La storia di Marco Tuttolomondo, primo rider assunto da Glovo: la sua lotta diventa un simbolo

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Ripercorriamo la storia di Marco Tuttolomondo, il rider assunto da Glovo la cui lotta è diventata un simbolo in tutta Italia.

In queste ore, dopo la sentenza senza precedenti del Tribunale del Lavoro di Palermo, Marco Tuttolomondo è diventato il rider più famoso d’Italia. Quest’uomo dal capello argenteo e dalla barba folta lavorava a cottimo per l’azienda di consegne a domicilio Glovo. Come tutti i suoi colleghi guadagnava in base alle consegne effettuate e dunque lo stipendio variava di mese in mese. Ad un tratto il suo account Glovo è stato sospeso: Marco era stato bloccato e impossibilitato a prendere corse e dunque stipendio senza il minimo preavviso.

Deciso a non lasciar perdere, il rider si è rivolto al proprio sindacato, la Cgil-Nidil, quindi ad un avvocato, Giorgia Lo Monaco. Parlando con il legale Marco si è deciso a denunciare l’azienda chiedendo l’assunzione. Ieri è giunta la sentenza del Tribunale che, a sorpresa, obbliga Glovo ad assumere il rider a tempo indeterminato. Si tratta di una sentenza storica, poiché offre a tutti i suoi colleghi un precedente legale al quale appigliarsi per ottenere delle condizioni contrattuali migliori. Marco ad oggi è il primo ed unico rider assunto da Glovo in Italia.

Marco Tuttolomondo, il rider assunto da Glovo fa professione d’umiltà: “Ma quale simbolo”

Trattandosi di una delle categorie più precarie del mondo del lavoro, la lotta di Marco dopo la sentenza in suo favore è diventata simbolica per tutta la categoria. Intervistato dal ‘Corriere’, l’ex istruttore di windsurf (ha passato 3 anni alle Canarie come istruttore) non vuole essere idealizzato: “Un simbolo? Macché, mi sento normalissimo”.

Ciò nonostante la sentenza in suo favore è stata per certi versi storica e sorprendente per molti. Non per il suo legale, che da subito aveva intuito che c’erano delle chance di vincere la causa: “La sentenza mi ha rincuorato, anche pensando ai colleghi di tutta Italia. Quello che mi sorprese, fu quando parlai col mio avvocato Giorgia Lo Monaco e lei mi disse: lo sa che un corriere quando è geolocalizzato non è più un autonomo? E sussiste il contratto di subordinazione della logistica. Io non lo sapevo. Stando dieci ore sulla moto non hai il tempo di parlare con gli avvocati”.

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