WhatsApp, attenzione alla truffa dell’account scaduto

By | 25/05/2017
(Visite Totali 78 ---- Visite Oggi 1 )

Una delle ultime è stata segnalata dalla pagina Facebook

Commissariato di PS Online – Italia, questo il testo del messaggio: “Il tuo account WhatsApp Messenger è scaduto”.

“Cambia la formula ma l’inganno è lo stesso”: con queste parole, il corpo di Polizia specializzato nel smascherare truffe e reati sul web avvisa tutti gli utilizzatori di WhatsApp del nuovo tentativo di phishing. Una fake news pensata per estorcere soldi o per installare sui dispositivi degli utenti programmi malware.

Ricordatevi e informate i vostri amici che questi messaggi sono delle vere e proprie truffe. Ancor di più se si riferiscono a Whatsapp e l’avviso (fasullo) arriva tramite SMS. A rendere nota la questione è stata la stessa Polizia Postale che, dal proprio account Facebook, mette in allerta gli utenti da un messaggio che chiede il pagamento di una cifra pari a 99 centesimi come pagamento di un presunto rinnovo dell’abbonamento. Ed arriviamo ad un altro punto importante, all’interno dei “messaggi truffa” sono sempre presenti link che il testo dell’SMS invita a cliccare, ovviamente non bisogna farlo. Se vi capita di ricevere un messaggio del genere, cancellatelo e non cliccate per nessuna regione sul link che trovate in esso contenuto.

Whatsapp, un po’ come Android e Windows, è presa molto di mira dai truffatori perché è l’app più utilizzata al mondo, di conseguenza, un enorme bacino da cui poter trarre profitto.

WhatsApp, cancellare i messaggi inviati: come fare?

L”applicazione di messaggistica istantanea ovvero WhatsApp sembra sempre pronta a stupire gli innumerevoli utenti che la popolano e dopo le novità riguardanti lo status adesso è pronta a lanciare un nuovo aggiornamento che permetterà di eliminare i messaggi inviati. Al momento questa funzione, ovvero la possibilità di eliminare i messaggi esiste ma soltanto parzialmente, in quanto i messaggi inviati possono essere cancellati dalla propria chat, ma rimangono comunque su quella di chi l’ha ricevuti. Adesso l’intento della società è quello di permettere agli utenti di poter eliminare i messaggi inviati non soltanto dalla propria chat ma che da quella di chi l’ha ricevuti.

A tal riguardo è intervenuta Amber Rudd, ovvero la segretaria di Stato agli affari interni, la quale ha dichiarato: “Dobbiamo fare in modo che organizzazioni come WhatsApp non forniscano un posto segreto per i terroristi per comunicare gli uni con gli altri è necessario che i nostri servizi di intelligence abbiano la possibilità di oltrepassare alcuni servizi di sicurezza come la crittografia di WhatsApp”.

 La novità di cui abbiamo appena parlato, sembra essere stata avvistata nella versione beta di WhatsApp, una funzione di cui si era già parlato in precedenza ma che non sembra aver ancora trovato vita, ma che potrebbe presto essere presente nella versione stabile. Nello specifico sembra che la possibilità di cancellare i messaggi inviati sia stata annunciata lo scorso mese di dicembre 2016 e ben presto, e nello specifico entro qualche mese, dovrebbe fare la comparsa all’interno delle applicazione per smartphone Android, iOS e Windows Phone.

Sembra che gli utenti potranno, dunque, cancellare definitivamente un messaggio inviato sia dalla propria che dall’altra chat entro 2 minuti, trascorsi i quali purtroppo, non si potrà più intervenire in alcun modo. Dunque, dopo la reintroduzione dello Stato testuale il prossimo aggiornamento di WhatsApp per dispositivi iOS, Android e Windows Phone introdurrà questa novità ben accetta dagli utenti, e dunque,  introdurrà il tanto atteso tanto revoke che permetterà agli utenti di poter cancellare un messaggio dallo smartphone del mittente di quella del destinatario. Inizialmente l’idea era quella di concedere agli utenti 29 minuti per avere la possibilità di cancellare quello che si era scritto, tuttavia adesso il lasso di tempo è diminuito fino a 2 minuti.

Può succedere a tutti di inviare per sbaglio un messaggio, o ancora sbagliare destinatario, o semplicemente inviare un messaggio di cui ci si pente subito dopo, ma a breve questo non sarà più un problema, grazie al tasto revoke. Le novità non sembrano essere finite, in quanto da alcune indiscrezioni è emerso che WhatsApp sta lavorando ancora ad una funzione che avvisa in automatico i propri contatti quando viene cambiato il numero di telefono.

