, potrebbero risultare troppe. Gli acciacchi di Marchisio e Pjanic velano di incertezza il centrocampo, mentre la difesa dovrebbe essere di nuovo quella vista con l’Inter.

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Rimettersi la maschera è la missione di Paulo Dybala. Quella da gladiatore, riprendendo la particolare esultanza diventata un cult dei social. Ma la Joya ha potuto sfoderarla piuttosto di rado: l’ultima volta il 25 gennaio in Coppa Italia contro il Milan, in campionato invece la rete manca dal 22 gennaio, ovvero dal successo allo Stadium ai danni della Lazio. Poche soddisfazioni personali, eppure ogni volta che segna la Juventus vince: cinque realizzazioni in campionato, altrettante vittorie bianconere, così come due gol in due sfide (vinte) di Coppa Italia e una rete nella scorpacciata di Champions a Zagabria. Magro bottino per un fuoriclasse abituato ai numeri stellari della scorsa stagione, però le marcature dell’argentino sono sempre state pesanti e determinanti. Un infortunio rimediato a San Siro contro il Milan lo ha limitato per un mese e mezzo, spezzandone il ritmo.

Ma Dybala adesso cerca di riprendersi la scena anche da trequartista nel 4-2-3-1 disegnato da Allegri. E il Conte Max, lo ha spiegato chiaramente alla vigilia, non intende rinunciare alla Joya soprattutto in questo sistema nel quale il talento del numero 21 può e deve fare la differenza. Finora ci è riuscito a intermittenza, complice una struttura tattica efficace ,ma al tempo stesso particolarmente dispendiosa, soprattutto per i tre alle spalle di Gonzalo Higuain. Allegri ha confermato che partirà da titolare anche il Pipita, che sta vivendo un periodo di forma eccellente e che cerca il gol numero 20 della stagione. Argentini intoccabili, dunque, nei piani del Conte Max che mantiene l’attacco in HD contro una delle peggiori difese del campionato numeri alla mano, seconda nelle speciale classifica in negativo solo al Pescara. La trasferta in Sardegna può rappresentare per Dybala l’occasione della svolta anche per quanto concerne la media gol, scesa inesorabilmente a 0,4 reti di media a gara (l’anno scorso viaggiava ampiamente sopra lo 0,6): trovare fiducia anche attraverso il ritorno alla rete è il modo migliore per avvicinarsi alla fondamentale sfida in Portagallo di Champions League contro il Porto.

In questo senso il calendario si rivela un alleato per la Juventus: stasera il Cagliari, venerdì allo Stadium c’è il Palermo, squadra alla quale Dybala è fortemente legato e contro la quale non è ancora andato a segno in carriera. Dunque due possibilità, per l’argentino, per “aggiustare la mira” in vista degli ottavi in Europa. E il connazionale Higuain vuole proseguire la striscia di reti consecutive in campionato che si era interrotta solo con l’Inter. In totale il numero 9 bianconero ha messo a segno nove reti nelle ultime otto sfide di Serie A nelle quali la Juventus è uscita vincitrice in sette occasioni, arrendendosi al Franchi di Firenze dove il Pipita era comunque entrato nel tabellino dei marcatori.

Higuain è scatenato specialmente da quando il tecnico livornese ha virato sul 4-2-3-1 che consente al centravanti di occuparsi principalmente di ciò che gli riesce meglio: segnare. Dybala deve ancora trovare la stessa efficacia, anche se i segnali sono incoraggianti: a Crotone solo la traversa ha impedito alla Joya di firmare un capolavoro con il sinistro a giro. Ci riproverà, il fuoriclasse di Laguna Larga, per trasformarsi in gladiatore.

Continua anche a Cagliari la fase esplorativa di Allegri in vista dell’avvicinarsi del doppio impegno Champions con il Porto. Nella linea mediana ci sono il maggior numero di opzioni percorribili. Dovrebbe (acciacchi permettendo) riprendere il suo posto da titolare Pjanic. A Crotone la circolazione palla ha risentito della sua assenza, sia in termini di precisione che di velocità di passaggio. Con il suo ingresso, nella ripresa, sono subito aumentati sia i cambi di gioco (vedi gol Higuain) sia i suggerimenti filtranti.

Il modulo a trazione anteriore funziona bene solo se le qualità tecniche e cognitive sono elevate. Appena la mediana perde l’ispirazione il gioco si impantana. Non a caso per sbloccare il risultato a Crotone la squadra ha dovuto sfruttare una giocata forzata di Bonucci, anticipo e apertura immediata in fascia, per sopperire alla carenza di fantasia in cabina di regia. Importante quindi la scelta di chi mettere nel mezzo nel caso fosse confermato il turn-over per Khedira. Marchisio naturalmente, se al top dal punto di vista fisico, sarebbe senz’altro la prima scelta, per senso tattico e fase di non possesso addirittura si fa preferire anche al tedesco. Sarebbe interessante valutare la sua intesa e la sua complementarietà con Pjanic.

