Capelli bianchi? fai attenzione sei a rischio maggiore di problemi al cuore

By | 09/04/2017
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Recenti indagini di mercato hanno evidenziato un’esponente crescita riferita ai trattamenti di Bellezza Maschile. Sia in ambito lavorativo, sia nella vita privata, gli uomini ricercano un look giovanile, naturale, nonché un aspetto rilassato.Sempre più sono e saranno orientati ad investire sul loro aspetto.

Il vanto per alcuni uomini verso i capelli brizzolati potrebbe essere non un vanto a casa da questa notizia: i capelli bianchi sarebbero sentore di problemi all’apparato cardiovascolare. La questione è da approfondire ascoltando il parere di un esperto. Gli ultimi aggiornamenti portati della cardiologa Irini Samuel e dalla sua équipe dell’Università del Cairo sono questi: “il grado d’ingrandimento del cuoio capelluto può davvero rappresentare una specie di allarme rosso per cuore d’arterie”.

Quindi uomini, fare attenzione ai capelli brizzolati, così affascinanti per alcune donne, potrebbe presto far parte dell’elenco di fattori a cui fare molta attenzione per prevenire problemi di cuore.

Come arrivare a questa conclusione? Perché i capelli brizzolati potrebbero avere questo tipo di correlazione con il cuore? Per dare risposta a ciò, sono stati studiati ben 545 adulti, smistati in base alla loro capigliatura più meno cospicue di capelli bianchi. Stando a quanto riguarda la cardiologa, però “servono ulteriori ricerche, in coordinamento con i dermatologi, per capire meglio le possibili cause genetiche e i fattori ambientali eventualmente evitabili che determinano imbiancamento della chioma. Uno studio più ampio, che coinvolga sia uomini sia donne – continua l’autrice – è necessario per confermare l’associazione tra capelli grigi e malattie cardiovascolari nei pazienti senza altri fattori di rischio noti”.

I capelli bianchi sono causati dallo stress?

E può una dieta particolare, magari ricca di cibi crudi ricchi di minerali, prevenirli?

Ann Wigmore, famosa per aver reso popolari i germogli e il succo d’erba di grano, ha dichiarato di aver recuperato il proprio colore di capelli originale grazie all’erba di grano. Questa dichiarazione però non è mai stata testata o verificata.

Se guardiamo ai promotori di “diete salutari”, dai sostenitori della dieta Paleo ai crudisti, dagli entusiasti dei succhi agli appassionati dei frullati verdi, ecc., scopriamo che la distribuzione dei capelli bianchi sembra essere piuttosto omogenea (naturalmente questa considerazione non tiene conto delle persone che si tingono i capelli).

Non ci sono prove che una dieta particolare sia in grado di contrastare questo processo.

A che cosa è dovuto l’incanutimento prematuro dei capelli? Le persone di razza caucasica mediamente cominciano a scoprire i primi capelli bianchi verso i 35 anni, gli asiatici poco prima dei 40 anni, gli africani intorno ai 45 anni, ma circa la metà delle persone a prescindere dalla razza sembra avere una buona quantità di capelli bianchi all’età di 50 anni.

Se all’improvviso i fili argentei sembrano prendere il sopravvento sul resto della capigliatura, non resta che accettare il «grigio destino». Ma per non farsi cogliere impreparati, meglio dare un’occhiata ai propri genitori: se anche loro sono diventati bianchi in tempi rapidi e con la carta d’identità non ancora troppo in là negli “anta”, è sicuro che ne seguiremo l’esempio. Come ha infatti confermato uno studio pubblicato su Nature Communications e nel quale i ricercatori, dopo aver analizzato le caratteristiche di 6 mila latinoamericani, hanno isolato una variante del gene legato all’ingrigimento, il color argento dei capelli è scritto nei geni. «E in questo caso la colpa si può dare a mamma e a papà – sottolinea la dottoressa Doris Day, dermatologa alla New York University Langone Medical Center – perché, così come per la calvizie, anche i geni dell’ingrigimento arrivano da entrambi i rami della famiglia».

Quali sono le cause dei capelli bianchi? Possibile che sia solo un problema di età anagrafica ? La normale tendenza dei capelli a perdere colore con l’avanzare dell’età diviene patologica se si verifica precocemente e alcune persone cominciano ad avere i capelli bianchi intorno ai 20-30 anni di età e possono mantenersi invariati anche con il passare di alcuni decenni, ne è un esempio l’attore Steve Martin. Al contrario altre persone non mostrano la comparsa dei capelli bianchi prima di un’età di 50-60 anni.

Cause dei capelli bianchi

Di certo c’è che la comparsa di capelli bianchi è costantemente associata all’idea di aver superato la giovinezza e se i capelli cominciano a diventare bianchi o grigi ci sono due strade da poter seguire: o si accetta l’inevitabile, oppure si reagisce adottando metodi per combattere il problema  e in questo caso per ottenere risultati positivi occorrono rimedi efficaci.

I capelli sono formati delle stesse cellule presenti nell’epidermide, cioè lo strato esterno della pelle, che crescono a partire dalla cavità che si chiamano follicoli. Nei follicoli dei capelli cono contenuti i melanociti, cellule che producono una sostanza colorante chiamata melanina. Più melanina c’è più i capelli sono scuri. I capelli sono nutriti dalle sostanze trasportate dalla circolazione sanguigna e sono lubrificati dal sebo contenuto nelle ghiandole sebacee del cuoio capelluto che provvede anche a lucidarli.

I capelli diventano:

  • grigi quando la produzione di melanina si riduce
  • bianchi quando la produzione di melanina si blocca completamente probabilmente per un danno a carico delle cellule staminali che producono melanociti .

Qualche anno fa uno studio di ricerca americana ha dimostrato che il perossido di idrogeno prodotto normalmente con lo sviluppo delle cellule dei capelli, si accumula nel tempo perché non viene eliminato e di conseguenza si verifica la decolorazione dei capelli.

Qualunque sia il motivo della comparsa precoce dei capelli grigi, esistono vari fattori causali:

  • L’invecchiamento naturale, inevitabile causa della decolorazione dei capelli che diventano trasparenti e appaiono grigi per contrasto con la colorazione che viene mantenuta dai capelli in altre zone circostanti, la colorazione cosiddetta “sale e pepe”.
  • L’ereditarietà legata ai fattori genetici che sono molto importanti, poiché se un genitore o uno dei nonni ha manifestato la comparsa prematura dei capelli grigi vi sono alte possibilità che questo accada anche ai loro figli o nipoti. Le probabilità che compaiano i capelli grigi aumentano del 10-20 %  ad ogni decade dopo i 30 anni di età. Inoltre, una persona su 5 di età intorno ai 25 anni e più della metà delle persone intorno ai 35 anni sono affette da comparsa prematura dei capelli grigi e ciò avviene soprattutto nei caucasici, un po’ meno negli asiatici e con frequenza ancora minore negli africani.
  • Varie malattie della pelle, come la vitiligo, la sclerosi tuberosa, la malattia di Hashimoto é la sindrome di Waardenburg causano una riduzione della catalasi, un enzima che metabolizza il perossido di idrogeno, sostanza che si forma come risultato dei processi di ossidazione dell’ossigeno contenuto nelle cellule e che danneggia i melanociti e quindi in ultima analisi blocca la produzione di melanina stimolando la decolorazione dei capelli. Quando si utilizzano alcune sostanze chimiche contenute in alcuni prodotti per capelli si favorisce la produzione di perossido d’idrogeno e si manifesta un effetto di candeggio sotto la superficie del cuoio capelluto che fa perdere il colore.
  • La carenza di vitamina B12 provoca una interruzione del normale sviluppo dei capelli e quindi promuove la comparsa dei capelli grigi. Poiché molti cibi forniscono la vitamina B12 lo stato carenziale è raro.  Tuttavia, se si ritiene che la causa dei capelli bianchi o grigi sia la vitamina B12 questa si deve supplementare con la dieta, per almeno un mese. In tal caso se il processo di colorazione dei capelli progredisce vuol dire che non è dovuto alla carenza di vitamina B12.
  • Disturbi della tiroide, nel senso sia dell’ipotiroidismo sia dell’ipertiroidismo, che causano alterazioni dell’afflusso di sangue ai follicoli dei capelli.
  • Fumo di sigarette (il numero dei fumatori con i capelli bianchi  è quattro volte di più del numero dei fumatori senza capelli grigi).
  • Il ruolo dello stress prolungato, dell’ansia e dell’eccessiva tensione emotiva nella comparsa precoce dei capelli bianchi o grigi non è stabilito con certezza.
  • Assunzione eccessiva di te, caffè e alcool, cibi fritti ed oleosi, spezie, cibi aspri o inaciditi.
  • La salmonellosi (tifo)
  • Carenza dietetica di rame che provoca il blocco della produzione della melanina.

