Mal di schiena shock, aumenta del 13% il rischio di morte: Allarme mal di schiena

By | 02/03/2017
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Si tratta di un dolore persistente, che ti fa sospettare la presenza di una lesione. In realtà la presunta lesione non esiste, ma il dolore è solo una spia che ti avverte che stai usando male la colonna vertebrale. Scopriamolo con la consulenza del prof. Sergio Acampora, neurochirurgo, e della dottoressa Assunta Angela Troisi, fisiatra. Come inizia il “circuito del dolore” • A volte il complesso sistema di sostegno del nostro corpo viene in qualche modo alterato per una cattiva ridistribuzione dei carichi nelle fasi statiche e dinamiche della colonna, generando, come campanello d’allarme, il dolore. Insorge quando fai un movimento particolare, talvolta va aumentando man mano che passano i giorni e questo genera tensione e preoccupazione. Ti diamo subito un consiglio: quando compaiono
questi timori è il momento in cui devi darti da fare perché il dolore non aumenti, lasciando il passo al rilassamento muscolare.

E se c’è un’ernia? • Altre volte si ha già un’ernia del disco (il cuscinetto che separa e ammortizza le vertebre esce dalla sua sede e comprime la radice di un nervo) e si può sentire un formicolio alle braccia, alla gamba e al piede. Tuttavia a volte l’ernia del disco non dà sintomi, per cui non sempre il dolore ha quest’origine. Infatti, come vedrai in questo dossier, dietro questo dolore persistente vi possono essere diverse cause. Agendo su di esse e controllando i fattori come l’obesità e la sedentarietà, riuscirai a non dover convivere per forza col dolore.

COME RINFORZARE LA MUSCOLATURA La colonna risente del grasso addominale

L’addome prominente fa spostare il baricentro con aumento della curva lombare per mantenere l’equilibrio. La conseguenza è il mal di schiena. A volte la causa del dolore (che compare ripetutamente in conseguenza di uno sforzo, come portare pesi, passare l’aspirapolvere) è riconducibile a una vertebra che si è spostata leggermente dalla sede. Non avviene di colpo ma col tempo. Una delle cause primarie sono i chili di troppo, dai quali la pancia non è mai risparmiata.

La relazione colonna-ventre. Se sulla pancia si accumula grasso – che in questa zona si tende sempre ad depositare, soprattutto nella donna perché ci sono più recettori di lipidi – la schiena ne risente.• I muscoli e i legamenti che circondano la colonna vertebrale vengono sovraccaricati dato che la muscolatura dell’addome non è allenata e cede per fare spazio all’accumulo di grasso: questo comporta un’alterazione della postura.
• L’atto di piegarsi in avanti è difficoltoso e limitato per l’iperlordosi (si accentua la concavità) e l’accorciamento dei muscoli posteriori.
• Per questo motivo, qualunque sforzo richiede un lavoro maggiore per le tue vertebre, che invece sopporterebbero i carichi senza danneggiarsi se i tuoi muscoli addominali fossero più forti.

Non un chilo di più • Essere sovrappeso aumenta fino al 20% il rischio di soffrire di mal di schiena in forma cronica. Le probabilità possono triplicare in caso di obesità.
• Perdere solo 2 kg di peso significa togliere alla tua schiena un carico equivalente a quello esercitato da un peso di otto chilogrammi.
• L’ernia del disco è più frequente nei soggetti obesi. Non solo, secondo vari studi sull’influenza
dell’obesità sul risultato del trattamento dell’ernia discale lombare, gli obesi rispondono peggio a qualunque terapia (sia chirurgica sia conservativa).
Il muscolo “magico”
È il trasverso, appartiene ai muscoli laterali addominali ed è il salvagente della colonna perché aiuta a stabilizzarla. Rinforzarlo con esercizi è utile per avere un ventre piatto e prevenire il mal di schiena.

La specialista L’incontinenza nuoce anche alla schiena • Una mutua relazione
Se hai mal di schiena e soffri anche di perdite di urina, dovresti fare attenzione: si riscontra, nella pratica, che le due cose possano essere correlate. Il cinquanta per cento delle donne con problemi di incontinenza, infatti, soffre proprio di questo tipo di disturbi alla schiena.
• Perché ciò avviene?
Perché i muscoli del pavimento pelvico, che sono quelli responsabili dell’incontinenza quando non chiudono bene l’uretra e provocano perdite di urina, sono anche quelli implicati nella stabilizzazione della zona lombare. Per questo motivo, se tali muscoli non sono “in forma” possono finire per causare dolore nella fascia lombare.
Di quale tipo di dolori lombari si tratta?
Se il dolore ha origine dall’indebolimento del pavimento pelvico, generalmente si localizza nella parte bassa della schiena, soprattutto quando il corpo è in movimento. Se invece si tratta di un dolore costante o che compare a riposo l’origine è diversa.

E proprio il modo di appoggiare il piede a ogni passo ad avere una relazione diretta con il mal di schiena. Gli esperti di questo tipo di patologie dicono che se, non viene fatto bene questo movimento si altera l’allineamento della pelvi e, quindi, prima la tibia e poi il femore sono costretti a ruotare, favorendo una posizione scorretta di tutte le vertebre. Per evitare un danno maggiore, il corpo risponde con una serie di movimenti di compenso che provocano una maggiore tensione a tutte le strutture che sostengono la colonna. Tutto ciò non è che l’anticamera del dolore lombare.
Primo passo:
correggere un passo scorretto
Si ha soprattutto nei soggetti che camminano girando il piede (che sia leggermente o in maniera evidente) verso l’interno o verso l’esterno (nel riquadro a destra puoi vedere, col nostro test, se succede anche a te). Ci sono alcuni modi per correggere un passo scorretto, ma uno dei più semplici ed efficaci è andare dal podologo e farsi realizzare un plantare correttivo.
Secondo passo:
trovare il movimento corretto
Oltre al lato su cui appoggi il piede, c’è un altro dettaglio che è strettamente correlato con il mal di schiena: le tre fasi del passo. La forma e l’ordine corretti sono questi che ti elenchiamo.
• Prima appoggia il tallone.
• Poi tutta la pianta del piede.
• Infine tocca solo con le dita. Tuttavia ci sono persone che appoggiano il piede nella sua totalità, senza fare la mossa antecedente di spingere col tallone e senza far lavorare del tutto le 26 ossa di cui è composto il piede e che permettono di fare questo gioco delle tre fasi.
Terzo passo:
usare le calzature più salutari
• I tacchi. Quelli ideali sono di 3 cm perché il peso del corpo si distribuisca tra la parte anteriore e il tallone. Con un tacco alto la colonna si inarca e aumenta la pressione tra i dischi, provocando scivolamenti e dolore lombare e cervicale.
• Le scarpe. Non devono essere né rigide né a punta troppo stretta perché altrimenti favorirebbero l’alluce valgo.

