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By | 04/02/2017
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BOLOGNA  Chissà che non possa essere stasera l’occasione per il Bologna di recuperare quei due punti lasciati per strada a Cagliari, nonostante la piena consapevolezza della qualità del Napoli. Roberto Donadoni non ne ha fatto una malattia, però all’uopo pungolato non ha lasciato cadere il discorso: «Magari con un po’ più di astuzia avremmo qualche punto in più. Nel caso specifico di Cagliari, l’unico provvedimento diverso poteva essere la decisione dell’arbitro. La maglia tirata da Borriello a Krafth si vede in modo clamoroso in una delle immagini. Invece ci sono stati punizione contro, espulsione e gol subìto al minuto 92… Ora col Napoli dobbiamo sfoderare una grande prestazione concedendo poco o nulla, senza sbagliare le cose basilari. Soprattutto non bisogna essere timorosi».

Stasera il Dall’Ara rossoblù si prepara a far sentire il suo disappunto nei confronti del “traditore” Diawara, in particolare se Sarri dovesse decidere di metterlo dentro. Con Giaccherini sarà alla “prima” da avversario: «Finché sono stati al Bologna – ha detto Donadoni – va loro rinonosciuta grande professionalità. Per il resto non vado oltre. A me interessa l’aspetto sportivo, ogni altro discorso lo voglio tralasciare. Destro? E’ importante che venga dall’aver segnato, adesso ci vuole continuità. Quando ne avrà fatti 6-7 consecutivi saremo tutti più felici.

Nelle ultime due o tre mi è piaciuto per l’impatto sulla gara».  In difesa Krafth squalificato lascia il posto sulla fascia destra a Torosidis, anche se il dinamismo di Mbaye potrebbe essere una buona carta da giocare contro Insigne. Al centro Gastaldello rientrante appare favorito su Oikonomou, nonostante il greco pare abbia trovato il passo giusto. A centrocampo Dzemaili e Nagy sono senz’altro titolari; l’altra maglia dovrebbe finire sulle spalle di Pulgar. In attacco Verdi non è ancora pronto per i 90 minuti: «Ha pure preso una botta all’altra caviglia, non quella infortunata – ha spiegato Donadoni – ma ha reagito bene, continuando il suo percorso. Ciò che davvero mi interessa è vedere la fame anche per chi comincia dalla panchina di voler fare una prestazione sopra le righe. Verdi è più avanti, Sadiq più indietro, Petkovic sta acquisendo la giusta mentalità. Pian piano ci arriviamo». Facile quindi ipotizzare Di Francesco e Krejci nel ruolo di alfieri di Destro, con Verdi pronto di rincorsa. Non ci sarà invece Okwonkwo, che si è appena procurato una lesione al semitendinoso sinistro. Roba da 20 giorni ai box.

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NAPOLI  Il Palermo e il passato: due validi argomenti per rimettersi a fare il Napoli. A distanza di sette giorni dalla clamorosa delusione patita al San Paolo nella notte che avrebbe potuto portare quella alla conquista del secondo posto, nello stadio dove un anno fa la squadra di Maurizio Sarri capì che non bastava arrivare in testa alla classifica per credere di essere meglio di chi ti precede. Al Dall’Ara, da primi in classifica, gli azzurri furono infatti messi sotto dal Bologna che andò sul 3-0 nel giro di un’ora. Sarri ha assorbito quella batosta, ha studiato e lavorato soprattutto sulla testa del Napoli, apparso mentalmente scarico nel match contro il Palermo, così come il 6 dicembre del 2015 in casa degli emiliani. Guai a pensare già al Real Madrid, si rischierebbe di vanificare quanto di buono fatto finora. E per togliere tutti d’impaccio, stasera il tecnico schiererà la migliore formazione.