Esistono dei rimedi casalinghi molto utili per chi si ritrova i capelli bianchi, oltre ad essere semplici sono anche efficaci:

  • Dieta ricca di vitamina B12, di proteine della carne e dei cereali, di vegetali a foglie verdi, di noci, di frutta, di jogurt (mezzo o un litro al giorno) oppure di latte con due cucchiai di germi di grano, di cibi ricchi di iodio quali carote, banane, e pesce.
  • Supplementare alla dieta, quando necessario, con preparati vitaminici e oligoelementi.
  • Mangiare quotidianamente foglie dell’albero del curry aiuta a rivitalizzare i capelli. Le foglie si possono anche cucinare in olio di noce di cocco applicandole poi sui capelli e sul cuoio capelluto.
  • Massaggiare il cuoio capelluto con succo di uva spina miscelato a succo di lime lasciando in posa tutta la notte.
  • Lavare i capelli almeno quattro volte la settimana .
  • Evitare le tinture artificiali per capelli.
  • Grattugiare un poco di ginger fresco, miscelarlo con miele e mettere il preparato ottenuto in un barattolo. Mangiarne un cucchiaino al giorno.
  • Massaggiare i capelli con olio di noce di cocco e succo di limone, una volta al giorno.
  • Mescolare un cucchiaio da tavola di sale in una tazza con te nero forte, massaggiare il cuoio capelluto e dopo un’ora risciacquare.
  • Impastare due cucchiaini di polvere di henna (hennè) un cucchiaino di jogurt, un cucchiaino di fieno greco, tre cucchiaini di caffè, due cucchiaini di succo di basilico e tre cucchiaini di succo di menta, applicare sui capelli e dopo tre ore lavarli con shampoo.
  • Massaggiare il cuoio capelluto ed i capelli due volte la settimana con busso ricavato da latte di mucca.

Considerazione finale sulle cause dei capelli bianchi

In conclusione, la perdita prematura del colore naturale dei capelli si verifica frequentemente ed è causa di profondo disagio psicologico, pertanto, il problema va affrontato  utilizzando alcuni rimedi naturali  che ne prevengano la comparsa precoce dei capelli bianchi o ne riducano la progressione. Sono soluzioni di facile preparazione e di comprovata efficacia. Insieme a queste pratiche è necessari adottare uno stile di vita basato sulla riduzione dello stress psicologico e sull’adozione di abitudini alimentari  corrette.

ROMA – È proprio vero che lo stress fa venire i capelli bianchi. A ripeterlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine da alcuni ricercatori della New York University, che individua nella perdita di cellule staminali del follicolo pilifero causata dallo stress la responsabilità principale della comparsa dei capelli bianchi.
I ricercatori americani hanno scoperto un recettore coinvolto nella migrazione delle staminali del follicolo, chiamato Mc1r, il quale stimola l’allontanamento dei melanociti dal follicolo in una situazione di stress psico-fisico: “gli ormoni dello stress potrebbero rendere eccessiva questa migrazione e alla fine i capelli bianchi potrebbero essere l’effetto dell’esaurimento di melanociti staminali del follicolo”, ha spiegato Rick Sturm, uno degli autori dello studio.
Un team di ricercatori giapponesi dell’Università di Kanazawa ritiene invece che molecole tossiche e raggi ultravioletti causino uno stress genotossico che contribuisce a far diventare i capelli bianchi. Viene infatti danneggiato il DNA delle cellule staminali contenute nei follicoli piliferi. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori nipponici, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista “Cell”.
Non soltanto l’età e i fattori genetici sarebbero responsabili dell’incanutimento della chioma, ma anche l’esposizione all’inquinamento e ai raggi solari nocivi. Lo stress genotossico si verifica di norma nella vita di tutte le cellule, ma alcuni fattori ambientali e alcune abitudini possono accelerarne il processo.

La sperimentazione condotta nel Sol Levante ha dimostrato che i peli di alcuni topolini diventavano da neri a grigi dopo essere stati esposti a raggi X e raggi chemioterapici: questo avviene per una perdita accelerata di melanociti, le cellule che producono la melanina, il pigmento naturale di pelle, peli e capelli. Emi Nishimura, ricercatrice della Tokyo Medical and Dental University che ha guidato lo studio, spiega che ogni persona nasce con una certa riserva di melanociti e la erode pian piano nel corso della vita, tuttavia alcune situazioni particolari di stress possono accelerare questo processo. Danneggiando le staminali dei melanociti si può giungere rapidamente alla decolorazione di peli e capelli.
Le applicazioni di quest’indagine potrebbero anche essere altre e ben più importanti: è noto, infatti, che il danneggiamento del DNA dei melanociti è tra le cause del melanoma, grave tumore cutaneo. Riuscire a impedire o rallentare questo fenomeno di deterioramento cellulare potrebbe, dunque, costituire una terapia di supporto contro alcuni tumori.

La frase della saggezza popolare che imputa a stress, tensioni, forti spaventi e dispiaceri l’imbiancamento dei capelli ha una sua base scientifica: è dimostrato, infatti, che tensioni e paure fanno perdere al capello la melatonina, ormone che gli conferisce la sua colorazione naturale, oltre a rischiare di farlo sfibrare e cadere.
La nuova frontiera della scienza estetica promette ora di far diventare i capelli bianchi un ricordo del passato o una scelta di chi non vuole rinunciare al fascino di una chioma brizzolata.
Una ricerca svolta da un gruppo di studiosi inglesi e tedeschi ha sviluppato una tecnica capace di ripristinare il colore originale anche nei capelli già bianchi. Lo studio è ancora in fase sperimentale, ma promette di essere un ottimo punto di partenza, stante i primi buoni risultati dei test condotti in laboratorio, per futuri sviluppi delle biotecnologie estetiche.
Partendo dalla considerazione che la canizie si verifica non solo col passare dell’età, ma anche in seguito a stress acuti e a malattie del cuoio capelluto, i ricercatori delle Università di Manchester e Lubecca hanno cercato di invertire il processo di imbiancamento sintetizzando in laboratorio il peptide K(D)PT, molecola con le stesse caratteristiche e funzionalità dell’ormone MSH, che stimola normalmente la produzione di melanina, il pigmento che dà colore ai capelli.

L’esperimento scientifico si è svolto su capelli prelevati da un campione di donne tra i 45 e i 65 anni, nelle quali era stata in precedenza provocata artificialmente un’infiammazione della cute, tale da poter riprodurre verosimilmente le due più comuni patologie dermatologiche. Questo è stato fatto perché la canizie non senile si manifesta spesso in chi ha dovuto combattere malattie della pelle come l’alopecia areata e telogen effluvium, che recano con sé le nefaste conseguenze estetiche di un indebolimento dei capelli, della loro decolorazione e caduta.
Ebbene i capelli di questo gruppo di donne, trattati col peptide K(D)PT, hanno riacquistato completamente la loro colorazione originaria.
È ancora troppo presto per dimostrarsi entusiasti della scoperta, visto che essa non è stata ancora sperimentata direttamente sull’uomo, tuttavia il risultato raggiunto dalla scienziati britannici e germanici costituisce una promettente base per futuri sviluppi della ricerca in questo campo.
Coloro che, soprattutto giovani e bambini, si ritrovano precocemente una chioma bianca a causa di malattie, possono ora sperare di poter riacquistare il naturale colore dei loro capelli.
«Il K(D)PT merita di essere studiato a fondo come un nuovo agente anti-canizie», ha dichiarato il dottor Ralf Paus, a capo della ricerca, «in particolare nei trattamenti dell’imbiancamento dei capelli post-infiammatorio che spesso si verifica durante la fase di guarigione dall’alopecia areata».
Sebbene in molti ritengano affascinante una chioma sale e pepe, specialmente per gli uomini, in Europa e in America questa opinione è decisamente minoritaria: circa il 66% delle americane si tinge i capelli e lo stesso fa il 75% della popolazione italiana over 40, senza particolari differenze tra uomini e donne.

Uno studio scientifico, condotto dal biologo Gerald Weissmann per conto della Federation of American Societies for Experimental Biology (FASEB), ha ricercato le cause dell’imbiancamento dei capelli col trascorrere dell’età.
I risultati raggiunti indicano nei radicali liberi i principali responsabili dell’ingrigimento dei capelli e, poi, del loro diventare bianchi: in particolare è il perossido di idrogeno, componente principale dell’acqua ossigenata e prodotto naturalmente dal nostro corpo, a decolorare le nostre chiome negli anni accumulandosi nel cuoio capelluto e nei capelli.

