Netturbino licenziato a due anni dalla pensione perché ha il Parkinson

By | 05/04/2017
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Licenziato in tronco dopo dieci anni perché malato di Parkinson. Una vita a spaccarsi la schiena quella di Franco Minutiello, sessantenne di Cuorgnè, nel Torinese, operaio e autotrasportatore entrato nel 2006 nella ditta che si occupa della raccolta rifiuti in Canavese. Faceva il netturbino, Minutiello: «Quell’occupazione non era il massimo, ma almeno mi dava da mangiare».

Poi l’inizio dell’incubo un giorno di ottobre di tre anni fa, quando la mano destra ha iniziato a tremare in modo insolito. La diagnosi dei medici è stata implacabile e impietosa: «Ci dispiace, lei ha il morbo di Parkinson». Il 17 marzo, dopo la lunga trafila vissuta tra ospedali, ambulatori, studi medici, gli è arrivato il telegramma della Teckonservice, l’azienda per la quale lavorava fino a meno di un mese fa: «Inidoneo al lavoro». E lui? «Ho sentito la terra franarmi sotto i piedi, è stata una mazzata» dice senza nascondere rabbia e amarezza.

E adesso eccolo qui il signor Minutiello, seduto sulla poltrona di casa a raccontare la sua storia. Scuote la testa: «Non hanno avuto alcun rispetto della mia vicenda e della mia persona». Ora ha deciso di impugnare il licenziamento e la sua causa finirà in Tribunale a Ivrea, davanti ad un giudice del lavoro: «Stiamo studiando il caso – spiega il suo avvocato, Silvia Ingegneri – ma c’è da dire che Minutiello è stato particolarmente sfortunato».

La malattia ha iniziato a manifestarsi 3 anni fa e già nel 2015 è stato un entrare e uscire dagli ospedali. «Mi sono dovuto assentare parecchio per le cure, non stavo bene e non potevo più svolgere la mia attività di netturbino come volevo e come pretendeva l’azienda da me» racconta.

Il 17 di febbraio la Teckonservice lo dichiara inidoneo, nonostante lui stesso avesse chiesto di poter accedere alla legge 104 (con una parte dello stipendio versato direttamente dall’Inps) e al part time. «Questo per non gravare troppo sul mio datore di lavoro» racconta. Tutto inutile.

Il caso, il 6 marzo, finisce alla Direzione territoriale del lavoro a Torino per un tentativo di conciliazione. C’è la Teknoservice ma lui, quel giorno, non può presentarsi: «Manda una giustificazione, non stava bene» spiega il suo legale. Tutto rinviato al 15, nove giorni dopo. E anche in quell’occasione Minutiello non può andare all’incontro perché è in ospedale per sottoporsi ad una risonanza magnetica. Non ha più appelli e due giorni dopo arriva il telegramma di licenziamento. E l’azienda, ora, che dice? «Conosciamo bene la situazione di questo signore e ci dispiace molto per la sua malattia. Ma questa è un’azienda, non un istituto di carità» taglia corto Alberto Garbarini, responsabile della Tekonservice. E chiude: «Per noi lavorano già quasi trenta persone inabili. Per un dipendente malato in più non c’erano altre mansioni idonee da svolgere».

Ancora due anni e qualche mese Minutiello avrebbe potuto accedere allo scivolo della pensione anticipata. Ora la sua battaglia si trasferirà in Tribunale.