Un sacchetto di biglie: la vera storia dei due fratelli ebrei che ha ispirato il film

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Scopriamo la vera storia dei due fratelli Joseph e Maurice che ha ispirato la sceneggiatura del film Un sacchetto di biglie.

Un sacchetto di biglie è un film tratto dall’omonimo libro autobiografico di Joseph Joffo e racconta la storia di emarginazione e persecuzione raziale vissuta da una famiglia francese in piena Seconda guerra mondiale. Come si è evinto da questa breve introduzione, la storia narrata nel film del 2018 è tratta da una vicenda che si è verificata veramente. La pellicola si concentra sulle peripezie dei figli più piccoli della famiglia Joffo: Joseph e Maurice.

La vicenda parte nel 1942 in una Parigi occupata dai nazisti. Attraverso la vita dei due bambini osserviamo in che modo l’introduzione delle leggi razziali ha cambiato per sempre la vita dei cittadini di religione ebraica all’interno della società. Da parte integrante del tessuto sociale, gli ebrei diventano gli emarginati, i diversi, le persone da guardare con sospetto e trattare con disprezzo. Una storia che conosciamo benissimo, ma che vissuta attraverso gli occhi dei bambini ha un impatto decisamente più brutale e violento.

Un sacchetto di biglie: il viaggio di Joseph e Maurice e la liberazione della famiglia 

I piccoli non comprendono il perché i compagni di scuola li emarginino né perché da un giorno all’altro vengano trattati con rancore e disprezzo da chiunque li vede con indosso il marchio identificativo. Il padre, però, sa cosa sta per accadere, in gioventù era stato detenuto nella Russia zarista ed era riuscito a scappare durante la rivoluzione d’ottobre. Così decide di raccontare ai figli cosa gli era capitato alla loro età, gli consegna ventimila franchi ed una biglia ciascuno affinché entrambi si ricordino di lui anche se gli dovesse capitare qualcosa.

Comincia il viaggio pieno di insidie e peripezie dei due bambini, i quali con difficoltà attraversano la Francia per raggiungere i fratelli più grandi a Mentone, nel sud del Paese ancora non invaso dai nazisti. Quando vi giungono sembra che per loro possa tornare una sorta di normalità, ma questa sensazione di serenità svanisce quando giunge loro notizia che i genitori sono stati catturati e stanno per essere portati in un campo di concentramento. Il fratello più grande, Henri, torna a Parigi per evitare l’infausto destino ai genitori, tra mille difficoltà il ragazzo ci riesce e li porta a Nizza, dove i tre s’incontrano con il resto della famiglia.

Presto anche Nizza cade sotto il controllo nazista e la famiglia è costretta a fuggire di nuovo. Qui Joseph e Maurice vengono catturati e solo grazie all’intervento di un sacerdote evitano di finire in un campo di concentramento. Raggiunto il resto della famiglia a Aix-les-Bains, vi rimangono finché non leggono su tutti i giornali che la guerra è finita e Parigi è nuovamente libera. Il film è fedele a quanto raccontato da Joffo nel libro, anche perché lo stesso autore ha collaborato alla stesura della sceneggiatura. Purtroppo non ha fatto in tempo a vederlo nelle sale, visto che nel 2018 è morto ad 86 anni.

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