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By | 16/02/2017
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FIRENZE  «Chi vince questa sfida può arrivare in fondo». Se serviva caricare ancor più una partita che già da giorni elettrizza la Fiorentina e i suoi tifosi, le parole di Paulo Sousa aggiungono pepe e adrenalina. Vincere stasera o comunque tornare a Firenze con un buon risultato che possa alimentare la speranza non solo di passare il turno ma anche di coltivare un sogno: questo l’obiettivo che, intima il tecnico lusitano, deve motivare la sua squadra al cospetto di un avversario di spessore come il Borussia Moenchenglandbach. «Chi è la favorita? Non mi piace fare pronostici, so però che per il livello delle due squadre questa è una delle sfide più belle dell’attuale Europa League, chi vincerà avrà molte chance di arrivare in fondo.

Ovviamente spero sia la Fiorentina. Ho fiducia perché vedo i miei ragazzi carichi e vogliosi di fare bene e onorare la maglia». Per lo stesso allenatore espugnare il Borussia Park avrebbe pure un doppio significato: sfaterebbe il tabù tedesco (nelle coppe la Fiorentina non ha mai vinto in Germania) e celebrerebbe al meglio la sua 80ª partita sulla panchina viola. «E’ una sfida che conta non solo per noi ma pure per il calcio italiano – aggiunge Sousa -. Non dobbiamo essere provinciali accontentandoci di aver battuto la Juve, vincere aiuta a vincere ed è quello che dobbiamo cercare di fare sempre, anche contro un avversario super competitivo come il Borussia. L’ho studiato così tanto che ora sono stanco», scherza.

Certo la Fiorentina dovrà essere perfetta, giocare la partita perfetta, vivere la notte perfetta. Possibile? Numeri alla mano i viola sotto la gestione-Della Valle sono spesso riusciti a livello internazionale tanto da aver perso appena due trasferte delle 30 giocate negli ultimi anni in coppa e adesso è al 24° posto nel ranking Uefa davanti a Lazio, Roma, Milan, Inter e poco dietro a club come Manchester United e Tottenham. Si punta dunque a continuare a esser protagonisti in Europa come conferma anche uno dei viola più attesi, Federico Bernardeschi: «E’ una sfida fondamentale e siamo qui per vincerla, è con questa mentalità che si può cercare di crescere e realizzare i nostri obiettivi. Siamo tutti molto convinti e decisi a restare il più possibile in questa competizione perché tutti noi ci teniamo moltissimo». Il numero dieci viola, già 7 reti in 16 gare di coppa, ha pure un motivo in più per far bene: oggi compirà 23 anni. «Che regalo vorrei? Tornare a Firenze con un bel risultato». Affatto originale, ma in linea con il desiderio che anima i 1200 tifosi al seguito e tutti quelli che trepideranno alla tv.

Coraggio, ambizione, grinta invoca Sousa: «Serve la migliore Fiorentina». E a conferma di quanto il tecnico tenga a questo match ha mostrato ieri sera ai media solo 15’ della rifinitura invece che tutta intera come nelle recenti gare di coppa. Al solito la formazione sarà decisa all’ultimo ma già s’annunciano titolari Kalinic, a caccia del 15° gol stagionale, e Bernardeschi, squalificato domenica in campionato col Milan: «Dispiace saltare la sfida coi rossoneri, ma bisogna guardare avanti». Verso il rientro Sanchez e Tello, quest’ultimo in assenza dello squalificato Chiesa, mentre Tatarusanu dovrebbe essere preferito ancora a Sportiello che intanto si consola con l’imminente chiamata di Ventura per lo stage azzurro dal 20 febbraio a Coverciano.

L’uomo della svolta o della provvidenza. A Dieter Hecking, da due mesi alla guida del Mönchengladbach al posto dell’esonerato Schubert, per riportare entusiasmo e fiducia in una squadra che sembrava in caduta libera e lontanissima parente di quella della passata stagione che fu capace di conquistare per il secondo anno consecutivo la qualificazione in Champions. Con lui il club tedesco ha collezionato 10 punti in 4 partite di campionato, oltre al passaggio ai quarti di finale di Coppa di Germania.

