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By | 05/02/2017
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Per leggere Juventus-Inter dobbiamo far capire hai lettori il vero senso dei mutamenti tattici in corso nelle due squadre: evoluzione repentina quella voluta da Allegri alla luce della sconfitta di Firenze, più progressiva ma costante quella impostata da Pioli. Parto dall’analisi pubblicata ieri a pagina 2, che illustrava alcune significative statistiche della Lega Calcio. L’Inter produce più possesso e più palle gol dei bianconeri, di contro è molto più vulnerabile in difesa. Differenze che se, però, si stringe il campo investigativo alla reale efficacia nelle due fasi di gioco (gol fatti e subiti) si appiattiscono fino a sparire. Perché?

Partiamo dai bianconeri. Il nuovo modulo che prevede la presenza di tanti giocatori di qualità impedisce di sviluppare grande aggressività nella metà campo avversaria (se non con spunti improvvisi). Allegri ha però chiesto a tutti un sacrificio in più. Per giocare così serve compattarsi dietro rientrando in tanti sotto la linea della palla. Il baricentro della squadra è, quindi, mediamente basso, così come la supremazia territoriale è ridotta. Solo ristabilite le giuste distanze grazie, in particolare, ai ripiegamenti di Mandzukic e Cuadrado, ha inizio la pressione per il recupero del pallone. Sul break c’è il vero cambio di marcia: c’è campo per ripartire, c’è precisione in chi rilancia (Bonucci e Pjanic in primis) c’è velocità e tecnica nei riferimenti avanzati. C’è insomma la convinzione, mista alla qualità, di andare a far male, arrivando in area avversaria con pochi passaggi, spesso verticali, e pochi secondi. Gli esterni tagliano il campo, Dybala supporta Higuain, i terzini arrivano in sovrapposizione. I mediani seguono l’azione. Picchi di calcio purissimo, calcio all’italiana.
Ottenuto il vantaggio, però, la Juve sta imparando a cambiare atteggiamento, gestendo il risultato senza farsi schiacciare in difesa, anzi. La rete di passaggi diventa più ragionata e articolata, il possesso torna ad essere un fattore di dominio della partita, il baricentro si alza per non correre più pericoli, i terzini limitano le scorribande dando maggior ampiezza al giro palla con la terza linea. Per questo Dani Alves, di nuovo disponibile, potrebbe tornare molto utile nella seconda parte della gara se la Juve dovesse trovarsi a gestire il vantaggio. Paradossale ma logico, quindi, che la Juve con più giocatori offensivi abbia meno possesso palla ma subisca al tempo stesso anche pochissime palle gol.

Completamente diversa la metamorfosi dell’Inter di Pioli. Tra il possesso prolungato ma spesso orizzontale di Mancini e la frenetica ricerca della verticalizzazione di De Boer, il tecnico emiliano ha trovato un valido compromesso. Maggior attenzione alle posizioni e alle distanze tra i reparti e un possesso palla sviluppato soprattutto in avanti grazie allo strapotere fisico e tecnico di due ali vecchio stampo come Perisic e Candreva, strette dentro al campo in fase difensiva e aperte in ampiezza in fase offensiva per sfruttarne l’attitudine all'”1vs1″. Il trequartista di Pioli ha due compiti precisi. Alzare il pressing marcando il regista avversario (contro la Juve potrebbe essere Pjanic l’obiettivo principale) e sfruttare poi quella posizione avanzata per buttarsi in area negli spazi aperti da Icardi. Ad oggi il migliore in questo doppio compito è stato Joao Mario, ma Pioli potrebbe, stasera, preferirgli un centrocampista puro come Brozovic, più generoso nel pressing. Un’Inter a trazione anteriore che a volte lascia spazio al contropiede avversario, ma che crea tantissimo soprattutto grazie alla facilità impressionante con cui arriva al cross. Inoltre in area di rigore ci sono appostati sempre 3 o 4 giocatori e tra questi il capocannoniere dalle Serie A (con Higuain e Dzeko) Mauro Icardi: incredibilmente dotato nell’anticipo sul primo palo e nel terzo tempo, non vedeva l’ora di ricevere così tanti suggerimenti dalle fasce. Bonucci e Chiellini dovranno essere reattivi nel prendere posizione in area prima dell’argentino e non perdere mai il contatto fisico. In quei duelli timing e temperamento saranno decisivi.

Allegri chiederà grande attenzione, quindi, ai suoi terzini che dovranno essere intelligenti a temporeggiare fino all’arrivo del raddoppio di un compagno. Limitare i cross sarà il principale obiettivo difensivo della Juventus che ancor più del solito dovrà compattare le sue catene laterali.
Sul fronte opposto il vero problema di Pioli sarà riuscire a contrastare al meglio il traffico tra le linee. Sia contrastando Mandzukic nel gioco aereo, sia limitando la libertà d’azione a Dybala. Tutto ruoterà intorno alla posizione di Medel e allo stato di forma di Miranda, in grande affanno contro la Lazio. Una soluzione più difensiva, potrebbe essere quella del 4-1-4-1 con il cileno in marcatura su Dybala. In questo caso Gagliardini starebbe a vigilare il croato, mentre dietro Miranda e Murillo si prenderebbero cura di Higuain. Dato il potenziale offensivo di entrambe le squadre alla fine potrebbero essere decisive proprio le mosse difensive dei due coach.

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Molto interessante scorrere la tesi scritta da Stefano Pioli nel 2003 al corso Master di Coverciano, ai tempi in cui allenava la Primavera del Chievo, e raffrontare determinate enunciazioni teoriche con quello che sta cercando di esprimere oggi in pratica la sua Inter.

Il titolo della tesi con cui l’attuale allenatore nerazzurro ha conseguito il Master è “Le catene di gioco laterali in un 4-4-2”, un sistema di gioco che differisce dal 4-2-3-1 applicato dai nerazzurri soltanto per l’utilizzo di un trequartista al posto della seconda punta. Al netto di questa piccola differenza, i concetti generali espressi in quelle pagine li possiamo ritrovare quasi tutti in campo nelle partite dell’Inter. Il sistema di gioco deve essere, infatti, per Pioli «equilibrato, elastico, razionale». L’Inter di Franck De Boer era squilibrata, schematica, istintiva. In poco meno di tre mesi (era l’8 novembre quando Pioli sostituì l’allenatore olandese alla guida della squadra nerazzurra) il mondo ad Appiano Gentile è stato ribaltato.

