Bidello con meningite al Liceo Tito Lucrezio Caro di Napoli, sospese le lezioni

By | 08/02/2017
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E’ ancora allarme meningite in Italia e nello specifico a Napoli, dove è stato registrato un nuovo caso, confermato dai medici dell’Ospedale Cotugno, e stando a quanto è emerso si tratterebbe di meningite batterica. Il caso di meningite pare si sia registrato al liceo scientifico Tito Lucrezio Carò di Napoli che è rimasto chiuso nella giornata di ieri e nella giornata di oggi; ad aver contratto la meningite pare sia un assistente scolastico, un uomo di 56 ani di Villaricca in provincia di Napoli, che da due giorni ha la febbre molto alta, motivo che ha portato i familiari a chiamare i soccorsi e nello specifico hanno deciso di accompagnarlo nell’ospedale Cotugno per accertamenti. L’uomo è giunto in ospedale nella serata di lunedì in ambulanza in condizioni piuttosto critiche, ed i medici sin dal primo momento hanno ipotizzato che l’uomo potesse essere affetto da meningite ed il sospetto sembra essere stato confermato dalle analisi alle quali l’uomo è stato sottoposto.

Una volta avuta la conferma, l‘uomo è stato trasferito al Cotugno ed il trattamento del paziente è avvenuto nella massima sicurezza grazie anche alla sala di isolamento di cui è dotato l nuovo Pronto soccorso del Santa Maria delle Grazie. L’ospedale di Pozzuoli inoltre comunica che “il Dipartimento di prevenzione della Asl ha effettuato l’indagine epidemiologica su quanti sono stati in stretto contatto con il paziente ed ha prescritto la profilassi antibiotica da adottare”. A seguito della conferma avuta dalla struttura sanitaria, la dirigenza scolastica ha disposto la chiusura della scuola per la giornata di domani 8 febbraio per consentire l’intervento di disinfezione da parte della Asl; la scuola ha reso noto che le attività scolastiche riprenderanno il 9 febbraio. “La scuola opportunamente resta chiusa per tutelare preventivamente la salute degli studenti”, ha detto il il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Luisa Franzese.

Continua l’emergenza e di conseguenza la preoccupazione per il diffondersi del virus e proprio a tal riguardo nella giornata di ieri sono intervenuti Fulvio Martusciello, ovvero l’europarlamentare di Forza Italia e Stanislao Lanzotti il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, che attraverso una nota hanno dichiarato: “L’ennesimo caso sospetto di meningite che oggi ha riguardato un bidello di una scuola napoletana dimostra che il Sindaco in qualità di ufficiale sanitario ha sottovalutato il fenomeno non istituendo una task force informativa e consentendo a pezzi della città di abbandonarsi al panico. Chiediamo una riunione immediata con la Asl Napoli 1 e l’avvio di una campagna informativa per evitare il diffondersi del contagio e della paura”. Intanto è emergenza anche in Sicilia dove una donna sulla cinquantina è stata ricoverata nella giornata di lunedì all’ospedale Umberto I di Siracusa per meningite. Sembra che la donna sia stata subito isolata, come da prassi in attesa di avere conferma degli esami.

Il 10 per cento della popolazione sana trasporta inconsapevolmente batteri della meningite, ovvero è infettata senza ammalarsi. Solo in rari casi l’agente diventa aggressivo. E, a determinarlo, possono essere vari fattori genetici.

A fare il punto su un tema che negli ultimi mesi ha preoccupato soprattutto i genitori di bambini e adolescenti sono gli “Stati generali sulla meningite”, organizzati a Roma dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute. Dalla diagnosi ai vaccini, alla cura per uniformare le indicazioni su profilassi e terapie sono in arrivo le linee guida sulla meningite.