Rastelli potrebbe adottare un modulo simile a quello dei bianconeri, con però tanti centrocampisti dietro ad un’unica punta. Marchisio avrebbe, quindi, la responsabilità di controllare tutto questo trafficare tra le linee dei sardi. Dopodiché in fase di costruzione del gioco dovrebbe avere l’umiltà di muoversi molto senza palla creando spazi, da dietro per Bonucci e nel mezzo per Pjanic. Sono convinto che dal punto di vista prettamente tattico Marchisio-Pjanic sarebbe la coppia più assortita ma rimangono dubbi sulle attuali condizioni fisiche del Principino. Le alternative sempre percorribili sono quelle di Sturaro e Rincon.

Cambieranno le strategie difensive dei centrali bianconeri in funzione delle scelte di Rastelli. Se giocherà Borriello ci sarà da aspettarsi tanti passaggi lunghi con successive contese sulle seconde palle. In questo caso probabile vedere spesso una marcatura a sandwich, con Chiellini predisposto all’anticipo irruente e Bonucci (o Benatia) orientato a coprirgli le spalle. Nel caso giocasse Sau si vedrà più contropiede basso sviluppato con passaggi filtranti sui tagli in profondità dell’attaccante sardo. Meglio in quelle situazioni scappare preventivamente su tutte le palle scoperte. Comunque sia sarà, quindi, un ottimo stress-test per la linea difensiva bianconera, completata dai rientranti Lichtsteiner e Alex.

Per scardinare il bunker rossoblù sarà importante la loro spinta e la loro incisività sia nel cross sia nel chiudere l’azione sul secondo palo (come nel primo gol di Mandzukic allo Scida). Non ha il Cagliari né gli strumenti fisici né quelli tattici per compensare l’aggiramento in ampiezza portato contemporaneamente a sinistra e a destra considerando che oltre ai terzini si troverà anche a dover arginare Cuadrado e Mandzukic.

Non penso esistano in Europa tante squadre con un così ampio range di soluzioni offensive. Questa Juve è, infatti, in grado di attaccare con tutte le strategie possibili, schematizzando: aggiramento (terzini ed esterni alti), scavalcamento (Bonucci per Mandzukic), attraversamento (Pjanic e Dybala per Higuain).

Il Cagliari sulla carta appare inerme davanti a tale potenza di fuoco, anche perché non sta passando un grande momento di forma e saranno, oltretutto, assenti Ceppitelli e Joao Pedro, squalificati. In mezzo al campo Tachtsidis è troppo compassato per poter ergersi a scudo nella zona dove arriveranno i suggerimenti verticali per Higuain e i tagli di Dybala.

Alla fine è molto complicato immaginarsi delle difficoltà estrinseche in questa gara considerando anche la relativa tranquillità con cui il Cagliari può affrontare la partita. A Bergamo gli isolani hanno perso quasi senza neanche scendere in campo, sotto dopo appena 5′ per uno svarione della linea difensiva che ha stretto troppo in zona palla lasciando Gomez incredibilmente solo sul secondo palo. Meglio era andata a Roma dove solo la zampata di Dzeko aveva salvato i giallorossi da una brutta figura. Anche in quella circostanza fu evidente l’errore di posizionamento del terzino opposto (Murru) che si fece aggirare facilmente dal bosniaco. L’esperienza di Borriello (gol su punizione nell’angolo del portiere a 92′) in quella come in precedenti occasioni, aveva salvato Rastelli.

Insomma le insidie sono tutte intrinseche, legate cioè alle motivazioni che i bianconeri riusciranno a trovare al loro interno per fare una gara con la necessaria intensità. Ognuno dei giocatori potrà dare il massimo solo se la matrice connettiva che innerva la squadra sarà sufficientemente elettrica. Su quali leve psicologiche potrà agire Allegri per tenere alta la tensione emotiva dei suoi? Della competizione interna per alcuni ruoli da titolare abbiamo detto, ma questa non può riguardare che 3 o 4 posti, gli altri sono tutti assegnati. Una molla potrebbe essere la necessità di rintuzzare le velleità di rimonta di Napoli e Roma tenendoli a distanza di sicurezza.

Ci sono poi gli obiettivi personali dei singoli. Gli attaccanti, in particolare, hanno desiderio di implementare il loro bottino realizzativo, per tutti nettamente inferiore a quello della scorsa stagione. Higuain deve dimostrare di saper segnare a Torino (per ora ha comunque la ragguardevole media di 0,8 a match) con la stessa facilità dell’ultimo anno di Napoli (quando viaggiò allo stratosferico ritmo di 1,05 gol a partita), e anche Dybala deve assolutamente andare oltre la media gol attuale (0,4) tornando almeno al livello dell’anno passato (0,67). Chi non avrà bisogno di essere stimolato sarà, invece, Mandzukic che, a prescindere dalla sua vena realizzativa, trova sempre e comunque il modo di farsi apprezzare dal punto di vista dell’applicazione mentale e della cattiveria agonistica. Un esempio e un monito per tutta la squadra.

Cagliari, Palermo, Empoli, Udinese: quattro partite per conquistare dodici punti. Senza fare calcoli, lasciandoli semmai alle altre. Una fase di calendario che fa seguito al ciclo di fuoco che la Juve si è appena messa alle spalle, una grande occasione per dare un ulteriore scossone alle dirette inseguitrici. La trasferta di Udine, infatti, arriverà in concomitanza con lo scontro diretto tra Roma e Napoli: se la Juve dovesse fare la Juve vincendo tutte e quattro queste partite, nella peggiore delle ipotesi avrà allungato almeno su una delle due. E sempre nella peggiore delle ipotesi si ritroverebbe con 7 punti di vantaggio sulla Roma, quando mancheranno appena dieci giornate al termine. Niente calcoli dunque, una partita alla volta e tutte vanno affrontate da Juve e vinte. D’altronde come ha ribadito lo stesso Allegri, i 3 punti di Crotone valevano quanto i 3 punti conquistati contro l’Inter, ad esempio.