La teoria del tecnico interista prevede che i sincronismi tra i giocatori vengano allenati prima attraverso esercitazioni psicocinetiche, per abituare i calciatori a vedere e pensare in anticipo, poi attraverso la ripetizione di schemi di gioco senza opposizione, prestando particolare attenzione ai tempi di gioco. La gamma delle soluzioni offensive sulle fasce è ampia, dalla sovrapposizione classica del terzino, al movimento dentro-fuori dell’esterno.
Ecco alcuni degli schemi che sono descritti nella tesi e che si vedono spesso applicati sul campo dai giocatori nerazzurri: quando l’azione si sviluppa da un lato, l’esterno opposto deve attaccare l’area andando a chiudere sul secondo palo, cosa che Perisic e Candreva fanno sistematicamente, sfruttando la loro abilità nelle conclusioni per andare a segno (il croato finora ha segnato sette gol, tutti in campionato, mentre l’azzurro ne ha realizzati cinque, tre in campionato, uno in Europa League e uno in Coppa Italia). Un’altra soluzione frequentemente utilizzata dall’Inter è l’incrocio tra l’esterno, che taglia dentro al campo, e una punta che va all’esterno a dettare il lungo linea.

Allargando il focus oltre le catene laterali, possiamo trovare gli schemi che coinvolgono anche i due play di centrocampo, che devono sempre dare il sostegno ai giocatori più avanzati per lo scarico dietro e poi effettuare il cambio gioco profondo, con l’attacco allo spazio dell’esterno opposto. Questo lavoro lo faceva benissimo Biglia l’anno scorso alla Lazio e lo sta imparando velocemente anche Gagliardini, approdato in nerazzurro nel mercato di gennaio ma già ben inserito nel gioco dell’Inter.
La terza fase di apprendimento degli schemi secondo la metodologia illustrata da Pioli nella sua tesi (dopo la psicocinetica ed i movimenti senza avversari) è rappresentata dalle esercitazioni in superiorità numerica (ad esempio gli “11 contro 7”). Queste proposte servono ad incentivare il gioco a due tocchi, la velocità di passaggio, la visione di gioco e lo spirito di collaborazione. Tutti concetti che i giocatori nerazzurri hanno sposato, con ottimi risultati, e che cercheranno di proporre anche stasera allo Juventus Stadium.

Butta benzina, Max Allegri. Benzina sul (sacro) fuoco di Paulo Dybala. Di fatto, provando ad accendere la “Joja” in vista d’una partitissima – questa sera allo Juventus Stadium – che vale parecchio in ottica scudetto e che, nel caso specifico, vale tantissimo dal punto di vista personale. Con un Dybala, appunto, che avrebbe potuto ritrovarsi dall’altra parte della barricata (se soltanto la Juventus non avesse smosso mari e monti, senza lesinare in rilanci, pur di battere la concorrenza dell’Inter due anni fa). Nonché, con un Dybala chiamato ad un rendimento ancor più… fenomenale dopo le mezza sceneggiata di domenica scorsa contro il Sassuolo (saluto negato a Massimiliano Allegri dopo la sostituzione) e prima dell’ufficializzazione del maxi-contratto (ingaggio da top player, sulla soglia dei 7 milioni di euro all’anno con bonus).

Ha spiegato, il tecnico bianconero: «Dybala, come tutti gli altri, deve capire che quando l’allenatore decide di togliere un giocatore, lo toglie perché in quel momento c’è bisogno di un altro giocatore, c’è bisogno di freschezza, c’è bisogno di forze nuove. O comunque, soprattutto, quegli altri che rimangono in campo hanno caratteristiche diverse da quello di che viene tolto. Paulo, innanzitutto, torna da un infortunio di due mesi, sta giocando con molta continuità, sta crescendo di condizione, credo stia facendo cose importanti. Però per lui è il secondo anno ad altissimi livelli e questo non è un dettaglio: perché nel primo anno non gli veniva chiesto niente, mentre ora gli viene chiesto tanto. Quindi tutte le domeniche è sotto osservazione. Questo fa parte del un percorso di ogni grande calciatore e Paulo ha le qualità, le caratteristiche per poter arrivare a vincere il Pallone d’Oro». E ancora, più in generale: «Se stiamo in buone condizioni fisiche e siamo in corsa per tutti gli obiettivi, vuol dire che facciamo dei buoni allenamenti. E per fare dei buoni allenamenti serve che ci sia grande partecipazione da parte di tutti. E in particolar modo serve che tutti abbiano ben chiara in mente una cosa: per arrivare al traguardo finale, per vincere lo scudetto, per giocare e vincere la Champions League, per cercare di vincere la Coppa Italia, bisogna cercare di mettere da parte quelli che sono gli obiettivi personali e anteporre invece quelli del gruppo, altrimenti non si va da nessuna parte».

Messaggio chiaro, insomma, che vale per tutti. Secondo Allegri la vera svolta nella stagione bianconera non è da individuare soltanto nella variazone di modulo (lil passaggio al 4-2-3-1), bensì nel fatto che da che s’è cambiato modulo, la Juve ha ricominciato a “giocare da squadra”. Cosa che sarà fondamentale fare anche questa sera, onde evitare di incappare in nuovi inattesi scivoloni contro i nerazzurri.

Una rivalità che non conosce tempo, acuita in questi decenni da tanti episodi e situazioni (dal rigore negato a Ronaldo a Calciopoli) che ne hanno accresciuto la voglia di rivalsa e vendetta, soprattutto sul fronte bianconero. Ma Juventus-Inter che andrà in scena stasera ha una valenza superiore perché per il popolo juventino può essere l’ultimo passo per cancellare definitivamente i “nemici” tanto odiati. Non un semplice big match, ma un tassello fondamentale per conquistare il sesto scudetto consecutivo e accantonare il “sedicente” record, equagliato, degli interisti.

Il filotto nerazzurro comincia nel 2005-06 e si chiude nel 2009-10: tre titoli firmati Mancini, due Mourinho. Il primo, però, è assegnato a tavolino dopo il processo per Calciopoli: il “famoso” scudetto di cartone, indigesto in casa Juventus («Io non lo avrei mai accettato, non avrei potuto apprezzarlo» Nedved dixit) ma rivendicato con orgoglio da parte dei nerazzurri. E così l’Inter può vantarsi di cinque scudetti di fila, come la Juventus, che nel frattempo concede il bis, e il Torino: il record “macchiato” andrebbe però a finire in soffitta nel momento in cui Buffon e compagni agguantassero lo storico sesto titolo e a maggio alzassero la Coppa.

La sfida di stasera può permettere alla truppa di Massimiliano Allegri di compiere un passo determinante verso l’obiettivo. Non tanto perché l’Inter può essere un’antagonista al titolo (i punti di distanza sono nove, abbastanza in ottica rimonta), ma perché battere i nerazzurri sarebbe un ulteriore dimostrazione di forza. Superate le delusioni per la Supercoppa e per gli schiaffi di Firenze, Allegri ha trovato la quadra giusta con il nuovo assetto iperoffensivo. E il fatto che l’Inter arrivi al Jstadium con un filotto di sette vittorie consecutive in campionato accresce fame e cattiveria agonistica negli juventini: sarà battaglia vera, in campo come sugli spalti.