Finalmente la rosa è quasi al completo, manca solo Tonelli per un problema muscolare, ma nei convocati c’è la conferma che si aspettava: Milik. Non giocherà titolare, ci mancherebbe, ma starà in panchina, sosterrà i compagni e tornerà a respirare l’agonismo di una partita ufficiale. Dopo quattro mesi dall’infortunio (il 10 ottobre l’operazione ai legamenti del ginocchio sinistro) Milik torna a disposizione del tecnico, proprio contro il Bologna a cui ha segnato i suoi ultimi 2 gol in campionato. Obiettivo di Arek: farsi trovare pronto per la partitissima del 15 al Bernabeu. «Spero di tornare presto in campo – ha esultato il bomber polacco sui social – e dedicare un gol ai tifosi del Napoli che mi hanno sostenuto in questi mesi con grande affetto». Ci sarà tempo per utilizzarlo nuovamente, intanto Mertens non ne sta facendo sentire la mancanza. Anche stasera guiderà l’attacco azzurro, con Callejon e Insigne, lui che ha esordito in Serie A contro i bolognesi nell’agosto del 2013, oltre ad aver segnato proprio al Bologna la prima tripletta nella massima serie. Mertens è diventato un punto fermo della squadra, ha imparato i movimenti della prima punta e, se non segna, fa segnare. Ha partecipato attivamente agli ultimi 4 gol del Napoli, con 2 reti e altrettanti assist, conquistando così la titolarità del ruolo in attesa anche del miglior Pavoletti. Per la prima volta, Sarri ha il problema dell’abbondanza che gli permette di scegliere i titolari anche in base alle caratteristiche degli avversari.

Tornerà titolare Koulibaly dopo due mesi fuori per infortunio e Coppa d’Africa, un rientro se possibile più importante di quello di Milik, se si considera che il Napoli ha subito almeno un gol nelle 6 gare di campionato giocate senza il senegalese. La media gol-subiti dalla squadra azzurra parla chiaro: 1,7 a partita, un’instabilità difensiva che continua ad essere l’unico vero neo di un reparto ancora alle prese con la difficoltà di mantenere la linea e seguire la palla, anziché l’uomo. Il vantaggio del Palermo al 6’ della gara giocata domenica scorsa, è stato l’esempio di come gli avversari abbiano studiato gli azzurri proprio nel loro punto debole. Una ragione in più per tenere ancora più alta la concentrazione stasera al Dall’Ara, dove ci sarà la solita, mini invasione di sostenitori partenopei: saranno circa settemila e si sistemeranno nel settore ospiti, oltre che in curva San Luca.

Intanto, al sito ufficiale dell’Uefa, l’ex Cavani ha parlato di Hamsik e della sua esperienza al Napoli: «Credo che Marek debba essere davvero felice per quello che sta facendo. E’ un top player. E’ una vera icona del Napoli. Lo ammiravo molto quando era a Napoli per come si allenava e per l’influenza positiva che aveva su club e compagni. E’ un ragazzo fantastico. I tre anni passati a Napoli sono stati fondamentali per la mia carriera. E’ stata una grande esperienza per me, un grosso passo avanti nella mia carriera rispetto a Palermo».

Cheese: ed è un sorriso che illumina, perché il tunnel è alle spalle. Cento diciassette giorni nell’ombra, nel tormento, nel dolore e poi nella speranza: quattro mesi circa, aspettando di poter finalmente tornare ad essere se stesso: «Grazie a tutti i tifosi, per l’affetto ed il sostegno ricevuto nei momenti positivi ma anche in quelli negativi. Spero di potervi dedicare presto un gol e gioire con voi. Finalmente! Sono convocato per Bologna. Non vedo l’ora di tornare a campo e giocare». Bentornato Milik e glielo hanno urlato in italiano, in napoletano, ma anche in polacco: perché la felicità è di chiunque ne abbia colto la sofferenza iniziale e poi la caparbietà, da quando il dieci ottobre, uscendo dalla sala operatoria di Villa Stuart, e incrociando il professor Mariani, promise a se stesso di accelerare. «In cento giorni, vedremo». E se sono servite due settimane in più, prima di ritrovarsi «calciatore», è stato anche per legittima cautela, per non rovinare quella massa di lavoro che a Castel Volturno, con lo staff medico del Napoli, gli ha consentito di riemergere dall’anticamera del vuoto pneumatico, nel quale piombò. «Sono stato male, perché il calcio è tutto; poi ho cominciato a rendermi conto che bisogna reagire: ma ho pianto».