In un contesto almeno apparentemente agevole, bisogna però considerare anche altri fattori. Come ad esempio l’andata degli ottavi di Champions contro il Porto o la semifinale di Coppa Italia con il Napoli. Senza dimenticare che, come sottolineato dallo stesso Allegri in conferenza ieri, un ulteriore filotto significherebbe arrivare a ben otto vittorie consecutive quando in questo campionato la Juve non è mai andata oltre le quattro. Il momento è quantomai opportuno per ritrovare un ritmo record come quello della passata stagione, quando la striscia di vittorie consecutive toccò quota quindici.

Ci sarà quindi bisogno di tutti, di questo sono sicuri in casa Juve. Se dalla vittoria con la Lazio a quella con l’Inter, la svolta tattica ha avuto bisogno di una rotazione ridotta al minimo per fissare equilibri ed automatismi, dalla trasferta di Crotone in poi ecco che una turnazione continua ha già cominciato a rendersi utile ancor più che necessaria. Non è questione di stanchezza, né in questo momento anche i più utilizzati sembrano aver bisogno di tirare il fiato. Ma una volta di più le scelte di Allegri potrebbero essere votate ad un ampio turnover, all’insegna di una concorrenza interna che sempre di più potrebbe trasformarsi in un valore aggiunto al di là dei novanta minuti più recupero, per un livello di intensità anche nei singoli allenamenti che non può che aiutare la Juve tutta giorno dopo giorno.

Il concetto di undici tipo, nonostante le certezze acquisite a gennaio nell’immediato post-Fiorentina, è del tutto flessibile e relativo. Tanti gli elementi che scalpitano e che dovranno sfruttare proprio questa serie di incontri non solo per farsi trovare pronti, ma per provare a mettere in difficoltà lo stesso Allegri nella scelta degli undici da lanciare quando poi ogni partita da importante diventerà decisiva.
Presente all’appello ha già saputo rispondere ad esempio Rincon a Crotone, con una prova di qualità e sostanza in mezzo al campo, dove presto tornerà sicuramente anche Marchisio che tutto può esser considerato fuorché una semplice alternativa, senza dimenticare i vari Sturaro (valutato anche da esterno) e il rientrante Lemina. Imbarazzo della scelta in difesa: a destra l’alternativa a Lichtsteiner è un certo Dani Alves, aspettando che Barzagli recuperi garantendo anche a partita in corso preziose soluzioni tattiche. Quest’ultimo unito a Rugani e Benatia, poi, compone senza dubbio la seconda linea di centrali più forte al mondo. E lo stesso Asamoah da terzino sinistro si è riscoperto un vice-Alex Sandro di grande affidamento. Infine è destinato a conquistarsi sempre più spazio, non solo da dodicesimo uomo, quella matricola terribile che risponde al nome di Marko Pjaca: trovata la prima da titolare, anche grazie a lui le soluzioni per tenere potenzialmente sempre quattro attaccanti in campo non mancheranno.

Mancava soltanto una voce, quella di Nicola Rizzoli, arbitro di Juventus-Inter, per chiudere (o alimentare) le polemiche sul derby d’Italia, più gettonato in settimana delle canzoni di Sanremo. Dopo i giocatori, gli allenatori, i dirigenti e le proprietà, presenti e passate, anche il “fischietto” rompe il digiuno e si presta a un’automoviola che andrà in onda stasera a Le Iene su Italia1. Spiega con dovizia di particolari alcune decisioni, interviene “sulla palla” in merito all’episodio sollevato dal video mostrato da Inter Channel («Chiellini? La palla non era ferma. Icardi lanciato a rete? Bisogna che l’azione sia in gioco…»), difende a spada tratta il suo operato («Io Rizzoli lo assolvo»), ma soprattutto chiarisce la posizione sua e della categoria nei confronti della Juventus: «Ma quale sudditanza, non esiste. Mi sembra di averlo dimostrato. Si è parlato a inizio campionato di un mio errore contro la Juventus quando giocava contro il Milan, quindi… In Italia tutti siamo allenatori, calciatori e arbitri. Il problema è che quando uno prende una decisione, in Italia la decisione è criticabile».