Tralasciando le statistiche, che comunque indicano in 27 le gare consecutive senza perdere della Juventus in casa, la spinta dei tifosi al J Stadium sarà fondamentale come sempre. La carica dei 40 mila è una botta di adrenalina indicibile per chi duella in campo e per chi si vuole vendicare dell’andata, quando è stato San Siro a esultare dopo l’uno-due di Icardi e Perisic a ribaltare il gol di Lichtsteiner. Lo Stadium aspetta i nerazzurri: pronto lo show con i giochi di luce in stile Nba, pronte le scenografie e gli sfottò, anche se la nuova presidenza cinese ha raffreddato un po’ la vis polemica rispetto ai tempi di Moratti e Prisco.

Ci siamo. Finalmente uno contro l’altro. Di nuovo. Questa volta, però, dal primo minuto. Già, perché nella gara d’andata, quando Mauro Icardi indossò i panni di protagonista segnando il gol del momentaneo pareggio e servendo l’assist vincente a Perisic, Gonzalo Higuain non c’era. O meglio, Allegri lo gettò nella mischia solo a un quarto d’ora dalla fine, quando il match si era portato sull’1-1. I due bomber argentini sono pronti a sfidarsi. Uno di fronte all’altro, entrambi in testa alla classifica dei marcatori con 15 gol (c’è anche Dzeko), entrambi pronti a lanciare un messaggio a Edgardo Bauza, ct della Selección presente in tribuna.

Sarà una tripla battaglia nella battaglia. Un duello per portare al successo la propria squadra, una sfida per sopravanzare il rivale nella classifica marcatori, una corsa a conquistare il posto da titolare nell’Argentina, anche se quest’ultima “gara” al momento è già segnata: Bauza ha fatto sì visita a Icardi alla Pinetina, ma gli ha anche ribadito il concetto che il Pipita è il suo 9 e che alle sue spalle c’è poi Lucas Pratto. Magari col tempo Maurito spodesterà il 28enne attaccante dell’Atletico Mineiro, ma per volare in Russia fra due estati ci vorranno ancora tanti gol. Come quelli che Higuain segna a ripetizione da un anno e mezzo, con ritmi pazzeschi che anche in bianconero sono rimasti intatti. Le reti in campionato sono 15, di cui 8 nelle ultime sei gare; in stagione il totale sale a 18 con le tre perle in Champions, il trofeo che Higuain vorrebbe alzare insieme ai suoi compagni a fine stagione. Una coppa, la Champions, che Icardi insegue per giocarla, perché finora non ha mai sentito la musichetta che fa venire la pelle d’oca ai calciatori di tutta Europa fra il martedì e il mercoledì. Il capitano dell’Inter ce la sta mettendo tutta per guidare i suoi al terzo posto: ha segnato gli stessi gol di Higuain in campionato, ma ha anche servito 8 assist. Icardi ha messo lo zampino in 23 gol della sua squadra, in Europa non c’è nessuno come lui. Stasera se la vedrà con Higuain che lunedì scorso lo ha elogiato, ma ne ha anche parlato con distacco. I due forse non si amano, magari non si conoscono ancora così bene. Di certo sanno come fare gol ai portieri avversari.

Allegri lo dice chiaro e tondo: «Tendenzialmente il sistema di gioco non si cambia». Sostanzialmente, dunque, non dovrebbero esserci cambi di formazione rispetto alla sfida di domenica scorsa a Sassuolo. Anche l’ipotesi Barzagli terzino destro perde quota a causa dello stato febbrile che l’ha colpito in questi giorni (ieri non s’è allenato). Marchisio invece è tornato pienamente a disposizione, ma non è affatto detto che uno tra Pjanic e Khedira gli ceda il posto. Anzi…

HERNANES VERSO LA CINA

Probabile, dunque, che Lichtsteiner completi il reparto arretrato formato da Bonucci e Chiellini centrali, Alex Sandro a sinistra. Khedira e Pjanic supportino i trequartisti Cuadrado, Dybala e Mandzukic. Con Higuain unica punta. Non convocato Hernanes, che nelle prossime ore potrebbe accasarsi presso i cinesi dell’ Hebei Fortune: offerti 10 milioni alla Juve.

Steven Zhang a torino

Come annunciato, ci sarà anche Steven Zhang a sostenere l’Inter allo Juventus Stadium. Il “rampollo” di casa Suning ieri è partito da Nanchino dando la carica con un post su Instagram (“Sola non la lascio mai! We are coming!”, la frase scritta sotto la foto di una coreografia della Curva Nord) e oggi raggiungerà la squadra in albergo prima di recarsi allo stadio. In hotel Zhang jr conoscerà la formazione che Pioli manderà in campo: ieri il tecnico ha svolto la rifinitura nella tensostruttura coperta, celando così ogni esperimento. Si annunciano alcune novità, forse anche a livello tattico. Medel si gioca il posto in difesa con Murillo, mentre Brozovic potrebbe lasciare il posto di mediano alla coppia fisica Gagliardini-Kondogbia per avanzare sulla trequarti. Sempre che Pioli non opti per un più compatto 4-1-4-1 con Medel sistemato davanti alla difesa.

Nel dicembre del ’59 John Charles, il Gigante Buono, segnò all’Inter di cuore. La palla s’impennò sui guanti di Matteucci e il gallese la spinse in rete col petto che aveva il diametro di una quercia. La Juve avrebbe vinto l’11° scudetto. Era dicembre anche quando Roberto Bo- ninsegna rubò una punizione a Mariolino Corso che aveva già progettato la foglia morta: di sinistro tuonò il 2-0 alle spalle dello juventino Tancredi. Dicembre del ’70. L’Inter avrebbe vinto l’11° scudetto.
PASCIÀ E RAMBO Ogni rivalità storica nel calcio è battaglia di centravanti, perché stanno da

