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By | 13/02/2017
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Il dado è tratto, il centravanti è tolto. Vincenzo Montella, per la partita di questa sera contro la Lazio, dovrebbe aver deciso che, tra i due litiganti Bacca e Lapadula, a godere sarà il neo arrivato Deulofeu. Che sulla scia di quell’azione travolgente che ha consentito al Milan di battere il Bologna pur giocando in nove contro undici, mercoledì sera, si è conquistato non solo la conferma da titolare, ma pure il ruolo di falso nove. Che potrebbe proiettarlo in una dimensione per lui totalmente inedita.

C’è molta curiosità per vedere come andrà quest’esperimento. Il Milan si era oggettivamente imballato, a gennaio, e la vittoria di Bologna, al di là dell’epicità con la quale è stata ottenuta, non è che abbia dimostrato fino in fondo che il Milan si è ripreso. Ha certamente fatto vedere che la squadra non molla e che ha la voglia per ribaltare anche le situazioni più complicate. Però questo non è sufficiente: perché ci sono anche gli impegni nei quali occorre giocare in maniera propositiva, non solo difendersi e colpire. Però, deve aver pensato Montella, questa squadra ha dato il meglio di sè quando ha potuto giocare sulle ripartenze, aspettando. E allora è ovvio che piazzare tre giocatori rapidi come Suso, lo stesso Deulofeu e Ocampos potrebbe essere una scelta intelligente. E motivata da una serie si ulteriori considerazioni: le numerose assenze per infortunio, le difficoltà palesate anche a Bologna, al di là delle espulsioni e del gol carambolesco nel finale.

Tra l’altro, l’idea di giocare con il falso nove, a Montella bazzicava in testa già da un po’ di tempo. L’infortunio di Bonaventura ha rallentato il suo esperimento, ma adesso i tempi sono maturi. Anche perché le rivali per l’Europa stanno correndo, l’Atalanta anche ieri è riuscita a conquistare altri tre punti e a piazzarsi in quarta posizione, in classifica, a pari punti con l’Inter. Quella con la Lazio, dunque, a maggior ragione diventa uno spareggio: non si può far finta che una eventuale sconfitta allontani forse definitivamente la squadra di Inzaghi dai radar rossoneri, andando a più sei. Ma sarebbe deleteria anche per tutte le altre squadre che concorrono per lo stesso obiettivo: le già citate Inter e Atalanta, ma pure la fiorentina, che con la vittoria sul Cagliari ha nuovamente agganciato il Milan.

Montella, come detto, non ha voluto anticipare le sue scelte: «Non anticipo mai la formazione, non lo faccio nemmeno questa volta. Bacca è un calciatore importante, il mio compito è farlo rendere al meglio. Se non succede, mi sento responsabile. Ha fatto molto meglio in passato». Insomma, sul colombiano il tecnico ha anche voluto fare una specie di autocritica. Anche se già in estate si anticipavano le difficoltà di integrazione di un giocatore come Bacca con il gioco di Montella. E malgrado l’ottimo avvio iniziale, ora i nodi sono venuti al pettine. Anche su Lapadula il giudizio è sospeso: «Lui è un guerriero, sei sicuro che dà il 101% sempre. Lo vedo un po’ in calo a livello fisico». E quindi, la deduzione è possibile. Bacca non rende al meglio, indipendentemente da chi sia il responsabile; Lapadula è in calo fisico. E allora, via al falso nove.

Montella ha poi chiuso con un amarcord: i suoi derby con la Roma. «Ricordo anche il primo derby vinto con una Lazio che sembrava invincibile e poi in effetti vinse lo scudetto. Dopo 25 minuti eravamo 4-0. Ho un ottimo rapporto coi laziali in città, sento la loro stima nonostante sia stato avversario».