I social network sono ormai lo strumento principale usato per comunicare con amici, parenti e conoscenti, ma sono anche il mezzo preferito dai criminali per adescare possibili vittime nelle proprie attività illecite. Facebook viene usato per capire le abitudini delle persone, scoprire quando sono in casa o sono in vacanza, per esempio. LinkedIn serve anche a contattare persone per proporre finti affari, improbabili investimenti e così via. Perfino WhatsApp può essere usato in maniera illecita per inviare catene di sant’Antonio, offerte truffaldine che si diffondono velocemente fra i nostri contatti e hanno in realtà il solo scopo di far scaricare virus, ransomware, programmi fraudolenti che spiano le nostre attività o rubano i dati e via discorrendo. Ma allora è così pericoloso usare questi strumenti che la tecnologia ci ha messo a disposizione? Non c’è una risposta semplice. Il buonsenso ci dice che, se nella vita reale non conviene spiattellare ai quattro venti che per 15 giorni saremo fuori casa, non ha alcun senso scriverlo su Facebook…

Perché dovrebbe essere più sicuro? Bisogna pensare che sui social valgono le stesse regole che tutti conosciamo bene: nel web si incontrano malintenzionati proprio come può accadere per strada, sui mezzi pubblici o in metropolitana. Non cambia nulla, dobbiamo sempre essere prudenti e pensare che Internet ci punta addosso molti più occhi di quanti possiamo immaginare.

L’altra faccia della medaglia

Ritornando al nostro discorso su social, tecnologia e sicurezza, cerchiamo di guardare la cosa da un punto di vista diverso. Se, da una parte, comunicare velocemente con tante persone può esporci a eventuali malintenzionati, può accadere anche il contrario. Ovvero, queste tecnologie possono essere usate per mettere in contatto gente onesta che può unirsi organizzando una barriera contro i criminali. Un ottimo strumento da usare a tale proposito è, per esempio, WhatsApp e l’uso che ne è stato fatto in un condominio di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Da qualche tempo, all’interno del palazzo c’erano stati dei furti e i condòmini vivevano una situazione di forte disagio dovuta al clima di insicurezza che si era venuto a creare. In questo condomino vive Lorenzo Cipriani, perito tecnico presso un’importante Essendo un grande appassionato di tecnologia, un giorno ha un’idea, semplice quanto brillante: creare un gruppo WhatsApp del condominio.

L’idea del gruppo

A che cosa serve un gruppo WhatsApp del proprio condominio? Serve ad allertare tutte le persone dello stabile se si notano movimenti strani. Bisogna però partire da due presupposti: il primo è che un condominio non è mai completamente vuoto. Se noi non siamo in casa, nel palazzo c’è sicuramente qualcun altro, e si sa che i ladri non amano ritrovarsi in compagnia o essere scoperti mentre operano. Il secondo presupposto è che un servizio di messaggistica istantanea può diventare un’arma potente perché è in grado di mettere velocemente in contatto un gran numero di individui e, se sono tutte brave persone, l’unione fa la forza! Partendo da queste basi, Lorenzo crea il gruppo e inizia a invitare i suoi condòmini. Bisogna spiegare a tutti l’utilità di una strategia del genere, però Lorenzo è convinto dell’efficacia di questo strumento e in breve il gruppo si popola. Ma come funziona questo sistema? Eccolo spiegato:

1 Un ladro o uno sconosciuto si introduce in un appartamento o all’interno del palazzo.
2 Il primo che sente un rumore sospetto, scrive sul gruppo WhatsApp per avvisare gli altri.
3 Tutti i condòmini ricevono la segnalazione e, se sono in casa, si affacciano sulle scale e iniziano a fare rumore.
4 I ladri scappano perché si rendono conto di essere stati scoperti.

La prova del nove

A distanza di qualche tempo dalla creazione del gruppo WhatsApp, mentre uno dei condòmini si trova fuori a cena, una vicina sente degli strani rumori provenienti dall’appartamento vuoto. È il momento di mettere alla prova il gruppo. Parte il messaggio su WhatsApp e tutti vengono avvisati. La risposta è immediata: i condòmini presenti all’interno dell’edificio cominciano a fare rumore ed escono sui pianerottoli. Tutto il baccano prodotto dai vari piani, mette in fuga il ladro che scappa senza avere il tempo di portare via niente.

