Emergenza ospedali Piemonte, i sindaci leghisti: “Non vogliono i malati di Torino, prima i nostri”

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La protesta degli ospedali di Casale e Tortona che hanno dovuto accogliere i malati Covid di Torino: “Dove curiamo i nostri?” e l’assessore alla sanità regionale Icardi: “Non voglio neanche sentir parlare di guerre di campanile sui malati covid”

Continua l’emergenza sanitaria in Piemonte, rappresentata simbolicamente dalle immagini delle colonne di ambulanze che trasportano i malati Covid dall’ospedale di Torino, oramai saturo, verso centri più vicini. La prima destinazione è stata Tortona, dove ha sede il Covid Hospital del Piemonte e dove, la sera del 3 novembre, sono arrivati da Torino 120 pazienti. Ieri sera, invece, è stata la volta dell’ospedale di Verduno dove a marzo venne inaugurato un altro ospedale. “Siamo l’ospedale del territorio e non ci hanno neppure detto quanti pazienti arriveranno”, ha detto Massimo Veglio, il direttore della Asl locale. Parole che neanche tanto velatamente lasciano trapelare la contrarietà verso l’accoglienza dei malati di Torino.

“Prima i nostri malati”

Il concetto di ‘solidarietà’, questo sconosciuto: anche nel bel mezzo della pandemia compare una divisione fra chi ha il diritto di essere curato e chi no, chi è dentro e chi è fuori. A Tortona sono giorni che si protesta: il sindaco leghista Federico Chiodi è persino arrivato a chiedere che una parte dei posti letto venga riservata ai suoi concittadini, scrivendo una lista di cosa vorrà in cambio da parte della Regione, come la riapertura di alcuni reparti: uno sforzo, a detta del primo cittadino, che “non può essere fatto a costo zero”. Nella vicina Casale, che attualmente ha a disposizione 108 letti Covid, è scoppiato il caos all’ipotesi che potessero giungere i malati dal capoluogo piemontese: la reazione indignata del sindaco Federico Riboldi, anche lui leghista, non è tardata ad arrivare. Insomma, se il motto della lega a livello nazionale è “prima gli italiani”, questa volta è “prima Tortona”, “prima Casale”, “prima Verduno”.

“Niente guerre di campanile sui malati covid”

Davanti a questo atteggiamento è l’assessore della sanità regionale Luigi Icardi a rispondere: “Non voglio neanche sentir parlare di guerre di campanile sui malati Covid” – ha detto stringente – “Torino è una delle aree più colpite, vorrei vedere a parti inverse: sindaci e ospedali del territorio si aspetterebbero il medesimo aiuto, o no? Questa non si chiama neppure politica, si chiama prima di tutto solidarietà”. Ne usciremo migliori, diceva qualcuno dai balconi a marzo.

 

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