Ogni vertebra percepisce ansia e stress
Il ritmo della tua vita, le tensioni di ogni giorno. Tutto si riflette sulla schiena: pensa che lo stress è una delle principali cause di dolore
E provato che la depressione provoca maggiore sensibilità al dolore, e una delle zone in cui si concentra solitamente quando siamo depressi è la schiena. C’è un’altra realtà quotidiana che dà luogo alla stessa cosa: la presenza costante di ansia e stress. Quando sei tesa per una situazione in particolare, per un problema che non si risolve, tutta la tua muscolatura si contrae. È come se durante tutto il giorno tu avessi portato una cintura molto stretta che comprime fortemente la colonna e le strutture che la circondano.
Se sei stressata
la tua schiena ne risente
Numerose ragioni spiegano scientificamente perché lo stress è causa di mal di schiena.
• Causa contratture. In condizioni normali, gli addominali e la muscolatura paravertebrale si coordinano per mantenerti nella giusta posizione, e questa coordinazione dipende dai riflessi nervosi. Lo stress, però, può influire sul coordinamento di questi riflessi. Risultato? La muscolatura si tende e compare una dolorosa contrattura.
• Sopporti meno il dolore. Le
strutture nervose si attivano in presenza di stress. Questo comporta la diminuzione della tua soglia del dolore, ovvero qualsiasi disturbo sarà percepito con maggiore intensità.
• Inoltre stai peggio. Non è solo una questione fisica, ma anche psicologica. Gli esperti affermano che le persone stressate hanno un atteggiamento più negativo nei confronti del dolore. Come se vedessi tutto nero: ti stressi, sai che tenderai la muscolatura, comparirà il dolore e non potrai fare nulla per evitarlo. Imparare a interrompere questo circolo vizioso con tecniche di rilassamento ti aiuterà contro
lo stress e il mal di schiena.
Ansia e tabacco,
una combinazione dannosa
il fumo aumenta del 30% il rischio di dolore lombare cronico: favorisce l’osteoporosi, riduce il flusso sanguigno e si danneggiano i dischi intervertebrali perché non vi arrivano nutrienti a sufficienza. Anche la tosse del fumatore danneggia la schiena.

Gli esercizi che causano dolore cronico
• Addominali con le macchine. Uno studio statunitense ha dimostrato che molte delle macchine delle palestre il cui obiettivo è quello di rinforzare gli addominali provocano mal di schiena, soprattutto se queste implicano una flessione del bacino.
• Addominali “crunches”. Ovvero distesa al suolo e portando in alto la parte superiore del corpo. Comportano un’aggressione alla colonna. Meglio gli addominali ipopressivi (portare indietro l’addome come se una corda interna tirasse verso la testa).
• Corsa. Gli sport d’impatto danneggiano le ginocchia e la colonna.
• Canottaggio. Se la postura è scorretta può causare mal di schiena, specialmente in zona dorsale.

Ti alzi una mattina con un leggero fastidio lombare e poi inizia il calvario. Se non c’è in presenza di una vera e propria patologia, le cause scatenanti possono essere moltissime, da un materasso sbagliato a come stai seduto al lavoro al sedile della macchina, e normalmente il problema si risolve con qualche giorno di riposo e un po’ di antinfiammatori.

Ma c’è un altro modo per stare meglio, senza farmaci: usare i delicati allungamenti dello stretching per dare sollievo ai muscoli della nostra schiena. Muscoli che, per posture sbagliate o inattività, possono irrigidirsi e fare male. Abbiamo scelto per te 6 esercizi semplici ed efficaci: provali la mattina al risveglio e poi la sera, prima di coricarti. Vedrai che nel giro di poche settimane il mal di schiena sarà per te solo un brutto ricordo.

Per la riduzione del dolore è utile la laser-terapia, la ionoforesi, le manipolazioni della colonna vertebrale e lo stretching.  Il concetto di base delle manipolazioni è la risoluzione delle contratture antalgiche con risoluzione degli eventuali conflitti nervosi.

Più difficile e laboriosa è la ginnastica preventiva. Il concetto di base è il rinforzo dei muscoli e dei legamenti che irrigidiscono la colonna vertebrale, in modo che le vertebre siano tra
loro più salde e quindi muovendosi meno e più regolarmente non sollecitino i dischi e le
altre strutture articolari della colonna.

Gli esercizi Servono per alleviare il dolore lombare, per decontrarre i muscoli della regione
lombare e rafforzare e tonificare i muscoli dorsali e addominali, riducendo così le probabilità di insorgenza e ricomparsa degli episodi dolorosi.  Ogni esercizio va effettuato 5-10 volte,
due volte al giorno, con movimenti lenti e regolari.

INCLINAZIONE DEL BACINO per rafforzare i muscoli addominali Porsi supino con le ginocchia flesse, con i piedi ben aderenti al pavimento e con le braccia distese lungo il corpo. A questo punto cercare di appiattire la colonna lombare ruotando il bacino verso l’alto. La posizione va mantenuta per alcuni secondi.

È costituita da 24 ossa chiamate vertebre. La colonna vertebrale è suddivisa in tre parti: cervicale, toracica e lombare. La parte cervicale è formata da 7 vertebre, la toracica da 12 a cui si uniscono le costole, e la lombare da 5. Queste ultime sono sostenute dall’osso sacro, posizionato in mezzo alle ossa pelviche. La colonna ha dunque tre curve, una per ogni regione vertebrale. È una delle parti più cruciali del corpo perché la sua funzione include l’origine e l’inserzione dei muscoli e dei legamenti, la protezione del midollo spinale ed il supporto per gli organi. Le vertebre sono separate da anelli di cartilagine chiamati dischi intervertebrali che hanno la funzione di ammortizzare i colpi e di dare flessibilità alla colonna. La parte bassa della schiena è una regione spesso interessata dal dolore (lombalgia, ‘colpo della strega’).

La lombalgia e la dorsalgia Il dolore alla parte bassa della schiena (lombalgia, popolarmente chiamata anche ‘lombagia’) e il dolore nella porzione centrale della colonna (dorsalgia), rappresentano problemi sempre più diffusi. Spesso la lombalgia precede di anni l’insorgere della lombosciatalgia e può considerarsi una specie di ‘avvertimento’.

 Discopatie I dischi intervertebrali, che si trovano tra le vertebre e sono fortemente ancorati alle vertebre possono, con il passare degli anni ed a causa di piccoli o grandi traumi, subire lesioni della loro parte più esterna dando origine al dolore. I sintomi della discopatia potranno essere: dolore aggravato da piegamenti, starnuti o colpi di tosse; dolore riferito ad una o ad entrambe le gambe con sensazione di formicolio e/o insensibilità; dolore con spostamento del tronco da un lato; riduzione della mobilità.

Quando si pensa al mal di schiena viene spontaneo il collegamento con persone che hanno superato la mezza età; che praticano lavori “pesanti” o che hanno un trascorso di attività intense o altro. In realtà si sa da dati statistici che questa patologia colpisce ancori di più le persone particolarmente sedentarie. Ciò che si ignora normalmente è la presenza di questo disturbo nei giovani ragazzi. Infatti in realtà anche gli adolescenti non sono immuni al disturbo, come segnala uno studio condotto in Spagna e Svizzera, pubblicato di recente sulla rivista Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. Dalla ricerca è emerso che circa il 40 per cento degli adolescenti ha dolori alla schiena almeno una volta al mese, osservazione che lascia da pensare. La buona notizia è, però, che nella gran parte dei casi il mal di schiena ha un impatto minimo sulla vita dei ragazzi. Cioè non è così forte da far far loro delle rinunce nella vita quotidiana e non nella maggioranza dei casi non li obbliga a modificare stile o abitudine di vita.

ADOLESCENTI E MAL DI SCHIENA – Nello studio sono stati presi in considerazione quasi 1.500 ragazzini di età compresa tra i 14 e i 15 anni, metà residenti a Barcellona e l’altra metà a Freiburg in Svizzera. A tutti è stato chiesto di compilare un questionario specifico per avere indicazioni sul mal di schiena ed eventuali dolori in altre parti del corpo. Ebbene: ben il 39,8% dei ragazzi ha riferito di soffrire di lombalgia almeno una volta al mese. In particolare il 42,6 per cento di questi giovani aveva solo mal di schiena, il 46,2 mal di schiena associato ad altri dolori, l’8,5 per cento mal di schiena associato a dolore a tutto il corpo e il 2,7 per cento problemi alla schiena non classificabili. Appurata la grande diffusione della lombalgia, i ricercatori si sono posti anche il problema di valutarne gli effetti sulla qualità di vita dei ragazzi. E qui il riscontro è stato fortunatamente positivo: nel 90 per cento dei casi i dolori non hanno avuto ripercussioni funzionali. Insomma i ragazzi hanno continuato a fare la loro vita senza grandi problemi.

POSSIBILI CAUSE – Ma come mai gli adolescenti soffrono così spesso di mal di schiena? Le cause più frequenti di lombalgia nei giovani possono essere diverse; In genere il dolore è conseguenza di posture scorrette: i ragazzi oggi si muovono poco e stanno molto tempo davanti a Pc, televisione o alla scrivania a studiare. In alcuni casi ci può essere anche una tendenza alla cifosi aggravata dall’ astenia muscolare, causata appunto alla scarsa attività fisica praticata e dall’alimentazione spesso sbilanciata. Difatti ancora una delle piaghe della nostra epoca è il sovrappeso che può incidere negativamente sulla muscolatura e la struttura osteo-cartilaginea della schiena. Nei più piccoli i problemi alla schiena possono anche essere legati al sovraccarico per zaini troppo pesanti ma soprattutto se questi vengono portati male. In generale comunque si tratta quasi sempre di un mal di schiena basato su uno squilibrio diverso da quello dell’anziano, in cui è spesso chiamata in causa l’artrosi, ma abbastanza simile a quella dell’adulto, con protrusioni o nei peggiori casi, ernie discali».

COME INTERVENIRE – «Sarebbe rischioso lanciare un allarme sociale solo perché il mal di schiena è così diffuso tra i giovani, anche perché il suo impatto “funzionale” è basso nel 90 per cento dei casi. Non sono necessarie misure restrittive in questa popolazione di ragazzi, bisogna solo incoraggiarli a condurre una vita fisicamente attiva ed evitare di “medicalizzare” un problema che forse non è così importante. L’attenzione va concentrata su quel 10 per cento di giovani in cui il mal di schiena ha ricadute importanti sulla qualità di vita». «Un mal di schiena frequente e invalidante, anche in un giovane, va interpretato come un avviso e non và sottovalutato. Il consiglio è quello di fare dei controlli: sarà poi lo specialista a indicare la strategia da seguire per controllare i dolori e riequilibrare la struttura vertebrale. Soprattutto attraverso un lavoro “attivo” da parte del giovane paziente, ed un educazione ergonomica e posturale che gli permetterà di riprendere le attività a cui a rinunciato. Di certo, come regola generale i giovani andrebbero incoraggiati a passare più tempo all’aria aperta a fare sport e meno ora davanti a computer e televisione». Il dolore comunque non è casuale e una causa anatomica e funzionale perché esso compare c’è ed è, nella stragrande maggioranza dei casi, facilmente individuabile con un’attenta Valutazione Funzionale Fisioterapica al termine della quale il paziente potrebbe anche in poche sedute, apprendere strategie da portare avanti in autonomia per riequilibrare la propria colonna con semplici esercizi specifici ed individualizzati.

Le dieci regole di vita contro il mal di schiena
1. Fai attenzione al dolore: ti sta comunicando cosa non fare
2. Se i dolori sono molto forti dovresti anche riposare, ma sappi che se questo può dare la sensazione di diminuire il dolore, non è comunque la cura
3. Rimani a letto durante il giorno solo il minimo indispensabile
4. Evita di rimanere fermo a lungo nella stessa posizione: il movimento, invece, aiuta
5. Appena possibile fai tutti i movimenti possibili che puoi fare
6. Se anche hai molto dolore non preoccuparti, capita e non significa che sarà per sempre
7. Sappi che ci saranno delle ricadute, quindi inizia subito a fare esercizi e a coreggiere la postura
8. Appena possibile vai a camminare

Le sette regole per il lavoro con il mal di schiena.
1. Evita di sollevare oggetti pesanti
2. Evita le torsioni del tronco
3. Cambia posizione il più spesso possibile
4. Evita le sedie basse
5. Da seduto, usa i braccioli ed un sostegno lombare
6. Prima di alzarti dal letto o dalle sedie allungati e stirati, fai dei movimenti in modo da alzarti con la muscolatura già calda

Cause della discopatia. Un movimento insignificante come chinarsi a raccogliere qualcosa può far precipitare la situazione. Lo sviluppo può avvenire gradualmente o all’improvviso; il nervo sciatico può esserne coinvolto . Le cause della discopatia variano, ma le più comuni sono da attribuirsi a movimenti forzati e bruschi della colonna, quali cadute, sollevamento di un peso e rotazione del busto. In realtà le vere cause sono precedenti all’episodio che scatena i sintomi. Si verifica un mutamento nella struttura del disco, il quale protrude nel canale vertebrale contenente il midollo spinale e va a premere sui nervi che in quel punto fuoriescono dalla colonna. Tali discopatie sono più frequenti tra i 30-50 anni d’età.

PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA SCHIENA FATTORI DI RISCHIO CORRELATI ALL’INSORGENZA DEL MAL DI SCHIENA a) FATTORI LAVORATIVI

• Lavori fisicamente pesanti che richiedono ripetute flessioni del tronco o il mantenimento prolungato di posizioni in flessione. • Il sollevamento o movimentazione di pesi, nonché operazioni di spinta o tiro di carichi. • Le frequenti rotazioni del tronco. • L’esposizione a vibrazioni (autocarri, trattori, carrelli elevatori, martelli a percussione, scavatrici). • Per di più si è visto che i soggetti che percepiscono il lavoro svolto come noioso, ripetitivo, monotono e insoddisfacente hanno maggiori probabilità di soffrire di lombalgia. b)

FATTORI DI RISCHIO ASSOCIATI ALL’INDIVIDUO • Età: la probabilità di soffrire di lombalgia aumenta gradatamente con l’avanzare degli anni. • Sesso: maschi e femmine presentano rischi simili di contrarre una lombalgia fino ai 60 anni, successivamente le donne presentano rischi più alti (e si ha una maggiore incidenza di osteoporosi). • Fattori antropometrici: peso maggiore esiste per le persone OBESE e quelle ALTE. • Fattori posturali (mantenimento cronico di posture errate, scoliosi etc).

GLI ESERCIZI CONSIGLIATI

QUESTI SONO ALCUNI ESERCIZI CHE TI CONSIGLIAMO, RIPETI QUESTI ESERCIZI TUTTI I GIORNI, ANCHE SE HAI POCO TEMPO A DISPOSIZIONE. ESEGUILI SU UNA SUPERFICIE RIGIDA O SU UN TAPPETTO. INIZIA E RIPETILI PIU’ VOLTE LENTAMENTE INCREMENTANDOLI GRADATAMENTE, SE HAI FORTE DOLORE ESEGUI SOLO GLI ESERCIZI PER IL RILASSAMENTO (1-2-4) E IN SEGUITO PROSEGUI ANCHE CON GLI ALTRI ESERCIZI.

1) RESPIRAZIONE
Sdraiati con le ginocchia flesse, inspira dal naso, espandi tutto il torace e l’addome espira dalla bocca. Ripeti l’esercizio più volte lentamente e profondamente.

2) RETROVERSIONE DEL BACINO Sempre con le gambe flesse espira appiattendo il tratto lombare contro il piano di appoggio e alza leggermente i glutei. Inspira rilasciando la muscolatura.

3) AUTOALLUNGAMENTO Appiatisci la zona lombare, allunga il collo e retrai il mento verso il torace espirando. Mantieni qualche secondo la posizione di allungamento. Inspira rilasciando.

4) STRETCHING MONOLATERALE DELLA COLONNA LOMBARE.
Inspira lentamente dal naso, espira dalla bocca,portando un ginocchio contro il petto, abbracciandolo con le mani. Mantenere la posizione per qualche secondo e riportare legambe in posizione di partenza. Ripetere dal lato opposto.

5) STRETCHING BILATERALE DELLA COLONNA LOMBARE Partendo con le ginocchia flesse e i piedi appoggiati al suolo, inspirare profondamente. Espirate portando le ginocchia la petto abbracciandole con le mani. Mantenere la posizione per qualche secondo.

6) STRETCHING DEI MUSCOLI POSTERIORI DELLA COSCIA
Flettere una gamba al petto poi stendere il ginocchio, espirando. Mantenere la posizione almeno per 10 secondi. Tornare alla posizione di partenza. Ripetere l’esercizio alternando le gambe.

7) RINFORZO DEGLI ADDOMINALI Solleva la testa e le spalle da terra, espirando. Mantenere la posizione per qualche secondo (devi sentire una netta contrazione dei muscoli addominali). Tornare alla posizione di partenza inspirando. Il tratto lombare deve essere sempre ben aderente a terra.

8) ESERCIZIO DEL GATTO A gatto con le mani all’altezza delle spalle e le ginocchia leggermente divaricate, ispirare profondamente alzando la testa in alto e infossando la schiena. Espirare lentamente flettendo la testa verso lo sterno, inarcando la schiena e contraendo gli addominali e i glutei

9) STRETCHING DEI MUSCOLI DORSALI E LOMBARI
Seduti sui talloni con le ginocchia leggermente divaricate, inspirare profondamente.
Stendere le braccia in avanti “camminando con le mani” ed espirate. Mantenere la posizione qualche secondo e poi tornare lentamente alla posizione di partenza, contraendo i muscoli addominali.

10) Pancia in giù mani all’altezza del petto: spingere sulle braccia ed estendere la schiena mantenendo appoggiata la pancia.

11) Gambe flesse, piedi ben vicini al sedere: sollevare il sedere.

12) Braccia aperte, palmo rivolto a terra, ginocchia flesse: ruotare le gambe prima a destra poi a sinistra tenendo le spalle appoggiate a terra.

13) Seduta gambe estese e flettere il tronco avanti con divaricate: le braccia estese.

ALTRI ESERCIZI CONSIGLIATI:
1. Retroversione del bacino: supino, ginocchia flesse, braccia lungo i fianchi, mento retroposto e appiattire la schiena contro il pavimento (10 volte).
2. Portare con le mani una gamba alla volta sulla pancia alternativamente (10 volte).
3. Portare con le mani tutte e due le gambe flesse sulla pancia e avvicinare la fronte alle ginocchia sollevando il capo (5 volte).
4. Una gamba flessa e una estesa: sollevare la gamba estesa, tenendo il ginocchio ben esteso e il piede ad angolo retto, non sollevare il sedere. Ripetere 10 volte e poi cambiare gamba.
5. Mani dietro la nuca, gambe flesse: sollevare il capo e le spalle, gomiti aperti e mantenere la posizione per 5 secondi (10 volte).
6. Braccia lungo i fianchi, ginocchia flesse: portare le gambe sulla pancia mantenere la schiena appoggiata a terra e sollevare le gambe in alto (10 volte).
7. Una gamba flessa e una estesa: portare con le mani la gamba flessa sulla pancia e tenere ben giù quella estesa. Farlo alternando le gambe (10 volte).
8. Mani dietro la nuca, gambe flesse: toccare con il gomito destro il ginocchio sinistro e viceversa flettendo e ruotando il busto (10 volte).
9. Stessa posizione: ruotare il tronco e toccare con la mano destra il piede sinistro e viceversa (10 volte).
10. Pancia in giù (se hai mal di schiena metti un cuscino sotto la pancia): prendere con le mani una caviglia alla volta e spingerla contro il sedere tenendo giù il bacino (10 volte).
11. Mani sotto il mento: sollevare una gamba alla volta estesa cercando di tenere la pancia appoggiata al a terra (10 volte).
12. Braccia estese in avanti, fronte a terra : sollevare un braccio alla volta senza sollevare la testa alternandole (10 volte).
13. Ripetere l’esercizio sollevando tutte e due le braccia insieme senza staccare la fronte la fronte da terra (10 volte).
14. Mani all’altezza del petto: spingersi con le braccia e mettersi in ginocchio. Sedersi sui talloni, braccia avanti e stirare i muscoli della regione lombare (10 volte).

LO STUDIO. Gli esperti britannici, per valutare gli effetti della Tecnica Alexander a breve e a lungo termine, hanno confrontato l’efficacia di diversi approcci in 579 persone sofferenti di lombalgia cronica o ricorrente. I pazienti sono stati assegnati a diversi gruppi di trattamento, che prevedevano terapia standard, massaggi e 6 oppure 24 lezioni di Tecnica Alexander. A metà dei pazienti di ciascun gruppo è stato anche prescritto esercizio fisico quotidiano consistente in 30 minuti di cammino veloce o attività simile.

Tutti i partecipanti hanno ricevuto un questionario all’inizio, tre mesi dopo e un anno dopo l’inizio del programma. I pazienti sono stati reclutati presso 64 medici di base e le prestazioni sono state fornite da 152 tra insegnanti e terapisti. Il sistema di misurazione si è basato principalmente sulla scala di valutazione Roland-Morris per la disabiltà e sul numero di giorni con dolore. Lo studio è stato finanziato dal Consiglio per la Ricerca Medica inglese (MRC) e dal Fondo Ricerca e Sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale inglese (NHS).