Desiderio di rivincita, perché il ko dell’andata “ancora brucia” ma soprattutto vincere per mantenere il quarto posto: “Ora siamo in questa posizione in classifica e vogliamo rimanerci”. Simone Inzaghi non ne fa mistero, tanto lontana sembra quella Lazio sconfitta a San Siro alla quinta di campionato, l’errore di Parolo, un 2-0 firmato Bacca-Niang che al tecnico biancoceleste ancora non va giù: “Non meritavamo di perdere”. Lo ha ripetuto spesso, in questi mesi. Quella sconfitta associata al ko interno con la Juve restano le due partite che Inzaghi vorrebbe rigiocare. E se a campi alterni allo Stadium non gli è andata meglio, stasera avrà la possibilità di vendicare la sconfitta con il Milan dell’andata, forte soprattutto di un successo fresco fresco in casa dell’Inter che ha restituito alla Lazio una nuova presa di coscienza: “C’è la voglia e la determinazione di continuare dopo le ultime vittorie con Inter e Pescara”, specifica Inzaghi.

Guai a parlargli di vittoria che manca con le big, perché i nerazzurri sono una big, perché lui ripete sempre che “la Fiorentina la considero una big” e perché comunque “ogni partita può nascondere insidie, anche quella con il Pescara”. Detto questo, la gara di stasera contro i rossoneri diventa fondamentale per prendere ulteriore vantaggio in classifica, oggi ridotto a 3 punti dopo il successo della squadra di Montella nel recupero a Bologna. “Una gara importante per noi, ma non decisiva perché mancano ancora tantissime partite da qui alla fine del campionato”, si limita a obiettare Inzaghi, più preoccupato di scacciare dai suoi il peso della responsabilità. Ma dal quarto posto, i risultati di ieri vedono la Lazio per la prima volta dietro Inter e Atalanta, l’obbligo di vincere resta perentorio in chiave Europa League, tanto che Inzaghi sembrava averlo previsto quando già nel primo pomeriggio di ieri avvertiva: “Siamo quarti perché lo abbiamo meritato sul campo partita dopo partita, dobbiamo continuare a fare bene e fare punti. Nessuno si sta fermando, tutte le concorrenti corrono e noi dobbiamo tenere alta la guardia. Sapendo che ora siamo in una buona posizione di classifica e vogliamo rimanerci fino alla fine”. Per questo, contro i rossoneri “vogliamo fare la partita giusta e dare il massimo per ottenere i 3 punti”. Ci arriva con la rosa quasi al completo (unico out Luis Alberto), e con alcuni dubbi anche in virtù di un possibile inizio di turn-over. Possibile il 4-3-3 con Lulic favorito su Keita nel ruolo di esterno d’attacco, anche se lo stesso Inzaghi ieri diceva del senegalese: “L’ho visto concentrato e motivato, è pronto a giocare”. Il 3-5-2 resta una possibile suggestione, con Keita in attacco e il bosniaco che scalerebbe terzino.

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Sono ex bomber, si sa come sono fatti. Da allenatori, di regola, se la giocano, preferiscono togliere ai bunker aggiungendo al fronte. Inzaghi e Montella attaccano a colpi di tridente, cordialmente. E’ lo spot di Lazio-Milan a meno di cambi tattici dell’ultim’ora. Il tridente della Lazio contro il tridente del Milan. Inzaghi e Montella hanno un’ottima gamma di attaccanti esterni, sono completi, da loro dipendono gran parte delle sorti del match. Non potranno essere lasciati liberi.