Per Weissman, che ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista ufficiale della FASEB di cui è il direttore, è ora possibile ricercare una soluzione contro la canizie a livello biochimico e molecolare e cercare di invertire il processo di invecchiamento.
Il cuoio capelluto è la zona, individuata dallo studio, dove maggiormente si accumulano i radicali liberi nel tempo: questo avviene a causa di ciò che mangiamo e del continuo processo di lavatura e asciugatura dei follicoli piliferi, tutti fattori che possono impoverire il capello del suo colorante naturale, la melanina.

Un altro motivo che porta prima e più facilmente ad avere capelli bianchi è la carenza di antiossidanti, in primo luogo dell’enzima catalasi: tale molecola, infatti, è stata riscontrata in quantità ridotte in chi soffre di vitiligine, malattia dermatologica che causa la depigmentazione della pelle.
Per il tricologo Giovanni Sportelli la decolorazione dei capelli può essere dovuta sia alla carenza della catalasi che allo stress ossidativo alimentare e non: bisogna precisare, tuttavia, che alcune persone hanno una configurazione genetica che fa loro produrre meno enzimi antiossidanti.
Il dott.Weissman spiega che tutte le cellule che compongono la nostra chioma producono una minuscola quantità di perossido di idrogeno, che però aumenta quando invecchiamo.

I capelli vengono scoloriti dunque da noi stessi e dall’interno, diventando prima grigi e poi bianchi: per contrastare l’imbiancamento delle nostre chiome una squadra di dodici studiosi, provenienti da atenei tedeschi e britannici, ha svolto una sperimentazione clinica sui follicoli piliferi di vari uomini e donne con diverse molecole chimiche, osservando poi il loro effetto sui capelli.
Dalle analisi svolte si è individuato nell’antiossidante L-metionina, un amminoacido essenziale, un potenziale alleato contro la depigmentazione dei capelli.

Questa sostanza è naturalmente contenuta nei cereali e nella soia e potrebbe spiegare perchè gli orientali, che consumano ingenti quantità di questi cibi, conservano più a lungo il colore naturale delle loro chiome.
Gli studiosi sono cauti, però, sull’utilizzo estetico della L-metionina, non essendo ancora provata al 100% la sua efficacia e sicurezza.
La scoperta del peptide artificiale K(D)PT da parte delle università di Manchester e Lubecca apre, inoltre, speranze per recuperare il colore dei capelli di quando si era più giovani: anche qui, tuttavia, bisogna attendere altre conferme scientifiche e cliniche prima di dichiarare sconfitti per sempre i capelli bianchi.

I capelli sono un mezzo d’espressione ineludibile e, attraverso l’acconciatura, i capelli permettono di modificare l’aspetto esteriore. Tutti i popoli della Terra, in ogni epoca, hanno elaborato un complesso codice di pettinature diverse per esprimere ogni tappa della vita, per comunicare il loro ruolo, il loro stato sociale e la loro identità culturale. Così per i monaci orientali il cranio rasato è simbolo di castità. I sacerdoti Ho delle tribù della Africa occidentale concepiscono i capelli come sede del Dio. I Masai posseggono la magia di “far pioggia” solo finché non tagliano barba e capelli e, sapendolo leggere, rivelano persino ciò che talvolta vorremmo nascondere come l’età, l’etnia a cui apparteniamo, il credo politico, il grado di istruzione. Ma tutto questo è ancora riduttivo e non basta a spiegare come da sempre, ed in tutte le civiltà, la capigliatura abbia rappresentato un elemento fondamentale della personalità, sostegno della bellezza, del fascino e della seduzione, talvolta del potere… e come, ancora ai giorni nostri, la capigliatura conservi un profondo valore simbolico.

STRUTTURA DEI CAPELLI (follicoli piliferi, bulbo, fusto del capello, ghiandola sebacea) I capelli sono una struttura in rapida crescita, che necessita di una buona condizione fisica per ottenere uno sviluppo regolare. I capelli possono essere definiti come i peli che nell’essere umano ricoprono il capo, anche se se presentano alcune differenze nella loro dinamica fisiologica e nella loro funzione estetica. Nascono nei follicoli piliferi, costituti dall’invaginazione dell’epidermide nel derma, di forma più o meno cilindrica, che termina in profondità con una formazione concava di nome bulbo. Sul follicolo si innesta il muscolo erettore del pelo e in questo sbocca il dotto della ghiandola sebacea. Il bulbo racchiude tessuto dermico riccamente vascolarizzato, cioè la papilla dermica, che serve per il nutrimento del pelo. I peli e i capelli sono dotati di sensibilità propria tanto che possono essere definiti come organi di senso cutanei.

Il follicolo può essere diviso in tre parti : • L’infundibolo, che va dall’imbocco follicolare al punto in cui il dotto della ghiandola sebacea sbocca nel follicolo • L’istmo, che è il segmento compreso tra lo sbocco della ghiandola sebacea e l’inserzione del muscolo erettore del pelo • Il segmento inferiore del follicolo, che si diparte dal muscolo erettore del pelo ed è l’unica parte temporanea del pelo, perché scompare durante il ciclo di crescita del pelo.

La parte più importante del follicolo è il bulbo, perché contiene le cellule della matrice del pelo che danno origine a tutte le sue strutture e strati. Tra le cellule della matrice, poste al di sopra della papilla dermica, ci sono sparsi i melanociti responsabili del colore dei capelli La parte cheratinizzata, che emerge dal follicolo pilifero, costituisce il pelo propriamente detto, cioè il fusto. La cheratina è una scleroproteina simile a quella dello strato corneo dell’epidermide, ma quella del pelo ha una maggior quantità di zolfo; nella sua struttura la cheratina contiene un pigmento, cioè la melanina, presente in 2 forme diverse: una filamentosa, che imprime un colore giallo, e una granulare, con un colore variabile dal bruno al nero. Il fusto del capello è costituito da 3 strati : • midollo, che è la parte più interna • corteccia, che è la zona intermedia particolarmente ricca di melanina • cuticola, che corrisponde alla zona più esterna del capello.

La cuticola è composta da 6-8 strati di cellule appiattite e sovrapposte le une sulle altre, come le tegole di un tetto, con il bordo libero rivolto verso l’estremità del capello. La composizione della cuticola varia a seconda delle zone del capello prese in considerazione e anche dei vari tipi di capelli. Al di sotto c’è la corteccia, che costituisce la maggior parte del capello e contribuisce alla sua proprietà meccanica. La terza componente, il midollo, è presente in modo discontinuo oppure continuo in tutti i capelli. I capelli dei neonati vengono definiti “lanugo”e la loro struttura è leggermente diversa da quella degli adulti. La lanugo, priva del midollo centrale, con il passare dei mesi viene sostituita con i capelli propri dell’adulto. I capelli dell’adulto sono lunghi, pigmentati nel cuoio capelluto, e presentano quasi sempre il midollo. Esistono dei peli, definiti vellus, che possono essere considerati come l’espressione terminale del ciclo vitale del follicolo pilifero, Sono sempre presenti nel soggetto calvo e sostituiscono i peli terminali, cioè i capelli propriamente detti. La ghiandola sebacea è posta lateralmente al follicolo pilifero e ha il compito di produrre il sebo, sostanza grassa acida a pH medio 3,5, orientativamente così composta (sulla superficie cutanea):

1) acidi grassi liberi 30% 2) gliceridi 29% 3) esteri della cera 20% 4) squalene 11% 5) colesterolo 4% 6) vari 6% Il sebo ha due funzioni principali: 1) contribuire, con il sudore, alla formazione del film idro-lipidico di superficie, emulsione acqua in olio che protegge la superficie cutanea dalle aggressioni chimiche (detergenti, solventi, inchiostri ecc) e batteriche; 2) lubrificare e impermeabilizzare la superficie esterna del capello via via che questo si allunga. Il dotto escretore della ghiandola sebacea si apre nella parte superiore del follicolo in modo da lubrificare il capello prima ancora che quest’ultimo appaia sulla superficie cutanea. Sul cuoio capelluto la produzione totale di sebo è di 650 – 700 mg nelle 24 ore.

