“5000 euro per morire”: la denuncia di un uomo immobilizzato da 12 anni | La beffa oltre il dolore

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Da dodici anni è completamente paralizzato in seguito ad un incidente stradale. Pur essendo il primo in Italia a poter scegliere il suicidio assistito, dovrà sborsare 5000 euro “per morire”

Il nome scelto per raccontare questa storia è di fantasia, per tutelarne la privacy. Da dodici anni ‘Mario’ trascorre le sue giornate in un letto: è un paziente tetraplegico rimasto, dopo un incidente avvenuto dodici anni fa, completamente paralizzato. Ha solo 44 anni e vive nelle Marche e ad oggi è la prima persona che, in Italia, può legalmente scegliere il suicidio medicalmente assistito. Fin qui tutto bene se non fosse che per poter scegliere questa strada dovrà sborsare migliaia di euro. 5000 euro per la precisione, per poter ‘morire’ ricevendo il farmaco letale che andrebbe a mettere fine alle difficoltà che dal giorno di quel maledetto incidente si è trovato ad affrontare.

La somma serve per comprare un costoso strumento
44enne dovrà pagare 5000 euro per metter fine alla propria vita

Il motivo? L’assenza di una legge ad hoc che comporta che lo stato italiano non si faccia carico dei costi dell’assistenza al suicidio assistito. Di fatto dunque non solo non compre i costi (elevati) per il farmaco ma non fornisce nè il medico nè l’idonea strumentazione. Ma l’uomo ha vinto il ricorso contro la Asl, assistito dall’Associazione Luca Coscioni nella battaglia giudiziaria, per poter ricevere il farmaco letale. L’Azienda sanitaria unica delle Marche infatti rifiutava, nonostante sia consentito dalla sentenza n. 242 del 2019, il protocollo del suicidio assistito.

La beffa oltre il dolore: 5000 euro per metter fine alla propria vita

E così, nonostante la possibilità di scegliere questo percorso, “Mario” dovrà sostenere una spesa ingente per poter una volta per tutte decidere sulla propria vita. Soldi necessari per acquistare un particolare strumento infusionale il cui costo è superiore ai 4000 euro, oltre a farmci e al supporto del medico.

La situazione paradossale è stata resa nota dall’Associazione Luca Coscioni che si è attivata avviando una raccolta fondi per supportare la famiglia del 44enne tetraplegico nell’acquisto di un macchinario. “Lo stato non vuole pagare niente”, hanno sottolineato i suoi familiari. Questo macchinario potrà essere impiegato sia da Mario che, in futuro, da altre persone nelle sue difficili condizioni, per esercitare un diritto, ovvero quello di scegliere la possibilità di porre fine alla propria sofferenza e alla propria vita, come riportato in una nota dall’associazione.

Suicidio assistito
La beffa oltre il dolore: 5000 euro per metter fine alla propria vita (Fonte Facebook)

Le accuse di Marco Cappato e Filomena Gallo

A tal proposito sono intervenuti Marco Cappato e Filomena Gallo i quali, riporta Repubblica, hanno dichiarato: “A oltre due anni e mezzo dalla sentenza della Corte costituzionale, in osservanza del giudicato costituzionale il compito del Servizio sanitario nazionale, si esaurisce con le verifiche delle condizioni e delle modalità e il parere del Comitato etico. Aziende sanitarie che rispondono, se rispondono, con tempi lunghissimi ignorando la sofferenza di chi chiede di poter accedere al suicidio assistito legalmente in Italia.

Il Parlamento potrebbe trovare una soluzione, ma il testo è insoddisfacente ed è insabbiato al Senato. Per non fare ricadere l’onere anche economico sulle spalle di Mario e, per il futuro, dei malati nelle sue condizioni abbiamo dunque deciso di farci noi promotori della raccolta dei fondi indispensabili. Esercitiamo così – hanno concluso nel loro intervento – una vera e propria supplenza all’incapacità dello Stato italiano di farsi carico del diritto dei propri cittadini di non subire condizioni di sofferenza insopportabile e contro la propria volontà”.

 

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