Tablet in mano, la iena Nicolò De Devitiis incalza Rizzoli mostrando il video “illegale” incriminato, quello che ha fatto sbottare pure Beppe Marotta, diffuso martedì, ovvero 48 ore dopo la partita, dal club nerazzurro che voleva dimostrare la malafede di Rizzoli nel fermare Icardi lanciato a rete, facendo ripetere una punizione calciata in modo distratto da Chiellini. L’arbitro non si scompone, osserva il filmato e commenta in terza persona. «Nel calcio si parla tanto, forse delle volte si parla un po’ troppo. Cosa possiamo fare noi? Qui la palla viene data a Chiellini, la mette a posto con il piede e la passa al portiere per farla battere, ma in questo caso credo che Rizzoli abbia ritenuto la palla non battuta in maniera corretta e quindi ha fatto riprendere da posizione idonea. Poi la ribatte ancora e la riferma di nuovo, gliela fa ribattere nuovamente quando la palla è finalmente ferma. Icardi lanciato in rete? Per esserlo bisogna che l’azione sia in gioco. Ma di che cosa stiamo parlando… Se volete valutare Rizzoli da questa immagine, fatelo. Questo fa parte delle cose normali del calcio italiano».
Altre immagini, altro episodio: sembra che Rizzoli fischi quando Chiellini chiede un fallo. «Non credo proprio – si difende il direttore di gara -. Non è mai successo che un giocatore reclami un fallo e l’arbitro fischi. Lo garantisco».

E veniamo all’accusa che la Juventus e i suoi tifosi sono stufi di dover sentire, ovvero la vecchia e cara sudditanza psicologica, tirata in ballo persino dopo il ko di Firenze nei confronti della mancata squalifica di Massimiliano Allegri per un presunto insulto al quarto uomo pronunciato alla fine della partita. Arbitri sottomessi ai Campioni d’Italia? Rizzoli è risoluto: «Assolutamente no». E ricorda un episodio di inizio stagione, l’errore commesso durante Milan-Juventus, quando ha annullato la rete – regolare – su punizione di Pjanic. Sarebbe stato il gol del vantaggio bianconero, la sfida è invece finita con il ko di Buffon e compagni per 1-0.
L’arbitro internazionale non condivide invece il giudizio di John Elkann in cui dice che l’Inter non sa perdere. «Non credo che sia una questione di saper vincere o saper perdere. L’Inter sta cercando di far di tutto per scontare giornate di squalifica ai suoi giocatori ed è comprensibile l’atteggiamento, poi i modi sono criticabili come è criticabile l’operato di un arbitro».
Alla fine del processo, l’arbitro moviolista emette la sentenza: «Io Rizzoli lo assolverei…». «Deve essere cattivo, stronzo», incalza la Iena: «Anche da stronzo», ribadisce Rizzoli mostrando determinazione ma anche ironia nello stare al gioco dell’intervistatore.

La prima volta fu nell’afa veronese di fine agosto e nonostante le molte defezioni e i comprensibili balbettii del debutto andò bene. Per la prima in tripla cifra il fato ha scelto l’inverno mite della sua Cagliari, dove in fondo tutto è cominciato. Massimiliano Allegri oggi festeggerà la sua 100a panchina con la Juve in campionato e cercherà di rendere la serata ancora più rotonda con la 100a vittoria (in tutte le competizioni col bianconero addosso) a braccetto con Madama. Finora sono stati due anni e mezzo vissuti al massimo in Ita-
lia, sempre col piede sull’acceleratore, e con un unico rimpianto: la Champions League svanita nella notte di Berlino. Un ricordo amaro che Max spera di sostituire con un’immagine di esultanza a Cardiff, sede della prossima finale. Nel futuro immediato di Allegri c’è il sogno europeo condiviso con la Signora, quello più remoto al momento è un grosso punto interrogativo: resterà alla Juve, convinto da un progetto in grande stile, o se ne andrà con un anno d’anticipo, circuito dalle prospettive estere?

ILLAZIONI E PROGRAMMI Le parole pronunciate in conferenza stampa prima di arrivare a Cagliari (città che lo vide giocatore e poi allenatore) lasciano aperte tutte le porte: «Non posso smentire una cosa che non ho mai detto e non posso confermare una cosa inesistente – dice rispondendo a una domanda sull’ipotesi Premier League, sponda Arsenal -. Sto bene alla Juve e spero di farne altre 300 o 400 di panchine: ci fosse qualcosa che non va, i dirigenti bianconeri sarebbero i primi a saperlo. In questo momento abbiamo una stagione da portare a termine nel migliore dei modi. Poi a tempo debito ci incontreremo e parleremo di futuro e di programmi, come è sempre accaduto. Adesso tutte queste sono solo illazioni».

RINNOVO O ADDIO Le illazioni a cui fa riferimento parlano di un interessamento dell’Arsenal e del Psg, squadre che lo avevano messo nel mirino già l’anno scorso, quando Allegri non aveva ancora firmato il rinnovo con la Juve. Di certo questo sarà un mese delicato e non solo perché Madama sarà impegnata negli ottavi di Champions: il futuro dell’allenatore si deciderà a primavera e dipenderà dalle offerte che arriveranno sulla sua scrivania ma anche dalle intenzioni del suo attuale club. Una cosa è certa: Max rinnoverà o partirà, perché la Juve non ricomincia mai con un tecnico in scadenza e anche Allegri non sarebbe felice di iniziare una stagione da depotenziato. I destini delle panchine importanti si decidono a marzo, non più tardi. L’anno scorso era stata la doppia sfida con il Bayern, persa ma giocata alla pari, a convincere definitivamente la società a offrirgli un altro . anno. Anche stavolta se ne ^ parlerà dopo gli ottavi.