Non solo WhatsApp

Quello che abbiamo raccontato è un esempio di come la tecnologia, se usata in maniera corretta, può essere un aiuto preziosissimo. Ma non è solo attraverso un gruppo di condominio che ci si può difendere. In molte città italiane stanno nascendo dei gruppi che coinvolgono interi quartieri così come su Facebook ci sono pagine che i cittadini creano spontaneamente per tenersia ggiornati o per segnalare alle varie amministrazioni comunali se qualcosa non funziona all’interno della propria città. Insomma, questo modo di intendere i social network è di certo quello più salutare e costruttivo. Quando parliamo di sicurezza, però, non dobbiamo pensare solo ai ladri. Ultimamente, soprattutto le persone anziane e più deboli sono le prede preferite da una schiera di impostori che citofonano alle porte spacciandosi per impiegati della luce o del gas allo scopo di intrufolarsi in casa, raggirare o derubare. Il gruppo WhatsApp di cui abbiamo parlato prima aiuta i condòmini anche in questo. Se qualcuno vede personaggi strani davanti al portone del palazzo, avvisa immediatamente tutti gli altri di non aprire o prestare molta attenzione.

Controllo del territorio

Da qualche tempo, in molti comuni italiani sono sorti gruppi di ogni tipo con l’unico scopo di difendersi dai criminali. In provincia di Udine, per esempio, ma anche in quelle di Pordenone e Gorizia, sono nati dei gruppi WhatsApp di gioiellieri che si tengono in contatto e, in tempo reale, si inviano segnalazioni su persone sospette che si aggirano intorno ai loro negozi. Ci teniamo a sottolineare che questi strumenti non sostituiscono assolutamente l’operato delle forze dell’ordine che sono da considerare sempre come la principale barriera contro la criminalità. Tuttavia, se queste “associazioni” di persone contribuiscono a rendere più difficile l’azione dei criminali, ben vengano.

La difesa del vicinato

Unirsi e fare fronte comune contro la criminalità non significa solo mandarsi dei messaggi con il telefono. I rapporti devono essere prima di tutto reali, bisogna pensare alle fasce deboli e conoscersi di persona per poter fare fronte comune a furti, truffe e raggiri. Per questo in tutta Italia sono sorti dei comitati di controllo del vicinato che stanno crescendo rapidamente e offrono supporto per la costituzione di nuovi gruppi. Sul sito www.controllodelvicinato.it per esempio, che fa capo all’Associazione Controllo del Vicinato, troviamo una lista di informazioni utili per comprendere meglio di cosa si tratta, mentre all’indirizzo http://bit. ly/2byafWX c’è una mappa di Google che viene aggiornata di continuo con i nuovi gruppi che si registrano. Ma qual è lo scopo dell’Associazione? È scritto proprio sulle pagine del sito: “La nostra Associazione è composta da una rete territoriale di soci volontari (Referenti di Zona) che forniscono consulenza e supporto gratuito alle Amministrazioni comunali, alle associazioni locali e a privati cittadini che intendono sviluppare nel proprio territorio programmi di sicurezza residenziale e organizzare gruppi di Controllo del Vicinato”. Sul sito leggiamo ancora: “Il programma prevede l’auto- organizzazione tra vicini per controllare l’area intorno alla propria abitazione. Questa attività è segnalata tramite la collocazione di appositi cartelli. Lo scopo è quello di comunicare a chiunque passi nell’area interessata al controllo che la sua presenza non passerà inosservata e che il vicinato è attento e consapevole di ciò che avviene all’interno dell’area”.

Insomma, si tratta di una catena umana che segnala con tanto di cartelli attaccati ai portoni dei palazzi, l’appartenenza del condominio a un gruppo più ampio di monitoraggio. Questo dovrebbe già rappresentare un forte deterrente ai comportamenti criminali e la proliferazione di gruppi e adesioni sembra confermarlo.

I gruppi di quartiere

Difendersi dai criminali non è l’unico motivo che spinge tante persone a unirsi in gruppi di quartiere. La solidarietà fra vicini può essere una valida alternativa alla solitudine che sempre più spesso affligge le persone nella società odierna. Le Social Street, ovvero le pagine Facebook che mettono in contatto comuni cittadini, sono un fenomeno nato in Italia e ormai diffuso in tutto il mondo e può essere utile per scambiarsi favori reciprocamente. Lo scorso anno, un incendio devastò l’appartamento di una giovane coppia sempre a Sesto San Giovanni e sulla pagina Facebook del quartiere i vicini organizzarono una raccolta fondi per aiutare quei ragazzi. Nei giardini pubblici della zona venne allestito un mega picnic
e ognuno portò qualcosa da mangiare, non solo i privati, ma anche i ristoranti della zona. I partecipanti versarono una quota simbolica di 5 euro e in quella giornata vennero raccolti circa 1.700 euro da offrire a quei ragazzi. Questo è solo un esempio di cosa possono fare delle persone per bene quando si mettono insieme e decidono di operare per un interesse comune, senza secondi fini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *