Morbillo shock in Italia: +230% di casi da gennaio 2017: Lorenzin: “L’unica prevenzione è vaccinarsi”

By | 19/03/2017
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Allarme morbillo in Italia, una malattia che si credeva ormai debellata grazie alle vaccinazioni, ma che invece sembra essere tornata a far paura in Italia. I dati diffusi dal Ministero della Salute sul morbillo sembrano confermare la serietà dell’allarme lanciato più volte in questi ultimi anni, ed a sottolinearlo è Andrea Iacomini portavoce Unicef Italia secondo il quale il morbillo sta tornando a minacciare la salute e la vita soprattutto dei nostri bambini. Solo nel corso del 2016 sono stati registrati circa 844 casi di morbillo mentre dall’inizio dell’anno corrente sembra siano stati registrati più di 700 casi con un incremento al rispetto allo scorso anno di oltre il 230%.

La maggior parte dei casi di morbillo sembra si siano registrati in determinate regioni d’Italia e nello specifico nel Lazio, nella Lombardia, in Toscana e in Piemonte e la fascia di età più colpita sembra essere quella compresa tra i 15 ed i 39 anni.

Per chi non lo sapesse il morbillo è una malattia causata da un virus del genere Morbillivirus, appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae, ed è una malattia molto contagiosa che colpisce per lo più i bambini di età compresa tra 1 e 3 anni, è proprio per questo motivo è detta infantile come la rosolia, la varicella, la pertosse e la parotite.Il morbillo di suo non è una malattia grave e in genere non ha sintomi di grande rilevanza, provoca per lo più un’ eruzione cutanea molto simile a quello della scarlattina e della rosolia e dura all’incirca una decina di giorni, ma è pur vero che in alcuni casi il morbillo può essere fatale, ed è proprio questo quanto dichiarato dall’Istituto Superiore di Sanità il quale sul portale Epicentro ha pubblicato alcuni dati secondo i quali un numero compreso tra le 30 e le 100 morti si verificano ogni 100.000 persone colpite dal morbillo. Queste morti sarebbero provocate dalle complicazioni dovute a superinfezioni batteriche come l’ otite, la laringite, la diarrea, la polmonite o l’encefalite ed ancora ad essere maggiormente a rischio sono i neonati, i bambini malnutriti o le persone immunocompromesse.

Secondo quanto riferito dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin l’incremento dei casi di morbillo è dovuto al netto calo delle vaccinazioni, visto che da anni ormai i genitori decidono di non vaccinare più i loro bambini esponendoli a rischi non indifferenti. “Nonostante il piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi è stata del 85,3% ancora lontana dal 95% che è  il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione”, è proprio questo quanto dichiarato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin nei giorni scorsi, la quale ha anche fatto sapere di voler intervenire in tempi piuttosto rapidi affinché la vaccinazione contro il morbillo sia più fruibile e possa essere ben accetta e richiesta da parte della popolazione.

Aumentano i casi di morbillo in Italia. Dall’inizio dell’anno a fronte degli 844 segnalati nel 2016, da inizio 2017 ne sono già stati registrati più di 700, con un incremento di oltre il 230% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui si erano verificati 220 casi. La maggior parte è stata segnalata da sole 4 Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. L’allarme è stato lanciato dal ministero della Salute che ha sottolineato che «più della metà dei casi riguarda persone dai 15 ai 39 anni, e che sono stati notificati anche diversi casi a trasmissione in ambito sanitario e in operatori sanitari». Il ministero ha spiegato che il morbillo continua a circolare nel nostro Paese «a causa della presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale a 2 dosi.

Ciò è in gran parte dovuto al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione». Il ministro Beatrice Lorenzin ha spiegato che è necessario «intervenire rapidamente per dare piena applicazione al Piano vaccini». Il Piano di eliminazione del morbillo è partito nel 2005, una vaccinazione raccomandata e gratuita, eppure «nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi è stata dell’85,3% (con il valore più basso pari al 68% nella Provincia di Bolzano e il più alto in Lombardia con il 92,3%), ancora lontana dal 95% che è il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus».

Il morbillo, che si credeva ormai debellato grazie alle vaccinazioni, torna a far paura in Italia.

Dal mese di gennaio 2017 e’ stato registrato un preoccupante aumento del numero di casi, che sono piu’ che triplicati: a fronte degli 844 casi di morbillo segnalati nel 2016, dall’inizio dell’anno sono gia’ stati registrati piu’ di 700 casi, con un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui si erano verificati 220 casi, di oltre il 230%. Lo segnala il ministero della Salute, specificando che la maggior parte dei casi sono stati segnalati da sole quattro Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Piu’ della la meta’ dei casi rientra nella fascia di eta’ 15-39 anni. Sono stati notificati anche diversi casi a trasmissione in ambito sanitario e in operatori sanitari. Il morbillo continua a circolare nel nostro Paese, spiega il ministero, a causa della presenza di sacche di popolazione suscettibile non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale a 2 dosi. Cio’ e’ in gran parte dovuto al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, nonostante le evidenze scientifiche consolidate e nonostante i provvedimenti di alcune regioni che tendono a migliorare le coperture, anche interagendo con le famiglie e i genitori.

IL MINISTERO “Nonostante il Piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 – sottolinea il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi (coorte 2013) e’ stata dell’85,3% (con il valore piu’ basso pari al 68% registrato nella PA di Bolzano e quello piu’ alto in Lombardia con il 92,3%), ancora lontana dal 95% che e’ il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione”. “E’ ora indispensabile – precisa – intervenire rapidamente con un impegno e una maggiore responsabilita’ a tutti i livelli, da parte di tutte le istituzioni e degli operatori sanitari, per rendere questa vaccinazione fruibile, aumentandone l’accettazione e la richiesta da parte della popolazione. Analogamente le amministrazioni regionali e delle aziende sanitarie, cosi’ come pediatri e medici di medicina generale devono promuovere una campagna di ulteriore responsabilizzazione da parte dei genitori e delle persone non immuni di tutte le eta’ affinche’ non rinuncino a questa fondamentale opportunita’ di prevenire una malattia che puo’ essere anche letale”. “Il Ministero – conclude – attivera’ ogni possibile procedura per garantire la piena realizzazione degli obiettivi del recente Piano nazionale di prevenzione vaccinale e per riguadagnare rapidamente le coperture vaccinali che si sono abbassate pericolosamente nel corso degli ultimi anni”.

LA MALATTIA Tutti, dai 30 anni in su, hanno fatto i conti direttamente o indirettamente da bambini con il morbillo, malattia esantematica per eccellenza, che sembrava debellata da diversi anni ma che e’ ritornata prepotentemente in questo scorcio di 2017, con il numero dei casi triplicato rispetto all’anno scorso. Una notizia da non sottovalutare: il morbillo,causato da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae), e’ una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni, per cui viene detta infantile, come la rosolia, la varicella, la pertosse e la parotite. Si trasmette solo nell’uomo. I malati vengono isolati nel periodo di contagio. E se e’ vero che in genere non ha sintomi gravi (provoca principalmente un’eruzione cutanea, simile a quelle della rosolia o della scarlattina, e dura tra i 10 e i 20 giorni), in alcuni casi puo’ essere addirittura fatale: il morbillo, si legge nella scheda che gli dedica l’Istituto Superiore di Sanita’ sul portale EpiCentro, e’ pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti (infiammazioni del cervello). Si riscontrano piu’ spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse.

Piu’ in generale, i primi sintomi sono simili a quelli di un raffreddore (tosse secca, naso che cola, congiuntivite) con una febbre che diventa sempre piu’ alta. Successivamente appaiono dei puntini bianchi all’interno della bocca. Dopo 3-4 giorni, appare l’eruzione cutanea caratteristica (esantema), composta di piccoli punti rosso vivo, prima dietro le orecchie e sul viso, e poi su tutto il resto del corpo. L’eruzione dura da 4 a 7 giorni, l’esantema scompare a cominciare dal collo. A volte, rimane una desquamazione della pelle per qualche giorno. Di solito la diagnosi si fa solo per osservazione clinica. Eventualmente si possono ricercare nel siero degli anticorpi specifici diretti contro il virus del morbillo, dopo 3 o 4 giorni dall’eruzione. Il periodo di incubazione e’ di circa 10 giorni: inizia all’entrata del virus nell’organismo e finisce all’insorgenza della febbre. La contagiosita’ si protrae fino a 5 giorni dopo l’eruzione cutanea, ed e’ massima tre giorni prima, quando si ha la febbre. Il morbillo e’ una delle malattie piu’ trasmissibili. Il contagio avviene tramite le secrezioni nasali e faringee, probabilmente per via aerea tramite le goccioline respiratorie che si diffondono nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce. Non esiste una cura specifica. Si possono trattare i sintomi (terapia sintomatica) ma non la causa: paracetamolo per abbassare la febbre, sciroppi per calmare la tosse, gocce per gli occhi. Esiste un rischio di prematurita’ per i bambini che hanno la madre infetta durante la gestazione.