Così se ai tempi dei sorteggi di Nyon in molti pensavo che l’accoppiamento coi tedeschi fosse stata un’ottima notizia per la Fiorentina, ora non sembra più essere così. Dal suo arrivo Hecking ha cambiato il volto del Mönchengladbach che è tornata ad essere una squadra più equilibrata, attenta nel gestire le partite e cosa più importante capace di incassare poche reti. Con il nuovo allenatore nelle ultime 5 gare, tra campionato e Pokal, ha incassato solo due reti, entrambe nel successo per 2-3 a Leverkusen. Il segreto? Il passaggio dal 4-3-3 di Schubert a un 4-4-2 che ha avuto la fortuna di poter contare nuovamente su uomini chiave come Dahoud, Stindl, Raffael, Hazard e Kramer.

La Fiorentina, dunque. è avvertita. Inoltre Hecking ha un trascorso con le italiane che potrebbe preoccupare. Nel 2015 alla guida del Wolfsburg affrontò, sempre agli ottavi di in Europa League, l’Inter di Roberto Mancini. Sulla carta i tedeschi erano sfavoriti, alla fine, però, passarono loro riuscendo a vincere entrambe le gare per poi essere eliminati ai quarti dal Napoli.

Concentrazione, controllo, baricentro, fluidità, precisione e respirazione: con questi 6 principi Joseph Pilates da Monchengladbach (poi emigrato negli Usa) un secolo fa mise in piedi il suo omonimo sistema di allenamento, che ancora oggi ha milioni di praticanti. Diteci voi se questa non potrebbe essere anche la ricetta perfetta a misura di Fiorentina, attesa stasera al Borussia Park dal primo atto dei sedicesimi di finale di Europa League, contro la rinata squadra di Hecking, ancora imbattuta nel 2017, iniziato come neppure il Ba- yern di Ancelotti è stato capace. Sousa per parte sua non poteva cercare ragionamenti di sponda: «E’ una delle sfide più belle di questa fase della manifestazione: chi passa può arrivare in fondo! Spero che saremo noi i promossi, sappiamo che questa partita contro un avversario di livello può durare più di 180′..».

NUMERI. Testa, tattica, equilibrio, intensità, geometrie e lucidità: servirà tutto questo alla squadra di Sousa per tornara a casa con un risultato almeno aperto, in vista del ritorno, al Franchi, in calendario tra una settimana. Sette giorni cruciali per qualificare la stagione viola: fuori dalla coppa Italia, di rincorsa all’eurozona in campionato, la Fiorentina ha bisogno come il pane di fare bene su questo palcoscenico nobile, a dispetto dell’attuale posizione in classifica dei tedeschi. Il Borussia arriva dalla Champions, inserito come era nel girone di ferro con Barga e City, ha ritrovato il proprio spirito, è deciso a sfruttare il fattore campo (e che campo) in questo primo tempo del confronto con i viola. Per parte sua la Fiorentina è apparsa un po’ stanca (da qui a nostro parere il crollo contro la Roma). Ci sono poi i dati storici che pesano (soprattutto a livello internazionale): la Germania non porta bene ai viola dove non hanno mai vinto in 5 precedenti. Però in questa stagione europea la Fiorentina non ha mai perso mentre il Gladbach in casa non vince da tre partite.

AVANTI. Ma qui dare i numeri porta bene solo al mitico Netzer, che con una giocata pensata da un suo tifoso (data di nascita, gol e presenze in nazionale e numero di scarpe, il celeberrimo 47) si portò a casa 300 mila marchi (condivisi). Sousa, pur partendo con ironia, poi va al sodo del match: «Sono stanco, che non riesco a studiare più gli avversari. La verità è che il Borussia è forte, gioca in modo molto intenso. Noi però vogliamo essere noi stessi nel modo migliore, con i nostri principi, senza cambiare la base del nostro assetto». Come? Non rinunciando alla sua vocazione offensiva: in questo senso, assente lo squalificato Chiesa il ballottaggio sembra riguardare Tello e Cristoforo, con conseguenti aggiustamenti tattici, tra 3-4-2-1 e 4-4-11. Ma è la testa che comanda, per Sousa, che alla fine ammette l’importanza della sfida odierna: «Se vinciamo con la Juve non dobbiamo essere provinciali da pensare che sia una vittoria che vale di più. Questa è la cultura che cerco di portare dall’inizio: vincere aiuta a vincere. Però… sì, questa partita è importante, non solo per noi ma anche per il calcio italiano. Il mio slogan ai ragazzi è lo stesso: ambizione e coraggio per vincere ogni partita, cercheremo di farlo anche qui. Hecking ha disciplinato la squadra, il campionato gli permette di tenere alti i ritmi, la sua squadra chiude gli spazi, gioca con linee corte. Per questo dovremo stare al nostro meglio». Concentrazione, controllo…

INVIATO A MONCHEGLADBACH – Fosse davvero il gran momento dei carraresi. E Federico Bernardeschi il suo karma vincente lo ha scoperto prima del concittadino Francesco Gabbani, al quale vagamente somiglia pure, per altro. Di certo la sua Fiorentina stasera dovrà evitare di ballare nuda, scimmia o non scimmia, qui a Gladbach, davanti allo scatenato Borussia. Il fatto è che il giovane talento viola proverà a regalarsi nel giorno esatto del suo compleanno, il 23esimo, il più fantastico dei regali: «Voglio un risultato positivo, sarebbe straordinario». Magari grazie a un altro gol, come capitato l’altra sera a Cavani, 30 anni festeggiati da matador contro il Barcellona.

CHE STAGIONE. Seduto accanto a Sousa, Bernar- deschi, nella grande sala stampa del Borussia Park, appare a proprio agio, calato nel ruolo di leader giovane. E’ lui, con Kalinic (assente Chiesa), il volto radioso di questa Fiorentina nuovamente a metà del guado, dopo l’uscita dalla coppa Italia e il campionato per l’Europa che non aspetta. Nessuno ha giocato quanto lui in rosa (solo Kalinic gli è in scia): quella contro i tedeschi sarà la sua 32esima presenza viola stagionale, a cui aggiungere un paio di spezzoni azzurri. E non ha fatto certo numero in campo, il 10 di Carrara: 12 reti e 4 assist. E dire che solo qualche mese fa proprio Sou- sa, che adesso se lo accarezza con lo sguardo, ne aveva prima vagheggiato limiti di crescita, eppoi preconizzato un futuro glorioso ma altrove. Discorsi. Contano i fatti. E mai come stasera. Il primo a esserne consapevole è proprio il giocatore: «Una partita che dà un senso alla nostra stagione? Noi diamo importanza a tutte le competizioni, siamo venuti qui, sappiamo che il compito non è facile, contro un avversario forte, in uno stadio caldo. Ma la Fiorentina ha le sue idee di gioco e vogliamo fare quello che sappiamo fare».

PROVA DI MATURITA’. Un compleanno coincidente con un simile match porta con sé per forza l’idea di una prova reale di maturità. Lui risponde così: «Per un giocatore giovane è fondamentale ogni partita, dal punto di vista mentale si deve avere la massima concentrazione per far bene e per crescere». Parla con sicurezza, con consapevolezza. Vedremo davanti alla montagna tedesca che tipo di arrampicata riuscirà alla Viola di Bernardeschi. Che prova già a mettere il primo e decisivo passo in avanti: «Come si deve stare in Europa? Noi affrontiamo tutte le partite per vincere, e fuori casa è ancora più importante. E siamo qui proprio per questo: per vincere. E’ questo il modo giusto per confermarci e per centrare i nostri obiettivi».