LA GESTIONE. Simone, nel 2017, ha scelto il 4-3-3 per 5 volte su 7 partite. S’è concesso la difesa a 3 (il 3-4-2-1) contro l’Atalanta e il 4-1-4-1 contro la Juve a Torino. Il 4-3-3, per il resto, è stato utilizzato contro il Crotone, contro il Genoa e l’Inter in Coppa Italia, contro Chievo e Pescara. Con questo modulo sono state centrate 4 vittorie su 5, la sconfitta è arrivata all’Olimpico contro i veronesi, dopo un assalto continuo, ma vano (25 tiri in porta, solo 8 nello specchio, 30 cross). La Lazio 201617 era stata pensata a forma di tridente, nel corso del campionato il tecnico ha pensato di variare il tema impostando la difesa a tre, soprattutto contro chi la utilizzava stabilmente. Ma dopo i rischi corsi in casa contro l’Atalanta, sottolineati anche da De Vrij, s’è optato per il 4-3-3. Per caratteristiche tecniche la Lazio tende ad attaccare sulle fasce, a sviluppare il gioco lanciando Felipe e Keita (o Lulic). Il problema sorge quando devono essere sostituiti il brasiliano e il senegalese.

Lulic, nel tridente, ha convinto solo a S.Siro contro l’Inter, in Coppa Italia.
LO STUDIO. Abbiamo preso in considerazione le ultime 3 partite di campionato per analizzare le zone di campo più utilizzate dalla Lazio per attaccare. Contro la Juve mancavano Keita e Lulic e si giocava contro i marziani. Per quanto il test sia stato poco probante, e per quanto Buffon sia rimasto a guardare, la squadra ha provato ad affondare con più foga a destra (41,2%), dove c’era Lombardi. Inzaghi ha optato per il 4-1-4-1, un modulo che sfrutta comunque gli inserimenti de He ali. A sinistra c’era Felipe, non è mai stato in partita (38% di affondi vacui). Sono stati più ficcanti gli inserimenti degli attaccanti esterni contro il Chievo. Keita era ancora impegnato in Coppa d’Africa, Immobile era squalificato. A destra ha lanciato gli assalti Felipe, a sinistra ha affondato Lulic. Per il 35,6% delle volte s’è attaccato a destra, per il 38,5% delle volte s’è attaccato a sinistra. Il centravanti era Djordjevic, solo il 25,9% degli affondi è nato centralmente. Gli assalti purtroppo sono stati vani, ha vinto il Chievo. Contro il Pescara, con il ritorno di Keita in campo, gli assalti nati dalle corsie esterne sono stati più equilibrati. Per il 35% delle volte la Lazio ha affondato a sinistra, nella zona del senegalese. Per il 34,6% delle volte s’è affondato a destra, per opera di Felipe. Centralmente s’è attaccato per il 29,9% delle volte.
La morale: rileggendo le percentuali delle ultime tre gare il gioco della Lazio si è aperto maggiormente a sinistra, con la presenza di Felipe e Keita gli assalti sulle due corsie sono stati più bilanciati. Per Lazio-Milan è certo del posto Felipe, va sciolto il rebus Lulic-Keita. Il centravanti sarà Immobile. Giocando con il 4-3-3 dalle fasce s’attendono suggerimenti e anche gol. Le fasce, per la Lazio, sono rampe di lancio.

Bacca, fuori per scelta tecnica, questa sera all’Olimpico si siederà al fianco di Lapad- ula. Montella sembra intenzionato a bocciare entrambi, come titolari, convinto che la loro crisi sia al momento irreversibile. A maggior ragione di fronte a un ostacolo come la Lazio che, se non dovesse essere superato, renderebbe ancora più complicato l’avvicinamento del Milan alla zona che permetterà l’accesso all’Europa League 2017-2018. Del resto i dati relativi alle ultime 3 partite disputate dal Milan (Udinese 1-2, Samp- doria 0-1 e Bologna 1-0) relativi alla densità e all’efficacia dell’attacco milanista indicano proprio nella corsia centrale del 4-3-3 di questo Milan il punto debole di una fase offensiva che, invece, rende molto di più sulle corsie esterne. Soprattutto Bacca ma anche Lapadula hanno percentuali insufficienti. Contro il Bologna il dato (32,8 per cento) è aumentato quando Bacca è stato sostituito (17’st) da Poli, con Deulofeu diventato attaccante di riferimento.