RISULTATI. Il gruppo di pazienti che ha ricevuto 24 lezioni individuali di Tecnica Alexander ha fatto riscontrare i migliori risultati, con un’importante riduzione del dolore e miglioramenti nella funzionalità della schiena e nella qualità della vita. Per queste persone, un anno dopo l’inizio dello studio, il numero di attività limitate dal mal di schiena si era ridotto del 42%, mentre i giorni con presenza di dolore nelle ultime 4 settimane si erano ridotti da 21 a 3, rispetto al gruppo di controllo. Ottimi risultati hanno mostrato anche i pazienti che hanno ricevuto 6 lezioni di Tecnica Alexander seguite da esercizio fisico, con il 72% dei benefici rispetto al primo gruppo. Il massaggio si è dimostrato utile nei primi tre mesi ma non a lungo termine, mentre a distanza di un anno la Tecnica Alexander ha mantenuto i benefici sia riguardo al dolore che alla funzionalità. L’esercizio fisico si è dimostrato utile più alla funzionalità che alla riduzione del dolore.

LA LOMBALGIA. Nelle società occidentali il mal di schiena colpisce oltre il 70% della popolazione ed è una delle principali cause di assenza dal lavoro. In Inghilterra affligge ogni anno il 49% della popolazione adulta e costa allo stato 5 miliardi di sterline. I disturbi si protraggono spesso per anni e riducono notevolmente la qualità della vita in senso fisico e psicologico. Si ritiene che tra i fattori del mal di schiena non specifico vi possa essere l’eccessivo e scoordinato tono della muscolatura paravertebrale, che causa compressione dei dischi e accorciamento della colonna vertebrale. In presenza di tale condizione le lezioni di Tecnica Alexander possono aiutare a riorganizzare le tensioni muscolari, ridurre la pressione sui dischi ed allungare la colonna vertebrale.

LA TECNICA ALEXANDER. Ideata da Frederick Matthias Alexander nei primi anni del 900, la Tecnica Alexander insegna a riconoscere ed abbandonare le abitudini motorie che agiscono negativamente sul funzionamento dell’organismo. Tramite la guida manuale di un insegnante qualificato, la persona impara a rilasciare le tensioni eccessive e a ritrovare una più appropriata distribuzione del tono muscolare attraverso tutto il corpo. Il metodo è facilmente applicabile alle attività della vita quotidiana ed è molto apprezzato in ambito sportivo e nelle arti dello spettacolo. Da oltre 100 anni la Tecnica Alexander aiuta le persone ad alleviare il mal di schiena, ora un importante studio scientifico ne dimostra l’efficacia. Le lezioni individuali hanno insegnato ai partecipanti a migliorare l’uso del loro corpo, l’equilibrio, il movimento e la coordinazione, e ad evitare le cattive abitudini motorie che causano o aggravano il dolore.

IL DOLORE DELLA COLONNA NON È UNA MALATTIA EMERGENTE, GLI ESSERI UMANI NE SOFFRONO DAGLI ALBORI DELLA CIVILTÀ. IL NUMERO DELLE PERSONE COLPITE DA QUESTO FENOMENO NON È AUMENTATO E IL DOLORE NON È CAMBIATO, L’UNICA COSA CHE È CAMBIATA È CIÒ CHE NOI PENSIAMO DEL MAL DI SCHIENA E COSA FACCIAMO PER ESSO. CON QUESTO MUTAMENTO NEL MODO DI PENSARE E DI AFFRONTARE IL PROBLEMA ABBIAMO CREATO QUINDI UN “EPIDEMIA SILENZIOSA” TRAMUTANDO UN SINTOMO FISICO BENIGNO IN DISABILITÀ.
QUINDI È IMPORTANTE GIÀ NELLE PRIME FASI, FOCALIZZARE L’ATTENZIONE SUGLI EVENTI PSICOLOGICI CHE LO ACCOMPAGNANO, IN MODO DA EVITARE CHE UN PROBLEMA FISICO RELATIVO ALLA SCHIENA, VISSUTO E AFFRONTATO MALE, DIVENTI CRONICO. TUTTI ORMAI SAPPIAMO CHE RASSICURARE IL PAZIENTE E PROMUOVERE LE STRATEGIE GESTITE IN MANIERA AUTONOMA, GENERA SICUREZZA, MIGLIORA LA SENSAZIONE DI BENESSERE E RIDUCE IL RICORSO A PRESTAZIONI INUTILI E COSTOSE. TUTTI GLI OPERATORI SANITARI IN FUTURO DEVONO LAVORARE AFFINCHÉ QUESTA EPIDEMIA “SILENZIOSA” COSÌ COME È STATA CREATA VENGA SCONFITTA.
I CONSIGLI PRATICI CHE VI FORNIREMO VALGONO PER TUTTI, SIA PER QUELLI CHE SOFFRONO GIÀ DI MAL DI SCHIENA, SIA PER QUELLI CHE VOGLIONO PREVENIRLO. SPERIAMO VI SIANO UTILI.

I TIPI DI MAL DI SCHIENA
ACUTO
PUÒ DURARE SINO A 30 GIORNI, SI RISOLVE SPONTANEAMENTE O CON TERAPIE ANALGESICHE SINTOMATICHE COME AD ESEMPIO IL PARACETAMOLO. RICORRI AL TUO MEDICO SOLO SE IL DOLORE NON SI RIDUCE DOPO ALCUNI GIORNI DI TRATTAMENTO E SE SOFFRI DI ALTRE PATOLOGIE. RICORDA CHE È IMPORTANTE LENIRE IL DOLORE MA È ANCHE IMPORTANTE CONTINUARE A SVOLGERE LE NORMALI ATTIVITÀ DELLA VITA PER EVITARE LO SVILUPPO DI UNA DISFUNZIONE FISICA E DI UN COMPORTAMENTO PATOLOGICO. IL MAL DI SCHIENA ACUTO PUÒ AVERE DELLE RICADUTE, IN ALCUNI CASI ANCHE FREQUENTI E IN QUESTI CASI CHE È MOLTO IMPORTANTE LA PREVENZIONE. LA RICADUTA NON È QUALCOSA DI GRAVE, MA SOLO IL RIPRESENTARSI DI UN PROBLEMA AL QUALE SEI PREDISPOSTO, O DI UNO STILE DI VITA NON ADEGUATO ALLE RICHIESTE DEL TUO FISICO.
SUBACUTO
PUÒ’ DURARE DA 30 GIORNI A TRE MESI. CORRI IL RISCHIO DI SVILUPPARE UNA DISFUNZIONE FISICA E COMPORTAMENTALE, QUINDI RIDUCI I PENSIERI NEGATIVI, I MOVIMENTI CAUTI E INCREMENTA I LIVELLI DI ATTIVITÀ.
SE HAI SMESSO DI LAVORARE RITORNA AL LAVORO. EVITA CHE SUL TUO DOLORE ALLA SCHIENA SI SOVRAPPONGANO FATTORI DI MANTENIMENTO (PSICOLOGICI, FISICI, LAVORATIVI, SOCIALI E COMPORTAMENTALI) CHE IMPEDIRANNO LA SOLUZIONE SPONTANEA DEL PROBLEMA E CHE RISCHIANO DI CRONICIZZARE IL DOLORE.
CRONICO
È L’EVOLUZIONE DELLE DUE FORME PRECEDENTI ED È PIÙ FACILE DA PREVENIRE CHE DA TRATTARE. PUÒ DURARE OLTRE TRE MESI. IL TUO MAL DI SCHIENA CRONICO DIPENDE DA UNA DISFUNZIONE FISICA E DA UN COMPORTAMENTO PATOLOGICO STABILIZZATO PER CUI AVRAI MOLTE PIÙ DIFFICOLTÀ DA AFFRONTARE. NEL TUO CASO UNA SERIE DI CIRCOLI VIZIOSI FISICI, PSICOLOGICI, SOCIALI E COMPORTAMENTALI NE RENDONO DIFFICILE LA SOLUZIONE.
SECONDARIO
È PIÙ RARO DELLE ALTRE FORME E DIPENDE DA PATOLOGIE DEL RACHIDE E RICHIEDE IN OGNI CASO TERAPIE
SPECIFICHE.

LE COSE CHE DOVRESTI SAPERE SUL TUO MAL DI SCHIENA
LA COLONNA È UNA STRUTTURA IN EQUILIBRIO CHE È ALLO STESSO TEMPO FORTE, COMPLESSA E CON UN CONTROLLO DELICATO.
IL SUO FUNZIONAMENTO DIPENDE DAL CERVELLO E SE QUESTO EQUILIBRIO VIENE ROTTO COMPARE IL DOLORE. IL DOLORE CI SEGNALA SEMPLICEMENTE CHE LA SCHIENA È FUORI FORMA E CHE LA DOBBIAMO RIMETTERE IN ORDINE.
TUTTI, PRIMA O POI, SOFFRIAMO O SOFFRIREMO DI MAL DI SCHIENA. QUINDI NON DOBBIAMO, AD OGNI EPISODIO DOLOROSO, FARCI PRENDERE DAL PANICO E CORRERE SUBITO DAL MEDICO, MA ESSERE CONSAPEVOLI CHE NON ESISTE NESSUNA SOLUZIONE MEDICA “MAGICA”. IL MEDICO PUÒ FORNIRE TERAPIE SINTOMATICHE PER LENIRE IL DOLORE E QUESTE ULTIME HANNO SENSO SOLO SE AIUTANO A MANTENERCI ATTIVI.
RECATI SUBITO DAL TUO MEDICO SE COMPAIONO I
SEGUENTI CAMPANELLI DI ALLARME: PROBLEMI NEL CONTROLLO VESCICALE E INTESTINALE, DEBOLEZZA ALLE GAMBE E/O INTORPIDIMENTO ALL’INGUINE, SENSO DI INSTABILITÀ IN STAZIONE ERETTA, RECENTE TRAUMA E SE, DOPO 30 GIORNI DI TERAPIA (ANALGESICA E FISICA), IL TUO DOLORE INVECE DI MIGLIORARE PEGGIORA, IN TUTTI QUESTI CASI È IMPORTANTE FARE DEGLI APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI CHE SOLO IL TUO MEDICO PUÒ CONSIGLIARTI.
QUINDI INIZIA CON ATTIVITÀ AEROBICHE SEMPLICI, COME AD ESEMPIO: CAMMINARE, NUOTARE. ANDARE IN BICICLETTA O BALLARE INCREMENTANDO PROGRESSIVAMENTE LA DURATA DI QUESTE ATTIVITÀ CON L’OBIETTIVO DI RIPRISTINARE LA TOLLERANZA ALL’ATTIVITÀ FISICA E SUPERARE LE LIMITAZIONI LEGATE AL DOLORE DELLA SCHIENA. DOPO ALCUNE SETTIMANE DI QUESTA ATTIVITÀ AEROBI A SI POSSONO POI AGGIUNGERE ESERCIZI PER LA SCHIENA. RICORDATI CHE DEVI ESSERE COSTANTE, L’ATTIVITÀ FISICA IRREGOLARE FA MALE E PUÒ FAR AUMENTARE IL DOLORE.
LE CAUSE DEL SCHIENA SONO NUMEROSE. IL MAL DI SCHIENA NON DIPENDE SOLO DALLE OSSA MA ANCHE DA UNA DIFFICOLTÀ DI FUNZIONAMENTO DI UNA QUALSIASI DELLE SUE COMPONENTI (MUSCOLI, LEGAMENTI, DISCHI, VERTEBRE ECC). MOLTO SPESSO LA CAUSA È TALMENTE PICCOLA CHE NON LA SI IDENTIFICA NEANCHE CON GLI ESAMI PIÙ APPROFONDITI. PERTANTO SOTTOPORSI CONTINUAMENTE A ESAMI NON SIGNIFICA INDIVIDUARE LA CAUSA DEL DOLORE E ALCUNE VOLTE QUESTI SONO SOLO NOCIVI. FARE UNA RADIOGRAFIA OGNI PAIO DI MESI POTRÀ EVIDENZIARE SOLO L’INVECCHIAMENTO E L’USURA DELLE TUE ARTICOLAZIONI SENZA DARTI ULTERIORI SOLUZIONI, PERTANTO SE IL TUO DOLORE SI RISOLVE SPONTANEAMENTE ENTRO POCHI GIORNI, NON CHIEDERE AL TUO MEDICO DI FARE ESAMI.
IL PAZIENTE DEVE CONDIVIDERE LA RESPONSABILITÀ DEL TRATTAMENTO. INFATTI LA GUARIGIONE NON DIPENDE SOLO DALLA RISOLUZIONE DEL DOLORE, MA DIPENDE ANCHE DAL RIMETTERE IN MOVIMENTO E AL LAVORO LA SCHIENA E NEL RIPRISTINARE LA NORMALE FUNZIONE. DEVI SAPERE INOLTRE CHE: IL PESO ECCESSIVO E IL FUMO DI SIGARETTA NON AIUTANO A MANTENERE IN FORMA IL NOSTRO CORPO E AUMENTANO LA PROBABILITÀ DI NUOVI EPISODI DOLOROSI.
IL MOVIMENTO FA BENE, RESTARE ATTIVI, CONTINUARE A LAVORARE E MUOVERSI EVITA L’INDEBOLIMENTO PRECOCE DEI MUSCOLI. ALL’INIZIO POTRAI AVVERTIRE QUALCHE SOFFERENZA IN PIÙ, MA UNA COSA È CERTA: PIÙ A LUNGO SI TRASCURA IL MOVIMENTO PIÙ DIFFICILE SARÀ INIZIARE. QUINDI MAI SMETTERE DI FARE LE COSE CHE CI PIACCIONO SE QUESTO NON AUMENTA PARTICOLARMENTE IL DOLORE. IL MOVIMENTO INFATTI OLTRE A GIOVARE PSICOLOGICAMENTE AIUTA 1 TESSUTI A GUARIRE PIÙ VELOCEMENTE. SE L’ATTIVITÀ FISICA NON VIENE RIPRESA ENTRO 6 SETTIMANE IL RISCHIO È DI CRONICIZZARE E QUANTO PIÙ IL SOGGETTO RIMANE A RIPOSO PIÙ BASSE SONO LE POSSIBILITÀ DI TORNARE AL LAVORO.

CONSIGLI UTILI: COSA PUOI E COSA NON PUOI FARE
EVITA LE POSIZIONI FERME MANTENUTE A LUNGO. QUANDO DEVI STARE A LUNGO IN PIEDI USA UNO SGABELLO PER TENERE DRITTA E APPIATTITA LA PARTE BASSA DELLA SCHIENA. QUANDO STAI FERMO CERCA DI ASSUMERE LE POSIZIONI MENO DOLOROSE E CERCA DI CAMBIARLE FREQUENTEMENTE, EVITA LE TORSIONI DEL TRONCO, EVITA I TACCHI ALTI.
SE LA POSIZIONE SEDUTA TI PEGGIORA IL DOLORE EVITALA. QUANDO STAI SEDUTO SCARICA SULLO SCHIENALE IL PESO DELLA SCHIENA, NON RILASSARTI IN POSIZIONE SEMISDRAIATA, MANTIENI SEMPRE UN SOSTEGNO DIETRO LA SCHIENA. PER SCRIVERE E LEGGERE FLETTI IL BUSTO IN AVANTI A LIVELLO DELLE ANCHE E POGGIA I GOMITI SUL PIANO DI LAVORO. USA UNA SEDIA CON I BRACCIOLI DI ALTEZZA GIUSTA. NON STARE SEDUTO OLTRE 20-30 MINUTI E CAMBIA SPESSO LA POSIZIONE ANCHE DA SEDUTO. EVITA LE SEDIE BASSE.
EVITA DI FLETTERE IL BUSTO IN AVANTI E MANTENERE QUESTA POSIZIONE. SE DEVI FARE LAVORI IN BASSO FLETTI LE GAMBE O METTITI IN GINOCCHIO. NON SOLLEVARE OGGETTI TROPPO PESANTI PER TE E SE DEVI SOLLEVARE UN OGGETTO PIEGA LE GINOCCHIA USANDO I MUSCOLI DELLE GAMBE, EVITA I MOVIMENTI BRUSCHI E MANTIENI VICINO AL CORPO L’OGGETTO DA SOLLEVARE O SPOSTARE CERCANDO DI NON SOLLEVARLO AL DI SOPRA DELLA VITA.
IL RIPOSO A LETTO FA MALE ALLA SCHIENA E RISCHIA DI CRONICIZZARE IL DOLORE PERTANTO EVITA DI METTERTI A LETTO DURANTE IL GIORNO. CERCA DI DORMIRE SU UN MATERASSO RIGIDO, EVITA LA POSIZIONE PANCIA IN GIÙ. SE DORMI SUL DORSO POSIZIONA UN CUSCINO SOTTO LE GINOCCHIA. SE DORMI SUL FIANCO PIEGA LE GAMBE.
QUANDO GUIDI PROCURATI UN SEDILE RIGIDO, AVVICINA IL SEDILE Al PEDALI IN MODO CHE LE GAMBE NON SIANO COMPLETAMENTE ESTESE QUANDO VENGONO SCHIACCIATI I PEDALI. FAI IN MODO CHE IL BACINO POGGI SULLO SCHIENALE, IL SEDILE DEVE ESSERE LEGGERMENTE INCLINATO INDIETRO UTILIZZA EVENTUALMENTE UN SOSTEGNO LOMBARE. RICORDATI CHE LA TUA COLONNA DEVE ESSERE POGGIATA TUTTA E IN SCARICO. EVITA DI GUIDARE A LUNGO SENZA PAUSE. QUANDO I DOLORI SONO MOLTO FORTI RIPOSATI UN PO’. IL RIPOSO TI RIDUCE IL DOLORE MA RICORDA CHE NON TI GUARISCE PRIMA.
NON È VERO CHE IL DOLORE AUMENTA CON L’ATTIVITÀ LAVORATIVA E CHE SI DEBBA ATTENDERE COMPLETA SCOMPARSA DEL DOLORE PER POTER RIPRENDERE L’ATTIVITÀ. QUINDI, EVITARE IL MOVIMENTO E IL LAVORO SIGNIFICA SOFFRIRE DI PIÙ E SI RISCHIA DI CRONICIZZARE. POSSIBILMENTE CONTINUA A LAVORARE CHIEDENDO INCARICHI MENO PESANTI PER QUALCHE GIORNO. AVERE DOLORE NON SIGNIFICA ESSERE INVALIDI, CONTINUARE A LAVORARE È UNA MEDICINA INFALLIBILE PER LA MENTE.

Tutti almeno una volta nella vita possono dire di aver sofferto di mal di schiena. La lombalgia, come noi medici chiamiamo il mal di schiena, è una patologia estremamente varia e multiforme. A volte è un dolore nella parte bassa della schiena che arriva all’improvviso, spesso in seguito ad un movimento brusco o estremo, oppure è un dolore cronico, di media intensità, più o meno costante nel tempo, con fasi più o meno acute. All’origine del mal di schiena si riconoscono diverse cause: problematiche degenerative della colonna o dei dischi intervertebrali (ernie discali, artrosi vertebrali, infiammazioni, ecc), disturbi posturali, traumi distorsivi e microtraumi ripetuti nel tempo. Spesso, tuttavia, la lombalgia è dovuta ad abitudini di vita scorrette; in tal caso il paziente che soffre di mal di schiena non sa di essere egli stesso causa del proprio male. I 3 PUNTI PER GUARIRE Innanzitutto è opportuna una visita medica specialistica, per inquadrare il disturbo e per valutare se le abitudini di vita possono favorire o peggiorare il mal di schiena. In base all’esito della visita si valuterà l’opportunità di eseguire degli approfondimenti diagnostici, quali radiografia o Risonanza Magnetica. Una volta inquadrata la problematica si imposterà un programma di trattamento personalizzato. I 3 punti fondamentali per guarire sono: – Correzione delle cattive abitudini della vita di tutti i giorni – Trattamento riabilitativo e posturale – Trattamento farmacologico La correzione delle abitudini di vita sbagliate è di fondamentale importanza: spesso sono loro l’origine del problema. Tanto che, a volte, la loro influenza sulla comparsa e persistenza Spesso siamo noi stessi le cause inconsapevoli di certe lombalgie del dolore è talmente negativa da annullare l’effetto di riabilitazione e farmaci. Se infatti il paziente si sottopone ad un trattamento rieducativo di circa due ore e poi per le restanti 22 mantiene una postura o atteggiamenti scorretti, rischia di vanificare del tutto l’effetto del trattamento. LE 5 FASI DELLA RIABILITAZIONE FASE 1: l’obiettivo è trattare il dolore e l’infiammazione dei tessuti attraverso le terapie fisiche, i massaggi e il trattamento farmacologico. La risoluzione della sintomatologia dolorosa è un presupposto fondamentale per impostare le fasi successive del trattamento, in quanto il dolore impedisce i movimenti e il lavoro muscolare, che rappresenta il vero cardine del trattamento. FASE 2: questa fase di rieducazione si svolge in palestra ed in piscina rieducativa, con l’acqua a una temperatura di 31°C. L’obiettivo principale è il recupero del movimento della colonna lombare. Spesso, una colonna vertebrale sofferente si blocca in una posizione che è meno dolorosa di altre. Per tale motivo il rachide di una persona che soffre di mal di schiena è spesso poco mobile e ciò determina una sensazione di impaccio nei movimenti di tutti i giorni, come ad esempio mettersi i calzini, piegarsi per raccogliere un oggetto, alzarsi dal letto alla mattina, etc. Attraverso mobilizzazioni del rachide, massaggi e stretching mirato, si restituisce libertà di movimento alla colonna ed il paziente può tornare a movimenti che prima risultavano particolarmente difficoltosi.