INVIATO A MONCHENGLADBACH – Benvenuti al Borussia Park, gran teatro verde dei sogni di Gladbach e dei suoi puledri galoppanti, migliore squadra di Germania in questo 2017, al pari del Bayern di Carlo An- celotti, anzi meglio: 5 partite (tra campionato e Coppa di Lega) 4 vittorie e un pareggio, 7 gol fatti e 2 subiti, uno in meno della corazzata di Monaco. Tutto merito, evidentemente, di Dieter Hecking, faccia quadrata come le sue idee tattiche, che il club in crisi ha mandato in panchina a Natale al posto di André Schubert. «Il mio segreto? Ho portato idee nuove, ma importante è stato mettere i giocatori davanti alle loro responsbilità. Mi piace la velocità e la compattezza che abbiamo adesso in campo, li ringrazio e devo dire che sono felice di allenare questo gruppo». Ci tiene anche a chiarire il senso di alcune frasi dette in questa vigilia, Hecking: «Se ho parlato di festa pensando alla partita con la Fiorentina non è perché ne faremo un boccone, anzi, non sarà facile batterli: ma questa è una sfida europea. E qui sta il bello».

STADIO VERDE. Un ragionamento finalmente “ecologico” che bene si compone con la cornice di questa partita: il Borussia Park: un’area verde di 264mila metri quadrati, già occupati in passato da una base militare inglese e ora dal centro sportivo con 12 campi e palestra dove si allenano tutte le squadre del club, la cittadina di260mila abitanti che non si sa dove sia, neanche un campanile all’orizzonte, una struttura funzionale e imponente, 54milapostiper il campionato, 60mila per i concerti (con una parte della curva Nord che diventa calpestabile) 46mila posti perle partite internazionali, un anno e mezzo di lavori, finiti nel2004, 86,9 milioni di investimento, con mutui di Lender e municipalità pari a 78 milioni rimborsabili entro il 2034. Sky box, bar, ristoranti, grandi quadri moderni all’ingresso, un museo, e tre celle di sicurezza all’americana (tappa compresa nel tour di visita).

SENZA RAFFAEL. Qui per la Fiorentina stasera ci sarà pane duro e nero da mordere. La partenza della stella Xhaka, passato all’Arsenal per 45 milioni in estate ha portato a Gladbach Vestergaard, leader della difesa e Kramer, punto di forza del centrocampo, appena recuperato, con il siriano Dahoud, nuovo pezzo pregiato. Hecking ha ridato fiato a Hermann e Johnson sulle fasce e, facendo a meno di Raffael in avanti (indisponibile stasera), ha esaltato Thorgan Hazard, fratello d’arte di Eder, che sarà sostenuto dal rientrante Stindl.

MONTAGNE ITALOTEDESCHE. Per quanto riguarda il passato, ci sono stati molti incroci tra italiane e Borussia (eliminato da Juve e Lazio, per esempio) come con Hecking: «Queste sono sfide sempre interessanti, non solo tatticamente ma anche tecnicamente. Col Wolfsburg ho incontrato l’Inter e ho vinto, col Napoli siamo usciti: comunque duelli sempre aspri e duri. Sono le sfide che piacciono a me»

Non ci sono soltanto compleanni da festeggiare, qui a Gladbach. Ma anche un traguardo significativo da tagliare, possibilmente nel migliore dei modi: contro il Borussia stasera Nikola Kalinic giocherà la sua cinquantesima partita in Europa. E la Fiorentina ritrova il suo bomber, assente in occasione della rotonda vittoria contro l’Udinese.
Certo Gonzalo Rodriguez corre verso quota 100 (essendo a 90), Tatarusanu pure ha fatto cifra tonda (60), Badelj è a 76 e Borja a 51. Eppure questo gradino comunque importante arriva per Kalinic in un momento importante. Il croato ritrova l’Europa in cima a settimane che dal punto di vista personale debbono essere state tra le più intricate sul piano professionale, tra sirene cinesi e scelta di vita fiorentina.

UOMO IN PIU’. L’attaccante croato (assieme a Bernardeschi) rappresenta l’uomo in più della squadra di Sousa: 10 gol in campionato (come Federico), 4 in Europa League, miglior bomber viola (assieme a Baba- car). Lui e il numero 10 hanno segnato la metà dei gol stagionali della squadra di Paulo Sousa. Dunque è chiaro che anche in questa occasione, contro una difesa divenuta improvvisamente impenetrabile, la Fiorentina si aspetta da lui un ulteriore prova di carattere e di qualità. Fin qui Kalinic ha segnato in Europa quindici volte.
CON MAZZARRI. Però l’Europa di Nikola non è stata fin qui troppo generosa di soddisfazioni, a partire dal suo battesimo. Fu la Giornata speciale per molti giocatori viola, a partire da Federico Bernardeschi che festeggia il compleanno e si aspetta un regalo ansa.