COMPOSIZIONE CHIMICA DEL CAPELLO I principale elementi chimici presenti nel capello sono: carbonio 45% , ossigeno 28% , azoto 15%, idrogeno 6,5% , zolfo 5,2% I costituenti principali del capello, oltre all’acqua, sono: cheratina, lipidi, minerali e pigmenti. Cheratina: è una scleroproteina simile a quella dello strato corneo dell’epidermide, da cui differisce per un maggiore contenuto di zolfo e per una facile idrolizzabilità. L’80% circa del peso del capello è dovuto alla presenza di proteine fra cui la principale è proprio la cheratina composta da 18 amminoacidi, di cui i più importanti sono: 1) cistina 17,5% 2) serina 11,7% 3) acido glutamico 11,1% 4) treonina 6,9% 5) glicina 6,5% 6) arginina 5,6% La cheratina presente in maggiore quantità nel capello è quella alfa, fibrosa, a basso contenuto di zolfo, con Peso Molecolare di circa 45.000, insolubile in acqua. Le catene polipeptidiche sono rese stabili da tre tipi di “ponti”: legami idrogenati (conferiscono solidità), ponti fra catene acide e catene basiche (si rompono con gli acidi forti) e ponti disolfurici (quando sono lesi, ad esempio nelle “permanenti”, il capello si arriccia). La cheratina può essere deformata con il vapore acqueo (“messa in piega”). Lipidi: costituiti da trigliceridi, cere, fosfolipidi, colesterolo, squalene ed acidi grassi liberi. Minerali (oligoelementi):

nel capello sono presenti diversi oligoelementi fra cui Ca, Mg, Sr, B, Al, Si, Na, K, Zn, Cu, Mn, Fe, Ag, Au, Hg, As,Pb, Sd, Ti, W, Mo, I, P, Se; rappresentano una componente essenziale dei sistemi proteico-enzimatici ed hanno funzionalità ben precise, in particolare: a) ferro (media 4-12mg/gr): è più abbondante nei capelli rossi rispetto a quelli biondi e neri. b) magnesio (media 30-45mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore nero (fino a 170mg/gr). c) zinco (media 150-180 mg/gr): è indispensabile per la corretta attività delle cellule germinative della matrice. In sua carenza il capello si indebolisce e rallenta il ritmo di crescita. d) rame (media 16-50mg/gr): è indispensabile nel processo di sintesi della melanina (vedi pigmenti) e nella formazione dei ponti disolfuro. e) piombo (media 10-30mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore castano. Dato che la quasi totalità del piombo presente nell’organismo deriva da quello esogeno e poiché il capello ne rappresenta la sede principale di accumulo, la sua misurazione a livello della parte distale del fusto viene utilizzata per valutare la presenza di questo metallo nell’inquinamento ambientale. Le percentuali degli oligoelementi presenti nei capelli sono una caratteristica soggettiva di ciascun individuo.La carenza di proteine e/o sali minerali sarà evidenziata al microscopio da un fusto sottile associato a bulbi molto piccoli (se il capello è costituzionalmente sottile i bulbi appariranno invece normali).

FISIOLOGIA DEL CAPELLO

L’assieme dei capelli e del cuoio capelluto adempie a funzioni principalmente protettive ed estetiche. La crescita dei capelli si verifica attraverso diverse fasi durante le quali il follicolo passa da periodi di intensa crescita a periodi di quiescenza metabolica e addirittura di involuzione. Queste fasi sono definite come anagen, catagen e telogen, che corrispondono alla nascita, alla crescita e alla caduta del capello. Anagen Durante questa fase di crescita si verificano alcune modificazioni a livello della papilla dermica dove le cellule vivono un’attività metabolica. In un secondo tempo le cellule della matrice, situate nel bulbo del follicolo che si presenta raccorciato nel derma in seguito alla fase catagen, entrano in una fase di intensa attività e il follicolo ricomincia a crescere e a formare quel segmento inferiore che era scomparso nel periodo di telogen. La durata della fase di anagen, cioè di crescita del capello, varia in media dai 3 ai 6 anni. I capelli non sono mai tutti nella stessa fase di crescita, tranne che in particolari condizioni patologiche, ma crescono in modo talmente diverso tra di loro che risulta difficile trovare due follicoli contigui nella stessa fase. I capelli durante la fase di anagen crescono di 0,3-0,4 mm. al giorno. Catagen È la fase di involuzione, che dura da 2 a 3 settimane, durante la quale il follicolo pilifero subisce varie modificazioni morfologiche e metaboliche. Scompare il segmento inferiore, la lunghezza del follicolo si riduce di circa un terzo, la papilla diventa atrofica, il bulbo diminuisce di grandezza e i melanociti cessano la produzione di pigmento. Se si strappa un capello in questa fase si può vedere che la sua parte terminale, corrispondente al bulbo, è bianca. Le varie alterazioni che si verificano portano il capello alla sua ultima fase di telogen. Telogen E’ la fase di riposo durante la quale il follicolo è completamente inattivo e come avvolto in un sacchetto connettivale che gli offre riparo fino all’inizio della nuova fase di crescita. Il capello si trova all’interno del follicolo, trattenuto da scarsi legamenti intercellulari che lo fanno restare nel cuoio capelluto fino all’inizio della nuova fase di anagen e talvolta anche per più fasi successive. La fase di telogen dura da 2 a 4 mesi. A queste varie fasi del capello segue la sua caduta. Ogni giorno muoiono circa 10-30 capelli che, in condizioni ideali, vengono immediatamente sostituiti da nuovi elementi, perché i follicoli hanno cicli vitali sincronizzati tra di loro: infatti il volume totale rimane invariato.

Il ricambio dei capelli avviene ogni 2-6 mesi. La lunghezza che un capello può raggiungere dipende da caratteristiche razziali e dalla fase di anagen. Quando uno stress psicologico, un problema metabolico, un disturbo ormonale intervengono a rompere l’equilibrio esistente nella vita del follicolo e nella ricrescita del capello, può succedere che i follicoli in fase anagen passino a quella telogen determinando una alopecia. Se lo stimolo stressante rimane, oppure se permane la condizione patologica, il capello può modificare il suo diametro e la sua lunghezza. La normale crescita del capello e la sua durata sono quindi da mettere in relazione con una buona condizione del cuoio capelluto, con una buona vitalità della papilla, ma anche con la condizione psico-fisica generale dell’individuo.

Tutti i follicoli dei peli hanno un’angolazione rispetto alla epidermide, nel cuoio capelluto il capello spunta con una inclinazione di circa 75. Il numero dei follicoli presenti alla nascita nel cuoio capelluto è determinato geneticamente. I capelli sottoforma di lanugine si formano già nel quinto mese di vita fetale. La forma dei peli è una caratteristica razziale, si distinguono 3 tipi di capelli: 1) LISSOTRICI: lisci e a sezione rotonda, tipici delle razze mongoliche 2) CIMOTRICI: Ondulati o ricci a sezione ovale, tipici delle razze caucasiche (Europee) 3) ULOTRICI: Lanosi e crespi a sezione piatta, tipici delle razze negroidi. Il numero di capelli presenti sul cuoio capelluto è spesso in rapporto al colore: se ne contano in media circa 30.000 nei fulvi, 100.000 nei bruni e 150.000 nei biondi. La popolazione totale dei capelli del cuoio capelluto è di circa centomila, la densità massima si ha nei biondi, la minima nei rossi. La velocità di crescita è di 0,37mm al giorno ed è maggiore nella donna, in ogni caso tende a diminuire con l’età. Lo spessore del capello varia nelle diverse razze e va da un minimo di 60 Micron ad un massimo di 100 (un decimo di millimetro) nelle razze orientali.

Il colore dei capelli è determinato dalla melanina, un pigmento prodotto da cellule specifiche chiamate melanociti situate all’apice della papilla dermica. L’intera gamma dei colori dei capelli deriva da due tipi di melanina: le eumelanine, che danno capelli marroni o neri e le feumelanine che danno capelli rossi (rutilismo). Il capello biondo è determinato da una scarsa attività dei melanociti. Esiste anche un fenomeno rarissimo di crescita di capelli di diverso colore nello stesso individuo, è detto Eterocromia. Abbastanza particolare è il fenomeno del rutilismo che ha una incidenza molto bassa, circa l’1% in quasi tutte le popolazioni,eccetto la Scozia dove arriva al 10%. La canizie (capelli bianchi) è un fenomeno fisiologico dovuto a una riduzione della funzione dei melanociti con l’invecchiamento, l’età media della comparsa dei primi capelli bianchi è di 35 anni, partendo dalle tempie verso il vertice.