vanti a tutti. Come i capi indiani. Ieri Charles e Bonimba, oggi Gonzalo Higuain e Mauro Icar- di. Nell’inferno dello Stadium, alle 20.45, si affronteranno due angeli dalla spada di fuoco, con occhi da spareggio: 15 gol a testa. Argentini che vogliono lo stesso 9 della Nazionale che il c.t. Bauza, presente in tribuna, tiene sospesa tra i due, come nelle partite dei bambini a bandiera. Gonzalo è nato a Brest, angolo estremo di Francia da padre calciatore. A 12 anni Mauro è emigrato alle Canarie con i genitori. Il distacco ha incattivito l’ansia di rappresentare la propria nazione. Gonzalo ha madre pittrice, Nancy; Icardi padre macellaio, Juan Carlos, che gli ha dipinto sull’anima (e sulla autobiografia) il motto da seguire: «Sempre avanti». Il padre di Gonzalo, Jorge, gli ha scolpito tra gli occhi un naso da Pipita. Icardi ha una magrezza nervosa che sembra un deposito di famiglia: la fuga dalla crisi economica argentina, l’oceano scavalcato. Gonzalo lotta col peso e col benessere. Men’s Health inglese l’ha preso come cattivo esempio: «Non fate come lui». Ha sempre giocato in squadre di potere: River Plate, Real Madrid, Juve. Mauro, nato a Rosario come il Che, ha fatto la rivoluzione: Barcellona, Samp Inter… Direte: ma il Napoli non è squadra di governo. Tecnicamente sì. Sarri pretende comando e possesso. Da Ozil-Di Maria, a Insigne-Mertens, a Dy- bala-Pjanic, Higuain è stato coccolato da contesti tecnici lussuosi: cross, sponde, imbucate. Un pascià sempre al centro del gioco. Al contrario, Icar- di ha vissuto di contropiede alla Samp e nella sofferente Inter degli ultimi anni si è ritrovato spesso dimenticato nell’area avversaria come Rambo in Vietnam. Ha imparato a sopravvivere con poche gallette, a segnare con briciole di assist. Ha sviluppato un istinto da risolutore superiore anche a quello del Pipita. Il recente gol al Chievo è lo spot della sua qualità migliore: anticipare il marcatore e intercettare la palla con una parte del corpo in modo da farla finire in rete. Se talvolta la palla non gli resta lì quando la stoppa o appare ruvido nel fraseggio è proprio perché non è abituato ad avere tanti compagni accanto. Ora che l’Inter si sta arricchendo di qualità e palleggio, migliorerà anche Icardi. Bastapensare alla carezza d’esterno con cui ha cucinato il gol-partita di Perisic all’andata e agli 8 assist stagionali (contro i 2 del Pipita) per intuire i margini di crescita. Però al momento Hi- guain è più completo e quindi più forte. In area Icardi regge in confronto, ma non sa lavorare fuori dal perimetro con la sicurezza tecnica di Gonzalo che può mandare in gol Khedira dalla fascia (Sassuolo) o dettare per gli esterni che si imbucano (come faceva a Napoli). Il Pipita sa defilarsi, immergersi e spuntare in area al momento giusto. Brest, città natale, era porto di sommergibili. Ne ha assorbito l’arte.

MESSI E BUFFON Sepletezza non lo ha ancora reso il più forte centravanti del mondo per acclamazione, è perché emotivamente Higuain resta un profilo irrisolto. Vero che anche in questo campionato ha segnato gol pesanti, ma in Argentina non dimenticano i peccati capitali nelle finali del Mondiale e di Coppa America e a Napoli ricordano il rigore da Champions sbagliato con la Lazio. Nelle sei stagioni al Real ha segnato solo 9 gol in 48 match di Champions. La «l» aggiunta al suo nome a Madrid fu una condanna impietosa: Higualin. Cioè: che giochi o non giochi è uguale. Forse i grandi teatri e la grande concorrenza (da Van Nistelrooij a Ben- zema) gli hanno fatto ribollire il sangue. Che, in parte è anche basco, e quindi combustibile. Per smentire tutto, Higuain può solo decidere una Champions o il prossimo Mondiale. Icardi ha invece sangue italiano da parte di padre: Carmagnola (Torino), terra di peperoni e di Gigi Lenti- ni. Stasera, paradossalmente, gioca più in casa del Pipita. Emotivamente Maurito pare molto più gelido. La prima volta che si trovò davanti il portiere più forte del mondo (Buffon) lo stese due volte:
Juve-Samp 1-2.
Alla Signora ha fatto 7 gol in 9 incroci. Ragazzino al Barga non ebbe paura di fermare l’auto del grande Messi, all’uscita della Ciu- dad Deportiva, per dirgli: «Io sono l’altro argentino della squadra». Nacque un’amicizia. Questione di carattere, ma anche del modo di affrontare il mondo: «sempre avanti» e con le mani alle orecchie. Anche sotto la curva arrabbiata. «Mi copro di tatuaggi, ho un hummer giallo, volo su aerei privati, del calcio non mi frega nulla a parte giocarlo, sono un tamarro felice, mi chiudo con la famiglia nel mio castello con vista San Siro e piscina sul tetto. La gente dica ciò che vuole». Innamorato, in pace, solido.

Bad boy? Fate voi. Si è sposato a 21 anni, si è preso la responsabilità di figli non suoi, Wanda assicura che porta fuori l’umido e il cane. E non batte le discoteche che il Pipita adora.
DONNE E TUFFI «Malato di ragazze», lo ha definito Natacha Jaitt, show girl argentina. In attesa della donna giusta, Gonzalo prolunga il casting da anni. Anche Zaira, sorella di Wanda, pare. Di sicuro era con Lucia Fabiani, ex di Corona, a Capri quando si incartò su uno scoglio e gli ricucirono la faccia. Il tuffo costato più caro ad Icardi è quello dallo yacht di Maxi Lopez e Wanda alle Eolie: l’Inter scoprì la vacanza clandestina e gli rifilò 10 mila euro di multa. Mauro e Gonzalo sono riuniti dal disprezzo di Marado- na che li considera traditori: di un amico il primo, del Napoli il secondo. Di recente lo juventino ha chiesto alla spadista Antonella Fiordelisi l’invio di una foto del suo lato B. L’interista non ha bisogno di chiedere perché Wanda lo posta per conto suo. Higuain e Icardi, mondi lontani, ma non così tanto, poi. Stanotte è la loro partita.

Il movimento (emme minuscola) 5 Stelle e la mossa anti-capricci. Max Allegri prende la mira: punta l’Inter («Ha una squadra da scudetto e un potenziale offensivo straordinario») appoggiandone una fredda e una calda a Paulo Dybala. «Per arrivare all’obiettivo finale che è quello comune, ovvero vincere lo Scudetto, giocare e vincere la Champions e la Coppa Italia, bisogna mettere da parte gli obiettivi personali, altrimenti non si va da nessuna parte». Max e la mano rifiutata: storie di Reggio Emilia. Storie che devono insegnare. Ed ecco la calda. «Tutte le domeniche Paulo è un osservato speciale, ma ha le qualità per arrivare a vincere il Pallone d’Oro». Punto. A capo.