Sampdoria di Walter Mazzarri, nelle qualificazioni estive all’Eurocoppa, la prima avversaria di Kalinic, addirittura nell’agosto di dieci anni fa. L’Hajduk Spalato fu eliminato. Ma quella deve essere storia ormai lontana. Adesso stiamo parlando di un giocatore arrivato al pieno della maturità, sia tattica, che tecnica e mentale, esaltato da un allenatore, Paulo Sousa, che lo ha voluto a Firenze la passata stagione, la prima in viola, garantendo per questo giocatore finito al Dnipro e che poi è arrivato a valere 40/50 milioni dopo una sola stagione fiorentina.
PRIMA PUNTA. Questa sera in casa dei tedeschi Kalinic se la vedrà con il tandem scandinavo Christensen-Vestergaard, intorno al quale il tecnico Hecking ha blindato il suo Borussia, divenuto imperforabile. Vedremo se alla fine Sousa schiererà una Fiorentina con il croato sostenuto da Bernardeschi e Tello oppure il tecnico portoghese sceglierà in questo “primo tempo” contro i tedeschi di infoltire il centrocampo, inserendo Cristoforo in vece dell’ex Barcellona. Sia come sia, toccherà a Kalinic cercare il guizzo giusto per battere Sommer. C’è da essere sicuri che il croato vorrà celebrare degnamente il traguardo delle cinquanta partite sul palcoscenico europeo.

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Ventitré anni oggi: l’età della qualità ribelle che Federico Bernardeschi sta imparando a recintare, da giovane-vecchio talento arrivato finalmente alla stagione del decollo. Quattordici anni nel 2008: l’età del tifoso che ama e ancora sogna di essere lui amato, un giorno. Era il tempo in cui Berna alternava una maglia viola delle giovanili e una sciarpa viola al collo quando la Fiorentina, ai rigori contro i Rangers, vide sbriciolarsi il castello della finale di Coppa Uefa. Allora si chiamava ancora così: oggi ha cambiato nome, ma resta un sogno da provare a ricostruire.

LA SFIDA DI CORVINO La Fiorentina, Bernardeschi e l’Europa League. È una scommessa che scorre su binari paralleli: assicurarsi anche la prossima correndo in campionato da qui alla fine e intanto provare a prendersi questa, che non si sa mai. Non tutto e però molto in quattro giorni, prima il Borus- sia e poi il Milan: «Non so se sia una settimana decisiva per il nostro futuro — dice Bernar- deschi — ma so che abbiamo voglia di giocare queste partite e che è bello poterle giocare. Ma anche provare a stare in corsa dappertutto: la priorità oggi è solo il Borussia, teniamo tantissimo pure all’Europa League». Berna è tipo da scommesse: ha voluto la maglia numero 10 dopo aver chiesto permesso e un giorno vorrà anche la fascia da capitano, se gli sarà permesso (dal club e dal mercato, dove il suo nome è tutt’altro che sussurrato). Nel frattempo, ha fatto vincere una sfida a Pantaleo Corvino. Il d.g. aveva puntato secco sui suoi 10 gol in campionato, è già passato a riscuotere — ma da chi non vuole dirlo — e però a Federico non dovrà nulla: quest’anno aspettarsi la doppia cifra da lui era la normalità. Quella che l’ha aiutato a ritrovare dopo che la scorsa estate, tornato a casa, aveva ritrovato quel ragazzo a suo tempo cresciuto come un figlioccio con la cresta e un po’ troppo mechato.