PATOLOGIE DI CUTE E CAPELLI ALOPECIA Questo termine sta ad indicare la mancanza di peli nel corpo dell’uomo localizzata o diffusa, temporanea o permanente. Possiamo definire: A) Alopecia universale la mancanza di tutti i peli del corpo. B) Alopecia totale la mancanza di tutti i capelli nel cuoio capelluto. C) Alopecia parziale limitata ad una sola zona del cuoio capelluto. La parola Alopecia deriva dal greco Alopex, che significa la volpe, mammifero che muta periodicamente il pelo, per questo nell’uomo sta ad indicare una caduta più o meno grave di capelli (ricordiamo che è normale perdere da 50 a 100 capelli al giorno). Un’ulteriore classificazione delle alopecie le suddivide in: 1) congenite: già presenti alla nascita (molto rare) 2) acquisite: 1-cicatriziali (distruzione del follicolo) 2-non cicatriziali (arresto della formazione del capello, senza distruzione del follicolo) 3) ereditarie: dovute a trasmissione genetica.

CALVIZIE Alopecia androgenetica (“calvizie comune”) E’ la forma più conosciuta delle alopecie non cicatriziali. E’ anche chiamata, con termini tutti riduttivi, seborroica, precoce, maschile. E’ caratterizzata da iniziale perdita dei capelli del vertice e successivo coinvolgimento alopecico di tutta la parte alta del cuoio capelluto, con tipico risparmio della nuca e delle tempie, fino alla calvizie “a corona”. L’alopecia androgenetica è accompagnata spesso, ma non costantemente, da seborrea e desquamazione furfuracea. E’ la forma più diffusa nell’uomo e colpisce raramente anche la donna. Nella classificazione della calvizie quella androgenetica va messa fra quelle acquisite non cicatriziali, infatti subentra dopo la pubertà e porta lentamente all’atrofia del follicoloche resta per sempre inattivo pur non cicatrizzando. Concretamente i soggetti predisposti hanno una sensibilità particolare al testosterone dovuta alla presenza massiccia nelle zone a rischio di un enzima, la 5-alfareduttasi, che trasforma il testosterone in diidrotestosterone, quest’ultimo è il vero killer dei capelli. La sua azione si manifesta con una inibizione della riproduzione cellulare da parte della papilla germinativa e parallelamente con una stimolazione della ghiandola sebacea che diventando ipertrofica e aumentando la produzione di sebo contribuisce a soffocare il follicolo scatenando un processo infiammatorio detto dermatite seborroica A conferma di quanto descritto notiamo che nei soggetti in cui è assente la produzione di testosterone(eunuchi, adolescenti) non si manifesta mai calvizie comune, nelle donne è rarissima in età precoce e spesso è un segnale di un alterato quadro ormonale (specialmente se la calvizie è associata ad acne e ipertricosi) e diventa pi frequente dopo la menopausa proprio per il calo di produzione di estrogeni.

FORFORA

(Pitiriasi Semplice) La pitiriasi semplice, comunemente detta forfora, è quella inconfondibile manifestazione desquamante a piccole squame bianco-grigiastre che colpisce moltissime percentuali di persone tra i 20 e i 30 anni, diventando poco frequente dopo i 50 anni. E’ causata da un accelerato ricambio delle cellule epidermiche che, a causa dell’aumento di velocità di migrazione, non riescono a raggiungere la completa maturazione prima di distaccarsi. Si formano pertanto delle squame bianche o grigiastre (ammassi di cellule cornee), localizzate in chiazze o, più spesso, diffusamente distribuite su tutto il cuoio capelluto. Nelle squame e fra i capelli dei soggetti con forfora è spesso presente un micete (fungo), il Pityrosporum ovalis. La forfora può comunque anche essere presente in assenza di elevati quantitativi di Pityrosporum per cui non è ancora del tutto chiarito se sia il micete responsabile della forfora o, al contrario, un cuoio capelluto con forfora costituisca un terreno favorevole al suo sviluppo. Clinicamente si distinguono una pitiriasi secca, nella quale il cuoio capelluto è coperto da piccole squame molto fini, di facile distacco, che ricoprono gli abiti, con cute normale e modesto prurito, da una pitiriasi grassa o steatoide, nella quale squame più grosse, untuose e giallastre, aderiscono ad un cuoio capelluto talvolta leggermente eritematoso e trasudante; in questo caso il paziente può riferire leggero prurito.

Nelle forme miti è considerata un fenomeno parafisiologico e non danneggia la salute dei capelli, solo casualmente può abbinarsi a seborrea e calvizie androgenetica. Consideriamo quindi la forfora essenzialmente un disturbo estetico che si può controllare con l’uso di prodotti appropriati.

SEBORREA Definiamo come seborrea un livello di produzione sebacea eccessivo da parte delle ghiandole presenti sul cuoio capelluto. Anche la seborrea nelle forme miti è un fenomeno non preoccupante e va trattato come semplice problema estetico. Esistono due tipi di seborrea: -la Seborrea Fluente che si manifesta con cute grassa e capelli grassi -la Seborrea Cerosa che si manifesta con cute grassa, ma lunghezze e punte secche e sfibrate.

TRATTAMENTO IGIENICO A seconda delle condizioni del cuoio capelluto e dei capelli, si usa cosmeticamente distinguere essenzialmente fra: -cuoio capelluto e capelli normali -cuoio capelluto e capelli grassi -cuoio capelluto con forfora -cuoio capelluto e capelli secchi -capelli sfibrati, decolorati, intaccati da trattamenti decorativi -capelli con problemi di caduta Esistono poi ulteriori sfumature come ad esempio: -mix delle situazioni sopra descritte -capelli sottili -capelli delicati -ecc…. Quando il capello ed il cuoio capelluto si trovano in buone condizioni di normalità, possono essere trattati con uno shampoo per uso frequente che ne rispetti comunque il più possibile il normale equilibrio idrolipidico; è sempre utile fare seguire allo shampoo un balsamo/impacco al fine di ridurne la staticità, favorirne la pettinabilità e ridare lucentezza. Nel caso di cuoio capelluto e capelli grassi è consigliabile utilizzare detergenti che contengano sostanze atte a riequilibrare l’eccesso di sebo (tensioattivi particolari, oli essenziali ed estratti vegetali con funzionalità specifiche e materiali adsorbenti quali le argille). In abbinamento allo shampoo si consigliano trattamenti post-shampoo quali balsami a pH acido e/o lozioni che contengano gli attivi seboregolatori sopra citati. Esistono oggi prodotti antiforfora efficaci quali lo Zinco Piritione, il Climbazolo, il Piroctone Olamine, oltre ad alcuni oli essenziali ed estratti vegetali quali il Timo, il Lichene Islandico, ecc… Utili per la rimozione della forfora sono anche prodotti che esercitano una lieve azione di peeling (argille, nocciolo di frutti quali albicocca, mandorla, … a granulometria molto fine, silice ricoperta da collagene, ecc…). Lo shampoo antiforfora va applicato con maggiore frequenza rispetto agli altri, almeno fino all’eliminazione della forfora stessa. Può essere abbinato a pre-trattamenti da utlizzare per rimuovere la forfora prima della detersioni e a maschere e lozioni che agendo per un tempo più lungo rispetto allo shampoo, possono completarne l’azione igienica ed accelerarne l’effetto. Nel caso di capelli secchi, nonché quelli sfibrati, decolorati e più genericamente trattati, è fondamentale l’uso di uno shampoo selettivo, poco sgrassante e arricchito con agenti idratanti (NMF ricostruito, estratti vegetali quali aloe, albicocca, , ristrutturanti e sostantivanti (molto utili a tale scopo sono le proteine quaternizzate di soia, grano, riso, …., derivati quaternizzati della cellulosa, vitamine, oli emollienti e nutrienti quali l’olio di avocado, l’olio di mandorle, ecc…, ed estratti vegetali quali camomilla, ortica, ….).Altrettanto importante è l’uso di prodotti specifici dopo-shampoo (balsami a risciacquo e lozioni senza risciacquo) ad elevato potere condizionante, ristrutturante e sostantivante. Capelli con problemi di caduta: anche in questo caso è fondamentale l’uso di prodotti da risciacquo poco aggressivi e arricchiti di prodotti sostantivanti, ma soprattutto additivati di funzionali specifici che agiscono contro le principali cause della caduta: -riattivatori e stimolanti della microcircolazione , -inibitori della 5-alfareduttasi per contrastare l’atrofia del follicolo causata dal diidrotestosterone, -attivatori di geni coinvolti nel meccanismo di riparazione del tessuto corneo, in particolare i cheratinociti e le molecole di adesione (Laminina-5 e Collagene). In questo caso l’utilizzo di lozioni senza risciacquo a base di attivi specifici è fondamentale.