CAOS E MIGLIORAMENTI L’ultimo dubbio di formazione Max lo scioglierà stamattina: fino a ieri ha messo la sua Juve coi Fab-Five, quella delle ultime 3 gare e in cui ha segnato il primo gol entro il decimo minuto. Fiammate. Subito. Max era tentato dal doppio trequartista («Dentro 90 minuti ci sono più partite quindi dentro la partita possiamo anche cambiare»), ma il 4-2-3-1 appare il favoritissimo sistema anti-Inter. «Comunque se mi immaginavo tutto ‘sto casino per un cambiamento di modulo, beh, non lo facevo neanche (ride, ndr). Non ho deciso ma non credo che cambierò tanto, e comunque non è il sistema di gioco che ha margini di miglioramento è la Juventus che deve migliorare sul piano del gioco, dell’intensità, della velocità, della qualità dei passaggi, sulla fase difensiva. E bisogna metterselo tutti nella testa se vogliamo un salto importante». Sono sms continui e pulsanti, quelli di Max.

RAGIONIERI E GLADIATORI Fuori dai convocati Hernanes (per lui ci sarebbe la Cina del- l’Hebei, per la Juve 9 milioni più bonus) e dentro Mandragora, c’è Barzagli che però viene da 2 giorni di febbre, c’è anche Marchisio ma al Khedira di oggi è dura rinunciare. «Claudio è disponibile, sta meglio, ma credo che sia normale che in questo periodo abbia avuto un po’ di contraccolpo, è fisiologico». Morale: Pjanic e Khedira davanti alla difesa e poi Cuadrado Dybala Mandzukic dietro a Higuain. «Ci sono momenti in cui bisogna cambiare. Eravamo diventati troppo conservatori e pensavamo che bastasse il minimo per vincere, invece si deve sempre alzare l’asticella». Tradotto eravamo diventati tutti ragionieri, ora ci si gioca l’investitura da gladiatori.

INTER DA PRIMATO In tutto questo, però, c’è l’Inter lanciatissima. Nel presente e verso il futuro. «Fortunatamente per noi loro sono partiti male. Nelle ultime 10 partite l’Inter ha fatto 25 punti: grande potenziale. Ho sempre detto che l’Inter aveva la forza per poter puntare allo scudetto. In questo momento lotta per i primi tre posti però nel calcio può succedere di tutto. E’ una società forte e sempre presente. E sicuramente è una squadra che l’anno prossimo sarà la prima o la seconda candidata a vincere lo scudetto».

LIVELLO MONDIALE La chiosa è ancora per Dybala («Lui, come tutti, deve capire che quando l’allenatore decide di togliere un giocatore è perché in quel momento c’è bisogno di altro») e per i cannibali del gol. «Icardi e Higuain? Non sono i centravanti più forti d’Italia, sono due fra i 9 più forti del mondo». Che lo show cominci.

Sarà una sfida mondiale, un vero e proprio Risiko del Pallone. Juventus-Inter, la partitissima che sarà visibile in 197 Paesi del globo, coinvolgerà giocatori da 21 nazioni, Italia compresa, e da 5 continenti (Europa, Asia, Africa, America e Australia) per un crogiolo di lingue e razze che ha pochi eguali in Serie A. Il fascino e l’internazionalità del derby

Con Sainsbury è arrivata l’Australia: quadro completo Gli stranieri sono i 2/3 delle due rose d’Italia è anche questo.NUMERI E VARIETÀ’. Sui 54 elementi che compongono le due rose (27 bianconeri, 27 nerazzurri) 37 sono stranieri ovvero oltre i due terzi dei protagonisti del big match. Juventus e Inter puntano molto sugli italiani: i dirigenti bianconeri lo fanno da anni e su un nucleo di azzurri molto forte hanno costruito la conquista dei 5 scudetti consecutivi, mentre solo dopo l’arrivo di Suning è stato varato un piano di italianizzazione della rosa con gli acquisti di Candreva e Gagliardini nelle ultime sessione di mercato. I due club, però, hanno soprattutto un parterre di stranieri molto nutrito che proviene da tutto il mondo. Paradossalmente sono molti meno glieuropei(12)rispetto agli extraeuropei (25) perché Juve e Inter sono abituate a pescare ovunque nel mondo, soprattutto in Sudarne- rica. Gli argentini hanno fatto la storia dell’Inter e adesso alla Pinetina sono 5, con leardi che indossa la fascia da capitano, mentre aVinovo l’attacco di Allegri… balla il tango grazie a Higuain e Dybala che stasera il et Bauza si go- drà dalla tribuna. Se gli argentini nelle due rose sono in tutto 7, altrettanti sono i brasiliani: in questo caso sono più gli juventini (4) anche se Neto e ffernanes giocano poco (come Gabigol…) e Dani Alves è ancora infortunato.
CONTINENTI. L’arrivo di Sainsbury in prestito dal Jiangsu ha completato la carrellata dei… continenti aggiungendo a Europa, Asia, Africa e America anche l’Australia. E poco conta se il “canguro” alla Pinetina giocherà poco o niente: è arrivato da due giorni e non è stato convocato per la sfida dello Juventus Stadium perché sta ancora svolgendo i test atletici e poi dovrà fare un po’ di preparazione fisica. Complice la presenza di 17 italiani, gli europei sono 29 elementi in rappresentanza di 9 nazioni, poi ci sono i sudamericani (18 giocatori provenienti da 5 Paesi), gli africani (4 da altrettanti Stati), gli asiatici (2 in arrivo da Giappone e Indonesia) più l’australiano Sainsbury.

NAZIONALI. Dei 54 componenti delle due rose, compresi dunque gli italiani, i nazionali “sicuri” sono 32: ben 11 sono italiani (8 bianconeri e 3 nerazzurri), poi ci sono gli altri. Higuain, Dybala e Ba- nega sono elementi chiave dalla Seleccion argentina, Dani Alves e Miranda sono importanti per la Selecao; Pjaca, Mandzukic, Bro- zovic e Perisic sono insostituibili (o quasi) per il et croato Cade, Joao Mario ha vinto l’Europeo con il Portogallo, Khedira il Mondiale con la Germania, Medel ha alzato due volte la Coppa America con il Cile, Nagatomo ha conquistato con il Giappone la Coppa d’Asia 2011, mentre 4 anni più tardi è stata la volta del suo nuovo compagno Sainsbury. Pjanic, Cuadrado, Muril- lo, Lemina, Benatia, Lichtsteiner e Rincon sono tutti titolari nelle rispettive rappresentative, mentre Icardi, Gabigol, Kondogbia e Alex Sandro prima o poi sperano di ridestare l’interesse dei ct. Il derby d’Italia è un’occasione per tutti e quattro.