RIECCOLO. Il 2 ottobre, e si giocava Atalanta-Napoli, finì male: 0-1, la prima sconfitta, la sua ultima in campionato, perché sei giorni dopo, durante Polonia-Danimarca, in uno di quei momenti strani, facendo una torsione neanche così innaturale, intuì che sarebbe cominciata una nuova esperienza, tra intervento chirurgico, rieducazione, fiducia, pessimismo. Ricostruzione del crociato anteriore del ginocchio sinistro: altro che diagnosi, pareva una sentenza. Però glielo aveva detto il professor Mariani e glielo aveva ribadito il dottor De Nicola e uno a uno tutti i medici d’una società alla quale ha concesso «l’esclusiva» delle proprie emozioni, nei ventiquattro secondi social sufficienti a dare un nuovo appuntamento: «E spero di potervi dedicare presto un gol. Forza Napoli, sempre».

CHE NUMERI. Ricominciare: però partendo dalle certezze di quel passato così breve – come un sogno – nel quale Milik ha espresso (quasi) tutto se stesso, la sua potenza, la sua esuberanza, la sua perfida precisione, lo stacco di testa e pure la freddezza del rigorista. Soltanto nove partite, cosa volete che siano?, cinquecento novantatré minuti complessivi in campo, praticamente niente, e già sette gol, quattro in campionato e tre in Champions League, con tre doppiette, l’ultima proprio al Bologna, che in pratica diventa adesso una sorta di amuleto personale, perché si riparte proprio da lì. Il primo passo, altro non può essere, è la convocazione, dunque lo «status» di calciatore abile ed arruolabile, non più un infortunato, né un indisponibile: è finito il momento delle pause, dell’angoscia, del senso lieve di depressione e della fatica fine a se stesso – piscina, campo, cyclette, pesi – uno sforzo privo di un orizzonte. Sono volati via centoventicinque giorni da Atalanta-Napoli, centodiciassette dal momento in cui si ritrovò a sfidare il tempo ed un po’ anche il destino, che certo non gli è stato amico: ma questo è il calcio. Palla al centro, al centravanti: (risoffia il vento dell’Est, nelle aree di rigore…

La settimana perfetta, più o meno: niente impegni, la possibilità di giocare con sei giorni di riposo tra una partita e l’altra, la cartella medica che annovera ormai un solo assistito – ed è Tonelli – Koulibaly ch’è rientrato dalla Coppa d’Africa. Poi arriva la partita e solo in quel momento si capirà se si può avvertire quei senso di perfezione che è stato scarocchiato dall’1-1 con il Palermo, una vena di malinconia ch’è rimasta rileggendo la classifica e pensando che… Inutile stare ancora a perdersi nei conti del bar sport e, prima di salire sull’aereo, nella penultima seduta (si chiude, come consuetudine quando ci sono le notturne, stamani) tracce di formazione non ancora del tutto leggibile: gli allenatori, si sa, amano nascondere persino ai diretti interessati le proprie intenzioni, per tenerli sempre sulla corda.

DIFESA. Il riferimento, nel paragone, è chiaramente l’ultima sfida ed il turn over comincia immediatamente dalla linea a quattro, dove entra – di diritto, verrebbe da dire – Kaulidou Koulibaly, il centrale di riferimento che manca ormai da due mesi, perché prima della Coppa d’Africa c’è stato l’incidente di Cagliari: otto partite portandosi dentro un vuoto grosso così, accentuato dalla regolarità di subire gol (unica volta Reina imbattuto: in coppa Italia, con la Fiorentina). La prima riprova, al «DallAra»: per vedere se è stata tutta «colpa» del senegalese. Si cambia, ovviamente altrove, ed a Bologna altro in difesa non dovrebbe succedere, perché gli allenamenti mirati hanno permesso a Ghoulam di riavvertire certe antiche sensazioni.