FASE 3: si svolge prevalentemente nella palestra rieducativa ed è incentrata sul recupero della forza dei muscoli: addominali, dorsali, dei muscoli del bacino e quelli che si trovano ai lati della colonna vertebrale. Rinforzare adeguatamente questi muscoli è la vera chiave del trattamento della lombalgia e della prevenzione delle ricadute. Questi muscoli, quando sono adeguatamente tonici, sostengono la colonna e alleggeriscono il peso che normalmente grava su di essa, andando a costituire una sorta di bustino anatomico. Ciò contribuisce a migliorare l’autonomia nella vita quotidiana e ridurre l’intensità della sintomatologia dolorosa. FASE 4: altro elemento decisivo nel trattamento del mal di schiena è il recupero delle capacità di coordinazione e controllo dei movimenti della schiena e del bacino in situazioni tipiche della vita di tutti giorni. Attraverso esercizi definiti “propriocettivi”, realizzati su superfici instabili, si allenano le capacità di coordinazione e di risposta a stimoli disequilibranti. FASE 5: l’ultima fase della riabilitazione si svolge in campo. Lo spazio aperto, infatti consente movimenti ed esercizi impossibili in una palestra. L’esercizio in campo serve al recupero delle attività della vita quotidiana ed eventualmente al recupero dell’attività sportiva preferita. In tal caso, gli esercizi saranno finalizzati al recupero dei gesti specifici del proprio sport. QUANTO DURA LA RIABILITAZIONE La durata del percorso riabilitativo è estremamente variabile e dipende dalla gravità del quadro clinico; generalmente dopo 10-15 sedute si ottiene un buon risultato funzionale, che dovrà essere mantenuto con esercizi da effettuare a domicilio 1-2 volte a settimana. Di pari passo al trattamento riabilitativo, ove necessario, viene eseguita una valutazione posturale e conseguentemente un trattamento manipolativo per restituire la giusta posizione e il giusto allineamento alle articolazioni della colonna vertebrale e del bacino. A tale scopo sono in genere sufficienti tre sedute di manipolazioni articolari. Il mal di schiena può essere una patologia estremamente fastidiosa e invalidante, con ripercussioni importanti sulla qualità di vita, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Se affrontata adeguatamente, con l’aiuto di professionisti qualificati e un po’ di buona volontà, si possono ottenere degli ottimi risultati clinico-funzionali. Guarire dal mal di schiena si può ed è estremamente liberatorio.

Il più frequente dei mal di schiena è la lombalgia (o “Low back pain”), che riguarda la parte del corpo tra il dorso e i fianchi. Secondo diverse ricerche internazionale, nel corso di un anno 7 persone su 10 manifestano episodi isolati di lombalgia, mentre tra il 30 e il 40% degli adulti soffre di crisi tanto intense da indurli ad assumere farmaci o a chiedere sospensioni dal lavoro. In Italia, secondo ripetute indagini Istat sullo stato di salute della popolazione, le sindromi artrosiche sono la seconda causa di invalidità civile e le affezioni croniche di gran lunga più diffuse. Nel 2011, interessavano il 17,1% degli italiani: il 12,2% degli uomini e il 21,8% delle donne. Secondo un’elaborazione della Regione, in Emilia-Romagna il mal di schiena è la quarta causa di ricovero (considerando l’intera popolazione regionale ed escludendo l’ernia del disco) dopo le malattie dell’apparato digerente, l’insufficienza cardiaca e la calcolosi. La lombalgia cronica La lombalgia cronica è definita come il persistere di dolori lombari oltre i sei mesi, dopo l’insuccesso di due trattamenti, per lo più farmacologici e di fisiochinesiterapia. In Italia riguarda il 6% della popolazione. Di lombalgia cronica soffre fino al 40% delle persone sottoposte a interventi chirurgici alla colonna vertebrale. È la cosiddetta “failed back surgery syndrome”. Le cause più comuni e la lombalgia senza cause Secondo alcune valutazioni, sono 480 le possibili combinazioni di patologie muscolari, ossee o al sistema nervoso a causare il mal di schiena. Le patologie dolorose più comuni, quelle con invalidità temporanea, sono determinate da distrazioni muscolari o da artrite della colonna lombosacrale. Solo in pochissimi casi il mal di schiena è provocato da infezioni, fratture vertebrali o neoplasie. La causa più frequente (e resistente alle cure) è però l’ernia discale: ogni anno in Italia vengono effettuati 30 mila interventi chirurgici per ernia del disco, oltre 5 ogni 10 mila persone. La causa più rara (e più lenta a svilupparsi) è la stenosi spinale, ovvero il restringimento del canale vertebrale con conseguente pressione su nervi e midollo. In caso di stenosi spinale diventa indispensabile affidarsi a specialisti, tra cui i terapisti del dolore. Esiste poi la cosiddetta “lombalgia aspecifica”, in cui manca una evidente causa scatenante, i sintomi sono “incoerenti” e non è possibile arrivare a una diagnosi certa. Nella lombalgia aspecifica il trattamento chirurgico rimane oggi l’ultima spiaggia, soprattutto in caso di dolore cronico. Fino agli anni Novanta, però, si è assistito a un vero e proprio boom di interventi più o meno invasivi, con un crescente riscontro di “Failed back surgery syndrome”. Fattori di rischio I principali fattori di rischio sono: – lavori pesanti, che prevedono forti carichi sulla colonna vertebrale – esposizione a vibrazioni, per esempio la guida di veicoli e mezzi pesanti – vita sedentaria – obesità in quanto causa un lavoro maggiore alle vertebre – tabagismo: l’abuso di sigarette provoca colpi di tosse ripetuti e violenti, con ripercussioni sulla schiena – pratica di sport che comportano forti sollecitazioni. I costi Nei Paesi maggiormente industrializzati il mal di schiena ha un ingente impatto economico sia in termini di costi diretti sia per la perdita di produttività causata da assenze per malattia, cure necessarie, ma anche da eventuali cambiamenti di mansione che si possono determinare, fino alle condizioni di invalidità permanente nei casi più gravi. È stato inoltre dimostrato che le persone con dolore persistente sono più soggette a depressione e ad ansia rispetto alla popolazione generale. In uno studio statunitense condotto su 1072 persone affette da mal di schiena cronico, l’80% ha riportato effetti negativi su qualità della vita, lavoro, stato emotivo, attività sessuali, condizione economica e abilità nel prendersi cura della famiglia. Il 75% mostrava anche disturbi psicologici, quali irritabilità, ansia e depressione. Un’altra ricerca su un campione di 200 pazienti ha rilevato come il 59% mostrasse sintomi per una diagnosi psichiatrica, i più comuni dei quali erano legati a depressione, abuso di sostanze e disturbi d’ansia. In medicina del lavoro, il mal di schiena rappresenta il 13% degli infortuni e il 20% delle interruzioni delle attività lavorative. Negli Stati Uniti la lombalgia è la causa più comune di assenza dal lavoro per le persone al di sotto dei 45 anni, la seconda ragione più frequente per le visite dal medico, la quinta classe di motivi di ammissione in ospedale e la terza causa più comune di procedure chirurgiche. Determina una media di 28,6 giorni di assenza per malattia ogni 100 lavoratori.