CICLI E PROGETTI Allegri , al momento non ha rice, vuto offerte concrete; un’esperienza all’estero, soprattutto in Inghilterra, lo alletta ma non ha scartato la possibilità di restare. Per esperienza (vedi Milan, dove il primo anno vinse lo scudetto ma il quarto fu esonerato a metà percorso) sa che la durata giusta di in ciclo di lavoro in una big è di 3-5 anni, ma la sua ultima parola dipenderà anche dalle intenzioni del club. Il Milan dopo il tricolore smantellò, vendendo Ibra e Thiago Silva, e perse la vecchia guardia in un colpo solo. La Juve di oggi viene da un quinquennio da dominatrice in Italia ma ha un’età media alta e l’anno prossimo dovrà iniziare la ricostruzione; però Marotta e Paratici hanno lavorato per il futuro, dando alla Juve i migliori giovani in circolazione.

ACQUISTI Allegri si lascerebbe convincere da un progetto che preveda investimenti mirati per la Champions, per consentire alla Juventus di restare competitiva in Europa nonostante il cambio generazionale. Sa che serve un centrocampista di livello, quel sostituto di Pogba che non è mai arrivato e che Marotta sta già cercando. Un Higuain della mediana, che possa finalmente far dimenticare l’emorragia di partenze in mezzo (Vidal e Pirlo prima del francese). La difesa è il reparto che più ha bisogno di essere svecchiato: servono un terzino destro di prospettiva e un vice Alex Sandro a sinistra più un difensore centrale. L’attacco con Dybala e Pjaca è il reparto con più possibilità di crescita: in più c’è Higuain che è nel pieno della maturità. Per Allegri conta molto il progetto: con il sesto scudetto la Juve diverrebbe leggenda, dopo un tale percorso il club deve per forza ambire a qualcosa di più: restare al passo con i grandi club europei. La Juve finora lo ha sempre accontentato con campagne acquisti estive di alto livello. Allegri arriva a Cagliari con 5 titoli, 74 vittorie e 194 gol con la Juve in A: «Non ho mai pensato ai record perché i numeri sono fatti per essere battuti. Penso solo a fare il massimo per vincere il campionato e arrivare più in fondo possibile in Champions». Il futuro può attendere.

Gli diedero una Ford Fie- sta. Ma era viola. Lui ne andava fiero, il suv o la fuoriserie non gli interessavano, ma il presidente Cellino, scaramantico come pochi, il colore viola non poteva sopportarlo. Max lo convinse che quella macchina in uso dal Cagliari calcio era color melanzana. Ironico e istrionico, attentissimo al look sempre elegante e buongustaio, maniacale nel lavoro e molto metodico, ma capace di regalarsi un bagno in pieno inverno al Lido o una partita a beach tennis con l’amico Marcello Sanfelice, ex team manager in rossoblù (a Cagliari e Bologna) al quale è rimasto legato da un intenso rapporto.
SE È AMORE È AMORE Massimiliano Allegri a Cagliari lo amano ancora. Lo hanno conosciuto da calciatore, genio e sregolatezza tra il 1993 e il 1995, dopo essersi rifiutato di salire

all’altare con le nozze già fissate, lo hanno apprezzato da allenatore quando ha regalato a Cellino una delle più belle stagioni da presidente, torneo 2008-2009. Lì è esploso. E pensare che a Lecce dopo cinque giornate a zero punti in aeroporto i suoi calciatori erano convinti che il presidente, sempre votato all’esonero, lo avrebbe cacciato. Sbagliato: proprio in aeroporto Cellino gli rinnovò il contratto. E furono gioie, cominciando da quel pareggio del 5 ottobre imposto al Milan con «bombetta» Pisano che neutralizzò Ronaldinho. Per i giocatori Allegri era «l’Allenatore» con la A maiuscola. A piedi nudi calciava da 25 metri mandando Marchetti da una parte all’altra della porta. Federico perdeva spesso le scommesse. Max la infilava all’incrocio. Con i ragazzi creava sfide da paura che non finivano mai:
due capitani per volta, chi perdeva il giorno dopo portava pizzette e bibite per tutti. Che ogni giovedì venivano condotti a Sa Cardiga e su Schironi per una cena di squadra a base di pesce. Pagava spesso Allegri, generoso come pochi.

VITA La vita a Cagliari era scandita da un cliché classico: sveglia alle 7 (Max dorme poco) nella casa del Margine Rosso, oltre il Poetto, il mare tanto amato; alle 9 colazione con l’amico Valentino Mameli nel bar di fronte alla caserma Monfenera. Cappuccino, cornetto al cioccolato, giornali e via ad Assemini. A lavorare, fino a tardi. Vita mondana poca, cene gourmet sì. Da Marino Cogoni al St. Remy: «Semplice e discreto, non sono mai stato invadente, l’ho conquistato così. Scaltro e veloce, capisce chi ha davanti. Mangiava soprattutto aragosta bollita con un filo d’olio». A volte Max cucinava a casa, il pesce. È bravo. Calcio in tv sì, ma con moderazione. Vacanze nel paradiso del Forte Villa- ge a S.Margheri- ta di Pula: «Viene da 20 anni e ora siamo amici – racconta il direttore Lorenzo Giannuzzi, juventino – È semplice, umanamente fantastico, il personale lo adora e gioca ancora bene. Fosse stato un calciatore di futsal sarebbe stato un fenomeno. Io me lo metto sempre in squadra». Oggi gli amici sardi andranno a salutarlo. «Qui si sente a casa, è innamorato di questa terra», dice Giannuzzi. Ci sarà Stefano il barbiere e lo penserà anche padre Massimiliano. Che con Fra Lorenzo è stato legatissimo al tecnico della Juve che ha fede. Ci vuole anche quella per vincere dappertutto. Qualcuno arriverà all’hotel della Juve con un po’ di cioccolata: «Max impazzisce, gelati, Nutella, tavolette, tutto», dicono gli amici sardi veri. E stasera serve anche energia. Perché lui il Cagliari lo teme ancora.

Intanto, da noi: nel campionato italiano nessuno ha segnato come Pipita in questa alba del 2017. Lui sei gol in sei gare, e diversi altri ragazzi della Serie A sono dietro. Speedy Gonzalo, insomma, è quantomeno l’appellativo giusto per Higuain che sta diventando protagonista di un viaggio martellante con vista Europa: quasi un aperitivo – spera Allegri e la Juve tutta – per quella Champions che tornerà il 22 febbraio a Oporto.

PRIMA IL SESTO Pipita vorrebbe anche la vetta della classifica dei cannonieri, e la cosa diverrebbe monotematica per il secondo anno di fila: è una lotta serrata fra Dzeko, Mer- tens, Belotti, leardi e appunto Higuain. Vincerà ovviamente e banalmente il migliore, ben sapendo – come ha ricordato anche in passato Allegri – che non sempre chi si mette la corona di re del gol poi vince il campionato. Il sesto scudetto di fila è il target principale dei bianconeri: Higuain sforna gol e «golazi» per arrivare a quello striscione, poi si vedrà come sarà l’altra classifica, quella dei bomber.

6 SU 6 E 9 SU 8 Pipita è elogiato da tutti i propri compagni: ci sta. Pipita – come detto – è a quota sei gol nel 2017 in sei partite; se la cavalcata viene fatta partire dal tramonto del 2016, ecco che l’argentino è a nove gol nelle ultime otto gare di campionato: le vittime partono da dicembre nel derby, quindi Torino e Roma (ancora 2016); poi Bologna, Fiorentina (gol inutile vista la sconfitta), Lazio, Sassuolo (dove si prodigò anche in un assist), e Crotone con l’unico vuoto nel nuovo anno contro l’Inter. Numeri martellanti appunto.

GLIEUROTOP E in Europa? Cavani (Psg) e La- cazette (Lione) si sono messi davanti con 7 gol in 6 gare, così Higuain è pari a Kane (Tottenham) e Lukaku (Everton) ma dietro a Suarez (Bar^a) che i 6 gol li ha fatti in 5 gare (due ieri all’Alaves).
DA VIAGGIO C’è comunque un altro tassello che fa di Pipita un bomber speciale e senza confini: ha segnato nelle ultime quattro trasferte della Juventus (derby, Firenze, Reggio

Emilia e Crotone), e quella di oggi a Cagliari è la quinta. Un suo eventuale altro timbro lo porrebbe veramente fra gli attaccanti che non sentono… l’influenza di questo o quello stadio. Il suo inizio di campionato era invece stato molto casalingo: aveva cominciato subito piegando la Fiorentina, era rimasto all’asciutto (ma anche perché partito in panchina) nella trasferta di Roma contro la Lazio e ne aveva realizzati due subito dopo nella gara interna contro il Sassuolo per poi farne un altro al Cagliari un girone fa dopo l’altra panchina iniziale (e nessun gol) a San Siro contro l’Inter. Insomma: Pipita ormai sembra non avere alcun tipo di confine territoriale. Evidentemente anche il modulo Fab-5 lo sta mettendo nelle migliori condizioni per non restare all’asciutto. «Allegri – ha detto Higuain anche dopo la vittoria di Reggio Emilia – ha avuto il coraggio di metterci secondo questo modulo e noi dobbiamo dimostrare che è quello giusto». Per ora c’è scritto «cvd», ovvero come volevasi dimostrare.

Rigenerato. E felice. Oggi i parenti di Mauricio Isla, sbarcati in città vedranno nuovamente quel ragazzo che a 19 anni piombò a Udine dal Cile dopo il bronzo nel Mondiale Under 20. Sgommava sulla fascia destra, serviva assist al bacio ad Alexis Sanchez e Totò Di Natale che, affettuosamente, ringraziavano. E colpiva pure: sei gol in totale. Quattro campionati e mezzo, l’esplosione con Francesco Guidolin. E quindi la Juve. La consacrazione. Isla ci arrivò nell’estate del 2012, pagato a peso d’oro dal club campione d’Italia. Ma non funzionò. Veniva da un brutto infortunio. Non lo ha mai superato brillantemente. Ventinove presenze in due anni, la gioia di due tricolori, ma neppure un gol. Martedì pomeriggio Isla ha deciso di riparlare, è andato in onda a Radiolina, in diretta e ha ammesso nuovamente: «Non sono stato all’altezza della Juve. Mi dispiace perché ho deluso mia mamma che mi ha cresciuto facendo tanti sacrifici e le chiedo scusa». Onesto e leale, come sempre, E1 Huaso (significa il mandriano). «Ho avuto la fortuna di giocare con Buffon e Pirlo, ma venivo da un brutto infortunio».

CIAK SI GIRA Da lì è partita la giostra. Via coi prestiti dall’estate del 2014: Qpr in Premier (26 gettoni), il Marsiglia in Ligue 1 (23 partite). Con in mezzo un altro gettone in bianconero. Due gol col Marsiglia. Ma ormai la giostra girava. Ci ha creduto il Cagliari che lo ha preso come colpo last minute a fine agosto. Isla è partito male, facendo storcere il naso agli scettici. Ora gira a meraviglia. «Non ho dato più del 60%» Ma ora va eccome e sogna un gol alla Juve: «Se segno esulto e faccio un balletto con Sau».

RASTELLI Il segreto della rinascita lo spiega il tecnico Massimo Rastelli che è bravo a motivare i suoi calciatori: «E’ arrivato all’ultimo, da campione del Sudamerica (Ha vinto due volte la Copa). Ha cercato la condizione giocando e all’inizio ha faticato, facendo qualche partita buona e qualcuna meno buona. Ora è un altro, anche perché è integrato con noi al 100%. Le prestazioni che sta facendo lo dimostrano». Isla in radio, incalzato dagli ascoltatori, è stato ancora sincero: «Preferisco fare il terzino». Rastelli rilancia e lo esalta: «E’ un gran giocatore, un calciatore universale, che può fare il terzino, l’esterno alto e la mezzala. Può ricoprire alla perfezione tutti e tre i ruoli. Ma preferisco toglierlo da qualche compito di marcatura, facendolo giocare più alto perché ha spiccate qualità offensive». Mauricio si carica.

RISCATTO Quella di stasera con la Juve dei marziani è la sua partita. A Cagliari (dove è già stato il suo amico connazionale Pinilla) si è ripreso il calcio che conta. Adora la pasta e gioca a bowling, si carica con la musica reggaeton. Con i compagni lega e ha un debole per uno in particolare: «Barella, un giovane che ha futuro, mi piace molto». Pure Isla ha un futuro. A 28 anni un calciatore è nel pieno della maturazione. Lui riparte da Cagliari dove gli hanno ridato la fiducia che cercava e la convinzione che gli serviva. Oggi sarà l’unico ex juventino sicuramente in campo. Storari ormai è andato, Padoin non è ancora al top. L’esterno cileno farà di tutto per dimostrare allo staff bianconero che lui è ancora il campione che ha incantato con l’Udinese e ha vinto due volte la Copa America. E mamma Maria applaudirà nuovamente il suo amato Mauricio.

Se si aggiungessero altre 300 o 400 «panchine juventine» di Massimiliano Allegri? Questa sera il tecnico taglia il traguardo delle 100 gare in serie A alla guida dei campioni d’Italia, con la possibilità di raggiungere anche la vittoria numero 100 in bianconero considerando tutte le competizioni, e si dice pronto a sposare la Juve a lungo. «Spero ce ne siano altre 300 o 400 di panchine perchè qui sto bene…». Parole significative, dopo che altre sue parole – «Non confermo, nè smentisco» a proposito dell’ipotesi Premier League, pronunciate dopo il successo di Crotone – avevano riacceso i riflettori sul suo futuro, lasciando la porta aperta a diverse interpretazioni e generando dubbi.

RESTA? Le domande erano le solite degli ultimi mesi. Resterà? Oppure le sirene inglesi (Arsenal, Tottenham) sapranno convincerlo ad affrontare quell’esperienza all’estero che tanto lo intriga? Max chiude l’argomento in modo chiaro, definendo «illazioni» le cose scritte e dette. «Come faccio a smentire cose che non ho mai detto? O a confermare una cosa inesistente? Al momento sono alla Juve, ho un anno e mezzo di contratto e abbiamo una stagione da portare a termine: a tempo dovuto ci incontreremo con la società perché è giusto parlare ma sono solo illazioni quelle che vengono scritte e dette». Allegri allontana il tema che potrebbe condizionare l’ambiente nel rush finale della stagione in cui bisogna tagliare i traguardi per cui si sta lavorando dalla scorsa estate. Non si sofferma sui record: «Non ci penso mai – assicura -, ciò che è stato fatto sono cose che rimangono, l’importante è arrivare a fine stagione ed essere primi in campionato e portare in fondo Champions League e coppa Italia. Tutti i numeri, tutti i record sono fatti per essere battuti, fa parte della storia».