Dopo l’allarme delle scorse settimane c’è stato un aumento delle richieste di vaccinazioni superiore al 100%. «La corsa alla profilassi – spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunoimmediate dell’Istituto di sanità – ha creato dei problemi perché quando si dice di tenere le coperture vaccinali elevate intendiamo laddove la vaccinazione viene raccomandata, non indiscriminatamente a tutta la popolazione. Invece si è creata una situazione di panico e di allarme non giustificata. Da qui l’ingolfamento dei centri vaccinali».

«La grande paura – sottolinea Massimo Galli, vicepresidente Simit e professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano – è ingiustificata perché il 10-20% della popolazione si porta il meningococco in gola. La maggior parte delle persone lo ha avuto almeno una volta nella vita. Ce lo passiamo attraverso goccioline di saliva soprattutto da bimbi e da adolescenti», meno da anziani, perché nel frattempo ci creiamo un’immunizzazione.

Nella maggior parte dei casi, aggiunge il medico, questi batteri «non sono cattivi, diventano tali solo in una persona su mille di quelle che lo portano. Probabilmente la causa sono fattori genetici» ma ad oggi «non abbiamo un identikit su chi può essere interessato da una forma acuta, quindi bisogna fare prevenzione attraverso i vaccini», offerti gratuitamente dal nuovo Piano nazionale per la Prevenzione vaccinale.
L’INCIDENZA
Quanto ai casi di meningite meningo- coccica invasiva segnalati in Italia, ricordano gli esperti, sono circa 200 e senza grandi variazioni negli ultimi anni, con un’incidenza annuale tra gli 0,2 e gli 0,3 casi per 100 mila abitanti (è maggiore nei bambini sotto l’anno di vita). Più del 50% dei casi sono causati dal sierogruppo B. Ma è del siero- grouppo C, il secondo più frequente, che dal 2015 si è osservato in Toscana un incremento inusuale di casi.
«Dobbiamo pensare che, statisticamente, nel nostro paese – spiega il ministro della Salute Lorenzin – abbiamo tre casi di meningite al giorno. Nelle loro diverse forme. Quindi si parla di circa mille casi l’anno. Noi vogliamo che questa cifra si inabissi e l’unico modo per farlo è con le vaccinazioni».

La meningite meningococcica è una malattia acuta ad esordio improvviso, caratterizzata da febbre, cefalea intensa, rigidità nucale, nausea, vomito e spesso anche esantema, che all’inizio può essere orticarioide e poi maculopapulare o petecchiale. Nei casi fulminanti possono verificarsi porpora e coagulazione intravascolare disseminata, shock, coma e morte. Non sempre i segni di meningite da meningococco sono distinguibili da quelli della meningite acuta causata da altri microrganismi: Hib, Streptococcus pneumoniae, o altri batteri patogeni. L’agente eziologico è la Neisseria meningitidis, diplococco Gram negativo, di cui sono stati identificati diversi sierogruppi: A, B, C, X, Y, Z, W-135, L. La trasmissione avviene per contatto diretto da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie. L’infezione di solito causa soltanto una rino-faringite acuta oppure una infezione subclinica della mucosa rino-faringea. Una piccola percentuale di soggetti sviluppa la meningite o la sepsi. Il periodo di incubazione varia da 1 a 10 giorni, solitamente è inferiore a 4 giorni. La contagiosità del malato cessa 24 ore dopo l’inizio di un adeguato trattamento antimicrobico. EPIDEMIOLOGIA Le infezioni meningococciche sono diffuse in tutto il mondo. L’incidenza maggiore si ha durante l’inverno e la primavera. La malattia meningococcica, pur essendo prevalentemente una malattia che colpisce la prima infanzia, si manifesta spesso in bambini e giovani adulti, e in particolare tra giovani adulti che vivono in condizioni di sovraffollamento, come caserme e comunità chiuse. L’incidenza della meningite da meningococco in Italia é bassa rispetto al resto dell’Europa (3-6 casi/1.000.000 abitanti, rispetto alla media europea di 14,5 casi ogni 1.000.000 di abitanti), con circa 180 casi segnalati ogni anno. Una quota sempre crescente di meningococchi identificati in Italia negli ultimi anni (69%) è risultata appartenere al sierogruppo B mentre il sierogruppo C è stato identificato nel 24% dei pazienti ed la restante proporzione è divisa tra gruppo A e W135, che sono più rari. In genere, nella popolazione generale, esiste una consistente proporzione di soggetti che sono colonizzati dal batterio nel rino-faringe, i cosiddetti portatori sani. La prevalenza di portatori sani è assai variabile in rapporto a fattori diversi, quali le aree geografiche, le condizioni socio-economiche e di densità di popolazione, l’età dei soggetti. Essa può oscillare entro limiti ampi, dall’1-2% fino al 15-20% della popolazione sana, salvo raggiungere livelli assai elevati (60-70%) in comunità chiuse e circostanze particolari, quali ad esempio quelle che si realizzano con le reclute militari. In Italia la frequenza dei portatori sani sull’intero territorio nazionale è in media del 10-20%, con profonde differenze in rapporto alle diverse zone e ai gruppi di popolazione esaminati. In confronto ai portatori sani, tuttavia, il numero di casi di malattia è molto piccolo; non sono ancora completamente noti i fattori che scatenano la malattia. Data la frequenza con cui possono essere identificati dei portatori sani, la loro ricerca non è consigliata per chiarire l’origine del contagio di casi sporadici di malattia. Al di fuori dell’organismo il meningococco presenta scarsissima resistenza agli agenti fisici ambientali (luce solare, essiccamento, ecc.) ed ai comuni disinfettanti. La trasmissione dell’infezione avviene per via aerea da persona a persona. La probabilità di osservare casi secondari ad un primo caso di malattia meningococica è stata stimata da dati americani, essere di circa 4 su 1000 soggetti esposti nell’ambito familiare; tale stima risulta essere 500-800 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Nella casistica italiana il numero di casi secondari è molto basso: meno del 2% di tutti i malati notificati. Tale bassa percentuale può essere anche in parte spiegata alla efficacia della profilassi post-esposizione se effettuata tempestivamente (entro le 24 ore dall’ultimo contatto, in pratica entro 24 dall’esordio clinico del caso). I soggetti con deficit immunitari presentano un aumentato rischio di malattia: in particolare le persone con deficit di fattori terminali del complemento, carenza di properidina e quelle con asplenia anatomica o funzionale hanno un particolare rischio di contrarre un’infezione invasiva; anche la positività per HIV sembra essere una condizione favorente le forme gravi. Il decorso è notevolmente influenzato dalla terapia: nella maggior parte dei casi si ha rapida guarigione senza postumi. La malattia conserva una letalità piuttosto elevata (5-10%) soprattutto nelle forme cliniche con sepsi. DIAGNOSI Viene confermata dall’identificazione del microrganismo nel liquor o nel sangue. La coltura batterica va sempre tentata, anche in presenza di pregressa terapia antibiotica, perché dall’isolamento è possibile caratterizzare il ceppo per sierogruppo e determinare la quota di casi attribuibili a meningococchi per cui è disponibile la vaccinazione. La ulteriore caratterizzazione del ceppo in tipo e subtipo viene effettuata presso l’Istituto Superiore di Sanità ed è utile a determinare la circolazione degli stessi batteri. Con tecniche di agglutinazione al latex è possibile identificare nel liquor i polisaccaridi meningococcici gruppo-specifici e quindi effettuare in pochi minuti una diagnosi etiologica. La ricerca degli antigeni nel liquor è un test rapido con buona sensibilità e specificità. Questi esami possono essere utili in pazienti ai quali siano stati somministrati antibiotici prima di ottenere un campione per la coltura. In caso di mancata positività successivi ulteriori accertamenti di conferma possono essere richiesti all’Istituto Superiore di Sanità dove viene effettuato un saggio PCR su un campione di liquor per la ricerca di materiale genetico del meningococco