La bellezza del nuovo modulo e il coraggio del Dream Team regalano la copertina a Massimiliano Allegri: un risarcimento dopo le critiche eccessive, la Juve in fondo era già padrona. «Ma sono i giocatori che vanno in campo e vincono le partite – si schermisce -: gli allenatori meno danni fanno, meglio è…». Sorride, lascia scivolare i suoi meriti, evidenzia quelli di una squadra rivitalizzata, felice di interpretare un sistema di gioco che produce spettacolo e costa sacrificio, convincente eppure perfettibile perché varato da appena tre giornate: «E’ la Juventus, non il sistema di gioco, ad avere margini di miglioramento. Eravamo diventati troppo conservatori, pensavamo che bastasse il minimo indispensabile per vincere le partite, invece occorrono entusiasmo e voglia: se vogliamo fare il salto dobbiamo alzare l’asticella del gioco, dell’intensità, della velocità e qualità dei passaggi, della solidità difensiva».

FRECCIATA. Salvo sorprese, non modificherà assetto contro l’Inter («La stagione è fatta di momenti: a volte bisogna cambiare, altre volte no»), rinviando il turnover al recupero di Crotone, e quando rimarca l’importanza del gruppo, anche dei calciatori che vanno in panchina, non risparmia una trecciata: «C’è grande partecipazione da parte di tutti. I ragazzi hanno ben chiaro che per arrivare all’obiettivo comune – vincere lo scudetto, lottare per arrivare in fondo alla Champions e alla Coppa Italia -, bisogna cercare di mettere da parte gli obiettivi personali, altrimenti non si va da nessuna parte». Non fa nomi né allusioni, ma è quasi scontato pensare a Paulo Dybala che a Reggio Emilia, lasciando il campo, non ha stretto la mano al tecnico. All’argentino, in realtà, Max non nega complimenti: « Il primo anno non gli veniva chiesto niente, quest’anno si pretende tantissimo, ma è il percorso di ogni grande calciatore e Paulo ha qualità e caratteristiche per arrivare a vincere il Pallone d’Oro».

STIMOLI. Juve-Inter sarà un tango. In campo, oltre alla Joya, Gonzalo Higuain e Mauro Icardi: «Sono tra i più forti centravanti del mondo, come loro al massimo altri tre. Saràuna bella partita, con un valore tecnico molto alto e questo è un bene per il calcio italiano. Le due squadre hanno organici per vincere il campionato: fortunatamente per noi, l’Inter è partita male, ma guadagnando 25 punti su 30 nelle ultime 10 gare ha mostrato tutto il suo potenziale. La società è forte e presente, si sta muovendo bene, l’anno prossimo sarà la prima o seconda candidata a vincere il titolo. Nessuna rivincita dopo la sconfitta di San Siro, né stimoli particolari: quelli dobbiamo averli in tutte le partite».

PARAGONE. Resta spazio per un cenno al suo futuro («Il rapporto con la società è ottimo e ho ancora un anno e mezzo di contratto») e un po’ di ritratti: «La lista Uefa è tremenda, una scelta più dolorosa: stavolta è rimasto fuori Hernanes. Lichtsteiner è un grande professionista, sta facendo bene e sarà utilissimo come Dani Alves che ha recuperato e conosce sempre meglio il calcio italiano. Pjanic ha grandissime qualità ed è molto disponibile, ha giocato in tanti ruoli e ora copre quello che più gli piace. Deve solo migliorare in distribuzione: ogni tanto gioca queste pallette a cinque metri che mi fanno imbestialire. Ringrazio Evra per quello che ha dato, ha capito in modo onesto che non se la sentiva di giocare ogni tanto». Respinto, infine, il paragone, almeno tattico, con l’Inter del Triplete: «Un passo alla volta. Andiamo piano, evitiamo di creare eccessivi entusiasmi e allo stesso modo di demoralizzarci come è successo dopo il ko di Firenze: a ogni problema c’è una soluzione»

La partita dello Juventus Stadium per Stefano Pioli vale una stagione o forse qualcosa di più. Perché Suning è entusiasta della scelta fatta quando, su indicazione del ds Ausilio e del cfa Gardini, ha deciso di puntare sul tecnico emiliano per sostituire De Boer. Se i risultati saranno gli stessi ottenuti finora (25 punti conquistati in 10 giornate di campionato), il colosso di Nanchino pensa seriamente di fargli iniziare il 201718 con in tasca il prolungamento del contratto che per ora scade il 30 giugno 2018. Non è il momento di affrontare certi discorsi perché la stagione è nel vivo e il traguardo del terzo posto che vuol dire qualificazione ai play off di Champions Lea- gue non è ancora a portata di mano. Il lavoro svolto finora da Pioli però è piaciuto tanto ai cinesi: sia quello sul campo sul quello fuori dove l’allenatore ex Lazio si è dimostrato un perfetto aziendalista.

RINNOVO E PREMIO CHAMPIONS. Se il finale di campionato sarà sui livelli degli ultimi 2 mesi, indipendentemente dal raggiungimento dell’obiettivo prefissato la scorsa estate (dipenderà anche dal rendimento delle dirette concorrenti e la coppia Roma-Napoli sta andando forte), l’idea del gruppo di Nanchino è quella di confermare in blocco la struttura che sta lavorando alla Pinetina ovvero staff tecnico più dirigenti dell’area tecnica. Per continuare ad andare nella giusta direzione, però, serve una prestazione importante allo Stadium. Questo lo sa Suning, che dopo il premio in denaro per i 4 successi infilati a inizio 2017 ha già stanziato anche un premio decisamente più cospicuo in caso di qualificazione alla Champions (con i nuovi proprietari non c’è neppure bisogno di trattative con una rappresentanza di giocatori-sindacalisti; i cinesi sono bravi ad esaudire le aspettative dei calciatori quasi senza interpellarli…), ma lo sa anche Pioli. Perché interrompere anche con un pareggio la serie di vittorie dei bianconeri in casa darebbe all’Inter una spinta importante e aumenterebbe l’autostima del gruppo. «Fare risultato a Torino – ha ammesso l’allenatore a Mediaset Premium – sarebbe un punto di partenza per tutti noi. Parliamo di una partita importante che vale tanto e ci siamo preparati per essere all’altezza della situazione».
TABU’ DA SFATARE. Se in campionato con l’Inter è arrivato a 7 successi di fila e a una affermazione dal record di Mourinho (dicembre 2008), Pioli contro la Juventus non ha mai vinto e ha una striscia aperta di 9 sconfitte (in totale fanno 10 in 13 precedenti). L’unico tecnico nerazzurro a violare lo Stadium è stato Andrea Stra- maccioni e di quella squadra capace di imporsi per 3-1 il 3 novembre 2012 gli unici… superstiti sono Sa- mir Handanovic e Yuto Nagatomo, oltre a Walter Samuel e Javier Zanetti che però nel frattempo hanno cambiato ruolo. «Andremo a Torino con convinzione di fare bene e di giocare la nostra gara. Ci sono i valori per pensare a un buon presente, ma grazie alla proprietà che ci supporta e che ha voglia di riportare l’Inter a grandi livelli, credo che in futuro si possa tornare a giocare per vincere qualche titolo. Pensare alle prossime stagioni, però, adesso non serve e anzi ci farebbe solo perdere energie nervose utili per gli incontri che avremo a febbraio. Domani sera (stasera, ndr) sfideremo la squadra più forte del campionato e già questo sarà un test insidioso. Gagliardini toglierebbe ai bianconeri Bonucci? Io non credo che basterebbe togliere un solo giocatore perché la Juve ha tanti calciatori bravi. Anche noi però li abbiamo e io ho fiducia».