E apre però una prospettiva decisamente significativa: «Spero ce ne siano altre 300 o 400 di panchine perchè qui alla Juve sto bene… Ripeto, sono state dette tante cose che sono soltanto illazioni. Con la società sono sempre stato molto chiaro, se ci fosse qualcosa che non va o se avessi deciso di andarmene sarebbero loro i primi a saperlo». E allora perchè non pensare ad un futuro ancora più…Allegri? Certo, tanti fattori incideranno sulle scelte: i risultati (ci sono in ballo il sesto scudetto consecutivo, la Champions e la coppa Italia), i progetti, le intenzioni reciproche, i rapporti.
NO POLEMICHE. Ci sarà tempo per scrivere altri capitoli di questa storia. Intanto il tecnico intende chiudere quello delle polemiche e dei giorni caldissimi seguiti alla vittoria sull’Inter. «Credo sia giusto non parlarne più – afferma – Dico solo che la Juve ha vinto meritatamente una partita contro una grande squadra e ribadisco: fortunatamente per noi i nerazzurri son partiti male, altrimenti sarebbero a lottare per il campionato. L’Inter deve vedere il futuro in modo roseo perchè ha una squadra importante. Le parole dell’azionista di maggioranza, John Elkann? Non commento il pensiero di altre persone, commento solo il mio. Ma continuare a fare polemiche sarebbe da sciocchi, non avrebbe senso».
MANITA. Max preferisce concentrarsi sulla sfida di questa sera e su un ulteriore obiettivo: «Le cinque vittorie consecutive, non ci siamo mai riusciti in questa stagione». Si punta alla «manita», dunque, perchè non si può perdere il passo. «E’ un momento delicato della stagione, il Napoli ha vinto ancora, la Roma ha una partita sulla carta abbordabile a Crotone e quindi dobbiamo continuare a vincere per mantenerli a distanza». Occhio, in ogni caso, al Cagliari «perchè è la seconda trasferta in pochi giorni» e perchè «in casa segna tantissimi gol e ha ruolino di marcia importante da quinto-sesto posto».

Massimiliano Allegri mette una pietra sul futuro e solo per un attimo scruta l’orizzonte augurandosi altre 3-400 partite con la Juve: altro che 2018, sarebbe 2019, 2020, a conti fatti fino al 2022. Niente illazioni, chiede Allegri. Vero, alle parole va dato il peso che hanno. E in questo momento il tecnico della Juve ribadisce che il suo contratto scade nel giugno del 2018 e che a Torino sta bene. Dice anche che sarà normale parlarsi a giugno. E anche questo fa parte del canovaccio. Avanti con Allegri, dunque. C’è da costruire la Juve di Allegri 2017-2018. Una Juve che la dirigenza bianconera sta pensando e vuole disegnare sempre nell’ottica di migliorarsi, di fare un altro gradino verso l’alto. Una Juve che faccia sentire Allegri sempre più a casa, per lavorare sul campo alle ambizioni di vittoria in Italia e in Europa, senza fermarsi. Il dna Juve è questo. E il primo passo in questa direzione sarà il rinnovo di Paulo Dybala, atteso ormai per line mese. Il faccia a faccia di fine gennaio servito a trovare le intese di massima ha reso l’accordo, alla ripartenza per Buenos Aires del manager dell’argentino, Pierpaolo Triulzi, qualcosa soltanto da formalizzare con gli ultimi dettagli: aleggia una percentuale sulla rivendita non confermata, ma che qualche media argentino ha rilanciato. Quel che conta è che sarà Dybala-fuve 2021: un grande passo per annichilire i desideri neppure troppo nascosti di Reai e Barca.
SFIDA DOPPIA. Che il derby d’Italia sia ripartito in grande stile lo dicono le polemiche successive a Juven- tus-Inter. E la sfida, come è accaduto giàinpassato, calerà anche sul piano del calciomercato. Due nomi.

E che nomi! Alexis Sanchez e Marco Verratti. Una freccia per l’attacco e una per il centrocampo. PIù difficile strappare il regista al Psg, mentre per l’attaccante cileno il ritorno in Italia è un sussurro non nuovo, da almeno un paio di anni se ne parla. Il suo contratto in scadenza a giugno 2018 riscalda l’ipotesi di una cessione di fronte a un mancato accordo. Sia per la Juventus che per l’Inter la pista Sanchez non è del tutto nuova.

Quanto a Verratti, la Juve era in lizza per prenderlo prima che il Pescara trovasse l’accordo con il club di Parigi. Nella scorsa estate anche Ibrahi- movic aveva mandato segnali all’ex compagno di squadra (appena Zlatan aveva chiuso il suo rapporto con il Psg) per raggiungerlo allo United. Una partita tutta da giocare quella del futuro di Verratti, che in Francia non hanno nemmeno mentalizzato di cedere. Ma il discorso è in piedi. Parecchio in piedi. E non lascia indefferenti neanche le grandi di Spagna.

MEDIANA E DIFESA. Bisogna intanto ricordare che a Torino arriverà Pablo Bentancur, il cui acquisto è stato definito in questo mercato di gennaio appena chiuso. Ma un obiettivo acciarato in casa bianconera, per mettere un combinato di forza fisica e tecnica nel motore della Juve di Allegri, è quel Corentin Tolisso che il Lione si è tenuto stretto anche il mese scorso. E per la verità dalla scorsa estate, quando lo voleva fortememente il Napoli. Tolisso è un obiettivo su cui la Juventus tornerà a lavorare con forza in estate, sapendo che la richiesta oscilla intorno ai 35 milioni. Chissà se si creeranno le condizioni per ragionare sul romanista Paredes, che piace ma che a gennaio la Juve non avrebbe preso, men che mai per la quotazione da 25 milioni fatta dalla Roma.
In difesa Kolasinac a parametro zero resta una idea da valutare, anche se interferenze forti dalla Premier (leggi Arsenal) consigliano prudenza. Non è un mistero che ad Allegri piaccia molto Mattia De Sciglio: c’erano state schermaglie mai decollate. E Caldara? L’accordo con l’A- talanta parla di giugno 2018: ma nessuno può vietare di pensare che possa nascere una operazione con contropartite tecniche (o economiche) per “sanare” un disturbo anticipato teso a portare subito il centrale alla base.