CENTROCAMPO. Viene da pensare ad una rivoluzione, visto che i due terzi della mediana ballonzolano nell’incertezza: ma è semplice avvicendamento da gerarchia, un testimone che in passato già è passato da mano in mano. L’Allan di domenica scorsa è apparso pallido ed uno Zielinski che aiuta a palleggiare è quel che serve per uscire dalla fase di pressing altrui: il polacco è di nuovo in vantaggio sul brasiliano, al quale ha già strappato il primato del minutaggio sulla destra (1491 contro 1439).

La regia ha due espressioni: quella distesa di Jorginho, quella fisicamente robusta e ricca di strappi di Diawa- ra, che contro la Fiorentina ha avuto momenti di sicuro affidamento e che già a San Siro, nella sua mezz’ora, aveva offerto contributo in equilibrio. Non si muove Hamsik, chiaramente, e dunque il settore resta comunque capovolto, quasi rivoltato, senza però che s’avvertano traumi, perché di fatto è già successo che sia toccato a loro tre assieme, e neanche poche volte. L’ultima volta fu con la Fiorentina, in Coppa Italia; la penultima, sempre con la Fiorentina in Coppa Italia. Si chiamano coincidenze statistiche.
ATTACCO. L’abbondanza è qua, dove pure sono usciti, con il mercato, Gabbiadini ed El Kaddouri: ma per i tre posti c’è alternanza ampia, con sei uomini a disposizione di Sarri, che li manipolerà ad uso e consumo del proprio tridente. Che, chiaramente, riparte da Callejon, Mertens ed Insigne, i titolarissimi di fatto, gli esperti del «caso»: alle spalle, preme Giaccherini – che può giocare a destra e a sinistra – e da questo momento in poi nelle varie opzioni entrano con maggior fisicità sia Pavoletti che Milik, per il momento il primo più del secondo, che nel caso sposterebbero Mertens sull’esterno oppure o lo avvicenderebbero.

Da Bologna a Madrid: un’unica onda azzurra da far invidia ai surfisti di North Shore e della California. Un esodo, un’invasione di gioia e passione che comincerà oggi e finirà a San Valentino, la festa degli innamorati. E non è un caso. Anzi, sono numeri impressionanti: tra la partita del Dall’Ara e quella di Champions in programma mercoledì 15 febbraio al Bernabeu con il Real, si potrebbero contare complessivamente almeno sedicimila tifosi del Napoli. Magari anche qualcosa in più. Di certo, la base di partenza è molto interessante: a Bologna, tra settore ospiti e altri spicchi di stadio, il dodicesimo uomo di Sarri potrebbe essere una sorta di mostro a ottomila teste.

QUI BOLOGNA. E allora, la grande maratona: da Napoli a Madrid, passando per Bologna. Totale: quattromila chilometri da percorrere avanti e indietro in una decina di giorni e un esodo che coinvolgerà un numero impressionante di tifosi. Ovvero: oggi a Bologna, tra il settore ospiti e gli altri spicchi dello stadio, secondo le stime i membri del popolo azzurro al seguito della squadra saranno ottomila o giù di lì. Tutto secondo tradizione, del resto: quando si gioca da quelle parti, il Dall’Ara sembra regolarmente una succursale del San Paolo considerando le partenze da Napoli, gli appassionati residenti in Emilia e gli altri di stanza nelle regioni limitrofe.

QUI MADRID. Chiusa la parentesi bolognese di campionato, e archiviata anche la prossima partita di campionato in programma alle 20.45 di venerdì a Fuorigrotta con il Genoa (13mila gli spettatori assicurati per il momento tra prevendita e quota abbonati), l’onda azzurra sommergerà poi la notte di Cham- pions di Madrid. Altra invasione annunciata: oltre ai 3.917 compratori del terzo e del quarto anello del Fondo Norte, ovvero il settore ospiti, anche le altre tribune del Bernabeu saranno screziate di azzurro intenso. Tanti, tantissimi napoletani hanno acquistato i biglietti sul web o attraverso canali spagnoli, e stando alle prime ipotesi, carezzate anche sulla base delle prenotazioni aeree, tra il 14 e il 15 febbraio dovrebbero sbarcare in Spagna almeno ottomila tifosi del Napoli. Almeno.