I ricercatori dell’University College di Londra hanno dimostrato che l’incanutimento dei capelli più che da fattori ambientali deriva invece da alcuni geni specifici. Nello specifico i ricercatori hanno identificato un gene, l’Irf4, che avrebbe un ruolo diretto nell’ingrigimento dei capelli. In particolare questo gene era già noto per il ruolo svolto riguardo alla produzione della melanina per colorire i capelli, ma in questo studio si mette in evidenza per la prima volta che possa svolgere un ruolo anche riguardo la perdita di colore dei capelli. I ricercatori hanno preso in esame un campione di 6.000 volontari arruolati tra Brasile, Colombia, Cile, Messico e Perù, formato al 55% da donne e per il 45% da uomini, comprendente uomini e donne con origini europee, africane e native americane. Oltre però a questo gene Irf4 i ricercatori hanno scoperto molti altri geni, come quello che determina i capelli ricci (PRSS53), quello che regola lo spessore della barba e la forma dei capelli (EDAR), lo spessore e la densità delle sopracciglia (FOXL2) e finanche quello del “monociglio” (PAX3). Insomma la scoperta oltre che implicazioni estetiche potrebbe avere applicazioni interessanti anche per quanto riguarda la medicina forense. Uno degli autori dello studio così si è espresso: “I geni collegati alla calvizie e al colore dei capelli li conosciamo già, ma questa è la prima volta che viene identificato il gene dei capelli grigi nell’uomo, insieme ad altri geni che controllano forma e densità dei capelli“.