MODALITA’ DI TRASMISSIONE E PERIODO DI CONTAGIOSITA’. La malattia è causata da un Paramyxovirus che infetta esclusivamente l’uomo ed alcune scimmie. La malattia si trasmette da un soggetto infetto, tramite le piccole goccioline di saliva emesse parlando, starnutendo, tossendo, o tramite le secrezioni nasali: il virus penetra nel nuovo ospite attraverso le vie aeree e la congiuntiva; gli oggetti contaminati solo eccezionalmente possono essere veicolo di infezione. Le epidemie si realizzano di solito in inverno e primavera. La sorgente di infezione è rappresentata dai soggetti infetti da 5 giorni prima a 5 giorni dopo la comparsa dell’esantema. Negli anni passati, prima delle campagne di vaccinazione contro la malattia, colpiva soprattutto i bambini dai 4 agli 8 anni di età; oggi in Italia, in presenza di un’ampia, ma non ancora sufficiente copertura vaccinale, colpisce in prevalenza gli adolescenti di 16 – 18 anni non vaccinati o non rispondenti al vaccino. • LA MALATTIA. Periodo prodromico: dura circa 3 giorni ed è caratterizzato dalla comparsa di piccole macchioline bianche, contornate da un alone di arrossamento, in corrispondenza della mucosa orale vicina ai molari inferiori, che scompaiono in circa 18 ore (macchie di Koplik); compare, inoltre, febbre crescente fino a superare i 38,5°C, tosse secca e rinocongiuntivite. Periodo esantematico: dura circa 7 giorni ed è caratterizzato dalla comparsa di macule rilevate e rossastre, dapprima alla regione dietro alle orecchie, parte alta della fronte e attaccatura dei capelli; in 1 – 2 giorni queste macule si estendono al volto, collo, tronco ed arti; arrivate ai piedi, si attenuano nello stesso ordine a partire dal capo. Complicanze: otite media, broncopolmonite, laringotracheobronchite e diarrea (più frequenti nei bambini piccoli). L’encefalite acuta (grave complicanza infettiva del cervello) colpisce circa un soggetto ogni 1000 malati. Alcune complicanze possono portare al decesso, che si verifica soprattutto nei bambini di età inferiore ai 5 anni e nei soggetti con disturbi immunitari. La Panencefalite Subacuta Sclerosante è una rara complicanza degenerativa del Sistema Nervoso Centrale, caratterizzata da deterioramento comportamentale e intellettivo e da convulsioni, che si sviluppa molti anni dopo il morbillo e che, grazie alla riduzione dei casi della malattia dovuta alla vaccinazione, è praticamente scomparsa. • PREVENZIONE NEI CONTATTI. Il vaccino antimorbillo, se somministrato entro le 72 ore dall’esposizione, può prevenire o attenuare lo sviluppo della malattia; dopo le 72 ore e fino a 6 giorni, alcuni Autori suggeriscono la somministrazione del siero antimorbilloso, segnatamente per i soggetti nel primo anno di vita e i soggetti con riduzione delle difese immunitarie. • PERCHE’ E’ OPPORTUNO VACCINARE TUTTI I NUOVI NATI. L’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quello di vaccinare contro il morbillo almeno il 95% dei nuovi nati. Perché il 95%? Perché si è visto che, quando gli immuni contro la malattia raggiungono in un certo territorio questa percentuale, il virus non riesce più a circolare, trovando continuamente un “terreno ostile” lungo la sua strada; viceversa, se la percentuale di vaccinazione è minore, dell’80% ad esempio, ogni classe di nuovi nati aggiunge ogni anno un 20% di suscettibili al totale della popolazione presente, finchè si raggiunge una percentuale critica di indifesi che favorisce l’insorgenza dell’epidemia, che colpisce, in genere, i gruppi dove ci sono le maggiori probabilità di contatto e dove si sono accumulati i suscettibili (ragazzi di 15 – 19 anni di età). In presenza, invece, di una diffusa copertura vaccinale di almeno il 95% per più anni, la difficoltà di circolazione del virus, può portare alla sua eradicazione, il che significa che il virus non esiste più: se tale obiettivo venisse raggiunto, probabilmente i nostri nipoti non dovranno più essere vaccinati contro il morbillo, proprio perché l’agente causale sarà stato distrutto definitivamente.