VAMOS DIEGO. Suggestione nella suggestione: a capo della spedizione madrilena di Champions ci sarà il re in persona, Diego Armando Maradona. Tifoso speciale e futuro dirigente azzurro secondo il patto stretto con De Laurentiis qualche settimana fa. Il presidente lo ha invitato a Madrid e lui ha accettato con grande gioia: annunciando tra l’altro a tutti i giocatori riuniti in adorazione con lui nello spogliatoio che avrebbe addirittura viaggiato con la squadra e alloggiato nel medesimo albergo. Un mercoledì da leoni: con Diego a cavalcare con la tavola la grande onda azzurra.

La notte è fatta per sognare: o anche per attraversare il proprio vissuto, guardarsi dentro, anche un po’ dietro, accorgersi che sta per arrivare quel giorno in cui, per un’ora o mezza o una serata intera, si resterà aggrappati alla memoria. Si scrive Bologna-Napoli e si ritrova Amadou Diawara sospeso nel tempo, incollato ai ricordi, frammenti d’un passato che resta, perché pure quando finì – e accadde tutto in maniera turbolenta, intorno al luglio 2016 – ci fu modo per ravvedersi pubblicamente. «Io sono grato a Bologna, a Delio Rossi che mi lanciò immediatamente nella mischia, a Donadoni che continuò a credere in me». Però fu brusco staccarsi dalla placenta, uno strappo doloroso, tra fughe nel vuoto, il silenzio «oltraggioso», la scelta di aspettare altro, di guardare il Mondo da una dimensione diversa: quindici milioni di euro e fu Napoli.

IL GRANDE EX. E dunque saranno emozioni stritolate dall’ansia d’una partita che «pesa», per Diawara ancor di più, e nella quale c’è la sintesi d’u- na storia densa e travagliata, vibrante e stordente: novanta minuti, macché; ieri e oggi e domani, con la beata giovinezza che implode nell’attesa di ritrovarsi in quel macrocosmo dal quale è decollato e che una volta, alla radio, raccontò senza veli. « La mia ambizione è vincere con questa maglia, arrivare sempre più in alto».

LA NAZIONALE. Sedici presenze, eppure ha appena diciannove anni (saranno venti a luglio), ondeggiando tra panchina e regia, tra il campionato e la Champions, tra quel ruolo da titolare conquistato a Crotone e confermato alla Juventus Stadium (ed altre volte ancora) e una panchina nella quale s’è ritrovato di recente perché con le Grandi è così che va: ma c’è Bologna-Napo- li e il ballottaggio (che rimane pure stavolta) sembra concedergli un lievissimo, quasi impercettibile vantaggio. Ma ci sono le sensazioni brucianti, che si confessano in privato, standosene sul terrazzo della casa di Posillipo nel quale non mancano mai gli amici, né i parenti: il progetto, adesso, è insistere per ottenere la cittadinanza italiana, essendo qui da un bel po,’ da quando era minorenne, e poi provare ad avvicinarsi all’azzurro della Nazionale, che rappresenterebbe un altro sogno da vivere. La pratica per la cittadinanza era stata istruita quando era Bologna: sarebbe un bel colpo perii Ct Ventura, ma tutto dipenderà dai tempi e dalle procedure.

GUAGLIO’. Bologna-Napoli è un tazebao ricco di date: 22 agosto 2015, il debutto in rossoblu (contro la Lazio), 19 ottobre 2016, la prima volta in Champions (con il Besiktas), poi i tormenti roventi del mercato che ormai diventa un punticino perso negli archivi di se stesso: ci volle un blitz notturno di De Laurentiis e una telefonata con Fenucci e Bigon per spaccare quel gelo e portare Diawara a Castel Volturno, dove adesso studia italiano ed anche un po’ di napoletano, ovviamente: «Qualche parola in dialetto, che non si può pronunciare, l’ho imparata». Gli scugnizzi sono fatti così: dagli un dito e si prendono il campo: Bologna-Napo- li è tutta sua, soprattutto sua.