«Continuiamo a scrivere storia insieme»: così, dettato tutto d’un fiato dal cuore anche se manca l’articolo determinativo, perché ciò che conta è riappropriarsi di quel feeling con il popolo bianconero che le vicende di mercato avevano messo a rischio l’estate scorsa. E ora che la firma sul nuovo contratto fino al 2018 è già storia, si può ben dirlo: non poteva esistere un modo più adeguato della conferma di Stephan Lichtsteiner per schiaffeggiare l’Inter da parte della Juventus.

Cinque mesi fa, giorno più giorno meno, lo svizzero era stato appena escluso dalla lista dei prescelti per dare l’assalto alla Champions League: il pendolino elvetico pagò, in quel tempo, il fatto di aver dato il placet al trasferimento non in una squadra qualsiasi, ma alla storica nemica. E senza contare che, essendo un calciatore in scadenza di contratto, nulla e nessuno avrebbe potuto impedirgli di accordarsi con l’Inter in vista della stagione 2017-18 a parametro zero. Ma Beppe Marotta e Fabio Paratici avevano il loro asso nella manica: un’opzione di rinnovo unilaterale, da esercitare entro fine gennaio. Detto, fatto.

Corsa, assist, gol

Ieri a metà mattinata l’annuncio ufficiale: «L’esterno svizzero ha firmato il prolungamento del contratto fino al 30 giugno 2018». L’uomo dei cinque scudetti consecutivi, passato dalle urla di Antonio Conte ai “consigli spassionati” di Massimiliano Allegri con la stessa nonchalance con cui ha accumulato chilometri su chilometri lungo la corsia destra, nonché il primo goleador nella storia dello Stadium in gare ufficiali: stop a seguire con il destro per sfruttare al meglio un geniale assist di Andrea Pirlo e tocco soave con il mancino per avviare la “distruzione” del Parma (11 settembre 2011). Perché finora Lichtsteiner non è stato solo un inesauribile corridore tanto da mettere insieme 212 presenze nell’ultimo quinquennio, ma anche un assistman di lusso (19 “regalini” recapitati ai compagni) e un bomber a suo modo, con 15 gol a impreziosire il quadro d’insieme. Bilancio? Dieci trofei, buttali via…
E quelle reti, poi, mai insignificanti, anche se non sempre decisive, come l’ultima (e unica nella stagione in corso) a San Siro il 18 settembre: era l’andata del match contro l’Inter, i nerazzurri vinsero 2-1 in rimonta dopo che il Swiss Express l’aveva piazzata in porta su assist di Alex Sandro per l’illusorio vantaggio dei campioni d’Italia. Ma il gol più spettacolare, probabilmente, risale al 3 novembre 2015: trasferta a Moenchengladbach per il girone di Champions, Paul Pogba s’inventò una palombella per lo svizzero che al volo di destro firmò il pari con il Borussia.

Resta… ma se invece parte?

Il futuro, però, resta un’ipotesi. Perché al netto del fresco rinnovo di contratto il giocatore riceve costantemente manifestazioni di interesse nonostante non sia più giovanissimo (il 16 gennaio ha compiuto 33 anni). E poi non è un mistero che il terzino e la dirigenza juventina non vissero esattamente giorni di profonda intesa al culmine dello scorso mercato, quando l’Inter stava per blindare lo svizzero con un contratto triennale da tre milioni netti a stagione (gli stessi, senza bonus, guadagnati dal giocatore a Torino). «Contano più i fatti o le voci senza fondamento?»: si chiese Lichtsteiner sui social mentre in corso Galileo Ferraris sapevano benissimo di avere una bella cartuccia in mano: far rinnovare il contratto all’ex laziale se non altro per godere di un più consistente potere contrattuale in sede di eventuale trattativa per la cessione del cartellino. La tensione, gradualmente, si sarebbe stemperata nel tempo, fino all’autografo di ieri.
Lichtsteiner, dunque, ha firmato il prolungamento dell’accordo che fa il paio con il reingresso in lista Champions dopo l’esclusione estiva. Quanto al suo destino, al netto di ciò che accadrà ad altri esponenti della fascia juventina (raccontano, per esempio, che Dani Alves continui a ricevere succulenti proposte dai cinesi), i responsabili del mercato bianconero continueranno a monitorare la situazione di Mattia De Sciglio che a 24 anni comincia ad essere stufo del mancato rinnovo di un contratto in scadenza nel 2018. Il classe ’92, abile a giocare anche a sinistra, intriga parecchio Marotta e Paratici, tanto più che dall’entourage del ragazzo non giungono sostanziali novità: vale a dire che, aspettando i cinesi, De Sciglio rimane in bilico. Non è poco, per chi lo desidera…

La carta Pol

Nel frattempo la Juventus avrebbe il futuro assicurato in casa, visto che Pol Lirola – ora ai box del Sassuolo per infortunio – potrebbe tornare alla base nell’estate 2017 (o al più tardi nel 2018 quando scadrà il prestito biennale siglato a suo tempo con il club neroverde). “Balla” un controriscatto bianconero da 1,8 milioni, ma tra le parti non ci saranno problemi.
E pensare che se De Sciglio è un ’92, il terzino spagnolo è un classe ’97: come dire che Lichtsteiner sarà pure uno dei titolari, Andrea Barzagli si candida a sostituirlo nella futuribile difesa a 4, Dani Alves scalpita per rientrare, ma tra De Sciglio e Lirola la Juventus potrebbe sentirsi già a posto.

«Ci sono partite che spaccano una stagione», aveva detto Massimiliano Allegri dopo la vittoria sulla Lazio, prima partita giocata dalla sua Juventus con il 4-2-3-1 e schierando contemporaneamente Cuadrado, Pjanic, Mandzukic, Dybala e Higuain. La spaccatura è stata confermata nelle sfide successive, tre giorni dopo contro il Milan in Coppa Italia e una settimana più tardi in casa del Sassuolo in campionato: spazzando via i dubbi sulla sostenibilità dell’assetto in più impegni ravvicinati, il tecnico bianconero ha mantenuto il sistema e, pressoché in blocco, gli uomini.