DEULOFEU. Quindi questa sera all’Olimpico Montella si affiderà a un tridente offensivo di madre-lingua spagnola. I due spagnoli Deulofeu e Suso si disporranno rispettivamente come «falso nueve» e sulla destra. L’argentino Oc- ampos partirà da sinistra. Bacca si accomoderà in panchina nonostante la Lazio sia stata l’unica squadra, in serie A, alla quale ha sempre fatto gol: 3 in altrettante partite. Ma il suo recente score (2 reti in 13 presenze) ha convinto Montella a farlo decollare dallapanchina. Dove, in questo campionato, ha segnato un gol decisivo a Genova (contro la Samp, 1-0) mentre a Verona ha costretto all’autorete Dainelli per il 3-1 contro il Chievo. Anche La- padula, come detto, non sta attraversando un momento favorevole. Montella ieri in conferenza-stampa ha parlato di un calo fisiologico per l’ex-Pescara. Su Deulofeu, invece, non ha dubbi. «È un “craque” bisogna capire perché non è ancora esploso» ha detto prima dell’allenamento di ieri mattina dove l’ha provato nel ruolo di centravanti atipico. Su Ocampos, però, non sembrava molto convinto. «È arrivato da troppo poco per giocare con il tridente leggero» aveva annunciato…

GERI, ADDIO? Ma casa Mi- lan deve iniziare a preoccuparsi perchè di Deulofeu si è nuovamente interessato il Barcellona che, dopo averlo venduto per 6 milioni di euro all’Everton adesso sembra deciso a esercitare il diritto di «recompra». Secondo quanto rivelato, infatti, da El Mundo Deportivo, il Barcellona (nella cui cantera Geri, catalano purosangue, è cresciuto), sta pensando di riscattare Deu- lofeu per una cifra, già fissata al momento della cessione in Premier League, a 8,5 milioni di euro. Secondo il quotidiano spagnolo vorrebbe esercitare questo diritto per poi rivendere Deufoleu a una cifra sicuramente maggiore. Il Milan, almeno in questo momento, non può opporre…resistenza. A meno che il diretto interessato faccia presente al Barcellona la sua volontà di voler restare il Milan. Ma, comunque, anche in questo caso il problema è legato alla cifra disposta a spendere da Casa Milan nel caso di una possibile e scontata asta internazionale.

Decisiva no, pesante sì. Vale doppio per la Lazio, può respingere l’assalto del Milan e rispondere al tentativo di sorpasso di Inter e Atalanta. Simone Inzaghi ha cercato di non aggiungere pressione al posticipo, lo ha già fatto in profondità e durante la settimana con i suoi giocatori, ricordando il ko dell’andata. Palla persa da Parolo, contropiede di Bacca mollato da De Vrij e Lazio a fondo dopo aver dominato il campo per una buona mezz’ora. Era il primo vero esame di maturità di una squadra che ha sorpreso tutti e ora si trova a dover aumentare l’andatura per difendere il lavoro prodotto in questi mesi. «Non penso sia decisiva, ne mancano tante altre, sicuramente è una partita molto importante. Personalmente e anche alla squadra brucia ancora la sconfitta di San Siro all’andata, non meritavamo di perdere» ha sospirato Simone per niente sorpreso dal blitz rossonero nel recupero del Dall’Ara. «Incontriamo una squadra forte, organizzata, può avere qualche defezione ma possiede un organico di altissimo livello, a Bologna diversi giocatori hanno dimostrato di essere da Milan. Da parte nostra c’è la voglia, la determinazione di continuare nel solco delle ultime prestazioni, veniamo da due ottime prestazioni con Inter e Pescara, serve la partita giusta. Ho visto i ragazzi convinti a ottenere i tre punti in una sfida fondamentale».