Il momento di Milik si avvicina: ancora qualche ora di attesa e poi, subito dopo l’ultimo allenamento in programma oggi al centro sportivo di Castel Volturno, e poco prima della partenza per Bologna, l’attaccante polacco scoprirà se Sarri lo avrà inserito nell’elenco dei convocati per la partita di domani. Lui scalpita, sta sempre meglio, ha voglia di ricominciare a respirare l’aria del calcio vero dopo tanta naftalina e questa volta ci crede sul serio. La convocazione è dietro l’angolo: anche perché, tra dodici giorni, il Napoli sarà di scena a Madrid con il Real nel primo atto del gran galà di Champions. E Arek, che l’obiettivo Bernabeu lo ha cerchiato di rosso sin dal sorteggio, ha bisogno di presentarsi all’appuntamento con un po’ di minuti nelle gambe.

LILLO&GREG. E allora, la penultima giornata di preparazione alla delicata partita con il Bologna dell’ex Dona- doni. Delicatissima, considerando il pari con il Palermo: seduta singola, quella andata in scena ieri al centro sportivo di Castel Volturno, con un piccolo intermezzo di carattere cinematografico. Nel senso che in sede, per motivazioni ovviamente legate allo spettacolo, sono comparsi con tanto di telecamere

al seguito, Lillo e Greg, protagonisti dell’ultimo film natalizio della Filmauro, “Natale a Londra”. Una parentesi, un attimo: i giocatori hanno girato qualche sketch con i due attori e poi sono tornati di corsa a preparare la trasferta emiliana.

ECCO MILIK. Un viaggio a cui, dopo un’assenza prolungata di quattro mesi, dovrebbe partecipare anche Milik. Ar- kadiusz detto Arek: la sua ultima volta in campo, per la cronaca, risale alla sconfitta del 2 ottobre 2016 a Bergamo con l’Atalanta. Poi, l’infortunio in Nazionale, l’intervento e la riabilitazione. Un programma tecnico e atletico che ormai lo ha restituito a Sarri a pieno regime: non resta che ritrovare il ritmo partita, il calcio giocato, e dunque la convocazione dopo oltre venti giorni di lavoro in gruppo. Questa volta, l’attaccante azzurro ci crede. E non vede l’ora, per il presente e l’immediato futuro: le partite con il Bologna e il Genoa, infatti, dovranno fungere anche da test probanti in vista degli ottavi di Champions con il Real. Ormai davvero vicini.

TRIDENTE LEGGERO. Convocazione a parte, Milik partirebbe comunque dalla panchina. Così come Pavoletti: il centravanti arrivato dal Genoa cresce gradualmente e aspetta la prima da titolare anche in campionato, dopo le prove generali con la Fiorentina in Coppa Italia, però la soluzione d’attacco più gettonata per la sfida di domani resta il tridente leggero. Callejon- Mertens-Insigne. I veri dubbi, come regolarmente accade sin dall’inizio della stagione, sono legati alla composizione del centrocampo: l’unico certo del posto è Hamsik sul centrosinistra, mentre molto vivo è il ballottaggio centrale tra Diawara, che si candida a rientrare dal primo minuto contro la sua ex squadra, e Jorginho. Probabile anche il ritorno di Zielinski al posto di Allan, impiegato dal primo minuto con il Palermo.

COPPIA TITOLARE. Per quel che riguarda la difesa, fermo restando il secondo forfait di fila per Tonelli (fastidi muscolari), la notizia più interessante è il recupero di Koulibaly: il colosso del Senegal, assente dalla trasferta di Cagliari, riprenderà il suo posto al fianco di Albiol dopo otto partite di assenza (tra infortunio e Coppa d’Africa). Sugli esterni, Hysaj e Ghoulam; in porta, manco a dirlo, Reina. Una curiosità: ieri al centro sportivo di Castel Volturno è stato avvistato anche Diego Maradona junior. Una presenza ormai fissa, abituale, in occasione degli allenamenti della squadra: Diego II, ancora impegnato nelle vesti di giocatore tra i dilettanti campani, studia da allenatore e approfondisce i metodi di Sarri. Un ottimo maestro. Per il momento è titolare del patentino Uefa B.

