Mafia petrolifera: in carcere Ana Bettz come “mente della camorra”, pagamenti in nero a Gabriel Garko

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Ana Bettz, all’anagrafe Anna Bettozzi, è stata arrestata oggi e sulla sua testa pendono diversi capi d’accusa: associazione a delinquere, finalizzata a commettere false fatturazioni, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione e rivelazioni di segreto.

Non sarebbe stata sola ad agire: tra i motivi dell’arresto, infatti, l’aggravante mafiosa, dati i rapporti con i clan della camorra tra cui spicca quello dei Casalesi. La stessa operazione vede coinvolti altre 22 persone arrestate, tra cui suoi famigliari.

La responsabilità di Ana Bettz

Si stima che la donna abbia partecipato a una ‘maxi evasione’ di circa 185 milioni, illecito scoperto all’interno di una operazione ben più grande, chiamata ‘Petrolmafie Spa’, condotta congiuntamente dalla procura di Roma, di Napoli, di Catanzaro e di Reggio Calabria.

All’arresto di più di 80 indagati sono seguiti sequestri d’immobili e mobili, società, conti correnti e contente per un valore di un miliardo di euro.
La posizione di Ana Betz all’interno delle operazioni mafiose risulta inequivocabile per delle intercettazioni telefoniche risalenti al 4 Marzo 2019: “C’ho dietro la camorra”.

Al telefono la donna confessa la sua commistione con l’illecito: “A Piè, io dietro c’ho la camorra! Tu dove caz** vai… Te stanno a pijà per il culo… […]Sai quanto c’ha in giro! Quindici milioni al giorno, quell’altro cinque milioni, io altri cinque e insieme c’abbiamo 15 e 10, 25/30 milioni al giorno! Tu dove caz** vai? (…) La gestione non ti può dare… Sei responsabile sempre te… Tu la legge, ti danno l’associazione…”.

Ana Bettz è vedova di  Sergio De Cesare, fondatore della ‘Europetroli’. Gli inquirenti l’additano come “capo indiscusso del sodalizio che piegava a fini illeciti i mezzi e il personale di Max Petroli Italia”. Con un attivo quasi quadruplicato, la oggi Made Petrol sembra abbia “commercializzato ingenti quantità di prodotto energetico in regime di non imponibilità Iva o con accisa ribassata”.

La donna si sarebbe occupata della gestione di ogni aspetto dell’illecito, pianificando

“Le condotte necessarie per la consumazione degli illeciti in punto di frode Iva e accise, nonché per perpetrare i delitti di corruzione e istigazione alla rivelazione di segreti d’ufficio; progettava la costituzione di società, passaggi di cariche e partecipazioni che permettessero di far cadere su altri le responsabilità dei reati consumati e tenere indenni da indagini i componenti del sodalizio; si occupava della raccolta, distribuzione ai sodali e reinvestimento dei proventi illeciti”.

I contanti che destano sospetto e il pagamento in nero a Gabriel Garko

Durante uno dei primi accertamenti dei finanzieri, datati maggio 2019, l‘imprenditrice fu fermata al valico di Ventimiglia mentre viaggiava su una Rolls Royce, guidata da autista privato, con 300 mila euro in contanti nascosti nei cosciali. Ma non solo, sembra che gli inquirenti abbiano trovato all’hotel Gallia di Milano, dove alloggiava, quasi 2 milioni di euro in contanti distribuiti in più cassette di sicurezza.

La figlia, Virginia di Cesare, ai domiciliari, si occupava di gestire il denaro contante “esclusivo profitto di reati”. Con alcuni di quei soldi, oltre all’acquisto di bene materiali, anche il pagamento ‘in nero’ dell’attore Gabriel Garko, assunto per uno spot per la compagnia petrolifera.

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