Nuova variante coronavirus, la maggiore diffusione è “colpa” dei bambini?

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Bambino in mascherina

Si parla da giorni di un nuovo ceppo di coronavirus che ha preso a circolare a partire dalla Gran Bretagna e proprio in terra britannica gli scienziati stanno provando a capire il perché di questo aumento nella circolazione del virus.

Secondo quanto riportato dalla BBC, una nuova ipotesi è che la nuova variante del coronavirus si diffonda più facilmente attraverso i bambini.

A sostenerlo, i membri del Nervtag (New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group), secondo i quali questa ipotesi spiegherebbe “una percentuale significativa” dell’aumento della trasmissione del virus.

Bisogna comunque sottolineare come non ci siano evidenze circa il fatto che la nuova forma del virus rappresenti una minaccia maggiore per la salute dei bambini ma comunque questa eventuale scoperta sia importante per comprendere il ruolo differente che i più piccoli, e le scuole di conseguenza, svolgono nella diffusione del virus.

I primi ceppi di coronavirus, infatti, hanno trovato maggiore difficoltà nell’infettare i bambini rispetto agli adulti, giacché i primi (sotto ai 10 anni) hanno un’espressione genica molto bassa dell’enzima2 di conversione dell’angiotensina, o ACE, proteina che rappresenta un recettore particolarmente efficace nel caso del coronavirus responsabile del Covid-19.

Come dichiarato invece Wendy Barclay, della Nervtag e dell’Imperial College di Londra, le mutazioni del virus sembrano rendere più facile attraversare le barriere che c’erano.

E il professor Neil Ferguson, altro componente del succitato gruppo, ha dichiarato dal canto suo – sempre secondo quanto riportato dalla BBC:

“La vera domanda quindi è: quanto siamo in grado di allentare le misure nel nuovo anno e mantenere il controllo?”

Il numero R – che indica il numero di riproduzione di virus e, più precisamente, il numero medio di persone a cui ogni persona infetta trasmette il virus – legato a questa “nuova” variante è stato stimato a 1,2 anche durante il periodo con maggiori restrizioni (mentre il numero R per le altre forme del virus era 0,8).

Un dato inquietante, che mette in dubbio la possibilità di ripartire con le attività regolari nel nuovo anno.

Il primo ministro Boris Johnson, dal canto suo, ha dichiarato in merito alle scuole: “Vogliamo, se possibile, riavere le scuole aperte all’inizio di gennaio, nel modo in cui ci siamo proposti. Ma ovviamente la cosa più sensata da fare è seguire il percorso dell’epidemia e, come abbiamo dichiarato sabato scorso, tenere le cose sotto costante controllo”.

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