La domanda è sempre la stessa: il pareggio casalingo contro il Palermo sarà stato l’ultimo episodio di scarsa maturità? Se lo augura Maurizio Sarri, ne sono certi i calciatori del Napoli, ormai quasi al completo per vivere al massimo delle energie il periodo decisivo della stagione. A cominciare dalla trasferta di domani a Bologna, dove un anno fa (era il 6 dicembre) gli azzurri persero il primato in classifica (sconfitta per 3-2) conquistato pochi giorni prima grazie al successo sull’Inter. Oggi ultimo allenamento prima di mettersi in viaggio per Bologna, con un solo elemento indisponibile, Tonelli che ha svolto anche ieri lavoro differenziato. Nel gruppo spuntano anche i giovani acquisti Leandrinho e Zerbin, quest’ultimo fresco di convocazione in Nazionale Under 18 ma per giocare dovranno inizialmente accontentarsi della Primavera. E Milik? Arkadiusz sembra ormai a un passo dalla prima convocazione, dopo l’incidente al ginocchio dell’8 ottobre in Nazionale, anche se domani sera al Dall’Ara al massimo potrebbe respirare l’aria (umida) di una partita ufficiale, non di più. E quelli segnati agli emiliani sono stati gli ultimi gol in campionato di Milik prima dell’infortunio, una doppietta messa a segno 7 minuti dopo l’ingresso in campo al posto di Gabbiadini.

Ci sarà, invece, un altro atteso ritorno, quello di Koulibaly, assente da sei partite (quattro in Coppa d’Africa con il Senegal e le prime due per un leggero infortunio in maglia azzurra) ora torna a fare coppia con Albiol per restituire solidità ad una retroguardia che in sua assenza ha sempre preso gol, incassandone 10 in 6 match. Tornerà a calcare, da avversario, il campo del Dall’Ara domani sera Diawara, con l’incognita dell’accoglienza che gli riserverà il pubblico felsineo dopo lo strappo di questa estate. Il 19enne centrocampista della Guinea decise di non presentarsi in ritiro per costringere il Bologna a cederlo al Napoli. Amadou dovrebbe dimostrare di avere una bella scorza, anche perché Sarri dovrebbe dargli un posto da titolare al fianco di Zielinski oppure di Allan.

Nessuna novità in attacco, con il trio formato da Callejon, Mertens e Insigne, sui quali Sarri ha intenzione di continuare a puntare, alla luce dei tanti gol realizzati dalla squadra. Precisamente 48, il miglior rendimento della categoria e uno scarto di 27 reti con i felsinei. Sia Callejon che Mertens hanno nel Bologna il loro esordio in Serie A (per l’attaccante spagnolo anche il primo gol) e per il belga c’è anche il bel ricordo della sua prima tripletta nella massima serie (il 19 aprile 2016). Bologna-Napoli è ormai sinonimo di gol: gli ultimi sette confronti in campionato hanno prodotto 30 gol, con un 4,3 di media a partita. Però il Bologna sta studiando con attenzione i propri avversari. La squadra dell’ex Roberto Donadoni (è stato allenatore del Napoli, dopo l’esperienza come ct dell’Italia, nelle ultime 11 partite della stagione 2008-09 e nelle prime 7 della successiva, ottenendo complessivamente 18 punti in 18 gare) non ha subito gol nelle ultime due partite casalinghe di campionato e ha perso solo una delle ultime sei gare. Però sono soltanto numeri, resta un elemento di lettura concreto e sul quale il Napoli fonda la convinzione di riuscire a sbancare anche Bologna: nessuna squadra ha ottenuto più punti degli azzurri in trasferta (18) in questo campionato.