MATURITÀ’. Servirebbe un successo pesante con una grande per dare un segnale al campionato e invertire la tendenza del girone d’andata. «Abbiamo eliminato l’In- ter in Coppa Italia, ma non dimenticherei la vittoria con la Fiorentina. La squadra ha convinzione, sta lavo – rando bene, vuole proseguire. Tutte sono prove di maturità, l’abbiamo preparata molto bene, a Pescara non ci hanno regalato niente, s’è visto appena abbiamo abbassata la guardia. Il Milan ha tantissima qualità, sarà più complicato, ma possiamo farcela». Inzaghi non ha voluto anticipare i temi tattici della partita. «Il Milan l’ho visto più volte, in alcune occasioni hanno cercato di prendere gli avversari in alto, altre volte hanno aspettato, ci sono momenti in cui la partita cambia. Noi proveremo come sempre a farla. Prepararla a tavolino è difficile, ma sappiamo quale squadra affronteremo». Deve rimotivare ogni giorno Keita, purosangue indomabile. «E’ tornato dalla Coppa d’Africa concentrato, motivato, prima di Pescara mi ha convinto negli allenamenti e poi ha fatto bene in partita. Questa settimana ha avuto un problemino che l’ha rallentato per un giorno, ieri si è allenato senza problemi. Lo vedo sereno, propositivo, penso sia pronto» ha risposto senza risolvere il ballottaggio con Lulic. «Siamo a un punto della stagione in cui la squadra è matura e ha dimostrato di interpretare le partite in vari modi, possiamo usare la difesa a tre oppure restare a quattro, vedrò chi darà maggiori garanzie per giocare dall’inizio. In un mese ci aspettano sei partite, avremo un bel tour de force, dovremo gestire le forze. Abbiamo visto la settimana in cui ci sono state tre partite come è stata difficile, dovrò valutare bene i recuperi».

CLASSIFICA. Inzaghi non è caduto nelle provocazioni e non ha voluto rispondere alla domanda sul video di Nainggolan, sicuro di vincere il doppio derby di Coppa Italia. «Dal momento in cui abbiamo battuto l’Inter sapevamo quasi certamente ci sarebbe stata la semifinale con la Roma. Noi abbiamo avuto l’Inter, loro il Cesena che si è dimostrato molto complicato. Questa partita la aspettiamo, ma prima ce ne saranno altre tre fondamentali con Milan, Empoli e Udinese». Non è il caso di guardare la classifica. «Sinora la Lazio ha meritato il Simone Inzaghi, 40 anni: la sua Lazio è sempre più ambiziosa marco rosi/fotonotizia quarto posto sul campo partita dopo partita, dobbiamo mantenere alta la guardia, nessuno si sta fermando, tutte corrono, siamo in una buona posizione, vogliamo rimanerci». Cerca il primo successo in panchina con Montella, s’erano affrontati più volte sul campo. «Lo stimo, l’ho incontrato all’andata e nel campionato passato con la Samp, dà un’identità e fa giocare bene le proprie squadre». Simone ha preparato le contromosse per arginare il tridente rossonero. «Affrontiamo una squadra di qualità, giocano bene a calcio, sono bravissimi nelle ripartenze, veloci, svelti, possiedono tecnica nell’uno contro uno, bisognerà non farsi sorprendere, ma anche il Milan dovrà stare attento a noi».