Ed ancora: “E’ improbabile che questi geni lavorino isolati. Pensiamo invece che lavorino insieme, con molti altri fattori che devono essere ancora identificati”. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications.
I capelli sono peli completamente sviluppati e rappresentano l’espressione di una struttura denominata follicolo pilo-sebaceo. La loro grossezza, forma, colore e lunghezza variano nelle razze umane. Il numero dei capelli è in relazione al loro colore: i biondi sono mediamente 150.000, i castani 110.000, i neri 100.000 e i rossi 90.000. La densità dei capelli varia a seconda delle zone del cuoio capelluto ed è mediamente di 150 capelli per cm². Il colore dei capelli è dato dalla melanina, sostanza colorata: ne esistono di due tipi: l’eumelanina, scura (capelli neri); e la feomelanina, chiara (capelli biondi, dorati, rossi). I capelli diventano bianchi, per la perdita dello scambio enzimatico tra la tirosina e i melanociti,le cellule che producono melanina. I capelli sono anche ricchi di minerali, che variano a seconda del loro colore: il ferro è più abbondante nei capelli rossi,il magnesio in quelli neri, il piombo nei capelli castani. Oltre ai minerali costituiscono il capello altre importanti sostanze, in particolare la cheratina, una sostanza proteica diffusa nei peli, unghie e simili, composta da aminoacidi (acido glutammico, arginina, cisteina, cistina, serina, leucina e isoleucina, glicina, tretinoina, valina). Il capello è situato nel follicolo pilifero, un particolare ‘alloggio’ della pelle, a forma di sacco, inclinato di circa 75° rispetto alla linea superficie cutanea. La parte inferiore del follicolo pilifero si trova normalmente nel derma profondo ad una profondità media è di circa 0,6-1 cm. In corrispondenza del terzo superiore del follicolo pilifero sbocca la ghiandola sebacea per cui l’insieme viene più propriamente definito follicolo pilosebaceo. Al di sotto della ghiandola sebacea, sulla parete esterna del follicolo, è ancorata l’estremità inferiore del muscolo erettore del pelo. Sia il muscolo che la ghiandola sono sempre posti dalla parte dell’angolo ottuso formato dall’asse del follicolo con la superficie orizzontale dell’epidermide (in questo modo la contrazione del muscolo fa assumere al pelo una posizione verticale). Ogni capello è formato da due parti: il bulbo (o radice) ed il fusto.
Il Bulbo l bulbo corrisponde alla matrice del capello, cioè a quelle cellule del follicolo che producono il pelo. Il bulbo, pur non essendo visibile in quanto contenuto nel follicolo, rimane però adeso ai capelli che cadono e può dare, esaminandolo al microscopio, importanti informazioni sullo stato di salute del capello. Il Fusto Il fusto del capello è una struttura “morta” costituita da cellule completamente cheratinizzate che hanno perso il nucleo e le loro funzioni vitali. Queste cellule contengono alte concentrazioni di una proteina fibrosa, molto resistente, la cheratina.
La cheratina è presente anche a livello della pelle, ma la cheratina dei capelli, come quella delle unghie, è una cheratina molto più dura in quanto contiene una grandissima quantità di cistina, un aminoacido ricco di zolfo . Fra le diverse molecole di cistina si formano dei ponti disolfuro molto resistenti che conferiscono al capello forma e resistenza. Quando i ponti disolfuro si rompono e le molecole di cistina si separano il capello diviene fragile e può spezzarsi. Il fusto del capello è costituito da 3 strati: la cuticola, la corteccia ed il midollo. La Cuticola La cuticola, lo strato più esterno, è formata da cellule appiattite e sovrapposte le une alle altre come le tegole di un tetto. La cuticola protegge il fusto dall’ambiente e la sua integrità è molto importante per la salute del capello. Se vogliamo fare penetrare qualsiasi sostanza all’interno del capello, dobbiamo sollevare temporaneamente le cellule della cuticola; a volte può succedere che effettuato il trattamento, le cellule non tornino completamente a posto, ma rimangano parzialmente sollevate e quindi il capello sia molto più vulnerabile agli agenti ambientali. Per sollevare le cellule della cuticola e permettere la penetrazione di sostanze chimiche all’interno della corteccia del capello si utilizzano sostanze alcaline, cioè con pH superiore a 7; il successivo trattamento con sostanze acide, cioè con pH inferiore a 5, ha lo scopo di riappiattire le cellule e ricostituire la cuticola. Al di sotto della cuticola è presente la corteccia, che è la parte più spessa del capello, che ne determina la forma e la consistenza. Alcuni capelli, soprattutto quelli bianchi, contengono un sottile strato interno, il midollo.
LA STRUTTURA DEL CAPELLO
Nel capello normalmente sviluppato si distinguono tre parti: 1. STELO o FUSTO visibile ed esterna al follicolo; 2. una interna al follicolo stesso, fra l’ostio del follicolo e l’attacco inferiore del muscolo erettore del pelo, RADICE, ‘immersa’ nella cute e quindinon visibile; 3. una ancora più profonda, alloggiata nella porzione inferiore della parte profonda del follicolo, BULBO, che contiene, nella parte inferiore due-tre file di cellule sovrapposte a rapida riproduzione costituenti la matrice. Queste della matrice sono le uniche cellule germinative e, pertanto, tagliare corti i capelli non può ‘rinforzarli’ in quanto quella che si taglia è una parte di fusto, formata cioè da cellule ormai prive di qualsiasi attività vitale. Le cellule della matrice, via via che si riproducono, spingono verso l’alto quelle nate in precedenza; durante la risalita le cellule, in modo analogo a quelle dell’epidermide, elaborano nel loro interno una proteina, la cheratina, vanno cioè incontro al cosiddetto ‘processo di cheratinizzazione’ diventando progressivamente sempre più rigide. Di queste cellule, all’inizio tutte uguali, alcune vanno a costituire la guaina epiteliale interna (che tende a cheratinizzarsi e quindi ad indurirsi in anticipo rispetto al pelo in modo da ‘modellarlo’), altre le tre parti strutturali del capello vero e proprio (cuticola, corteccia e midollo). Subito al di sopra delle cellule delle matrice sono presenti alcuni melanociti che hanno il compito di ‘colorare’, immettendovi la melanina, quelle cellule che diventeranno la ‘corteccia’ del capello. Secondo G. Cotsarelis e collaboratori (University of Pennsylvania e New York University School of Medicine) le cellule germinative risiederebbero non nella matrice ma nella zona protuberante’. L’Autore riferisce che quando si arriva alla fase catagen la matrice vera e propria degenera e la papilla rimane connessa al bulbo solo una lunga colonna di cellule epiteliali. In seguito la papilla risale attivando le cellule germinative della zona protuberante che migrano verso il basso colonizzando nuovamente la matrice e dando inizio al nuovo ciclo del capello; questa presunta ‘nuova sede’ delle cellule germinative potrebbe spiegare i parziali insuccessi finora ottenuti relativamente alla possibilità di ottenere, in laboratorio, delle colture cellulari capaci di dare origine al pelo.
All’analisi chimica del capello i costituenti principali, oltre all’acqua, sono: cheratina, lipidi, minerali e pigmenti. Cheratina E’ una proteina filamentosa ricca di zolfo, contenuto nei residui amminoacidici di cisteina; è molto stabile e resistente. E’ contenuta principalmente nella corteccia del capello. Gli aminoacidi presenti nella cheratina sono 18 ma, in maggiore quantità, ritroviamo la cisteina, la cistina, la serina, l’acido glutammico, la glicina, la treonina, l’arginina, la valina, la leucina e l’isoleucina. La cheratina presente in maggiore quantità nel capello è quella alfa, fibrosa, a minor contenuto di zolfo, insolubile in acqua. Le catene polipeptidiche sono rese stabili da tre tipi di ”ponti”: legami idrogenati (conferiscono solidità), ponti fra catene acide e catene basiche (si rompono con gli acidi forti) e ponti disolfurici (quando sono lesi, ad esempio nelle ”permanenti”, il capello si arriccia). La cheratina può essere deformata con il vapore acqueo (”messa in piega”). Il processo di cheratinizzazione, in particolare quello dei peli, è regolato da ormoni, vitamine, fattori genetici e metabolici e sembra legato al metabolismo del colesterolo e alla sua esterificazione con acidi grassi sintetizzati dall’epidermide. Ne consegue che carenze dietetiche e/o difetti enzimatici delle vie di sintesi del colesterolo e degli acidi grassi possono provocare una cheratinizzazione anomala con conseguenti difetti strutturali del fusto. Lipidi Costituiti da trigliceridi, cere, fosfolipidi, colesterolo, squalene ed acidi grassi liberi sono quantitativamente documentabili con estrema difficoltà in quanto in massima parte derivati da quelli del sebo. Minerali (oligoelementi) Rappresentano una componente essenziale dei sistemi proteico-enzimatici. Esiste una correlazione diretta fra la quantità di oligoelementi presenti nel sangue e quelli presenti nel capello. a. Ferro (media 4-12mg/gr): è più abbondante nei capelli rossi rispetto a quelli biondi e neri. b. Magnesio (media 30-45mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore nero (fino a 170mg/gr). Catalizza la trasformazione dell’ATP in cAMP, in seguito alla attivazione della adenilciclasi, e la degradazione dell’cAMP in 5-AMP ad opera della fosfodiesterasi (vedi). c. Zinco (media 150-180 mg/gr): è indispensabile per la corretta attività delle cellule germinative della matrice. In sua carenza il capello si indebolisce e rallenta il ritmo di crescita. L’eccesso di zinco determina carenza di rame a causa dell’induzione dell’enzima tioneurina  che, a livello intestinale, lega il rame in modo preferenziale rallentandone o impedendone l’assorbimento. d. Rame (media 16-50mg/gr): è indispensabile per catalizzare la conversione della tirosina a DOPA (nel processo di sintesi della melanina) e per consentire l’ossidazione della cisteina in cistina con formazione dei ponti disolfuro. e. Piombo (media 10-30mg/gr): è più abbondante nei capelli di colore castano. Dato che la quasi totalità del piombo presente nell’organismo deriva da quello esogeno e poiché il capello ne rappresenta la sede principale di accumulo, la sua misurazione a livello della parte distale del fusto viene utilizzata per valutare la presenza di questo metallo nell’inquinamento ambientale. La carenza di proteine e/o sali minerali sarà evidenziata al microscopio da un fusto sottile associato a bulbi molto piccoli (se il capello è costituzionalmente sottile i bulbi appariranno invece normali). Pigmenti Sono rappresentati dalle melanine presenti nel pelo in forma diffusa o granulare. Sono insolubili in acqua, solubili negli acidi forti, decolorabili con acqua ossigenata. I melanociti, utilizzando la tirosina (che è un aminoacido, cioè un costituente delle proteine) come precursore, sintetizzano due principali tipi di melanina: l’eumelanina, scura e presente nei capelli neri e la feomelanina, più chiara e presente nei capelli dorati, biondi o rossi.