Verso il poker

Partito con il 3-5-2, Allegri lo aveva abbandonato per la prima volta contro il Lione a Torino, il 2 novembre: da lì in poi aveva sempre cambiato modulo da un impegno all’altro, con l’eccezione della sfida del 17 dicembre contro la Roma e della Supercoppa del 23 contro il Milan, disputate entrambe con il 4-3-1-2. Ancor più netto il cambiamento relativo agli uomini. Solo in due occasioni l’allenatore aveva utilizzato per due partite di seguito gli stessi giocatori a centrocampo e in attacco: contro Fiorentina e Lazio nelle prime due giornate e nei due citati match contro Roma e Milan. Le formazioni schierate con Lazio, Milan e Sassuolo rappresentano quindi un inedito assoluto, con il sestetto formato da Khedira, Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain rimasto immutato.
Visti i risultati, e visto anche il gioco di cui sono stati frutto, appare difficile che Allegri apporti modifiche sostanziali nella sfida con l’Inter. Sicuramente tornerà a far ruotare i suoi giocatori e in alcune occasioni muterà anche assetto tattico per sorprendere gli avversari o colpire i loro punti deboli. Però la Juventus vista nelle ultime tre uscite è apparsa talmente bella e talmente efficace da scacciare l’idea di cambiamenti sostanziali.

Incognita Marchisio

I dubbi principali riguardano il terzino destro, con Lichtsteiner e Barzagli a contendersi il posto (difficile pensare a Dani Alves, fermo dal 27 novembre, come titolare) e l’impiego di Marchisio. Il centrocampista era fuori per un affaticamento quando Allegri ha deciso di «spaccare la stagione». In quello che sarebbe il suo ruolo nel nuovo modulo, uno dei due centrali davanti alla difesa, Khedira e Pjanic si sono espressi su alti livelli e scindere la coppia in una partita difficile come quella con l’Inter potrebbe rappresentare un azzardo. Più facile che Marchisio torni tra i titolari in seguito. Se però Allegri decidesse di rilanciarlo immediatamente, tre sarebbero le strade. Una lo vedrebbe sostituire uno dei due centrocampisti. Le altre due porterebbero probabilmente all’esclusione di Cuadrado: conferma del modulo con spostamento di Dybala sulla destra e avanzamento di Pjanic a trequartista (con Marchisio al posto del bosniaco), oppure ritorno al 4-3-1-2 con Marchisio centrale tra Khedira e Pjanic e Dybala trequartista alle spalle di Higuain e Mandzukic. L’ultima Juventus però è stata così principesca da lasciar pensare di poter rimandare il ritorno del Principino.

Ivanovic, che di nome fa Branislav e non ha mai particolarmente intrigato la Juventus, è tornato in Russia (allo Zenit): pazienza, nessuno si sta stracciando le vesti in corso Galileo Ferraris. Beppe Marotta e Fabio Paratici continuano a “fiutare” le occasioni, ma il mancato arrivo del difensore serbo è tutto tranne che una beffa. I dirigenti bianconeri puntano al famigerato “colpo alla Higuain” per la mediana (tra Marco Verratti e Corentin Tolisso, qualcosa accadrà), anche se non sarà l’unico asse lungo il quale si svilupperanno i lavori.
I dirigenti juventini andranno oltre. Quelli che… scadono nel 2017, quelli a rischio di svincolarsi nel 2018, i nuovi campioncini e i giocatori già “prezzati” da apposite clausole: ecco l’ampio spettro attorno al quale graviteranno le manovre del club pentacampione d’Italia d’ora in poi.

Italia o estero, farà poca differenza. Vero, il tocco verdebiancorosso sarà sempre un must della casa (e i colpi Caldara e Orsolini non soffriranno di solitudine), tuttavia i vertici bianconeri non trascureranno nulla. Tra i potenziali nomi interessanti in scadenza il 30 giugno dominano i trentenni o quasi “alla Cazorla” (un classe ’84 più volte accostato alla Juventus) e il trio Sagna-Zabaleta-Clichy griffato Manchester City, ma in fondo sotto quest’aspetto i bianconeri si sono portati avanti prenotando il bosniaco Sead Kolasinac (Schalke 04). Più folto il repertorio dei nomi con il contratto non più valido nel 2018. Detto di Gianluigi “Gigio” Donnarumma (che non è in uscita dal Milan, anche se i buoni uffici di Mino Raiola possono risultare determinanti sul fronte Juve), non è detto che si tratti comunque di calciatori insoddisfatti. Mattia De Sciglio, per dire, resterebbe volentieri in rossonero, purché rinnovi il feeling con un club dal futuro non ancora sigillato con la ceralacca. Finché non succederà, Marotta e Paratici terranno vivissima la pista.
In ambito internazionale, poi, il ventaglio è esteso, partendo da Parigi dove Blaise Matuidi – a meno che non firmi a breve – ha un contratto in scadenza nel 2018. Raiola, che lo gestisce, è il primo a saperlo e un’eventuale apertura di trattativa passerà attraverso lo scongelamento dei rapporti tra Juventus e Psg. Un Matuidi, di sicuro, la Juve in rosa non ce l’ha.

Se lo stesso Luiz Gustavo (Wolfsburg) sarebbe ingaggiabile a prezzi relativamente modici, in Premier la lista è lunghissima: in casa Arsenal, per esempio, Alexis Sanchez e Mesut Ozil sono contrattualmente in bilico (Marco Reus del Borussia Dortmund, intanto, scalpita…) come Marouane Fellaini al Manchester United oppure l’ala Aaron Lennon dell’Everton. Sarebbero in scadenza 2018 anche Radamel Falcao (Monaco) e il 27enne Maxime Gonalons, mediano del Lione. Nomi non scelti a caso, ma oggetto di sondaggi in tempi diversi.
L’occhio clinico dei bianconeri non trascurerà le star del futuro: come il 21enne Mahmoud Dahoud, centrocampista del Borussia Moenchengladbach (scadenza 2018, Paratici ne sa più di qualcosa) che assieme al 22enne Tiemoué Bakayoko (al Monaco fino al 2019) formerebbe un’accoppiata perfetta per i sogni juventini di gloria europea. Ultimo fronte, i giocatori con intese prolungate e specifiche clausole: Steven N’Zonzi, per esempio, ha rinnovato fino al 2020 con il Siviglia ma il fatto che sia “prezzato” (40-45 milioni?) aguzza l’ingegno di quei dirigenti abili nello sfruttare simili situazioni. Dopo Gonzalo Higuain e Miralem Pjanic, Marotta potrebbe averci preso gusto…