SQUALIFICA  successe un sacco di cose: Bernardeschi ha convinto Sousa (e il c.t. Ventura), si è preso la Fiorentina, ne incarna l’anima italiana fatta di ragazzi (lui, Chiesa, Babacar) che oggi sono risorse tecniche ma anche economiche. Ne è diventato un pezzo d’anima importante. Lo sarà anche stasera, e non solo perché domenica contro il Mi- lan sarà squalificato: «E mi dispiace tanto, ma non sto qui a dire se quell’ammonizione fosse giusta o sbagliata: ormai è andata». C’è un’altra sfida da lanciare a se stesso, visto che finora in Europa non è stato scintillante come in Italia: sei presenze su sei (ma solo tre da titolare) e appena un gol in casa contro il Paok Salonicco, per di più superfluo.

STADIO CALDO Segnarne uno stasera difficilmente sarebbe inutile: la strada per fare strada in Europa League passa dal Borussia Park forse anche più di quanto si possa credere. «Sappiamo che ci aspetta uno stadio molto caldo: servirà la migliore Fiorentina, serviranno le nostre idee di gioco e tutto quello che sappiamo fare. Ovvero provare a vincere: giochiamo sempre così, anche in trasferta». Servirà un altro segnale di Bernardeschi, e quello sì che sarebbe un bel autoregalo di compleanno: «Per l’evoluzione di un giovane è fondamentale ogni partita, e soprattutto come la affronta mentalmente. In certe serate l’adrenalina ce l’hai già dentro: è avere sempre la testa connessa al cento per cento che fa la differenza. È così che si cresce bene e velocemente». È così che la qualità non si sente mai prigioniera, tantomeno dentro il recinto della maturità.

Se davvero il futuro viola di Sousa è legato ai risultati come lui ama ripetere — e non è così facile crederlo — questa doppia sfida con il Bo- russia potrà cominciare a dire verità importanti. In un senso o nell’altro. «Perché questa — dice il portoghese — è una delle sfide più belle di questi sedicesimi di Europa League, e chi passerà avrà molte chance di

arrivare fino in fondo. Siamo a un momento importante della stagione: per noi, ma anche per il calcio italiano». Sfida incertissima, ma con una certezza sullo sfondo: nessuno come lui, che vent’anni fa con l’altro Bo- russia (Dortmund) ha toccato vette fra le più alte della sua carriera da giocatore (una Champions e una Coppa Intercontinentale), può respirare senza paura di intossicarsi quell’aria tedesca che invece alla Fiorentina va di traverso da un sacco di tempo. E questo Borussia Moenchengladbach, dall’arrivo di Hecking, sembra essersi purificato i polmoni dopo aver sentito addirittura puzza di retrocessione.

BORUSSIA TOP Tre vittorie di fila dopo un pareggio, due gol subiti nelle ultime cinque partite (compresa la Coppa di Germania), uno stadio da 50.000, ma non di soli numeri vive il nuovo corso inaugurato dall’ex tecnico del Wolsburg. «L’analisi della nostra avversaria — dice Sousa — è facile: squadra di altissimo livello. Ma noi vogliamo essere noi stessi, al nostro livello migliore: quando ci arriviamo, possiamo competere e vincere contro qualunque avversaria. Lo dico dall’anno scorso: vincere porta l’abitudine di vincere. Affrontare ogni partita con la stessa mentalità aiuta a portare questa cultura».

MANTRA Ambizione e coraggio, Sousa lo ripete come un mantra. L’ambizione che «deve far catalogare come provinciale il sentirsi forti per aver battuto la Juventus». Come dire: non da certi risultati si giudica un lavoro. E neanche dai giocatori che si decide di impiegare. Stasera Hecking, mancandogli Raffael, potrebbe non usare un centravanti vero, «ma anche senza una punta pesante i risultati non sono cambiati. Squadra disciplinata e motivata, il loro campionato gli consente di tenere sempre ritmi alti: corrono, pressano, difendono bene, chiudono gli spazi fra le linee stando corti, hanno un’intensità nella transizione altissima, dall’inizio alla fine». Quanto alla Fiorentina, «la base della formazione sarà la solita: non è il sistema di gioco che cambia i nostri principi». Dunque Sanchez favorito su Tomovic e un dubbio per la sostituzione di Chiesa: Tello — e probabilmente non cambierebbe assetto — oppure Cristoforo alle spalle di Kalinic, a quel punto con Bernardeschi più decentrato.

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