IL RUOLO DELLE STRUTTURE SANITARIE. Le Aziende Sanitarie del Friuli – Venezia Giulia da anni stanno portando avanti iniziative volte al raggiungimento degli obiettivi sopra citati: oltre all’offerta attiva del vaccino ai nuovi nati ed ai dodicenni suscettibili, su indicazione della Direzione Regionale della Sanità, si è iniziato un complesso lavoro di arruolamento di tutte le classi di nati dal 1983 in poi, da completare in tre anni, per verificare in questi soggetti la suscettibilità alla malattia e, qualora presente, offrire loro attivamente il vaccino. Tutto questo, per far raggiungere all’intera popolazione fino ai vent’anni di età una ragionevole percentuale di immuni, onde scongiurare il possibile insorgere di una epidemia in presenza di una quota di suscettibili, che, nella nostra regione è ancora elevata. Non dimentichiamo che nel periodo primavera – estate del 2002 si è verificata un’importante epidemia di morbillo nell’Italia centrale e meridionale gravata, purtroppo, da almeno 6 decessi. • IL VACCINO. Il vaccino è costituito da un ceppo particolare, vivo, coltivato in embrione di pollo e reso innocuo. E’ disponibile in formulazione singola o associato ai vaccini contro la rosolia e contro la parotite. Viene somministrato per iniezione sottocutanea. Può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini. La vaccinazione non è pericolosa per individui già immuni. Si raccomanda la somministrazione di due dosi: la prima all’età di 12 – 15 mesi, la seconda all’età di 5 – 6 anni o all’età di 11 – 12 anni. La prima dose viene somministrata ad una età in cui gli anticorpi materni contro il morbillo possono essere ancora presenti, ma a concentrazioni così basse che difficilmente interferiscono con l’attecchimento del vaccino; per contro, l’obiettivo è quello di proteggere i bambini dalla malattia in un’età in cui le complicanze ed i conseguenti decessi sono relativamente più frequenti. La prima dose determina una protezione del 95%; la seconda dose, più che un rinforzo dell’immunità, ha lo scopo di proteggere quel 5% di soggetti che non hanno risposto alla prima dose. Se non vaccinati, o vaccinati con una sola dose, i bambini dovrebbero essere vaccinati entro i 12 anni di età. In ogni modo i soggetti suscettibili possono essere vaccinati a qualsiasi età. Tra i bambini grandi e i giovani adulti si continuano a registrare casi di morbillo: è quindi importante identificare e vaccinare gli adolescenti e gli adulti potenzialmente suscettibili. Effetti indesiderati: il 5 – 10% dei vaccinati manifesta, dopo 6 – 12 giorni dalla vaccinazione, febbre elevata che dura 1 – 2 giorni (raramente fino a 5 giorni); nello stesso periodo il 5% manifesta lievi e transitori esantemi; questi problemi sono meno frequenti dopo la seconda dose. E’ possibile una riduzione delle piastrine entro 2 mesi dalla vaccinazione, generalmente transitoria e ad andamento benigno una volta ogni 25.000 – 40.000 vaccinati. In casi rarissimi (1 caso ogni milione di dosi somministrate) si assiste ad un interessamento del sistema nervoso centrale (encefalite od encefalopatia) dopo il vaccino; essendo, peraltro, la frequenza delle encefaliti occorse dopo il vaccino paragonabile alla frequenza delle encefaliti insorte in soggetti non vaccinati della stessa età, è ragionevole supporre che il vaccino non ne sia la causa, ma sia semplicemente precedente ad un evento che si sarebbe comunque manifestato. Altrettanto rare sono le reazioni allergiche gravi (meno di un caso per milione di dosi somministrate) che possono essere anche mortali. Come in ogni caso di febbre nel secondo anno di vita, i bambini predisposti a convulsioni febbrili possono presentarne dopo la vaccinazione, che sono, nella maggior parte dei casi, benigne, non evolutive e prevenibili con la semplice somministrazione di paracetamolo (1 caso ogni 3.000 dosi somministrate). Il vaccino del morbillo non è associato ad un aumentato rischio di autismo o di malattie infiammatorie. Rare sono le reazioni allergiche (riferire ai sanitari vaccinatori precedenti allergie all’antibiotico neomicina, alla gelatina e a vaccinazioni precedenti) e consistono abitualmente in macchioline rilevate od orticaria nel sito di inoculo; i bambini allergici all’uovo hanno un basso rischio di reazione anafilattica verso il vaccino contro il morbillo. Va riferita al sanitario vaccinatore la somministrazione di sieri o trasfusioni di sangue nei 3 – 6 mesi precedenti, perché ciò può interferire con l’efficacia vaccinale. I pazienti con disturbi dell’immunità o che assumono farmaci che la deprimono (ad es. cortisonici), devono essere valutati dal medico in merito all’opportunità della vaccinazione. Il vaccino è controindicato in gravidanza e le donne in età fertile non devono concepire nei 30 giorni successivi alla vaccinazione (tre mesi se vengono vaccinate con il vaccino associato contro morbillo, parotite e rosolia).

LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI Mio figlio di 18 anni si è ferito una settimana fa ed è stato sottoposto in Pronto Soccorso a profilassi con siero antitetanico; non avendo mai fatto il vaccino contro il morbillo, vorrebbe vaccinarsi nei prossimi giorni: può farlo? No, deve attendere almeno 3 mesi dalla somministrazione del siero antitetanico, perché questo, essendo di origine umana, contiene anche una piccola quantità di anticorpi contro il morbillo che possono interferire con la sopravvivenza e l’attecchimento del vaccino vivente ed attenuato. Il mio bambino è allergico alle proteine dell’uovo: può fare il vaccino contro il morbillo? Il vaccino del morbillo viene coltivato su colture cellulari di uova embrionate di pollo e non contiene significative quantità di proteine che possono avere una reazione crociata con le proteine dell’albume dell’uovo: per questo motivo i bambini allergici all’uovo hanno un basso rischio di reazione anafilattica verso i vaccini del morbillo; ciò nonostante è sempre opportuno consultare il pediatra per un’attenta valutazione del rapporto rischi-benefici. E’ pericoloso vaccinare contro il morbillo il mio bambino quando è in corso un’epidemia della malattia? Non solo non è pericoloso, ma è, anzi, indicato vaccinare i soggetti suscettibili entro tre giorni dal contatto con i casi contagianti. Non sono certa che mio figlio abbia avuto il morbillo: nell’ipotesi che abbia già avuto la malattia, è pericoloso vaccinarlo? No, non è pericoloso vaccinarlo: se ha già avuto la malattia e viene vaccinato, il vaccino si comporta allo stesso modo di ciò che avviene spontaneamente in natura; i soggetti immuni che hanno superato il morbillo, quando vengono a contatto con altri casi contagianti, non fanno altro che incrementare le loro difese contro la malattia, esattamente come avviene in un soggetto che abbia contratto il morbillo molti anni prima e che venga vaccinato. E’ vero che il vaccino può determinare la comparsa del morbillo? No, il vaccino è costituito da un particolare ceppo virale del morbillo attenuato e reso innocuo; non è possibile la comparsa della malattia, ma, in una modesta percentuale di casi, dopo 6 – 12 giorni può comparire febbre elevata con lievi e transitori esantemi, sintomi che abitualmente si risolvono in 1 – 2 giorni. Mio figlio ha dovuto assumere per diverso tempo dosi elevate di cortisonici: quanto tempo deve trascorrere dall’interruzione della terapia per essere vaccinato? Se non è affetto da altre alterazioni immunitarie, è buona norma attendere almeno un mese: in ogni caso è sempre opportuno chiedere il consiglio del medico curante. Mi è stato riferito che il vaccino ha tra le sue complicanze l’encefalite? Sono preoccupato da tale evenienza: mi può fornire qualche dato in merito? Si è osservata la comparsa di un’encefalite una volta ogni milione di dosi di vaccino somministrate; il morbillo naturale determina la comparsa di un’encefalite una volta ogni mille malati: i soggetti suscettibili che si vaccinano corrono un rischio mille volte inferiore di contrarre l’encefalite morbillosa rispetto ai non vaccinati. E’ vero che il soggetto vaccinato di recente può trasmettere il vaccino morbilloso alle persone vicine? No, pur essendo un vaccino vivente, esso non è in grado di trasmettersi dal soggetto vaccinato al soggetto non vaccinato.