IL CICLO DEL CAPELLO Il cuoio capelluto di un individuo adulto ha una superficie oscillante fra 550 e 650 cm2. Il numero di follicoli per cm2 varia con l’età: 1135 alla nascita, 635 a 30 anni, 415 a 60 anni. Nei calvi questi valori possono essere anche notevolmente inferiori. I capelli veri e propri sono in media 160-240 per cm2 (cioè, in pratica, solo un follicolo su tre è ”abitato” da un vero capello mentre negli altri due è presente solo un piccolo pelo vellus). Il numero totale dei capelli in un giovane adulto varia pertanto da 90.000 a 150.000 e scende a 60.000 – 100.000 con l’avanzare dell’età. Il diametro medio è 65 – 78 micron (meno di 50 micron nell’età senile). Il tasso di crescita normale varia da 0,30 a 0,35 millimetri al giorno. Nel follicolo si alternano cicli di crescita e cicli di riposo. Solo di rado la stessa papilla da origine a più di un pelo: normalmente ogni volta che un capello in telogen (vedi più avanti) è caduto se ne forma una nuova che da il via a un nuovo anagen (Dott. A. Marliani). Il ciclo del pelo viene suddiviso in tre fasi: 1) Anagen: fase di crescita E’ la fase di attività del follicolo che si suddivide in 6 sottofasi che iniziano con l’avvio dell’attività mitotica delle cellule della matrice e proseguono con la discesa della parte inferiore del follicolo che va a raggiungere la papilla, poi con la comparsa della guaina epiteliale interna e infine con quella del pelo che via via si allunga fino a raggiungere e superare l’ostio follicolare. Tale periodo dura in media 2 – 4 anni nell’uomo e 3-7 anni nella donna. Dato che il capello si allunga in media circa 1 cm al mese ma può, nella donna, arrivare a 1,5, si comprende come le lunghezze massime raggiungibili nei capelli possano essere assai differenti nei due sessi. Questo capello, ben ancorato con le sue guaine, può essere asportato solo esercitando una forte trazione ed il trauma sarà accompagnato da dolore. La durata dell’anagen varia lievemente anche a seconda delle diverse zone del cuoio capelluto: i follicoli della nuca hanno un anagen di maggior durata rispetto a quelli delle tempie. Anche la velocità di crescita del capello varia in funzione delle diverse zone della testa: i capelli della regione del vertice crescono più velocemente di quelli della nuca. Nei follicoli affetti dalla calvizie la durata dell’anagen si riduce moltissimo (3-5 mesi) ed i capelli raggiungono una lunghezza massima di 3-5 cm 2) Catagen: progressivo arresto delle varie funzioni vitali E’ una fase di transizione molto breve che dura circa 3-4 settimane, cioè il tempo necessario al bulbo per risalire fino al colletto e termina con la perdita della guaina ed, idealmente, con l’inizio di un nuovo anagen. Inizia con l’arrestarsi dell’attività mitotica delle cellule della matrice e dell’attività metabolica dei melanociti; segue la scomparsa la guaina epiteliale interna; poi la guaina epiteliale esterna forma un ”sacco” che circonda le ultime cellule prodotte dalla matrice, il bulbo rimane collegato alla papilla tramite una colonna cellulare, le ultime prodotte dalla matrice. 3) Telogen: riposo funzionale E’ il periodo terminale in cui il follicolo entra in riposo ed interrompe la sua attività produttiva per circa 3 mesi. Durante tale fase il capello si trova ancora nel follicolo pilifero ma le attività vitali sono completamente cessate. Questo capello, pur ”morto”, prima di cadere rimane ancora sul cuoio capelluto per un pò di tempo. I capelli in telogen vengono via (senza dolore!) se si esercita una trazione anche modesta. Il bulbo, ormai atrofico, cheratinizzato, di aspetto translucido, si presenta come una capocchia di spillo alla base del capello facendo preoccupare spesso il paziente che crede, a torto, di aver perduto la parte vivente del capello, cioè quella germinativa, che in realtà è rimasta alloggiata in profondità nel cuoio capelluto pronta, se tutto procede regolarmente, a dare il via ad un nuovo anagen ed ad un nuovo ciclo. A volte però il pelo in riposo cade prima del tempo ed il follicolo rimane temporaneamente vuoto per qualche settimana o per qualche mese, questo fenomeno (fenomeno dei follicoli vuoti o fase kenogen) è presente anche nel cuoio capelluto normale ma diviene più evidente in corso di alcune patologie come l’alopecia androgenetica. Nell’essere umano il ricambio dei capelli avviene ”a mosaico”, cioè ogni follicolo produce il suo capello indipendentemente da quelli vicini. In questo modo non si alternano, come invece avviene per molti animali, periodi in cui si hanno i capelli a periodi in cui questi non ci sono (muta). Una ”accelerazione” del ricambio è tuttavia presente nella maggioranza degli individui in primavera e autunno (effluvium stagionale fisiologico). Il capello in telogen può cadere da solo o essere sospinto fuori da quello nuovo in crescita.
CAUSE DELLA CALVIZIE Per alopecia si intende l’assenza o la carenza di peli o capelli nelle aree di cute in cui essi sono normalmente presenti. A parte alcune concause quali stress e cattiva alimentazione, la causa principale della calvizie è da ricercare nel nostro DNA, nella nostra mappa genetica; ecco perché qualcuno è predisposto e qualcun altro no. La forma di calvizie più diffusa nell’uomo è la calvizie androgenetica. La forma più aggressiva di questo tipo di calvizie si manifesta intorno ai 18 anni. Inizia una massiccia caduta di capelli che ad ogni ciclo vengono sostituiti da capelli sempre più sottili e meno colorati, dovuti all’atrofizzazione del follicolo che pian piano non riesce più ad esprimere un capello sano e robusto come all’inizio. Uno studioso di nome Hamilton, che fu uno dei primi studiosi di questo fenomeno, classificò diversi stadi che portano alla calvizie. Norwood completò gli studi di Hamilton arrivando a classificare ben 12 differenti stadi di calvizie. Sembra che circa l’88% della popolazione maschile sia colpita durante la propria vita da questo tipo di calvizie. In questi soggetti determinate aree dello scalpo (sono sempre escluse le aree temporooccipitali) possiedono follicoli ”sensibili” agli ormoni maschili (androgeni). L’etiopatogenesi della malattia resta ancora oggi misteriosa. Gli studi e le ricerche avrebbero, comunque, individuato tre possibili fattori scatenanti: • genetico, talvolta con trisonomia del cromosoma 21; • immunologico, che comporterebbe uno stato di diminuzione delle difese immunitarie oppure una compartecipazione di malattie a sfondo autoimmunitario (per esempio tiroidite); • psicologico, causato da stress ed aventi traumatici. La predisposizione è determinata da fattori genetici. Gli ormoni principali dell’uomo, portati nell’organismo dal sangue, sono prodotti dal sistema endocrino (ipofisi, tiroide, paratiroidi, ghiandole surrenali, ghiandola corticale e midollare, pancreas insulare, gonadi); essi sono: – Testosterone – DHT – DHEA – Androstenedione Una volta che il testosterone entra nella cellula del follicolo, incontra un enzima, denominato 5-alfa riduttasi, che trasforma il testosterone in diidrotestosterone (DHT) legandosi all’idrogeno. Nella donna, ove la calvizie androgenetica si manifesta intorno ai 35 anni, sembra che l’ormone imputato della caduta dei capelli sia invece il DHEA. Questi ormoni, reagendo con particolari strutture proteiche i  recettori, penetrano nel nucleo interferendo con il DNA della cellula e inibendo il follicolo, portandolo al rimpicciolimento e alla incapacità di esprimere un capello sano, sostituito da uno sempre più piccolo e debole, sino alla completa atrofizzazione e morte. I capelli risultano sempre meno grossi e sempre meno colorati, dando l’impressione che il numero sia diminuito, ma in realtà ciò che cambia è la qualità dei capelli. Il capello in questa fase è detto capello vellus ed è molto simile al capello del neonato: sottile, corto, depigmentato. L’organismo, come si trovasse di fronte ad un corpo estraneo, mette in atto delle reazioni autoimmunitarie e cerca di eliminarlo; si presentano così prurito, rossore, infiammazioni, situazioni spesso associate alla caduta di capelli.
CLASSIFICAZIONE DELLE ALOPECIE Il termine alopecia comprende sia l’ipotrichìa, che indica la carenza di peli o capelli, sia la “calvizie”, che indica la mancanza irreversibile di capelli. Il termine “defluvio” (o “defluvium” dal latino) indica una caduta anormale di capelli per quantità e qualità, mentre quello di “effluvio” (o “effluvium”) andrebbe riservato ai casi in cui la caduta è numericamente molto elevata, anche molte centinaia di capelli al giorno, e qualitativamente omogenea (tutti capelli in telogen maturo o in anagen distrofico etc). Secondo Kligman, l’autore che lo ha descritto per la prima volta nel 1961, il telogen effluvium è una modalità di caduta dei capelli che fa seguito a stress emotivi, malattie febbrili soprattutto se prolungate, malattie croniche debilitanti, parto, somministrazione di eparina etc. Il dott. Rebora nel 1991, uno dei più qualificati studiosi italiani, ha fornito alcune interessanti precisazioni. Il telogen effluvium può essere differenziato in acuto e cronico: nel primo caso la caduta, improvvisa e violenta, segue uno stimolo della durata di pochi giorni o anche molto più breve (incidenti stradali, morte di familiari, interventi chirurgici, febbre elevata, parti difficili…). Ha una durata compresa tra 2 a 3 mesi (cioè il tempo che impiegano a cadere i capelli in telogen) e si risolve generalmente con il “ritorno” di tutti i capelli. Nel secondo caso la causa scatenante è molto più sfumata (problemi sociali di adattamento, stati di ansia, somministrazione di particolari farmaci, diete inadeguate…) e si assiste ad una caduta di capelli generalmente elevata, con durata di mesi o anni, senza variazioni stagionali, senza tendenza alla guarigione spontanea e, che con il tempo evolve verso un diradamento diffuso e di varia entità. In pratica potrebbe trattarsi di un’ “alopecia areata non areata” (o, con un termine spesso utilizzato negli ultimi tempi, di un’ “alopecia areata incognita”). Un preciso inquadramento delle alopecie, sia come caratteristiche cliniche che come modalità di caduta, è pertanto indispensabile per evitare di etichettare in maniera errata tipo e cause della caduta con conseguenti scarsi risultati terapeutici. E’ necessaria un’approfondita indagine anamnestica (ceppo familiare, storia e decorso di precedenti malattie etc), clinica (intesa non solo come esame del cuoio capelluto ma anche come valutazione generale dello stato di salute e di nutrizione del paziente) e laboratoristica, che comprende non solo gli esami propri del capello (esame microscopico dei capelli caduti con il lavaggio, tricogramma, conta tricologica totale, mineralogramma etc), ma anche quelli di valutazione generale (esami ematochimici di routine con particolare riferimento ad emocromo, sideremia, transferrinemia, zinchemia, cupremia e magnesiemia) e, in casi selezionati, i dosaggi ormonali nel sangue e nelle urine. Classicamente le alopecie vengono distinte in temporanee (transitoria inibizione funzionale della papilla del pelo) e definitive (scomparsa del follicolo e della papilla germinativa). Da queste vanno differenziate le pseudo-alopècie, nelle quali i capelli sono stati strappati o si sono spezzati (tricoclasìa) in seguito ad eventi traumatici, chimici, infettivi o per anomalie congenite del fusto: l’alopecia cioè si presenta, a parte la prima eventualità, senza perdita completa del capello.
Alopecia androgenetica (“calvizie comune”) E’ la forma più conosciuta delle alopecie non cicatriziali. E’ caratterizzata da iniziale perdita dei capelli del vertice e successivo coinvolgimento alopecico di tutta la parte alta del cuoio capelluto, con tipico risparmio della nuca e delle tempie, fino alla calvizie “a corona”. L’alopecia androgenetica è accompagnata spesso, ma non costantemente, da seborrea e desquamazione furfuracea. “Alopecia fronto-parietale maschile” Clinicamente è caratterizzata da innalzamento della linea fronto-parietale dei capelli che assume, nel maschio, la tipica forma ad M (“stempiatura”). Corrisponde allo stadio I di Hamilton e agli stadi 1 e 2 di Hamilton modificati secondo Norwood e non è un preludio obbligato all’alopecia androgenetica. Infatti, non di rado si osservano soggetti calvi che conservano inalterata l’attaccatura frontale e viceversa, e più frequentemente, soggetti “stempiati” con densità dei capelli nella zona del vertice perfettamente mantenuta. L’alopecia androgenetica e l’alopecia fronto-parietale maschile si comportano come due forme indipendenti, determinate probabilmente da geni diversi e non necessariamente coesistenti nello stesso individuo. Alopecia da radiazioni La radiodermite del cuoio capelluto può fare seguito a trattamenti radianti a scopo terapeutico (tumori maligni etc), ad accertamenti diagnostici o ad incidenti sul lavoro. Nella radiodermite acuta (rara) si può avere alopecia transitoria mentre in quella cronica, che può manifestarsi anche dopo 20-30 anni e più dalla data di inizio dell’esposizione, la cute diviene secca ed atrofica, mancano le strutture pilosebacee e si evidenziano dilatazioni permanenti dei piccoli vasi superficiali della cute e discromìe.
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