S’è calato nel ruolo di capitano, in quello di regista c’era già. La stagione di Lucas Biglia è cambiata nella notte peggiore, dopo lo scontro avvenuto con quel tifoso al termine di Lazio-Chievo. Biglia ha trasformato la rabbia in energia positiva. S’è ricaricato. Da quel giorno ha sciolto i dubbi sul futuro, s’è legato di più alla Lazio, ha scacciato i fantasmi, è tornato a battere i rigori, è stato decisivo dal dischetto a S.Siro contro l’Inter (in Coppa Italia) e ha trascinato la Lazio in semifinale. S’è visto e s’è sentito un altro Biglia nelle ultime due settimane. Finalmente ha parlato da capitano, in precedenza era stato sempre sfuggente, dubbioso, criptico, ermetico, enigmatico, misterioso, poco decifrabile. Da Milano in poi ha parlato con il cuore in mano, ha espresso tutta la sua voglia di Lazio, ha tenuto compatta la squadra ed è intervenuto a Pescara per redarguire Keita, reo secondo l’argentino di non aver ottemperato ad alcuni obblighi di copertura. E’ stata una questione di gioco. Un capitano, se lo ritiene opportuno, ha il dovere di farsi sentire. Un capitano, se si sente realmente dentro al ruolo, si comporta così. Piace il Biglia carico, energico, attivo e reattivo. Piace il Biglia sorridente, felice di giocare nella Lazio, contento di restarci a vita, convinto di firmare il rinnovo. La Lazio ha bisogno di leader capaci di dare l’esempio, di trascinare il gruppo, di istruire i più giovani, anche di riprenderli quando è giusto farlo.

LA NUOVA SFIDA. Il nuovo Biglia, più simile al Principito che aiutò Pioli a conquistare il terzo posto, sta giocando con più serenità, il peso dei pensieri lo schiacciava. Sfogando rabbia ha ritrovato sicurezza, segnando a S.Siro contro l’Inter ha ritrovato la forza necessaria per tornare rigorista. I tiri dal dischetto spettano a lui e ad Immobile, decidono loro a chi tocca tirare. Biglia, dopo aver sbagliato contro il Crotone, s’è riproposto al tiro, è disponibile a calciare già stasera. Al Milan ha fatto gol su rigore, è successo a S.Siro nel gennaio 2015. Si giocava in Coppa Italia, la rete dell’argentino fu decisiva per accedere alle semifinali, si disputavano i quarti. La Lazio era guidata da Pioli, vinse 1-0 il 27 gennaio 2015 e fu tanto considerando il tabù esistente in campionato nella tana rossonera (dura dal 1989). Il Milan era guidato da Pippo Inzaghi, fratello di Simone. Quella Lazio fu capace di vincere in 10 uomini. Biglia ricorderà la partita, con la Lazio ha segnato in tutto 14 gol, non sono tantissimi, li avrà ben presenti in mente. Simone Inzaghi si fida ciecamente del suo capitano, non ha mai smesso di elogiarlo, di credere in lui, di sperare nella sua permanenza. La fiducia di Simone, le parole espresse dal diesse Tare e dal club manager Pe- ruzzi, l’affetto dei compagni, sono stati fattori fondamentali per ritrovare l’argentino. S’è sentito davvero voluto da tutti e la ricca proposta di rinnovo presentatagli da Lotito ha fatto il resto. Biglia non deve far altro che pensare alla Lazio, alla sfida europea con il Milan, un vero scontro diretto, e in più al triplo derby con la Roma. Per centrare tutti gli obiettivi, in campionato e in Coppa Italia, da qui al termine della stagione servirà l’aiuto dei senatori, dovranno fare la differenza.

IL CARATTERE. Biglia ha grandi qualità tecniche, ma non bastano. L’argentino, a 31 anni, deve riuscire a forgiare il ca- ratiere, non è mai troppo tardi. Durante la sua esperienza laziale è stato penalizzato dagli stop fisici e dalla sindrome dell’abbattimento, dello sconforto. Ha tutto per essere felice, per vivere al meglio la parte conclusiva della sua carriera. E’ al centro del progetto laziale, è diventato un punto fermo dell’Argentina. Le sconfitte rimediate con la Lazio nei derby, in Coppa Italia o nel preliminare di Champions devono trasformarsi in vittorie, per riuscirci è necessario crederci. Lo stesso vale per la sua Nazionale. Un Biglia più sereno e più ottimista sarà sicuramente più vincente.